Il cordone ombelicale, noto anche come funicolo ombelicale, rappresenta un elemento cruciale per la vita fetale, fungendo da ponte essenziale tra la madre e il bambino in sviluppo. Questa struttura, dall'aspetto simile a una fune, è un meraviglia di ingegneria biologica, progettata per sostenere e proteggere il feto durante l'intera gestazione. La sua funzione, la sua gestione alla nascita e le rare ma significative condizioni di "fuoriuscita" anomala o di posizionamento problematico sono aspetti fondamentali della cura perinatale e della salute del neonato.
Anatomia e Funzione del Cordone Ombelicale: Il Legame Primordiale
Il cordone ombelicale si presenta come una struttura cilindrica, solitamente lunga circa 50 cm e con un diametro di circa 1-2 cm. All'interno di questa "fune" corrono tre lunghi vasi sanguigni: due arterie ombelicali e una vena ombelicale. A differenza della circolazione sanguigna di un adulto, dove le arterie trasportano sangue ossigenato e le vene sangue deossigenato, nella circolazione fetale la vena ombelicale trasporta sangue ricco di ossigeno e nutrienti, ma povero di anidride carbonica, dalla madre al feto. Le due arterie ombelicali, invece, riportano il sangue non ossigenato e i prodotti di rifiuto metabolici dal feto alla placenta, dove avverrà il rifornimento di ossigeno e sostanze nutritive e l'eliminazione delle scorie attraverso il sistema materno.
Questi vasi hanno un andamento spiraliforme, una caratteristica anatomica fondamentale che consente loro di adattarsi a eventuali stiramenti in lunghezza, prevenendo compressioni o occlusioni. Sono inoltre ricoperti e protetti da un tessuto di colore chiaro, una sostanza gelatinosa chiamata gelatina di Wharton, che li "fodera" per bene. La funzione primaria della gelatina di Wharton è quella di ammortizzare possibili compressioni esterne, evitando il collasso dei vasi sanguigni, soprattutto in seguito ai movimenti del feto o alla presenza di giri di cordone intorno alle parti fetali o di nodi veri del cordone. Esternamente, il cordone ombelicale è biancastro.

Il cordone è circondato dal liquido amniotico, come tutto ciò che si trova all'interno dell'utero. Anche la densità del liquido amniotico contribuisce ad attutire le pressioni che possono arrivare dall'esterno, offrendo un ulteriore strato di protezione per questa connessione vitale. La sua inserzione va dal centro della placenta, che rappresenta il collegamento materno, alla pancia del feto, in corrispondenza dell'ombelico. Il feto, trovandosi il cordone davanti, lo tocca con le mani e lo sente strusciare sul suo corpo. Potremmo dire che "ci gioca", e questa interazione è una parte normale dello sviluppo intrauterino.
La placenta è l'organo che si forma nelle pareti dell'utero e provvede alle funzioni vitali del feto e alla sua crescita, apportando ossigeno e nutrimento ed eliminando i suoi prodotti di rifiuto. Il cordone ombelicale collega quindi il feto alla placenta, ed è attraverso di esso che il bambino, tramite il sangue materno che proviene dai villi coriali, assume ossigeno ed espelle anidride carbonica. Se il flusso nel cordone si interrompe, per compressione o altro motivo, il bambino può andare in carenza di ossigeno ed essere soggetto progressivamente a ipossiemia, ipossia ed asfissia, con conseguenze potenzialmente gravi.
La forma spiraliforme del cordone ombelicale è data dalla diversa lunghezza delle arterie e della vena che si trovano al suo interno. La lunghezza dei vasi ombelicali è maggiore di quella del cordone stesso, e in particolare la lunghezza delle due arterie è maggiore di quella della vena ombelicale. Un cordone ombelicale fisiologicamente spiraliforme è sinonimo di buona salute; tuttavia, anomalie nella sua spiralizzazione possono indicare potenziali problemi.
Il Cordone Ombelicale alla Nascita: Oltre la Separazione Fisica
Al momento della nascita del bambino, il cordone ombelicale è ancora attaccato alla placenta in modo attivo. Ciò significa che i vasi, che al suo interno collegano madre-figlio, mantengono il passaggio del sangue nelle due direzioni, con particolare vantaggio per il nuovo nato. Infatti, appena uscito il bambino, il funicolo è caldo e pulsante, indicando che il flusso sanguigno è ancora attivo. Tramite il cordone, al bambino arrivano sostanze preziose per aiutarlo nell'adattamento all'ambiente "terrestre", oltre alle preziosissime cellule staminali, dette "totipotenti", che rappresentano una risorsa importante di salute di base che la natura prevede arrivino al bimbo in questi minuti dopo la sua nascita.
Non deve esserci fretta a tagliare il cordone. In genere la maggior parte del passaggio di sangue avviene nei primi 3-5 minuti, ma ci sono differenze individuali anche spiccate. Nuovi studi hanno dimostrato come sia importante non tagliare precocemente il cordone ombelicale anche nei prematuri nati da taglio cesareo. La lunghezza del cordone ombelicale corrisponde alla lunghezza necessaria perché il neonato possa arrivare al seno materno, favorendo il primo contatto pelle a pelle.
Quando si parla di “clampaggio del cordone ombelicale”, si intende quella procedura per cui, a seguito della nascita del bambino, con l’ausilio di due piccole mollette chiamate cord clamp, si va ad isolare una zona del cordone ombelicale per poter eseguire il taglio che separerà il bimbo dalla placenta. A seconda della tempistica con cui viene eseguito, il clampaggio potrà andare a interrompere il circolo sanguigno oppure accompagnare la sua fisiologica conclusione. Esistono, quindi, diverse tempistiche per il clampaggio, che possono dipendere dai bisogni e desideri della coppia e/o da decisioni del personale sanitario in base alla situazione clinica.
Il clampaggio ritardato prevede l'interruzione del passaggio di sangue dalla placenta al neonato almeno dopo 1 minuto dalla nascita, ed è considerato tale fino ai 3 minuti dopo la nascita o fino a quando il cordone smette di pulsare. In Italia, in linea con le raccomandazioni internazionali basate su evidenze scientifiche (ACOG-NICE-OMS), viene raccomandato il clampaggio ritardato del cordone.
Il clampaggio fisiologico si effettua una volta avvenuto il secondamento, ovvero la nascita della placenta. Infine, il Lotus Birth è una procedura in cui la placenta rimane attaccata al bambino tramite il cordone ombelicale fino a quando quest’ultimo si staccherà spontaneamente, solitamente nell’arco di 7-10 giorni. Questa è una procedura che viene eseguita solamente in alcuni ospedali.
Ritardare il taglio del cordone ombelicale è una pratica clinica che prevede di prolungare il tempo di separazione del neonato dalla madre dopo il parto per favorire il passaggio di sangue dalla placenta al bambino, garantendo così una fase di transizione feto-neonatale più fisiologica. Diversi studi hanno dimostrato e riportato numerosi benefici riguardo gli outcomes materno-neonatali legati a questa scelta di tempistica. Si è visto, infatti, come nel mantenere il cordone ancora ancorato alla placenta fluiscano numerose quantità di sangue all’organismo del bambino, determinando:
- Fisiologica transizione cardio-polmonare: un supporto cruciale all'adattamento del sistema circolatorio e respiratorio del neonato alla vita extrauterina.
- Diminuzione del rischio di anemia nel neonato: diversi studi hanno dimostrato che nei neonati a termine il trasferimento dalla placenta di 80 ml di sangue avviene in 1 minuto dopo il parto. Il sangue fornisce così un’aggiunta fisiologica della quantità di ferro, essenziale per la formazione dell'emoglobina e la prevenzione dell'anemia da carenza di ferro nei primi mesi di vita.
- Passaggio di maggiore quantità di immunoglobuline e cellule staminali: queste molecole e cellule sono fondamentali per il sistema immunitario del neonato e per i processi di riparazione e sviluppo tissutale.
- Sviluppo neurologico: un adeguato apporto di sangue e ossigeno nei primi minuti di vita è correlato a migliori esiti neurologici.
- Incremento del volume di sangue: il maggiore volume sanguigno supporta una migliore circolazione e ossigenazione degli organi.
- Migliori outcome neonatali nei bambini nati pretermine: anche per i prematuri, il clampaggio ritardato offre vantaggi significativi, migliorando la stabilità emodinamica e riducendo la necessità di trasfusioni.
- Nessun aumento di perdita ematica materna: contrariamente a quanto si poteva temere, il clampaggio ritardato non comporta un aumento del rischio di emorragia post-partum per la madre.
Ogni modalità di clampaggio riporta benefici e ognuna di esse, a seconda dei bisogni e desideri specifici della coppia e delle condizioni cliniche, può essere quella più adeguata. L’informazione e il confronto con i sanitari che accompagnano il percorso di gravidanza e genitorialità possono offrire un grande supporto per individuare la scelta consapevole migliore per i genitori.
Cellule staminali del cordone ombelicale: donazione o conservazione?
La Gestione del Moncone Ombelicale Post-Parto
Dopo il taglio, al bambino rimane un moncone ombelicale, solitamente lungo 3-5 centimetri, che non va assolutamente tirato o rimosso con forza. Dopo qualche minuto dalla nascita, il cordone viene bloccato con una pinza sterile di plastica per evitare la fuoriuscita di sangue e subito dopo viene tagliato. Una volta che il moncone è asciutto, la pinza di plastica che lo chiude può essere rimossa.
Il moncone ombelicale residuo va incontro a un processo fisiologico di mummificazione, che dura circa 7-14 giorni. Questo processo fa sì che il moncone assuma varie colorazioni, che vanno dal verde giallastro al marrone fino ad arrivare anche al grigio/nero, man mano che si essicca. La sua caduta dà origine alla cicatrice ombelicale, ossia l’ombelico. La caduta del cordone ombelicale è un processo spontaneo che avviene senza la necessità di intervento esterno. La maggior parte delle volte, quando ciò accade, i genitori ritrovano il moncone nel pannolino del bambino e la cicatrice ombelicale in buone condizioni.
Fino a una decina di anni fa, si disinfettava sempre il moncone e si utilizzavano garze e fascette addominali. Oggi la procedura si è semplificata, perché si è osservato che lasciandolo seccare senza applicare niente, cade facilmente e prima. Si preferisce perciò avvolgerlo semplicemente con una garzina e non stringere il pannolino al di sopra per mantenerlo più areato.
Come medicarlo: Fino al momento della caduta, è basilare prendersi cura con attenzione del moncone per evitare un’infezione. Bastano poche, semplici manovre per la medicazione del cordone ombelicale che vanno rispettate scrupolosamente. Assicurare l’igiene quotidiana consiste nel tenere pulito e asciutto il moncone ombelicale e l’area circostante, controllando a ogni cambio del pannolino che non sia sporco di feci. Si può lavare il bebè sotto l’acqua corrente, compresa la parte del moncone, o usando spugnature. Non è necessario ritardare il primo bagnetto fino alla caduta del moncone, purché si proceda a una corretta igiene quotidiana.
La ricerca ha dimostrato che, nelle situazioni in cui l'igiene è normalmente garantita, è sufficiente la pulizia dell'area intorno al moncone con la semplice acqua e non è necessario utilizzare disinfettanti, come ad esempio l'alcool che veniva suggerito in passato e che, al contrario, ritarda la mummificazione. È importante toccarlo sempre con le mani pulite. Le condizioni che possono aumentare il rischio di infezioni sono la scarsa igiene e la separazione della diade mamma-bambino.

Cosa osservare: Al cambio del pannolino, il moncone va osservato: se ci sono secrezioni, si cambia la garzina, staccandola con delicatezza. Se il moncone è grosso, ci metterà un po’ di più a seccarsi; se è piccolo, potrebbe mummificarsi prima. Il tempo del distacco può andare da 3 a 9 giorni, o anche 7-14 giorni. È giusto osservare che le secrezioni non abbiano cattivo odore. L’eventuale presenza di sangue incrostato vicino al moncone o la lieve fuoriuscita di sangue al momento della caduta è da considerarsi normale e non deve preoccupare.
Quando contattare il pediatra: Se il sanguinamento è continuo e abbondante, se ci sono secrezioni giallastre o verdastre, arrossamento della pelle intorno all’ombelico, gonfiore nella zona intorno al moncone (per esempio quando il bimbo piange o compie uno sforzo) o cattivo odore, è fondamentale rivolgersi al pediatra. Questi potrebbero essere segni di un'infezione locale (onfalite) o, nel caso di sanguinamento abbondante e continuo, sintomo di una malattia emorragica. Se dopo 3 o 4 settimane il distacco del residuo del cordone ombelicale non è ancora avvenuto, è bene avvertire il pediatra.
Cosa non fare: Un tempo si credeva che posizionare e mantenere una moneta sull’ombelico del neonato, stretta con un tessuto sull’addome, per un certo periodo di tempo potesse aiutare a curare o prevenire una eventuale sporgenza ombelicale, ma questa pratica non ha fondamento scientifico ed è sconsigliata.
Condizioni di "Fuoriuscita" e Posizionamento Anomalo del Cordone Ombelicale
Mentre il normale processo di nascita prevede la fuoriuscita del bambino prima del cordone ombelicale, esistono situazioni in cui il cordone può presentarsi in modo anomalo, creando potenziali rischi. È molto raro che il cordone si giri o si comprima in modo da creare un reale problema, proprio per le caratteristiche anatomiche descritte in precedenza. Tuttavia, quando queste eventualità si manifestano, richiedono un'attenta valutazione e, talvolta, un intervento tempestivo.
Il Cordone Ombelicale Intorno al Collo o al Corpo (Nuchal Cord / Entanglement)
Il cordone ombelicale intorno al collo è un evento abbastanza comune che non deve portare a eccessivo stress, né durante la gravidanza né durante il travaglio. Per capirci, il semplice cordone intorno al collo del feto (in presenza di tutti gli altri parametri rilevati nella norma) è considerato in sala parto una condizione “di routine”, tanto che la maggior parte delle volte non viene nemmeno menzionata in cartella. L’ostetrica, per regola - in assenza di emergenze e anomalie - fino alla fine del travaglio evita la manipolazione del cordone per non provocare compressioni e complicanze, limitandosi a compiere le manovre di prassi per liberare la testa del neonato solo in fase espulsiva. Un funicolo che si presenta non troppo serrato attorno al collo, infatti, diventa facilmente sfilabile dalla testa del neonato non appena questa appare disimpegnata.
Generalmente, la paura che un cordone accorciato dai giri attorno al collo trattenga il bambino all’interno della mamma, senza permettergli di incanalarsi per nascere, è esagerata. Questo perché durante il travaglio, attraverso le contrazioni, il fondo dell’utero, la placenta e il cordone ombelicale scendono naturalmente verso il canale del parto, in simultanea con il bambino e lo accompagnano.
È importante fare chiarezza su una comune improprietà: a volte si sente parlare di “strozzatura” del cordone ombelicale attorcigliato attorno al collo, e i genitori pensano al classico soffocamento come effetto di questo “stringere” il collo. In realtà, un bambino nel grembo materno per respirare non usa ancora i polmoni (che, come gli altri organi, si stanno sviluppando), ma i villi coriali della placenta. Quindi, per lui avere il cordone intorno al collo o attorno a un braccio è insignificante dal punto di vista respiratorio.
Il pericolo più concreto, in realtà, è che, tra i giri e i nodi del cordone, il flusso di sangue ossigenato e di nutrimento si interrompa, provocando, nei casi più gravi, una sofferenza fetale. Questa evenienza si manifesta soprattutto quando il travaglio è ben avviato. Se questo avviene, il bambino rallenta il proprio battito cardiaco e dà un segnale di attenzione. Per questo, durante l’assistenza al parto, il battito cardiaco fetale viene sorvegliato e sentito ad intervalli regolari. In questa eventualità, il parto naturale potrebbe non essere possibile e diventa necessario intervenire con un taglio cesareo d’urgenza. Se il cordone è molto stretto, alcuni ricorrono al clampaggio e lo recidono prima del completamento della nascita.
La situazione più frequente è che il bimbo nasce con uno o più giri di cordone intorno al corpo; l’ostetrica lo “svoltola” per riallungare il cordone e poter appoggiare il bimbo sul corpo della sua mamma. È molto raro che il cordone si giri o si comprima in modo da creare un reale problema, proprio per le caratteristiche anatomiche descritte sopra.
Prolasso del Cordone Ombelicale: Una Condizione d'Emergenza
Il prolasso del cordone ombelicale consiste in un'anomala posizione del cordone di fronte alla parte presentata del feto, così che il feto stesso comprime il cordone durante il travaglio, causando ipossiemia fetale. In caso di parto fisiologico senza complicazioni, il bambino fuoriesce dal canale del parto prima del cordone ombelicale. Alcune volte, tuttavia, si verifica una situazione in cui il cordone ombelicale scende, attraverso il collo dell’utero, nella vagina, posizionandosi prima del bambino. Ciò accade, il più delle volte, contemporaneamente alla rottura della sacca amniotica (rottura delle acque), quando il feto si muove nel canale del parto.
In caso di prolasso del cordone ombelicale, l'apporto di ossigeno e sangue al feto può essere parzialmente o totalmente interrotto. Entrambe le condizioni di prolasso sono poco frequenti ma estremamente gravi.

Esistono due tipi principali di prolasso:
- Prolasso Occulto: In questa condizione, il cordone viene spesso compresso da una spalla o dalla testa, ma rimane contenuto all'interno dell'utero e non è visibile esternamente. L'unico indizio può essere un ritmo cardiaco fetale anomalo (rilevato dal monitoraggio fetale) che suggerisce una compressione del cordone tale da causare ipossiemia (p. es., grave bradicardia, gravi decelerazioni variabili). Il cambio di posizione della donna può alleviare la pressione sul funicolo; tuttavia, se persiste l'anomalo andamento della frequenza cardiaca fetale, è necessario un taglio cesareo d'urgenza.
- Prolasso Conclamato (o Manifesto): Si verifica con le membrane rotte ed è più frequente nelle presentazioni podaliche o in situazioni trasverse, dove la parte presentata non riempie completamente il canale del parto. Il prolasso conclamato può anche verificarsi con una presentazione di vertice, in particolare se le membrane si rompono (spontaneamente o per via iatrogena, cioè indotta medicalmente) prima che la testa sia impegnata nel bacino. In questa situazione, il cordone è visibile o palpabile all'esterno della vagina. Il sintomo più ovvio del prolasso conclamato del cordone ombelicale è quando il cordone può essere visto o sentito prima che il bambino cominci a fuoriuscire. Può verificarsi anche sofferenza fetale da mancanza di ossigeno, nonché una prolungata decelerazione della frequenza cardiaca fetale rilevabile dal cardiotocografo.
Cause e Fattori di Rischio del Prolasso:Le cause del prolasso del cordone ombelicale possono essere di vario tipo:
- Rottura delle membrane: È la causa più diffusa. Se un medico rompe le acque troppo precocemente, il capo del bambino potrebbe trovarsi ancora troppo in alto nell'utero. La perdita di liquido e la posizione della testa del bambino non inserita nella cervice consente al cordone ombelicale di precedere il bambino.
- Parto multiplo: (parto gemellare, parto trigemellare, etc.), poiché i feti possono avere meno spazio e posizioni meno stabili.
- Eccessivo liquido amniotico (polidramnios): la maggiore quantità di liquido può facilitare lo scivolamento del cordone.
- Posizione inusuale del feto: (presentazione podalica, trasversa, oblique), dove la parte presentata non occlude adeguatamente l'apertura del canale del parto.
- Feto pretermine: i prematuri hanno spesso una testa meno impegnata nel bacino.
Trattamento del Prolasso:Quando è diagnosticato il prolasso, è necessario che il parto avvenga il prima possibile per prevenire o minimizzare i danni da privazione di ossigeno. Il trattamento del prolasso conclamato inizia sollevando delicatamente la parte presentata del feto e mantenendola lontana dal cordone prolassato per ripristinare il flusso sanguigno fetale mentre viene organizzato un immediato taglio cesareo. In alcuni casi, il medico tenterà di allontanare il bambino dal cordone al fine di diminuire la pressione e ridurre il rischio di privazione di ossigeno durante un parto vaginale rapido. In tal caso, il personale medico potrebbe utilizzare il forcipe o la ventosa per velocizzare il parto per via vaginale. Spesso, però, il parto non potrà essere effettuato con tale modalità e viene quindi immediatamente effettuato un taglio cesareo d'urgenza. È importante che il taglio cesareo avvenga velocemente, poiché se il parto non è effettuato rapidamente c’è la possibilità che il flusso di ossigeno e di sangue necessario al feto diminuisca o sia completamente interrotto.
Conseguenze della Privazione di Ossigeno:In base a quanto osservato in “Obstetrics: Normal and Problem Pregnancies", quinta edizione, di Steven G. Gabbe, la ricerca indica che il danno cerebrale permanente si verifica rapidamente quando il flusso d’ossigeno è completamente interrotto. Se l’asfissia si verifica per 7-12 minuti, possono verificarsi compromissioni motorie e comportamentali a seguito di alcune piccole lesioni. Se la mancanza di ossigeno dura tra i 12 e i 17 minuti, possono verificarsi gravi danni neurologici e spesso anche la morte. La compressione del cordone ombelicale, infatti, riduce l’apporto di ossigeno e di nutrienti, per cui il feto sarà in sofferenza e di conseguenza potrà sviluppare dei danni a carico del cervello come l’encefalopatia ipossico ischemica.
Nodi Veri del Cordone Ombelicale
Un'altra anomalia che può influenzare il flusso sanguigno è la formazione di nodi veri nel cordone ombelicale. Un cordone ombelicale eccessivamente lungo (maggiore di 80 cm) favorisce gli attorcigliamenti e la creazione di nodi veri. Se è presente un nodo vero del cordone ombelicale e la gelatina di Wharton è integra e robusta, non vi è alcun rischio significativo, in quanto i vasi non vengono compressi perché sono protetti da questa sostanza gelatinosa. Quando invece è presente un nodo vero, ma la gelatina di Wharton è ridotta o insufficiente, il flusso dei vasi ombelicali viene altamente compromesso, limitando l’apporto di ossigeno al feto. Questo può essere causa di morte endouterina fetale (MEF), danni neurologici e di morte neonatale.
Brevità del Cordone Ombelicale
Il cordone ombelicale usualmente ha una lunghezza all’incirca di 50-60 centimetri ed un diametro di 12-20 millimetri. Anomalie nella lunghezza possono portare a diverse problematiche:
- Brevità assoluta: Se il cordone ombelicale è corto e la sua lunghezza è minore di 32 cm, si parla di brevità assoluta. Tale misura è la distanza minima necessaria affinché possa avvenire un parto spontaneo per via vaginale, altrimenti il feto si tirerebbe dietro la placenta, causandone un distacco precoce che può essere fatale. Il distacco precoce della placenta è causa di grave emorragia materna e determina la cessazione dell’apporto di ossigeno al feto, che è indispensabile per il suo benessere. La notevole riduzione dell’apporto di ossigeno al feto è causa di sofferenza, asfissia, deficit neurologici, encefalopatia ipossico ischemica e di morte fetale/neonatale. Un cordone ombelicale corto, al momento del periodo espulsivo, può provocare la rottura dello stesso a causa della sua eccessiva trazione. La rottura del cordone è un evento molto raro che può provocare un’emorragia importante, l’interruzione dell’apporto di ossigeno e la morte.
- Brevità relativa: Si parla invece di brevità relativa del cordone ombelicale quando quest’ultimo ha una lunghezza normale (50-60 cm), ma risulta essere più corto per la presenza di giri del cordone intorno al collo e intorno alle parti fetali (giro a bandoliera) o per la presenza di nodi veri.
Cause e Fattori di Rischio del Cordone Corto:La brevità del cordone ombelicale assoluta è data da un problema anatomico e il cordone è corto sin dall’inizio della gravidanza. Cordoni ombelicali corti possono associarsi ad anomalie morfologiche del feto come anomalie della parete addominale, difetti degli arti e difetti della spina dorsale. Il ritardo di crescita fetale (IUGR) o un feto piccolo per epoca gestazionale e una mancanza di movimenti fetali, soprattutto durante la prima metà della gravidanza, sono dei fattori di rischio di cordone ombelicale corto. Anche il fumo di sigaretta e l’abuso di alcol sono annoverati tra i fattori di rischio. Altri fattori che possono essere associati alla brevità di funicolo sono la gestosi, il sottopeso e la prima gravidanza.
In caso di brevità di funicolo, si assiste a una maggiore durata del periodo espulsivo, in quanto il feto stenta a progredire lungo il canale del parto. A questo quadro si associano delle alterazioni del tracciato cardiotocografico, in particolare decelerazioni della frequenza cardiaca fetale dopo le spinte materne.
Diagnosi e Trattamento del Cordone Ombelicale Corto:La diagnosi delle anomalie del cordone ombelicale può essere fatta tramite l’ecografia. L’ecografia permette di visualizzare la presenza dei vasi all’interno del cordone ombelicale (due arterie più corte ed una vena più lunga), la quantità di gelatina di Wharton presente e permette di misurare il diametro del cordone. Attraverso l’ecografia è possibile diagnosticare anche il sito di inserzione placentare, ovvero il punto in cui il cordone ombelicale si inserisce sulla parte fetale della placenta. Con l’ecografia, però, non sempre è facile diagnosticare la brevità del cordone ombelicale in modo assoluto.
Anomalie di Spiralizzazione:Una spiralizzazione eccessiva (iperspiralizzazione) e una spiralizzazione minima (ipospiralizzazione) possono creare delle alterazioni emodinamiche. L’ipospiralizzazione può essere causa di morte endouterina fetale (MEF), anomalie cromosomiche e sofferenza fetale durante il travaglio di parto. L’iperspiralizzazione, invece, può essere associata a un ritardo di crescita fetale (IUGR), stenosi del cordone, trombosi e anche di sofferenza fetale in seguito all’attività contrattile dell’utero.
Donazione e Conservazione del Sangue Cordonale: Un'Importante Risorsa per la Salute
Il sangue del cordone ombelicale costituisce una ricca fonte di cellule staminali emopoietiche, cellule progenitrici con un alto potenziale proliferativo, capaci di auto-rinnovarsi e di dare origine a tutte le cellule specializzate che costituiscono i vari tessuti e organi del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). La raccolta delle staminali del cordone ombelicale, che altrimenti verrebbe buttato via, rappresenta quindi un’importante risorsa alternativa al prelievo di staminali da midollo osseo o da sangue periferico.
Studi e sperimentazioni hanno confermato la possibilità di utilizzare il sangue prelevato dal cordone ombelicale come fonte alternativa di staminali emopoietiche a scopo trapiantologico. Queste cellule sono in grado di rigenerare il midollo spinale nei casi in cui sia stato gravemente danneggiato a causa di patologie o di una chemioterapia ad alte dosi. In questo modo è possibile curare pazienti affetti da leucemie, linfomi, immunodeficienze ereditarie e altre malattie.
L’importanza delle cellule staminali da cordone ombelicale è dovuta non solo alla loro elevata capacità di produrre cellule del sangue, ma anche alla loro scarsa immunogenicità, che le rende particolarmente tollerate dall’organismo che le riceve, con reazioni di rigetto più limitate rispetto alle staminali prelevate da midollo o sangue adulto. Per raccogliere una quantità idonea di cellule staminali dal cordone ombelicale, è necessario evitare il taglio precoce del cordone ed è sufficiente non aspettare più di 120 secondi, come raccomandato anche dalla Società Italiana di Neonatologia.
Esistono diverse modalità di donazione e conservazione del sangue cordonale:
Donazione Allogenica (Pubblica e Non Familiare): In Italia da anni è possibile raccogliere e conservare le cellule staminali del cordone ombelicale donate per semplice altruismo presso strutture pubbliche denominate “Banche di Sangue di Cordone Ombelicale”. L’unità di sangue cordonale viene donata a una banca pubblica volontariamente, gratuitamente e anonimamente per essere impiegata in un paziente che risulti compatibile, per eseguire un trapianto emopoietico. Tutte le Banche di sangue cordonale operanti nel mondo inviano, anche attraverso i rispettivi registri nazionali, informazioni sulle cellule staminali in esse conservate, a un Registro Internazionale, al quale accedono tutti i Centri Trapianto di midollo osseo per la ricerca di un donatore compatibile con un paziente in attesa di trapianto. Al momento, la raccolta “pubblica” viene utilizzata soprattutto per la leucemia infantile.
- Processo e Requisiti: La raccolta del sangue cordonale è una manovra semplice, che viene eseguita dopo la nascita del bambino e il taglio del cordone, e quindi non comporta nessun rischio né per la madre né per il neonato. La raccolta si effettua solo se in sala parto possono essere assicurati i massimi livelli assistenziali per la mamma e per il piccolo. Per donare il sangue del cordone ombelicale è necessario essere in buone condizioni di salute, sottoscrivere il consenso informato ed effettuare attraverso la struttura stessa degli esami di laboratorio (a carico dell’ospedale) che assicureranno l’adeguatezza del sangue cordonale per un futuro trapianto. È fondamentale la qualità delle banche di raccolta, perché questo tessuto umano possa eventualmente essere utilizzato; ci devono essere criteri di conservazione e stoccaggio molto seri. La durata non è comunque per sempre; in genere si tratta di dieci anni, ma prorogabili se mantenute in buone condizioni. Anche la modalità di raccolta deve seguire una procedura attenta: bisogna raccogliere sangue sufficiente a riempire una sacca di circa 150 ml, altrimenti non è utilizzabile, per cui il cordone va reciso immediatamente.
- Accesso: Le donne che intendono donare il cordone a una banca pubblica devono farne esplicita richiesta prima del parto, rivolgendosi a un ospedale accreditato per la raccolta. La donazione e la conservazione del cordone ombelicale presso una banca pubblica sono gratuite e interamente a carico del Servizio Sanitario, che ha una rete di diciotto banche sul territorio nazionale collegate a diversi ospedali. Le statistiche dimostrano che se si dona il sangue del cordone e questo viene conservato in una delle banche pubbliche italiane, si ha il 97-98% di probabilità di rientrarne in possesso qualora se ne presenti la necessità.
- Anonimato e Sicurezza: È garantito il principio dell’anonimato; tuttavia, in caso di insorgenza di una patologia onco-ematologica con indicazione al trapianto, con rigorose chiavi di accesso è consentito al personale sanitario di risalire al donatore per mettere a disposizione della famiglia il sangue placentare precedentemente donato. Viceversa, nel caso in cui si venga a conoscenza di una malattia a possibile trasmissione genetica insorta nel neonato dopo l’avvenuta validazione del sangue placentare, deve essere possibile accedere all’identificazione dell’unità per la necessaria eliminazione dal registro. La sicurezza infettiva e genetica viene confermata dopo un periodo di osservazione (quarantena della donazione) variabile da 6 a 12 mesi dopo la raccolta.
Donazione Dedicata: In casi particolari, l’unità di sangue cordonale è raccolta alla nascita per essere conservata gratuitamente presso una banca pubblica e successivamente utilizzata per un consanguineo o per il bambino stesso. In Italia, l’ordinanza ministeriale del 26 febbraio 2009 e il decreto ministeriale (DM) del 18 novembre 2009 stabiliscono la conservazione gratuita del sangue cordonale per uso autologo dedicato, sulla base di una richiesta degli interessati e di una relazione del medico specialista, da presentare alla Direzione Sanitaria dell’ospedale dove avverrà il parto. Esiste un elenco dettagliato delle patologie in cui è indicato il trapianto di cellule staminali emopoietiche, allegato al DM 18 novembre 2009, che viene periodicamente aggiornato in relazione allo sviluppo di nuove conoscenze. La donazione dedicata può avvenire quando nell’ambito familiare sono presenti fratelli affetti da patologie maligne, genetiche, da disordini immunologici o qualora il neonato sia affetto da una patologia congenita, o evidenziata in epoca prenatale, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato il trapianto di cellule staminali emopoietiche da cordone ombelicale, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria. In entrambi i casi è necessaria la certificazione rilasciata da un medico specialista e/o da un genetista.
Conservazione Autologa (o Autologa Familiare): Si riferisce alla possibilità di conservare il cordone ombelicale a uso personale per il neonato o per i suoi consanguinei. Questa pratica non è supportata da alcuna evidenza scientifica per un uso generalizzato e non è permessa in Italia, salvo le eccezioni per le patologie specifiche già menzionate per la donazione dedicata. La normativa italiana, infatti, promuove la donazione pubblica per la cura di patologie in soggetti compatibili.
In caso di mancato rispetto dei criteri di qualità e quantità del sangue del cordone ombelicale, o se al momento del parto si verificano condizioni che rendono il cordone inadatto alla conservazione nella banca (febbre, stress fetale ecc.), si potrà comunque donare il sangue del cordone per la ricerca sulle cellule staminali ematopoietiche, dedicata a trovare nuove cure per le malattie del sangue.È importante che le future mamme interessate alla donazione si informino presso il punto nascita prescelto per conoscere i protocolli di accesso al percorso, che possono variare da ospedale a ospedale. Solitamente si preferisce prendere in carico la richiesta prima del parto, per poter avere un colloquio dedicato dove acquisire il consenso informato dopo adeguato counselling e un’accurata anamnesi.

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