La giornalista Francesca Barra, figura nota al pubblico italiano per la sua schiettezza e il suo impegno sociale, ha condiviso con i suoi follower e con i media la gioia della sua gravidanza, la quarta per lei e la prima con il marito Claudio Santamaria. Tuttavia, la sua dolce attesa non è stata priva di sfide, che l'hanno vista protagonista di un lungo sfogo sui social contro i negazionisti del Covid-19 e di una profonda riflessione sui disagi della gravidanza spesso minimizzati.

La gioia della gravidanza con Claudio Santamaria: un "piccolo miracolo" dopo un aborto spontaneo
La notizia della gravidanza di Francesca Barra è stata anticipata dal settimanale "Chi", che ha paparazzato la coppia in barca a Pantelleria, con la giornalista che sfoggiava un'evidente pancia da dolce attesa. Pochi minuti dopo la pubblicazione dello scatto sui social da parte del settimanale, Barra ha dato l’annuncio anche sul suo profilo Instagram. La giornalista, al quinto mese di gravidanza, ha commentato sui social: «Visto che la notizia è uscita e non posso più proteggerla, ma del resto è una gioia evidente, vi comunichiamo anche qui (perché questa pagina è serena e merita la mia fiducia e dovevo dirvelo io!) che sì, questa che vedete non è la pancia di chi mangia solo panzerotti, ma la somma dei nostri giorni felici. Io e Claudio Santamaria siamo in felice attesa».
La storia d'amore tra l'attore (47 anni) e la giornalista (42) è iniziata dopo che si sono ritrovati da adulti, essendosi conosciuti quando erano poco più che bambini. Da allora non si sono più lasciati, celebrando due matrimoni: uno a Las Vegas nel 2017 e uno a Policoro, città natia della Barra, nel 2018. Francesca ha già tre figli - Renato, Emma Angelina e Greta - avuti dal suo precedente matrimonio con Marcello Molfino, conclusosi nel 2016. L'attore, a sua volta, ha avuto una famiglia dalla precedente relazione.
Questa gravidanza rappresenta un "piccolo miracolo" per la coppia, soprattutto dopo un'esperienza dolorosa nel 2019. A maggio di quell’anno, infatti, Francesca e Claudio hanno perso il bambino che stavano aspettando a causa di alcune malformazioni. Francesca ha raccontato: “È stato un dolore talmente inatteso che non avevo mai contemplato che qualcosa potesse andare storto, gli avevamo già dato un nome, poi abbiamo scoperto che aveva una malformazione. Non c'erano speranze che sopravvivesse, io sono entrata in un buco nero. Mi sono scoperta fragile e vulnerabile”. Nonostante quel senso di disperazione che li ha inevitabilmente travolti, la coppia si è riscoperta più unita che mai.
Oggi, Francesca Barra ha ancora paura che ciò possa riaccadere. Anche se si trova a vivere “Il periodo più felice” della sua vita, la giornalista ammette di essere comunque spaventata. Questa reazione è totalmente comprensibile e condivisibile dalle, purtroppo, tantissime donne che si trovano a vivere la stessa drammatica situazione. È per questo che la futura mamma utilizza la parola “miracolo” quando parla dell’attuale gravidanza. “È un momento magico, ma anche un piccolo miracolo”, ha tenuto a far sapere ai telespettatori Francesca, che ha spiegato come per la coppia non fosse “un accanimento avere un figlio”, ma “un desiderio immenso”. Un desiderio che, tuttavia, ha faticato a divenire realtà.
Francesca ha rivelato di attendere una bambina, la terza se si considerano le figlie avute dal precedente matrimonio. La piccola dovrebbe nascere a febbraio e la famiglia è in trepidante attesa. “Sono troppo felice che sia una bambina. Sarebbe andato bene in qualsiasi caso, ma devo dire che le mie bambine fremono dalla voglia di avere questa sorellina. Sono felicissima!”.
Francesca Barra annuncia la sua gravidanza
Lo sfogo contro i negazionisti del Covid-19: un appello alla responsabilità
Francesca Barra ha affidato ai social un lungo sfogo contro coloro che negano la gravità del Covid-19, definiscono la malattia al pari di una banale influenza e rifiutano ogni precauzione utile a prevenire il contagio. La giornalista, incinta del primo figlio del marito Claudio Santamaria, ha raccontato con quanta tristezza stia affrontando la positività della figlia Emma, di 8 anni. "Non sapevo come farle compagnia o pulirle la stanza, come entrare essendo incinta. Così mi sono ingegnata comprando guanti, tuta usa e getta, visiera e usando doppia mascherina" ha spiegato, mostrandosi sui social con indosso un abbigliamento il più possibile sicuro. Ha aggiunto: "Siamo tutti impegnati con senso di responsabilità, amore e collaborazione, in casa e fuori. Massima vicinanza e solidarietà a tutte le famiglie in difficoltà. A chi soffre, a chi è solo, a chi vive ore drammatiche."
Con un nuovo post, Francesca Barra è tornata ancora sull’argomento: "A quelli che “è solo influenza", che affidano la loro vita e quella dei propri figli alla fortuna (perché puoi prenderla senza sintomi, con sintomi lievi, ma anche stare male!), dico: "prendetevela voi"! Siate voi poco prudenti, contagiate con leggerezza altri componenti della famiglia negativi, considerate buffonate la prudenza, dispensate consigli da professoroni!” ha scritto. Ha continuato con sarcasmo: "Impazzite per cercare informazioni e risposte per i tamponi molecolari, tenete a casa da scuola ancora i vostri figli privandoli di socialità e libertà. Condizionate la loro vita, sottoponeteli ad ulteriori quarantene, sostituitevi a medici, infermieri, esperti! Continuate a ridacchiare sui social, a pensare che il vostro caso sia esemplare."
Riferendosi al suo stato di gravidanza e all'esperienza con la figlia malata, ha aggiunto: "Io, che sono incinta e sto vedendo cosa significhi tenere in casa dei bambini in questo mese così complesso, che ho visto per giorni mia figlia di 8 anni con la febbre altissima, non rischierei mai di contagiare anche una bimba di 5 anni, di farla stare così male, di tenere anche lei ancora a casa, lontana dalla scuola". Ha poi sottolineato la gravità delle possibili conseguenze: "O di rischiare un parto prematuro, ad esempio. O di prendermi una “febbre” alta che potrebbe farmi trascorrere male il tempo con loro che hanno bisogno di me!!! Perché anche un’influenza potrebbe indebolirci. Quindi lo ribadisco, fate i medici sulle vostre bacheche e imparare a rispettare chi ha perso i propri cari per questo maledetto virus, chi ha sofferto e soffre ancora e per tutti gli operatori sanitari sfiniti anche a causa delle vostre banalità."
I disagi della gravidanza: una battaglia contro la minimizzazione e i luoghi comuni
Francesca Barra ha apertamente parlato dei disagi legati alle sue gravidanze, sostenendo tutte quelle donne che sono stanche di doversi rassegnare a certi piccoli, grandi fastidi che talvolta la gravidanza può comportare. «Non ho mai sopportato il fatto che si minimizzasse la parola “fastidio“. Perché è vero che il fastidio nel breve tempo può anche essere superato, ma l'impatto che dà sul lungo termine la somma dei “fastidi” - o anche il protrarsi di uno solo trascurato - non può e non deve essere sottovalutato da chi si occupa della salute femminile», ha dichiarato con tono deciso.
L'occasione per affrontare questo tema è stata la presentazione del primo studio italiano promosso da Italfarmaco che ha indagato l'impatto della nausea e del vomito in gravidanza (NVP), problematiche che colpiscono il 66% delle gestanti nel nostro Paese e che hanno forti ripercussioni sulla qualità della vita, sull'attività lavorativa e sulla vita personale. Disturbi di cui la stessa Barra, 45 anni, ha sofferto spesso in forma invalidante, ma che nell'immaginario collettivo sono stati sempre vissuti come tipici delle prime fasi della gravidanza e, in quanto tali, destinati a scomparire con l'evolvere dei mesi. Eppure, studi recenti hanno dimostrato che non è così.
«Se ho la nausea e ho già un bambino da accudire, oppure devo andare a lavorare o ancora devo preparare da mangiare, quel momento per me sarà estremamente faticoso», continua Barra. «E questa fatica, alla lunga, può generare debolezza, tristezza, disagio. Ma quante donne esprimono questo disagio che pesa sulla quotidianità, sui rapporti sociali, sul lavoro, sugli affetti? E quante donne incinte si vergognano ad ammettere di avere una problema?».
In Italia, la Nausea and Vomiting in Pregnancy (NVP) è una problematica spesso sottovalutata e sottotrattata, sebbene esistano già soluzioni che contribuiscono a ridurre o controllare questi disturbi. Lo studio Purity, che ha coinvolto un campione di 528 pazienti in gravidanza seguite da tre strutture italiane (l'Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano, il Presidio Ospedaliero SS. Annunziata di Chieti e l'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli) è stato avviato proprio per colmare il vuoto esplorativo e informativo sull'argomento, ed esaminare non solo la gravità del disturbo ma anche le possibili terapie e gli aspetti legati alla qualità di vita di chi ne soffre.
Dall'indagine, che prosegue anche nella versione Purity-Extended (realizzata dalla SIGO su un campione più ampio, per determinare la dimensione e l'evoluzione della NVP), è emerso che 348 donne su 528 hanno sofferto di nausea e vomito in gravidanza nelle prime 22 settimane. I sintomi si sono presentati in forma lieve nel 34% dei casi, moderata nel 62% e grave nel 4% delle donne. Purity rivela inoltre che solo il 25% delle donne coinvolte ha ricevuto un trattamento (farmacologico o non farmacologico) per contrastare i sintomi.
«Dietro a questo studio c'è un principio universale che tutte le donne dovrebbero appoggiare», ha evidenziato la giornalista e scrittrice. «Mi riferisco al principio che non è normale soffrire. Poco o tanto che sia, se non ci si prende cura di una richiesta d'aiuto del proprio corpo, alla lunga si farà sentire. Vorrei pertanto dire alle donne che aspettano un bambino, soprattutto le più giovani, che non bisogna tacere, non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, se necessario. E se qualcuno non ve lo dà significa che vi state rivolgendo alla persona sbagliata».

Superare i pregiudizi e trovare il giusto supporto medico
Francesca Barra ha riflettuto sulla reticenza femminile nell'esprimere i malesseri della gravidanza, attribuendola a un concetto sbagliatissimo, spesso inculcato: “le donne hanno sempre fatto così e quindi puoi farlo anche tu”. Questo, secondo Barra, rende l'esperienza della gravidanza "invalidante e muta". Ha criticato la tendenza a minimizzare il dolore femminile, citando esempi come il dolore mestruale e la nausea in gravidanza, per i quali spesso si suggeriscono rimedi casalinghi inefficaci.
Non sono però le uniche situazioni giudicanti con cui le donne che aspettano un bambino si devono confrontare. Barra ha menzionato il caso dell'epidurale, dove spesso si sente dire: “Ah fai l'epidurale? Pensa, se ci fosse stata ai miei tempi… Io invece ho sofferto, ho sopportato", il che suona un po' come dire “Io sono stata migliore di te”. Questo può portare le donne a non chiedere l'epidurale per vergogna o senso di colpa. Il suo sostegno, quindi, è per tutte coloro che si devono confrontare con situazioni simili, sottolineando come si attinga all'esempio delle nonne e delle madri solo per esperienze negative, mai per quelle positive.
Barra ha evidenziato una sorta di "involuzione" nel supporto alle donne incinte rispetto al passato, quando esisteva un "mutuo soccorso fra donne" che permetteva alle neomamme di riprendersi senza dover affrontare subito tutte le responsabilità. Oggi, invece, mancano servizi come gli asili nido e c'è una paura diffusa di manifestare il proprio disagio per timore di essere attaccate.
Le sue quattro gravidanze sono state diverse. La prima, a 26 anni, è stata particolarmente difficile. Ha ricordato di aver avuto un problema durante il parto e anche per l'allattamento. Soffriva molto ma non volevano farle il cesareo, insistendo con il parto naturale. Di fronte alla sua evidente difficoltà, ripetevano “l'hanno fatto tutte!”. Il risultato è stato un parto naturale che le ha lesionato il nervo pudendo, un problema che ha superato solo dopo tre anni di cure da una neurologa. Per quanto riguarda l'allattamento, il bambino non si attaccava al seno e lei era dolorante. Ha descritto una narrazione intorno a lei che imponeva alle madri di fare e sopportare ciò che era stato fatto e sopportato da tutte.
È uscita da questo condizionamento grazie a un medico illuminato che le ha detto: “Ma lei a chi deve dimostrare di essere un'eroina?". Da quel momento in poi, anche per le altre esperienze di gravidanza, non ha più permesso a nessuno di entrare nella sua soglia di dolore, nella sua sfera privata. Barra sottolinea l'importanza di non aver paura di dire la verità, ovvero: “Non ce la faccio”, e di cercare una famiglia che supporti. Diventa fondamentale trovare qualcuno che comprenda e aiuti a eliminare il fastidio, il disagio, facendo sentire unica la donna. Perché l'esperienza del dolore è personale, unica, e non può essere paragonata a quella di nessun'altra donna.
Dopo la prima esperienza fallimentare, ha capito cosa non avrebbe mai più voluto. Si è impegnata nella ricerca di un medico che la guardasse nella sua totalità: come donna, come madre, come professionista. Uno specialista in grado di capire i suoi problemi a 360 gradi. Lo ha trovato, altrimenti non avrebbe avuto altri figli. Per la seconda gravidanza si è fidata di un'amica che le somigliava e, su suo suggerimento, ha cambiato ginecologo e ha trovato il professionista giusto.

Nausea e altri disturbi in gravidanza: non un "fastidio" da minimizzare
Francesca Barra ha sempre avuto una forte nausea, che in alcuni casi è durata fino al quinto mese, rendendole impossibile avvicinarsi ai fornelli e lasciandole la perenne sensazione di pesce marcio nelle narici. Ha sottolineato come la nausea possa essere invalidante, non solo perché impedisce di mangiare, ma perché si deve continuare a cucinare per gli altri e a lavorare. All’inizio ha provato a contrastare la nausea con chili di zenzero, ma inutilmente, tanto che ora prova disgusto solo a pensarci. Ha risolto solo quando il medico le ha dato un farmaco specifico, sottolineando che oggi esistono nuove terapie efficaci e sicure per controllare la nausea in gravidanza.
Lo studio Purity ha rivelato che la nausea e il vomito in gravidanza colpiscono il 66% delle donne in attesa, ma solo il 25% di loro ha ricevuto una cura. La professoressa Irene Cetin, che ha condotto lo studio, ha commentato: «Ci siamo posti come obiettivo non solo quello di esaminare la gravità del disturbo e le possibili terapie, ma anche gli aspetti legati alla qualità di vita della gestante, con domande specifiche che hanno evidenziato come le donne richiedano una maggiore attenzione al problema, che in quanto tale deve essere riconosciuto e curato». Un risultato importante dello studio Purity è stato quello riferito al tempo gestazionale: le donne che presentano nausea e vomito in gravidanza hanno avuto in media un tempo di gestazione più corto, quindi un parto pretermine, non arrivando alla quarantesima settimana.