La comparsa della febbre nei bambini rappresenta un'evenienza frequente ed è uno dei più comuni sintomi che essi manifestano nei loro primi anni di vita. Soprattutto se la comparsa è improvvisa o la temperatura raggiunge livelli ritenuti elevati, solitamente rappresenta per i genitori un motivo di allarme e di preoccupazione. Tuttavia, è fondamentale comprendere che la febbre non è una malattia, ma piuttosto un segno con il quale il corpo reagisce all'attacco di una malattia, una difesa naturale dell'organismo che aiuta a distruggere i microbi. Molte di queste "malattie" sono di natura virale, infezioni molto comuni che il sistema immunitario dei più piccoli, ancora in via di sviluppo, impara a combattere. Comprendere la febbre, le sue cause virali e le modalità di gestione appropriate è cruciale per affrontare con serenità e cognizione di causa questi episodi, sapendo quando intervenire in autonomia e quando, invece, è indispensabile rivolgersi al pediatra.
Comprendere la Febbre nei Bambini
Cos'è la Febbre e Perché Non È una Malattia
L'aumento della temperatura corporea nel bambino è di solito motivo di preoccupazione in molti genitori. Ma la febbre non è una malattia; è, invece, un segno con il quale il corpo reagisce all'attacco di una malattia, una difesa naturale dell'organismo che aiuta a distruggere i microbi. La febbre è, infatti, una normale ed utile difesa dell'organismo contro i germi: una temperatura più alta (38-40°C) ha un effetto sterilizzante sui germi, impedendone la crescita e la moltiplicazione. Inoltre, lo stato febbrile aumenta la produzione di leucociti (globuli bianchi) i quali combattono le infezioni. La presenza di febbre, quindi, è un segno che il meccanismo corporeo di autodifesa sta lavorando a pieno ritmo. Quando un agente esterno entra nell’organismo, il sistema immunitario risponde innalzando la temperatura corporea. Con l’aumento della temperatura corporea riusciamo non solo a bloccare la proliferazione di un’infezione ma anche ad accelerare la risposta immunitaria contro di essa.
È utile ricordare che stiamo parlando di un vero e proprio sistema di difesa contro le infezioni, quindi abbassare la febbre alta in assenza di altri sintomi equivale a favorire i germi che causano l’aumento della temperatura. La febbre non trattata con rimedi farmacologici o fisici, ma lasciata agire, non sale indefinitamente. Il sistema di regolazione della temperatura corporea, infatti, impedisce che raggiunga livelli troppo elevati. La febbre, quindi, non deve essere "curata" a tutti i costi, come è ritenuto in genere, ma deve essere lasciata agire affinché svolga il suo ruolo difensivo.
Definire la Febbre: Valori e Contesto
Quando si parla esattamente di febbre in un bambino? Un bambino ha la febbre se la sua temperatura corporea supera i 37°C se misurata per via cutanea (ascellare), o supera i 37,5°C se misurata tenendo il termometro in bocca o nel retto (o ancora usando i termometri auricolari). L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera aumentata una temperatura corporea superiore a 37,5°C. Generalmente, si considera febbre quando la temperatura rettale raggiunge o supera i 38° e la temperatura ascellare raggiunge o supera i 37.5°. Se si utilizza la misurazione ascellare, si considera febbre sopra i 38° effettivi. In pediatria si parla di febbre quando la temperatura corporea è ≥ 37,5 °C e di “febbre alta” quando la temperatura si eleva in modo significativo rispetto al comportamento abituale del bambino - ad esempio 39 °C o più.
La temperatura corporea può variare e, soprattutto nei bambini, può aumentare in seguito a sforzi fisici, dopo aver mangiato cibi caldi (o bevuto bevande calde), o in seguito alla permanenza in un ambiente molto riscaldato. È necessario, quindi, far trascorrere almeno 20 minuti prima di procedere alla misurazione se il bambino è appena rientrato a casa dopo il gioco, una corsa o comunque un'attività motoria, poiché si riscontrerebbe sicuramente un aumento di temperatura che però non significa febbre.
Importanza dello Stato Generale del Bambino: Al di là del Grado
La febbre alta nei bambini è un segnale che richiede attenzione, ma quasi mai indica una condizione grave. Ciò che conta è il valore della temperatura rispetto al quadro clinico complessivo. La febbre, di per sé, anche se molto alta non è detto che sia espressione di una malattia pericolosa e dobbiamo interpretarla come un meccanismo di difesa dell’organismo. Non è detto poi che un bambino con la febbre si senta male; ci può essere un bambino con 39°C di febbre che ha voglia di giocare e uno con 37,5°C che non se la sente. L’entità della febbre da sola non indica necessariamente gravità: ciò che conta è lo stato generale del bambino, la presenza di altri sintomi e quanto bene tollera la situazione.
Un esempio chiaro si può osservare confrontando due situazioni: una con Martina, 2 anni, che ha la febbre da tre giorni, con una temperatura che arriva a 38,8 °C ma è attiva, gioca, mangia e protesta vivacemente durante la visita; un'altra con Giorgio, un anno, che ha la febbre alta da tre giorni, con una temperatura che sfiora i 38,5 °C ma i genitori lo vedono abbattuto, mangia poco e sembra bagnare i pannolini meno del solito. Queste due situazioni, apparentemente molto simili, caratterizzate da una febbre alta, portano a due indicazioni completamente diverse, sottolineando che l'aspetto e il comportamento del bambino sono più indicativi della gravità rispetto alla sola temperatura.
Cause Comuni della Febbre: Infezioni Virali e Non Solo
Le cause più comuni della febbre nei bambini sono ampiamente distribuite tra infezioni virali e batteriche. Le infezioni virali rappresentano la stragrande maggioranza dei casi, mentre le infezioni batteriche, sebbene meno comuni, possono essere più serie e richiedere un trattamento specifico con antibiotici. La febbre è uno dei meccanismi attraverso cui il nostro corpo reagisce alle infezioni o ad altri stimoli esterni, come ad esempio un colpo di calore o in risposta alla somministrazione di un vaccino. Infatti, alcuni vaccini possono causare una febbre di breve durata, che compare tipicamente nelle prime 24-48 ore. Altri, come quello contro il morbillo, possono indurre un rialzo febbrile anche a distanza di 1-2 settimane. Contrariamente a una credenza diffusa, l’eruzione dei denti non causa febbre significativa o prolungata. L’età è un fattore critico nella valutazione delle cause della febbre.
La Durata della Febbre Virale: Cosa Aspettarsi
La durata tipica di una febbre virale rientra di solito nelle 72 ore. Nella maggior parte dei casi, una febbre virale dura 3-4 giorni. In alcune persone, soprattutto anziani o individui con difese immunitarie ridotte, la febbre può prolungarsi fino a 5-7 giorni. Molte persone riferiscono una febbre che sale e scende nell'arco della giornata, influenzata dal ritmo circadiano della temperatura corporea (fisiologicamente più bassa al mattino e più alta nel tardo pomeriggio e nelle prime ore della sera) e dalla produzione intermittente di citochine, dato che il sistema immunitario non funziona in modo lineare, ma alterna fasi di maggiore e minore attività. La febbre sale rapidamente, spesso con brividi e stanchezza, e oscilla, risalendo nel pomeriggio/sera e scendendo al mattino. Anche quando la febbre scompare, molti riferiscono stanchezza residua. La febbre virale è un processo complesso, ma naturale. Nella maggior parte dei casi dura da 3 a 5 giorni, con variazioni legate all'età, alla risposta immunitaria e al tipo di virus. Se la febbre persiste oltre questo periodo o si ha un peggioramento dei sintomi, potrebbe essere opportuno consultare il pediatra.

Misurare la Temperatura in Modo Accurato
La misurazione della febbre nei bambini è un passaggio fondamentale per monitorare il loro stato di salute, ma è altrettanto importante farlo nel modo più accurato possibile e con gli strumenti adeguati.
I Metodi Più Affidabili: Ascellare, Rettale e Orale
Per la misurazione della febbre a casa, il metodo più consigliato per tutti i bambini è l’uso di un termometro elettronico in sede ascellare. Questa tecnica offre il miglior compromesso tra affidabilità e comfort. Le temperature rettali sono le più accurate, avvicinandosi di più alla temperatura interna reale del bambino. Tuttavia, a domicilio per tutti i bambini, è raccomandata la misurazione in sede ascellare con termometro elettronico. Anche la misurazione ascellare può andare bene, ma può dare dei risultati variabili perché misura la temperatura della pelle che è influenzata maggiormente dall'ambiente. La misurazione orale è consigliata per i bambini più grandi che sono in grado di non mordere il termometro. In ogni caso la scelta del metodo di misurazione va fatta in base all'età del piccolo e alla sua capacità di rimanere fermo per almeno tre minuti.
La temperatura ascellare e orale è circa 0.5° più bassa della rettale. Se la temperatura viene rilevata internamente (rettale o auricolare), è necessario scalare 0.5° per ottenere la temperatura effettiva. Per la definizione di febbre in sede ascellare, ci si basa comunque sul valore misurato (ad esempio, 37.5°).
Tecniche di Misurazione Dettagliate per Ogni Sede
La misurazione rettale è consigliata soprattutto per i bambini nel primo anno di età, perché di solito si muovono in continuazione. È necessario assicurarsi che il termometro sia adatto per questo tipo di misurazione. Il bambino può essere messo sulla schiena (supino) o a pancia in giù nel grembo. Se viene messo sulla schiena, tenere leggermente sollevate le gambe per facilitare la misurazione. Lubrificare la punta del termometro con vaselina e inserirla delicatamente nel retto per circa 2 cm nel neonato e 5 cm nel bambino. Con una mano tenere fermo il bambino e con l'altra tenere il termometro, assicurandosi di non lasciarlo. Il tempo necessario per la misurazione è di almeno 1 o 2 minuti.
Per la misurazione orale, per fare una misurazione accurata, bisogna assicurarsi che il bambino non abbia ingerito bevande molto calde o fredde nella mezz'ora precedente e che sia rimasto tranquillo durante questo periodo. Per procedere alla misurazione pulite con alcool un termometro adatto alla misurazione orale. Appoggiate poi bene in fondo sotto la lingua, da un lato o dall'altro, la parte del termometro sensibile alla temperatura e fate restare calmo e con la bocca chiusa il bambino per almeno tre minuti.
La misurazione ascellare è consigliata per i bambini più grandi e fin dall’età neonatale.
Errori Comuni e Strumenti da Evitare
La percezione del calore al tatto, come appoggiare una mano sulla fronte, non è un metodo attendibile per determinare la presenza di febbre. L’uso di termometri a mercurio è da evitare considerato il rischio di rottura e di contatto con il metallo, tossico; il loro uso è fortemente sconsigliato e vietato. La misurazione orale nei bambini piccoli non è sicura, poiché comporta il rischio di rottura del termometro. Altre sedi (auricolare, frontale, inguinale) non presentano la stessa attendibilità della misurazione ascellare o rettale. In particolare, la misurazione auricolare può essere fuorviante nei bambini sotto i 3 mesi o in presenza di un’otite.
Fattori che Possono Influenzare la Misurazione
Da tenere in considerazione, però, che la temperatura interna (rettale) può risultare elevata a causa di uno stato di infiammazione o di congestione nel retto di cui non possiamo accorgerci (per esempio emorroidi interne o diarrea). La temperatura esterna va misurata all'inguine o all'ascella controllando bene che non vi siano arrossamenti della cute, perché in questo caso si avrebbe in quel punto un aumento di calore, registrato dal termometro ma non corrispondente a quello di tutto il corpo. Infine, una causa di errore, soprattutto per la misurazione interna, è l'esercizio fisico.
Misurare la febbre al neonato: ecco come fare
Le Infezioni Virali e i Loro Sintomi nei Bambini
Le infezioni virali rappresentano la causa più frequente di malattia nei bambini, specialmente durante i mesi freddi. Comprendere la natura di questi agenti patogeni e le loro manifestazioni tipiche è fondamentale per i genitori.
Cosa Sono i Virus e la Loro Diffusione
I virus sono piccoli organismi infettivi, molto più piccoli dei funghi o dei batteri. Per riprodursi, devono invadere una cellula vivente. La maggior parte delle infezioni virali infantili non è grave e include diversi tipi di malattie. La febbre virale è un aumento regolato della temperatura corporea in risposta a un'infezione causata da virus. Quando un virus entra nell'organismo, il sistema immunitario produce sostanze chiamate citochine, che segnalano all'ipotalamo - il centro di controllo della temperatura - di alzare il set-point termico. Alcune infezioni virali che causano malattie più gravi, ad esempio il morbillo, sono oggi meno comuni grazie alla diffusione della vaccinazione.
L'Influenza nei Bambini: Sintomi Specifici e Decorso Tipico
L’influenza nei bambini è un’infezione virale molto comune durante i mesi freddi. Ogni anno, durante il periodo autunnale e invernale, arriva l’influenza. Si tratta di una malattia virale molto comune: può colpire chiunque, anche se generalmente i più piccoli sono più esposti, a causa dei loro sistemi immunitari ancora in via di sviluppo. I bambini sono una delle categorie più soggette ad ammalarsi di influenza: ogni stagione invernale, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, questa infezione virale colpisce fino al 26% dei soggetti di età pediatrica.
L'influenza è una malattia respiratoria acuta dovuta all’infezione da virus influenzale. È una malattia stagionale che, nell'emisfero occidentale, si verifica durante il periodo invernale. Un’importante caratteristica dei virus influenzali è che hanno la capacità di variare, cioè di andare incontro a cambiamenti delle strutture di superficie. Questo significa che le difese che l'organismo ha messo a punto contro il virus dell'influenza che circolava un anno prima, non sono più efficaci per il virus dell'anno successivo.
In genere, nei bambini l’influenza ha un periodo di incubazione breve (1-3 giorni) e tende a manifestarsi all’improvviso con febbre, accompagnata da altri sintomi. Dopo un'incubazione breve (1-3 giorni), la malattia si manifesta improvvisamente con febbre, cefalea, malessere e dolori ossei e muscolari diffusi. Successivamente predominano i sintomi di tipo respiratorio come tosse, congestione nasale, mal di gola. Non è sempre facile riconoscere la malattia fin da subito, poiché i bambini - specialmente i più piccoli - hanno difficoltà nel percepire e comunicare il proprio malessere.
La febbre è uno dei sintomi più comuni dell’influenza e anche uno dei primi a comparire. La temperatura corporea del bambino può aumentare rapidamente e superare i 38°C. La febbre compare di solito in maniera rapida e improvvisa e tende a salire nelle prime 24 ore per poi calare gradualmente nell’arco di 4-5 giorni. Se il bambino è in buona salute, il più delle volte l’influenza si risolve in pochi giorni, senza particolari conseguenze. In genere, nei bambini sani l’influenza non dà origine a particolari complicazioni e tende a risolversi nell’arco di una settimana. I sintomi scompaiono di solito in 5-7 giorni. Complicanze possibili sono: polmonite batterica o, più raramente, una polmonite da virus influenzale, miocardite, otite.
Altri Sintomi Comuni delle Infezioni Virali
Le infezioni virali possono manifestarsi con una varietà di sintomi oltre alla febbre e a quelli influenzali. In generale, si manifesta con febbre, tosse, dolori muscolari, raffreddore e stanchezza, e può essere a volte confusa con altre infezioni respiratorie come il raffreddore. Molte infezioni virali infantili non sono gravi e includono diversi tipi di malattie, come raffreddore, mal di gola, vomito e diarrea e febbre con eruzione cutanea. Molte infezioni virali provocano sintomi come febbre e dolori diffusi o malessere. Molte infezioni virali sono talmente caratteristiche che il medico può diagnosticarle sulla base dei sintomi; il medico di solito non ha bisogno del laboratorio per identificare il virus specifico del caso.
Quando i Virus Colpiscono l'Apparato Gastrointestinale
Sebbene non siano i sintomi più comuni dell'influenza, alcuni bambini, soprattutto i più piccoli, possono presentare disturbi gastrointestinali come nausea, vomito o diarrea durante l’influenza. Nei lattanti, in genere, la febbre non si manifesta, ma si osservano vomito e diarrea. Questo è un aspetto da monitorare attentamente per prevenire la disidratazione.
La Distinzione Cruciale: Virus Contro Batteri
È fondamentale comprendere la differenza tra infezioni virali e batteriche, specialmente per quanto riguarda il trattamento. Le infezioni batteriche, al contrario delle virali, possono insorgere in modo progressivo e protrarsi per un lasso di tempo maggiore, e spesso richiedono un trattamento specifico. È utile ricordare che l’influenza, essendo un’infezione di natura virale, non può essere trattata con gli antibiotici. Gli antibiotici non sono in grado di risolvere le infezioni virali. Questo è un punto chiave per evitare l'uso inappropriato di farmaci.

Gestione della Febbre e dei Sintomi a Casa
Quando un bambino è affetto da una forma virale e presenta febbre, la gestione a casa si concentra sul miglioramento del comfort e sul supporto delle naturali difese dell'organismo. È cruciale agire con consapevolezza, distinguendo tra ciò che è veramente utile e ciò che può essere dannoso.
La Priorità: Idratare il Bambino
L'idratazione è importantissima perché il principale rischio associato alla febbre è la disidratazione. Con la febbre, la richiesta di liquidi dell’organismo aumenta. La febbre aumenta il metabolismo dell'organismo, di conseguenza il bambino perde facilmente liquidi e peso corporeo. Abbassare la febbre, quindi, fa sentire meglio il bambino e previene la disidratazione.
È necessario che il bambino beva molto: per esempio acqua, succo e latte, ma non tè o caffè. Se il bambino ha poca voglia di bere, si può aggiungere lo zucchero o offrirgli assieme una cannuccia per divertimento. Per favorire la guarigione, è utile far bere spesso il bambino per evitare la disidratazione. È necessario garantire un adeguato stato di idratazione offrendo al bambino da bere spesso e in abbondanza. Si possono offrire bevande fresche, inclusa acqua, camomilla o succo di frutta. Far bere frequentemente al bambino piccole quantità di liquidi, anche zuccherati, è una buona pratica. I segni più comuni della disidratazione sono la poca urina, la pelle secca (soprattutto le labbra), le poche lacrime quando il bambino piange.
Alimentazione Adeguata e Riposo Fondamentale
Non c'è alcun motivo di forzarlo a mangiare se non ne ha voglia; si può tranquillamente alimentare con piccoli pasti facilmente digeribili, come il brodo, il latte e le spremute di frutta. Alimentazione a richiesta: ricordiamoci che quando i bambini stanno male riducono drasticamente l’appetito; come gli adulti, del resto. Proviamo, in questi giorni un po’ particolari, a offrire al piccolo il suo cibo preferito e ad assecondare le sue richieste.
Il riposo è fondamentale. Non è necessario che il bambino rimanga a letto; basta che non faccia sforzi fisici eccessivi perché questi lo rendono più debole, diminuendo l'energia che il corpo ha a disposizione per combattere l'infezione, oppure possono aumentare la temperatura corporea, creando fastidio. È consigliabile non svegliare un bambino che dorme per dargli l'antipiretico: il riposo aiuta il corpo a combattere l'infezione.
Abbigliamento e Ambiente: Favorire il Comfort e la Dispersione del Calore
Non coprire eccessivamente il piccolo, ma prediligere abiti leggeri che favoriscano la dispersione del calore nell’ambiente. Un'altra cosa da fare è non coprire il bambino in maniera eccessiva perché questo può far salire la temperatura oltre il livello stabilito dal "termostato" e contribuire ad aggravare il disagio. Quando il bambino ha i brividi si può coprire con una coperta leggera, ma appena questi scompaiono o sente caldo è meglio rimuoverla per consentire al corpo di disperdere il calore. Mantenere l’ambiente domestico arieggiato e umidificato e una temperatura confortevole è importante. Vestirlo in modo leggero se ha caldo o aggiungere una coperta se ha freddo; garantire un ambiente ben ventilato ma non freddo; ridurre le attività intense e permettere che riposi. Verificare l’abbigliamento del bambino assecondando le sue richieste. Se dice che ha freddo o ha i brividi aggiungete uno strato di vestiti o una copertina, se invece ha caldo alleggerite il carico.
L'Uso Consapevole degli Antipiretici
Gli antipiretici sono strumenti preziosi per alleviare il disagio della febbre, ma il loro uso deve essere misurato e basato su precise indicazioni.
Paracetamolo e Ibuprofene: Principi Attivi e Quando Utilizzarli
Generalmente si possono utilizzare antipiretici a base di paracetamolo o ibuprofene per abbassare la febbre e alleviare i dolori muscolari, seguendo sempre dosi e indicazioni del pediatra. Gli antipiretici (come Paracetamolo o Ibuprofene) vanno impiegati non in base alla temperatura, ma se il bambino manifesta malessere, dolore o fastidio significativo. Se la febbre alta dà molto fastidio al bambino o se si associa ad altri dolori (mal di gola, mal d’orecchio…) somministrate al piccolo del paracetamolo, con il dosaggio che vi ha raccomandato il vostro pediatra. Questo farmaco deve quindi essere usato come analgesico, non come antifebrile, perché, lo ribadiamo, abbassare la temperatura in assenza di disagio, dolore, o altri sintomi associati può essere controproducente e ritardare la guarigione.
I farmaci principali sono il Paracetamolo (farmaco di primo impiego) e l’Ibuprofene (valida alternativa). L’Ibuprofene non è indicato sotto i tre mesi di vita e in caso di varicella, vomito o diarrea. Gli antipiretici abbassano il livello di temperatura stabilito dal termostato ipotalamico, causando la messa in atto dei meccanismi per disperdere calore e, di conseguenza, diminuire la temperatura. Se il bambino vomita e non riesce a trattenere niente nello stomaco, si può somministrare l'antipiretico in forma di supposta. Ma se la febbre non scende del tutto dopo l’antipiretico? È un’osservazione comune e normale. Un farmaco è considerato efficace se abbassa la temperatura di circa un grado e, soprattutto, se il bambino appare più sereno, meno sofferente e più reattivo.
Il Dosaggio Corretto: Calcolo in Base al Peso
Un punto cruciale da non dimenticare mai è che il dosaggio di questi farmaci deve essere calcolato sempre in base al peso corporeo del bambino, non alla sua età. La dose deve sempre dipendere dal peso corporeo del bambino. Le dosi raccomandate sono: Paracetamolo 10-15 mg/kg/dose ogni 6-8 ore e Ibuprofene 10 mg/kg/dose ogni 8 ore. È fondamentale contattare il pediatra per definire la dose adeguata. Consultate sempre il pediatra per il dosaggio corretto in base all’età e al peso.
Errori da Evitare: Aspirina, Alternanza e Combinazione
Ricordiamo che l’aspirina come analgesico/antipiretico in età pediatrica va sempre evitata, perché aumenta il rischio di contrarre la sindrome di Reye nei soggetti affetti da certe infezioni virali.
È sconsigliato l’uso alternato o combinato dei due farmaci (Paracetamolo e Ibuprofene). Questo approccio può aumentare il rischio di effetti collaterali. Inoltre, l’alternanza può confondere chi assiste il bambino, portando inavvertitamente a un sovradosaggio. Le linee guida italiane raccomandano di evitare l’uso combinato o alternato senza indicazione medica.
Attenzione a somministrare altri analgesici come l’ibuprofene, soprattutto se il bambino ha meno di 6 mesi oppure se vi sono segni o sintomi di disidratazione. Nei bambini molto piccoli, infatti, i meccanismi metabolici che stanno alla base dell’eliminazione del farmaco (principalmente urinaria) possono essere inefficienti, e la concomitanza di disidratazione e assunzione del farmaco è particolarmente pericolosa in quanto può causare gravi problematiche renali, fino all’insufficienza renale acuta.
Rimedi Fisici Utili: Le Spugnature con Acqua Tiepida
Le spugnature con acqua tiepida possono essere utili, ma solo quando gli antipiretici non hanno avuto effetto e, comunque, dopo almeno mezz'ora dalla somministrazione di un antipiretico. Le spugnature riducono la temperatura perché fanno disperdere calore per via dell'acqua che evapora dalla superficie corporea. Per fare le spugnature, si può mettere il bambino in una vasca con poca acqua tiepida e, immergendo spesso la spugna, fargliela scorrere addosso per una ventina di minuti. Se al bambino vengono i brividi, bisogna aumentare leggermente la temperatura dell'acqua. È possibile fare le spugnature anche a letto se il bambino non ha voglia di alzarsi, basta riempire una bacinella di acqua tiepida e usare una spugna per bagnare leggermente la sua pelle. Bagnare il corpo del bambino con un asciugamano imbevuto di acqua tiepida, o direttamente con un bagno sempre in acqua tiepida (circa 34°), se il piccolo prova sollievo. Per dare sollievo, si possono applicare panni freschi e umidi sulla fronte, sui polsi e sui polpacci, oppure fare un bagno in acqua tiepida (circa 34°), purché il bambino provi sollievo e l’acqua sia leggermente inferiore alla sua temperatura.
Misure Sconsigliate e Pericolose
Altri trattamenti fisici non sono consigliati, perché, oltre ad avere solo un effetto temporaneo sulla temperatura corporea del bambino, possono dare fastidio e, in alcuni casi, causare danni. Se questa perdita di calore non è preceduta dalla somministrazione di un antipiretico il livello di temperatura prestabilito dal termostato ipotalamico non viene modificato. L'organismo reagisce quindi mettendo in atto alcuni meccanismi tendenti alla produzione di calore (per esempio brividi e vasocostrizione) per raggiungere nuovamente la temperatura indicata. Tutto ciò contribuisce ad aggravare il disagio del bambino.
È sconsigliato utilizzare impacchi freddi o con alcool. I rimedi come le spugnature fredde, i bagni freddi o l’utilizzo di ghiaccio o alcol non sono raccomandati; l’alcol è tossico e l’acqua fredda può causare brividi, innalzando paradossalmente la temperatura. Non utilizzate mai spugnature con alcol: è una pratica pericolosa e tossica.
Misurare la febbre al neonato: ecco come fare
Segnali d'Allarme e Quando Chiamare il Pediatra
La febbre nei bambini, pur essendo spesso un segnale benigno, richiede attenzione e, in determinate circostanze, l'intervento medico. Saper riconoscere i segnali d'allarme è fondamentale per la sicurezza del bambino.
L'Età del Bambino: Un Fattore Critico
L'età è il primo e più importante fattore da considerare. Particolare attenzione va prestata nei neonati o lattanti. Nei neonati di età inferiore a 3 mesi, qualsiasi aumento della temperatura dovrebbe essere preso molto seriamente. Se un bambino con meno di sei mesi ha la febbre è indispensabile chiamare il dottore. La febbre nei neonati di età inferiore ai 3 mesi è considerata un segnale d’allarme. I neonati hanno un elevato rischio di contrarre infezioni gravi a causa del loro sistema immunitario immaturo. Pertanto, se un bambino ha meno di 3 mesi e presenta febbre 38°, deve essere consultato immediatamente il pediatra e spesso è necessario il ricovero per accertamenti.
Sintomi che Richiedono Attenzione Immediata
Prima di chiamare il medico è necessario valutare lo stato del bambino nel suo complesso per capire se è una situazione grave che richiede il suo intervento. Se la febbre persiste per più di 24 ore e il bambino presenta altri disturbi è bene consultare il pediatra, riferendo: l'età del bambino, la temperatura misurata, la durata della febbre, eventuali altri disturbi e se il bambino è stato a contatto nei giorni precedenti con persone ammalate. La durata tipica di una febbre virale rientra di solito nelle 72 ore. Se la febbre persiste oltre questo periodo o si ha un peggioramento dei sintomi, potrebbe essere opportuno consultare il pediatra.
È indispensabile la consulenza pediatrica o recarsi al pronto soccorso in presenza di “segni di allarme”, come l’età inferiore ai 6 mesi, una temperatura oltre i 40°, o un aspetto sofferente, sonnolenza, pianto inconsolabile o irritabilità. Altri sintomi urgenti includono rigidità nucale, convulsioni, difficoltà respiratoria o segni di disidratazione (rifiuto di bere o riduzione della diuresi). Bisogna rivolgersi tempestivamente al pediatra o al pronto soccorso se il bambino ha un’età inferiore a 3 mesi o presenta temperatura corporea > 40 °C; difficoltà a respirare, letargia, rigidità della nuca, convulsioni; riduzione marcata dell’alimentazione o della produzione di urina; febbre persistente per più di 48-72 ore senza miglioramento; comparsa di rash cutaneo o sanguinamento.
L'osservazione del comportamento è cruciale. È bene osservare se il bambino è pallido o arrossato, se ha appetito, se ha voglia di giocare, se piange continuamente, se lamenta dolore o non riesce a dormire. E ancora: respira con difficoltà? Ha il naso chiuso? Tossisce? Ha mal d'orecchi? Avete riscontrato vomito o diarrea?
Le Convulsioni Febbrili: Cosa Sono, Come Agire e Quando Preoccuparsi
Le convulsioni febbrili sono episodi che si manifestano in presenza di febbre (di solito nella fase iniziale) in alcuni bambini il cui sistema nervoso è particolarmente eccitabile. Il bambino può svenire, irrigidirsi, manifestare scosse ai quattro arti, avere gli occhi sbarrati oppure rivolti all'indietro, oppure entrare in uno stato di rilasciamento muscolare. Questi fenomeni possono durare anche alcuni minuti, dopo di che il bambino può mostrare una profonda sonnolenza, che rappresenta il periodo di ritorno alla normalità. Si verificano convulsioni febbrili con sintomi quali tremori, perdita di conoscenza e rotazione degli occhi verso l’alto, bava alla bocca.
Descrizione e Natura Benigna
A proposito delle convulsioni febbrili, nonostante questi episodi possano far preoccupare molto i genitori (il bambino può perdere conoscenza, tremare, ruotare gli occhi verso l’alto…) si tratta di un’eventualità piuttosto comune e di solito benigna, che non comporta altri rischi per la salute e non ha alcuna conseguenza neurologica. Le convulsioni febbrili di solito non sono pericolose! E non sono neanche segno di epilessia. Sebbene rappresentino un evento traumatico per i genitori, bisogna tenere presente che sono comuni nei bambini e che non hanno effetto sulla loro salute. È comunque importante che non durino troppo a lungo perché durante una convulsione arriva al cervello meno ossigeno. Le convulsioni febbrili colpiscono maggiormente i bambini tra uno e cinque anni, ma cessano dopo i 5-6 anni di età. Le convulsioni febbrili sono provocate dalla febbre. In alcuni bambini compaiono solo quando la febbre è molto alta (41-42°C), in altri anche durante un normale episodio febbrile.
Cosa Fare Durante una Crisi Convulsiva
Innanzitutto bisogna mantenere la calma. Di fronte a una convulsione febbrile è bene non farsi prendere dal panico e non cercare di trattenere il bambino nel tentativo di bloccare le scosse. Non bisogna attardarsi in manovre inutili, per esempio scuotere o schiaffeggiare il bambino e chiamarlo per nome. È bene, inoltre, non cercare di attrarre l'attenzione del bambino chiamandolo per nome, scuotendolo o schiaffeggiandolo, anche se smette temporaneamente di respirare.
Alla comparsa di una prima convulsione febbrile bisogna abbassargli la febbre il più presto possibile spogliando il bambino da eccessivi indumenti. Poi si possono applicare panni freschi e umidi sulla fronte e sul collo. Il bambino va messo sul fianco e va rimosso con un dito qualsiasi cosa il piccolo abbia in bocca (se vomita, rimuovere subito il vomito). Quando la convulsione è finita, si può somministrare un antipiretico e poi chiamare il pediatra che, oltre a controllare che il bambino stia bene, potrà meglio consigliare sull'atteggiamento e l'attenzione da porre in futuro. Portare subito il bambino in ospedale o chiamare il medico prima di iniziare la terapia è solo una perdita di tempo. Il pediatra va chiamato solo dopo aver eseguito le terapie adeguate ed urgenti e dopo che la convulsione sia terminata o nel caso la convulsione duri oltre 10 minuti. Tuttavia, nel caso si verifichino per la prima volta, è necessario recarsi in pronto soccorso per gli accertamenti del caso.
Prevenzione delle Recidive
Il 70 per cento dei bambini che hanno avuto una convulsione febbrile non ne avrà un'altra (una recidiva). Nel rimanente 30 per cento la comparsa di recidive è possibile, anche a distanza di mesi, ma sempre in presenza di febbre. Se il bambino ha già avuto una convulsione febbrile è bene abbassare immediatamente la temperatura anche quando il livello è basso (37,5°C ascellare o 38°C rettale). Il comportamento da tenere è lo stesso adottato in caso di febbre: in particolare, può essere somministrato un antipiretico. Sarà comunque il medico a consigliare il trattamento ottimale da avere sempre a disposizione per ogni successivo episodio di febbre.
Il Ruolo del Pediatra e la Necessità di Informare
Il pediatra è senz’altro il primo riferimento per qualsiasi sintomo di malattia - quindi anche per la febbre - e in genere informa preventivamente i genitori già prima della prima vaccinazione in merito a cosa fare in caso di alterazione della temperatura e come gestire le febbri in generale. Informare i genitori sulla gestione della febbre è fondamentale. In situazioni in cui la comparsa è improvvisa o la temperatura raggiunge livelli ritenuti elevati, c'è chi si rivolge subito al pediatra richiedendo la visita del proprio bambino, chi per maggiore informazione aspetta a rivolgersi al medico iniziando un trattamento farmacologico con antipiretici.
Quando il Bambino Può Tornare alle Sue Attività
Quando far uscire il bambino dopo che ha sfebbrato? Questo dipende dalla malattia sofferta e dalla persistenza di altri sintomi. Nei frequenti casi di malattie autunno-invernali da virus (per esempio laringiti e tracheiti), se le condizioni generali sono buone e il bambino è vivace e allegro, sarà inutile tenerlo chiuso dentro casa finché non sia scomparso l'ultimo colpo di tosse. È importante valutare lo stato generale del bambino e non solo l'assenza di febbre.
