Il campo della riproduzione assistita ha compiuto passi da gigante negli ultimi decenni, offrendo a molte coppie la possibilità di realizzare il sogno di una famiglia. Al centro di queste innovazioni si trova la fecondazione in vitro (FIVET) e, in particolare, la gestione degli embrioni congelati. Questi ultimi rappresentano non solo una riserva di speranza per future gravidanze ma anche un punto focale di dibattiti etici e legali, specialmente in Italia, dove le normative sono state oggetto di significative evoluzioni e discussioni. Il tema degli embrioni congelati è tornato alla ribalta dopo che Eugenia Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, ha confermato nei giorni scorsi che entro un mese sarà pronto il disegno di legge sull'adozione di quelli in stato di abbandono, ossia quelli non impiantati ai fini di una gravidanza e che, quindi, rimangono inutilizzati. Ma di che si tratta esattamente, che fine fanno quelli inutilizzati, cosa prevedono le normative e perché forse sarebbe meglio parlare di donazione e non di adozione? Queste domande cruciali delineano il complesso scenario che circonda gli embrioni crioconservati.
L'Attualità degli Embrioni Congelati: Dibattito su Abbandono e Destinazione
La discussione sulla destinazione degli embrioni congelati non impiantati è al centro del dibattito pubblico e legislativo in Italia. La proposta di considerare l'adozione per gli embrioni "abbandonati" solleva interrogativi fondamentali sulla loro natura e sul loro status giuridico. È cruciale comprendere che gli embrioni congelati, va sottolineato, sono blastocisti, ossia cellule in fase di sviluppo di 5 giorni circa, e non hanno quindi personalità giuridica. Questa distinzione è fondamentale per comprendere le implicazioni delle normative attuali e le proposte di modifica. Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, ha spiegato all'Ansa che “gli embrioni congelati abbandonati non possono essere adottati perché solo i bambini in stato di abbandono, per legge, possono essere adottati e non delle cellule: queste, nelle normative italiane e europee, sono equiparate ai tessuti e, se idonee, si donano, ma non possono avere personalità giuridica, requisito imprescindibile per rendere possibile l'adozione”.
La questione della personalità giuridica non è puramente formale. Attribuire personalità giuridica alle cellule, cambiando il codice civile (art. 1) che subordina tale capacità all'evento nascita significherebbe bloccare i trapianti, le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (Pma), e le Interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg). Le conseguenze di un tale cambiamento legislativo sarebbero dunque profonde e trasversali, influenzando ampi settori della medicina e del diritto. Inoltre, aggiunge Gallo, da tempo ci si domanda come saranno utilizzati i circa 3700 embrioni congelati prodotti prima del 2004, che in base al Decreto Sirchia risultano abbandonati, mentre in questi ultimi 21 anni di legge 40 sulla Procreazione medicalmente assistita c'è un numero di embrioni non idonei per una gravidanza che non conosciamo e non sappiamo a cosa destinarli. Questo evidenzia una lacuna normativa e una sfida pratica nella gestione di migliaia di embrioni che attendono una chiara definizione del loro futuro. La complessità è accentuata dal fatto che, allo stato attuale, gli embrioni non possono essere donati ad altre coppie o alla ricerca scientifica, né possono essere distrutti, come precisato dalla normativa italiana.

La Crioconservazione Embrionaria: Che Cos'è e Come Funziona
La criopreservazione, più comunemente conosciuta come congelamento, rappresenta uno degli sviluppi più moderni e significativi nel campo della ricerca e dei trattamenti per la fertilità. Questa avanzata metodologia offre un'opportunità senza precedenti, permettendo alle madri di posticipare la gravidanza congelando i propri ovociti o, in alternativa, di congelare gli embrioni per un utilizzo futuro. La tecnica di crioconservazione degli embrioni è divenuta una delle pratiche di procreazione medicalmente assistita più utilizzate sin dalla prima procedura conclusasi con successo con una gravidanza nel 1983. Oggi, il congelamento degli embrioni, ottenuti al termine di una fecondazione in vitro (FIVET) o di un'iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi (ICSI), è riconosciuto come una parte fondamentale dei programmi di procreazione medicalmente assistita.
Il processo di congelamento degli embrioni è delicato e complesso, richiedendo più passaggi eseguiti in condizioni rigorosamente controllate. Come spiegato, ad esempio, al Dogus Centro IVF, l'ovulo viene fecondato all'interno del laboratorio, e successivamente, l'embrione risultante viene congelato a temperature estremamente fredde, utilizzando azoto liquido. Questo metodo permette agli embrioni di rimanere in uno stato dormiente, mantenendo inalterate le proprie condizioni nel tempo. La crioconservazione avviene attraverso la tecnica di vitrificazione, che si basa sull'uso di azoto liquido per conservarli e mantenerne inalterate le condizioni nel tempo. Solo embrioni di buona qualità, tipicamente di 5 o 6 giorni di età, vengono vetrificati e conservati a -196°C, garantendo un'elevata protezione da eventuali danni. Quelli ritenuti adatti al congelamento vengono stoccati quasi a -200 gradi e immersi nell’azoto liquido.
Esistono principalmente due possibilità per congelare gli embrioni: lo «slow freezing» (congelamento lento) e la vitrificazione. Quest'ultima, che permette di raggiungere la temperatura di -196 gradi in pochi secondi, si è dimostrata più efficace secondo una metanalisi pubblicata nel 2017 sulla rivista Human Reproduction Update. La superiorità della vitrificazione risiede nel ridotto numero di cristalli di ghiaccio che si formano durante il congelamento, i quali sono potenzialmente in grado di danneggiare l'embrione. Su quest'ultimo punto, la comunità scientifica è ormai concorde, riconoscendo i benefici di questa metodologia avanzata. Il congelamento di embrioni ha un vantaggio economico e psicologico significativo per il paziente, poiché evita la necessità di ripetere l'intero trattamento di stimolazione ovarica. Inoltre, il congelamento di embrioni è anche considerata una tecnica che aumenta le probabilità di gravidanza. Attraverso un processo lento lo scongelamento degli embrioni vengono riprese e i processi biologici vengono riprese, permettendo così l'utilizzo degli embrioni per un trasferimento futuro. Il congelamento degli embrioni si è diffuso anche in Italia negli ultimi dieci anni, dopo che la Corte Costituzionale ha eliminato il limite dei tre embrioni conservabili posto fino al 2009 dalla legge 40/2004, ampliando le possibilità per le coppie e i centri di PMA.
Vitrificazione di embrioni. Quando e come?
Il Percorso della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) e la Nascita degli Embrioni Sovrannumerari
Per comprendere appieno il contesto degli embrioni congelati, è essenziale delineare il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Ricordiamo brevemente che per procreazione medicalmente assistita omologa (Pma omologa) si intende una serie di tecniche usate nei laboratori per fecondare gli ovociti con gli spermatozoi e raggiungere così una gravidanza. Queste tecniche sono rivolte a coppie che, dopo un periodo di tentativi naturali infruttuosi, necessitano di un supporto medico per concepire. Secondo le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, possono ricorrere alla procreazione assistita le coppie sane che non riescono a concepire dopo almeno 1-2 anni di rapporti liberi e non protetti, un limite che in alcuni casi può essere abbassato a 6 mesi, a seconda della situazione clinica specifica.
In Italia, l'accesso a questa serie di trattamenti è regolamentato in modo specifico. La legge consente l'accesso a questa serie di trattamenti solo alle coppie maggiorenni eterosessuali, in età fertile e provviste di autocertificazione di matrimonio o convivenza. Questo quadro normativo stabilisce chi può intraprendere il percorso della PMA nel paese.
Il processo di PMA inizia con una fase di stimolazione ovarica controllata, seguita dal prelievo degli ovociti. Durante il percorso di Pma, si arriva nella fase del prelievo degli ovociti e, nello stesso giorno, gli ovociti maturi vengono fecondati con gli spermatozoi del partner. Questi ovociti fecondati vengono poi mantenuti in un incubatore per un massimo di 7 giorni, un periodo critico durante il quale si osserva il loro sviluppo. “Durante questo periodo, gli ovociti fecondati si sviluppano dopo 3 giorni allo stadio di embrione e dopo circa 5 giorni allo stadio di blastocisti”, spiegano dall'Ospedale San Raffaele. Questo sviluppo è monitorato attentamente dai biologi embriologi. Dopo questo periodo di coltura, specificamente “3 o 5 giorni dopo il prelievo ovocitario, la donna verrà contattata per sottoporsi al trasferimento embrionario”.
In molti cicli di fecondazione in vitro e di donazione di ovociti, si ottengono più embrioni di quelli che sono effettivamente necessari per il trasferimento immediato. Questi embrioni aggiuntivi sono definiti "sovrannumerari". Gli embrioni sovrannumerari ottenuti, invece, verranno crioconservati (dopo la fecondazione in vitro, FIVET, o dopo un'iniezione intracitoplasmatica degli spermatozioni, ICSI) attraverso la tecnica di vitrificazione. Con questa metodica avanzata, è possibile conservare embrioni non utilizzati per un periodo di tempo indefinito, offrendo alle coppie la flessibilità di pianificare future gravidanze. Se in passato si riteneva che fosse preferibile l’impianto dell’embrione fresco, subito dopo la fecondazione, i dati oggi disponibili permettono di affermare che non vi sono differenze rilevanti tra le due diverse tecniche in termini di esiti di gravidanza, consolidando l'efficacia e la sicurezza del trasferimento di embrioni congelati.

Il Trasferimento di Embrioni Congelati (FET): Una Strategia Efficace per la Gravidanza
Il trasferimento di embrioni congelati (FET) è una tecnica di riproduzione assistita (ART) che fa parte dei trattamenti di riproduzione assistita, come la fecondazione in vitro (IVF). In questo contesto, un embrione è un ovulo fecondato da uno sperma, risultato delle procedure di laboratorio. Grazie alla moderna tecnologia chiamata vetrificazione, è possibile congelare o crioconservare gli embrioni di riserva per utilizzarli in una fase successiva. Questa possibilità è particolarmente preziosa, ad esempio, se il primo ciclo di fecondazione in vitro fallisce, o se la coppia vorrebbe avere più figli in seguito, offrendo una soluzione per ampliare la famiglia senza dover ripetere l'intero processo di stimolazione ovarica. Molte coppie sottoposte a trattamento di fecondazione in vitro scelgono di congelare i loro embrioni di riserva per un uso successivo in una fase successiva, riconoscendo i numerosi vantaggi di questa pratica.
Un trasferimento di embrioni congelati o FET è il trasferimento di embrioni congelati che sono stati vetrificati in una procedura precedente. Il processo del FET può essere eseguito in cicli stimolati o non stimolati, a seconda delle condizioni cliniche della paziente e della strategia terapeutica adottata. Durante un ciclo naturale non stimolato, gli embrioni vengono sostituiti nell'utero quando è più probabile l'impianto, seguendo il ciclo mestruale naturale della donna. Con un ciclo stimolato, invece, la paziente assumerà farmaci per la down-regolazione delle ovaie per evitare che gli ovuli vengano rilasciati spontaneamente. Dopo una scansione, tipicamente il secondo o il terzo giorno del ciclo, la donna inizierà a prendere farmaci specifici per preparare il suo utero al trasferimento dell'embrione, creando un ambiente ottimale per l'impianto.
La preparazione degli embrioni per il trasferimento include un passaggio cruciale di scongelamento. Gli embrioni congelati vengono riscaldati nell'equivalente del giorno 5 in un ciclo naturale o controllato, simulando il loro stadio di sviluppo ottimale. Circa due ore dopo il riscaldamento, è possibile determinare la vitalità degli embrioni, selezionando quelli più idonei per il trasferimento. Il trasferimento dell'embrione stesso è una procedura relativamente semplice, simile a uno striscio ginecologico, e causa solo un disagio minimo alla paziente. Durante questa fase, un mezzo di coltura contenente uno o due embrioni viene caricato in un sottile catetere con una siringa all'estremità, che viene poi delicatamente inserito nell'utero per depositare gli embrioni. Il tasso di gravidanza per un trasferimento di embrioni congelati è simile a un ciclo fresco, indicando che la crioconservazione non compromette l'efficacia del trattamento.
La decisione sul numero di embrioni da trasferire è complessa e tiene conto di diversi fattori clinici per ottimizzare le probabilità di successo e minimizzare i rischi. Quando si considera il numero di embrioni da trasferire, vengono inclusi questi fattori: l'età del paziente; se gli ovuli sono di proprietà del paziente o donati; se la paziente ha una buona riserva ovarica, o due o più embrioni di buona qualità disponibili per il congelamento e se c'è stato un precedente ciclo di trattamento IVF riuscito. Le linee guida di organizzazioni professionali, come la Società dell'Africa meridionale di medicina riproduttiva ed endoscopia ginecologica (SASREG), seguite ad esempio dalla Medfem Fertility Clinic, mirano a tutelare gli interessi dei pazienti e a fornire raccomandazioni agli specialisti. Le linee guida sottolineano che per le donne di età superiore ai 37 anni, si raccomanda il trasferimento di un singolo embrione, a meno che non sia disponibile un embrione di alta qualità per il trasferimento, nel qual caso è possibile trasferire due embrioni, a condizione che non vi siano fattori di rischio ostetrico aumentati. Per le donne di età compresa tra 37 e 39 anni, a meno che il paziente non richieda il trasferimento di un singolo embrione, la raccomandazione è il trasferimento di due embrioni, a condizione che non vi siano fattori di rischio ostetrico aumentati. Per le donne di età compresa tra 40 e 42 anni, SASREG raccomanda il trasferimento di due embrioni. Il nostro team della Medfem Fertility Clinic ha una vasta esperienza nel congelamento di embrioni e nel trasferimento di embrioni congelati, e se desideri saperne di più sul trasferimento di embrioni congelati e se si tratta di un'opzione di trattamento per te, ti invitiamo a incontrare uno dei nostri specialisti della fertilità presso la Medfem Fertility Clinic. Il nostro team della Medfem Fertility Clinic crede nel rendere disponibili per tutti trattamenti di fertilità di livello mondiale, sottolineando l'importanza di un approccio personalizzato e basato sull'evidenza.

Pianificare la Famiglia: Avere Due Figli e Oltre con gli Embrioni Congelati
La possibilità di crioconservare gli embrioni rappresenta una risorsa inestimabile per le coppie che desiderano pianificare la propria famiglia, in particolare per coloro che aspirano ad avere più figli, come due bambini, senza dover affrontare ripetutamente l'intero e impegnativo percorso della fecondazione in vitro. Il programma di congelamento di embrioni si usa per conservare gli embrioni rimasti dal trattamento per non ripetere l’intero trattamento, offrendo un notevole sollievo fisico, psicologico ed economico. Infatti, dopo il trasferimento degli embrioni, se avanzano embrioni di qualità alta, il paziente ha la possibilità di congelare gli embrioni per un uso nel futuro. Questo processo offre alle madri la possibilità di posticipare la gravidanza congelando gli ovociti o anche congelando gli embrioni per usarli in futuro, mantenendo la flessibilità riproduttiva in un'età fertile.
Uno dei vantaggi più significativi dell'utilizzo degli embrioni congelati per concepimenti successivi è che non vi sono differenze rilevanti nei risultati rispetto all'impianto di embrioni freschi. Se in passato si riteneva che fosse preferibile l’impianto dell’embrione fresco, subito dopo la fecondazione, i dati oggi disponibili permettono di affermare che non vi sono differenze rilevanti tra le due diverse tecniche. Inoltre, il congelamento degli embrioni non è associato, come immaginato fino a pochi anni fa, a un incremento del rischio di malformazioni o di complicazioni durante la gravidanza. I risultati ottenuti con embrioni congelati sono dunque molto simili a quelli che si conseguono con embrioni freschi, ma con vantaggi distinti. Tra questi, quello di poter sottoporre la donna a un unico ciclo di stimolazione ovarica, da cui si cerca poi di fecondare un maggior numero di ovociti per ottenere più embrioni, e di ridurre il tasso di gravidanze gemellari, non dovendo trasferire più embrioni contemporaneamente per massimizzare le probabilità nel ciclo fresco. Questo aspetto è cruciale, poiché, mentre i gemelli e persino le terzine possono sembrare una benedizione per una coppia infertile, in realtà comporta molti rischi sia per la madre che per i bambini. Pertanto, la capacità di trasferire un numero limitato di embrioni per ciclo, sapendo di avere embrioni di riserva congelati, migliora la sicurezza della gravidanza.
Quanto alle condizioni di salute dei bambini nati da embrioni congelati, le rassicurazioni sono totali. Non si riscontra alcun problema significativo per la salute dei neonati, un dato che contribuisce a rafforzare la fiducia nella sicurezza e nell'efficacia di questa tecnica. La metodica è inoltre utilizzata anche per preservare la fertilità delle pazienti oncologiche, offrendo loro la speranza di una futura genitorialità dopo le cure, e per concedere maggiori speranze alle donne più in là con gli anni che hanno una riserva di ovociti ridotta.
Un aspetto che resta da chiarire è quanto tempo gli embrioni possano rimanere congelati senza compromettere le probabilità che, una volta trasferiti nell'utero di una donna, possano dare avvio a una gravidanza. Al momento, non ci sono indicazioni univoche precise sulla durata massima di conservazione. La maggior parte dei centri pone un limite anagrafico per l'aspirante mamma, tipicamente i 50 anni, considerando poco probabile un attecchimento oltre quell'età. Tuttavia, nelle valutazioni, si tiene conto anche di altri indicatori: dal peso alle cause dell'infertilità, dal numero alla qualità degli embrioni fecondati. C'è un altro aspetto, però, che rischia di fare la differenza: il tempo di stoccaggio di questi ultimi. Analizzando il tasso di successo delle procedure di reimpianto realizzate su 24.700 donne tra il 2011 e il 2017, in tempi diversi, i ricercatori del dipartimento di riproduzione medicalmente assistita dello Shanghai Ninth People's Hospital hanno osservato che maggiore era l'intervallo tra la vitrificazione e il trasferimento in utero, minori erano le chance di successo. Nello specifico, le procedure completate entro tre mesi hanno fatto registrare un impianto nel 40 per cento dei casi e una gravidanza nel 56 per cento di questi, alla fine delle quali è nato vivo il 47 per cento dei bambini. In quelle portate a termine tra 12 e 24 mesi, l'impianto è invece andato a buon fine soltanto nel 26 per cento dei casi, con dati identici relativi alle gestazioni e alle nascite di bambini in buona salute. Ciò equivale a dire che su 100 donne, in caso di impianto entro i tre mesi dal congelamento, 47 sono riuscite ad avere un bambino (quasi 1 su 2). Aspettando almeno uno e fino a due anni, invece, 26 aspiranti mamme su 100 sono riuscite a coronare il proprio desiderio. «D'ora in avanti dovremo considerare anche la durata della conservazione dei gameti per stimare i tassi di successo di una procedura di procreazione medicalmente assistita - afferma Qianqian Zhu, coordinatrice dello studio -. Questo aspetto è importante soprattutto per le donne alle prese con un tumore, che vedono spesso le loro ovaie danneggiate dalle cure oncologiche e che sono chiamate ad attendere la guarigione prima di intraprendere un percorso che punta a culminare nella gravidanza». Questo studio suggerisce che, sebbene la crioconservazione offra grande flessibilità, un trasferimento relativamente più tempestivo potrebbe massimizzare le probabilità di successo per una seconda gravidanza e per l'intera pianificazione familiare.
Vitrificazione di embrioni. Quando e come?
Questioni Legali ed Etiche: La Personalità Giuridica e il Destino degli Embrioni Non Utilizzati
La gestione degli embrioni congelati in Italia è un tema intriso di complessità legali ed etiche, che si riflette nelle opzioni a disposizione delle coppie e nei vincoli imposti dalla normativa. “Quando aderisce al consenso informato per la crioconservazione embrionaria, la coppia si impegna all’utilizzo futuro degli embrioni”, spiegano da Humanitas. Questo impegno è fondamentale e delinea le responsabilità della coppia in relazione ai loro embrioni crioconservati. Secondo la legge italiana, gli embrioni congelati possono essere utilizzati dalla coppia per un ulteriore tentativo di PMA, sia dopo un primo tentativo fallito sia nel caso in cui si intenda avere un altro figlio. Questa flessibilità permette alle coppie di modulare il proprio percorso riproduttivo nel tempo, spesso mirando a formare una famiglia con due figli o più. In alternativa all'utilizzo personale, la coppia può scegliere di trasferire gli embrioni in un altro Centro specializzato e autorizzato, garantendo la continuità della conservazione e l'eventuale utilizzo in un contesto differente.
La terza opzione disponibile, tuttavia, è quella di abbandonarli mediante una dichiarazione firmata, vale a dire quindi che la coppia rinuncia di fatto agli embrioni. Questa scelta, seppur permessa, apre scenari complessi riguardo al destino di queste entità biologiche. Come precisano da Humanitas, “la normativa italiana prevede che gli embrioni non possano essere donati ad altre coppie o alla ricerca scientifica, e che non possono essere distrutti”. Di conseguenza, in caso di abbandono, gli embrioni rimarranno a carico del Centro presso cui sono crioconservati a tempo indefinito, ponendo oneri logistici e morali sui centri stessi. Questa restrizione è in netto contrasto con le pratiche di molti altri paesi e alimenta il dibattito sulla necessità di rivedere il quadro normativo.
Il nucleo della questione risiede nella definizione di personalità giuridica. Come già evidenziato, gli embrioni congelati sono blastocisti, ossia cellule in fase di sviluppo di circa 5 giorni, e non detengono personalità giuridica. Questa è la base su cui si fonda la distinzione fondamentale tra "adozione" e "donazione" nel contesto degli embrioni. L'avvocata Filomena Gallo sottolinea che “gli embrioni congelati abbandonati non possono essere adottati perché solo i bambini in stato di abbandono, per legge, possono essere adottati e non delle cellule”. Le cellule, secondo le normative italiane ed europee, sono equiparate ai tessuti e, se idonee, si donano, ma non possono avere personalità giuridica, requisito imprescindibile per rendere possibile l'adozione.
La proposta di attribuire personalità giuridica agli embrioni, come quella suggerita dal ministro Roccella per la loro "adozione", comporterebbe implicazioni di vasta portata. “Attribuire personalità giuridica alle cellule, cambiando il codice civile (art. 1) che subordina tale capacità all'evento nascita significherebbe bloccare i trapianti, le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (Pma), e le Interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg)”. Un cambiamento così radicale toccherebbe non solo la sfera della riproduzione assistita, ma avrebbe ripercussioni su tutti i settori della medicina che gestiscono tessuti e cellule, generando una crisi nel sistema sanitario e legale. La complessità è ulteriormente aggravata dalla presenza di circa 3700 embrioni congelati prodotti prima del 2004, che in base al Decreto Sirchia risultano abbandonati, e un numero sconosciuto di embrioni non idonei per una gravidanza accumulati negli ultimi 21 anni di applicazione della legge 40 sulla Procreazione medicalmente assistita. Questi embrioni rappresentano una sfida concreta per la quale non esiste ancora una soluzione chiara, alimentando la necessità di un confronto approfondito e di un adeguamento normativo che tenga conto sia delle esigenze scientifiche e mediche sia delle sensibilità etiche e sociali.