L’Italia in questi ultimi decenni è stata testimone di una straordinaria e silenziosa rivoluzione sociale che riguarda il modo e il luogo di nascere, con conseguenze diverse e ancora non del tutto chiare. La medicalizzazione ha, in parte, contribuito ad aumentare la sopravvivenza materno-infantile ma corre il rischio di sopraffare la normalità del parto fisiologico, trasformando ogni donna in una "paziente" come se l'evento nascita fosse "patologico" in sé. Eppure la maggior parte delle donne e dei bambini sono soggetti "sani" e come tali devono essere osservati, accompagnati e assistiti.
Il volume nasce dall'esperienza clinica e di formazione nei corsi per ostetriche e medici tenuti dalle autrici, a cui si aggiunge il contributo di diversi professionisti da anni impegnati a cambiare l'attuale assistenza alla nascita fisiologica. L'intento è cercare di connettere il sapere di base e quello clinico/critico, fondato sulle evidenze scientifiche (ma non solo), per favorire la fisiologia, per tradurre in pratica assistenziale il principio che le normalità sono tante, per rigenerare la pratica ostetrica coniugando "mani, cervello e cuore".

Il paradigma della Salutogenesi nella nascita
Per comprendere appieno la fisiologia della nascita, è necessario superare la visione puramente patologica dell'evento ostetrico. La nascita non deve essere considerata un processo che richiede costantemente correzione medica, bensì un evento salutogenico. La salutogenesi, concetto introdotto da Aaron Antonovsky, si concentra su ciò che promuove la salute e il benessere, anziché su ciò che causa la malattia. In ambito perinatale, questo approccio implica che l'assistenza debba sostenere il senso di coerenza della donna, rafforzando la sua fiducia nel processo fisiologico.
Studi come quelli di Eriksson e Lindstrom hanno ampiamente documentato la relazione tra il senso di coerenza e la qualità della vita. Applicare questo modello all'assistenza alla nascita significa riconoscere che la continuità delle cure, la relazione interpersonale tra ostetrica e donna e il rispetto per i ritmi biologici sono fattori determinanti per un esito di salute ottimale, sia fisico che psicologico.
L'impatto della medicalizzazione e il rischio di iper-assistenza
Sebbene la tecnologia medica abbia indubbiamente salvato molte vite in situazioni di emergenza, l'uso indiscriminato di interventi ostetrici - come l'induzione routinaria del travaglio o il ricorso eccessivo al taglio cesareo - solleva interrogativi critici. La ricerca scientifica, inclusi gli studi di Coates e Homer, evidenzia come l'indicazione clinica debba essere sempre bilanciata con una visione che ponga la donna al centro del processo decisionale.
L'induzione del travaglio, ad esempio, è diventata una pratica comune che spesso ignora la variabilità fisiologica dei tempi di gestazione. La letteratura attuale, inclusi i lavori di Middleton e lo studio INDEX, suggerisce cautela nell'intervenire precocemente senza una reale necessità clinica. Trasformare una gravidanza a basso rischio in un evento medicalizzato comporta il rischio di innescare una "cascata di interventi", dove ogni procedura ne rende necessaria un'altra, allontanando la donna dall'esperienza fisiologica del parto.

Neurobiologia dell'attaccamento e stress perinatale
La nascita è un momento di intensa attività neuroendocrina. Gli studi di Atzil, Hendler e Feldman hanno chiarito come la sincronia tra madre e bambino, mediata dagli ormoni, sia fondamentale per lo sviluppo del legame di attaccamento. Lo stress materno, provocato da un ambiente ostetrico poco accogliente o da un eccesso di interventi invasivi, può alterare il delicato equilibrio biochimico del travaglio.
Fattori come l'attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e il rilascio di cortisolo durante il parto fisiologico hanno funzioni precise. Quando il processo viene disturbato da agenti esterni o da stress indotto, il sistema di autoregolazione fetale e materno può risentirne. Comprendere la fisiologia dei neurotrasmettitori significa anche rispettare la privacy, la penombra e la calma necessarie affinché l'ossitocina - l'ormone del "bonding" e delle contrazioni - possa svolgere il suo ruolo senza interferenze.
La continuità assistenziale: "Mani, Cervello e Cuore"
Una delle strategie più efficaci per favorire la fisiologia è la continuità dell'assistenza (continuity of care). Come dimostrato dalla revisione Cochrane di Sandall et al., le donne che beneficiano di un modello di assistenza ostetrica continuativa presentano tassi inferiori di interventi medicalizzati, maggiore soddisfazione e migliori esiti clinici.
Rigenerare la pratica ostetrica significa, dunque, integrare:
- Mani: Competenza manuale, palpazione, ascolto dei battiti cardiaci fetali, capacità di intervenire solo quando necessario (low touch, high support).
- Cervello: Conoscenza delle evidenze scientifiche, aggiornamento costante, capacità di analisi critica delle linee guida.
- Cuore: Empatia, ascolto della narrazione della donna, presenza umana e accoglienza del vissuto emotivo.
Lezione 22 - Fisiologia del parto nomenclatura, cause e fattori
Verso un nuovo linguaggio della nascita
Il testo in questa nuova edizione, completamente aggiornata e ampliata, è attraversato da parole di donne e operatori e da intermezzi poetico-letterari per ricordare che il linguaggio della nascita non è soltanto quello medico. La riscoperta della fisiologia passa necessariamente attraverso il riconoscimento della soggettività della donna. La nascita è un evento sociale, culturale ed esistenziale, non solo una procedura clinica.
La medicalizzazione, in molte espressioni di indifferenza, ignoranza e paradossalità, ha privato la donna della sua capacità di agire (agency). È tempo di tornare a osservare, accompagnare e assistere, riconoscendo che le "normalità" sono tante. Ogni percorso di nascita è unico e richiede un'assistenza sartoriale, capace di adattarsi alle esigenze specifiche di ogni madre e di ogni nascituro, senza mai perdere di vista l'obiettivo finale: la salute integrata - fisica, emotiva e relazionale - della diade madre-bambino.
Considerazioni sulle popolazioni fragili e bias di sistema
La qualità dell'assistenza alla nascita non può prescindere da una riflessione sulle disparità sociali. Le ricerche evidenziano come le donne in situazioni di svantaggio sociale o appartenenti a minoranze etniche possano subire, talvolta in modo implicito, pregiudizi da parte degli operatori sanitari. Come indicato dagli studi di Hall et al., l'influenza dei bias cognitivi sulle decisioni cliniche è un fattore che richiede un'attenzione profonda per garantire equità e sicurezza per tutte le donne. Un'assistenza basata sulla fisiologia deve essere, per definizione, inclusiva e attenta ai determinanti sociali di salute.

Sincronizzazione e ritmi della nascita: oltre la patologia
L'idea che ogni nascita debba seguire rigorosamente i tempi clinici previsti - una visione spesso influenzata da modelli di gestione burocratica - è una delle sfide maggiori per la fisiologia odierna. La letteratura medica, inclusi gli studi di Morken, Melve e Skjaerven, conferma che la durata della gravidanza è soggetta a variazioni naturali, con una ricorrenza generazionale di cui tenere conto.
Il sistema sanitario, nel suo tentativo di standardizzare l'evento, ha corso il rischio di trasformare la nascita in una linea di montaggio. Tuttavia, la ricerca dimostra che il miglioramento degli esiti (come il tasso di taglio cesareo) è possibile solo attraverso il rispetto dei ritmi naturali e l'adozione di protocolli basati sull'evidenza scientifica, che sappiano distinguere tra il monitoraggio del benessere fetale e l'intervento non necessario sulla gestante. In questo contesto, l'ostetrica/o gioca un ruolo centrale di garante della fisiologia, sapendo quando è necessario il silenzio e quando invece è richiesta la vigilanza attiva.
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