La procreazione medicalmente assistita (PMA), e in particolare la fecondazione eterologa, rappresenta una frontiera sempre più esplorata da coppie e individui che desiderano realizzare il proprio progetto genitoriale. Nonostante i progressi normativi in Italia, che hanno aperto la strada a questa pratica, un numero significativo di cittadini italiani continua a rivolgersi all'estero per accedere a trattamenti di PMA, generando un fenomeno complesso con implicazioni mediche, legali ed etiche di rilievo.
La Ripresa dei Viaggi per la Procreazione Assistita all'Estero
Dopo la pausa imposta dalla pandemia, i viaggi delle coppie italiane che scelgono di intraprendere un percorso di procreazione assistita all’estero sono ripresi con slancio, registrando un aumento del 30% rispetto ai numeri del 2019. Questa stima, formulata da specialisti del settore, evidenzia una tendenza consolidata che vede Spagna, Grecia, Repubblica Ceca, Danimarca e Belgio tra le destinazioni preferite.

L'Apertura Normativa Italiana e le Persistenze Criticità
Come osservato da Antonino Guglielmino, presidente uscente dell’area ginecologica della SIRU, "Nonostante la Corte Costituzionale abbia rimosso molti dei vincoli fissati dalla legge 40/2004 e oggi in Italia sia consentita anche la fecondazione eterologa, nonostante i centri italiani soddisfino standard elevati di sicurezza e qualità, con tassi di successo in linea con quelli degli altri Paesi europei, sono ancora tanti i nostri concittadini che affrontano le spese e i disagi del viaggio per ottenere l’assistenza che dovrebbero ricevere a casa propria". Questa constatazione pone l'accento su "diversi problemi tuttora irrisolti" che alimentano il fenomeno del turismo procreativo.
La legge italiana (n. 40/2004) disciplina in modo specifico la fecondazione assistita, stabilendo chi può accedervi e quali tecniche sono consentite sul territorio nazionale. Originariamente, la legge vietava esplicitamente la fecondazione eterologa. Tuttavia, con l'intervento della Corte Costituzionale, in particolare con la sentenza 162/2014, è stata dichiarata l'illegittimità della norma nella parte in cui stabiliva il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, anche nell'ipotesi in cui fosse stata diagnosticata una patologia da cui ne discendeva la sterilità o infertilità assoluta ed irreversibile. Successivamente, la Corte Costituzionale ha ulteriormente aperto l'accesso alla PMA, estendendola anche alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili (C. Cost., sent. n. 96/2015).
La fecondazione eterologa può essere di diverse tipologie:
- Eterologa femminile: prevede l'ovodonazione (donazione di gameti femminili, ovociti, da parte di una donatrice).
- Eterologa maschile: prevede la donazione di gameti maschili (spermatozoi).
- Doppia eterologa: prevede la donazione sia di gameti femminili che maschili da parte di donatori.
In Italia, possono accedere alla procreazione medicalmente assistita le coppie di sesso diverso, coniugate o conviventi, in cui sia stata diagnosticata sterilità o infertilità. I presupposti principali sono: essere una coppia di sesso diverso, coniugata o convivente, in età fertile, con documentata infertilità/sterilità o con rischio di trasmissione di malattie genetiche.
Differenza tra PMA eterologa e PMA omologa - Dr. Alessandro Valdiserri
Costi e Liste d'Attesa: Un Quadro Disomogeneo
Uno dei fattori che spinge le coppie italiane all'estero è la gestione dei costi e delle liste d'attesa per la PMA in Italia. La procreazione medicalmente assistita (PMA) è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che ogni Regione italiana dovrebbe garantire ai propri residenti. Tuttavia, il Ministero della Salute non ha ancora pubblicato tariffe ufficiali per queste prestazioni, determinando una notevole variazione dei costi sul territorio nazionale. L'entità del ticket varia significativamente da Regione a Regione: alcune coprono l'intero costo di ogni intervento, mentre in altre sono a pagamento, al di fuori del ticket, solo alcune prestazioni, come l'anestesia durante il prelievo degli ovociti.
A ciò si aggiunge una marcata disomogeneità nella distribuzione dei centri pubblici, convenzionati e privati sul territorio nazionale. "Al Nord sono più numerosi quelli pubblici e convenzionati, al Sud i privati", spiega Elisa Piccoli, dell'Unità Semplice Dipartimentale PMA e preservazione della fertilità di Verona. Questa disparità porta molti residenti delle Regioni meridionali a rivolgersi alle strutture del Nord, come la Toscana o la Lombardia, per usufruire delle prestazioni rimborsate dal servizio sanitario pubblico, con il conseguente allungamento delle liste d'attesa nei centri settentrionali, che possono variare da 2-4 mesi a 1-2 anni.
Inoltre, nonostante la fecondazione eterologa sia legale in Italia, sono ancora pochi i centri pubblici che offrono questa prestazione. Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalla legge italiana che vieta di ricompensare o di dare anche solo un rimborso spese alle donne che donano ovociti, con la conseguenza che "il 90% degli ovociti utilizzati viene dall’estero", come sottolineato da Guglielmino.
Single, Coppie dello Stesso Sesso e Maternità Surrogata: Limiti e Ricorsi all'Estero
La normativa italiana, pur evolvendosi, mantiene ancora alcuni limiti che spingono determinate categorie di persone a cercare soluzioni all'estero. Attualmente, alla PMA possono accedere solo coppie eterosessuali maggiorenni, coniugate o conviventi. Di conseguenza, "Le donne single e le coppie dello stesso sesso vanno tutte all’estero", afferma Piccoli.
Si rivolgono a un altro Paese anche coloro che desiderano ricorrere alla maternità surrogata. Sebbene in Italia la maternità surrogata sia stata recentemente classificata come reato universale, il che significa che è punibile anche se praticata all'estero, questo non ferma completamente la ricerca di tale soluzione da parte di alcune coppie. Si stima che circa 250 coppie all'anno si rivolgano all'estero per la maternità surrogata, e per il 90% si tratta di coppie eterosessuali in cui la donna non può intraprendere una gravidanza per ragioni mediche. Un tempo meta prediletta era l'Ucraina, oggi invece la Grecia e Paesi extraeuropei come il Canada e gli USA sono diventati i principali destinatari, mentre l'India ha posto un divieto all'accesso per gli stranieri.

Un altro aspetto normativo riguarda i limiti di età. In Italia, la legge prevede che possano accedere alla PMA donne in età potenzialmente fertile, ma questa soglia viene interpretata in modo diverso da Regione a Regione, variando da un minimo di 42 anni a un massimo di 50. "All’estero operano centri che ammettono donne di età anche più avanzata, attirando questa parte della potenziale clientela", spiega Piccoli. Tuttavia, è fondamentale considerare che "una gravidanza ottenuta con ovociti donati in età avanzata comporta rischi elevati di complicazioni ostetriche e danni alla salute della donna e del nascituro".
Pubblicità Aggressiva e Centri Esteri: Un Mercato Poco Regolamentato
Una delle ragioni che spingono molti italiani all'estero è la pubblicità spesso aggressiva dei centri che operano in altri Paesi e si rivolgono alla clientela italiana. "Basta andare in rete e fare una semplice ricerca per trovare siti di strutture che vantano risultati irrealistici: tassi di successo anche del 60-80%", osserva Guglielmino. A differenza dei centri italiani, che sono tenuti a comunicare i propri numeri al Registro Nazionale della PMA gestito dall'Istituto Superiore di Sanità, "Sulle affermazioni di tante strutture straniere non c’è alcun controllo". Alcuni di questi centri offrono numerosi "add-on", ovvero esami e procedure aggiuntive la cui reale utilità nel determinare l'aumento della probabilità di successo non è sempre dimostrata.
La Tutela dei Bambini Nati all'Estero e la Questione della Genitorialità
La questione del riconoscimento della genitorialità in Italia per i bambini nati all'estero tramite PMA, in particolare in casi di fecondazione eterologa o maternità surrogata, è estremamente complessa e ha visto un'evoluzione giurisprudenziale significativa.
La legge italiana (n. 40/2004) disciplina la procreazione medicalmente assistita, ma la sua applicazione ai casi di PMA effettuata all'estero, soprattutto da coppie dello stesso sesso o in contesti di maternità surrogata, ha sollevato interrogativi e dibattiti.
Genitorialità Omosessuale e PMA all'Estero
Per quanto riguarda le coppie omosessuali, la legge italiana consente l'accesso alla PMA esclusivamente a coppie eterosessuali. Tuttavia, la giurisprudenza ha compiuto passi avanti nel riconoscere la genitorialità in casi di PMA eterologa praticata all'estero. La Corte di Cassazione, con diverse pronunce (tra cui Cass. 15 giugno 2017, n. 14878 e Cass. 23 agosto 2021, n. 23319), ha stabilito che l'atto di nascita formato all'estero e riportante due madri non contrasta con l'ordine pubblico internazionale. Questo principio si basa sul "superiore interesse del minore" e sul diritto del bambino a mantenere un rapporto con entrambi i genitori, indipendentemente dall'orientamento sessuale della coppia.

Tuttavia, quando la nascita avviene in Italia, l'approccio è diverso. In questi casi, non si tratta di riconoscere un atto di nascita straniero, ma di valutare la legittimità del ricorso alla fecondazione assistita in base alla legge italiana. La Cassazione ha più volte confermato il rifiuto dell'ufficiale di stato civile di correggere atti di nascita italiani per inserire il riconoscimento congiunto di due madri, argomentando che la legge italiana limita l'accesso alla PMA alle coppie eterosessuali in età fertile con comprovata infertilità o rischio di trasmissione di malattie genetiche.
Maternità Surrogata e il Reato Universale
La maternità surrogata è vietata in Italia dalla legge 40/2004 ed è stata recentemente qualificata come reato universale. Questo significa che è punibile anche se praticata all'estero da cittadini italiani. Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 38162/2022) hanno ribadito che la maternità surrogata è incompatibile con il principio di ordine pubblico italiano, a tutela della dignità umana della gestante e dell'istituto dell'adozione. Pertanto, non è trascrivibile l'atto di nascita straniero che indichi il genitore intenzionale come genitore legale. In questi casi, lo strumento per costituire un rapporto giuridico con il bambino è l'adozione in casi particolari, prevista dall'art. 44, comma 1, lett. d), della legge 184/1983.
La Corte Costituzionale, con sentenze come la n. 33/2021, ha sottolineato l'insufficienza dell'adozione in casi particolari per garantire una tutela pienamente adeguata ai principi costituzionali e sovranazionali, esortando a un intervento legislativo. Nonostante ciò, la Cassazione continua a privilegiare l'adozione in casi particolari come unica via percorribile per il genitore intenzionale che desidera un legame giuridico con il bambino nato da maternità surrogata all'estero.
La complessità di queste questioni legali evidenzia la necessità di una consulenza legale specializzata per le coppie che considerano percorsi di PMA all'estero, al fine di comprendere appieno le implicazioni e le procedure per il riconoscimento della genitorialità in Italia.
La Richiesta della SIRU al Ministero della Salute
Per difendere le tasche degli aspiranti genitori italiani e la loro salute dai costi e dalle incognite del turismo procreativo, la SIRU (Società Italiana di Riproduzione Umana) chiede da tempo al Ministero della Salute:
- La pubblicazione delle tariffe ufficiali per le prestazioni della PMA.
- Una revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per garantire un accesso più equo e uniforme sul territorio nazionale.
- L'approvazione delle linee guida interdisciplinari redatte dagli esperti della stessa Società.
- L'implementazione di Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) uniformi in tutte le Regioni italiane.
Queste richieste mirano a creare un quadro normativo e assistenziale più chiaro e omogeneo in Italia, riducendo la necessità per i cittadini di ricorrere a soluzioni all'estero, con i relativi costi, disagi e incertezze.

Conclusioni Intermedie: Verso una Maggiore Tutela e Chiarezza
Il fenomeno della fecondazione eterologa e del ricorso alla PMA all'estero da parte dei cittadini italiani è multifaccettato e in continua evoluzione. Se da un lato la normativa italiana ha compiuto passi avanti significativi, aprendo l'accesso a tecniche precedentemente vietate, dall'altro persistono disomogeneità territoriali, costi elevati e limitazioni che alimentano il turismo procreativo. La giurisprudenza, in particolare quella della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, sta cercando di bilanciare i principi di ordine pubblico nazionale con la tutela del superiore interesse del minore e il diritto alla vita familiare, soprattutto nei casi di genitorialità omosessuale nata all'estero. Tuttavia, la complessità delle questioni legali, in particolare quelle legate alla maternità surrogata e al riconoscimento della genitorialità in contesti non conformi alla legge italiana, evidenzia la necessità di un intervento legislativo più organico e chiaro, nonché di una maggiore omogeneità nell'offerta dei servizi di PMA sul territorio nazionale. La SIRU continua a sollecitare il Ministero della Salute affinché vengano pubblicate le tariffe, revisionati i LEA e implementati percorsi assistenziali uniformi, al fine di garantire a tutti i cittadini italiani il diritto alla procreazione assistita in modo equo, sicuro e accessibile.