Un Viaggio Nella Procreazione Assistita: Dalla Scienza alla Consapevolezza Umana

Nel contesto della modernità tecnologica, la formazione di una famiglia e il desiderio di avere figli hanno assunto sfaccettature sempre più complesse. La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta una frontiera scientifica che offre soluzioni a sfide un tempo insormontabili, ma che porta con sé un intreccio di aspetti psicologici, sociali, legali, religiosi ed etici. Approfondire questa materia significa esplorare il "vissuto specifico di una coppia alle prese con il problema," come evidenziato nel libro "Infertilità due punto zero," co-autrice Katia Carlini, che si propone di analizzare la difficoltà ad avere figli dal generale al particolare. La locuzione "due punto zero" rappresenta, infatti, il vissuto delle coppie in questa era, "che nonostante sognino l'arrivo di un 'terzo' sono costrette a vivere con il timore di non riuscire a diventare genitori e non arrivare oltre il due."

La Nascita di una Nuova Era Riproduttiva: Dalla Fecondazione in Vitro all'IVG

La tecnologia ha aperto frontiere fino a poco tempo fa impensabili per la riproduzione umana. La prima fecondazione in vitro, nota in inglese come IVF e in italiano come Fivet o Icsi, la tecnica di procreazione medicalmente assistita in cui il concepimento avviene fuori dal corpo, risale al 1978. Questa pietra miliare ha segnato l'inizio di una rivoluzione, portando a percentuali significative di nascite in tutto il mondo attraverso queste tecniche. Oggi il 2% dei nati negli Stati Uniti sono stati concepiti con la fecondazione in vitro. In Italia nel 2020, l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati, sono nati con tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) 11.305 bambini, pari al 2,9% dei parti. La stragrande maggioranza, il 77,8%, riguardava gravidanze avvenute grazie alla fecondazione in vitro: significa che il 2,2% delle gravidanze totali sono avvenute grazie alla fecondazione extracorporea. E che quindi circa ottomila bambini in un solo anno sono nati in un modo che per i nostri nonni era impensabile.

La nuova frontiera scientifica della PMA è la IVG, «gametogenesi in vitro», ovvero la produzione di gameti fuori dal corpo. Se nella fecondazione in vitro si prelevano i gameti (cioè spermatozoi e ovociti) dal corpo umano e si uniscono fuori dal corpo, con la Ivg sono gli stessi ovociti o spermatozoi a venire prodotti fuori dal corpo, anche a partire da cellule non riproduttive. Quella che "sembra fantascienza" è già realtà per le cavie. Nel 2016, due scienziati giapponesi, Katsuhiko Hayashi e Mitinori Saitou, hanno fatto nascere dieci topolini a partire dalle cellule di una coda di topo trasformate in cellule staminali e poi riprogrammate come ovociti. Emily Witt, sul New Yorker, racconta i tentativi di sviluppare questa tecnologia per l’uso umano, evidenziando come "l’esperimento giapponese potrebbe cambiare la scienza della riproduzione umana."

Evoluzione della Procreazione Medicalmente Assistita

L’interesse per l’Ivg deriva dalla centralità per gli ovociti per quanto riguarda la fertilità e - soprattutto - l’infertilità femminile. Ottenere ovociti per la fecondazione in vitro, un mercato che vale 23 miliardi di dollari all’anno in tutto il mondo, è infatti costoso, difficile e gravoso per le donne. L’età sempre più avanzata in cui le donne fanno figli fa sì che sempre più frequentemente non riescano a rimanere incinte senza la Pma o non riescano a rimanere incinte con i loro ovuli. L’età media al parto delle donne in Italia è di 32,4 anni (32,8 se si escludono le straniere), segno che sono sempre di più quelle che hanno figli dopo i 35 anni. Ma la fertilità femminile, cioè il numero e la qualità degli ovociti, diminuisce drasticamente dopo i 34 anni.

Witt racconta che l’azienda Conception Biosciences sta provando a creare un ambiente artificiale e non è lontana dall’arrivare a una tecnica efficace. Altri scienziati, per esempio quelli dell’Università di Harvard che lavorano con la start-up biomedica Gameto, stanno lavorando per creare un ambiente artificiale (anch’esso extracorporeo) in cui cellule uovo immature, più facili da prelevare, possano arrivare a maturazione. Secondo gli esperti della Società americana per la medicina riproduttiva è solo una questione di tempo.

Le applicazioni teoricamente possibili della Ivg vanno ancora oltre. «A marzo Hayashi, che al momento non sta cercando di creare un ovulo umano, ha fatto un altro annuncio: il suo laboratorio aveva ripetuto il processo di Ivg nei topi, ma questa volta aveva prodotto embrioni fecondati le cui cellule uovo erano state sviluppate utilizzando cellule staminali di topi maschi - “topi con due papà”, come recitava il titolo di Nature». I futuristi hanno ipotizzato possibilità più ampie, come "un embrione formato con il Dna di quattro persone anziché due, o addirittura un cosiddetto “unibambino”, il risultato di una persona che si riproduce con se stessa." In un ambito meno ipotetico, la gametogenesi in vitro potrebbe avere applicazioni nell’allevamento del bestiame e un giorno potrebbe avere un ruolo nella conservazione delle specie in via di estinzione: "un gruppo di scienziati, tra cui Hayashi, ha cercato di utilizzare il metodo per generare uova dal rinoceronte bianco settentrionale, una specie di cui rimangono solo due femmine."

L'Infertilità "Due Punto Zero": Sfide e Vissuti nell'Epoca Moderna

Il libro "Infertilità due punto zero. Il concepimento difficile dal generale al particolare," co-autrice Katia Carlini insieme a Valentina Berruti e Alessia Greco, si rivolge alle coppie infertili ma anche a coloro che operano nell'ambito della PMA e a quanti sentono l'esigenza di conoscere la delicata materia del diverso modo di concepire un figlio. Il sottotitolo "dal generale al particolare" preannuncia un approfondimento graduale degli aspetti psicologi, storici, sociali, legali, religiosi ed etici dell'infertilità per consentire al lettore, dopo aver variato la distanza focale dello zoom, di portare in primo piano il vissuto specifico di una coppia alle prese con il problema. Questo approccio riconosce che l'infertilità non è solo una condizione medica, ma un'esperienza profondamente umana, intrisa di emozioni, aspettative e pressioni sociali.

Le cause dell'infertilità femminile - Prof. Claudio Manna

Un esempio toccante del vissuto specifico di una coppia alle prese con il problema è quello di Marina, che vive in provincia di Bologna ma le cui radici sono a Foggia. Ultima di cinque figli, è cresciuta "dentro un matrimonio combinato e in una casa dove il denaro è soprattutto tensione." Il padre, "ossessivo nei controlli e nelle rinunce quotidiane, trasforma ogni scelta in un conteggio," mentre la madre, pur di non far mancare nulla ai figli, “si imbosca” quello che riesce. Da lì nasce un imprinting che Marina si porta addosso a lungo: "più che desiderare il denaro, prova a evitarlo, come se potesse sparire dalla sua vita insieme ai conflitti." Un giorno, Marina si trova di fronte a una svolta brutale della sua vita durante un'esercitazione: "scopre per caso un tumore ovarico e, dopo l’intervento, le dicono che potrà diventare madre solo con la fecondazione assistita." È anche per questo che accelera il matrimonio con un uomo più grande, che all’inizio le sembra “leggero” coi soldi, ma "quella leggerezza si rivela presto un’altra cosa: controllo." Una situazione culminata in un episodio drammatico: "quando mi sono venute le contrazioni e stavo per partorire i gemelli, non avevo né contanti, né bancomat. Mi sono fatta prestare i soldi per il taxi da un'amica e così sono riuscita ad arrivare in ospedale. Quando lui è arrivato, la prima cosa che mi ha chiesto è stata: perché hai preso il taxi e non sei venuta a piedi?" Questo racconto evidenzia non solo la sfida medica dell'infertilità, ma anche le complesse dinamiche relazionali ed economiche che possono intrecciarsi con il desiderio di genitorialità, amplificando il senso di vulnerabilità in un momento così delicato.

La Fecondazione con Donazione di Gameti: Oltre il Legame Biologico

Un aspetto particolare della fecondazione assistita è quello che comunemente si identifica come fecondazione eterologa, sebbene il termine non sia corretto in quanto indicherebbe una fecondazione tra specie diverse. Il termine è però di uso comune e accettato dalla maggior parte dell’opinione pubblica. La psicologa e psicoterapeuta del centro B-Woman Valentina Berruti, co-autrice del libro "Infertilità due punto zero" insieme a Katia Carlini, spiega che in Italia "è legale dal 2014 e questo, da un punto di vista psicologico, è un tempo brevissimo per considerare questa pratica medica come conosciuta, riconosciuta e accolta tranquillamente dalla maggior parte delle persone." Questo solleva interrogativi profondi: "chi sono i genitori e i figli che nascono con questa tecnica?"

Il Percorso Psicologico dei Genitori

Per quanto riguarda i genitori, va detto che "provengono spesso da anni di tentativi di fecondazione assistita." Sono persone che hanno affrontato "il lutto per l’infertilità" e che poi hanno dovuto decidere "se affrontare un altro lutto, ovvero quello relativo alla mancanza del legame genetico." Per molti superare questo tipo di limite può essere molto difficile, "soprattutto all’interno di un sistema culturale, come quello italiano, dove il legame di sangue è rivestito di particolari significati che hanno importanza per il valore personale che gli viene attribuito, ma non hanno nulla a che vedere con quello che realmente significa essere genitori dal punto di vista psicologico." La genitorialità è, infatti, una funzione che si esplica prima di tutto "con l’intenzione di rivestire tale ruolo." Il legame biologico, come elemento esterno, "non può essere il motore di questo progetto ma deve nascere dall’intenzione, dal desiderio di volerlo essere." Il legame genetico non può fare tutto questo. L’intenzione, però, non è sufficiente a portare avanti questo progetto. Ci devono essere altri due ingredienti fondamentali: "la relazione come spazio di conoscenza reciproca e la dedizione come luogo in cui ci si prende cura, senza riserve, dell’essere umano che si è deciso di far nascere."

Tuttavia, non per molti è facile arrivare alla scelta di essere genitori con questa consapevolezza. "A volte molte persone sono portate a credere che l’essere genitori sia qualcosa che si determini da un elemento esterno, come può essere, appunto, il legame genetico." Questa mancanza di autodeterminazione può essere "il segnale di una fragilità che rende faticoso legittimarsi nel ruolo genitoriale." In questi casi, aggiunge la Dr.ssa Berruti, è necessario far capire agli aspiranti genitori da fecondazione assistita, che "l’infertilità è un evento incontrollabile per il quale non sono in alcun modo responsabili, anzi, per superarla devono soffermarsi, prendersi del tempo per assimilarla e accettarla."

L'Importanza della Rivelazione per i Figli

Chi sono invece i figli da donazione? "Negli anni passati, e in parte ancora oggi è così," continua l’esperto, "non ci si poneva il problema di quello che avrebbero voluto i figli da donazione." Addirittura i primi medici, "non avendo abbastanza conoscenze in tal senso, invitavano le coppie a non parlarne con nessuno." In questo protezionismo c’era l’idea di evitare un dolore, "ma questa scelta nascondeva la presunzione di sapere cosa potesse essere meglio per i figli mentre nessuno, in qualunque tipo di genitorialità, può sapere cosa sia meglio fare per i propri figli." È però indubbio che "il segreto su tale informazione può essere l’elemento che pone le basi di una genitorialità monca, in cui è la sfiducia a farla da padrone."

Per questo motivo può essere molto utile analizzare i documenti della Donor Conception Network, un’associazione fondata nel 1993 in Gran Bretagna da cinque coppie che avevano concepito grazie a una donazione e che volevano creare una rete di sostegno reciproco per le altre famiglie che si trovavano nella stessa situazione. Grazie a questo ente si possono leggere le testimonianze dei figli concepiti in questo modo e avere a disposizione dei testi che approfondiscono l’argomento. In particolare, Kate, una ragazza nata da donazione di seme negli anni ’90, consiglia di "dirlo presto, in maniera franca e senza porsi particolari problemi." Lei stessa ci dice che i suoi genitori "hanno cominciato a parlarne quando aveva 4 anni e di non avere un particolare ricordo di quel momento, sa soltanto di averlo sempre saputo." Essere nata da donazione è qualcosa che la caratterizza, "come lo sono gli occhi marroni." Secondo lei, crescere dei figli facendoli sentire a proprio agio con quello che sono "rappresenta il primo passo per farli stare bene con se stessi."

Una ragazza italiana nata da eterologa maschile negli anni ’90 invita a dirlo subito perché: “le cose alla fine si scoprono. Sono informazioni che non possono essere nascoste ad un figlio. Da un punto di vista etico è qualcosa che va rivelato. Io non sono stata contenta di non averlo saputo prima. Per me è stato più difficile accettare che non me lo avessero detto prima, piuttosto che fossi nata da fecondazione eterologa”. Le opinioni degli esperti riguardo al dirlo sono chiare, come ha osservato nel 2005 la psicologa clinica Diane Ehrensaft: “negli ultimi vent’anni c’è stato un enorme cambiamento riguardo al parlare o meno della donazione: le tendenze sociali sono mutate e, parallelamente, anche gli esperti hanno dovuto cambiare radicalmente parere riguardo all’opportunità di dirlo. Vent’anni fa si pensava che questa rivelazione sarebbe stata traumatica per il bambino, umiliante per il genitore e pericolosa per il legame tra genitori e figli."

L'Identità Familiare nella Donazione di Gameti

Il Ruolo Fondamentale del Supporto Psicologico

"Avendo posto uno sguardo ai genitori e figli da donazione è quindi evidente l’importanza del supporto psicologico per aiutare i genitori e i figli a costruire una identità equilibrata," conclude la psicoterapeuta Dr.ssa Berruti. Per i genitori, infatti, "costruire una identità genitoriale forte significa essere capaci di prendersi tale ruolo senza doversi appellare ad elementi esterni come quello del legame biologico." Dimostra che "si è scelto di amare il proprio figlio, piuttosto che doverlo amare in nome della genetica." Significa "accettare la diversità delle origini del proprio figlio senza sentirsene minacciati." Per i figli, significa "essere accolti in un ambiente affettivo dove sarà possibile essere accettati per qualunque reazione si potrebbe avere in merito alla narrazione delle proprie origini." Alla fine, sottolinea la Dr.ssa Berruti, "si può dire che la fecondazione assistita con donazione di gameti pone la coppia di fronte alle stesse sfide che affronta anche chi decide di avere figli naturalmente, ma le resistenze che si presentano in chi deve rinunciare al legame genetico possono rappresentare una grande opportunità di consapevolezza personale che non si manifesta così chiaramente in chi riesce ad avere figli naturalmente." In tal senso, tale tipo di tecnica è "un dono nel dono e il regalo più grande che potremo fare ai figli che nascono in questo modo, è quello di amarli incondizionatamente per quello che sono e per la diversità che portano."

Etica, Società e il Futuro della Riproduzione Umana

Le implicazioni etiche delle nuove frontiere della PMA, in particolare della gametogenesi in vitro (IVG), "sono ovviamente enormi ed è necessario affrontarle." Secondo alcune delle scienziate intervistate da Witt, però, "è la stessa ricerca sulla Ivg a essere eticamente discutibile: la considerano una distrazione sulla ricerca delle cause dell’infertilità." La maggior parte della ricerca è concentrata sulle tecniche di fecondazione assistita "perché sono quelle più lucrative: molti aspiranti genitori sono disponibili a fare di tutto pur di avere figli." Jennifer Garrison, neuroscienziata del Center for Reproductive Longevity and Equality, afferma: «Negli ultimi quarant’anni, un’enorme quantità di fondi per la ricerca, di dollari dei consumatori e di sussidi governativi sono stati destinati a questa industria, e non solo in questo Paese. Se anche solo una minima parte di questi fondi fosse stata destinata a rispondere ad alcune delle domande fondamentali di cui stiamo parlando, non saremmo qui a parlarne». I meccanismi che regolano la fertilità umana e la menopausa, sostengono Garner e gli altri critici dell’industria della riproduzione, sono invece molto meno studiati. «Se dovessi riassumere quello che stiamo facendo, vorrei che l’invecchiamento del sistema riproduttivo femminile fosse sincronizzato con quello del resto del corpo. Se riusciamo a farlo, avremo un impatto straordinario e profondo sulla salute generale, per non parlare della fertilità» dice invece Garrison della ricerca del suo Centro. Questo sottolinea "il vecchio problema dei pregiudizi di genere della medicina: la salute delle donne è da sempre meno studiata di quella degli uomini."

Dilemmi Etici della Procreazione Assistita

L’approccio italiano a questo tipo di tecniche e ai dilemmi etici che comportano è stato "prevalentemente quello di vietarle." La legge 40 del 2004, per esempio, "proibiva la fecondazione eterologa, cioè con l’uso di ovociti o spermatozoi di donatori." Per anni le coppie che dovevano fare l’eterologa sono state costrette all’esilio procreativo: ad andare all’estero nei Paesi in cui era legale. La Corte costituzionale alla fine ha abrogato il divieto, "ritenendo che fosse contrario alla Costituzione e al diritto alla salute, senza che la politica fosse capace di trovare una soluzione alternativa al semplice vietare." Questo passaggio evidenzia la tensione costante tra il progresso scientifico, le considerazioni etiche e la legislazione, in un ambito così intimo e fondamentale per l'esistenza umana.

Indipendenza, Scelta e Realizzazione Personale: Storie dal Contesto Contemporaneo

Il percorso verso la genitorialità, specialmente attraverso la procreazione assistita, è spesso intriso di scelte complesse che riflettono temi più ampi di autonomia, resilienza e navigazione delle aspettative sociali ed economiche. Il sottotitolo di "Infertilità due punto zero" preannuncia un approfondimento che va "dal generale al particolare," permettendo di comprendere come il vissuto individuale si inserisca in un contesto più ampio di modernità. Le esperienze di individui che, pur non direttamente legate alla fecondazione assistita, illustrano in modo eloquente la forza del desiderio di autodeterminazione e la ricerca di un senso profondo nella propria vita, in un'epoca di sfide e opportunità.

Andrea Burocco: La Libertà dal Fallimento e il Coraggio Imprenditoriale

Andrea Burocco, imprenditore di 42 anni, è cresciuto nell'Alto Piemonte, respirando "fin da bambino il mondo dell'impresa ma ne ha conosciuto anche il lato più duro." Le difficoltà economiche della sua famiglia, "in alcuni casi non si riusciva ad arrivare a fine mese. Bisognava capire dove mettere il soldo: coprire una spesa significava scoprirne un'altra," non si sono trasformate in paura. Andrea cresce con l'idea che "se i suoi ce l'hanno fatta - due figli, una famiglia unita, un sacco di esperienze - allora il denaro non è poi così decisivo." La sua traiettoria di successo, dalla fondazione di una start-up di e-commerce con un'exit da "un milione e mezzo di euro complessivi" all'avventura con Fluida, è un esempio di come "per costruire qualcosa, devi accettare di lasciare qualcos'altro indietro." Questo concetto di "lasciare qualcosa indietro per avere qualcosa in avanti" può risuonare con le scelte difficili affrontate dalle coppie nella PMA, dove la rinuncia (ad esempio, al legame genetico) può aprire la strada a nuove forme di realizzazione.

Maddalena: L'Autonomia Economica come Via alla Libertà Personale

La storia di Maddalena, 26 anni, incarna la lotta per l'indipendenza contro un "modello tradizionale e fortemente patriarcale" della famiglia. La sua infanzia, segnata dalla morte della madre e da "confini stretti," sembrava destinata a un "copione già scritto: 'Quello che ho percepito è stato che ero una donna, e quindi dovevo pensare non tanto a studiare o a lavorare, ma soprattutto a trovarmi un bravo ragazzo, farmi una famiglia, fare figli, soprattutto maschi'." La sua decisione di studiare Economia ad Ancona, contro l'opposizione familiare, rappresenta una prima rottura. "L'unico a lasciarla andare è il nonno, e Maddalena parte." L'indipendenza economica, assaporata grazie a un tirocinio, diventa un mezzo per affermare se stessa. Per Maddalena, "i soldi non sono mai stati solo soldi. Sono stati il terreno su cui si è giocata la distanza dalla famiglia, il permesso di esistere fuori da un ruolo prestabilito, la prova concreta che un'altra vita era possibile." La sua capacità di risparmio e la visione di un futuro autonomo ("Mi piacerebbe un giorno, spero non troppo lontano, comprare una casa. Potermi permettere di cambiare lavoro, se lo volessi. Magari aprire un'attività mia. Sentirmi indipendente") mostrano come le scelte finanziarie siano profondamente legate alla realizzazione personale e alla libertà.

Antonio: Ridefinire il Successo e il Senso della Libertà Professionale

Antonio, psicoterapeuta di 45 anni, cresciuto in Basilicata in una famiglia di commercianti, ha imparato fin da giovanissimo il significato del sacrificio: «Era la parola chiave: solo facendo sacrifici si potevano ottenere le cose». Questo imprinting lo ha portato a un ritmo di lavoro insostenibile. "C’era un periodo in cui facevo Cosenza il lunedì, Salerno il mercoledì, Napoli il giovedì e a volte Potenza il sabato. Viaggi infiniti, autostrade chiuse, rientri la sera tardi. A un certo punto ti chiedi: ne vale davvero la pena?" La nascita della figlia, insieme alla compagna, lo spinge a un cambiamento radicale: decidono di "lavorare due giorni e mezzo a testa, dandosi il cambio nell'attività di cura." Antonio scopre che "non basta un obiettivo economico: serve anche un confine." La sua ridefinizione di "libero professionista" come "libertà di scegliere, ma anche di non essere sempre obbligato a produrre" evidenzia come le priorità familiari possano guidare una riorganizzazione della vita professionale, influenzando il rapporto con il denaro e il concetto di successo.

Cathy La Torre: Il Denaro come Strumento di Giustizia e Autonomia Femminile

Cathy La Torre, avvocata e attivista per i diritti civili, ha un rapporto complesso con il denaro, plasmato da un'infanzia segnata dalla "violenza economica" all'interno della sua famiglia. Per lei, "il denaro non è mai stato solo una questione privata: è sempre stato uno strumento di autonomia, soprattutto per le donne." La sua borsa di studio le ha permesso di lasciare la Sicilia e studiare a Bologna, anche se a costo di sacrifici: "Arrivavo al 20 del mese che mangiavo solo scatolette di tonno." L'indipendenza economica ha generato tensioni con il padre, "il fatto che non potesse esercitare su di me il potere economico lo faceva uscire di testa." Per perseguire la sua vocazione di difendere persone marginalizzate, ha "lavato piatti fino a 32 anni," dimostrando una dedizione incrollabile ai suoi valori. Il suo "unico rituale finanziario è semplice e simbolico: ogni settimana mette da parte qualche soldo in un salvadanaio chiamato “viaggi”." In questo modo, "se un giorno voglio partire all’improvviso, posso farlo." La sua visione del denaro come strumento di libertà e giustizia, anziché di accumulo personale, offre una prospettiva profonda sulle motivazioni che guidano le scelte di vita in un contesto contemporaneo.

Clara: La Negoziazione del Valore e la Pianificazione del Futuro Familiare

Clara, designer di 31 anni, figlia di due dipendenti pubblici, è cresciuta in una famiglia dove "il risparmio è parte integrante della quotidianità." Dopo l'università, entra nel mondo della consulenza e, in poco tempo, il suo stipendio supera quello dei genitori. "All’inizio c’è stato un senso di colpa, ma piano piano ho trovato il modo di affrontarlo." Per Clara, la vera sfida è stata imparare a spendere, comprendendo che "se mi concedevo qualcosa che mia madre non si sarebbe mai permessa, non stavo scialacquando… stavo semplicemente investendo in esperienze che rendono la vita più soddisfacente." La sua esperienza con la contrattazione dello stipendio rivela come "il salario non è solo un numerino sulla busta paga, ma una legittimazione simbolica," ancor più importante quando manca il riconoscimento quotidiano del proprio lavoro. Ora, incinta, Clara ha accettato un nuovo lavoro con una RAL più alta e copertura totale della maternità, mossa dalla riflessione che "l’idea di andare in maternità senza ricevere alcun compenso, nonostante gli sforzi fatti, mi ha fatto riflettere… Così mi sono detta: va bene, vado via." Il suo approccio al futuro, "nell'incompleta incertezza e improvvisazione," mostra la resilienza e l'adattabilità necessarie per affrontare i cambiamenti della vita e le nuove responsabilità familiari, un tema che si lega profondamente al percorso delle coppie nella procreazione assistita.

Storie di Resilienza e Indipendenza

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