La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta un ambito medico di crescente importanza, che offre speranza a numerose coppie che affrontano problemi di fertilità. In Italia, e in particolare nella Regione Lazio, questo settore è stato oggetto di significative evoluzioni normative e strutturali, volte a migliorare l'accessibilità e la qualità dei servizi. Le recenti modifiche e le decisioni giurisprudenziali disegnano un panorama in continua trasformazione, cercando di bilanciare le esigenze cliniche con la sostenibilità del Servizio Sanitario Regionale.
Un Nuovo Orizzonte di Accessibilità: La Rete della PMA nel Lazio
Un passo fondamentale per la Regione Lazio è stato l'istituzione della Rete della Procreazione medicalmente assistita. Questa iniziativa, voluta e attuata sin dall'insediamento del governo Rocca, ha l’obiettivo primario di potenziare i livelli essenziali di assistenza (LEA) e di assicurare servizi di qualità per i cittadini. L'intento è quello di ampliare l’offerta sanitaria delle Aziende del Servizio sanitario regionale, operando in stretta collaborazione con le strutture accreditate. Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, ha dichiarato: «Finalmente tutte le coppie del Lazio con problemi di fertilità avranno la possibilità di accedere a prestazioni di Procreazione medicalmente assistita a carico del Servizio sanitario regionale». Egli ha sottolineato come «La Rete, che ho voluto fortemente istituire, rappresenta un baluardo di civiltà perché tutti, a prescindere dalle condizioni economiche, devono avere la possibilità di creare una famiglia. Da questo momento il Lazio colma un vuoto inaccettabile, facilitando un percorso finora precluso a tante, troppe coppie».
Attualmente, l'erogazione di queste prestazioni nel settore pubblico è affidata a diversi ospedali e centri specializzati. Tra questi, figurano gli ospedali Sandro Pertini, San Filippo Neri e Policlinico Umberto I a Roma, oltre al centro Sant’Anna sempre nella Capitale e il Santa Maria Goretti a Latina. L'accesso a questo percorso avviene tramite un ambulatorio di prossimità presente in ogni Azienda sanitaria locale. Le donne o le coppie possono rivolgersi a tali ambulatori con la prescrizione di una prima visita ginecologica o andrologica motivata dal sospetto di infertilità. Successivamente, le cause di infertilità o di sterilità vengono ricercate in modo sistematico, con l’obiettivo di identificare tutti i fattori rilevanti che possano ostacolare il concepimento naturale. L’istituzione di questa Rete è stata resa possibile attraverso una pianificazione capillare e organica del Servizio sanitario regionale, sostenuta da investimenti significativi, inclusa la messa a terra graduale della Rete ospedaliera 2024-2026 e ben 14mila assunzioni. Si tratta di un investimento pari a 661,5 milioni di euro, il più importante degli ultimi 20 anni, destinato al reclutamento del personale, essenziale per garantire il funzionamento e l'efficacia della rete stessa.

Autonomia Prescrittiva dei Centri PMA: La Sentenza del TAR Roma
Un aspetto cruciale per il funzionamento e l'efficacia dei centri di PMA riguarda la loro autonomia operativa, in particolare per quanto concerne la prescrizione dei medicinali. Recentemente, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio si è pronunciato su una questione di grande rilevanza in questo ambito. Con la sentenza del 19 settembre 2025, il TAR Roma ha dichiarato illegittimo l'articolo 2.2 della delibera di Giunta regionale n. 1182/2024. Questa delibera, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio (B.U.R.L. n. 1182 del 30 dicembre 2024), relativa al “Piano Rete regionale della procreazione medicalmente assistita”, aveva introdotto una limitazione significativa.
Nello specifico, la delibera sottraeva ai centri di procreazione medicalmente assistita (PMA) che erano soltanto autorizzati (e non ancora accreditati) la possibilità di autonome prescrizioni dei farmaci di cui alla nota AIFA 74. L'articolo contestato prevedeva un obbligo di validazione del piano terapeutico e di successiva prescrizione ad opera degli ambulatori di prossimità. Questa disposizione, di fatto, comportava una perdita di autonomia, a regime, nella prescrizione da parte dei centri di PMA autorizzati e non accreditati. La massima della sentenza del TAR Roma ha chiaramente stabilito l'illegittimità di tale previsione. Questa decisione è un importante passo in avanti per la Regione Lazio, poiché ripristina e salvaguarda l'autonomia prescrittiva dei centri autorizzati, un fattore chiave per la fluidità e l'efficienza dei percorsi terapeutici offerti alle coppie. Il pronunciamento del TAR evidenzia l'importanza di garantire ai professionisti e alle strutture la piena capacità di operare secondo le migliori pratiche cliniche, senza inutili ostacoli burocratici che potrebbero ritardare o complicare l'accesso alle cure.
Le Regole d'Oro dell'Accesso: Età, Tipologie di Trattamento e Consigli Esperti
L'accesso alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita è regolato da criteri specifici, che tengono conto di fattori biologici, medici e anche sociali. Una delle distinzioni fondamentali in questo campo è quella tra PMA omologa e PMA eterologa. «Nell‘omologa si utilizzano i gameti della coppia mentre nell’eterologa si ricorre a ovociti o seme da donatore», ha spiegato la dottoressa Annarita Pacchiarotti, responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) della Asl Roma 1. L'esperta ha aggiunto che «quando necessario è possibile optare per doppia donazione sia di ovociti che di seme».
Un'importante novità è arrivata dalla Regione Lazio, riguardante i limiti di età per l'accesso a queste tecniche attraverso il Servizio Sanitario Nazionale. La nota regionale prot. 1239272 del 06/12/2022 ha modificato i criteri e le modalità di accesso con costi a carico del servizio sanitario regionale. In particolare:
- Per la fecondazione assistita omologa, l’età massima per la donna è fissata a 43 anni.
- Per la fecondazione assistita eterologa da donazione dei gameti maschili, l’età massima della donna è fissata a 43 anni.
- Per la fecondazione assistita eterologa da donazione dei gameti femminili, l’età massima della donna è innalzata a 46 anni.
Questo innalzamento del limite a 46 anni per l'eterologa con donazione di ovociti rappresenta un traguardo significativo, superando il limite precedente dei 43 anni. La dottoressa Pacchiarotti ha chiarito la ragione pratica di questa estensione: «La risposta è pratica e risiede nel fatto che le maglie si sono allargate perché questo tipo di trattamento di procreazione medicalmente assistita consente di ricorrere a donazione di ovociti da donatrice giovane». Al contrario, il limite di 43 anni permane invariato per l'omologa e per l'eterologa con esclusiva donazione di seme maschile, poiché in questi casi l'età della paziente incide direttamente sulla qualità degli ovociti.

I dati in letteratura scientifica, infatti, «dimostrano che la fertilità femminile cala drasticamente già dai 35 anni e si è visto che le tecniche di fecondazione assistita dopo i 42 anni hanno bassissime percentuali di successo», ha sottolineato l’esperta in PMA. Di conseguenza, «da un lato il rapporto tra rischio e beneficio, in termini di sicurezza della paziente, dall’altro l’aspetto economico, che ricadrebbero sulle tasche dei cittadini, non giustifica l’innalzamento del limite d’età per la donna oltre i 43 anni» in assenza di ovociti donati da giovani.
Un altro dato rilevante è che «l’unico centro nella regione Lazio che pratica la PMA eterologa è la Asl Roma 1, in particolare il San Filippo Neri, come individuato dalla Regione Lazio nel DCA 00001/2019», ha aggiunto Pacchiarotti. Questa specificità comporterà per il centro «di sicuro il volume di lavoro» ma anche un'opportunità per migliorare i risultati. La dottoressa prevede un aumento delle pazienti, considerando che è l'unico Centro da Roma in giù a offrire la PMA eterologa pubblica, una prestazione al momento praticata nel pubblico solo in Toscana, Emilia e Friuli. Dal punto di vista operativo, «parallelamente dovremo adeguare la risposta alla domanda che ci verrà richiesto di sostenere».
La dottoressa Pacchiarotti ha anche condiviso un messaggio importante, oggetto di uno studio in corso: «l’età del primo accesso alle tecniche di PMA si è abbassato moltissimo». I dati raccolti nella Asl Roma 1 indicano che «oggi l’86% delle coppie che si rivolgono a noi sono sotto i 37 anni». Questa tendenza potrebbe essere legata a fattori come l'insufficienza ovarica prematura, che «sembra dovuta a danni della tiroide derivati da fattori ambientali». Da qui due suggerimenti fondamentali: pensare a fare figli in età giovane e monitorare precocemente la propria riserva ovarica. L'ultima e forse più incisiva raccomandazione per le ragazze è: «crioconservate i vostri ovociti, mettete ‘in banca’ la vostra fertilità». Questo è cruciale perché «la donna biologicamente non ha tutti gli anni dell’uomo per conciliare carriera e famiglia e ad un certo punto è come se dovesse compiere scelta». L'uomo, paradossalmente, può concepire fino a tarda età, mentre la donna non ha questa possibilità biologica. A questo quadro si aggiunge il fenomeno sempre più crescente di donne che entrano in menopausa anticipata, non è così inconsueto arrivare a questa fase all’età di 47 rispetto ai 50/52 anni di un tempo. Anche in questo caso, la risposta è ricercata nel fatto che spesso il momento del menarca si è anticipato agli 11 anni e mezzo d’età, a cui si aggiungono i danni ambientali che incidono sulla fertilità.
Oltre i Confini Regionali: Autorizzazioni e Percorsi per i Pazienti Fuori Regione
L'accesso alle prestazioni di Procreazione Medicalmente Assistita non è limitato ai residenti del Lazio che si rivolgono a strutture interne alla regione. Molte coppie provengono da altre regioni italiane e desiderano accedere ai centri del Lazio, noti per la loro esperienza e l'offerta diversificata. Per queste situazioni, è stata definita una procedura chiara per la richiesta preventiva di autorizzazione.
Per accedere all’erogazione di prestazioni per la PMA in un Centro pubblico e/o privato accreditato fuori dalla propria Regione di residenza, ma con oneri a carico della Regione di provenienza, si devono seguire le direttive della Legge n. 40/2004 e successive modifiche e integrazioni, nonché del DCA R.L. n. U00029 del 04.02.2016. La procedura necessita di circa 30 giorni lavorativi per l’espletamento dell’istruttoria prevista e la successiva autorizzazione. È importante considerare che, durante la fase di lavorazione dell’istanza, potrebbe essere richiesta ulteriore documentazione per eventuali approfondimenti, allungando potenzialmente i tempi.
Per l'accettazione della domanda di autorizzazione, è indispensabile allegare al modulo di domanda (scaricabile dagli appositi portali regionali) i seguenti documenti:
- Una certificazione rilasciata da un medico specialista in Ostetricia e ginecologia o in Endocrinologia con competenze andrologiche o in Urologia con competenze andrologiche o in Genetica medica, proveniente dal centro prescelto dalla coppia. Questo documento, firmato, datato e timbrato, deve attestare lo stato di infertilità o sterilità e la relativa indicazione a procedere alle tecniche di PMA in base alla normativa vigente.
- Una certificazione delle tecniche di PMA previste dal centro prescelto e il relativo preventivo. Questo deve includere anche la pianificazione dei tempi di esecuzione, che devono tener conto dei necessari 30 giorni lavorativi dalla data di presentazione della domanda per ricevere l’eventuale autorizzazione richiesta.
- L'autorizzazione al trattamento dei dati personali da parte della coppia, in conformità agli articoli del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).
È fondamentale sottolineare che, come ribadito con la nota prot. 066173 del 19/01/2023, le prestazioni specialistiche di PMA non previste dal DCA n. 00029/2016 e, pertanto, non autorizzate dalla ASL competente, saranno interamente a carico dell’utenza. Questo implica che i pazienti devono assicurarsi che il percorso terapeutico scelto sia coperto dalle disposizioni regionali per evitare oneri economici inaspettati. L’efficienza di questi percorsi di autorizzazione è cruciale, poiché permettere alle coppie di accedere ai centri più adatti alle loro esigenze, anche fuori regione, significa garantire il diritto alla salute e alla procreazione assistita. Questo "turismo procreativo" è, in realtà, una necessità per molte coppie che cercano le migliori opportunità e che spesso devono fare i conti con liste d'attesa o offerte limitate nella propria regione.
Cosa prevede la legge nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)?
Il Paesaggio della PMA nel Lazio: Equilibrio tra Pubblico e Privato e Le Sfide Passate
Il Lazio si conferma un punto di riferimento importante per la Procreazione Medicalmente Assistita a livello nazionale. La Regione è tra la seconda in Italia per numero di cicli di PMA effettuati. I dati dall’ultima relazione al Parlamento del ministero della Salute, relativa al 2025, sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita, rivelano che nel 2023 (ultimo anno disponibile nel report) sono stati eseguiti 14.218 cicli nel Lazio. A fare meglio è solo la Lombardia, con 24.023 cicli. Si tratta, in particolare, dei cicli di secondo e terzo livello, che includono procedure più avanzate o complesse rispetto a quelle di primo livello, come la fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione (Fivet) e l’iniezione intracitoplasmatica di un singolo spermatozoo (Icsi).
Nonostante il volume elevato di cicli, il panorama dei centri PMA nel Lazio mostra un netto predominio del settore privato. Nella Regione risultano attivi al 31 gennaio 2025 un totale di 38 centri. Di questi, ben 32 sono privati (9 di primo livello e 23 di secondo e terzo livello), uno è privato convenzionato (secondo e terzo livello) e soltanto cinque sono pubblici. Questo squilibrio si riflette anche nell'attrattiva della regione per le coppie da fuori Lazio. La relazione ministeriale evidenzia che il Lazio è in grado di attrarre molte coppie da fuori Regione, ma ancora una volta, a fare la parte del leone sono i privati. Su 10.344 cicli di II e III livello effettuati nel Lazio con gameti della coppia, infatti, 4.199 riguardano pazienti residenti in un’altra Regione. Di questi, ben 3.708 sono stati effettuati in centri privati e solo 491 in strutture pubbliche o del privato convenzionato.

Questo scenario ha radici in un passato non privo di difficoltà. Lo scorso anno, a seguito dell’ingresso della procreazione medicalmente assistita nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), la Regione ha istituito la Rete della PMA, con l’obiettivo esplicito di ampliare l’offerta pubblica, potenziando i livelli di assistenza al cittadino. Tuttavia, come documentato da diverse fonti, nel Lazio le liste d’attesa, spesso troppo lunghe nel settore pubblico, hanno spinto molte coppie a rivolgersi al privato o al "turismo procreativo", migrando verso regioni come la Lombardia e la Toscana, dove sono state da tempo attivate politiche di convenzionamento con i centri privati.
La questione dell'autorizzazione dei centri PMA nel Lazio è stata una problematica annosa. «Finalmente la Regione Lazio si adegua a tutte le altre Regioni in merito ai criteri di autorizzazione dei centri di fecondazione assistita, come reso noto in una comunicazione del Presidente Zingaretti. Ci sono voluti ben 9 anni per mettersi alla pari con il resto di Italia». La nota precisava che «non erano i centri di PMA fuori legge, tant’è che si erano comunque accreditati presso il Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita, bensì l’amministrazione regionale inadempiente». Questa situazione paradossale, in cui gli operatori della fecondazione assistita del Lazio erano costretti a operare, emergeva chiaramente anche dal sito dell'Istituto Superiore di Sanità, nella sezione "Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita". Selezionando la regione Lazio, infatti, appariva in sovraimpressione la situazione di mancata autorizzazione - unica in Italia - delle strutture laziali.
La mancanza di controlli e un'amministrazione regionale talvolta inadempiente hanno avuto anche conseguenze gravi. «Ora - ha specificato l'Associazione Luca Coscioni - la Regione sarà costretta a fare quei controlli che avrebbero potuto evitare quello che è accaduto al San Filippo Neri, dove un anno fa vennero distrutti 94 embrioni, 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale a causa di un incidente all’impianto di azoto liquido». Nella scorsa legislatura, i consiglieri regionali radicali Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita, con la collaborazione dell'avvocato Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, avevano presentato interrogazioni urgenti sull'immobilità della Regione che non procedeva alle autorizzazioni ai centri, indirizzate a Renata Polverini, senza mai ricevere una risposta. Questi eventi hanno messo in luce l'urgenza di una maggiore trasparenza e di procedure amministrative efficienti e conformi alle normative nazionali per garantire la sicurezza e la qualità delle cure.
Prevenzione, Consapevolezza e Il Futuro della Fertilità
Di fronte a un quadro in cui la ricerca della maternità e paternità non è sempre semplice, la prevenzione e la consapevolezza diventano strumenti essenziali. Diventare mamma e papà non è per tutti una strada facile. Capita a volte per motivi biologici, d’età e sociali che questo evento felice venga procrastinato per poi accorgersi, al momento di volerlo realizzare, che non è così semplice da conseguire. Iniziano le prime corse, i primi consulti con lo specialista dell’infertilità, i check-up, e poi magari le stimolazioni ormonali, altri trattamenti medici e a volte, purtroppo, sopraggiungono anche le prime delusioni. Ma anche tanta felicità quando si raggiunge la maternità cercata.
La dottoressa Annarita Pacchiarotti, nel suo appello alle Istituzioni, sottolinea l'importanza di agire sulle cause del problema. «Credo sia davvero molto importante agire sulle cause del problema. Il mio appello alle Istituzioni è che si lavori presto ad una campagna di comunicazione e corretta informazione». L'esperta ribadisce l'urgenza di sensibilizzare l'opinione pubblica sui fattori che influenzano la fertilità e sulle opzioni preventive disponibili. Un suggerimento chiave, diretta conseguenza della tendenza all'abbassamento dell'età di primo accesso alla PMA, è quello di pensare a fare figli in età giovane e a monitorare precocemente la propria riserva ovarica.
La raccomandazione più incisiva è rivolta alle giovani donne: «crioconservate i vostri ovociti, mettete ‘in banca’ la vostra fertilità». Questo consiglio è strategico perché la donna biologicamente non ha tutti gli anni dell’uomo per conciliare carriera e famiglia e ad un certo punto è come se dovesse compiere una scelta. L'uomo, paradossalmente, può concepire fino a tarda età, mentre la donna non ha questa possibilità biologica a causa della sua "scadenza" riproduttiva. A questo quadro si aggiunge il fenomeno sempre più crescente di donne che entrano in menopausa anticipata. Non è così inconsueto arrivare a questa fase all’età di 47 anni rispetto ai 50/52 anni di un tempo. Anche qui la risposta va ricercata nel fatto che spesso il momento del menarca si è anticipato agli 11 anni e mezzo d’età, a cui si sommano i danni ambientali che incidono sulla fertilità. Agire preventivamente, attraverso la consapevolezza e le moderne tecniche di crioconservazione, può offrire alle donne una maggiore libertà di scelta nel percorso di vita, permettendo loro di non dover scegliere tra realizzazione personale e familiare.
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