L'arrivo di un neonato porta con sé un profondo desiderio di vicinanza e contatto, un bisogno primario che affonda le radici nella nostra storia evolutiva e che trova nel babywearing una delle sue espressioni più autentiche. Non si tratta di una tendenza lanciata da fashion blogger, né di una moda passeggera, ma piuttosto di un ritorno a un gesto antico e istintivo, una pratica diffusa in tutte le culture del mondo, dai Paesi più freddi a quelli più caldi, da Oriente a Occidente, da Nord a Sud. L'esperienza di portare il proprio bambino con una fascia porta bebè o un marsupio ergonomico ricrea per il neonato un ambiente simile a quello del grembo materno, offrendo un abbraccio prolungato che favorisce la sua crescita e la serenità dei neogenitori.
Questo articolo si propone come una guida completa nel mondo del babywearing, esplorando i suoi inestimabili benefici, il momento ideale per iniziare, la durata consigliata, i diversi tipi di supporti disponibili - dalle fasce ai marsupi - e le fondamentali indicazioni per un utilizzo sicuro e consapevole, adattato a ogni stagione.
Il Bisogno Primario di Contatto: Il Neonato e il Babywearing
Fin dai primi istanti della vita, la connessione tra mamma e figlio, uniti insieme nello stesso corpo prima della nascita, è inscindibile. Numerosi studi recenti consigliano di incentivare il contatto pelle a pelle fra il neonato e i genitori il più a lungo possibile nei primi anni della sua vita, letteralmente “indossando” il bambino. I nostri piccoli nascono con alcuni riflessi innati che, pur scomparendo piano piano, mettono subito in evidenza una questione molto importante: i neonati sono fatti per stare a contatto. Questo bisogno di vicinanza non è un capriccio, ma una necessità biologica fondamentale per il loro sviluppo.
Abbracciato alla mamma o al papà, il bambino ritrova il suo habitat naturale, percependo il calore, l'odore e i rumori a lui familiari, come il respiro e il battito cardiaco, sperimentando così contenimento, protezione e sicurezza. Questa sensazione di contenimento è così importante per il suo sviluppo psico-fisico da aver dato origine, per necessità, alla Marsupioterapia, conosciuta anche come Kangaroo Mother Care. Nata a Bogotà, in Colombia, negli anni Settanta, quando gli infermieri si trovarono a fronteggiare la mancanza di incubatrici rispetto al numero dei neonati prematuri, questa pratica utilizza i genitori come una sorta di “incubatrici” naturali.

Oggi, la posizione marsupiale viene adottata subito dopo il parto in tantissimi ospedali che lasciano i neonati, anche quelli a termine, nella prima ora dopo la nascita, a contatto corpo a corpo con la madre. L’applicazione di questa pratica si consiglia anche con i padri, nella cosiddetta “marsupioterapia paterna”, nei casi in cui la mamma - per motivi clinici - non possa effettuarla. Portare un bambino nato prematuro in una fascia portabebè è davvero molto importante per permettergli di “recuperare” il contatto con la mamma, per godere ancora di quella sensazione di contenimento così essenziale. È una vera e propria possibilità per guarire il dolore emotivo e fisico dovuto ad una brusca separazione nel modo più dolce, dando un po’ la sensazione di tornare in gravidanza, un prezioso aiuto per chi ha vissuto un parto prematuro o difficile. In questo senso, si parla, con l’utilizzo della fascia, di “utero con vista”.
Il contatto del bambino con il corpo dei genitori è una condizione che favorisce una crescita olistica, supportando lo sviluppo anatomico, con la maturazione delle anche e lo sviluppo della postura; neurologico, con un potenziamento dello sviluppo cerebrale; motorio, linguistico, psichico, contribuendo all'attaccamento e allo sviluppo della fiducia di base; e sociale. Pediatri e psicoterapeuti sono abbastanza concordi nel dire che questa pratica favorisce ampiamente lo sviluppo psicofisico del bambino.
Contrariamente a un comune timore, portare molto un bambino nella fascia non lo rende affatto viziato o dipendente dalla madre; al contrario, a lungo termine si verifica proprio il contrario. Il neonato, così bisognoso di contatto continuo, di calore, di movimento come quando era nella pancia della sua mamma, trova nella fascia una sorta di “prolungamento” naturale della gestazione. Potendo stare a lungo nella fascia, o comunque ogni volta che sente l’impellente bisogno di contatto, il bambino colma ampiamente il suo bisogno primario di protezione e sicurezza, diventando sicuro di se stesso e fiducioso verso il mondo esterno, avendo la certezza che la mamma è sempre disponibile al momento del bisogno. Crescendo, la presenza materna diventerà man mano meno richiesta: il bambino sarà tranquillo, rilassato e impiegherà le sue energie in altre attività e non nella ricerca continua di protezione e sicurezza. Quando sarà il momento di esplorare il mondo e staccarsi dalla sua mamma, il bambino diventerà autonomo molto in fretta, perché le sue esigenze primarie sono state colmate al momento giusto. Portare il proprio bambino nella fascia non è solo una questione di comodità per la mamma: vuol dire gettare le basi per un bambino sereno, fiducioso nei confronti degli altri e con il mondo esterno.
Il Babywearing come Supporto per il Genitore e la Famiglia Moderna
Nelle famiglie di oggi, il modo di accudire i bambini è profondamente cambiato rispetto al passato. Un tempo, quando arrivava un bebè, non mancava l’aiuto della grande famiglia di donne: zie, sorelle e vicine di casa erano pronte a prendersi cura della neo mamma e, se ce ne fosse stato bisogno, anche del neonato. Questo sistema di supporto è ormai quasi scomparso. Le coppie oggi si allontanano dal proprio paese di origine o comunque formano una nuova famiglia spesso lontano dagli affetti e da chi potrebbe dar loro un aiuto con il neonato. «Servirebbero due braccia in più», sentiamo dire di frequente oggi alle mamme e ai papà che, da soli, si occupano dei loro figli, magari mentre lavorano da casa o devono risolvere urgenti incombenze.
Per fortuna, però, c’è il babywearing, un prezioso alleato che si presenta sotto forma di fasce e marsupi. Consiste, in sostanza, nel portare il bambino addosso - mentre si va a fare una passeggiata o anche in casa se si svolgono attività che non lo espongano a rischi - legandolo a sé attraverso una fascia in tessuto o un altro tipo di supporto più rigido. Letteralmente si traduce con “indossare il bebè”; sì, proprio come fosse un capo di abbigliamento, perché grazie a un supporto di stoffa, che può essere una semplice fascia o un marsupio, possiamo tenere il nostro bambino come se ci fosse “cucito” addosso e, pertanto, senza la necessità di sorreggerlo con le braccia, che saranno invece libere di svolgere altre azioni. Il babywearing lascia le mani libere e permette di muoversi agilmente anche con un neonato, un aspetto che si sposa perfettamente con le necessità di spostamento dei genitori per lavoro o altro, unendo così l’aspetto relazionale a quello puramente pratico.

Per la mamma, portare il bambino con la fascia portabebè può dare la sensazione di tornare in gravidanza, offrendo un aiuto prezioso per chi ha vissuto un parto prematuro o difficile, favorendo un processo di guarigione emotiva. In generale, usare una fascia è sicuramente uno dei modi migliori per prevenire il mal di schiena, poiché il peso del bambino è ben scaricato dal tessuto sul busto e non sulle braccia o sulla schiena. Portando il bambino ogni giorno, il corpo si abituerà progressivamente al suo peso, e i muscoli si rafforzeranno man mano che il suo peso crescerà. Il contatto profondo con il bambino permette inoltre al genitore di instaurare un canale di comunicazione davvero unico, imparando a percepire ogni eventuale disagio immediatamente. La scelta di “indossare il bambino” può fare la differenza per il benessere del neonato e per la serenità dei neogenitori.
Quando e Per Quanto Tempo Portare: Flessibilità e Ascolto del Bambino
La domanda «Quando posso iniziare con il babywearing?» è tra le più comuni tra i neo-genitori. La risposta è molto semplice: fin dalla nascita! Vista la necessità del neonato di stare a contatto con il genitore, il babywearing può essere adottato sin dalla nascita come modalità di "trasporto". Tutte le fasce porta bebè sono utilizzabili sin dai primissimi giorni di vita del neonato, sebbene la posizione dipenderà dalle preferenze del piccolo e dal tipo di fascia scelta. Prima però, consigliano i pediatri, è bene considerare la tonicità muscolare del neonato e la sua capacità di allargare le gambine, variabili da valutare nella scelta del tipo di supporto da utilizzare. Iniziare con il babywearing può avvenire anche con un bambino nato prematuro, per il quale è davvero molto importante “recuperare” il contatto con la mamma. Per i piccoli prematuri, si raccomanda di scegliere fasce estremamente contenitive e soffici, come la Fascia Lunga Elastica.
Un altro importante elemento da considerare è lo stato di salute della madre: se la donna non sta bene, occorre prendersi cura di lei e potrebbe scegliere di rimandare il babywearing a un momento che sia buono per lei e per il bebè. È sempre consigliato iniziare gradualmente ed osservare se il bambino si sente a suo agio. Ben presto, si avvertirà se il bambino è soddisfatto o meno quando lo si porta.
COME INDOSSARE LA FASCIA PORTA BEBE'. BABYWEARING, BABY WRAP TUTORIAL.
Fino a che età si può "portare" il proprio bambino? Non esiste una data tassativa per abbandonare il babywearing. È una pratica che può continuare per tutto il tempo che il bambino desidera. La stoffa con cui è confezionata una fascia, in genere, consente di sostenere pesi fino ai 15-18 Kg circa, a seconda della fascia prescelta (la Fascia Lunga Rigida è spesso la migliore in termini di tenuta al peso nel tempo). Se si comincia presto a portare il bambino, la schiena e la muscolatura del portatore si rafforzeranno gradualmente con l’aumento di peso del bambino, rendendo l'esperienza confortevole anche con bambini più grandi.
Solitamente, un bambino gradisce essere portato molto frequentemente fino all'anno e mezzo o due. Dal momento in cui cammina bene, va volentieri nella fascia solo per riposarsi, per trovare un rifugio sicuro, per affrontare grandi distanze o per dormire. Dai 2-3 anni in poi, portare il bambino diventa meno frequente, ma resta una possibilità importante all'occorrenza, e lui lo gradirà moltissimo anche a questa età. La fascia è un luogo sicuro in cui ritrovarsi e difendersi dagli stimoli del mondo quando si è stanchi. Solitamente, è il bambino stesso che, arrivato a un certo punto della sua evoluzione, non vuole più essere portato perché è “diventato grande”. È bene comunque tener conto che il bambino dovrebbe cominciare al più presto a camminare sulle proprie gambe, promuovendo la sua autonomia.
Non esiste un momento preciso per passare ad altre posizioni o adottare un altro modo di "portare", poiché i bambini si sviluppano ognuno seguendo un ritmo diverso. Si noterà subito quando il bambino non gradisce più essere portato in una determinata posizione. A quel punto, si possono provare nuove posizioni fino ad individuare quella più gradita. Con la crescita del bambino, le posizioni possibili sono diverse: in tal modo, si sarà in grado di scegliere la più adatta al periodo e alla situazione da vivere. Le posizioni sul fianco e sulla schiena arriveranno successivamente, a partire dai 4 o 5 mesi, quando il bambino avrà raggiunto uno sviluppo muscolare adeguato per sorreggere la testa e la schiena e una forte curiosità verso il mondo che lo circonda.
Per quanto tempo al giorno si può portare il bambino nella fascia porta bebè? Non ci sono limiti di tempo. Un bambino ben posizionato nella fascia può essere portato quanto lui e il suo portatore desiderano, anche per ore e ore. Non dimentichiamo che in tutto il mondo i bambini sono portati per tutto il giorno dal genitore che svolge le sue quotidiane attività lavorative! L'importante è utilizzare la fascia ogni qualvolta procuri sollievo e benessere.
La Posizione Fisiologica: Garanzia di Sviluppo e Sicurezza
La sicurezza e il corretto sviluppo del bambino sono prioritari nel babywearing. La posizione ideale in cui deve essere il bambino durante il babywearing è quella che favorisce il corretto sviluppo delle anche. Nei primi mesi dopo la nascita, soprattutto nei paesi occidentali, esiste il rischio per i neonati di incorrere nella “displasia dell’anca”. L’uso dei pannolini e l’attenzione a una posizione corretta durante il trasporto del bambino sono essenziali a ridurre questo rischio.
Questa posizione fisiologica è comunemente definita "a M" o "a gambe di rana". È la posizione in cui le ginocchia del bambino si trovano più in alto rispetto al bacino e le gambe sono divaricate a circa 90°. Per assicurare tale posizione, le ginocchia del bebè devono stare leggermente più in alto rispetto al suo sederino. Questa configurazione garantisce che il bacino sia ben posizionato, permettendo alla colonna vertebrale e al collo del bambino di assumere un’incurvatura naturalmente arrotondata (la fisiologica cifosi, o curvatura a C della colonna vertebrale nel neonato), e il loro peso sarà ben sostenuto dal bacino stesso. Se si comincia a portare il bambino molto presto, questa posizione diventerà per lui naturale e la assumerà spontaneamente.

Quando si porta il bambino nella fascia, è buona cura controllare con le mani che i lembi di tessuto lo sorreggano per bene fino a sotto le ginocchia e che la posizione delle gambine divaricate sia mantenuta. La legatura con tessuto ben lavorato e teso al punto giusto deve sostenere la testa del piccolo e sotto al sederino deve andare dall’incavo di un ginocchio all’altro.
Per quanto riguarda il sostegno della testa, se il bacino del bambino è correttamente sostenuto, la sua schiena e il suo collo seguiranno un’incurvatura naturale e la sua testa rimarrà appoggiata comodamente al petto di chi lo porta. Si consiglia di sostenergli bene la testa con il tessuto solo quando si addormenta o quando ci si china in avanti. Nella fascia, il bebè è libero di muovere la sua testa quando è curioso di guardarsi in giro, e i muscoli del suo collo diventeranno man mano più forti. Quando sarà il momento, sarà lui ad alzare la testa e a sorreggerla con sicurezza, senza forzature.
È fondamentale garantire al piccolo una posizione fisiologica, che significa simmetrica e verticale dalla nascita, con il sederino più basso e le ginocchia più in alto. Il bambino dovrebbe avere la testa ad “altezza bacio” - senza però intralciare la visuale del portatore - e il sederino sempre al di sopra o a livello dell’ombelico del portatore, mai al di sotto, con i piedini paralleli al pavimento. L'aderenza del corpo del bambino portato con quello del genitore portatore è cruciale, ricordando che vicinanza corrisponde a sicurezza. Inoltre, naso e bocca del bambino devono essere sempre liberi da ostacoli per garantire una respirazione adeguata. Il contatto con il corpo della mamma o del papà permette al bambino di sincronizzare il proprio respiro al battito del cuore e al movimento del petto di chi lo porta, stabilizzando la sua respirazione. È essenziale controllare che il bambino abbia lo spazio necessario per ricevere aria fresca: diventerà un gesto naturale e scontato per il portatore attento.
Scegliere il Supporto Ideale: Una Guida tra Fasce e Marsupi
La vastità dei supporti in commercio è tale da mandare in confusione chi si vuole accostare a questa “novità”. Tra fasce, marsupi e altri supporti ibridi, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. La decisione dipende da molteplici fattori: dal tipo di famiglia e di stile di vita, dal carattere del bambino, dalla sua età e dal suo peso, e dal tipo di utilizzo previsto (sporadico o per lungo tempo). Prima di addentrarsi nell'acquisto, è indispensabile farsi alcune domande, come «Serve una consulenza per il babywearing?». Non è certamente obbligatorio né indispensabile affidarsi a una professionista esperta, ma questa sarebbe certamente la soluzione ideale per i genitori che si affacciano per la prima volta a questa pratica che, in quanto nuova, può risultare complessa. È sempre consigliato rivolgersi a un’ostetrica, a una puericultrice o a una consulente per capire quale supporto è più indicato per il nostro bambino, tenendo sempre a mente l’unicità di ciascuna coppia genitore-figlio e l’impossibilità di riconoscere un supporto che possa essere valido per tutti. Sul territorio italiano, esistono diverse scuole di formazione per istruttori/istruttrici a cui affidarsi per imparare come indossare la fascia porta bebè e come portare rispettando la fisiologia di genitore e bambino, come ad esempio la realtà formativa Portare i Piccoli.
Distinguendo i supporti, si possono identificare due categorie principali: i supporti non strutturati e quelli strutturati.
Supporti Non Strutturati
Questi sono vere e proprie fasce lunghe o lembi di tessuto che non prevedono nodi, anelli o fibbie già preconfezionati. Richiedono una maggiore familiarità con le legature, ma offrono una grande versatilità e una perfetta aderenza al corpo del bambino e del portatore.
- Fascia Lunga Elastica: Lunga circa 5 metri e in maglina di cotone o bamboo, una volta indossata, la fascia porta bebè elastica è come una sorta di t-shirt da allargare per inserire o tirare fuori il proprio bambino senza necessità di dover legare o slegare ogni volta. È ideale per i bimbi prematuri e, in generale, per il neonato, offrendo un contenimento avvolgente e sicuro. Ha però il limite di risultare cedevole nel momento in cui il bambino raggiunge i 7-8 Kg di peso (se il tessuto è jersey singolo, anche qualche chilo in meno), quindi non è adatta per un utilizzo prolungato nel tempo con bambini più grandi.
- Fascia Lunga Rigida (o Tessuta): Anche detta “fascia porta bebè lunga tessuta”, viene lavorata al telaio con una trama particolare (spesso diagonale), che conferisce al prodotto un’ottima stabilità ma anche elasticità. Per iniziare, meglio se 100% in cotone, anche se in commercio esistono diverse combinazioni di tessuto (lino, seta, canapa, lana, eccetera). Il termine “rigida” può intimorire, ma in realtà viene utilizzato per distinguere questa tipologia di fascia porta bebè da quella elastica, indicando una maggiore capacità di sostegno e durata nel tempo. Non esiste una vera e propria fascia porta bebè estiva o invernale; sebbene alcuni tessuti siano più adatti per la stagione calda, il corpo della mamma funge da termoregolatore per il bambino in tutte le stagioni. Ha una lunghezza variabile, che dipende sia dalla taglia di chi porta sia dal tipo di legatura che si sceglie di fare, con uno standard di circa 5 metri (adatto al portatore di corporatura media). Se si decide di confezionare una fascia porta bebè in casa, è bene tenere presente che è molto difficile trovare tessuti con trama diagonale nei negozi.
- Fascia Corta (o Shorty): Si distingue dalla fascia porta bebè rigida unicamente per la lunghezza, inferiore ai 3 metri circa. Consente pertanto di fare solo legature monostrato, prevalentemente sul fianco e anche dietro (seppure con limitazioni). È consigliabile a partire dai 3 mesi, o comunque da quando il bambino regge il capo in autonomia, e per tutta la durata del percorso di babywearing.
- Fascia ad Anelli (Ring Sling): Composta da un telo non elastico della lunghezza di circa 2 metri chiuso da due anelli, all’interno dei quali il tessuto deve scorrere bene al fine di agevolare la regolazione della tensione. Consente legature monostrato per portare davanti e sul fianco. Anche questa tipologia di fascia è consigliata a partire dai 3 mesi circa, o comunque da quando il bambino riesce a reggere in autonomia il capo. È versatile per il “sali e scendi”, quindi perfetta per brevi tragitti e soprattutto per quando il bambino ha necessità di iniziare a esplorare il mondo sulle proprie gambe per poi far ritorno alla sua “roccaforte”. Tuttavia, ha il limite di scaricare il peso su una sola spalla ed è quindi poco indicata per un utilizzo prolungato. Questa fascia è sconsigliata per portare il bambino sulla schiena, dal momento che non permette un incrocio del tessuto sotto il sedere del bambino e dunque non garantisce una legatura in sicurezza.
- Podaegi: Questo è un supporto “su misura” di origine coreana. A differenza delle altre fasce porta bebè, non ha estremità libere ed è cucita a mo’ di anello in maniera del tutto personalizzata, ovvero tenendo conto delle misure del genitore e del bambino.
Supporti Strutturati
Questi supporti prevedono nodi, anelli, fibbie, spallacci, bretelle utili a mantenerne la forma preconfezionata, rendendoli spesso più facili e veloci da indossare, anche se talvolta meno adattabili alla forma del corpo rispetto alle fasce lunghe.
- Mei Tai: Il Mei Tai è un supporto babywearing ibrido di origine orientale, realizzato per lo più in cotone, che richiama molto nella struttura il marsupio. Presenta, però, al posto di spallacci e cinghie, strisce di stoffa da legare con molto scrupolo. È costituito da un pezzo di tessuto quadrato per sostenere il corpo del bambino e da quattro strisce (due superiori per le spalle e due inferiori per la vita) con cui realizzare le legature. Il Mei Tai offre un compromesso tra il contenimento della fascia e la praticità del marsupio; sebbene sembri più semplice da legare rispetto alla fascia lunga, in realtà è necessaria una buona confidenza con il tessuto affinché le legature vengano fatte nella maniera corretta. Rispetto al supporto originale asiatico, quello arrivato a noi occidentali presenta delle bretelle più larghe, che sostengono meglio il bambino e risultano più confortevoli per chi porta. Esistono inoltre alcuni Mei Tai con pannello regolabile, che consente l’utilizzo di questo supporto già nei primi mesi, dal momento che non divarica eccessivamente le gambe del piccolo.
- Marsupi Ergonomici: I marsupi per portare il bebè sono i supporti più “occidentali”, quelli che più facilmente si trovano in commercio, ma è fondamentale fare una distinzione. Purtroppo, la quasi totalità dei marsupi che si vedono nei negozi per l’infanzia non sono sufficientemente ergonomici: risultano eccessivamente rigidi e privi di un buon sostegno per collo e testa; non permettono la regolazione laterale o in altezza, e i bambini risultano “appesi”, gravando perciò tutto il peso sulla zona genitale. Inoltre, la parte che accoglie il sederino ha spesso una larghezza insufficiente (inferiore ai 18-20 cm) e risulta o troppo morbida o troppo rigida, non garantendo la corretta posizione divaricata-seduta a “M”. Spesso, i tessuti non sono testati né certificati per il contenuto di sostanze tossiche. Occorre però specificare che, seppur non facilissimi da reperire, esistono in commercio dei marsupi ergonomici. Il loro utilizzo è consigliabile a partire dai 4 mesi di età circa, o comunque da quando il bambino divarica autonomamente bene le gambe, in modo tale che il pannello vada dall’incavo di un ginocchio all’altro. I due fattori chiave da tenere sempre ben presenti in fase di scelta sono lo schienale - meglio se imbottito - e la seduta larga che possa permettere al piccolo di assumere la posizione più corretta, quella a M.

In fase di acquisto, è essenziale porre riflessione alla fascia di età per cui i vari prodotti sono consigliati (se dalla nascita o dai mesi successivi, in genere il quarto o quinto mese) e tenere anche conto del peso massimo che supporta in rapporto al ritmo di crescita del proprio bambino. Dopo aver valutato prioritariamente gli aspetti tecnici e la sicurezza, si può anche badare all’estetica; in commercio ci sono tante fasce e marsupi coloratissimi e dal design ricercato e raffinato. La scelta di una Fascia Lunga Rigida o una Fascia Lunga Elastica è solitamente consigliabile rispetto alle Fasce ad Anello per una migliore distribuzione del peso, in modo simmetrico sul busto e sui fianchi del portatore, specialmente per un uso prolungato.
Sicurezza e Benessere in Ogni Stagione: Consigli Pratici
Una volta scelto il supporto più adatto alle proprie esigenze e a quelle del bambino, occorre imparare come legare la fascia porta bebè o utilizzare il marsupio in maniera corretta. La sicurezza viene prima di tutto!
- Formazione e Consulenza: Come si inizia il babywearing? Quando un genitore vuole imparare a portare il proprio bambino o la propria bambina, è indispensabile farsi alcune domande. Sebbene non sia obbligatorio né indispensabile affidarsi a una professionista esperta, come una consulente del portare, questa sarebbe certamente la soluzione ideale per i genitori che si affacciano per la prima volta a questa pratica che, in quanto nuova, può risultare complessa. Le consulenti possono insegnare le diverse legature, assicurando che la posizione sia sempre fisiologica e sicura per il bambino e confortevole per il portatore.
- Legature e Nodi: Chiudere sempre ogni legatura con doppio nodo per evitare che si allentino. Una buona legatura lascia al portatore le mani libere, segno che il tessuto è ben lavorato e teso al punto giusto, sostenendo il peso del piccolo in maniera equilibrata. Se i bimbi sono scontenti nella fascia, a volte capita perché non si sentono sicuri, e questo può accadere quando la fascia non è stretta a sufficienza. Seguire le istruzioni per essere sicuri di posizionare il bambino alto, stretto e ben sostenuto è fondamentale. Per un genitore che diventa esperto nell'utilizzo della fascia, comunque, è immediato rendersi conto se il bambino è ben posizionato.
- Posizionamento del Bambino: Garantire al piccolo una posizione fisiologica è cruciale. Ciò vuol dire che la posizione deve essere simmetrica, verticale dalla nascita e divaricata-seduta, con il sederino più basso e le ginocchia più in alto. Il bambino deve avere la testa ad “altezza bacio” - senza però intralciare la visuale del portatore - e il sederino sempre al di sopra o a livello dell’ombelico del portatore, mai al di sotto, con i piedini paralleli al pavimento. Nel neonato, garantire la fisiologica cifosi (curvatura a C della colonna vertebrale) è fondamentale. L'aderenza del corpo del bambino portato con quello del genitore portatore è un altro pilastro, ricordando che vicinanza corrisponde a sicurezza.
- Vie Aeree Libere: Naso e bocca del bambino devono essere sempre liberi da ostacoli! Anche dentro la fascia, il bambino è in grado di muoversi. Se è scomodo o infastidito, può agitarsi in segno di protesta o girare la testa. In tal caso, lo si può aiutare ad assumere una posizione più comoda.
- Mezzi di Trasporto: Non portare in fascia il proprio bambino in auto, né sulla bicicletta o altro mezzo. Prudenza sui mezzi pubblici, da utilizzare solo per brevi tragitti, assicurandosi sempre di avere il controllo del bambino e della situazione circostante.
- Salute del Portatore: Se si hanno problemi di schiena, si dovrebbe comunque consultare il proprio medico prima di decidere se usare una fascia portabebè. Come accennato, un utilizzo corretto del babywearing previene il mal di schiena distribuendo il peso.
Babywearing e Clima: Consigli per Ogni Stagione
Il costante contatto col corpo del portatore stimola la funzione termoregolatrice del corpo del neonato che, da solo, non è ancora in grado di regolare la propria temperatura corporea. Il corpo della mamma o del papà, così a stretto contatto col corpo del bebè, stabilizzeranno così la sua temperatura. Quindi, è fondamentale vestire il bambino adeguatamente, considerando che dal contatto col corpo del portatore il piccolo riceve calore.
- Quando fa freddo: È ideale scegliere una posizione che consenta di portare la fascia sotto il cappotto o la giacca chiusi (ideali le Giacche per Portare con lo spazio per il bambino in fascia) con il bambino non troppo coperto. In ogni caso, bisogna fare attenzione che le estremità, ovvero piedini, testa e manine, siano ben protette sia dal sole sia dal freddo e che il bambino riceva abbastanza aria fresca per respirare. Nella posizione verticale non è assolutamente un problema, gli arriva aria a sufficienza anche sotto il cappotto, mentre nella posizione a culla sarà un po’ più difficile. Esistono copertine, giacche da babywearing o inserti per i giubbotti specifici per affrontare le basse temperature.
- In estate: Portare il bambino fa inevitabilmente sudare. Suderemmo ugualmente tenendolo in braccio. Va considerato che, tuttavia, le fasce portabebè sono confezionate con cotone di altissima qualità (in taluni casi biologico) e che quindi il contatto prolungato con la pelle, anche sudata, non dà adito a irritazioni o arrossamenti. Scegliere fasce in lino o bamboo, leggere e traspiranti, può aiutare a mitigare il calore. È fondamentale prestare attenzione a proteggere sempre la testa con un cappellino e braccia e gambe con un’adeguata protezione solare.
Infine, un consiglio prezioso è concedersi tempo e spazio. Mettersi in ascolto di sé per ascoltare l’altro. Portare è assai bello quanto impegnativo perché è prendersi carico di qualcuno fisicamente ed emotivamente. È molto importante riporre fiducia nel proprio bambino: se è scomodo, troppo stretto, troppo caldo o qualsiasi altra cosa, ve lo comunicherà. Se si addormenta o se si guarda allegramente in giro, si sente a suo agio. Portando il proprio bambino così vicino, si potrà leggere istintivamente il linguaggio del suo corpo prima ancora che si metta a piangere o che comunichi che qualcosa non va. Come accade al seme, quando trova un terreno fertile che lo accoglie e viene nutrito pazientemente e con amore, così accade a un bambino: con i suoi tempi cresce, matura, sboccia, fiorisce e dona frutti. Scegli il supporto più adatto, affidati a mani esperte se hai dubbi, e lasciati guidare dall'istinto, per vivere un'esperienza di connessione profonda e reciproco benessere.