L'assunzione di farmaci durante la gravidanza è associata a timori e preoccupazioni per i possibili effetti negativi che questi potrebbero avere sul feto e sul nascituro. Questa condizione di "allarme" nell'opinione pubblica è spesso alimentata da segnalazioni periodiche di possibili effetti indesiderati di farmaci, divulgate e amplificate dai mass-media, e dalla memoria collettiva di tragedie del passato. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che il rischio che alcuni farmaci, definiti teratogeni, possano provocare malformazioni nel feto, pur essendo un motivo di ansia elevato, rappresenta una parte molto piccola dei fattori di rischio coinvolti nell’insorgenza delle malformazioni. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e diversi studi mostrano che solo l'1-2% degli effetti teratogeni sono riconducibili all’uso di farmaci assunti in gravidanza.
Per decenni, all'inizio del secolo scorso, si era pensato che la placenta fungesse da barriera assoluta e fosse quindi in grado di proteggere il prodotto del concepimento da eventuali danni arrecati da agenti esterni e che le malformazioni fossero prevalentemente ereditarie. La scoperta degli effetti sul feto del virus della rosolia dapprima, nel 1941, e della talidomide poi, nel 1961, è servita a creare una "sensibilità" nei confronti del problema e, soprattutto, a cambiare l'atteggiamento nei confronti della somministrazione dei farmaci in gravidanza. La tragedia della talidomide, nel bene e nel male, ha segnato una svolta nella storia della farmacologia e ad essa la medicina è debitrice di una lezione fondamentale, dimostrando in maniera drammatica che le sostanze assunte dalla madre potevano influenzare profondamente lo sviluppo del nascituro.
Nonostante l'attenzione al problema sia andata progressivamente crescendo nel corso degli anni, le conoscenze sulla sicurezza dell'impiego dei farmaci in gravidanza sono spesso carenti, a volte addirittura assenti, in particolar modo per i farmaci di recente immissione in commercio. Questa situazione induce paradossalmente due atteggiamenti opposti: da un lato un ottimismo che può portare ad una eccessiva medicalizzazione, dall'altro, più spesso, paure ingiustificate che portano a non utilizzare farmaci neppure là dove servono. In questo contesto, è molto difficile affermare che un farmaco sia assolutamente sicuro in gravidanza, e l'approccio più corretto richiede una valutazione attenta e personalizzata.

Comprendere la Tossicità Fetale: Definizioni e Concetti Chiave
Per affrontare il tema della tossicità fetale è essenziale fare chiarezza su alcuni termini scientifici. L'area specializzata che studia l'eziologia dello sviluppo anomalo dell'embrione è la TERATOLOGIA. La TERATOGENESI, invece, è il processo responsabile di effetti congeniti durante lo sviluppo dell'embrione e del feto. Un farmaco si definisce teratogeno quando è in grado di causare malformazioni strutturali e funzionali congenite, presenti cioè fin dalla nascita, o difetti durante lo sviluppo embrionale o fetale.
I difetti congeniti, nel loro complesso, comprendono tutte quelle alterazioni della struttura o della funzione di uno o più organi che si sono determinate prima della nascita, al momento del concepimento o durante la vita embrionale o fetale. Ne sono esempi la sindrome di Down, le cardiopatie congenite, la fibrosi cistica, la distrofia muscolare o la spina bifida. Ogni difetto congenito avrà un suo specifico effetto sulla salute. Alcuni determinano un'alterazione anatomica degli organi, come le malformazioni del cuore, altri un'alterazione funzionale, come il ritardo mentale, altri ancora un'alterazione dello sviluppo corporeo, come la bassa statura. Presentano quindi una gamma di espressioni cliniche molto variabile, da quelli molto gravi, incompatibili con la sopravvivenza, ad altri molto più lievi e di solo significato estetico. Si parla invece di deformazioni nel caso di difetti di forma o posizione che si verificano sì durante il periodo fetale, ma su strutture già formate che si "deformano" per cause meccaniche estrinseche, come ad esempio i piedi torti. Il numero di difetti congeniti noti è elevatissimo, circa 5.000, e i progressi delle tecniche diagnostiche permettono agli specialisti di scoprirne ogni anno dei nuovi; tuttavia, nella maggior parte dei casi, si manifestano raramente. Le stime indicano che le malformazioni di una certa gravità siano presenti nel 2,5-3% dei nati. In Italia, ogni anno, circa 12.500-15.000 bambini nascono affetti da una malformazione, un numero che raddoppia se si considerano i difetti congeniti nel loro complesso. Purtroppo, nel 60% circa dei casi, le cause rimangono sconosciute. Nel 20% dei casi di malformazioni entrano in gioco meccanismi ereditari multifattoriali e nel 13,5% dei casi anomalie genetiche. Solo nel 6-7% dei casi si riconosce la responsabilità dei cosiddetti agenti teratogeni, cioè agenti in grado di indurre un effetto teratogeno. Con questo termine si intende qualsiasi effetto prodotto sul feto dall'azione di un agente esterno, nel periodo che va dal concepimento al completamento dello sviluppo di tutti gli organi del bambino.
Gli effetti della tossicità possono essere suddivisi in due categorie principali a seconda del momento e della gravità dell'impatto:
- EFFETTI EMBRIONALI: sono conseguenze che prevedono l'aborto spontaneo, il riassorbimento della cellula uovo o la nascita di feti morti.
- EFFETTI EMBRIOTOSSICI: sono conseguenze che permettono lo sviluppo del feto, però con malformazioni strutturali e/o funzionali.

I Periodi Critici dello Sviluppo Fetale e la Loro Suscettibilità ai Farmaci
Durante la crescita del feto, sono da tenere in considerazione tre fondamentali periodi critici, nei quali, se la madre dovesse venir a contatto con delle sostanze teratogene, il feto potrebbe subire gravi danni. Tutte le sostanze tossiche, che possono venir a contatto con la madre, possono passare di conseguenza anche al feto.
Fase Pre-embrionale (prime due settimane dopo il concepimento): L'Effetto "Tutto o Nulla"In questa fase iniziale, corrispondente al periodo di pre-impianto, l'esposizione a farmaci teratogeni, come emerge da studi sperimentali, dà luogo ad un effetto detto di tipo "tutto o nulla": in altre parole, o l'embrione muore e si ha un aborto, o rimane indenne e si sviluppa in modo normale. Questa è una delle ragioni per cui, se possibile, nessun farmaco dovrebbe essere somministrato nel primo trimestre.
Fase Embrionale (tra la terza e l'ottava/undicesima settimana di gestazione): L'Organogenesi e la Massima VulnerabilitàLa successiva fase dello sviluppo embrionale è quella nella quale si verificano le tappe fondamentali della differenziazione e sviluppo dei vari organi, un processo chiamato organogenesi. È proprio questo periodo, fra la terza e l'ottava settimana, o talvolta esteso fino all'undicesima, in cui vi è la massima suscettibilità agli agenti teratogeni. L'effetto teratogeno sarà tanto maggiore quanto più precoce sarà l'esposizione. Il periodo fetale, in cui troviamo anomalie morfologiche o funzionali, può variare da una possibile morte, arresto della crescita o alterazioni funzionali.
Periodo Fetale (dopo la fase dell'organogenesi): Anomalie di Crescita e FunzioneDopo la fase dell'organogenesi, l'eventuale effetto di danno fetale da farmaci sarà limitato ad anomalie dell'accrescimento o della funzione, specialmente a carico del sistema nervoso centrale, senza difetti di struttura di rilievo.

Meccanismi d'Azione dei Teratogeni sul Feto
Le sostanze teratogene hanno diversi meccanismi d'azione sul feto. Possono impedire una crescita regolare del feto e/o indurre a malformazioni dello stesso. Queste sostanze possono agire in modi complessi, influenzando i processi biologici fondamentali dello sviluppo.
Induzione dell'Apoptosi Cellulare: La sostanza teratogena può andare ad accentuare l'azione apoptotica su determinati tipi cellulari. Durante la fase embrionale ci sono delle popolazioni cellulari che sono utili solo per un corretto sviluppo di un organo, dopodiché, non essendo più necessarie, vanno incontro ad apoptosi cellulare. Un'alterazione di questo processo può portare a difetti.
Alterazione dei Movimenti Cellulari: Ci sono sostanze che possono andare a provocare un'alterazione dei movimenti cellulari. Ci sono delle cellule che, una volta sviluppate, si devono spostare per raggiungere la loro sede definitiva, come ad esempio le cellule delle creste neurali. Queste cellule fanno parte del tubo neurale. Si staccano dal tubo neurale e migrano nell'organismo in formazione, dove andranno a costituire i gangli spinali, i nervi cranici e le cellule mesenchimali (che diventeranno ossa del cranio e della faccia). Se queste cellule delle creste neurali non migrano correttamente nelle loro sedi definitive, produrranno delle malformazioni nello sviluppo dello scheletro del cranio e della faccia. Inoltre, sono anche le responsabili di una corretta divisione del cuore, con la produzione dei setti cardiaci.
Alterazioni delle Vie di Trasduzione dei Segnali: Esistono sostanze che vanno a provocare delle alterazioni delle vie di trasduzione dei segnali. Questi segnali sono fondamentali per la comunicazione tra le cellule e per guidare il loro sviluppo. Se questo segnale viene modificato e trasmesso alla cellula in maniera non corretta, quest'ultima si svilupperà in maniera anomala, portando a malformazioni.
La Valutazione della Sicurezza dei Farmaci in Gravidanza: Ricerca e Limiti
Prima della sua immissione sul mercato ogni nuova sostanza viene studiata sugli animali. Le dosi che vengono testate nei vari test per la teratogenesi sono principalmente la massima dose tollerata (MTD), la NOEL (No-Observed-Effect Level) e la dose intermedia tra MTD e la NOEL. Prima di effettuare questi test si devono aver già effettuato delle prove di tossicità acuta e di tossicità subacuta.
Per studiare l'effetto sulla riproduzione, i vari esami vengono fatti principalmente in tre fasi:
- Studi sulla fertilità e riproduzione generale: Il periodo di questo studio dura 60 giorni e la sostanza da testare viene somministrata sia su animali femmina che su animali maschi. L'animale maschio viene trattato con la sostanza in esame per almeno due mesi, dopodiché viene fatto accoppiare con la femmina. In questi 60 giorni avviene la maturazione da spermatogonio a spermatozoo. Quindi si va a valutare se la sostanza in esame può avere degli effetti sugli spermatozoi. Nell'animale femmina si fa il trattamento con la sostanza per 14 giorni, che corrisponde al tempo di maturazione della cellula uovo. In seguito a questi test si procede con l'accoppiamento.
- Studi sugli effetti teratogeni: In questa fase vengono sottoposte ai test di teratogenesi solo le femmine gravide, trattate con il tossico nel periodo dell'organogenesi. Le femmine di topo o ratto gravide vengono trattate dal quindicesimo giorno di gestazione a quello dopo il parto.
- Studi multigenerazionali: Inquinanti ambientali, sostanze chimiche e farmaci si possono ritrovare anche in generazioni successive a quella trattata o entrata a contatto con la sostanza teratogena. Per determinare la possibile trasmissione degli effetti teratogeni in più generazioni si possono effettuare delle prove di studio multigenerazionali, per cui si vanno a studiare in più generazioni i possibili effetti riscontrati, come malformazioni esterne, viscerali e scheletriche. Gli studi morfologici sulle generazioni successive comprendono valutazioni di possibili malformazioni strutturali, viscerali ed esterne. La determinazione di queste malformazioni può essere valutata sia sull'animale vivo che sull'animale morto, proprio come visto nella sperimentazione della tossicità.
È possibile adattare i risultati degli studi di teratogenesi svolti sull'animale e adeguare gli stessi risultati sull'uomo? I risultati ottenuti non possono essere trasferiti direttamente sull'uomo. Tuttavia, se una sostanza è risultata teratogena per l'animale, in molti casi è teratogena anche per l'uomo. Gli effetti che la sostanza produce nell'animale, bene o male, li riproduce anche nell'uomo. Tutti questi effetti dipendono sempre dal tempo e dalla durata dell'esposizione, nonché dal grado di sensibilità individuale.
Purtroppo, la scarsa comprensione dei meccanismi della teratogenicità rende difficile prevedere, su base farmacologica, se un farmaco sarà in grado di provocare malformazioni congenite. Per molti farmaci l'immissione in commercio avviene in assenza di dati relativi ai possibili effetti di danno fetale nell'uomo. Solo integrando fra loro i risultati di diversi sistemi di sorveglianza è possibile fare progredire le conoscenze in questo campo.
Embriologia 03 - Seconda, terza, quarta settimana e organogenesi
Farmaci e Gravidanza: Principi Generali per una Prescrizione Responsabile
In gravidanza i farmaci dovrebbero essere prescritti solo se i benefici attesi per la madre sono di gran lunga maggiori del rischio a cui si espone il feto in qualsiasi periodo della gravidanza. Nessun farmaco può essere considerato veramente sicuro nelle prime fasi della gravidanza: se possibile, nessun farmaco dovrebbe essere somministrato nel primo trimestre.
Il professionista sanitario per evitare un danno alla donna e al feto, prima di prescrivere un farmaco deve valutare i seguenti fattori:
- La dose: che deve essere efficace ma anche sicura.
- Il farmaco: che deve essere il più idoneo ed evitare effetti dannosi per il feto.
Gli effetti tossici sul feto avvengono poiché il farmaco può oltrepassare la barriera placentare e influenzare lo sviluppo del concepito. La responsabilità di prescrizione è medica, mentre l'ostetrica/o ha la gestione della somministrazione al paziente.In generale, è molto difficile affermare che un farmaco sia assolutamente sicuro in gravidanza. Se l’uso si rendesse necessario sarebbe preferibile scegliere delle specialità medicinali in commercio da lungo tempo, per i quali ci sono molte più informazioni sui loro effetti indesiderati e tossici, inclusi quelli sul feto.
È indispensabile che la donna in gravidanza consulti sempre il medico o l'ostetrica prima di prendere qualsiasi medicina, anche quelle che non richiedono la prescrizione medica. Molti farmaci hanno effetti collaterali potenzialmente dannosi durante la gravidanza, ma i loro benefici superano i rischi per cui sono consigliati anche durante la gravidanza; altri sono sicuri e di altri sono poco conosciuti gli effetti sulla gravidanza e/o sul feto.
Va ricordato alle pazienti di non interrompere l'assunzione di terapie croniche se prima non si confrontano con il proprio medico o ginecologo, che valuteranno, ove possibile, l'alternativa terapeutica più adeguata al soggetto. Se un farmaco teratogeno è considerato indispensabile, può essere consigliato un programma di prevenzione della gravidanza. La salute del feto dipende dalla salute della madre.
Giova, perciò, ricordare che si tratta di una controindicazione "preventiva" che deve essere tenuta presente laddove, ad esempio, il medico si accinga ad impostare una nuova terapia in una donna che potrebbe rimanere incinta. Se però la terapia con quel farmaco fosse già in atto quando una donna si accorge di essere gravida (in realtà la situazione di gran lunga più frequente) la lettura di questa stessa controindicazione non deve gettare nel panico quasi fosse una dichiarazione di rischio certa per il nascituro.
Imparare ad usare i farmaci solo quando ci sono reali motivi è il miglior modo per evitare situazioni di ansia e pericoli veri. Si limita così il rischio che l'assunzione di farmaci avvenga anche nelle prime settimane di gravidanza, quando questo stato non è ancora noto ma il rischio è maggiore.
Classificazione dei Farmaci in Base al Rischio Fetale
I farmaci si possono suddividere in varie categorie in base al potenziale effetto sul feto. Il medico potrà suggerire, caso per caso, le opzioni terapeutiche appropriate per ciascun trimestre.
- Farmaci sicuri e di largo impiego: Sono ampiamente testati e non presentano effetti negativi sul feto.
- Farmaci per i quali non vi sono sufficienti informazioni: Si tratta in genere dei farmaci più recenti per i quali manca ancora una casistica sui loro effetti, anche se a volte se ne può presumere l'innocuità basandosi sulle loro caratteristiche. In questa classe ricadono i nuovi farmaci antiulcera e alcuni antibiotici più recenti, come le cefalosporine; gli antimicotici (contro le infezioni da funghi) per uso sistemico (cioè non locale) e gli antivirali. L'opportunità di assumerli andrà valutata dal medico il quale proporrà eventualmente alternative più collaudate.
- Farmaci che richiedono attenzione: Fra questi sono inclusi alcuni antibiotici, come i chinolonici, le tetracicline (che possono colorare permanentemente lo smalto dei denti del nascituro), il cloramfenicolo e la streptomicina (può causare danni al nervo acustico e vestibolare).
- Farmaci che possono provocare malformazioni e danni al feto: Fra questi è noto il talidomide (usato un tempo contro le nausee), gli ormoni androgeni e progestinici, alte dosi di vitamina A, utilizzata contro l'acne (rischi di malformazioni cardiache e all'orecchio, danni al sistema nervoso centrale) e i farmaci antineoplastici (contro i tumori), se usati nel primo trimestre; controindicati anche la warfarina (anticoagulante orale) e l'antiepilettico acido valproico (aumenta il rischio di spina bifida).
- Farmaci che hanno effetto sul sistema nervoso: I sali di litio nel primo trimestre possono causare malformazioni e pongono problemi di tossicità, e sono quindi sconsigliati in gravidanza, come pure i farmaci triciclici; gli antipsicotici sono rischiosi soprattutto nel terzo trimestre e, insieme alle benzodiazepine, cioè gli antidepressivi di uso più comune, se assunti nelle ultime settimane di gravidanza possono causare problemi di astinenza nel neonato.
Farmaci Specifici e Loro Potenziali Effetti
Nonostante il rischio teratogeno dei farmaci sia percentualmente così basso, i farmaci ritenuti sicuramente teratogeni, o per meglio dire, che conosciamo essere tali, sono relativamente pochi. Inoltre, i difetti associati ai singoli principi attivi differiscono moltissimo in frequenza di comparsa e gravità.
Agenti Altamente Teratogeni e Controindicati
- Talidomide: Questo farmaco, che veniva usato per curare la nausea ed è ora ritirato dal commercio, è tristemente noto per aver causato un aumento impressionante delle nascite di bambini affetti da focomelia, una malformazione in cui gli arti appaiono rudimentali. Gli eventi della tragedia della talidomide hanno determinato il suo ritiro dal commercio.
- Retinoidi orali (Isotretinoina, Acitretina, Etretinonato) e Vitamina A ad alto dosaggio: L'isotretinoina (usata per gravi forme di acne), l'acitretina e l'etretinonato (usati per psoriasi e altri disturbi dermatologici gravi), così come la Vitamina A ad alto dosaggio (sola o in associazione multivitaminica), si sono dimostrati particolarmente pericolosi dal punto di vista teratogeno. Sono responsabili, se assunti durante le prime fasi di gravidanza, di gravissime malformazioni che includono cardiopatie, ipoplasia della mandibola, palatoschisi e anomalie del cranio e della faccia. È fondamentale che tutte le donne in età fertile siano informate di questi rischi e, qualora decidessero di intraprendere la terapia, devono adottare una contraccezione sicura che deve essere protratta anche dopo la sospensione del trattamento, per un mese nel caso dell'isotretinoina e per 24 mesi nel caso dell'acitretina. Si consiglia di non prendere più di 8.000 UI al giorno di vitamina A.
- Farmaci Citostatici e Antagonisti dell'Acido Folico (Methotrexate, Aminopterina): Farmaci citostatici, in particolare alcuni antagonisti dell’acido folico come il methotrexate (un inibitore della sintesi del DNA, utilizzato in patologie autoimmuni, psoriasi e in alcuni tumori) e l'aminopterina (usato in chemioterapia), sono fortemente teratogeni. Hanno un’azione embriotossica ed anche abortigena.
- Ormoni Androgeni e Progestinici di Sintesi (derivati dal nortestosterone): Questi ormoni possono provocare una mascolinizzazione del feto femmina di grado più o meno grave, con una "virilizzazione" che si manifesta con aumento delle dimensioni del clitoride e/o fusione delle grandi labbra. Gli effetti sembrano correlati sia alla dose (più è alta, più è evidente la mascolinizzazione), sia al tipo di ormone, sia al periodo della gravidanza in cui sono somministrati (la fusione delle labbra si verifica solo se la medicina è stata presa prima della 13^ settimana, mentre l'ipertrofia del clitoride si può manifestare a qualunque epoca).
- Anticoagulanti Dicumarinici (Warfarin e derivati): Usati nel trattamento di malattie cardiache e vascolari per prolungare il tempo di coagulazione, possono causare difetti congeniti e aumentano il rischio di emorragie sia per la mamma che per il bambino.
- Sali di Litio (Litio Carbonato): Questo farmaco, utilizzato per le sindromi maniaco-depressive, la cui assunzione va evitata durante il primo trimestre di gravidanza per il rischio di teratogenicità, può provocare malattie congenite del cuore in circa l'8% dei casi (e 2-3% per una cardiopatia specifica che è la sindrome di Ebstein).
- Antiepilettici (Acido Valproico, Carbamazepina, Fenitoina, Idantoina): Hanno un effetto teratogeno ormai ben conosciuto, causando difetti del tubo neurale, come la spina bifida, e altre malformazioni. Tuttavia, il rischio derivante da un'epilessia non controllata è spesso superiore, rendendo necessaria una valutazione attenta con il medico.
- ACE-Inibitori: Questi antiipertensivi, oggi diffusamente utilizzati nel trattamento dell'ipertensione, sono associati alla comparsa di difetti congeniti, potendo causare danni al funzionamento dei reni e infossamento delle ossa del cranio.
- Tetracicline: Questi antibiotici, un tempo usati per vari tipi di infezione e attualmente poco utilizzati, possono colorare permanentemente lo smalto dei denti del nascituro.
- Streptomicina e Kanamicina: Sono antibiotici usati nella terapia della tubercolosi, ma possono causare danni al nervo acustico e vestibolare.
- Actinomicina D, Adriamicina, Colchicina, Podofillina, Vincristina: Questi farmaci hanno un’azione embriotossica ed anche abortigena; alle dosi abituali, però, l’effetto è incostante.
- Metimazolo: È un farmaco anti-tiroideo con potenziali effetti avversi.
- Penicillamina: Farmaco utilizzato per la sindrome di Wilson, artrite reumatoide ed altre malattie autoimmuni.
- Diestilstilbestrolo (DES): È stato utilizzato fra il 1938 ed il 1971 per prevenire l'aborto spontaneo, ma si è successivamente rivelato con effetti a lungo termine sulla salute riproduttiva delle figlie esposte in utero.
Farmaci Comuni e Loro Gestione
- Analgesici-Antipiretici e Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): Il paracetamolo (es. Tachipirina) è il farmaco da utilizzare come prima scelta in caso di febbre, cefalea, dolori articolari, ecc., durante la gravidanza. Se il paracetamolo è controindicato o scarsamente efficace, aspirina e antiinfiammatori non steroidei (es. ibuprofene) possono rappresentare un'alternativa sicura se impiegati occasionalmente durante i primi tre mesi. Tuttavia, non vengono impiegati in gravidanza, specialmente verso il termine, perché possono ritardare l'inizio del travaglio e allungarne la durata, e interferiscono con la coagulazione del sangue, aumentando il rischio di emorragie sia per la mamma che per il bambino.
- Antiacidi: In caso di problemi di stomaco i tradizionali antiacidi (es. Maalox) possono essere assunti al bisogno.
- Farmaci per la tosse: Per la tosse non ci sono controindicazioni all'uso del destrometorfano (es. Honeytuss) come sedativo o di sciroppo di guaifenesina (es. Resyl sciroppo) come mucolitico, tenendo comunque sempre presente che in questi casi il provvedimento più efficace è sempre un'adeguata idratazione.
- Antibiotici: In un’ipotetica graduatoria tra i farmaci utilizzabili in gravidanza, in termini di rapporto tra possibili rischi e benefici, gli antibiotici certamente occuperebbero uno dei posti più favorevoli, nonostante siano stati sovente accusati di provocare danni al feto e al neonato. È in ogni caso buona norma usare le opportune cautele e in gravidanza impiegare gli antibiotici più idonei al singolo caso, scelti dal medico sulla base dell’antibiogramma e, quando possibile, rimandare la loro assunzione al termine del primo trimestre.
- Benzodiazepine: I più diffusi farmaci ad azione sedativa, ipnotica e anticonvulsivante, se assunti nelle ultime settimane di gravidanza possono causare problemi di astinenza nel neonato.
- Antipsicotici (per esempio fenotiazine e butirrofenoni): Mettono a rischio il neonato soprattutto nell’ultimo trimestre della gravidanza e, come le benzodiazepine, possono causare sindrome da astinenza nel neonato.
- Antidepressivi Triciclici e Inibitori delle Monoamino-Ossidasi: Sono sconsigliabili durante la gestazione.
- Ergotamina e Metisergide: Usati per la cefalea, dovrebbero essere evitati.

Farmaci Utilizzati in Ostetricia
Oltre ai medicinali più comuni e agli antibiotici, in ostetricia si trovano farmaci che, se somministrati, impongono un particolare controllo da parte del personale per i rischi associati.
- Ossitocina: È utilizzata per indurre il travaglio, per accelerarlo o nel post partum come profilassi per le emorragie. I rischi causati dall’utilizzo di questo farmaco sono: iperstimolazione uterina; rottura uterina; effetti antidiuretici; fenomeni ipertensivi nel post partum; disturbi cardiovascolari nel post partum.
- Prostaglandine: Impiegate sia nel parto che nell'aborto al 2° trimestre per l'induzione al travaglio. I rischi causati dall’utilizzo di questo farmaco sono: iperstimolazione uterina; febbre alta; diarrea e vomito.
- Misoprostolo: Anche questo utilizzato per l'induzione al travaglio e per la pratica dell'aborto terapeutico. I rischi causati dall’utilizzo di questo farmaco sono: diarrea e nausea.
- Tocolitici: Sono impiegati nei casi di parto pretermine, riducendo l'attività contrattile uterina.
Sostanze Non Farmacologiche e Integratori: Cosa Sapere
Diversi studi mostrano che le donne gravide tendono a evitare l'assunzione dei farmaci e si indirizzano verso trattamenti non farmacologici con la convinzione, spesso errata, che i prodotti naturali siano più sicuri. I farmacisti, grazie alle conoscenze delle piante medicinali e delle possibili interazioni, devono sconsigliare, in particolare nel primo trimestre della gravidanza, l'uso di erbe medicinali e derivati che deve esser limitato ai casi di effettiva necessità e sempre sotto controllo medico. Le sostanze vegetali maggiormente rischiose sono gli olii essenziali, presenti anche nella propoli, gli alcaloidi e i lassativi antrachinonici.
Anche assumere integratori vitaminici senza indicazione del medico può essere inutile e non solo: alcune vitamine, come la vitamina A e la vitamina D, se assunte in quantità eccessiva possono causare alterazioni dello sviluppo del feto o causare effetti indesiderati nel lattante. Una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura, è sufficiente a garantire il normale fabbisogno di vitamine. I farmacisti, quindi, possono sia rassicurare sia evitare che le donne gravide utilizzino farmaci o integratori non adeguati o interrompano la terapia, senza consultar il medico.

Stili di Vita e Agenti Ambientali
- Fumo: La nicotina ed il monossido di carbonio, presenti nel fumo di sigaretta, attraversano la placenta, riducendo il flusso di sangue e, quindi, di nutrienti ed ossigeno al feto; di conseguenza, l'accrescimento fetale è ridotto. I bimbi nati da donne fumatrici hanno un peso alla nascita significativamente inferiore rispetto ai neonati partoriti da donne non fumatrici.
- Alcool: Anche l'alcool è in grado di attraversare la placenta e danneggiare il feto, causando anormalità mentali e fisiche nel bambino. È ormai ben nota la cosiddetta "sindrome alcolica fetale", caratterizzata da ritardo della crescita, malformazioni e disfunzioni del sistema nervoso centrale che si possono manifestare come ritardo mentale o anomalie comportamentali. La cui comparsa, tuttavia, è legata ad una assunzione eccessiva e "cronica". Anche se non è noto un limite minimo di assunzione che possa essere considerato sicuro, appare tuttavia ragionevole consentire alle donne che sono abituate ad assumere modeste quantità di vino o birra di continuare a farlo, con la raccomandazione di non superare il mezzo bicchiere di vino o di birra a pasto.
- Caffeina: La caffeina non possiede effetti teratogeni, tuttavia l'assunzione di elevate quantità può essere associata a parto prematuro e causare la nascita di bambini sottopeso. Un consumo moderato di caffeina (200 mg corrispondenti a 2-3 tazzine di caffè o 6 tazze di tè) non sembra, invece, rappresentare un rischio per il neonato.
- Alimentazione: Una dieta varia assicura l'apporto di tutti i nutrienti necessari alla buona salute di mamma e nascituro e risponde agli aumentati fabbisogni (ad esempio, di calcio, ferro e vitamine) della donna in gravidanza. Le risposte ai problemi che accompagnano "quasi inevitabilmente" la gravidanza (nausea, aumenti ponderali, ecc.) sono da ricercare anzitutto attraverso provvedimenti non farmacologici: riposo, qualche passeggiata, semplici accorgimenti dietetici (ad esempio: pasti piccoli e frequenti, evitando cibi speziati o particolarmente ricchi di grassi, ecc.).
Navigare le Preoccupazioni: Informazione e Supporto
Nonostante l'attenzione al problema sia andata progressivamente crescendo nel corso degli anni, il rapporto fra farmaci e gravidanza è caratterizzato inevitabilmente da una condizione generalizzata di "allarme". Tuttavia, è importante ribadire che l'esposizione ai farmaci rappresenta una parte molto piccola dei fattori di rischio coinvolti nell'insorgenza delle malformazioni. Non tutti i farmaci controindicati sono ugualmente pericolosi, e molti farmaci non provocano danni nel 100% dei casi, ma sempre in una percentuale che, seppure bassa (in genere meno del 50%), è superiore a quanto osservato nei bambini le cui madri non hanno assunto alcun farmaco. È opportuno conoscere i potenziali effetti del farmaco per poter ricercare (o escludere) la presenza della malformazione o del danno.
Quasi sempre i foglietti illustrativi delle specialità medicinali riportano la controindicazione all’uso in gravidanza. Solo in alcuni casi, tuttavia, questa affermazione si basa sulle reali conoscenze che si hanno su quel farmaco; nella maggior parte dei casi la controindicazione viene posta proprio perché il farmaco non possiede un'adeguata documentazione sull'impiego in gravidanza (o anche perché la ditta produttrice si vuole cautelare per qualsiasi evenienza!). Ciò non deve gettare nel panico, ma piuttosto spingere a un dialogo aperto e continuo con il proprio medico.
Al di là delle indicazioni a carattere generale, solo il medico curante della donna (e il pediatra nel caso di una donna che sta allattando) può valutare l'assunzione del farmaco conoscendo la sua storia e le altre sue condizioni di salute, che possono incidere su aspetti importanti, come ad esempio la velocità con la quale l'organismo materno assimila o smaltisce il farmaco. Inoltre il medico è in grado di personalizzare la posologia, cioè i modi e i tempi di somministrazione del farmaco, in modo da non porre problemi per la salute del bambino.
Per le donne gravide che necessitano di un'assistenza legale per ottenere il risarcimento dei danni dovuti a errori medici legati alla prescrizione o somministrazione di farmaci, esistono vie specifiche da percorrere. Tuttavia, è prioritario affidarsi a professionisti sanitari competenti e informati.
Per chi cerca informazioni più approfondite o un consulto specifico, alcuni istituti offrono un servizio gratuito di informazione per le domande relative all'assunzione di farmaci in allattamento o in gravidanza, come l'Istituto Mario Negri di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma, l'Ospedale di Bergamo Papa Giovanni XXIII e il Centro Antiveleni e Teratology Information Service (TIS) della AOU Careggi di Firenze.