La possibilità di procreare un bambino con vie diverse dal classico rapporto coniugale, e cioè con l'ausilio della medicina e delle biotecnologie, è una realtà da almeno 50 anni. La famiglia e la coppia oggi sono inserite in un contesto scientifico e tecnologico che per molti aspetti si manifesta per la sua positività e bellezza, con interventi che migliorano la qualità della vita, sostengono la salute umana e arricchiscono di nuove dimensioni la persona. Tuttavia, l'uso di queste tecnologie ha sollevato profonde questioni etiche, morali e spirituali, in particolare nel mondo cristiano, comprese le Chiese Evangeliche, che si trovano a confrontarsi con dilemmi complessi riguardanti la vita, la famiglia e la volontà divina.

Anzitutto, rispetto al termine "inseminazione artificiale", si può parlare più ampiamente di "tecnologie di procreazione assistita", allargando la prospettiva per comprendere un ventaglio di interventi che supportano o si sostituiscono ai processi naturali di concepimento.
Definizioni e Classificazioni delle Tecnologie di Procreazione Assistita
Per comprendere appieno il dibattito, è fondamentale definire le tecnologie di procreazione assistita. Esse possono essere classificate in base a due criteri principali: l'origine del materiale biologico e la modalità di fecondazione.
Le tecnologie possono essere omologhe o eterologhe. Nel primo caso, il "materiale biologico" (gameti) viene prelevato all'interno della coppia stessa, ovvero dallo sposo e dalla sposa. Nel secondo caso, si ricorre anche a "donatori" al di fuori della coppia, come nella "maternità surrogata" o gestazione per altri. Questa distinzione è cruciale per la riflessione etica, poiché la fecondazione eterologa introduce un terzo elemento genetico o gestazionale nella famiglia.
Un secondo chiarimento riguarda la distinzione tra inseminazione e fecondazione artificiali. Nel caso dell'inseminazione artificiale, si ha un aiuto rispetto all’introduzione del seme maschile, ma senza sostituirsi all’atto naturale, mirato a facilitare l'incontro dei gameti all'interno del corpo femminile. L'espressione "fecondazione medicalmente assistita" indica infatti l’intervento del medico che aiuta lo spermatozoo a raggiungere l’ovulo nel corpo della donna, ed è cosa diversa dalla fecondazione in vitro. Quest'ultima, invece, implica una fecondazione che avviene al di fuori del processo naturale, in laboratorio, in una capsula di vetro. La pratica più conosciuta di fecondazione assistita è la FIVET (Fertilizzazione in vitro e trasferimento dell’embrione), che, come vedremo, solleva particolari questioni.
Il Contesto Etico e Antropologico del Dibattito
La Chiesa, affrontando tali temi in parallelo con la nascita della bioetica e con l’evoluzione scientifica, ha sempre tenuto in primo piano la centralità antropologica dell’atto procreativo e il corpo umano, da non intendersi come una “miniera” da cui trarre materiale biologico. D’altro canto, l’evoluzione della riflessione teologica ha portato a riconoscere una maternità e paternità responsabili, evitando una riduzione dell’atto umano al naturalismo che non metta in opera elementi coscienziali. La vita è donata e non costruita, e la Chiesa non dice no a tutte le tecnologie artificiali di aiuto per le coppie che hanno problemi nell’avere figli, venendo incontro ad esse con un discernimento in atto rispetto ai casi specifici.
Tuttavia, il Magistero ufficiale della Chiesa si è occupato di procreazione assistita da diversi decenni, già a partire da Pio XII. Non sono quindi attendibili le posizioni - anche in seno al cattolicesimo - che la Chiesa è contraria a ogni intervento “artificiale” in materia di procreazione. Al contrario, è considerata lecita l'azione del medico se aiuta il processo della natura e non si sostituisce a essa. Attualmente, tre condizioni devono verificarsi affinché l'intervento artificiale sia considerato moralmente accettabile: il rispetto dell’unità della coppia, la difesa del nascituro e la non scissione tra atto unitivo e procreativo. La vita è un valore intangibile e indisponibile, soprattutto quando fragile e indifesa (embrionale).
Il dibattito sulla procreazione assistita si incentra sulla domanda fondamentale: la fecondazione artificiale nell’uomo umanizza o disumanizza la generazione umana? Questo interrogativo non viene posto in luce sufficientemente. Analogamente, bisogna constatare che sul piano giuridico e culturale il tutto viene incentrato sul desiderio, che presume anche di diventare diritto, della donna o della coppia in ordine ad avere un figlio, mentre rimane in posizione secondaria il figlio generato e quelli sacrificati. Ma il figlio è lo scopo della generazione e il figlio non va considerato come “rimedio” o “mezzo” in ordine ai desideri degli adulti. È perciò importante porsi, come vogliamo fare in questa presentazione, nell’ottica antropologica; l’antropologia che si riferisce al figlio e quella che si riferisce alla famiglia e soprattutto alla natura stessa del generare umano.
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Le Ripercussioni sull’Embrione Umano e le Implicazioni Etiche
Sappiamo che qui entriamo in un punto che divide il mondo, non certo dal punto di vista religioso, ma sul piano bioetico: c’è chi sostiene il carattere pienamente umano dell’embrione a partire dall’inizio del processo della fecondazione (penetrazione dello spermatozoo nella membrana dell’ovulo) e c’è chi pone delle date che posticipano la prima considerazione umana, pienamente umana, dell’embrione a 15 giorni dopo la fecondazione, oppure prima dell’impianto, prima della formazione del tessuto cerebrale ed altri più tardi ancora, secondo la teoria cosiddetta “gradualista” considerando l’umanità del nascituro come progressiva a seconda delle tappe di sviluppo.
Contro questa teoria persiste la posizione di chi, appellandosi ai dati della genetica e della biologia, nonché a quelli della ragione, al di là di ogni posizione religiosa, ritiene che l’essere umano si costituisce nella sua individualità come un tutto che possiede in sé gli elementi e il programma del suo sviluppo futuro fin dall’inizio del processo della fecondazione, in cui si uniscono i due gameti paterno e materno. La posizione della Chiesa Cattolica coincide con questa seconda linea di pensiero, aggiungendo anche un principio eticamente importante che consiste nel cosiddetto principio del “tuziorismo”, per cui anche qualora ci fossero dei dubbi sulla esistenza del carattere pienamente umano dell’embrione, di fronte al dubbio e di fronte anche alla seria possibilità che si tratti di un essere umano individuale che ha la dignità di figlio e di persona, ci si deve astenere da ogni atto che possa danneggiarlo o sopprimerlo.
È significativo che lo stesso rapporto Warnock, quello in cui è stata formulata la “teoria gradualista”, confessa chiaramente che la proposta del “pre-embrione” - l’embrione cioè che non supera i 15 giorni di età - è stata frutto non di una considerazione biologica, ma di una ricerca di un “punto d’incontro” con quanti chiedevano di poter condurre la sperimentazione sugli embrioni non impiantati o di poterli esaminare/selezionare con la diagnosi pre-impiantatoria prima di impiantarli in utero. A supporto della teoria gradualista sono state portate ragioni quali l’inizio della vita embrionale vera e propria con l’impianto in utero, l’impossibilità della gemmazione solo dopo il 15° giorno (che contrasterebbe con l’individualità dell’embrione) e la comparsa della stria primitiva del sistema nervoso. Tuttavia, di fronte a una discussione seria su questi punti, nessuna di queste ragioni presenta un valore costitutivo della realtà embrionale, ma rappresenta soltanto una condizione di sviluppo, come l’alimentazione nell’impianto, o il momento in cui da un embrione che prosegue il suo sviluppo e continua a essere se stesso può staccarsi e generarsi per gemmazione un secondo embrione. Nel caso della comparsa della stria primitiva si tratta della comparsa del tessuto originante il sistema nervoso centrale (SNC), nell’ambito della differenziazione delle cellule e della formazione dei tessuti, proprio a seguito di un preciso piano di sviluppo coordinato da un progetto interno dell’autopoiesi dell’embrione. Non è il cervello che costituisce l’identità dell’embrione, ma è l’embrione che costruisce il suo sistema nervoso centrale.
In realtà, non c’è una fusione dei pronuclei, ma fin dalla penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo i due pronuclei si dispongono in una relazione reciproca che ha un suo significato di novità per il “nuovo” essere umano. È stata proposta l’atomizzazione di un processo che, invece, è unitario nella “logica biologica” e non consente distacchi o salti di qualità. Ciò è avvenuto dietro la previsione, definita “necessità”, di poter sperimentare sugli embrioni, congelarli e utilizzarli come materiale biologico. Un particolare stimolo in questa direzione è venuto dalla discussione sulle cellule staminali embrionali, che si possono appunto prelevare allo stadio di blastocisti e perciò implicano la distruzione dell’embrione; il motivo giustificativo adottato è sempre il solito: a questo stadio si tratterebbe ancora di “pre-embrione”.
Lo sforzo per mettere in atto la “riduzione” antropologica ed etica dell’embrione umano rappresenta uno dei punti caldi e acuti del dibattito culturale ed etico e costituisce un’autentica frontiera per la difesa della dignità e dell’ontologia dell’uomo. Pertanto, risulta anche razionalmente e scientificamente fondata la posizione che “dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre e della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre… la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trovi fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: una persona, questa persona individua con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire”. Del resto, tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell’obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte a una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l’embrione umano. La conclusione relativa alla natura e identità dell’embrione umano è di capitale importanza per valutare le tecniche di procreazione artificiale dal punto di vista etico, perché molte tecniche di fecondazione artificiale umana comportano, come è noto, la distruzione, la perdita, la selezione e il congelamento degli embrioni. Di più, tutte le tecniche di fecondazione artificiale offendono la dignità propria dell’embrione umano, perché l’embrione umano è un figlio, e fin dal primo momento della fecondazione merita il rispetto che si deve alla persona umana; al contrario, il concepimento tecnologico tratta l’embrione come un “prodotto”, come se fosse un oggetto che si costruisce artificialmente.
Per documentare la perdita degli embrioni, ad esempio nelle tecniche di FIVET, è stato statisticamente comprovato con ripetute indagini a distanza che su 100 embrioni fecondati in laboratorio con tecniche FIVET soltanto 6-7 giungono bambini in braccio alla madre. Va notato che i dati in letteratura sono forniti con riferimenti diversi: ora si fa riferimento agli embrioni trasferiti, ora a quelli impiantati, ora (più raramente) a quelli sopravvissuti. Questo notevole “spreco di embrioni” nella procreazione in vitro è già un fatto morale.
Per quanto riguarda l’eugenismo e la selezione che vengono implicati dalla fecondazione artificiale umana, basti pensare alla possibilità di selezionare gli embrioni nella fase di fecondazione in vitro con la diagnosi preimpiantatoria o anche semplicemente osservazionale, oppure alla pratica della “riduzione embrionale” in casi di indesiderate gravidanze plurigemellari. Ma la selezione eugenetica comincia già nella scelta dei donatori dei gameti che vengono reclamizzati nei Centri di fecondazione artificiale. Se alle coppie che chiedono di accedere alla fecondazione artificiale si spiegassero tutte queste perdite e manipolazioni degli embrioni, si può presumere che molte rinuncerebbero a diventare complici di una serie di fatti negativi dal punto di vista semplicemente umano.

Procreazione Assistita, Matrimonio e Famiglia: Le Criticità Etiche
Un secondo livello di problematiche etiche riguarda le ripercussioni della fecondazione artificiale sul matrimonio e la famiglia. Anche in questo campo il giudizio critico e negativo che la Chiesa Cattolica propone non si basa soltanto sul dato di fede che riconosce la famiglia umana fondata sul matrimonio-sacramento, ma considera anche il fatto che il matrimonio, fondamento della famiglia, è una istituzione naturale che consiste nell’unione stabile di un uomo e di una donna, aperta alla procreazione. Pressoché tutte le Costituzioni democratiche riconoscono il binomio matrimonio-famiglia come cellula della società ed elemento indispensabile del suo equilibrio sul piano dell’educazione dei figli ed anche sul piano economico e giuridico.
Ora, l’impatto della fecondazione artificiale sui concetti base del matrimonio e della famiglia sono molteplici e sono di segno negativo. Il fatto più palese è quello che si verifica nelle situazioni e legislazioni in cui è permessa la fecondazione eterologa, oppure anche la maternità surrogata. Si sa che in questi casi si può arrivare a instaurare situazioni con 2 padri ed anche 2-3 madri. Tutto ciò che va sotto il nome di frantumazione della maternità (genetica, gestazionale e sociale) e paternità (genetica e sociale), si ripercuote sul piano della relazione con i figli e tra i coniugi, ma crea anche situazioni di conflittualità giuridica.
La disposizione giuridica vigente in alcune leggi relative alla fecondazione artificiale umana di mantenere l’anonimato sul padre genetico donatore di sperma o della madre donatrice di ovuli (o “surrogata”) per la gestazione rappresenta la violazione di un altro diritto naturale, quello di poter conoscere i propri genitori e le proprie origini. Gli autori che hanno studiato le famiglie che accedono alla procreazione artificiale, oltre a rilevare come esse spesso pongano la ricerca del figlio come oggetto di un loro equilibrio personale, quasi un “bene di consumo”, fanno notare anche come nella fecondazione eterologa si rompa l’unità fra coniugalità e parentalità e divenga incontrollabile l’ereditarietà nelle generazioni future, il che anche sul piano sanitario e genetico porta delle conseguenze. Assicurare che attraverso la fecondazione eterologa sia possibile evitare la trasmissione di una malattia genetica diventa praticamente impossibile e le cause per il risarcimento del danno a carico dei Centri di fecondazione artificiali potrebbero moltiplicarsi. Questa posizione propria della fecondazione eterologa è formalmente respinta come negativa dal Magistero della Chiesa Cattolica nel Documento che è dedicato al tema specifico della fecondazione artificiale umana. Il Magistero afferma che “La fecondazione artificiale eterologa lede i diritti del figlio, lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali e può ostacolare la maturazione della sua identità personale”.
Ma i concetti di paternità e maternità sono alterati non soltanto nel caso della fecondazione artificiale eterologa, ma anche nel caso della omologa perché, mancando l’aspetto di partecipazione personale nel momento della generazione, sono chiaramente depauperate e prive della ricchezza umana e partecipativa. I valori morali della famiglia appartengono solo alla coppia o anche al nascituro? È corretto “disporre” del futuro della vita del nascituro? Possiamo parlare di un figlio “ad ogni costo”?
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La Procreazione come Atto Interpersonale: Unione Coniugale e Procreazione
Questo aspetto, che la Chiesa Cattolica considera come prioritario, riguarda tutte le forme di procreazione artificiale laddove, cioè, l’atto coniugale personale viene sostituito dalla tecnologia. Nessuna fra le leggi che via via sono pubblicate nel mondo, che si sappia, prende in considerazione come discriminante questo fattore personale come proprio del “generare” che è atto interpersonale e proprio dei genitori-coniugi. Ma ciò è quanto di più umano, intimo e spiritualmente e psicologicamente arricchente nell’esperienza dei coniugi genitori. Certo, la legge civile non coincide in tutto con la legge morale e il legislatore si limita a finalizzare il suo intervento alle azioni e relazioni esterne delle persone, quelle che possono contribuire al bene comune, non potendo coprire tutta l’interiorità e intimità della vita personale. Tuttavia, è un legame naturale e profondo quello che unisce “la dimensione unitiva” e “la dimensione procreativa” dell’atto coniugale: è lo stesso atto di unione sponsale (fisica, affettiva e spirituale) che contiene in sé la capacità (se non ci sono ostacoli) di procreare; e questa duplice dimensione ha per di più la forza della reciprocità, sicché lo sposo diventa padre attraverso l’unione con la sposa e la sposa diventa madre attraverso l’unione con lo sposo, come ha ricordato Giovanni Paolo II.
La Posizione delle Chiese Evangeliche e la Ricerca della Volontà di Dio
Le Chiese Evangeliche, pur condividendo molti principi bioetici fondamentali con la Chiesa Cattolica, spesso approcciano la questione della fecondazione assistita con un'enfasi sulla libertà di coscienza individuale e sulla ricerca personale della volontà di Dio, pur all'interno di un quadro biblico. Anzitutto, c'è un forte consenso nel condannare pratiche come l'“adulterio assistito” - come viene definita la fecondazione eterologa, quando la donazione avviene tra la moglie e spermatozoi provenienti da qualcuno che non è il legittimo consorte - e gli "uteri in affitto". Quest'ultima pratica, che implica situazioni in cui la partoriente consegna il neonato alla coppia che lo ha richiesto, è vista come profondamente contro natura e contro il volere di Dio, con alcuni che fanno riferimento al racconto biblico di Agar come primo "utero in affitto". Anche dare un figlio a mamme ormai in menopausa o a coppie lesbiche o omosessuali viene considerato contro natura e contro il volere di Dio.
Per quanto riguarda la procreazione assistita tra marito e moglie (omologa), la discussione è più sfumata. Alcuni sostengono che essa "non sia peccato", considerandola una "cura in più" per guarire dalla sterilità o dall’impossibilità di generare, e un aiuto per tante coppie che desiderano un figlio. Tuttavia, anche in questo caso, la maggioranza degli evangelici esprime cautela e spesso la "sconsiglierebbe vivamente". Si teme che in tal modo si voglia "forzare la volontà di Dio", mettendo l’uomo al posto di Dio, quasi fosse lecito far sorgere una vita anche "contro la natura" se non è lecito toglierne una. Questa prospettiva evidenzia una potenziale "mancanza di fiducia in Dio e nella sua sovranità". La fecondazione assistita, in questa visione, non è una "cura" come tutte le altre, ma proprio un’intromissione della tecnica (e anche di persone estranee) in quello che è il momento forse più sacro e glorioso del matrimonio: la procreazione.
La sterilità di coppia in Italia raggiunge ormai cifre preoccupanti: oltre una coppia su cinque non è in grado di assicurarsi una discendenza, una percentuale che tende ad aumentare di anno in anno. Con queste premesse, già oggi ben 300 strutture italiane praticano la fecondazione assistita: si stima che tra le 50.000 e le 70.000 coppie si rivolgano a questi centri, e che oltre 100.000 siano i pre-embrioni custoditi nei criocongelatori. Queste statistiche sottolineano la pressione che molte coppie sentono nel cercare soluzioni, e quindi la necessità di un discernimento spirituale.
Molti cristiani, di fronte ai dilemmi insiti nella FIVET, sono combattuti su cosa fare con gli embrioni congelati. Forse non desiderano avere altri figli, o l’età o la condizione economica della coppia non favorisce un altro tentativo, oppure temono i rischi legati a una gravidanza multipla. La morte o un nuovo matrimonio di uno dei coniugi potrebbe ulteriormente complicare le cose. Nel 2008 un embriologo citato dal New York Times ha detto che molti pazienti erano sinceramente combattuti in merito a cosa fare con gli embrioni in eccesso, affermando che "almeno 400.000 embrioni sono congelati presso cliniche sparse in tutto il paese, e ogni giorno il numero aumenta". Gli embrioni possono rimanere vitali per dieci anni o più se dovutamente congelati, ma non tutti sopravvivono quando vengono scongelati. Quest'ultimo fatto spinge alcuni cristiani a fare delle riflessioni.
Le coppie cristiane che affrontano questi dilemmi sono invitate a riflettere sulle implicazioni di un’altra situazione medica, come quella di un proprio caro, malato terminale, tenuto in vita artificialmente. I veri cristiani per principio non vogliono essere negligenti in campo terapeutico; in armonia con Esodo 20:13 e Salmo 36:9 considerano preziosa la vita. Tuttavia, le macchine sono talvolta l’unico strumento che mantiene in vita il proprio caro. Sebbene questa situazione non sia identica a quella degli embrioni congelati, un’opzione che potrebbe essere presentata loro è quella di togliere gli embrioni dall’azoto liquido e farli scongelare. Al di fuori dell’ambiente artificiale, gli embrioni ben presto si deteriorerebbero fino al punto di non essere più vitali. Spetta alla coppia decidere se permettere questo. Dato che marito e moglie sono ricorsi alla FIVET per arrivare a una gravidanza con la speranza di avere un bambino, essi potrebbero decidere di pagare le spese per tenere congelati gli embrioni in soprannumero o potrebbero decidere di usarli in un futuro tentativo di avere un figlio. Tuttavia, un’altra coppia potrebbe decidere di non conservare più gli embrioni congelati, ragionando che rimangono vitali solo grazie a metodi artificiali. I cristiani che si trovano a dover prendere questa decisione hanno la responsabilità davanti a Dio di usare la loro coscienza educata secondo la Bibbia, desiderando mantenere una coscienza tranquilla senza nel contempo ignorare la coscienza degli altri. Uno specialista in endocrinologia riproduttiva ha osservato che la maggior parte delle coppie "era confusa e allo stesso tempo profondamente turbata per la responsabilità di decidere cosa fare degli embrioni [congelati]". È chiaro che una coppia di veri cristiani che sta anche solo pensando di ricorrere alla FIVET dovrebbe valutare tutte le serie implicazioni di questa tecnica, poiché "l’uomo accorto vede venire il male, e si nasconde; ma gli ingenui tirano avanti e ne subiscono le conseguenze".
In alternativa alla fecondazione assistita, viene spesso suggerita l’adozione, vista come un modo per aiutare a crescere una creatura che trova una famiglia, un padre e una madre che lo amano “secondo il Signore”. Molti evangelici concordano che sarebbe "meglio un’adozione che una fecondazione assistita". Tuttavia, non si sentono di condannare una fecondazione assistita tra marito e moglie, "fatta con preghiera e cercando di fare la sua volontà", per esempio ponendo un limite ai tentativi che possono essere fatti, in modo da verificare che in ultima analisi sia il Signore che conceda il meraviglioso dono della maternità e di un bimbo da crescere per Lui. È noto infatti che la fecondazione quasi mai riesce al primo tentativo. La "soppressione, anche di soli ovociti, che avrebbero comunque un sicuro sviluppo a livello embrionale, sia una crudeltà, verso la vita e verso noi stessi". Verso la vita, per i motivi che sono ben chiari. Verso noi stessi e più propriamente verso la coscienza umana, visto che veniamo posti davanti a un’arbitraria eliminazione di potenziali vite, arrogandoci un aspetto demiurgico che nella più rosea delle ipotesi potrebbe segnarci psicologicamente a livello umano, tralasciando poi le eventuali e sicuramente più dure conseguenze se siamo dotati di un forte sentimento religioso.
Una testimonianza riportata illustra questa prospettiva: una giovane coppia, impossibilitata ad avere figli, era sul punto di ricorrere alla fecondazione assistita. Il pastore, non a conoscenza della loro situazione specifica, parlò sull’argomento sconsigliando vivamente la pratica. La moglie cambiò decisamente idea e abbandonò il progetto. Dopo anni di travaglio spirituale e psicologico, “Dio risponde alle preghiere: la coppia è liberata dal suo problema, per via soprannaturale; oggi hanno due bimbi”. Questa esperienza rafforza la convinzione che si debba sempre cercare la volontà di Dio, usando l’intelligenza che Lui ci ha dato, ma riconoscendo la Sua sovranità.
Il Quadro Normativo e Giuridico in Italia: La Legge 40 e le Sue Sfide
Parallelamente alla diffusione delle tecniche di procreazione assistita, cominciarono le critiche, i processi e le proposte di legge per porre un freno alla pratica. La successiva introduzione e diffusione della fecondazione in vitro ha scatenato la Chiesa cattolica anche su un secondo versante: quello del congelamento e della distruzione degli embrioni prelevati in soprannumero allo scopo di aumentare le possibilità di riuscita della fecondazione.
La necessità di non restare privi di una legge ha dato impulso alla discussione sull’argomento in Italia. Nella XIII Legislatura vari progetti di legge sono stati presentati, volti a regolamentare la materia. Dopo notevoli discussioni, il 27 gennaio 1998 la Commissione Affari Sociali della Camera licenziò un testo unificato (l’articolato), con il quale si autorizzava la fecondazione eterologa, riservata anche alle coppie conviventi. Il testo unificato, invece, giunto in discussione nell’aula della Camera venne incredibilmente sconfessato. Il provvedimento rimase bloccato per oltre nove mesi alla Commissione Sanità del Senato, che finì per rinviare tutto all’aula. Passano solo quattordici giorni, e nuovo ribaltone: vennero approvati alcuni emendamenti agli emendamenti che finiscono per rendere inapplicabile la legge. Questo era dovuto al fatto che il compromesso iniziale non piaceva al Vaticano.
L’inizio della XIV legislatura fu contrassegnato dalla presentazione di un nugolo di proposte di legge, generalmente restrittive. I radicali presentarono una propria proposta di legge di iniziativa popolare. Il 18 giugno 2002 la Camera dei Deputati approvò il disegno di legge con piccoli aggiustamenti. Forti furono le proteste dentro e fuori palazzo Madama contro il provvedimento, e anche l’UAAR scese in piazza per manifestare la propria contrarietà.
La Legge 40 è risultata particolarmente arretrata, una delle più retrograde del pianeta. Essa esclude la fecondazione eterologa, limita la fecondazione assistita alle coppie eterosessuali in età fertile e solo in presenza di accertata sterilità o infertilità, vieta il congelamento degli embrioni; assicura i diritti del concepito ma costringe la madre a subire l’impianto anche degli embrioni malati; vieta la ricerca scientifica sugli embrioni; ammette l’obiezione di coscienza.

L’assurdità di tali norme è stata presto portata alla luce dai casi di cronaca. Con una sentenza del maggio 2004 il Tribunale di Catania respinse la richiesta di una coppia di coniugi (portatori sani di betatalassemia) di impiantare solo embrioni sani: secondo il giudice Felice Lima «gli ovuli fecondati vanno impiantati, anche se c’è il rischio che possano essere portatori di malattie genetiche». Un’altra coppia preferì quindi recarsi a Istanbul (Turchia) per permettere alla madre di essere fecondata con gli embrioni “sani”, in grado di salvare il figlio talassemico. Il dilemma tra salute della donna e tutela dei “diritti dell’embrione” è emerso chiaramente nel caso di una signora di Cagliari, non disponibile a rischiare di avere un figlio talassemico né a ricorrere all’aborto terapeutico. Il tribunale civile di Cagliari ritenne fondato il problema della legittimità dell’articolo 13 (che nega la possibilità di diagnosi preimpianto) e inviò gli atti alla Corte Costituzionale la quale, con ordinanza n. 369 del 9 novembre 2006, dichiarò inammissibile il quesito. Nel gennaio 2008 fu il TAR del Lazio ad annullare per eccesso di potere le linee guida della legge 40, con particolare riguardo al divieto di diagnosi preimpianto agli embrioni, chiedendo nuovamente alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge.
Una sentenza della Corte Costituzionale dell’aprile 2009 ha infine giudicato illegittima la disposizione della legge 40/2004 che fissa a tre il numero massimo di embrioni impiantabili durante i processi di fecondazione artificiale. La Consulta ha altresì dichiarato illegittimo l’articolo 3, laddove la legge ha omesso di precisare che il trasferimento di embrioni deve essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. Nel 2010, altri tribunali (Catania, Firenze) hanno sottoposto nuovi dubbi di legittimità costituzionale alla Corte. Nel novembre 2012 il tribunale di Cagliari ha autorizzato una coppia a effettuare la diagnosi preimpianto, nel 2013 i tribunali di Milano e Catania hanno messo in discussione la costituzionalità delle norme riguardanti la fecondazione eterologa, quello di Roma ha ordinato la prima diagnosi preimpianto da effettuarsi in un centro pubblico. Nel 2014 la Corte Costituzionale ha bocciato anche il divieto di accesso alla fecondazione eterologa: le Regioni hanno pertanto dovuto mettere a disposizione anche questo servizio (cosa che fanno con estrema riluttanza, purtroppo). La Lombardia ha incredibilmente deciso di farlo a pagamento, ma nel 2016 il Consiglio di Stato ha bocciato anche questo provvedimento. Sempre nel 2015 la Corte Costituzionale ha cancellato anche il divieto alle diagnosi preimpianto per le coppie affette da patologie conclamate, nonché il divieto assoluto alla selezione di embrioni. Il 18 novembre 2005 si era nel frattempo registrato un ulteriore sviluppo, con la formulazione (non unanime), da parte del Comitato Nazionale di Bioetica, di un parere sull’adozione degli embrioni criocongelati. Il 28 agosto 2012 è stata la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a stabilire che una donna non deve essere costretta a subire l’impianto di embrioni gravemente malati. La legge 40 ha collezionato sino a oggi un numero tale di sconfitte giuridiche da poter essere considerata la legge più impallinata della storia italiana.
I radicali, subito dopo l’introduzione della nuova legge, avviarono una raccolta di firme per chiedere cinque referendum abrogativi, totalmente o parzialmente, della legge 40. La raccolta di firme fu coronata da successo. Il 5 gennaio 2005 il Governo decise di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il referendum, sollevando un vespaio di polemiche. Il 13 gennaio la Consulta ammise quattro referendum su cinque, bocciando solo il quesito che richiedeva l’abrogazione totale della legge. La consultazione si svolse nelle giornate del 12 e 13 giugno 2005, alla fine di una campagna referendaria contrassegnata dai reiterati inviti all’astensione da parte delle gerarchie ecclesiastiche, preoccupate di risultare perdenti da un confronto a viso aperto. Il risultato fu purtroppo molto negativo: si recò alle urne solo un quarto della popolazione avente diritto.
Riguardo alla giurisprudenza, si è dovuta interessare a un’ulteriore casistica: quella delle madri su commissione. Sono quelle situazioni in cui la partoriente consegna il neonato alla coppia che lo ha richiesto: la fecondazione può avvenire attraverso la donazione di ovociti o l’intervento diretto del partner maschile della coppia. Nel febbraio 2000 il magistrato romano Chiara Schettini autorizzò una coppia a «noleggiare» (gratuitamente) l’utero di un’amica di famiglia. La decisione suscitò enorme scalpore: l’allora Ministro Rosi Bindi ricorse all’Avvocatura di Stato, la Procura ricorse inutilmente in Tribunale, mentre il Forum delle associazioni familiari (cattoliche) chiese l’impugnazione della sentenza. Nel febbraio 2014 il tribunale di Milano ha assolto un uomo e una donna che si erano rivolte a una clinica privata di Kiev per ricorrere a pratiche (fecondazione eterologa e gestazione per altri) vietate in Italia ma lecite in Ucraina. La Cassazione ha però ribaltato la sentenza e ha tolto il figlio alla coppia. Nel 2015 la Corte europea dei diritti dell’Uomo ha dato torto all’Italia, che aveva tolto il bambino a un’altra coppia che si era rivolta a una donna russa.
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Prospettive Internazionali a Confronto
La regolamentazione della fecondazione assistita varia significativamente tra i diversi paesi, riflettendo le diverse sensibilità etiche, culturali e giuridiche.
- FRANCIA: la fecondazione assistita è ammessa, e riservata a coppie sposate o conviventi.
- GERMANIA: ammessa, e riservata solo alle coppie sposate.
- REGNO UNITO: ammessa, e riservata a coppie sposate o conviventi e a donne singole.
- SPAGNA: ammessa, e riservata a coppie sposate o conviventi e a donne singole.
- USA: profonde differenze tra stato e stato. Generalmente, però, è ammessa sia la fecondazione omologa che l’eterologa. Diffusa anche la gestazione per altri.
Le tesi cattoliche sono state contestate in relazione all'eterologa: alla stessa stregua vanno considerate le obiezioni secondo cui la fecondazione eterologa minerebbe la stabilità della famiglia. Statistiche USA mostrano dati che vanno nella direzione diametralmente opposta sia per quanto riguarda la solidità della coppia sia per quanto riguarda la cura nei confronti dei bambini. Quanto alla (eventuale) sofferenza che proverebbe il bambino nel non conoscere il padre biologico, è agevole constatare come tali difficoltà siano riscontrabili, anche in questa circostanza, nel caso dell’adozione. Sulle donne sole e/o lesbiche che intenderebbero accedere all’AID (Artificial Insemination by Donor), alle quali una certa corrente di pensiero (soprattutto cattolica) non vorrebbe concedere tale possibilità, si può rilevare come, nella stragrande maggioranza dei casi, esse potrebbero comunque raggiungere lo scopo anche attraverso un rapporto eterosessuale tradizionale: dovremmo quindi vietare anche queste gravidanze? Dovremmo conseguentemente considerare illecito il figlio di una ragazza madre? Per finire, un’osservazione sulla fecondazione di donne anziane.
Questo panorama internazionale mostra come la questione sia dinamica e soggetta a continue revisioni, spesso spinte da esigenze sociali e progressi scientifici, che tuttavia non esentano dalla necessità di un profondo discernimento etico e spirituale.

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