Il Portogallo, nazione a maggioranza cattolica con una storia recente di riforme liberali significative dopo il lungo dominio fascista terminato con la Rivoluzione dei Garofani del 1974, si trova oggi al centro di un intenso dibattito sui diritti fondamentali, in particolare quelli relativi alla fine vita e all'interruzione volontaria di gravidanza. Negli ultimi decenni, il paese ha intrapreso un percorso di modernizzazione legislativa, depenalizzando l'uso di droghe nel 2001, legalizzando l'aborto nel 2007 e consentendo il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2010. Questo cammino, tuttavia, è costellato di sfide legali e costituzionali, come dimostrano le recenti vicende riguardanti l'eutanasia e le persistenti difficoltà nell'accesso all'aborto.

Il Lungo e Tortuoso Iter Legislativo sull'Eutanasia
Il processo legislativo riguardante l'eutanasia non ha precedenti nella storia del Parlamento portoghese dalla sua nascita nel 1976. Mai, nella storia della Repubblica portoghese, il Parlamento aveva approvato una legge su una questione di tale portata e con implicazioni così ampie, senza prima averla sottoposta a un referendum popolare, nonostante una forte spinta referendaria che aveva raccolto 95.000 firme in un solo mese prima di essere interrotta a causa delle restrizioni imposte a causa del Covid-19. Sino alla scorsa primavera erano state raccolte più di una volta e mezza il numero minimo di firme necessarie per un'iniziativa popolare.
Le iniziative legislative in materia di fine vita hanno avuto un iter particolarmente complesso, con il Parlamento che ha approvato diversi testi che sono stati oggetto di ripetuti veti da parte del Presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, e di interventi della Corte Costituzionale. Il disegno del decreto che ha costituito la base per le successive proposte ricalca sostanzialmente le leggi, i regolamenti e le direttive in vigore in altri paesi dove l'eutanasia e l'assistenza al suicidio sono possibili senza conseguenze penali.
I Primi Tentativi e i Veti Presidenziali
Già nel gennaio 2021, una precedente legislatura aveva approvato il primo disegno di legge che avrebbe legalizzato la morte medicalmente assistita a determinate condizioni. Tuttavia, il Presidente Rebelo de Sousa aveva posto il veto a causa di "concetti eccessivamente indefiniti". Il Parlamento ha continuato ad approvare versioni leggermente modificate, ma il Presidente le ha rimandate alla Camera o alla Corte Costituzionale, parlando di dubbi sulla formulazione.
Il Presidente della Repubblica del Portogallo ha infatti sottoposto al controllo preventivo di costituzionalità del Tribunal Constitucional gli articoli 2, 4, 5, 7 e 27 del Decreto da Assembleia da República n. 109/XIV del 12 febbraio 2021, che regolava le circostanze e le condizioni in cui la morte medicalmente assistita non è punibile. Il suo ricorso evidenziava una potenziale violazione dei principi di legalità e di tipicità in materia penale sanciti dalla Costituzione portoghese, con riguardo alla portata della libertà di limitare il diritto alla vita interpretata secondo il principio della dignità della persona umana.
Il Capo dello Stato, pur ribadendo che con tale rinvio non si intendeva chiedere al Giudice delle leggi un controllo sulla conformità a Costituzione del concetto e delle pratiche di eutanasia, riteneva che alcuni tra i criteri di accesso alla morte medicalmente assistita, come regolata dal nuovo Decreto, presentassero profili di eccessiva indeterminatezza, tali da inficiare la legittimità costituzionale del nuovo testo normativo.
In primo luogo, il Presidente della Repubblica riteneva che il criterio relativo a una "situação de sofrimento intolerável" non fosse sufficientemente definito, né dal punto di vista legislativo né dal punto di vista medico, rimandando quindi a un concetto di sofferenza caratterizzato da una dimensione fortemente soggettiva. Tali aspetti, secondo il Capo dello Stato, risultavano particolarmente problematici nella misura in cui il Decreto in oggetto stabiliva in capo al medico l'onere di accertare la sussistenza di tale requisito, risultando però poco chiaro come dovesse essere determinata la sussistenza di una situazione di sofferenza intollerabile: se tenendo in considerazione la sola prospettiva del richiedente o se basandosi su una valutazione di tipo medico della stessa.
In secondo luogo, il Presidente evidenziava profili di criticità anche con riferimento al requisito della "lesão definitiva de gravidade extrema de acordo com o consenso cientifico". Questo criterio, che nella disposizione normativa oggetto di giudizio risultava subordinato alla condizione di sofferenza intollerabile, avrebbe indicato una soluzione incoerente con gli obiettivi posti dal legislatore, dal momento che avrebbe dato luogo a un'interpretazione secondo cui anche solo una lesione definitiva di estrema gravità avrebbe potuto garantire la possibilità di accedere a una pratica di morte medicalmente assistita. Tale requisito, ribadiva il Capo dello Stato, doveva invece essere combinato con il primo, cioè la sussistenza di una condizione di sofferenza intollerabile nel richiedente.
Tuttavia, la natura indefinita del concetto di sofferenza intollerabile e la totale mancanza di definizione di ciò che costituisce una lesione definitiva di estrema gravità, senza che vi fosse un consenso scientifico a riguardo, non avrebbero fornito al medico coinvolto nella procedura di morte medicalmente assistita un quadro legislativo certo che potesse guidare le sue decisioni e azioni. Inoltre, risultava poco chiaro come una lesione definitiva, ma non necessariamente mortale, potesse rappresentare un requisito di accesso alla morte medicalmente assistita, dal momento che la morte non sarebbe venuta ad essere una conseguenza naturale della lesione in questione.
Alla luce di queste considerazioni, il Presidente sottolineava come l'indeterminatezza normativa che caratterizzava tali criteri non sembrasse essere conforme all'esigenza costituzionale di garantire un'adeguata tutela del diritto alla vita e della dignità della persona umana, incidendo negativamente anche in termini di certezza del diritto. E tali aspetti risultavano essere maggiormente problematici se si considerava che l'impostazione normativa adottata dal Legislatore portoghese poneva in capo al medico referente e al medico specialista il compito di valutare la sussistenza delle condizioni descritte.
Infine, in considerazione degli elementi esaminati, il Presidente della Repubblica portoghese riteneva che l'eccessiva indeterminatezza dei concetti utilizzati nel Decreto n. 109/XIV, per di più in materia di diritti, libertà e garanzie, e la scelta di rimandare la definizione degli stessi quasi interamente all'opinione di consulenti medici e di specialisti costituissero una violazione dell'articolo 112, paragrafo 5 della Costituzione.

La Posizione della Corte Costituzionale sulla Morte Medicalmente Assistita
La Corte Costituzionale portoghese, accogliendo le riserve espresse nel ricorso del presidente della Repubblica, Rebelo de Sousa, ha ripetutamente bocciato la legge che depenalizza l'eutanasia. In una delle sue decisioni, i giudici hanno stabilito che la legge di depenalizzazione della morte medicalmente assistita non rispettava la Legge Fondamentale, mettendo in discussione “l'inviolabilità della vita umana”. Il giudice relatore, Pedro Machete, ha dichiarato che la legge era incostituzionale perché alcune delle clausole minacciavano il principio di “inviolabilità della vita” stabilito nella Costituzione (articolo 112, paragrafo 5). La Corte ha fatto riferimento alla “imprecisione” nel definire in quali situazioni si potesse chiedere la morte assistita.
Il Presidente aveva dichiarato che avrebbe rispettato il voto parlamentare, ma aveva deciso lo stesso di inviare il decreto alla Corte per il riesame, perché il testo utilizzava termini “eccessivamente indeterminati” nella definizione di requisiti che consentono l'accesso alla morte medicalmente assistita. La sua preoccupazione si concentrava sul paragrafo 1 dell’articolo 2, che stabiliva le condizioni per l'accesso alla morte medicalmente assistita.
In particolare, la Corte ha rilevato l'ambiguità dell'espressione “situazione di sofferenza intollerabile”. I giudici hanno chiarito che la legge definisce la sofferenza grave come quella "fisica, psicologica e spirituale", ma non consente di sapere se si tratti di sofferenze "cumulative" o "alternative". Questa imprecisione nella definizione di "situazione di sofferenza intollerabile, con lesioni definitive di estrema gravità secondo il consenso scientifico o malattia incurabile e mortale" è stata il punto chiave della bocciatura. Analizzando i casi di eutanasia disponibili sui siti delle Commissioni di Verifica dell'Eutanasia di vari paesi come Belgio, Olanda e altri, si deduce che è difficile determinare uno standard che dovrebbe valere per tutte le malattie o le combinazioni di malattie. Inoltre, la sofferenza vissuta da un malato è soggettiva per il medico, come è soggettivo l'accertamento della gravità delle sofferenze somatiche e psichiche. Analizzando le leggi in vigore nei vari paesi, nessuna legge fornisce una descrizione esauriente che copre tutte le possibili situazioni e condizioni.
Portogallo: il parlamento dice no all'eutanasia
La Recente Promulgazione e il Nuove Ricorso Costituzionale
Nonostante le precedenti bocciature e i veti presidenziali, il Parlamento portoghese ha continuato a spingere per la legalizzazione dell'eutanasia. Nel maggio 2023, dopo aver ribaltato l'ultimo dei quattro veti del Presidente con una maggioranza assoluta dei deputati in camera (grazie al meccanismo previsto dall'art. 136 par. 2 della CRP che consente all'Assemblea di superare il veto politico del Presidente), la legge n. 22/2023 ("Regula as condições em que a morte medicamente assistida não é punível e altera o Código Penal") è stata promulgata. Questa legge è frutto della conversione del Decreto n. 43/XV del 31 marzo 2023, che il Presidente era stato "costretto" ad adottare, trasformandola in normativa vigente nel Paese. L'entrata in vigore della legge era prevista 30 giorni dopo la sua regolamentazione da parte del Governo, fissata entro 90 giorni dalla pubblicazione. Con questa mossa, il Portogallo è diventato il sesto Paese d'Europa a consentire la procedura.
In base alla nuova legge, le persone sarebbero autorizzate a chiedere assistenza in morte nei casi in cui si trovassero "in una situazione di intensa sofferenza, con lesione definitiva di estrema gravità o malattia grave e incurabile". Tuttavia, il Presidente della Repubblica ha nuovamente esercitato la sua prerogativa di inviare la legge alla Corte Costituzionale per un controllo preventivo di costituzionalità.
L'Ultima Bocciatura della Corte Costituzionale
Recentemente, i giudici della Corte Costituzionale portoghese hanno nuovamente bocciato la legge che depenalizza l'eutanasia con un voto di 7-5. La decisione finale ha dichiarato a chiare lettere che la legge, approvata dal Parlamento all'inizio di quest'anno, non è costituzionale e non rispetta i principi fondamentali della Carta repubblicana. La maggioranza dei giudici ha confermato l'opinione di incostituzionalità, come già evidenziato nel ricorso del Presidente Marcelo Rebelo de Sousa presentato lo scorso 18 febbraio.
La Corte, come accennato, è andata incontro alle riserve già espresse dal presidente della Repubblica, parlando di “imprecisione” nella definizione di “situazione di sofferenza intollerabile, con lesioni definitive di estrema gravità secondo il consenso scientifico o malattia incurabile e mortale”. L'annuncio della decisione di incostituzionalità è stato fatto nella sede della Corte Costituzionale, a Lisbona, dal giudice relatore, Pedro Machete, e poi spiegato, in una dichiarazione letta dal presidente João Caupers. Secondo il relatore Machete, la Corte ha stabilito che la legge di depenalizzazione della morte medicalmente assistita non rispetta la Legge Fondamentale, mettendo in discussione “l'inviolabilità della vita umana”.
Nonostante la bocciatura del TC, la deputata socialista Isabel Moreira, promotrice del testo, si è rallegrata che si trattasse di una questione di forma e non di sostanza. "A quanto pare, i dubbi del TC poggiano su una sola parola [la congiunzione "e"]. I giudici vogliono che chiariamo se i concetti “fisico, psicologico e spirituale” siano cumulativi, cosa che per noi è già assolutamente esplicita." La deputata socialista ha apprezzato che la Corte abbia escluso altri dubbi fondamentali sollevati dal presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, che aveva precedentemente posto il veto, senza passare per il TC. Su questo i magistrati non hanno espresso dubbi e, quindi, "gli eurodeputati capiscono che il concetto è chiaramente definito". Questa prospettiva suggerisce una possibile modifica e ripresentazione del testo legislativo.
Le Reazioni alla Decisione della Corte
La decisione della Corte Costituzionale ha suscitato reazioni diverse nel panorama politico e sociale portoghese.Vescovi e altri leader religiosi, ordini professionali, giuristi e associazioni pro vita si sono detti soddisfatti della decisione. Antonio Torres, esponente di spicco dei pro life portoghesi, ha dichiarato: “Una decisione chiara e cristallina”, aggiungendo che “la vita umana è inviolabile”. La Federazione Portoghese per la Vita (FPV) ha dichiarato di "accogliere con grande gioia la decisione del TC. La morte su richiesta è stata respinta una volta in Parlamento, ha avuto il veto del Presidente della Repubblica ed è stata respinta due volte dal TC."
La Conferenza episcopale portoghese, pur esprimendo "profondo rammarico" per la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito da parte dell'Assemblea della Repubblica in passato, accoglie con favore questa decisione della Corte. I vescovi sottolineano che con la legalizzazione dell'eutanasia "si infrange il principio fondamentale dell'inviolabilità della vita umana e si aprono porte pericolose per un ampliamento delle situazioni in cui si può chiedere la morte assistita". L'episcopato portoghese ricorda in una nota le parole di Papa Francesco nell'udienza del 13 maggio scorso in Vaticano con l'UMOFC, quando, dopo la conferma parlamentare sulla morte medicalmente assistita, ha detto: "Oggi sono molto triste, perché nel Paese dove è apparsa la Madonna è stata varata una legge per uccidere. Un ulteriore passo nella lunga lista di paesi con eutanasia". Il comunicato prosegue affermando che "la vita umana è priva di protezione e subisce un grave attacco al suo valore e alla sua dignità. La morte è ora presentata come una soluzione al dolore e alla sofferenza, invece di promuovere cure palliative umanizzanti fino al termine naturale della vita". I vescovi ribadiscono ancora una volta "l'appello alle famiglie e agli operatori sanitari, ai quali deve essere sempre garantita l'obiezione di coscienza, a respingere con decisione le possibilità aperte dalla legalizzazione dell'eutanasia". Concludono, mantenendo "l'auspicio che essa possa essere revocata e che la vita umana, che è un dono inestimabile, sia nuovamente valorizzata e difesa in tutte le sue fasi".
La legge è stata sostenuta da una maggioranza di sinistra e ideologica che ora, dopo la bocciatura costituzionale, dovrà dimostrare se vorrà governare per il popolo o contro di esso, ripresentando una versione corretta della legge. Il decreto aveva il sostegno del Bloco de Esquerda, del Partido das Pessoas, dos Animais e da Natureza (PAN), del Partido Ecologista “Os Verdes” (PEV), del partito Iniziativa Liberale, della maggior parte dei deputati del Partido Socialista (PS) e dei deputati del gruppo Misto Joacine Katar Moreira e Cristina Rodrigues.
L'Opinione Pubblica sull'Eutanasia in Portogallo
Prima di entrare nei dettagli è opportuno conoscere il parere dei 10,3 milioni di cittadini portoghesi per quanto riguarda la legalizzazione della morte medicalmente assistita. Il 13 febbraio 2020, il laboratorio dell’istituto universitario Egas Moniz di Lisbona (LUSA) ha pubblicato l’esito di un sondaggio per valutare l’atteggiamento del popolo portoghese nel confronto dell’eutanasia, tenendo in considerazione fattori psicologici quali solitudine, soddisfazione della vita, malessere psicologico, benessere spirituale e di personalità. Dal sondaggio è risultato che il 50,6% è favorevole all’eutanasia, il 25,6% è contrario ed il 23,9% non ha espresso un’opinione. Si è scoperto che gli intervistati anziani, meno istruiti, praticando una religione, con poca conoscenza dell’eutanasia e con una condizione di salute meno buona, sono meno favorevoli nei confronti dell’eutanasia. I giovani di buona salute, meglio istruiti, non praticanti una religione e con un alto grado di conoscenza dell’eutanasia, sono più favorevoli. Su domande specifiche, per esempio, nel caso di un malato terminale, la percentuale dei favorevoli aumenta (in media 68%). La maggioranza (63,7%) è a favore di un referendum per decidere sulla depenalizzazione, mentre il 13,3% preferisce la legalizzazione decisa dal Parlamento. Un sondaggio effettuato dal sito web SIC Noticias del 20 febbraio 2020 ha dato il seguente esito: Sei d'accordo con la depenalizzazione dell'eutanasia? 59% sì, 41% no. Questi dati evidenziano un consenso popolare a favore, ma anche una chiara preferenza per una decisione che passi attraverso un referendum, riflettendo la complessità etica e sociale della questione.
La Legislazione sull'Aborto e le Difficoltà di Accesso
Accanto al dibattito sull'eutanasia, il Portogallo affronta sfide significative anche per quanto riguarda il diritto all'aborto. Mentre in molti paesi europei il diritto all'interruzione di gravidanza è ampiamente riconosciuto, l'accesso effettivo può variare notevolmente. L'ultimo paese a riconoscerlo è stata l'Irlanda, nel 2018. Ma esistono due eccezioni significative: a Malta e in Polonia è praticamente proibito, salvo in casi eccezionali, come il rischio per la vita della madre, violenza sessuale o anomalie fetali gravi. Le donne polacche e maltesi devono viaggiare in paesi vicini, o in ultima istanza recarsi in Gran Bretagna o Olanda dove è permessa l'interruzione di gravidanza anche nel secondo trimestre di gestazione.
Il Contesto Portoghese: Una Legalizzazione Controcorrente
L'ostilità verso l'aborto si fa sentire anche nei paesi dove è un diritto consolidato, come il caso del Portogallo. Qui l'IVG, l'interruzione volontaria della gravidanza, è stata legalizzata solo nel 2007 dopo un referendum in cui il sì ottenne il 60% dei voti. Questa legalizzazione è arrivata in un'epoca in cui molti altri paesi europei avevano già norme più permissive, e solo dopo un lungo e acceso dibattito.

Restrizioni e Ostacoli all'Accesso all'IVG
Anche dopo la legalizzazione, abortire per le donne portoghesi rimane difficile. Non solo perché il Portogallo è uno dei paesi europei con una delle leggi più restrittive: è permesso solo entro le prime 10 settimane, rispetto alle 12 della maggioranza dei paesi europei o la vicina Spagna dove il limite è 14 settimane. Questa limitazione temporale è un ostacolo significativo, soprattutto per le donne che scoprono la gravidanza in ritardo o che incontrano difficoltà burocratiche.
Ma le problematiche non si limitano alle questioni tecniche dei tempi previsti dalla legge. Il 33% degli ospedali portoghesi non pratica l'IVG, e un elevato numero di medici si dichiara obiettore di coscienza. Questo crea un sistema frammentato dove l'accesso al servizio dipende in larga misura dalla disponibilità di strutture e personale medico non obiettore. A ciò si aggiunge l'obbligo di un periodo di riflessione di tre giorni prima di poter accedere alla prestazione. Questa condizione, pur pensata per garantire una decisione consapevole, può ritardare ulteriormente l'accesso, spingendo le donne oltre il limite delle 10 settimane.
Tutto questo ha provocato un intasamento del sistema sanitario che lascia molte donne scoperte. Una situazione che si sta facendo sempre più grave dopo la pandemia, che ha visto aumentare il numero degli aborti del 15%. Nello stesso anno, il 10% delle richieste, circa 1300, venne rifiutato per aver superato i limiti previsti dalla legge.
Il "Turismo Abortivo" verso la Spagna
Ed è proprio questa combinazione di limitazioni temporali e ostacoli all'accesso che sta obbligando le donne portoghesi a recarsi nelle cliniche spagnole per ottenere, a pagamento, il diritto che gli viene negato in patria. Secondo un'indagine del settimanale portoghese Expreso, più di 500 donne portoghesi solo nel 2023 hanno dovuto attraversare la frontiera per recarsi a Badajoz, una città vicino al confine, per interrompere la gravidanza. Se si guarda indietro negli anni, si tratta di una costante: anche nel 2019 furono più di 500 gli aborti praticati in Spagna da parte di donne portoghesi. Una situazione che si ripete nelle zone nord, con centinaia di persone che dalla zona di Oporto viaggiano fino a Vigo, in Galizia. Si tratta di dati parziali, poiché non esiste un registro unificato che fornisca una visione dettagliata del problema, ma sono comunque una spia della difficoltà a cui devono far fronte le donne portoghesi.
Portogallo: il parlamento dice no all'eutanasia
Responsabilità Politiche e Prospettive Future
Questa situazione rivela responsabilità politiche evidenti. La maggioranza di sinistra e ideologica che ha sostenuto le leggi sull'eutanasia potrebbe, in teoria, intervenire anche per migliorare l'accesso all'aborto. Tuttavia, la complessità delle dinamiche parlamentari e le resistenze interne, anche all'interno dei partiti stessi, rendono difficile un cambiamento rapido. La battaglia per i diritti riproduttivi e per il diritto a una fine vita dignitosa in Portogallo continua a essere un terreno fertile per il confronto tra diverse visioni etiche, legali e sociali, con la Corte Costituzionale che si erge come arbitro finale in questioni che toccano il cuore della dignità umana e l'inviolabilità della vita.