La fecondità, nel suo significato più immediato, evoca l'immagine della riproduzione e della generazione di nuova vita. Tuttavia, scavando più a fondo, si scopre un concetto vasto e multiforme, che trascende la mera biologia per toccare sfere etiche, spirituali, sociali e personali. Comprendere appieno la fecondità significa esplorare le sue diverse dimensioni, riconoscendo come essa sia intrinsecamente legata all'esistenza umana in tutte le sue manifestazioni.
La Fecondità in Senso Biologico e Fisiologico: I Fondamenti della Vita
Il termine stesso "fecondare" deriva dal latino fecundare, a sua volta derivato da fecundus, che significa appunto "fecondo". A livello biologico, fecondare significa determinare la fecondazione di una donna, di un animale femmina o di un fiore, rendendo possibile la fusione delle cellule germinali, cioè del gamete maschile e del gamete femminile, e quindi la riproduzione. In un senso più generico, significa rendere fertile. L'aggettivo "fecondo" si riferisce a ciò che è atto alla riproduzione, come una donna o una femmina di specie animale, contrapposta a "sterile". Si parla, ad esempio, dell'età in cui la donna è feconda, o del rendere fecondo, cioè rendere atto a procreare o determinare la fecondazione. Il participio passato "fecondato", anche come aggettivo, si riferisce a una donna o animale femmina in cui è avvenuto il concepimento; in botanica, si usa per l'ovulo fecondato. Con il termine fertilità, si indica la capacità di un individuo e/o di una coppia di riprodursi. Questo concetto, apparentemente semplice, nasconde una complessità biologica e fisiologica notevole, con differenze sostanziali tra il corpo umano femminile e quello maschile.

Le Distinte Dinamiche della Fertilità Maschile e Femminile
Sia la fase fertile dell'uomo che quella della donna sono soggette all'usura del tempo, ma con meccanismi e tempi profondamente diversi. Nell'uomo, il processo chiamato "spermatogenesi" porta alla formazione e maturazione degli spermatozoi. Durante il periodo di fertilità dell'uomo, la quantità di spermatozoi prodotta non si riduce con il passare del tempo. Tuttavia, semplicemente con l'aumentare dell'età, la qualità e la vita media degli spermatozoi che arrivano nell'utero si riducono drasticamente, rendendo più difficile la fecondazione della cellula uovo.
Quando si parla di fertilità femminile, la situazione cambia in modo significativo. Le donne nascono con un numero prestabilito di follicoli. Durante ogni periodo di ovulazione, i follicoli lavorano insieme per portare a maturazione una cellula uovo che, una volta rilasciata nelle tube, è pronta per essere fecondata. A differenza degli spermatozoi, i follicoli non possono rigenerarsi. Quindi, quanto dura il periodo fertile di una donna? In linea di massima, il periodo fertile delle donne inizia nel momento in cui compare il menarca (vale a dire la prima mestruazione) e termina quando si entra nella tanto temuta menopausa. Questo significa che se mediamente il menarca arriva tra i 10 e i 15 anni e la menopausa tra i 45 e i 50 anni, la finestra fertile femminile dura all’incirca 30 anni.
Tuttavia, affermare "Fantastico! Ho 30 anni di prove davanti a me" non è proprio vero. Come detto, l'età gioca un ruolo fondamentale nel concepimento. Per questo esiste un periodo nella vita di ogni donna in cui le probabilità di rimanere incinta sono più elevate che in altri. Questo periodo va dai 20 fino ai 30 anni, dopodiché la qualità degli ovociti prodotti si riduce fino alla menopausa. Questo periodo è detto: periodo di massima fertilità di una donna. Nonostante ciò, l'idea che se si hanno 40 o 42 anni sia impossibile concepire è errata. Dal momento in cui la fertilità femminile raggiunge il picco massimo, al momento in cui si entra in menopausa, ci sono diversi anni in cui è ancora possibile concepire, anche se la qualità degli ovociti non è altissima. Sono tantissimi infatti i casi di donne che hanno concepito oltre i 40 anni. Semplicemente, diventa più difficile e occorre provare molte più volte, avere pazienza e avere cura del proprio corpo per dargli tutto ciò di cui ha bisogno per favorire la fertilità. L'età più fertile per una donna è solitamente considerata essere tra i 20 e i 35 anni. Durante questo periodo, per la donna è più probabile avere regolari cicli mestruali e ovulazioni, il che aumenta le possibilità di concepimento. La fertilità inizia a declinare gradualmente dopo i 30 anni e in modo più rapido dopo i 35 anni.
Il Processo Complesso della Fecondazione Naturale
La domanda che ci viene posta più spesso è: si può rimanere incinta solo durante il periodo di ovulazione? La risposta è: sì e no. Sì, perché la cellula uovo viene rilasciata nel momento in cui si è in ovulazione. No, perché ci sono diversi fattori da tenere in considerazione per capire quando effettivamente si sta ovulando e la sopravvivenza dei gameti maschili influisce sul periodo fertile.
Il processo di fecondazione è un'incredibile lezione di biologia. Terminato il ciclo, il corpo femminile si prepara ad andare incontro a un nuovo probabile concepimento. In questa fase, i follicoli presenti nelle ovaie cominciano a maturare, grazie alla presenza degli ormoni follicolo-stimolanti (FSH) e luteinizzanti (LH) secreti dall’ipofisi e agli estrogeni prodotti dalle ovaie. Una volta maturato il follicolo dominante, questo darà vita alla tanto attesa cellula uovo e attraverso la sinergia dei diversi ormoni sessuali, il follicolo si romperà rilasciando la cellula uovo all’interno delle Tube di Falloppio. Questa fase è detta fase ovulatoria o ovulazione.
Al raggiungimento del momento dell’eiaculazione, milioni di spermatozoi iniziano la loro corsa disperata alla ricerca della cellula uovo nascosta. Sono tantissimi gli ostacoli che gli spermatozoi devono superare per arrivare alla meta, come il muco cervicale, una secrezione che intrappola gli spermatozoi condannandoli a morte certa. Fortunatamente, questi "piccoli amici" sono veloci e vivono ben 4 gloriosi giorni di vita. Quindi, se sono ben formati e allenati, hanno tutto il tempo di arrivare nelle tube per fecondare la cellula uovo prima che muoia.
Ebbene sì, la cellula uovo vive molto meno della controparte maschile. Per rispondere alla domanda originaria, se si può rimanere incinta solo durante la fase ovulatoria, la risposta dipende da quando si ha avuto il rapporto. Infatti, come detto, lo spermatozoo può sopravvivere ben 4 giorni all’interno dell’utero. Questo significa che se si hanno rapporti completi qualche giorno prima dell’ovulazione, esistono piccole probabilità di poter concepire. Ma in linea di massima, i giorni di maggiore fertilità femminile corrispondono a quelli dell’ovulazione. I giorni fertili sono quelli in cui è più probabile che avvenga la fecondazione. La maggior parte delle donne ovula intorno al 14esimo giorno del ciclo mestruale, quindi i giorni più fertili sono quelli intorno all’ovulazione.
Come avviene la fecondazione | Animazione 3D
Comprendere il Ciclo Mestruale Femminile
Un argomento su cui vale la pena soffermarsi è il ciclo mestruale femminile, per capire al meglio come l’ovulazione si inserisce all’interno della fase mensile. Spesso si confonde il ciclo mestruale (l’intera fase mensile vissuta dalla donna) con le mestruazioni (la fase in cui il corpo luteo viene espulso).
- Fase Mestruale: Il ciclo mestruale si conta dal giorno in cui arrivano le mestruazioni. Quello corrisponde al giorno 1 e dura all’incirca 5 giorni. Questo è il momento in cui la cellula uovo che non è stata fecondata viene espulsa attraverso le mestruazioni.
- Fase Follicolare: All’incirca dal 6° giorno, inizia la fase follicolare. Questo è il periodo in cui i follicoli cominciano la loro maturazione, predisponendo l’ambiente per l’arrivo della cellula uovo. Gli ormoni protagonisti di questa fase sono l’ormone follicolo-stimolante (FSH) e l’ormone luteinizzante (LH). Questa fase dura fino al 14° giorno.
- Ovulazione: Inizia all’incirca intorno al 14° giorno e dura fino al 15°. In questa fase gli ormoni FSH e LH, insieme ad estrogeni e progesterone, preparano il corpo femminile alla fecondazione. Questo vuol dire che l’endometrio nell’utero si ispessisce per permettere l’attecchimento della cellula uovo fecondata.
- Fase Secretiva: In questa fase, che va dal 16° al 28° giorno, gli estrogeni e il progesterone sono a livelli elevati, mentre gli ormoni FSH e LH iniziano a diminuire. Questo processo va avanti per alcuni giorni, dopodiché i livelli di estrogeni e progesterone si abbassano, provocando lo sfaldamento dell’endometrio e il sopraggiungere di una nuova mestruazione e di un nuovo ciclo mestruale.
Conoscere bene il proprio ciclo mestruale e tenere conto di fattori come l’età è fondamentale per la fertilità femminile e per vedere realizzato il proprio desiderio di avere un figlio.
Fattori Biologici e Ambientali che Influenzano la Fertilità
La fertilità può essere influenzata da molti fattori, tra cui lo stile di vita, l’alimentazione, l’esposizione a determinate sostanze chimiche e l’utilizzo di alcuni farmaci. Per aumentare la fertilità, è importante mantenere un peso sano e seguire una dieta equilibrata che fornisca tutti i nutrienti essenziali, come proteine, carboidrati, grassi sani, vitamine e minerali. Si deve considerare l'influenza di inquinamento ambientale e stress.
Un dato preoccupante riguarda l'Italia, che è tra i Paesi in Europa dove nascono meno bambini (1,39 per donna nel 2013) e tra quelli dove l’età media delle donne al primo parto supera i 30 anni. Questo fenomeno domanda di essere affrontato non esclusivamente in modo tecnico, ma tenendo conto della molteplicità di fattori in gioco: i ritmi del corpo, la centralità della relazione di coppia, gli stili di vita. L’esperienza dell’infertilità domanda invece un approccio più ampio, che tenga conto di tutti i fattori che sono in gioco con la fertilità umana e, in particolare, della stretta connessione con la relazione di coppia. Inoltre, tale desiderio ferito chiede una particolare cura e attenzione anche da parte della comunità ecclesiale.
La Fecondità come Procreazione e Responsabilità Etica
Il significato di essere fecondi, tuttavia, non si esaurisce nell'aspetto puramente biologico. Con un senso più generico, l'essere fecondo significa rendere produttivo, anche di concetti, d’idee, e simili, come fecondare lo spirito o la mente. Questo ci porta a una dimensione più ampia, che riguarda la capacità di generare non solo figli, ma anche opere, idee, progetti, e di influenzare positivamente il proprio ambiente. L'uomo stesso che ha avuto molti figli è definito fecondo, così come una pecora feconda, o le nozze feconde e il talamo fecondo, da cui è nata prole, specialmente se numerosa. Si estende anche a una pianta o a una terra che produce frutti abbondanti, fertile, o a uno scrittore, artista fecondo di opere, un ingegno fecondo, una penna feconda, una pace feconda d’operosità, un periodo storico fecondo d’avvenimenti, un metodo fecondo di risultati, un argomento, soggetto, tema fecondo, che dà possibilità di ampi sviluppi, su cui si può parlare molto. A volte, in senso attivo, si parla di una pioggia feconda, o del raccogliere i semi del fecondo vento.

Ma il desiderio di fecondità, in particolare quella procreativa, solleva interrogativi etici e morali profondi. "Non riusciamo ad avere figli. Impresa improba, l'adozione internazionale ci lascia perplessi. Fecondazione artificiale, ma qui sorge il problema morale." Desiderare un figlio, da parte della coppia, è desiderare un bene, un preziosissimo dono di Dio, nell'ambito del matrimonio, definito appunto "intima comunità di vita e di amore". Nella sessualità umana, l'amore unitivo e l'amore procreativo sono tra loro inscindibili. La sposa diventa madre attraverso lo sposo. Tuttavia, quando il generare umano viene ridotto alla logica della produzione, si pone una seria questione. Questo può portare a una percezione della differenza tra possibilità tecnica e liceità etica, quasi che tutto ciò che è tecnicamente possibile sia allo stesso tempo eticamente lecito.
La posizione della Chiesa non è una posizione antiscientifica o il rifiuto di una terapia medica, ma si basa sulla convinzione che la procreazione artificiale non sia una cura della sterilità, ma piuttosto un'alternativa a essa che altera la natura dell'atto procreativo. Si tratta di discernere tra il generare umano e il produrre tecnico, basandosi su principi razionalmente fondati e condivisi.
Riflessioni sulla Genitorialità e il Ruolo della Scelta
Le scelte personali in materia di fecondità possono portare a profonde riflessioni e talvolta a rimpianti. "Abbiamo scelto di avere un solo figlio. Ciò mi fa rimpiangere un secondo figlio che non ho voluto, ma ormai è troppo tardi. Mi sento fallita come donna e come madre." Questa esperienza sottolinea come le decisioni sulla procreazione siano intime e possano avere conseguenze emotive durature. Siamo noi a decidere e quindi siamo responsabili delle conseguenze che ne derivano. Mettere al mondo dei figli porta felicità e un grande stupore, uniti ad una buona dose di responsabilità. Il desiderio di tramutare l'amore in qualcosa di reale è molto vivo, e richiede tanto impegno per realizzare tutto ciò.
L'essere genitori è il compimento dell'essere persone e dell'essere sposi. La paternità e la maternità hanno la loro radice nella sponsalità. Il padre attraverso la sposa e la sposa diventa madre attraverso lo sposo. La logica del dono permette di diventare genitori. I figli sono relazioni all'interno della famiglia, che sono appunto relazioni familiari. Essi vi entrano come persone, cioè come esseri capaci di ricevere, ma anche di dare.
La Fecondità in una Prospettiva Spirituale e Relazionale
La fecondità, specialmente nel contesto religioso e spirituale, assume una dimensione ancora più profonda. "Non potrai mai ricambiare il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!". Questa espressione biblica, e la sua inversione, rivelano la natura del dono della vita come un riflesso dell'amore che Dio ha per noi. Nessuno può darsi da solo la propria identità. La sponsalità, la relazione di coppia, è il luogo in cui due persone, unite ma sempre più diverse, scelgono di crescere qualcuno accanto a sé. Lo scopo è di realizzarlo e di essere a propria volta realizzati. La fecondità umana è una partecipazione al potere creatore di Dio. Gli sposi sono chiamati a essere riflesso dell'amore di Dio Padre. È Lui la fonte unica, il datore di vita.
La fecondità in questa prospettiva è un'esplosione, dall'amore di due persone esplode una nuova vita. Negli sposi Dio ha voluto concedere e prolungare il suo potere creatore. La Tri-unità di Dio è Amore dono, donante, accogliente. Ogni Persona divina è dono di sé e accoglienza del dono delle altre due Persone. La Persona che accoglie, fa spazio perché l'altra possa essere se stessa. L'essere sposi è il compimento del nostro essere persone. Il "noi" è anche all'origine della genitorialità coniugale. Il figlio non è mio o tuo, ma nostro.
L'Amoris Laetitia, la lettera di Papa Francesco sull’amore in famiglia, indica la relazione coniugale e la fecondità come due dimensioni inscindibili dell’amore. Questo non significa ovviamente che l’amore di coppia è maturo solo se ci sono dei figli, ma che l’apertura e la generatività sono caratteristiche dell’amore stesso. Infatti, «l’amore coniugale non si esaurisce all’interno della coppia» (AL 165). Due coniugi che si chiedono in che modo vogliano essere generativi oppure come desiderino dare vita compiono un passo per fare crescere l’amore oltre il puro desiderio di godere e oltre il sacrificio di sé come atto di bravura.

Oltre la Procreazione Biologica: la Generatività Ampliata
Con la parola “fecondità” si può intendere la capacità dell’amore di coppia di essere generativo, creativo, capace di incidere nel contesto in cui si è inseriti, di promuovere l’altro e la vita degli altri, capace di mettere al mondo nuove possibilità, di far ripartire relazioni, dare respiro, tracciare prospettive vitalizzanti. Alla luce di tale orizzonte possono essere letti vari aspetti collegati. Innanzitutto chiedersi come si intende essere generativi è la prospettiva entro cui inserire la nascita di un figlio, evitando così il rischio di viverlo come un possesso, di caricarlo del peso di dover riempire le attese della coppia o di essere genitori tutti presi dal fare i genitori.
In secondo luogo, anche la difficoltà, oggi sempre più diffusa, per molte coppie di dare alla luce un figlio, spinge a non far coincidere la prospettiva generativa con la fertilità biologica. L'esperienza dell'infertilità domanda un approccio più ampio, che tenga conto della stretta connessione con la relazione di coppia. Molteplici sono le «forme di fecondità che sono come il prolungamento dell’amore che la sostiene» (AL 181): oltre alla generazione di un figlio, l’adozione, l’affido, la chiamata a «sanare le ferite degli abbandonati, a instaurare la cultura dell’incontro, a lottare per la giustizia» (AL 183), a rendere domestico il mondo.
Questo ampliamento del concetto di fecondità, che finisce con il diventare, usando un termine dello psicologo americano Erik Erikson, generatività, cioè la capacità, tipica di una persona matura, di creare qualcosa che le sopravviva e vada oltre la sua esistenza. Nel caso in cui la possibilità di generare venisse inibita in qualcuno di questi ambiti, c’è il rischio che la personalità regredisca, esplicitando un senso di vuoto e di impoverimento. È la sollecitudine, definita come “la dilatante preoccupazione per ciò che è stato generato dall’amore, dalla necessità o dal caso…”, e intesa come tendenza ad occuparsi del proprio simile (cura, assistenza, allevamento dei figli, trasmissione della cultura, ecc.).
La Fecondità nella Storia e nella Società Contemporanea
La comprensione della fecondità ha radici profonde nella storia e si manifesta in modi specifici nelle diverse culture e epoche. Già nell'Antico Testamento, la fecondità era vista come una benedizione divina.
Esempi Biblici di Fecondità e Trasmissione della Vita
L’albero genealogico di Gesù, riportato al principio dell'evangelo di Matteo (Mt. 1,17), mostra donne importanti nella sua discendenza, tra queste Tamar, Racab, Betsabea, infine Rut che, essendo una moabita, era discendente di una delle figlie di Lot. Queste donne hanno avuto una vita straordinaria e complessa, e spesso le loro azioni, se giudicate con i nostri principi morali attuali, potrebbero sembrare incomprensibili o controverse.
Di Betsabea, per esempio, sappiamo che David si innamorò di lei e che quando rimase incinta del re, David mandò in guerra suo marito per farlo morire. Dall’unione di David con Betsabea nacque il futuro re Salomone. La storia di Tamar è ancora più particolare (Gen. 38, 6-26). Tamar, rimasta vedova del primo marito Er e poi del secondo Onan (che si era rifiutato di adempiere al levirato), si finse una prostituta e approfittò di un viaggio di lavoro del suocero Giuda per ottenere da lui un figlio e assicurare così la discendenza. Tamar, rimasta incinta, non fece nulla per nascondere la sua situazione, così la notizia arrivò alle orecchie del suocero il quale prontamente comandò di bruciarla viva, accusandola di prostituzione. Fu però salvata quando rivelò che il padre del bambino era Giuda stesso, tramite i pegni che questi le aveva dato. Ciò è del tutto legittimo secondo l’etica dell’Antico Testamento, per il quale ciò che conta è lo shalom familiare, cioè la trasmissione della vita. Tamar è dunque esemplare secondo l’etica dell’AT perché si comporta rispettando le regole del levirato e perché si propone come scopo essenziale la vita e la salvaguardia della discendenza, finendo così con il garantire gli interessi dello stesso suocero.
Racab, per esempio, era una prostituta di Gerico che nascose le due spie di Israele mandate da Giosuè in quella città, salvandogli la vita. Rut era una straniera (una delle categorie più disprezzate dagli ebrei del tempo), Betsabea un’adultera, Tamar si finse prostituta, Racab lo era veramente, quanto alle figlie di Lot erano delle incestuose. Ma se hanno meritato un posto nella Bibbia è perché il profondo desiderio di generare la vita, la volontà ferma di trasmetterla nonché l’istinto femminile a proteggerla le ha rese esemplari agli occhi di un popolo. La benedizione, infatti, nell’Antico Testamento implicava il dono della fertilità. Benedire nella Bibbia significa innanzitutto concedere fecondità. «Tua moglie sarà come vigna fruttifera, nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come piante d’olivo intorno alla tua tavola.» Per parlare della misericordia, della tenerezza di Dio, la Bibbia ebraica usa il plurale di rechem, che non è altro che l’utero, il luogo dell’accoglienza e della trasmissione della vita. Ai tempi di Gesù, la sterilità veniva reputata un segno dell’ira e della punizione divina, una vera e propria maledizione inviata all’essere umano.
Nel Vangelo, tuttavia, si assiste a un ampliamento del concetto di fecondità. Il quarto evangelista dice che nessuno ha mai visto Dio: per vederlo e comprenderlo bisogna guardare Gesù, cioè vedere che cosa faceva e come agiva. Le sue opere sono azioni concrete che trasmettono vita alle persone, le arricchiscono, comunicano dignità e amore agli ultimi e ai più disprezzati. Chi sono, infatti, i benedetti per Gesù? Si tratta di sei azioni concrete, in cui Gesù chiama benedette le persone non per il numero di figli procreati o per la castità praticata, ma per la vita che hanno saputo comunicare al prossimo. Nella stessa maniera, Gesù sostituisce la priorità del clan familiare con quella della comunità: la vera famiglia non è quella composta da fratelli e sorelle di sangue, ma è quella formata da coloro che ascoltano e realizzano la volontà di Dio. La berakhah biblica viene così trasformata nella logica della gratuità, del dono di sé, del farsi prossimo.
Le Sfide della Fecondità nell'Era Moderna
Qual è la nostra situazione storica, come sono oggi i giorni che viviamo? Si potrebbero definire "giorni strani", "paradossali". Le motivazioni sono moltissime e differenti. L'etica è la ricerca dell'autenticamente umano. Nell'Occidente, la cultura dominante ha modellato la fecondità in modi nuovi e spesso problematici. La moda attuale nella cultura occidentale spinge verso il culto dell'immagine, la ricerca della bellezza a tutti i costi, il desiderio di dimagrire e i ritocchi estetici, colonizzando le menti, specialmente dei giovani. Questo può portare a un senso di isolamento, dove ognuno resta al centro del proprio mondo, come nel "mito dell'androgino" che porta al non riconoscimento della separazione per poter successivamente creare l'unità dei due. Quando non si ha più la capacità di affrontare la delusione di un figlio che si scopre diverso da sé, si rischia la rottura, non la crisi da superare con fiducia e pazienza.

I tassi di natalità in Italia riflettono queste dinamiche: all'assemblea CEI, il card. Bagnasco ha evidenziato che la stragrande maggioranza delle famiglie italiane ha uno o due figli (43.4% uno, 47.7% due), e solo il 5.1% ne ha tre o più. Questo calo delle nascite è influenzato da fattori sociali, psicologici, culturali ed ecclesiali. Il card. Bagnasco ha sottolineato che l'individualismo della società consumistica porta a lasciare ai figli sempre meno risorse di quelle che dovrebbero esserci. Si tende a considerare le persone come portatori di "diritti individuali", ma è necessario un "welfare relazionale", che richiede un welfare per la famiglia e non per i bambini.
Il testo cita un clima emotivo in cui molti "ci stanno provando, ma che per il momento è solo un tentativo", con coppie che dichiarano di amarsi ma ritengono superfluo sposarsi. Questo è un clima emotivo che taglia la radice della stabilità e della fecondità a lungo termine. La società contemporanea, con i suoi "giorni strani" e "paradossali", invita a riflettere sull'etica della responsabilità. La mancanza di responsabilità può generare "morte", mentre l'impegno attivo può portare speranza, gioia, voglia di vivere. È un invito a non scoraggiarsi e a essere sempre pronti a rendere ragione della speranza che c’è in noi. Questo richiede una fede che purifica la mente e ci aiuti a interpretare gli avvenimenti della vita e a dare loro un senso.
La Fecondità nel Quotidiano: Agire e Donare
Essere fecondi non è solo una condizione biologica o una virtù spirituale astratta; è un modo di vivere che si manifesta nel nostro agire quotidiano. "Siamo fecondi nel nostro agire quotidiano?" "Abbiamo il coraggio di denunciare apertamente il male?" Queste domande ci spingono a riflettere sulla nostra capacità di generare bene, di promuovere la vita e di resistere all'indifferenza. Le forme che questa indifferenza assume sono insidiose, subdole e molteplici.
La fecondità è un'apertura della coppia verso l'esterno, un "irradiamento" che parte da un primo cerchio interno alla coppia stessa, dove l'amore educandosi a vicenda li rende l'uno per l'altro come apostoli, con premura e pazienza. Poi si estende ai figli, che sono un dono speciale che necessita dell’amore di tutta la famiglia per crescere, facendo sì che i momenti brutti restino parentesi e si superino le divergenze per un arricchente cammino. Un quarto cerchio di irradiamento sono i vicini, i parenti, gli amici. Il faticoso avere rapporti col vicinato nelle grandi città è noto a tutti.

L'Amore che Si Estende: dalla Coppia al Mondo
L'amore coniugale non si esaurisce all'interno della coppia, ma è chiamato a estendersi. L'apertura della coppia, "soprattutto man mano che i figli crescono" (AL 239), permette di entrare in una dimensione di reciproco e pacifico impegno verso l'esterno. Si tratta di "invitare le coppie che si sono sposate… a tenere il bimbo di quella famiglia in difficoltà per qualche ora ogni giorno… pregare assieme a qualche vicino… invitare altri a pregare… autotassarsi…". Quante altre situazioni si possono creare nella nostra casa, nel nostro ambiente, per donare e ricevere al tempo stesso! La disponibilità a mettersi in gioco, a credere in quello che si fa, è cruciale: "tu ci credi? posso farlo anch'io!". Questo è il segreto della vita vera: siamo creature e non esseri onnipotenti o onniscienti. Come dice il Vangelo: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8).
L’impegno di animazione a quattro mani, non per inerzia ma per scelta, è un esempio concreto di come la fecondità possa manifestarsi nel dare possibilità nuove a chi ti è affidato. Incontrare ragazzi che ora sono adulti, o perderne di vista altri, è comunque parte di un processo in cui si è offerta una "scintilla di senso" in intensi tratti della loro vita.
La fecondità si manifesta nella capacità di custodire, rivelare e comunicare l'amore, quale riflesso dell'amore di Dio Padre. È un processo continuo di donazione e accoglienza, che non è solo assenza di malattia, ma benessere fisico, mentale e sociale. Lavorare non con il gelido marmo, ma con il corpo umano, tempio dello Spirito di Dio, implica una responsabilità immensa. Non dobbiamo mai scoraggiarci, ma continuare a praticare la speranza, la gioia, la voglia di vivere nel nostro quotidiano, nella nostra famiglia, nel nostro lavoro, confidando nella potenza e nella presenza viva del Signore.
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