Nel viaggio della vita femminile, ogni donna può imbattersi in una serie di “sorprese” legate al ciclo mestruale. Tra queste, le perdite di sangue che si verificano al di fuori del flusso mestruale, comunemente note come spotting, rappresentano un fenomeno alquanto frequente. La maggior parte delle donne in età fertile ha avuto qualche volta perdite di sangue al di fuori del periodo mestruale. Sebbene spesso innocuo, lo spotting non va ignorato, soprattutto se persistente, ricorrente o associato a dolore. Comprendere le sue cause e le sue implicazioni è fondamentale per la salute ginecologica e il benessere generale.
Che Cos'è lo Spotting? Una Definizione Approfondita
Il sanguinamento tra una mestruazione e l’altra è definito come spotting, un termine che deriva dal verbo inglese “to spot”, ovvero “macchiare”. Questo fenomeno è caratterizzato da piccole tracce ematiche, di colore rosa o più scuro, che non richiedono l’impiego di un assorbente, ma al massimo di un salvaslip per sentirsi a proprio agio. Le piccole perdite di sangue tra una mestruazione e l’altra possono essere di piccole striature rosate miste al muco o di macchioline più scure, ma scarse. Non trattandosi di un vero e proprio ciclo, lo spotting è spesso descritto dalle donne come "macchie" sugli slip o sulla carta igienica.
Questo fenomeno può verificarsi durante la vita fertile e non solo. Lo spotting interessa prevalentemente le donne in età fertile, ma può manifestarsi anche in adolescenza (quando l'asse ormonale non è ancora maturo) e in perimenopausa. Per valutare lo spotting premestruale e non allarmarsi troppo è importante capire quali possono essere le cause. In genere, le cause sono numerose, per lo più innocue. Tuttavia, è importante non trascurare gli episodi e monitorare la situazione. Il colore delle perdite, che può variare dal rosa al marrone scuro, è dovuto all’ossidazione dell’emoglobina: essendo la perdita di sangue molto esigua, essa impiega più tempo a scendere dall’utero verso la vagina ed essere espulsa. Durante questo tragitto, il sangue "invecchia" e si ossida a contatto con l’ambiente vaginale, assumendo la tipica colorazione scura.
Sanguinamento Vaginale Anomalo: Distinguere il Normale dall'Anomalo
Il sanguinamento vaginale anomalo è un qualsiasi sanguinamento che si verifichi dalla vagina prima della pubertà, tra le mestruazioni (sanguinamento intermestruale), durante la gravidanza o dopo la menopausa (12 mesi o più dopo l’ultima mestruazione). Le mestruazioni sono considerate anomale se si verificano troppo spesso (a meno di 24 giorni di distanza) o troppo raramente (a più di 34 giorni di distanza), durano più di 8 giorni, comportano un’eccessiva perdita di sangue (perdita di più di 80 ml di sangue) o non sono regolari.
Il sanguinamento vaginale proviene normalmente dall’utero durante il ciclo mestruale, quando viene eliminata la mucosa uterina se nessun ovulo fecondato vi si impianta. Tuttavia, il sanguinamento vaginale anomalo può provenire dalla vagina stessa oppure da altre parti dell’apparato riproduttivo femminile, come la vulva, la cervice, l’utero, le tube di Falloppio oppure le ovaie. A volte il sanguinamento sembra provenire dalla vagina (si osserva sangue sulla biancheria intima, sulla carta igienica o nell’acqua del water), ma proviene in realtà da altri sistemi o apparati vicini, come le vie urinarie o l’apparato digerente.
Un sanguinamento prolungato o eccessivo, a prescindere dalla causa, può determinare anemia da carenza di ferro e talvolta una pressione sanguigna pericolosamente bassa (collasso). La perdita di ferro, che è il costituente principale dell’emoglobina contenuta nel sangue, varia da 3 a 30 mg per ogni mestruazione normale.
Le Cause Comuni dello Spotting nel Periodo Fertile
Le cause del sanguinamento vaginale anomalo nel periodo fertile possono essere molteplici, spaziando da semplici squilibri ormonali a condizioni che richiedono maggiore attenzione.
Squilibri Ormonali e Irregolarità Cicliche
Le perdite di sangue prima del ciclo si verificano, generalmente, dai 2 ai 7 giorni antecedenti all’inizio delle mestruazioni. La causa più frequente di spotting è quella degli squilibri ormonali, tanto che sono abbastanza comuni in chi ha un ciclo irregolare. Le anomalie ormonali possono essere un campanello d’allarme per ciò che riguarda il funzionamento della tiroide, delle ovaie o per il diabete. Anche lo stress e la cattiva alimentazione possono influire significativamente sull'equilibrio ormonale.
Un certo numero di donne sperimenta spotting al momento dell’ovulazione. Disturbi legati all’ovulazione sono più frequenti in età estreme della vita riproduttiva, ovvero nelle donne molto giovani o in quelle in età perimenopausale. Il sanguinamento uterino dovuto a disfunzione ovulatoria si verifica quando cambia il controllo ormonale delle mestruazioni e l’epitelio uterino si sfalda in modo irregolare. Le pazienti con sindrome dell’ovaio policistico o problemi tiroidei possono presentare questo tipo di disturbo, essendo un’altra causa frequente di uno squilibrio ormonale. Un dosaggio ormonale non idoneo, ad esempio con un contenuto estrogenico molto basso, non riesce a stabilizzare l'endometrio, causando perdite continue. Allo stesso modo, la mancata produzione di progesterone da parte del corpo luteo può causare spotting prima delle mestruazioni.

Spotting Ovulatorio: Il Segnale della Finestra Fertile
Lo spotting ovulatorio si verifica a metà del ciclo, in genere tra l’11° ed il 21° giorno dall’inizio dell’ultima mestruazione (intorno al 14° giorno in un ciclo regolare di 28). In questo caso, le perdite - sempre scarse - possono essere di colore rosa o rosso e sono dovute a un brusco calo fisiologico degli estrogeni che precede immediatamente il picco di LH, l'ormone che scatena l'ovulazione. L'aumento della concentrazione di estrogeni che si verifica appena prima dell’ovulazione e che si interrompe con l’aumento del livello di progesterone può indurre queste perdite. Una volta aumentata la produzione di progesterone, l’endometrio si stabilizza e l’emorragia si arresta. Inoltre, durante l’ovulazione, il flusso sanguigno aumenta a livello del collo dell’utero, il che può aumentare la fragilità capillare e provocare un piccolo sanguinamento.
Queste perdite durano in genere 24-48 ore e, se occasionali, sono un fenomeno del tutto normale. Si possono accompagnare ad altri sintomi dell’ovulazione, come un aumento del muco cervicale ed il cambiamento della sua consistenza, una diminuzione della temperatura basale, dolore alle mammelle e/o su un fianco, e un aumento del desiderio sessuale. Prestare attenzione a questi fattori può aiutare ad identificare la “finestra fertile”, ovvero il momento giusto per cercare di concepire un bambino. L'ovulazione è, infatti, la parola magica della fertilità. I giorni fertili, in un ciclo di 28 giorni, si considerano dal decimo al sedicesimo.
Per le donne che cercano di concepire, la conoscenza del ciclo mestruale è fondamentale per la pianificazione della fertilità. La produzione del muco cervicale fertile, innescata dagli estrogeni, altera la qualità delle secrezioni vaginali, ed è uno dei sintomi dell’ovulazione più evidente e facile da osservare. Un altro sintomo è l’aumento della temperatura basale: entro un giorno dal compimento dell’ovulazione, la temperatura interna del corpo sale per effetto del progesterone rilasciato in seguito alla rottura del follicolo. Un aumento prolungato (circa tre giorni) della temperatura basale, dunque, è la conferma dell’avvenuta ovulazione. Infine, anche la posizione della cervice cambia: nei giorni non fertili, svolge una funzione di “barriera”; in prossimità dell’ovulazione, invece, si “apre” e si presenta più alta e morbida. I sintomi secondari dell’ovulazione, come la vulva che potrebbe apparire più gonfia, le labbra vaginali più piene, il seno più morbido e una maggiore sensibilità, sono più sfumati e soggettivi, ma vale comunque la pena conoscerli.
Come si calcola l'ovulazione per scoprire i giorni fertili
L'Influenza dei Metodi Contraccettivi
Pillole anticoncezionali, cerotti, anelli, iniezioni e spirale possono indurre lo spotting. Sono gli ormoni alla base che possono creare qualche anomalia. Questo capita più frequentemente all’inizio della terapia, ma anche se non si assumono le pillole con regolarità o se si cambia metodo di controllo delle nascite o tipologia di farmaco. In questi casi, il corpo si sta adattando al nuovo equilibrio ormonale indotto da questi metodi.
Le perdite durante la somministrazione di contraccettivi ormonali sono frequenti, soprattutto durante i primi due mesi del trattamento. Dopo due o tre mesi la situazione dovrebbe normalizzarsi. Se ciò non accade, o se il problema dovesse persistere dopo diversi mesi, occorre parlarne con il proprio ginecologo per valutare la possibilità di cambiare metodo. Interazioni farmacologiche con alcuni farmaci o integratori possono anch'esse essere una causa. Per quanto riguarda la spirale al rame (non ormonale), lo spotting può derivare dall’azione meccanica del dispositivo sull’utero.
Le Perdite da Impianto: Un Primo Segno di Gravidanza
Ebbene sì, talvolta uno dei sintomi gravidici che sperimenta circa il 15-25% delle donne è uno spotting lieve, prima ancora che il ciclo si mostri in ritardo o subito dopo. Si parla di “perdite da impianto”: si verificano quando un ovulo fecondato va ad annidarsi nel rivestimento uterino. Un caso particolare riguarda le perdite da impianto embrionale: in caso di gravidanza iniziale, alcune donne notano lievi perdite (spesso rosate o marroncine) circa 7-10 giorni dopo il concepimento.
Non capita sempre, ma è comunque un fenomeno innocuo e considerato normale. Dura due o tre giorni ed è lieve rispetto al flusso mestruale. Le caratteristiche possono tuttavia variare da donna a donna, motivo per cui riconoscere le perdite da impianto non è sempre facile. Non vi sono inoltre segni specifici correlati a questo fenomeno: alcune donne raccontano di crampi, fastidi simil-mestruali o sensazioni di tensione addominale nei giorni delle perdite da impianto. Parliamo di un evento estremamente variabile, che non si verifica sempre, bensì solo in alcuni casi (circa tre-quattro donne su 10). Come già accennato, talvolta è addirittura possibile confondere le perdite da impianto con secrezioni premestruali (spotting) o con la comparsa della mestruazione stessa. Lo spotting può proseguire anche per tutto il primo trimestre di gestazione, ma ne va data comunicazione al ginecologo.
Spotting in Transizione: La Perimenopausa e il Climaterio
Diverso è il discorso dopo i 40-45 anni della donna: l’organismo si prepara alla menopausa, gli estrogeni diminuiscono e cominciano a presentarsi cicli irregolari talvolta accompagnati da spotting premestruale. Le piccole perdite tra una mestruazione e l’altra possono essere più comuni durante i giorni dell’ovulazione e, anche se sembra strano, questo fenomeno può risultare frequente nel periodo che precede la menopausa. Questo è particolarmente significativo nel periodo di transizione dalla premenopausa alla menopausa a causa dei cambiamenti ormonali fisiologici in questa fase. Sanguinamenti anomali tra una mestruazione e l’altra possono verificarsi sia nelle prime fasi del ciclo che alla fine; più spesso, però, si presentano in concomitanza con l’ovulazione.
In perimenopausa possono esserci cicli anovulatori, cioè cicli in cui l’ovaio non espelle effettivamente l’ovulo ma le mestruazioni arrivano lo stesso. Anche le fluttuazioni ormonali sono comuni in questa fase, specialmente se si è fra i 40 e i 50 anni di età. Il termine "climaterio" indica le molteplici modificazioni fisiche e psichiche che si realizzano negli anni precedenti la menopausa (da tre-quattro a dieci) e nei due successivi. Le fasce di età in cui iniziano a manifestarsi i primi cambiamenti climaterici sono percentualmente significative: 30-34 anni: 10%; 35-39 anni: 27%; 40-44 anni: 41%; 45-49 anni: 18%; 50-54 anni: 4%.

Un'altra condizione che può causare perdite ematiche in questo periodo è l'Atrofia Vulvo Vaginale. Si tratta di una condizione progressiva, il che vuol dire che, se non trattata, tende a peggiorare e a cronicizzare, molto comune tra le donne in menopausa, interessando una donna su 2 dopo i 50 anni. È legata alle alterazioni ormonali tipiche della fine dell’età fertile e provoca un assottigliamento dei tessuti vaginali e vulvari che diventano più fragili e meno elastici, dunque più esposti al rischio di microlesioni. Tra i sintomi dell’Atrofia Vulvo Vaginale ci sono proprio le perdite ematiche, insieme a prurito intimo, secchezza vaginale e dolore ai rapporti.
Quando le Perdite Indicano Patologie Sottostanti
Sebbene molte cause di spotting siano benigne, le perdite ematiche tra una mestruazione e l'altra possono anche essere segnale di condizioni più specifiche e, talvolta, più gravi. Lo spotting va sempre indagato per accertarne le cause precise, che possono essere molto diverse tra loro. Quando, all’interno di questa casistica, si verifica un singolo episodio di spotting, in genere non c’è da preoccuparsi. Tuttavia, se il fenomeno si ripete in più cicli e sempre durante il periodo dell’ovulazione, o se l’esame dell’FSH esclude che le perdite siano dovute a uno squilibrio tra i livelli di estrogeni e progesterone naturale perché l’organismo si sta preparando alla fine dell’età fertile, esiste la possibilità che dietro lo spotting ci siano delle patologie.
Tra queste patologie, si annoverano:
- Endometriosi: Un sanguinamento uterino in concomitanza dell’ovulazione potrebbe indicare una situazione anomala a livello dell’endometrio, il tessuto posizionato all’interno dell’utero. L’endometriosi è una patologia, recentemente inserita anche tra le malattie invalidanti, nella quale l’endometrio cresce al di fuori dell’utero (ad esempio sulle ovaie o nell’intestino). Questa condizione può causare la formazione di cisti che possono sanguinare, dando origine alle perdite ematiche.
- Cisti Ovariche: Sanguinamenti nel periodo ovulatorio potrebbero essere il segnale di un problema a carico delle ovaie, come la presenza di cisti.
- Fibromi e Polipi Uterini: I fibromi o miomi sono escrescenze (possono essere dure, molli e anche pendule) costituite da tessuto connettivo fibroso. I polipi nascono da alterazioni cellulari che si verificano nella zona più interna dell’utero (endometrio) e più di frequente compaiono in età perimenopausale, tra i 40 e i 50 anni. Tra i segnali della presenza di fibromi e polipi ci sono proprio le perdite di sangue tra una mestruazione e l’altra, ma anche dolore pelvico, dolore durante i rapporti (dispareunia) e minzione frequente.
- Lesioni Precancerose e Tumori: I tumori o le lesioni precancerose dell’apparato riproduttivo possono causare sanguinamento vaginale. Il sanguinamento può essere un segno di tumore della cervice, che in genere causa sanguinamento dopo un rapporto vaginale ed è un tumore più probabile prima dei 50 anni rispetto ad altri tumori ginecologici. Il sanguinamento può anche essere un segno di una condizione precancerosa, come l’ispessimento della mucosa uterina (iperplasia endometriale) o un tumore della mucosa uterina (tumore dell’endometrio), che spesso è più comune dopo la menopausa. Anche i tumori di altri organi riproduttivi, come il tumore della vulva, il tumore della vagina o il tumore dell’ovaio, possono causare sanguinamento.
- Infezioni e Malattie Infiammatorie Pelviche: Un’infezione, una massa o un altro disturbo dell’apparato riproduttivo, come infezione della cervice o malattia infiammatoria pelvica, possono essere responsabili delle perdite.
- Malattie del Sangue e Farmaci: Malattie del sangue o l’uso di farmaci anticoagulanti possono causare un eccessivo sanguinamento. Alcuni disturbi ormonali (come l’ipotiroidismo) possono causare anomalie del ciclo mestruale.
- Traumi Fisici: Meno comunemente, un trauma fisico (ad esempio un’aggressione sessuale o l’inserimento di oggetti nella vagina per motivi sessuali o di altro tipo) può causare sanguinamento vaginale.
Escludendo l'uso di contraccettivi e la gravidanza, lo spotting è sintomo di un'alterazione che può essere di natura organica (legata a patologie) o disfunzionale (legata a ormoni e stile di vita).
Quando Preoccuparsi: Segnali d'Allarme e Necessità di Consulto Medico
Abbiamo detto che qualunque episodio di spotting (anche singolo) va indagato, in particolar modo se si verifica in concomitanza con l’ovulazione. Nella maggior parte dei casi non c’è da allarmarsi, ma indagare significa prevenire. Anche se le perdite dovessero verificarsi in un unico episodio facilmente riconducibile a stress, ritmi di vita poco sani o altre questioni del genere, i sanguinamenti anomali possono essere fonte di ansia e paura.
Nelle donne che presentano sanguinamento vaginale, alcune caratteristiche sono causa di preoccupazione e richiedono un consulto medico immediato:
- Sanguinamento eccessivo: Il sanguinamento vaginale è ritenuto eccessivo nei seguenti casi: necessità di più di 1 assorbente o tampone all’ora per più di 2 ore, passaggio di grossi coaguli di sangue o materiale che sembra tessuto.
- Segni di shock: Perdita di coscienza, debolezza, stordimento, cute fredda e sudata, difficoltà respiratoria, polso debole e/o rapido (possibile segno di shock).
- Sanguinamento dopo la menopausa: Sanguinamento dopo la fine dei cicli mestruali (dopo la menopausa) è sempre considerato anomalo e può essere indice di lesioni precancerose o di tumore. Le donne meno giovani devono rivolgersi tempestivamente al medico in modo da escludere o trattare immediatamente un tumore. Questo include anche una secrezione rosa o bruna, con possibile presenza di piccole quantità di sangue.
- Sintomi di disturbi emorragici: Facilità alla formazione di lividi, sanguinamento eccessivo nel lavare i denti o in seguito a piccoli tagli ed eruzioni di piccoli punti rosso-violacei o chiazze più ampie (che indicano sanguinamento sottocutaneo).
Le donne che non presentano segnali d’allarme dovrebbero programmare una visita, quando possibile, ma un rinvio anche di parecchi giorni non è pericoloso. Tuttavia, è sempre buona norma consultare il proprio ginecologo, specialmente se si sa già di avere dei fibromi o delle cisti, se lo spotting non si normalizza dopo l'inizio di contraccettivi, o se prosegue per tutto il primo trimestre di gravidanza.
L'Approccio Diagnostico: Come il Medico Valuta il Sanguinamento
Per identificare la causa delle perdite ematiche anomale, il medico seguirà un percorso diagnostico strutturato. Innanzitutto, il medico chiede alla donna di descrivere i sintomi e l’anamnesi medica. Il medico si informa sui seguenti aspetti del sanguinamento: quando è cominciato il sanguinamento e qualsiasi possibile causa nota, se è intermittente o costante, quando si verifica in relazione ai cicli mestruali e all’attività sessuale, quanto dura il sanguinamento e l'entità (spotting, sanguinamento lieve, normale flusso mestruale o più abbondante, quanti assorbenti/tamponi, passaggio di coaguli, sensazione di svenimento). Si indaga anche sulla correlazione con altri sintomi come dolore o sensazione di pressione alla pelvi o all’addome, febbre o sintomi urinari o intestinali.
Viene chiesta l’anamnesi delle mestruazioni: a che età ha avuto la prima mestruazione, la loro durata, quanto abbondante è il flusso, qual è l’intervallo fra due cicli e se sono regolari. Il medico si informa in merito a eventuali episodi di sanguinamento anomalo, disturbi che possono causare sanguinamento (per esempio, un recente aborto) e all’uso di farmaci, compresi pillola anticoncezionale, altri ormoni o altri farmaci che possono provocare eccessivo sanguinamento (come gli anticoagulanti e i farmaci antinfiammatori non steroidei [FANS]). Il medico si informa anche sull’anamnesi sessuale, compresa la possibile storia di violenza sessuale o domestica e su eventuali altri sintomi.
L’esame obiettivo include un esame pelvico. Durante l’esame, il medico può identificare disturbi della cervice, dell’utero, della vagina, della vulva o dell’uretra in donne di tutte le età. Se non è presente sangue nella vagina, può essere condotto un esame rettale per stabilire se il sanguinamento provenga dal tratto digerente.
Successivamente, vengono eseguiti vari esami:
- Test di gravidanza: Nelle donne in età fertile, i medici procedono sempre a un test di gravidanza sulle urine o sul sangue. Se il test sulle urine è negativo ma si sospetta una gravidanza, si procede con un test sul sangue che misura i livelli di gonadotropina corionica umana (hCG), più preciso all'inizio della gravidanza.
- Analisi del sangue: Si misurano i livelli di ormone tiroideo. Se il sanguinamento è stato abbondante o di lunga durata, un emocromo completo è necessario per verificare la presenza di carenza di ferro (anemia). Altri esami del sangue vengono effettuati a seconda del disturbo sospettato, ad esempio per la capacità di coagulazione del sangue o i livelli di ormone androgeno se si sospetta la sindrome dell’ovaio policistico.
- Ecografia pelvica: È spesso utilizzata per ricercare anomalie degli organi riproduttivi, indispensabile per individuare eventuali cisti ovariche e monitorare lo stato di salute dell’utero. Si usa un dispositivo a ultrasuoni che può essere inserito in vagina (transvaginale) o posizionato sull’addome.
- Isteroscopia o sonoisterografia: Se l’ecografia rileva un ispessimento dell’epitelio uterino (iperplasia endometriale), queste procedure possono essere eseguite per individuare piccole masse all’interno dell’utero. Per l’isteroscopia, si inserisce una sonda di esplorazione nell’utero attraverso la vagina. Nella sonoisterografia viene iniettato del liquido nell’utero durante l’ecografia.
- Biopsia endometriale e Pap test: Se i risultati di tali esami sono anomali o inconcludenti, i medici possono prelevare un campione di tessuto dall’epitelio uterino da analizzare. Questo si fa in donne di età superiore ai 45 anni, con fattori di rischio per tumori dell’apparato riproduttivo, di età inferiore a 45 anni con eccessiva produzione di estrogeni o in post-menopausa con mucosa uterina ispessita. Il campione può essere prelevato mediante aspirazione o striscio (dilatazione e raschiamento). Un Pap test è anch'esso fondamentale.
- Biopsia della cervice: Può essere effettuata per un sospetto tumore della cervice.
Se il sanguinamento anomalo non deriva da nessuna delle cause abituali, potrebbe essere correlato al controllo ormonale del ciclo mestruale.
Strategie Terapeutiche e di Gestione
Gli obiettivi principali della gestione del sanguinamento vaginale sono controllare il sanguinamento attivo, trattare o gestire la causa di base per prevenire episodi futuri e trattare la carenza di ferro (anemia).
Se le donne presentano un sanguinamento estremamente abbondante e una pressione arteriosa molto bassa, ricevono immediatamente liquidi per via endovenosa e trasfusioni di sangue, secondo necessità, per ripristinare la pressione arteriosa. In caso di emergenza, spesso è necessaria una laparoscopia o una laparotomia. Per la laparoscopia, i medici praticano una piccola incisione immediatamente sotto l’ombelico e inseriscono una sonda di esplorazione (laparoscopio). La laparotomia richiede un’ampia incisione nell’addome. Entrambe le procedure consentono ai medici di osservare direttamente gli organi e di ricercare eventuali anomalie.
Se il sanguinamento vaginale deriva da un disturbo diverso, è opportuno intervenire, se possibile, trattando quest’ultimo. Se il sanguinamento causa anemia da carenza di ferro, vengono prescritti integratori di ferro. Per trattare il sanguinamento uterino anomalo correlato a cambiamenti nel controllo ormonale del ciclo mestruale possono essere usati pillole anticoncezionali o altri ormoni. Polipi, fibromi, neoplasie e altri tumori benigni possono essere asportati chirurgicamente dall’utero.
Quando lo spotting è legato a cause disfunzionali o allo stress, un corretto stile di vita può fare la differenza nel ristabilire la regolarità mestruale. Una alimentazione bilanciata, che garantisca un adeguato apporto di acidi grassi essenziali (precursori ormonali), ferro e magnesio (utile per la sindrome premestruale), è fondamentale. Anche l'attività fisica moderata, come lo yoga, il pilates o un allenamento regolare ma non eccessivo, favorisce il benessere psicofisico. È sempre consigliabile consultare il ginecologo per individuare la causa specifica e definire il trattamento più appropriato.
Glossario dei Termini Chiave per la Salute Femminile
Per una comprensione completa del proprio corpo e delle sue manifestazioni, è utile conoscere alcuni termini specifici:
- Amenorrea: Indica l’assenza di mestruazioni. Può essere primaria, quando non è ancora comparso il menarca, o secondaria, quando il blocco mestruale (non dovuto alla gravidanza) compare in età fertile dopo un periodo variabile di flussi più o meno regolari, e dura più di sei mesi. L’amenorrea è oggi molto frequente nelle adolescenti che si sottopongono a diete drastiche e/o autogestite, che hanno subito stress affettivi importanti, che non hanno un adeguato peso corporeo, che fanno sport in modo eccessivo o praticano sport agonistici di particolare impegno per l’organismo.
- Climaterio: Indica le molteplici modificazioni fisiche e psichiche che si realizzano negli anni precedenti la menopausa (da tre-quattro a dieci) e nei due successivi. Il termine deriva dal greco “climactér”, che significa “scalino” ma anche “punto critico della vita”.
- Endometrio: È la mucosa che riveste la parte interna dell’utero. Dopo la pubertà, cresce per l’effetto degli estrogeni e del progesterone e si prepara ad accogliere un eventuale uovo fecondato. Se non c’è fecondazione, l’endometrio si sfalda ad ogni ciclo, dando luogo alla mestruazione.
- Eumenorrea: Ciclo mestruale normale, per ritmo (secondo recenti statistiche, ogni 29 giorni, più o meno tre, quindi da 26 a 32), per durata (cinque giorni, più o meno uno, quindi da quattro a sei) e per quantità (con valori medi di 36,7 ml per flusso, e ampie oscillazioni da 9,4 a 207 ml). Nelle ragazze italiane compare intorno ai dodici anni e sei mesi; si ritiene comunque normale quando si manifesta fra i 10 e i 14 anni. Considerata la graduale tendenza a una maggiore precocità della pubertà in tutto il mondo occidentale, molti studiosi considerano oggi normale un menarca che compaia anche a 9 anni. Segna la fine dei processi biochimici, ormonali e fisici che caratterizzano la pubertà, e l’inizio dell’attività dell’ovaio che culmina ogni mese, a metà ciclo, con l’ovulazione: inaugura quindi la stagione della fertilità femminile. È considerato normale che, per circa due anni dopo il menarca, le mestruazioni siano irregolari per ritmo, quantità e/o durata. Il termine deriva dalle parole greche “ménos” (mestruazione) e “arché” (inizio).
- Menometrorragia: Mestruazione eccessiva sia per quantità che per durata del flusso.
- Menopausa: Cessazione delle mestruazioni per esaurimento della capacità ovulatoria dell’ovaio. Segna quindi la fine del periodo fertile della donna. È un dato “retrospettivo”, nel senso che solo a posteriori si riconosce quale sia davvero l’ultima mestruazione. L’età media della menopausa naturale è 50 anni, oscillando nella maggior parte delle donne tra i 48 e i 52 anni. La menopausa può però comparire anche in anticipo, per cause genetiche, immunitarie o virali: si parla allora di menopausa precoce spontanea (o Premature Ovarian Failure, POF), se si manifesta prima dei 45 anni, o prematura, se avviene prima dei 40 anni. La menopausa precoce iatrogena è invece provocata da interventi chirurgici (tipicamente, l’ovariectomia bilaterale) e/o terapie mediche (radioterapia, chemioterapia).
- Mestruazione: Al termine di ogni ciclo ovarico, indica l’uscita dalla vagina di sangue misto a frammenti di endometrio, la mucosa che riveste la parte interna dell’utero.
- Metrorragia: Mestruazione molto abbondante per quantità.
- Oligomenorrea: Mestruazioni rare (con un ritmo superiore ai 40 giorni). Quando la mestruazione salta un intero ciclo, intorno o anche prima dei 40 anni, può essere il sintomo che il climaterio sta iniziando.
- Ovulazione: Produzione da parte dell’ovaio della cellula riproduttiva femminile (uovo, o ovocita). Quando una donna ha cicli regolari, con mestruazioni mediamente ogni 28 giorni, la liberazione dell’ovocita da parte dell’ovaio avviene all’incirca al quattordicesimo giorno del ciclo, contando dal primo giorno del precedente flusso mestruale. Siccome il giorno preciso dell’ovulazione può variare per ragioni fisiche e psichiche, si considerano fertili, in un ciclo di 28 giorni, i giorni dal decimo al sedicesimo.
- Polimenorrea: Mestruazioni frequenti (con un ritmo inferiore ai 24 giorni, dai 15 ai 23).
- Postmenopausa: Periodo successivo all’ultima mestruazione. È la fase in cui le ovaie non producono più gli ormoni che inducono le mestruazioni (estrogeni e progesterone).