Rimanere incinta nonostante la celiachia è possibile. "Nelle donne che hanno difficoltà al concepimento", spiega Luca Elli, “potrebbe nascondersi una quota rilevante di celiache. Infatti, una donna celiaca che non sa di esserlo e che segue comunque una dieta contenente glutine, può avere problemi di fertilità. Se si è alla ricerca di una gravidanza, “l’intolleranza al glutine non rappresenta di per sé un rischio di cui preoccuparsi; piuttosto è la mancata diagnosi di celiachia a comportare problemi di fertilità”.

La celiachia come condizione cronica
È riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) come una malattia cronica di cui soffrono persone principalmente geneticamente predisposte. Si caratterizza da una reazione infiammatoria della mucosa dell’intestino tenue dopo l’ingerimento di glutine, ostacolando la digestione e l’assorbimento dei nutrienti. Gli auto-anticorpi anti-transglutaminasi, prodotti dal sistema immunitario delle persone celiache quando assumono glutine, scatenano una reazione infiammatoria che danneggia progressivamente la mucosa dell’intestino.
Il glutine è una proteina che si trova in alimenti quali segale, farro, orzo e frumento. Di conseguenza, ci sono determinati cibi che devono essere evitati nella maniera più assoluta, come pane e pasta, pizza, biscotti, dolci, qualsiasi alimento sia ottenuto dai cereali prima elencati. Ci sono anche alimenti che non contengono direttamente il glutine ma che in base alle ricette lo assumono, come le polpette, pesce o carne con impanatura, sughi e salse in cui viene aggiunta la farina, alcuni tipi di salumi, omogeneizzati, budini, creme, gelati, latte, zuppe, minestroni, verdure fritte nella pastella e ancora altri cibi a cui prestare attenzione.
Diagnosi e impatto sulla capacità riproduttiva
Nel 2019, secondo i dati più recenti pubblicati dal Ministero della Salute, sono state formulate 11mila nuove diagnosi di celiachia nel nostro Paese. Un aumento significativo rispetto agli anni precedenti, quando se ne registravano in media 9mila. È un buon segno, perché questi numeri non sono dovuti a un incremento dei casi, ma a una maggiore attenzione dei medici che stanno imparando a cogliere anche i sintomi meno caratteristici e meno frequenti dell’intolleranza al glutine.
“Sappiamo che l’1% della popolazione generale è intollerante al glutine”, dice Marco Silano, direttore dell’Unità Operativa di Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità. “Ogni volta che abbiamo effettuato screening su campioni di popolazione, abbiamo ottenuto la stessa percentuale. Stimiamo, quindi, che in Italia i celiaci siano circa 600mila”. Sei persone su 10 affette da celiachia non sanno di esserlo e quindi non adottano, come dovrebbero, una dieta priva di glutine. Tra i tanti problemi che questa condizione può causare, se non viene tenuta sotto controllo escludendo il glutine dalla propria alimentazione, c’è l’infertilità femminile. E, per le donne che riescono a concepire, un aumento del rischio di aborto spontaneo e di complicazioni ostetriche.

Sintomatologia silente ed elusiva
Perché è così difficile ottenere una diagnosi? “I sintomi della celiachia sono variabili”, risponde Silano. “Alcuni, quelli intestinali, sono più facilmente riconoscibili. Altri sono più elusivi, non specifici, per esempio la stanchezza cronica, l’anemia, l’alopecia, cioè la perdita di capelli, la presenza frequente di carie dentali e afte, cioè lesioni delle mucose orali, dolore alle articolazioni, dermatite. Per le donne, alterazioni del ciclo, infertilità e aborto ricorrente”. Potrebbe aumentare la proporzione di menarca tardiva - vale a dire il ritardo della prima mestruazione - problemi per restare incinta e, in alcuni casi, menopausa precoce.
"Raccomando a tutte le donne che cercano una gravidanza e hanno difficoltà a concepire di parlare col proprio medico di questa possibilità. È utile fare accertamenti in questo senso anche dopo un aborto spontaneo. A rigore, bisognerebbe aspettare due o tre aborti spontanei successivi prima di sospettare un’intolleranza al glutine, ma per non perdere tempo nella ricerca della maternità, consiglio di avviare delle indagini già dopo il primo episodio".
Il ruolo della genetica e del microbiota
Al Policlinico di Milano i ricercatori dedicano particolare attenzione anche all’eventualità che i figli ereditino la celiachia dai genitori. “Nei figli con un papà o una mamma celiaca vi è il rischio maggiore di sviluppare questa patologia. Nonostante questo, non vi è la certezza che il bimbo diventi celiaco. Infatti, quasi 1 bimbo su 5 presenta questa predisposizione genetica, ma ciò non vuol dire che tutti la sviluppino. Nelle ricerche che stiamo effettuando assieme a gruppi internazionali stiamo studiando il microbiota, ovvero quell’insieme di ‘batteri buoni’ trasmesso dalle mamme ai figli nei primi mesi di vita”.
In gran parte, le origini della celiachia sono ereditarie e per questo si parla di predisposizione genetica; tradotto in numeri, i figli delle persone celiache hanno il 10% delle possibilità di ereditare la stessa patologia e manifestare intolleranze al glutine.
Diagnosi genetica preimpianto | Clinica PMA Roma e Madrid | New Fertility Group
Gestione della fertilità: approcci specialistici
Presso Equipo Juana Crespo, le pazienti raggiungono la gravidanza con una media di soli 1,2 trasferimenti. Offriamo la visita diagnostica iniziale per la fertilità più completa, a partire dalla quale viene elaborata l'intera strategia per raggiungere la gravidanza. La fecondazione in vitro è la tecnica di riproduzione assistita che permette la fecondazione dell'ovulo al di fuori del corpo femminile. La donazione di ovuli è una tecnica di procreazione assistita in cui la fecondazione in vitro viene effettuata con gli ovuli di una donatrice. Con questo tipo di maternità condivisa, entrambe le donne della coppia sono una parte fondamentale e cruciale per il successo del trattamento.
Il trasferimento embrionale è, senza dubbio, la fase più delicata di un trattamento di procreazione assistita. Consiste nel preparare e condizionare l'interno dell'utero per facilitare l'impianto dell'embrione. È possibile ripristinare la fertilità del nostro apparato riproduttivo tramite trattamento chirurgico. Si tratta di una tecnica che analizza gli embrioni ottenuti tramite fecondazione in vitro per individuare quelli con alterazioni genetiche e cromosomiche. Il fattore maschile è direttamente coinvolto nel 47% dei casi di sterilità e nel 30% dei casi di infertilità. Concentriamo i nostri sforzi sulla diagnosi della disfunzione erettile.
Alimentazione, stile di vita e gravidanza
Se sei celiaca e sei incinta, è importante seguire una dieta equilibrata prestando particolare attenzione alla situazione che presenta a gravidanza. Stando alla Federazione di Associazioni di Celiaci in Spagna, la futura mamma deve seguire un’alimentazione ricca di nutrienti e priva di glutine ed essere seguita da un nutrizionista. Le donne incinte celiache possono ingerire una gran varietà di cereali che non contengono glutine, come ad esempio il riso, il mais, il grano saraceno, o pseudocereali come la quinoa e ovviamente i legumi. Questi ultimi sono essenziali nella dieta della mamma celiaca perché forniscono carboidrati e proteine di alta qualità.

Gli squilibri nutrizionali causati dall’azione dannosa del glutine sull’intestino tenue, incapace di assorbire fondamentali sostanze nutritive, possono interferire significativamente con la capacità dell’embrione di attecchire. Ciò comporta un notevole aumento del rischio di aborto spontaneo. Tuttavia, se la celiachia viene correttamente diagnosticata e tenuta sotto controllo con la dieta, tutti i problemi relativi alla sfera ginecologica si risolvono nell’arco di sei mesi. Per una gravidanza serena, è preferibile attendere almeno sei mesi dopo l'inizio del regime alimentare gluten-free.
"È importante non prendere iniziative personali come quella di togliere il glutine dalla dieta prima di aver fatto i necessari accertamenti, perché i risultati degli esami potrebbero essere falsati dall’astensione dal glutine", avverte Silano. Ricerche e osservazioni nel corso del tempo hanno rilevato che non vi sono particolari rischi per i bimbi nati da donne celiache che osservano una dieta priva di glutine. Si può quindi dire che la celiachia non rappresenta un problema per la gravidanza, purché gestita con rigore e monitoraggio costante.