Storia e evoluzione dell’inseminazione artificiale: dall’URSS ai giorni nostri

L’inseminazione artificiale, una tecnica che oggi appare come un pilastro della medicina riproduttiva moderna, affonda le sue radici in una storia complessa, fatta di pionierismo scientifico, esperimenti audaci e, più recentemente, risvolti etici e sociali legati ai conflitti bellici contemporanei. Dalla figura controversa di Il’ja Ivanov negli anni pionieristici dell’Unione Sovietica, fino all’attuale ruolo di hub della medicina riproduttiva di centri come Ekaterinburg, la traiettoria di questa disciplina riflette le trasformazioni radicali della scienza e della società.

rappresentazione stilizzata di un laboratorio di ricerca del primo '900

Il pioniere: Il’ja Ivanov e l’inseminazione del primo Novecento

Nato nel distretto di Kursk, Il’ja Ivanov si laureò all’Università di Char'kov nel 1896 e divenne professore ordinario nel 1907. Sul volgere del secolo perfezionò le tecniche di inseminazione artificiale, applicandole alla riproduzione dei cavalli e mostrando come, con quella tecnica, fosse possibile inseminare 500 fattrici con un solo stallone, contro le 20-30 dell'inseminazione naturale. Ivanov non si fermò all'ambito veterinario tradizionale; fu un pioniere nell'uso della tecnica dell'inseminazione artificiale per ottenere vari ibridi interspecifici. Fu uno dei primi, se non il primo, ad ottenere ibridi tra la zebra e l'asino, il bisonte e la mucca, l'antilope e la mucca, il ratto e il topo, la cavia di Guinea e il topo, la cavia di Guinea e il coniglio, la lepre e il coniglio e molti altri.

Il più controverso degli studi di Ivanov è il suo tentativo di creare un ibrido uomo-scimmia. La proposta di Ivanov finì per suscitare l'interesse di Nikolaj Petrovič Gorbunov, il titolare del Dipartimento delle Istituzioni scientifiche. Nel marzo del 1926 Ivanov raggiunse il laboratorio di Kindia ma nel suo mese di permanenza non ottenne alcun risultato, essendosi il sito rivelatosi privo di esemplari di scimpanzé sessualmente maturi. Ivanov organizzò la cattura di scimpanzé adulti all'interno della colonia, destinati ad essere tradotti in cattività presso l'orto botanico. Il 25 di giugno di quell'anno, inoculò lo sperma umano ad un terzo esemplare. Gli Ivanov lasciarono la Guinea nel mese di luglio portando con sé tredici esemplari, inclusi i tre oggetto della sperimentazione. Già prima della partenza erano consapevoli dell'insuccesso dei primi due tentativi. Il terzo esemplare morì una volta arrivato in Francia. L'autopsia rivelò, anche in questo caso, l'insuccesso dell'inseminazione.

Nel 1929, con l'aiuto di Gorbunov, ottenne infine il sostegno della Società dei biologi materialisti, un gruppo associato all'Accademia comunista. Nella primavera del 1929 la Società mise su una commissione per pianificare i suoi esperimenti a Sukhumi. Si decise che fosse necessario reclutare almeno cinque donne volontarie per il progetto. Tuttavia, mentre si era riusciti a reperire una sola volontaria, in giugno, prima che fosse possibile qualsiasi tentativo, Ivanov seppe della morte dell'unico esemplare maschio rimasto, un orango. Nella primavera del 1930 Ivanov fu criticato sotto il profilo politico dal suo istituto veterinario e sottoposto ad epurazione. Il 13 dicembre del 1930 fu infine arrestato e inviato a scontare un esilio di cinque anni ad Alma Ata.

La libertà dei geni: complessità e controllo del genoma umano

L’inseminazione artificiale nel contesto dei conflitti bellici

La tecnologia di riproduzione assistita è una scienza che si sta rapidamente sviluppando e, paradossalmente, ha trovato una nuova spinta propulsiva nelle necessità demografiche legate alla guerra. In Russia e Ucraina, già dal 2022 l’Istituto Clinico di Medicina Riproduttiva di Ekaterinburg, sugli Urali, ha criocongelato lo sperma di decine di migliaia di giovani uomini in partenza per il fronte. Tale materiale genetico, arrivato da tutte le regioni della Russia in seguito a una direttiva sostenuta, politicamente ed economicamente, dalle autorità centrali governative, è stato conservato con la finalità di essere utilizzato in futuro, qualora necessario, per «minimizzare le perdite demografiche».

Prima dell’inizio del conflitto, le cliniche di fertilità in Ucraina erano usate moltissimo da coppie straniere. La clinica privata Ivmed a Kyev ha finora registrato un’impennata di richieste solo tra i militari ucraini. I programmi attivati finora permettono di congelare i propri ovuli gratuitamente. L’insolito incremento nel ricorso a queste procedure si verificherebbe ogni qualvolta il Cremlino richiama alle armi nuovi uomini. Nikolaj Atanov, economista dell’università statale della Buriazia, afferma che questa è la misura migliore per sostenere la natalità, e che lo Stato si deve assumere tutte le spese “dalla raccolta seminale alla maggiore età dei figli dei caduti”.

La questione etica e la riproduzione post-mortem

Il fenomeno solleva interrogativi profondi. L’idea di concepire un figlio già orfano, legittimo erede di un padre mai conosciuto nemmeno dalla madre, pone una sfida etica senza precedenti. In un Paese segnato da una guerra, dove il dolore collettivo non ha trovato spazio per essere elaborato razionalmente, la sopravvivenza non è solo una questione biologica, ma un’urgenza culturale, identitaria, quasi esistenziale. Il soldato morto al fronte assume un ruolo che va oltre l’eroismo o il sacrificio: diventa simbolo, seme, fondamento di un progetto di ricostruzione demografica e nazionale. Il suo corpo, privato della vita, diventa il fornitore di un patrimonio genetico destinato a generare futuri cittadini, figli concepiti post mortem, progettati per garantire continuità a un popolo.

diagramma concettuale sulle implicazioni etiche della riproduzione post-mortem

Nonostante il contesto russo sia molto discusso, anche altri Paesi hanno affrontato il tema. Israele, ad esempio, è l’unico Paese che regolamenta l’estrazione di sperma post-mortem, anche senza consenso preventivo, ma semplicemente in assenza di un’obiezione esplicita e dimostrabile. Sul sito del ministero questa liberalizzazione viene esplicitamente legata all’operazione militare avviata da Israele nella Striscia di Gaza dopo l’attacco del 7 ottobre del 2023. Similmente, nelle guerre in Iraq e Afghanistan, un gran numero di soldati britannici si fece congelare gli spermatozoi nel timore di non ritornare vivi, spesso su richiesta di mogli e fidanzate, così da poter mettere al mondo un figlio anche se il loro caro fosse stato ucciso in azione.

Casi estremi: tra medicina riproduttiva e limiti biologici

Gravidanza, parto, maternità sono processi mossi da madre natura che non provocano, solitamente, reazioni particolari. Però capitano i casi unici di nascite di bambini che possono ispirare e a volte scioccare, specialmente quando si parla di tecniche di riproduzione assistita. Forse le più discusse storie di nascite insolite di figli sono proprio quelle di donne che diventano madri in età compresa tra i 60-70 anni. In India vive la neo-madre più anziana al mondo: Rajo Devi Lohan, che ha dato alla luce la sua prima figlia a 70 anni. Nel 2016, sempre in India, Daljinder Kaur a 72 anni ha partorito il suo primo figlio.

Il sacrificio a cui sono pronti i genitori per il bene dei loro figli impressiona. Il primo caso in cui una donna ha tenuto in gestazione un bambino per sua figlia (il proprio nipote) avvenne nel 1987. Pat Anthony, all'età di 48 anni, decise di diventare una madre surrogata dopo la rimozione dell'utero della figlia durante un intervento chirurgico. Degno di nota è anche il caso di Anna Shulga in Ucraina, che nel 2013, all'età di 55 anni, ha dato alla luce due maschietti sani concepiti da sua figlia e dal marito di lei.

I bambini nati da tre genitori sono unici dal punto di vista della scienza. Nel gennaio 2017 in Ucraina è nato il terzo bambino al mondo che avrà il DNA di tre genitori. Più che altro, la comunità si preoccupa del lato morale della riproduzione postuma. Ekaterina Zakharova da Ekaterinburg è diventata nonna dopo la morte di suo figlio: 9 anni dopo che il figlio era morto di cancro, il cui sperma era stato congelato in Israele, ha ricorso ai servizi di una madre surrogata per avere il proprio nipote. Nel 2011 Lamara Kelesheva è diventata nonna di quattro nipoti. La tecnologia di riproduzione assistita continua a spingere i confini di ciò che consideriamo possibile, trasformando, di fatto, il patrimonio genetico individuale in una risorsa collettiva per il futuro di una nazione.

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