L'educazione prenatale rappresenta un ambito di studio e pratica di crescente rilevanza, ponendo l'attenzione sulla complessità dei processi di sviluppo che avvengono prima della nascita. Non si tratta semplicemente di "insegnare" al nascituro, poiché l'educazione, dal latino "educere", implica significati ben più profondi e complementari: "tirar fuori" e "prendersi cura". Questa distinzione è fondamentale per comprendere la filosofia alla base di questa disciplina.
Il significato educativo di "tirar fuori" parte dall'idea intrinseca che il concepito non sia una "tabula rasa", ma piuttosto un essere umano dotato di immense potenzialità e risorse innate. Ogni individuo possiede una sua ben precisa struttura genetica, un suo progetto di vita e un'identità personale che i genitori sono chiamati a riconoscere e, soprattutto, a rispettare fin dai primi istanti. Parallelamente, l'altro aspetto dell'educazione, il "prendersi cura del bambino", evidenzia una realtà biologica e relazionale ineludibile: il bambino si trova in una condizione di totale dipendenza, avendo bisogno della madre e del padre per potersi pienamente formare e crescere. In questa prospettiva, sono i genitori-educatori a fornirgli i mezzi essenziali per questo delicato e cruciale percorso di sviluppo.
L'obiettivo ultimo dell'educazione prenatale è permettere al bambino di essere pienamente se stesso, esprimere le sue uniche potenzialità e vivere in modo libero, spontaneo e naturale. I suggerimenti, le regole e le indicazioni fornite in questo campo mirano a guidare i genitori affinché possano trovare il canale più adatto per manifestare concretamente il loro amore al figlio. È infatti riconosciuto che, indipendentemente dal fatto che i genitori siano informati o meno, consapevoli o inconsapevoli delle dinamiche in atto, durante i nove mesi della gestazione si realizza la prima vera e propria educazione del bambino. Questo periodo, di importanza capitale per la formazione dell'organismo umano, è altrettanto determinante per la costruzione della personalità dell'individuo e, potremmo affermare, per la definizione del futuro cittadino.
In questo contesto si inserisce la figura del Prenatal Tutor, come spiegato dalla Dottoressa Cristina Fiori nel documento "Educazione prenatale". L'educazione prenatale, secondo questa visione, è la promozione di una buona relazione all'interno della triade in formazione: mamma, papà e bimbo. Il Prenatal Tutor informa, sensibilizza, propone, promuove ed educa, agendo con empatia, congruenza e uno sguardo positivo e incondizionato. Gli operatori in questo campo cercano di far comprendere ai giovani, alle coppie e ai futuri genitori la vita del bambino prima della nascita e i suoi complessi rapporti con il mondo esterno. L'obiettivo è aiutarli a prendere coscienza della sua realtà e a potersi adeguatamente relazionare con lui. L'educatore prenatale provvede, quindi, a un'accurata informazione sulla vita e sulla psicologia del nascituro, avviando la comunicazione verbale e psicotattile tra la madre, il padre e il bambino.
Il Prenatal Tutor, in talune situazioni, assume un ruolo quasi di "genitore provvisorio" per la triade madre-padre-bambino durante la gravidanza, offrendo rassicurazione e sostegno alle coppie in attesa, un ruolo che mantiene per la durata del percorso formativo o di accompagnamento. Questo permette alla gestante di prendersi una necessaria, salutare e positiva pausa dalla dipendenza talvolta eccessiva dalla propria madre, sostituendone temporaneamente la figura di riferimento. L'operatore deve essere in grado di fornire alla gestante gli strumenti indispensabili per raggiungere una crescita e un'indipendenza personali. Questi strumenti consentiranno alla futura madre di affrontare consapevolmente le tappe che incontrerà durante il suo percorso, proprio come fa un genitore quando, attraverso un metodo educativo ben strutturato, favorisce nel figlio lo sviluppo della propria autonomia. È importante sottolineare che il ruolo del ginecologo, in questo quadro, è quello di spiegare la fisiologia del parto e di far comprendere alle donne che interviene solo in caso di bisogno, come afferma Michel Odent: "non si può aiutare una donna a partorire. Non si può aiutare un processo involontario." Per conseguire il titolo di Prenatal Tutor, è necessario aver frequentato la scuola ANEP, che rilascia un attestato di frequenza e il titolo specifico previo il superamento di una prova d'esame e la discussione di una tesi elaborata dal candidato, garantendo così una formazione qualificata e approfondita.
Il Bonding Prenatale: La Comunicazione Emotiva Ante-Nascita
Il concetto di bonding prenatale è intrinsecamente legato all'educazione fetale e rappresenta un aspetto cruciale della relazione che si instaura tra i futuri genitori e il bambino ancora nel grembo materno. Parlare con il proprio bambino, appoggiare delicatamente le mani sul pancione, fargli ascoltare suoni melodiosi o rilassanti, formulare pensieri positivi e gioiosi: ecco la sostanza del bonding prenatale.
Avvolto nella penombra protettiva dell'utero, cullato dai ritmici movimenti materni e rassicurato dal pulsare costante e familiare del cuore della mamma, il feto si trova in un ambiente sicuro e protetto, ma è tutt'altro che "isolato" dal mondo che lo attende. Numerosi esperti del settore sottolineano come un bambino in crescita nel ventre materno abbia già una netta percezione dei suoni e delle sensazioni che provengono dall'ambiente esterno. Questi stimoli, che si attivano non appena il piccolo sviluppa i suoi sensi, svolgono un ruolo essenziale e insostituibile nel suo sviluppo neurologico. Sono proprio queste percezioni precoci le basi solide su cui si fonda il bonding prenatale, un legame profondo e significativo che si costruisce giorno dopo giorno.
Il feto, ben lungi dall'essere un semplice organismo passivo, è già un bambino intelligente e socievole, capace di provare emozioni. Queste emozioni emergono e si modulano in funzione di ciò che gli viene trasmesso dall'ambiente esterno, non solo attraverso suoni e luci che riesce a intravedere o percepire, ma anche avvertendo le sensazioni positive che derivano dal comportamento amorevole e attento di mamma e papà. Questo è il presupposto fondamentale del bonding prenatale, un legame esistente tra il bimbo che sta crescendo nell'utero e i suoi genitori. Secondo gli esperti di medicina prenatale, questo legame comincia a consolidarsi già nelle primissime settimane di gravidanza, manifestandosi in diverse forme.
Come la donna, attraverso la placenta, fornisce al figlio l'ossigeno vitale e il nutrimento essenziale per la sua crescita fisica, allo stesso modo entrambi i genitori, attraverso il bonding prenatale, instaurano con il feto una comunicazione emotiva profonda, fatta di pensieri positivi, di attenzione e di premuroso accudimento. Il piccolo, grazie a questa interazione affettiva precoce, ne trae un enorme beneficio in termini di sviluppo neurologico e cognitivo. Si sente rassicurato, avverte già l'amore incondizionato che lo circonda, elementi che contribuiscono in maniera decisiva alla sua formazione psicologica ed emotiva.

La Stimolazione Prenatale: Potenziare lo Sviluppo del Bambino
Una comunicazione ricca di sensazioni positive e di stimoli significativi è, a tutti gli effetti, essenziale per il pieno sviluppo cognitivo e per il benessere generale del feto. Molti studi condotti in questo campo hanno dimostrato inequivocabilmente che i bambini in formazione, che vivono in un ambiente intrauterino dove sono presenti numerosi stimoli esterni - come l'ascolto di musica, la conversazione di persone, l'attività fisica moderata della mamma e una costante interazione positiva tra i genitori - tendono a nascere con un sistema nervoso più formato e maturo. Al contrario, i coetanei che, nel corso della loro vita intrauterina, hanno ricevuto un numero inferiore di stimoli esterni, appaiono, in genere, meno reattivi al momento della nascita.
Le moderne ecografie, strumenti preziosi per osservare il comportamento fetale, hanno evidenziato che il feto reagisce con un aumento significativo dei movimenti quando ascolta musica, in particolare quella classica, o quando avverte la voce rassicurante della mamma, o ancora quando percepisce le dolci carezze e i "colpetti" delicati sull'addome materno, rispondendo con una maggiore attività e vitalità. Questo suggerisce una capacità di elaborazione degli stimoli ben più sofisticata di quanto si potesse immaginare in passato. Il piccolo che, grazie a un bonding prenatale attivo e consapevole, è già parte integrante della famiglia anche quando è ancora nel grembo materno, sarà con ogni probabilità un bambino più reattivo, più calmo, più creativo e, in ultima analisi, più felice. Questi tratti caratteriali e cognitivi gettano le basi per un sano sviluppo post-nascita.
La corrispondenza affettiva gioca un ruolo cruciale in questo processo. Un bambino che è stato atteso con amore e desiderato con intensità ha già ottime possibilità di avere genitori che si prendono cura di lui nel pancione non solo con il nutrimento fisico ma anche con parole dolci, coccole e manifestazioni di affetto. Tuttavia, è importante sottolineare che tutti i genitori possono attivare le proprie personali modalità di bonding prenatale. Questi momenti, che si rivelano esperienze di dolcezza e di profonda crescita emozionale non solo per il bambino ma anche per la coppia genitoriale, sono un tesoro inestimabile. La comunicazione in questo contesto passa attraverso il parlare al bambino nel pancione con una voce dolce e rassicurante, accarezzando delicatamente l'addome o dando piccoli colpetti con delicatezza. Si possono anche fargli ascoltare musica o i suoni rilassanti della natura, o recitare filastrocche che, con sorpresa e gioia dei genitori, il piccolo mostrerà di riconoscere appena nato.
Un ruolo altrettanto significativo è quello del papà. Anche il padre può coccolare il bimbo, accarezzando il ventre della compagna e parlando direttamente al piccolo. Frasi semplici come "Ciao, sono il tuo papà" o "non vedo l'ora di giocare con te" sono espressioni tutt'altro che banali. Esse creano una connessione profonda e precoce. Il bebè, una volta venuto al mondo, saprà riconoscere anche la voce del padre, e tutto questo si traduce in una fonte inestimabile di benessere e sicurezza per il neonato, rinforzando il legame familiare fin dai primi istanti della vita extrauterina.
L'Empatia Materna e il Benessere Psico-Fisico: Influenze Profonde
Secondo gli esperti di bonding prenatale, esiste anche una terza e potente via attraverso la quale la donna invia messaggi benefici e vitali al proprio bambino. Questa è la comunicazione empatica, una forma di interazione che non si esprime necessariamente attraverso parole o suoni esterni, ma semplicemente attraverso la forza dei pensieri positivi e dell'intenzione affettiva. La futura mamma che, immersa in una posizione di relax o durante una tranquilla passeggiata, pensa con gioia e anticipazione al futuro che l'attende con il suo bambino, visualizzando e anticipando mentalmente le coccole e l'accudimento che gli riserverà, sta in realtà inviando messaggi profondamente positivi. Un esercizio utile di visualizzazione, che molte mamme praticano intuitivamente, è immaginare di avere già il bebè tra le braccia, cullandolo e coccolandolo con tenerezza.
In questo modo, la donna invia, spesso senza rendersene pienamente conto, messaggi che giovano in maniera significativa al benessere del nascituro. Questi messaggi non sono eterei, ma viaggiano su un filo sottile e potentissimo: quello dei neurotrasmettitori. In particolare, la serotonina e le endorfine, note per le loro proprietà di indurre sensazioni di benessere e tranquillità, aumentano nell'organismo materno in situazioni di calma, serenità e felicità. Tali sostanze, attraversando la barriera placentare, trasmettono direttamente al bambino un senso di benessere e appagamento, influenzando positivamente il suo sviluppo emotivo e neurologico.
È importante sapere che anche un moderato ma costante livello di attività fisica durante la gravidanza giova considerevolmente allo sviluppo del feto. Se la donna gode di buona salute e non vi sono controindicazioni mediche, pratiche come il nuoto per gestanti, la ginnastica dolce o anche semplici camminate regolari migliorano sensibilmente il benessere psico-fisico della donna. Queste condizioni di equilibrio e vitalità materna si riflettono con conseguenze estremamente positive anche sul bambino in via di sviluppo, contribuendo a un ambiente intrauterino ottimale per la sua crescita.
Un Viaggio Attraverso Il Nostro Sistema Nervoso
Lo Sviluppo Sensoriale Fetale: La Costruzione della Mente dal Grembo
Il percorso di sviluppo di un essere umano inizia ben prima della nascita, e in questo cammino, l'acquisizione delle capacità sensoriali del feto riveste un'importanza fondamentale, gettando le basi per la sua interazione futura con il mondo.
L'Udito: Il Senso Precursore della Comunicazione
Tra i diversi canali attraverso cui il feto inizia a percepire e interagire con il mondo esterno, l’udito emerge come il primo dei sensi a svilupparsi in maniera significativa all’interno dell’ambiente protetto dell’utero materno. Già dopo circa sedici settimane di gestazione, gli specialisti osservano la manifestazione di risposte motorie specifiche in reazione a stimoli di tipo acustico. Questa precoce reattività indica una fondamentale capacità del sistema nervoso fetale di elaborare le informazioni sonore. Con l'avanzare dello sviluppo, precisamente dopo circa ventitré settimane, il feto dimostra una capacità ancora più raffinata: quella di distinguere gli stimoli acustici a cui è già abituato da quelli che riceve per la prima volta. È notevole come la reazione a suoni già ascoltati in precedenza si mantenga costante, suggerendo l'instaurarsi di una memoria uditiva e di un riconoscimento che precede la nascita.
L'udito prenatale è costantemente stimolato da un ricco panorama sonoro, sia intra- che extra-uterino. Alcune stimolazioni, come la respirazione e il battito cardiaco della madre, sono continue e ritmiche, fornendo un sottofondo costante e rassicurante. Altre, invece, come la voce della madre e i suoni che provengono dall'ambiente esterno, possono variare in intensità e qualità, arricchendo l'esperienza uditiva fetale. Quando i suoni provenienti dall'ambiente esterno sono molto forti, si osserva un'accelerazione del battito cardiaco del feto, indicando una reazione fisiologica allo stimolo. Oltre a contribuire al rilassamento della madre, il canto e l'ascolto di musica hanno un effetto notevolmente positivo sul corpo e sul cervello del feto. Le vibrazioni sonore, infatti, trasmettono energia e favoriscono l'equilibrio del sistema nervoso in formazione. È interessante notare come i suoni acuti tendano a stimolare maggiormente le aree della testa e degli arti superiori, mentre i suoni gravi raggiungano preferenzialmente gli arti inferiori, suggerendo una specificità nella trasmissione delle onde sonore all'interno dell'ambiente uterino. Nella memoria del feto si imprimono i suoni e il ritmo della lingua parlata dalla madre. Questo significa che l'apprendimento del linguaggio, un processo cognitivo fondamentale, ha già inizio prima della nascita, gettando le basi per la futura capacità comunicativa del bambino.

Il Tatto: Il Senso Fondamentale della Connessione
Tra tutti i sensi che si sviluppano durante la vita intrauterina, il tatto è considerato il più importante per il feto, fungendo da primario canale di esplorazione e interazione con il proprio ambiente interno. Già nel periodo prenatale, l'attività nervosa nelle aree del viso, delle mani, dei piedi e dell'area genitale si sviluppa progressivamente, indicando una precoce sensibilità tattile. Dopo appena sei settimane di gestazione, iniziano a formarsi le vie nervose essenziali che trasmettono gli stimoli tattili dal sistema nervoso periferico al sistema nervoso centrale. Successivamente, dopo sette settimane, il feto acquisisce la sua prima forma di sensibilità tattile, localizzata sul volto, un'area riccamente innervata. Questa sensibilità si espande rapidamente: dopo dodici settimane, si manifesta la presenza di recettori tattili sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, permettendo al feto di iniziare a esplorare il proprio corpo e l'ambiente circostante. A diciassette settimane, la percezione tattile si estende ulteriormente, raggiungendo l'addome e le natiche.
All'interno dell'utero materno, il feto è immerso nel liquido amniotico, generalmente rannicchiato su se stesso con le ginocchia piegate e le mani spesso portate vicino alla bocca, in un atteggiamento di auto-esplorazione e rassicurazione. Il feto reagisce attivamente alle vibrazioni che attraversano il liquido amniotico, manifestando una risposta motoria e un aumento della frequenza cardiaca, segnali di una chiara percezione e reazione allo stimolo. Sorprendentemente, il feto può avvertire il movimento di una mano appoggiata delicatamente sul pancione della madre. Inoltre, esperimenti hanno dimostrato che se si accarezza la guancia del feto, questi tende a voltarsi verso la mano, un riflesso che anticipa comportamenti successivi alla nascita.
Negli anni '70, il medico olandese Frans Veldman ha fondato l'Istituto per la Comunicazione Aptonomica, dando vita all'aptonomia, definita come "la scienza del toccare". Questa disciplina studia in modo approfondito i benefici del contatto fisico consapevole e affettuoso dei genitori con il bambino prenatale, evidenziando come il tocco sia un veicolo essenziale di comunicazione e benessere fin dalle prime fasi della vita.
L'Olfatto: Le Radici delle Memorie Aromatiche
Anche il senso dell'olfatto, pur operando in un ambiente liquido, entra in funzione in una fase relativamente precoce dello sviluppo fetale, a partire dal secondo mese di gravidanza. Il bulbo olfattivo, la struttura cerebrale dedicata all'elaborazione degli odori, si sviluppa durante l'ottava settimana, e i primi recettori olfattivi si formano verso la nona settimana, preparando il feto a percepire il mondo attraverso gli aromi.
Il sistema olfattivo del bambino prenatale è continuamente stimolato dagli odori che caratterizzano la fisiologia materna e da quelli che provengono dagli alimenti che la madre ingerisce. Questi odori, impregnati nel liquido amniotico, non solo vengono percepiti ma contribuiscono a creare la memoria olfattiva del feto. Questa memoria è di fondamentale importanza, poiché in seguito, al di fuori dell'utero materno, il bambino sarà in grado di individuare e riconoscere questi stessi odori familiari, che fungeranno da elemento di rassicurazione e connessione con l'ambiente materno. L'olfatto è strettamente legato a funzioni complesse quali l'intuizione, l'orientamento spaziale, la vita affettiva e sessuale e, in senso più ampio, al processo di maturazione dell'individuo, sottolineando il suo ruolo profondo nella costruzione dell'identità.
Il Gusto: Le Esperienze Primarie di Accettazione e Rifiuto
Il senso del gusto inizia la sua funzionalità verso il terzo mese di gravidanza, offrendo al feto le prime esperienze di percezione chimica degli alimenti. L'alimentazione della madre ha un'influenza diretta sulla composizione del liquido amniotico, nel quale sono presenti le molecole aromatiche e gustative del cibo ingerito. Attraverso l'utilizzo dell'ecografo, è stato possibile stabilire che il feto è in grado di distinguere i diversi sapori presenti nel liquido amniotico, manifestando una chiara preferenza per il dolce. Questa preferenza innata per il dolce è un meccanismo evolutivo legato alla ricerca di fonti energetiche.
Le prime esperienze di accettazione e di rifiuto della realtà, a un livello primordiale, sono strettamente legate al senso del gusto. Attraverso la percezione degli stimoli gustativi, il feto sperimenta le sensazioni di appagamento e di repulsione, iniziando a formare le sue prime preferenze e avversioni. È stato ampiamente dimostrato che l'alimentazione della madre durante la gravidanza e, successivamente, durante il periodo dell'allattamento, avrà un'influenza significativa sulle future abitudini alimentari del figlio, plasmando i suoi gusti e le sue scelte alimentari ben oltre la vita intrauterina.
La Vista: L'Ultimo Senso, Le Prime Luci
La vista è l'ultimo dei sensi a svilupparsi pienamente nel feto, data la natura prevalentemente buia dell'ambiente intrauterino. Tuttavia, anche prima della nascita, il feto è in grado di percepire la luce che filtra attraverso l'utero materno, specialmente se il pancione della madre è esposto a una fonte di luce intensa. Questa percezione visiva, seppur limitata, è sufficiente a rendere l'utero materno non un luogo completamente buio. La luce che filtra dall'esterno permette al feto di essere consapevole dell'ambiente in cui si trova, contribuendo alla sua esperienza sensoriale complessiva.
I nervi dell'occhio, pur essendo già in formazione, continueranno il loro sviluppo e la loro maturazione anche dopo la nascita, perfezionando la capacità visiva. Infatti, nei primi istanti di vita, il neonato non è ancora in grado di mettere a fuoco oggetti che distano più di 25 centimetri, dimostrando che il sistema visivo richiede tempo per raggiungere la piena funzionalità e acutezza che caratterizzeranno le fasi successive dello sviluppo.

La Psicologia Clinica Perinatale: Una Prospettiva Babycentered Integrata
Le scoperte sullo sviluppo sensoriale e cognitivo del feto hanno dato vita e impulso a branche specifiche della psicologia: la psicologia prenatale e la psicologia perinatale. Queste discipline si occupano dello sviluppo delle capacità psicofisiologiche, relazionali e comunicative dell'individuo, analizzandole in modo distinto ma interconnesso durante il periodo prenatale e perinatale. La psicologia prenatale, nello specifico, studia lo sviluppo della mente prima della nascita, esplorando come le esperienze intrauterine e l'interazione con l'ambiente materno e parentale plasmino le fondamenta psichiche del futuro individuo. La psicologia perinatale, invece, si concentra sulle esperienze del neonato immediatamente successive al parto, esaminando la continuità dello sviluppo e le prime interazioni con il mondo esterno e con i genitori.
Il fatto che il feto sia intrinsecamente in grado di elaborare gli stimoli che riceve, come ampiamente dimostrato dallo sviluppo dei sensi, è il pilastro fondamentale su cui si basano sia la psicologia prenatale che la psicologia perinatale. Nel periodo prenatale, il feto si sviluppa all'interno dell'utero della madre, e i ricercatori possono studiare questo sviluppo analizzando attentamente gli indici psicofisiologici, che forniscono preziose informazioni sulle sue reazioni e sul suo benessere.
La psicologia prenatale e la psicologia perinatale sono parte integrante della più ampia psicologia dello sviluppo. Questa area di studio è stata arricchita in modo significativo da scoperte e studi nel campo dell'etologia umana, particolarmente nella seconda metà del Novecento, con contributi fondamentali come la teoria dell'attaccamento di John Bowlby. Tali teorie hanno messo in luce l'importanza cruciale delle prime relazioni per lo sviluppo emotivo e sociale dell'individuo. Le ricerche più recenti in questo campo si concentrano sempre più sull'aspetto neuropsicologico della disciplina, indagando le correlazioni tra lo sviluppo cerebrale e le capacità psichiche e cognitive che emergono già prima e subito dopo la nascita.
Un elemento chiave in questa prospettiva è la "perinatalità psichica". Si tratta di una maturazione psichica che avviene, o dovrebbe avvenire, nella struttura mentale dei suoi genitori, e che è indissolubilmente legata, e forse persino determinata, dal periodo perinatale del bambino. Si può dunque considerare e studiare una perinatalità psichica come una caratteristica fondamentale dei genitori, la quale, nel suo evolversi, condiziona profondamente il futuro del bimbo e dell'intera sua famiglia, ponendosi nella prospettiva della tutela della salute mentale perinatale e di quella futura. Questa "perinatalità psichica" si struttura progressivamente nella mente di ogni membro della coppia genitoriale durante il periodo della gestazione, ma in realtà, inizia a prendere forma anche prima, a partire dalla progettualità generativa che aveva motivato, consapevolmente o inconsapevolmente, il desiderio di avere un figlio.
I processi psichici sottesi alla filiazione sono costituiti dai vissuti intrapsichici dei futuri genitori, ma sono anche profondamente collegati e influenzati dal contesto sociale e culturale in cui la famiglia è inserita. La perinatalità psichica viene pertanto a collocarsi in una prospettiva ampia e multidimensionale, che implica aspetti intrapsichici, interpersonali, relazionali, sociali e persino transgenerazionali. Essa fa parte di quel complesso e articolato quadro denominato "transizione alla genitorialità", un periodo di profonde trasformazioni che coinvolgono ogni aspetto dell'esistenza dei futuri genitori.
In questa cornice di crescente consapevolezza e ricerca, si colloca l'ottava edizione del Corso di Perfezionamento post-laurea in "Psicologia Clinica Perinatale" babycentered, promosso dall'Università degli Studi di Brescia. Questo corso si inserisce nella prospettiva delle attività di formazione dell’ateneo, con l'obiettivo primario di promuovere la Salute e il Benessere. Sono programmate sei sessioni multidisciplinari, distinte ma integrate tra loro, in cui vengono trattate tematiche inerenti la perinatalità. Queste tematiche sono sviluppate attraverso le competenze specialistiche di esperti nazionali e internazionali, garantendo un approccio all'avanguardia. La Salute fisica e mentale e il Benessere nella perinatalità sono concetti che riguardano indistintamente sia i genitori che i neonati e i bambini, sottolineando l'interconnessione profonda tra il benessere di tutti i membri della famiglia.
La Psicologia Clinica Perinatale ha come suo oggetto unitario lo sviluppo della progettualità generativa e genitoriale, e l'acquisizione delle capacità psichiche necessarie alla coppia genitoriale per garantire la salute, sia fisica che mentale, del proprio figlio. Tale ricerca, collocata nel collettivo costituito dall'organizzazione di servizi istituiti e istituendi per proteggere e sostenere il percorso di nascita-crescita genitoriale e infantile, nonché nel più vasto contesto culturale e sociale, è rivolta a promuovere un'assistenza adeguata a garantire il benessere e lo sviluppo ottimale delle future generazioni. Il corso affronta, secondo una modalità multidisciplinare, la complessità dei processi di sviluppo del feto, del neonato e del bambino, considerati nei suoi aspetti psicobiologici e relazionali. Viene promossa una Psicologia Clinica Perinatale "babycentered", un approccio centrato sull'infante, a partire dal feto. Salute mentale "babycentered" significa mettere al posto centrale di una osservazione scientifica e clinica il bambino: in questa prospettiva, la perinatalità è considerata un periodo speciale nell'esistenza del bambino, nei suoi primi mille giorni di vita a partire dal concepimento, quando si attivano i primi processi del suo sviluppo neuropsichico, che portano alla costruzione della sua mente. L'individualità del bimbo si sviluppa, sia fisicamente che psichicamente, in funzione della qualità della relazione con i suoi genitori. La mente dell'essere umano si costruisce progressivamente, a cominciare dal feto, attraverso le reti neurali che si formano per l'elaborazione delle afferenze e delle comunicazioni inerenti alle relazioni interumane. La qualità della mente ha le sue radici nella struttura primaria del cervello che si forma durante il periodo perinatale e nei primi anni di vita, in funzione della qualità delle capacità genitoriali e della possibilità di esplicarle. Di qui l'importanza cruciale di una assistenza mirata per i genitori e le famiglie a rischio, sia per circostanze ambientali avverse che per la qualità delle strutture psichiche genitoriali, al fine di garantire un ambiente di crescita sano e protettivo per il bambino.
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