L'aborto spontaneo è un evento del tutto naturale e piuttosto frequente, rappresentando la più comune complicanza della gravidanza. Con tale termine si indica la cessazione di una gravidanza per motivi fisiologici, prima che il feto sia vitale, o comunque in genere entro le prime 20 settimane di gestazione. È un evento piuttosto frequente, avvenendo in circa il 10-15% dei casi dopo un test positivo, e oltre l’80% si manifesta nel primo trimestre. Nella maggior parte dei casi, la causa è di origine embrionale: l’embrione non si sviluppa correttamente o non è vitale, quindi la gravidanza non procede e il corpo della donna la interrompe naturalmente. Per questo motivo, i medici lo considerano un evento isolato e di solito non gli danno maggiore importanza.
Tuttavia, quando questa esperienza si ripete, le coppie spesso si trovano ad affrontare non solo un trauma emotivo, ma anche l’incertezza su cosa non stia funzionando nel loro percorso riproduttivo. Questa situazione complessa e dolorosa è nota come aborto ripetuto o poliabortività. La medicina ha fatto molti passi avanti nella comprensione delle cause degli aborti ricorrenti e nella possibilità di prevenirli. È fondamentale comprendere le possibili cause - molte delle quali sono identificabili e, spesso trattabili - per aumentare le probabilità di ottenere in futuro una gravidanza a termine. Affrontare l’aborto ripetuto richiede un supporto medico esperto, un approccio multidisciplinare e una grande sensibilità nei confronti del dolore - fisico ed emotivo - che accompagna ogni perdita di questo tipo.
La Definizione di Aborto Ripetuto e Poliabortività
Il concetto di aborti ripetuti si riferisce a quelle situazioni in cui una donna subisce più perdite gestazionali consecutive. Il termine “aborto ripetuto” o “recurrent pregnancy loss” (RPL, perdita gestazionale ricorrente) indica la presenza di due o più aborti spontanei consecutivi oppure, secondo altri criteri, tre o più perdite in totale. Generalmente, per aborto ripetuto si intende il caso di due aborti consecutivi, mentre con il termine di aborto ricorrente o abituale si inquadrano i casi con tre o più aborti consecutivi. In alcuni paesi europei e negli Stati Uniti si parla di poliabortività già in presenza di due o più aborti consecutivi e non, con un’incidenza che risulta essere inferiore al 5%. Negli ultimi anni si utilizza genericamente il termine “poliabortività” per indicare aborti ripetuti e ricorrenti ed è importante ricercare le cause predisponenti ad aborto a partire dal secondo evento.
Il susseguirsi di tale evento non significa necessariamente una consecuzione: può trattarsi infatti anche di episodi distribuiti nel tempo, con nascite riuscite in mezzo. La poliabortività è definita come una condizione caratterizzata dal verificarsi di tre o più aborti spontanei consecutivi. Si stima che questa situazione interessi circa l’1% delle donne in età fertile. È una condizione che colpisce circa il 2-3% delle coppie che cercano una gravidanza e richiede un approccio diagnostico e terapeutico personalizzato. È fondamentale comprendere che gli aborti ricorrenti non costituiscono una malattia in sé, ma sono spesso un segnale della presenza di un fattore, noto o meno, che sta compromettendo la capacità riproduttiva.
Le Cause della Poliabortività: Un Quadro Clinico Complesso
Le cause di poliabortività sono numerose e varie, talvolta complesse perché riconducibili a più fattori. L’origine del problema può essere individuata nella genetica, nella struttura dell’utero, in alterazioni dell’equilibrio ormonale, nel sistema immunitario o nello stile di vita. La poliabortività è spesso il risultato di fattori multipli, che richiedono un approccio integrato e multidisciplinare.

1. Cause Genetiche e Cromosomiche
Il più delle volte gli aborti spontanei sono dovuti ad anomalie cromosomiche dell’embrione. Può capitare al momento del concepimento che si sviluppi casualmente una trisomia o una monosomia, incompatibili con la vita. Queste alterazioni, come ad esempio la trisomia 21 o sindrome di Down, possono riguardare il numero o la struttura dei cromosomi (traslocazioni sbilanciate, delezioni o duplicazioni). Si stima che più della metà degli aborti che avvengono entro la 13° settimana di gravidanza sia causata da anomalie dei cromosomi del feto.
Un’altra causa genetica riguarda i genitori stessi: può accadere che uno dei genitori sia portatore di un’anomalia genetica silente che abbia lo stesso effetto sull'embrione, rendendolo non vitale. Nell’1% circa dei casi l’arresto della gravidanza è dovuto ad un’anomalia cromosomica silente, presente nel corredo cromosomico di uno dei genitori. La principale causa di anomalia cromosomica fetale è l’età materna avanzata (età superiore a 35 anni). L’età materna avanzata rappresenta un ulteriore fattore che aumenta il rischio di anomalie cromosomiche e dunque di aborto, a causa della scarsa qualità degli ovociti. Più l’età avanza, più la qualità degli ovociti diminuisce, il che comporta una maggiore incidenza di alterazioni cromosomiche negli embrioni. Ma questo può capitare in determinate condizioni anche con gli spermatozoi, suggerendo che le alterazioni cromosomiche nei genitori possono essere una causa.
2. Anomalie Anatomiche e Uterine
Anomalie della struttura dell’utero possono interferire con l’impianto o lo sviluppo dell’embrione, rendendo la gravidanza instabile. Tra queste troviamo malformazioni congenite come l'utero setto, l'utero bicorne, o esiti di patologie/acquisizioni che alterano la cavità uterina, come le sinechie (aderenze). Un ruolo negativo può essere giocato anche da fibromi, polipi, miomi sottomucosi ed alterazioni della cervice (come in caso di insufficienza cervicale). Queste condizioni possono compromettere la corretta vascolarizzazione o lo spazio necessario per lo sviluppo fetale.
3. Disfunzioni Ormonali e Metaboliche
Alterazioni del sistema endocrino possono compromettere la gravidanza ed essere frequentemente associate a poliabortività. È il caso della scarsa produzione di progesterone nella fase luteale, un ormone essenziale per il mantenimento dell’impianto e lo sviluppo iniziale dell’embrione.
È frequente anche in presenza di PCOS (Sindrome dell’ovaio policistico) che comporta squilibri ormonali, ovulazioni irregolari o assenti, ma anche alterata sensibilità insulinica e quindi un aumentato rischio di perdita gestazionale. Anche malattie tiroidee quali l’ipotiroidismo o l’ipertiroidismo non trattati, o la presenza di autoanticorpi tiroidei, possono interferire con l’impianto o lo sviluppo embrionale. Disordini endocrini, come diabete non controllato o squilibri ormonali, rientrano in questa categoria di problematiche.
4. Fattori Immunologici e Trombofilici
Il sistema immunitario materno gioca un ruolo delicato durante la gravidanza: deve accettare l’embrione - che è “diverso” - senza attaccarlo come un corpo estraneo. Un disfunzionamento di questo delicato equilibrio può portare a un "rigetto" del prodotto del concepimento.
Un esempio significativo è la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), una malattia autoimmune che provoca trombosi e coaguli di sangue, la cui presenza potrebbe causare problemi al flusso sanguigno e alla circolazione del sangue placentare, compromettendo l'apporto di nutrienti all'embrione. Altri autoanticorpi, quali gli anti-nucleo, anti-tiroide, anti-muscolo liscio e anti-mitocondriali, possono essere spia di un problema del sistema immunitario. La trombofilia, sia essa ereditaria o acquisita, rientra nei disturbi della coagulazione che possono causare microtrombi a livello placentare, ostacolando lo sviluppo embrionale.
5. Fattori Ambientali, Infezioni e Stile di Vita
Infezioni croniche, come l'endometrite cronica, virus e batteri, possono influenzare negativamente l'ambiente uterino. Patologie croniche come diabete, patologie renali, cardiache o autoimmuni non controllate, possono aumentare il rischio di perdita gestazionale. Inoltre, l’esposizione a tossine ambientali può avere un impatto negativo.
Lo stesso può accadere con abitudini malsane come il fumo, l’abuso di alcol, la cattiva alimentazione, l’obesità o l’eccessiva magrezza, l’eccesso di caffeina e lo stress. Questi fattori legati allo stile di vita possono influenzare la qualità dei gameti, l'ambiente uterino e la salute generale della madre, aumentando il rischio di aborto.
6. La Poliabortività Inspiegata o Idiopatica
Va infine evidenziato come nel 40-50% dei casi di aborto ripetuto non si riesca a identificare una causa precisa. Si parla in tali frangenti di poliabortività inspiegata o idiopatica. Questo non significa effettivamente che sussista un problema concreto, ma solo che le conoscenze scientifiche attuali, seppur molto avanzate, non sono in grado di individuare un fattore specifico. In questi casi, ogni terapia deve essere considerata empirica, in quanto non esistono al momento le evidenze scientifiche a favore di una o di un’altra terapia.
Il Percorso Diagnostico Dopo Due Aborti Spontanei
Perdere una gravidanza è un’esperienza dolorosa e spesso traumatica. Quando questo accade più di una volta, la sofferenza si unisce allo sconforto, al senso di colpa e al timore che non ci sia una soluzione. Ma non è così. Dopo due o più aborti consecutivi, è fondamentale intraprendere un percorso di indagine accurato che miri a identificare le cause sottostanti. Si stima che la probabilità di avere una gravidanza regolare a termine sia dell’80% dopo due aborti, e del 70% dopo tre. La casualità di due aborti consecutivi riguarda l’80% di queste donne.
Consulenza Genetica Prenatale
“Quello che facciamo di solito è eseguire alcuni esami per verificare se ci sia qualche problema specifico che impedisce lo sviluppo embrionale e l’evoluzione della gravidanza”, spiega la Dott.ssa Núria Murcia. L’approccio diagnostico e terapeutico all’aborto ricorrente si adatta sempre alle caratteristiche di ogni donna o coppia. Il primo passo consiste nel rivedere in dettaglio la storia clinica per orientare gli studi da effettuare.
Indagini Genetiche Approfondite: Il Test Chiave
Nel caso di due aborti spontanei le linee guida scientifiche suggeriscono di effettuare l’analisi del cariotipo della coppia. Questo esame è utile anche se, come è molto probabile, il risultato sarà normale. Un esito normale permetterà di essere più sereni sulle probabilità di avere una seconda gravidanza a termine e considerare i due aborti spontanei una fatalità occasionale. L’analisi del cariotipo (indagine citogenetica) è cruciale per individuare anomalie cromosomiche strutturali (come le traslocazioni bilanciate) che, pur non manifestandosi nei genitori, possono causare embrioni non vitali.
Sullo stesso argomento, il medico genetista durante la consulenza genetica, attraverso lo studio dell’albero genealogico, dell’anamnesi personale e familiare, e di una serie di analisi genetiche può identificare i fattori cromosomici o genici che possono predisporre a aborto ripetuto. Le alterazioni genetiche si riferiscono a mutazioni o anomalie presenti nel DNA di uno o entrambi i membri della coppia. Sebbene in molti casi queste persone siano completamente sane, la combinazione genetica tra i due può dare origine a embrioni non vitali o affetti da gravi malattie, causando fallimenti nell’impianto o aborti precoci. Presso i centri specializzati è possibile eseguire anche test genetici del portatore.
Inoltre, lo studio delle alterazioni cromosomiche non si limita ai genitori. Nel caso di ricorrere a un trattamento riproduttivo, la Diagnosi Genetica Preimpianto (DGP o PGT) è consigliata. Questa tecnica permette di effettuare uno studio dell’embrione per individuare eventuali anomalie o alterazioni cromosomiche, specialmente utile in presenza di cause genetiche legate all’età materna.
Valutazione Anatomica dell'Utero
Per escludere anomalie uterine che possono compromettere la gravidanza, è necessario uno studio della cavità uterina. La diagnosi si effettua con ecografie, in particolare l'ecografia transvaginale 3D, l’isteroscopia, l’isterosalpingografia o altri test di imaging della cavità uterina, come la risonanza magnetica. Questi esami permettono di identificare malformazioni congenite, fibromi, polipi, aderenze o altre alterazioni strutturali.
Screening Ormonali e Metabolici
Gli esami endocrini sono fondamentali per identificare squilibri ormonali o metabolici. Questi includono test per la funzione tiroidea (TSH, FT3, FT4 e anticorpi antitiroide), un profilo ormonale completo, e la valutazione della sensibilità insulinica, soprattutto in donne con sindrome dell’ovaio policistico.
Test Immunologici e per Trombofilia
Lo studio delle trombofilie è molto importante per valutare la sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi sopra menzionata, che è una causa frequente di aborto ripetuto. Vengono richiesti test specifici per la trombofilia (tra cui fattore II, fattore V Leiden, MTHFR, PAI) e un assetto autoimmunitario, che include la ricerca di anticorpi anticardiolipina e altri autoanticorpi.
Indagini sul Partner Maschile
Anche il partner maschile può essere sottoposto a indagini specifiche. Oltre al cariotipo, si possono effettuare uno spermiogramma, il FISH degli spermatozoi, una tecnica che permette di analizzare il contenuto cromosomico degli spermatozoi, e il test di frammentazione del DNA spermatico. Questi test possono rivelare alterazioni che, sebbene non sempre connesse direttamente all'aborto spontaneo, possono contribuire a difficoltà riproduttive.
Test Endometriale
In caso di sospetta endometrite cronica, può essere indicata una biopsia endometriale per la sua diagnosi.
Opzioni Terapeutiche e Strategie di Gestione Personalizzate
Una volta stabilita la causa sottostante alla poliabortività, in base a questa è spesso possibile intervenire per massimizzare le probabilità di portare a termine una gravidanza. Ogni caso è diverso e richiede una gestione personalizzata.

Interventi Chirurgici
Per le malformazioni e anomalie uterine può essere proposta la chirurgia, spesso attraverso isteroscopia. Questo approccio mininvasivo è in grado di ripristinare una cavità uterina favorevole all’impianto, correggendo ad esempio un utero setto o rimuovendo fibromi sottomucosi o aderenze.
Terapie Farmacologiche
In caso di alterazioni metaboliche e ormonali, potrà essere necessaria la somministrazione di terapie farmacologiche specifiche, come la somministrazione di progesterone per supportare la fase luteale o farmaci per il controllo della tiroide o del diabete. In presenza di sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) o altre trombofilie/alterazioni della coagulazione, spesso vengono prescritti bassi dosaggi di aspirina e/o eparina in gravidanza, per ridurre il rischio di trombosi placentare e favorire un corretto flusso di sangue al feto. Terapie antibiotiche possono essere indicate per trattare infezioni croniche come l'endometrite.
Tecniche di Riproduzione Assistita e Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT)
In caso di anomalie cromosomiche ereditarie (non casuali), ad esempio, può essere utile la fecondazione in vitro con una diagnosi genetica preimpianto (PGT), necessaria a selezionare embrioni “euploidi”, cioè con assetto cromosomico corretto. Questa tecnica permette di ridurre significativamente il rischio di trasferire embrioni con anomalie cromosomiche incompatibili con la vita. A seconda dei casi, il trattamento può includere tecniche di riproduzione assistita con protocolli personalizzati, trasferimento embrionale in un momento specifico del ciclo, o persino la possibilità di ricorrere a gameti donati.
L'Importanza Cruciale dello Stile di Vita
Per il resto sarà sempre importante correggere gli stili di vita sbagliati: mantenere un peso corporeo adeguato, seguire una dieta equilibrata, evitare fumo, alcol o sostanze tossiche. Queste misure, sebbene non siano soluzioni dirette per cause genetiche o anatomiche, contribuiscono a creare un ambiente più favorevole per la gravidanza, riducendo lo stress e garantendo un buon equilibrio psico-fisico. La migliore prevenzione è un’assistenza prenatale precoce e completa. È fondamentale anche evitare i fattori di rischio e garantire uno stato di salute ottimale prima della gravidanza.
Il Supporto Multidisciplinare e Psicologico: Un Pilastro Fondamentale
Affrontare aborti ricorrenti non è solo un percorso medico, ma anche umano. La poliabortività, definita come il verificarsi di due o più aborti spontanei consecutivi, rappresenta una condizione complessa che richiede un approccio diagnostico e terapeutico accurato. L’impatto emotivo e psicologico sulla coppia può essere significativo. Il ruolo del ginecologo è quello di ascoltare, sostenere e accompagnare la paziente, con empatia e competenza, in un momento estremamente delicato.
La poliabortività è spesso il risultato di fattori multipli, che richiedono un approccio integrato e multidisciplinare: supporto ginecologico, valutazione andrologica, interventi nutrizionali e, quando necessario, sostegno psicologico. In tali contesti, il lavoro multidisciplinare tra ginecologo, genetista, endocrinologo, immunologo e specialista della fertilità può fare la differenza. Chi viene per una consulenza, infatti, ha un vissuto negativo alle spalle.
Avere due o addirittura tre aborti ricorrenti non significa che una coppia non possa avere una gravidanza evolutiva, e fare più o meno test non sempre permette di trovare una causa specifica. Non significa che sussista un problema concreto, ma solo che le conoscenze scientifiche attuali, seppur molto avanzate, non sono in grado di individuare un fattore specifico. Un percorso diagnostico completo, un piano terapeutico su misura e soprattutto un supporto psicologico ed empatico, basato sull’ascolto, sono essenziali per affrontare il tutto con la dovuta serenità.