L'Origine e il Percorso del Fiume Ticino: Un Viaggio tra Storia, Natura e Geomorfologia

Il fiume Ticino, un gioiello naturale incastonato nel cuore dell'Italia, è uno dei principali corsi d'acqua della regione. Il "fiume Azzurro" ha le sue radici nelle Alpi svizzere, precisamente dal ghiacciaio del Basodino e presso il Passo della Novena. La sua sorgente principale è in testa alla val Bedretto, a circa 2.480 metri di quota, mentre un’altra sorgente è nei pressi dell’Ospizio del San Gottardo e si congiunge alla prima ad Airolo.

Mappa del bacino idrografico del fiume Ticino dalle Alpi svizzere al Po

Il corso superiore e l'attraversamento svizzero

Il Ticino scorre lungo tre aree geografiche: il Ticino Superiore, che coinvolge l’attraversamento svizzero, la Parte Lacunale, che riguarda il Lago Maggiore, e il Ticino Inferiore. Il fiume attraversa per 90 chilometri il territorio svizzero prima di gettarsi nel Lago Maggiore. Il suo percorso segue un andamento ad arco, diretto prima verso nord-est lungo la Val Bedretto e, da Airolo in poi, verso sud-ovest seguendo la Valle Leventina.

In questo tratto, il fiume offre scenari spettacolari, come le gole di Stalvedro e del monte Piottino. Superata Bellinzona, il suo corso piega decisamente a ovest e confluisce, dopo aver attraversato la piana alluvionale di Magadino, nel Lago Maggiore. In questa prima parte di percorso il Ticino riceve le acque del Brenno e del Moesa, unici rilevanti affluenti del suo percorso.

La trasformazione della Piana di Magadino

Osservando oggi il suo percorso nel tratto di pianura, dalla confluenza con la Moesa sino alla foce, si nota come sia caratterizzato da un canale centrale e da golene laterali delimitate da argini insommergibili. È difficile immaginare che, soltanto a fine Ottocento, il fiume serpeggiava invece tortuoso, mutando corso e devastando frequentemente la zona del Piano a causa delle alluvioni.

I lavori di correzione e arginatura, iniziati nel 1888, permisero l’avvio delle bonifiche che resero coltivabili la maggior parte dei terreni alluvionali, trasformando quella che era una zona inospitale e improduttiva nel principale "granaio del Ticino". Prima di tali opere, gli insediamenti umani, risalenti fin dal periodo tardoetrusco e romano, erano situati solo ai margini della pianura, sfruttando i coni di deiezione che fornivano riparo da straripamenti e paludi.

Il Ticino sublacuale: Geomorfologia e dinamismo

Il Ticino esce dal Lago Maggiore nei pressi di Sesto Calende, a quota 193 metri sul livello del mare, per proseguire il suo corso fin oltre Pavia dove, in località Ponte della Becca, confluisce nel fiume Po. La lunghezza complessiva è di 248 chilometri.

Geomorfologicamente la valle del Ticino è caratterizzata da una forma detta "a cassetta": il fiume si è infatti scavato una vallata in tutti gli ambienti attraversati, piuttosto stretta nella parte superiore e più ampia in quella centrale. Il territorio del Ticino sublacuale può essere geomorfologicamente suddiviso in cinque zone principali: l’anfiteatro delle colline moreniche, il pianalto terrazzato, la zona di alta pianura, il piano generale terrazzato e la valle del fiume propriamente detta.

Il corso del fiume è in costante evoluzione, soggetto a incessanti modificazioni e con un equilibrio dinamico che è elemento fondamentale per il mantenimento del valore ecologico del fiume. Negli ultimi venti chilometri il fiume torna a corso unico, anche se abbastanza tortuoso, con sponde ben definite all’interno della piana alluvionale. Gli interventi di contenimento delle sponde con pietre e blocchi in cemento, iniziati massicciamente dagli anni Cinquanta, hanno di fatto limitato la nascita di nuove "lanche", ovvero parti del fiume, in corrispondenza di anse, pian piano escluse dal percorso della corrente.

Diagramma della sezione trasversale a cassetta della valle del Ticino

L'importanza idrica e il sistema dei parchi

Con una portata media annua di circa 300-400 m³/s, il Ticino fornisce al Po un contributo idrico determinante. Le piene ordinarie si aggirano sui 900 m³/s. In accordo con le abbondanti piogge estive che si verificano nel suo bacino e l’origine alpina del suo corso, registra portate massime in estate, da maggio a luglio, e in autunno, mentre i minimi si registrano in inverno.

La tutela del territorio è affidata a due grandi realtà: il Parco Lombardo della Valle del Ticino, istituito nel 1974 come primo parco regionale italiano, e il Parco Naturale della Valle del Ticino sul versante piemontese, nato nel 1978. Questi enti proteggono un patrimonio di 91.410 ettari in Lombardia, coinvolgendo 47 comuni, e circa 6.561 ettari in Piemonte.

Storia e civiltà lungo le rive

Da sempre il Ticino rappresenta una risorsa fondamentale. Attorno ad esso hanno avuto origine i primi popoli che si insediarono nelle nostre aree, fautori della cosiddetta Cultura di Golasecca. Dopo la conquista romana della Pianura Padana, le popolazioni latine lodavano la fertilità e l’abbondanza di acque di questo territorio. Plinio il Vecchio compì delle descrizioni memorabili della "Bassa Gallia", ovvero della Lombardia Occidentale.

Lo scorrere delle acque del Ticino fu testimone del lento sviluppo della civiltà, dei comuni e dell'industrializzazione. Le città che si affacciano sulle sue rive, come Pavia e Vigevano, vantano una ricca eredità culturale e storica: Pavia, in particolare, fu un importante centro durante il Medioevo e conserva ancora oggi un patrimonio architettonico notevole, come la celebre Certosa di Pavia.

Paesaggio fluviale del Ticino con vegetazione riparia e fauna locale

Biodiversità e fruizione del fiume

Il fiume Ticino è tra i fiumi italiani di maggiore interesse naturalistico. Lungo le sue rive e nelle zone umide circostanti, si possono trovare una varietà di specie vegetali e animali. Diverse specie di pesci popolano le acque del Ticino, rendendolo una meta popolare per la pesca sportiva.

La trasformazione antropica più appariscente lungo il suo corso è rappresentata dal complesso reticolo di derivazioni e di canali realizzati sia a scopo irriguo, sia per l’utilizzo da parte degli impianti idroelettrici. Nonostante tali interventi, il fiume mantiene una forte valenza ecologica grazie alla salvaguardia delle essenze boschive e delle aree umide garantita dai parchi, che permettono oggi una convivenza tra lo sviluppo economico, la storia millenaria del territorio e la conservazione degli habitat naturali.

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