L'impatto dell'adenomiosi nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

L'adenomiosi rappresenta oggi una delle sfide cliniche più complesse nel panorama della medicina della riproduzione. Definita come una malattia uterina benigna caratterizzata dalla presenza di ghiandole endometriali eterotopiche e stroma nel miometrio, con iperplasia della muscolatura liscia adiacente, questa patologia è stata per lungo tempo trascurata, diagnosticata quasi esclusivamente tramite esame istopatologico post-isterectomia. Grazie ai recenti progressi nella diagnostica per immagini, come l'ecografia transvaginale 2D e 3D e la risonanza magnetica, l'adenomiosi è oggi identificabile in donne giovani, anche in assenza di sintomatologia evidente, modificando radicalmente lo scenario epidemiologico dell'infertilità.

rappresentazione schematica dell'adenomiosi nel miometrio

Comprendere l'adenomiosi: dalla diagnosi alla clinica

L'adenomiosi si verifica quando il tessuto che riveste la parte interna dell'utero (l'endometrio) si localizza nel miometrio, lo strato muscolare uterino. Uno degli aspetti più affascinanti e al contempo critici della patologia è l'elevata discordanza tra la severità dell'imaging e quella della sintomatologia: possiamo riscontrare un utero danneggiato o deformato senza che la paziente avverta dolore, oppure, al contrario, trovarci davanti a una sintomatologia severa con minimi indizi ecografici.

Tra i segni ecografici più significativi che influenzano la prognosi riproduttiva vi è l'alterazione della zona giunzionale (JZ), ovvero l'interfaccia tra endometrio e miometrio. Spesso le pazienti ricevono diagnosi di "adenomiosi diffusa" o "focale" in seguito a isteroscopia o ecografie di controllo. In molti casi, la visualizzazione mostra una conformazione ondulata, specialmente nella parete posteriore dell'utero, che può sollevare dubbi sulla fattibilità di un percorso di fecondazione in vitro (FIVET/ICSI).

L'interazione tra adenomiosi e impianto embrionario

La letteratura scientifica suggerisce un impatto negativo dell'adenomiosi sui risultati della procreazione assistita. Il meccanismo biologico alla base di questo fenomeno è complesso: i tessuti endometriali eutopici ed ectopici di pazienti con adenomiosi presentano un'espressione alterata di geni associati all'apoptosi e all'angiogenesi, come Bcl-2 e VEGF. Una maggiore espressione di VEGF aumenta la permeabilità vascolare, mentre la sovraespressione di Bcl-2, molecola anti-apoptotica presente durante tutta la fase secretoria, aumenta la resistenza cellulare, influenzando negativamente il rimodellamento del tessuto endometriale durante l'impianto della blastocisti.

Inoltre, l'adenomiosi può compromettere la "finestra di impianto". Studi recenti indicano che il 47,2% delle pazienti con adenomiosi presenta una finestra di impianto spostata, impedendo la corretta sincronizzazione tra lo sviluppo dell'embrione e la recettività dell'endometrio. A ciò si aggiunge una riduzione dell'espressione di marcatori chiave di recettività:

  • Riduzione del recettore del progesterone (PR).
  • Ridotta espressione del LIF (Leukemia Inhibitory Factor).
  • Bassa espressione dell’osteopontina nella fase secretoria.
  • Diminuzione dell’integrina beta 3 e ridotta funzione del gene HOXA-10.

Adenomiosi: patologia dell'endometrio con intervento mininvasivo dell'embolizzazione

Considerazioni sulle tecniche di PMA e protocolli terapeutici

Per le pazienti affette da adenomiosi, la scelta del protocollo di stimolazione e la gestione pre-transfer diventano determinanti. Il pre-trattamento con agonisti del GnRH è una strategia ampiamente discussa. Questi farmaci inducono una menopausa farmacologica temporanea, riducendo l'adenomiosi e l'infiammazione locale tramite l'apoptosi delle cellule endometriosiche. L'uso di un protocollo "ultra lungo" con agonisti del GnRH è spesso raccomandato, specialmente in presenza di adenomiosi diffusa, per migliorare i tassi di gravidanza e nati vivi.

Tuttavia, è necessario un approccio personalizzato. Ad esempio, nelle pazienti con riserva ovarica ridotta, l'uso prolungato di soppressori deve essere bilanciato attentamente. Per quanto riguarda la tecnica, l'ICSI rappresenta spesso la scelta d'elezione in casi di infertilità multifattoriale, ma la presenza di adenomiosi impone un'attenta valutazione del rischio di aborto spontaneo, che risulta significativamente aumentato (con un rischio relativo di 2,12 rispetto alle donne senza la patologia).

Analisi critica degli esiti e variabili individuali

È essenziale distinguere tra le diverse forme di adenomiosi. La localizzazione delle lesioni è fondamentale: le lesioni nel miometrio interno (zona giunzionale) sono classicamente associate a tassi più bassi di nascita viva rispetto a quelle localizzate nel miometrio esterno. Inoltre, la presenza di patologie concomitanti, come l'endometriosi di IV grado, le ovaie policistiche (che rendono più complessa la stimolazione ovarica) o la fibromatosi diffusa, richiede una gestione multidisciplinare.

Nonostante l'impatto negativo documentato da diverse meta-analisi (che riportano una riduzione del tasso di gravidanza clinica e un aumento del tasso di aborto), alcuni studi prospettici mostrano risultati eterogenei. Ad esempio, in alcuni contesti clinici, la differenza negli outcome tra pazienti con adenomiosi e controlli non è risultata statisticamente significativa, suggerendo che la severità e l'estensione della patologia giochino un ruolo predominante rispetto alla semplice presenza di un focus adenomiotico.

Gestione del rischio e counselling preconcezionale

La consulenza preconcezionale è cruciale. Pazienti che hanno già affrontato fallimenti di impianto - con almeno 1 o 2 embrioni euploidi trasferiti senza successo - dovrebbero essere indirizzate verso approfondimenti diagnostici mirati. Oltre all'esame ecografico e all'isteroscopia, può essere utile valutare fattori di rischio genetici, come la resistenza al progesterone tramite polimorfismo PROGINS, o escludere condizioni di poliabortività tramite esami mirati (anticorpi antinucleo, lupus, cardiolipidi, Fattore V Leiden, Omocisteina).

Il monitoraggio attento durante la stimolazione e nel periodo pre-transfer rimane la pietra miliare del successo. In presenza di sintomatologia dolorosa o CA125 elevato, la soppressione temporanea prima del percorso di PMA può rappresentare un passaggio necessario per ottimizzare l'ambiente uterino e aumentare le probabilità di successo, riducendo al minimo i processi infiammatori che ostacolano l'attecchimento dell'embrione.

schema del percorso diagnostico-terapeutico per pazienti con adenomiosi

In definitiva, sebbene l'adenomiosi rappresenti una variabile sfidante nei percorsi di fecondazione assistita, una diagnosi precoce, l'impiego di protocolli di soppressione personalizzati e un'attenta valutazione dell'integrità della cavità uterina permettono oggi di affrontare il percorso di PMA con maggiore consapevolezza e migliori prospettive di successo clinico. L'attenzione non deve focalizzarsi solo sulla tecnica di laboratorio, ma sulla preparazione dell'utero come "nido" accogliente per l'embrione.

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