Soffrire un aborto spontaneo è un evento purtroppo piuttosto comune, che colpisce circa il 15% delle gravidanze. Nella stragrande maggioranza dei casi, la causa dell’interruzione è di origine embrionale: l’embrione non si sviluppa correttamente o non è vitale, motivo per cui il corpo della donna interrompe naturalmente la gravidanza. Per questo motivo, la medicina considera solitamente l’episodio come un evento isolato e, in prima istanza, non gli attribuisce un significato patologico. Tuttavia, la prospettiva cambia radicalmente quando l’evento si ripete.

Definire l'aborto ricorrente e l'impatto clinico
L’aborto ripetuto e l’aborto ricorrente - spesso definito anche come abituale - rappresentano un tema complesso, difficile da inquadrare clinicamente e ancor più delicato da affrontare sul piano terapeutico. Per convenzione clinica, si tende a definire come "aborto ripetuto" il caso di due aborti consecutivi, mentre il termine "aborto ricorrente" viene riservato ai casi in cui si sono verificate tre o più perdite consecutive.
Una categoria distinta di pazienti, spesso associata a queste dinamiche, è composta da donne che hanno affrontato ripetuti trattamenti di fecondazione assistita conclusisi con esito negativo. Indipendentemente dalla causa, queste patologie hanno un fortissimo impatto psicologico sulle donne e sulle coppie, che spesso manifestano ansia, profonda angoscia, senso di colpa e sintomi depressivi.
È fondamentale sottolineare che il rischio di aborto del 15% rimane statisticamente costante ad ogni gravidanza, indipendentemente dall'esito di quelle precedenti. Tuttavia, studi epidemiologici offrono una prospettiva più rassicurante: in caso di due aborti spontanei consecutivi, la probabilità di avere una gravidanza regolare a termine è dell’80%. Tale probabilità scende al 70% dopo tre aborti, al 55% dopo quattro e al 20% dopo cinque. Questi dati indicano che la casualità gioca un ruolo determinante: in circa l’80% dei casi, due aborti consecutivi sono un evento legato al caso, mentre la percentuale di casualità si riduce al 50% nel caso di tre aborti. La sussistenza di una reale patologia clinica è dunque statisticamente più probabile solo quando si superano i 4-5 eventi.
Le cause sottostanti: fattori genetici e anatomici
Qualora si decida di indagare la causa, l’obiettivo principale è verificare se esista un blocco specifico che impedisce l’evoluzione della gravidanza. Tra le cause principali troviamo:
- Alterazioni cromosomiche: È la causa più comune. Le donne di maggiore età presentano un rischio più elevato, poiché con l’avanzare dell'età diminuisce la qualità degli ovociti, aumentando l'incidenza di alterazioni cromosomiche negli embrioni. Indagini condotte tramite il cariotipo di feti abortiti mostrano un assetto cromosomico aneuploide nel 60% dei casi.
- Malformazioni uterine e patologie anatomiche: Anomalie congenite dell'utero o la presenza di fibromi possono ostacolare l'annidamento. Circa il 10-14% delle pazienti con aborto ricorrente presenta un'anomalia anatomica uterina.
- Problemi endocrini e metabolici: Condizioni come il diabete o l'ipotiroidismo possono influenzare negativamente la riuscita della gestazione.

Il ruolo del sistema immunitario e della trombofilia
Un capitolo complesso riguarda le patologie immunologiche e della coagulazione. La sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi è una malattia autoimmune che provoca trombosi e coaguli, interferendo con la circolazione e il flusso sanguigno verso il feto. Circa il 30-40% delle pazienti con aborto ricorrente presenta autoanticorpi anticardiolipina o altri anticorpi (come anti-nucleo o anti-tiroide). Spesso, questi non sono la causa diretta dell'aborto, ma agiscono come segnale di una disfunzione del sistema immunitario che potrebbe promuovere il "rigetto" dell'embrione.
Relativamente alle trombofilie, è necessaria una distinzione rigorosa: le anomalie maggiori, come quelle in etero-omozigosi del fattore II o del fattore V, rappresentano un rischio reale. Spesso, viene riscontrata anche la mutazione MTHFR in omozigosi, che comporta un innalzamento dei livelli di omocisteina; in questi casi, il ginecologo può prescrivere acido folico metilato, cardioaspirina o eparina per mitigare i rischi.
Strumenti diagnostici e strategie di intervento
Quando una donna subisce due aborti, merita uno studio completo che coinvolga la coppia. Il percorso diagnostico può includere:
- Studio della cavità uterina: Tramite ecografia transvaginale 3D, isteroscopia diagnostica o risonanza magnetica, per escludere malformazioni.
- Analisi genetica: Cariotipo dei genitori per escludere alterazioni cromosomiche ereditarie.
- Screening del fattore maschile: Spermiogramma, test di frammentazione del DNA e FISH degli spermatozoi (tecnica che analizza il contenuto cromosomico maschile). Il fattore maschile, infatti, è direttamente coinvolto nel 47% dei casi di sterilità e nel 30% dei casi di infertilità.
- Test endometriali e immunologici: Per valutare la ricettività uterina e la presenza di autoanticorpi.
Nel caso si ricorra alla procreazione medicalmente assistita, la Diagnosi Genetica Preimpianto (DGP) risulta essere uno strumento prezioso. Questa tecnica permette di analizzare gli embrioni ottenuti tramite fecondazione in vitro per identificare ed escludere quelli portatori di anomalie genetiche o cromosomiche, trasferendo solo quelli sani.
La diagnosi preimpianto
Considerazioni sullo stile di vita e supporto psicologico
Non sempre è possibile prevenire l'aborto, poiché una quota significativa è legata a cause naturali. Tuttavia, adottare uno stile di vita sano può migliorare le probabilità di successo. Si consiglia un'attività fisica moderata di almeno 150 minuti a settimana, come camminare, nuotare o praticare pilates, evitando sport di contatto o attività che comportino rischio di cadute.
La salute mentale gioca un ruolo cruciale. Dopo un aborto, è normale provare un profondo senso di perdita, tristezza o ansia. Elaborare il lutto è fondamentale prima di tentare una nuova gravidanza. Il supporto di un terapeuta specializzato può aiutare a gestire la paura di un nuovo insuccesso e a recuperare l'equilibrio emotivo necessario per affrontare il percorso verso la genitorialità con maggiore serenità.
Infine, è essenziale affidarsi a un team multidisciplinare che includa ginecologi, ematologi, immunologi, endocrinologi e genetisti. La medicina moderna mette a disposizione tecnologie e competenze avanzate per supportare le coppie; nonostante le pregresse difficoltà, la maggior parte delle coppie, con il corretto inquadramento diagnostico e terapeutico, riesce a coronare il desiderio di avere un figlio.