Impatto Psicologico Profondo Dopo la Perdita Ripetuta di una Gravidanza

Un aborto interno, spontaneo, volontario o terapeutico rappresenta un vero e proprio trauma, sia fisico che psicologico. Questa realtà complessa e profondamente dolorosa, spesso sottovalutata o scarsamente compresa dal contesto sociale, lascia un'impronta indelebile nella vita degli individui e delle coppie che la vivono. L'interruzione prematura di una gravidanza, indipendentemente dalla sua causa, è un evento che scuote le fondamenta dell'essere, proiettando chi lo subisce in un vortice di emozioni e sensazioni difficili da gestire e da elaborare. La percezione di questo evento è intrinsecamente legata all'attesa, alla speranza e ai progetti di vita che la gravidanza porta con sé, rendendo la sua interruzione un'esperienza di perdita non solo di un potenziale futuro, ma anche di una parte profonda della propria identità e dei propri sogni.

La Natura del Trauma: Aborto Spontaneo e Volontario

L'interruzione di gravidanza può accadere per cause naturali, definendosi aborto spontaneo, oppure essere provocato in modo artificiale, noto come aborto provocato o interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Le conseguenze psicologiche di un'interruzione naturale o una provocata possono essere molteplici e diverse nei due casi, sebbene entrambe culminino in un profondo dolore.

Durante un’interruzione volontaria di gravidanza, si può arrivare a non provare nulla nell'immediatezza, prendendo consapevolezza dell'accaduto solo successivamente. In questo periodo post-evento, sono molto comuni oscillazioni emotive tra rabbia, sentimenti di colpa e impotenza. Queste emozioni, a volte, non sono facilmente tollerabili, soprattutto se la scelta di effettuare un aborto volontario non viene presa in maniera autonoma, ma è dettata da condizionamenti esterni. Sebbene si sia portati a credere che una consapevolezza della propria decisione non provochi sentimenti di lutto e perdita, ciò non preclude una ferita profonda, un dolore viscerale che può tornare vivido anche dopo molto tempo. A tal proposito, Galimberti (1994) afferma che “è frequente che il ricordo di aborti provocati in epoca lontana e superati apparentemente senza difficoltà, ricompaia carico di sensi di colpa in occasione di episodi depressivi”. La Sindrome Post-Abortiva (SPA) è un quadro nosologico spesso discusso, che si riferisce a una serie di disagi che possono insorgere subito dopo l'interruzione oppure dopo anni, rimanendo latente per un lungo periodo. Questa sindrome viene fatta rientrare, in linea teorica, all'interno dei disturbi post-traumatici da stress, essendo l'IVG un evento traumatico in grado di creare un marcato stress e disagio.

D'altra parte, anche l'aborto interno o spontaneo, sia che si verifichi nelle prime settimane di gravidanza che in una fase successiva della gestazione, è un evento che può essere difficile da elaborare. Può essere paragonabile ad un lutto significativo e, come tale, deve essere considerato. A differenza dell'IVG, l'aborto spontaneo è un evento non controllabile, improvviso e senza nessuna volontà da parte della madre, il che spesso rende il dolore immediato, dopo un primo momento di smarrimento ed incredulità. La gioia e l’entusiasmo provati alla scoperta della gravidanza svaniscono come in una nuvola di fumo, lasciando subito posto a emozioni di sofferenza, colpa e svuotamento. Si vive un vero e proprio trauma, esattamente come per qualunque altra perdita e qualunque altro lutto. Non si deve sminuire e si deve cogliere l'importanza di poter dare voce alle proprie emozioni e paure.

Tipi di aborto e il loro impatto psicologico iniziale

Le Voci del Dolore: Emozioni e Sentimenti Comuni

Ogni aborto, sia esso il primo o un evento ricorrente, innesca una serie di reazioni emotive profondamente personali e complesse. La donna, il cui corpo è direttamente coinvolto nell'evento, sperimenta sentimenti che possono essere amplificati dai repentini cambiamenti ormonali che il suo organismo affronta. Frequenti sono così anche improvvise crisi di pianto e sbalzi d'umore. Sentimenti comuni includono colpa, shock, tristezza e anche rabbia verso altri le cui gravidanze sono state di successo. Non esiste un modo corretto o giusto di sentirsi, ma solo quello in cui ci si sente. C'è chi riesce a superare il dolore dopo poche settimane, iniziando magari anche a pianificare una nuova gravidanza, chi invece vive anche solo questo pensiero come troppo doloroso e necessita di più tempo.

Uno degli aspetti più dilanianti per chi si trova catapultato in questa esperienza di perdita è il non sapere, il non poter trovare una motivazione a quanto accaduto, il non averla potuta prevedere e l’aver potuto fare niente per prevenirla. Questo genera una ruminazione continua, una catena infinita di pensieri nel tentativo di elaborare le emozioni e i ricordi connessi all’aborto subito. La percezione può essere, ad un certo punto, proprio quella di perdita della speranza. Capita frequentemente che la coppia costruisca, in seguito ad un aborto, delle difese per prevenire la sofferenza di possibili ulteriori fallimenti. Queste difese non permettono di vivere in modo sereno e felice le eventuali gravidanze successive, che rischiano di essere vissute con una dose esagerata di distacco.

Mind the Gap | Una realtà da non distruggere: parliamo di aborto

Nelle donne che hanno presentato aborti spontanei ripetuti, o poliabortività, possono sviluppare sintomi psicofisici significativi in seguito alle perdite, rendendo ancora più complesso portare a termine una gravidanza. Le preoccupazioni eccessive legate alla gravidanza sembrerebbero avere un ruolo importante in circa il 50% dei casi in cui non si riescono ad individuare le cause degli aborti interni o spontanei consecutivi. "Continuo a pensare di essere io il problema", "Ti si apre un senso di vuoto e di solitudine interiore", "Non posso dimenticare", "Forse mi merito quello che mi sta accadendo", ""Il mio corpo non funziona, sono inadeguata", "Il male ti strazia dentro". Da queste semplici frasi emergono due punti cruciali: il senso di colpa e di inadeguatezza. È normale vivere tali sensazioni, sentirsi in colpa per qualche momento e pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato, o sentirsi diversi perché il proprio corpo non riesce a supportare una gravidanza come i corpi delle altre donne. Però è ingiusto verso sé stessi non elaborare questi pensieri, non dargli espressione e forma, non accettarli o cercare di obbligarsi a dimenticare.

Il lutto perinatale è definito come un "lutto fantasma" perché spesso non è adeguatamente considerato, anche da professionisti. Colpisce circa il 20% delle coppie in gravidanza. Per chi è in attesa di accogliere una nuova vita, incontrare al suo posto la morte è un’esperienza che può essere emotivamente straziante, soprattutto se avviene senza apparenti ragioni cliniche. Il lutto perinatale, inoltre, è un tema scarsamente affrontato nella nostra società e talvolta risulta poco comprensibile al mondo esterno alla coppia, poiché si piange un bimbo o una bimba verso cui molte persone, al di fuori dei genitori, non hanno ancora maturato un concreto legame. Il fatto che questo tipo di evento sia poco considerato e riconosciuto a livello sociale come una vera e propria perdita rende la sua elaborazione ancora più faticosa. Se già il senso di fallimento e inadeguatezza provati tendono a far sì che la persona si isoli in sé stessa, il fatto che spesso ci si imbatta in chi sminuisce quanto sentito non fa che peggiorare questo malessere. Frasi come “non stressarti”, “non pensarci”, “andrà bene la prossima” o la peggiore di tutte “è la natura che sceglie” allargano in un secondo la ferita già enorme che la coppia vive nella propria anima.

La perdita della gravidanza porta con sé la sensazione di perdere una parte importante di sé, non si tratta, infatti, solo di un evento fisiologico; con l'aborto la persona vede spegnersi anche tutti i sentimenti che aveva investito nella prospettiva di avere un figlio. La donna può sperimentare un senso di vuoto e, nei casi in cui l’aborto sia ricorrente, può perdere la speranza di riuscire a realizzare il proprio desiderio di maternità, con gravi ripercussioni a livello di identità. Per molte donne, riuscire a diventare madre è un aspetto fondamentale dell'identità femminile; la perdita causa una grave ferita narcisistica che compromette la propria autostima e il valore di sé come donna. Nella nostra società, anche se meno che nel passato, riuscire a costruirsi una famiglia con uno o più figli, resta ancora uno dei valori che riceve culturalmente maggiore riconoscimento. L'idea di diventare un giorno genitore nasce nell'infanzia di un bambino attraverso l'identificazione con i propri genitori, l'educazione ricevuta, i valori sociali di appartenenza. La fecondità, data per scontata, quando viene messa in discussione crea un senso di incredulità nella persona. Il desiderio di maternità resta tra i più radicati nella prospettiva di un'autorealizzazione nella vita, e questo fa capire come il fantasma dell'infertilità persistente, attivato a seguito di aborti ricorrenti, possa generare un senso di angoscia profonda e sia difficile per la donna vedere altre possibili prospettive di realizzazione del proprio progetto di maternità (adozione, procreazione medicalmente assistita, ecc.) o più in generale di espressione di sé nella vita. Molte donne vivono l'aborto come la rottura di un legame affettivo importantissimo che si era instaurato con il feto, con la conseguenza del sentirsi molto angosciate proprio come quando accade di doversi separare definitivamente da una persona amata. Il legame tra feto e corpo materno è per molte donne strettissimo e suscita un profondo senso di protezione; la rottura di questo attaccamento è vissuta come una violazione di sé. La risposta allo spezzarsi di questa relazione può essere l'ansia da separazione che non raramente causa attacchi di panico e insicurezza profonda.

L'Impronta Indelebile: Sintomi Psicologici e Clinici

Le conseguenze psicologiche degli aborti, specialmente se ricorrenti, possono manifestarsi attraverso un'ampia gamma di sintomi, che vanno dallo stress e la depressione a disturbi più complessi, assimilabili ai quadri clinici del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). Le conseguenze psicologiche degli aborti spontanei ricorrenti sono una maggiore prevalenza di stress e depressione. Uno studio ha confrontato la prevalenza di stress e depressione tra 301 donne con aborti spontanei ricorrenti prima della dodicesima settimana di gravidanza e 1813 donne che avevano partorito naturalmente. È stato utilizzato l’indice di Depressione Maggiore (Major Depression Index o MDI) per valutare i sintomi della depressione e la scala di Cohen (Cohen’s Perceived Stress Scale o PSS) per misurare lo stress. Dai risultati è emerso che 26 donne con aborti spontanei ricorrenti (ovvero l’8,6%) avevano un punteggio all’MDI corrispondente ad una depressione moderata/grave. Sia lo stress psicologico che la depressione maggiore sono notevolmente più comuni tra le donne con aborti spontanei ricorrenti rispetto a coloro che concepiscono naturalmente. Svariati studi internazionali sulle conseguenze psicologiche sulla donna mostrano come spesso insorgano psicopatologie a seguito di perdite ricorrenti. Le principali che sono state riscontrate sono il disturbo depressivo e il disturbo ansioso (Issakhanova et al., 2023), alle quali si possono andare ad aggiungere fattori esterni stressanti, come la percezione di uno scarso supporto sociale o l’aver vissuto questa esperienza traumatica durante un altro evento con un forte impatto negativo, come può esserlo stato la recente pandemia di Covid-19 (Wang et al., 2023). Altra psicopatologia che può insorgere è il disturbo bipolare: un disturbo psichiatrico complesso caratterizzato da episodi di mania, ipomania, depressione e umore altalenante, il cui rischio sembra aumentare tanti più sono gli aborti spontanei (Liu et al., 2024).

La Sindrome Post-Abortiva (SPA), legata all'IVG, e il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) condividono sintomi simili che possono interessare varie aree del funzionamento. Questi comprendono disturbi emozionali (ansia, depressione, ecc.), disturbi della comunicazione e del pensiero, disturbi dell’alimentazione, disturbi della relazione affettiva e della sfera sessuale, disturbi neurovegetativi, disturbi del sonno e disturbi fobico-ansiosi. I sintomi principali che fanno rientrare la SPA nella categoria della sindrome post-traumatica da stress sono il rivivere in modo intrusivo l’evento dell’aborto, sforzi per evitare di riportare alla memoria i ricordi legati all’interruzione di gravidanza, e altri sintomi associati all’evento come senso di colpa e sensazione di essere sopravvissuti che non erano presenti prima del trauma. Fattori scatenanti, anche dopo anni, possono essere l’anniversario dell’interruzione, l’ipotetica data di nascita e tutta una serie di scadenze legate ad anniversari e ricorrenze. Anche se l’esistenza e la morte del bambino non sono riconosciute da nessuno intorno a lei, il legame tra la madre e il bambino che non c’è più è spesso totalizzante, anche se in modo inconsapevole.

Sintomi psicologici di stress e depressione

I sintomi dell'impatto psicologico possono essere classificati in immediati e tardivi. I sintomi immediati includono sensazione di vuoto, incomodità, alterazioni dell'appetito, del desiderio sessuale e del sonno. I sintomi tardivi si manifestano come stress post-traumatico, ipereccitazione, intrusione e costrizione. L'ipereccitazione si traduce in risposte esageratamente esaltate, attacchi d’ansia, irritabilità, rabbia, e difficoltà nel concentrarsi per conciliare il sonno. L'intrusione è il rivivere il momento traumatico involontariamente e inaspettatamente, con frequenti pensieri sull’aborto, incubi, e reazioni di intenso dispiacere o depressione nel giorno che ricorda l’aborto. La costrizione, invece, è il bloccare le emozioni, evitando gli stimoli associati al trauma, l'incapacità di ricordare l’esperienza negativa e gli sforzi nel tentativo di evitare azioni che possano risvegliare il ricordo dell’aborto.

Oltre alle conseguenze psicologiche, gli aborti spontanei ricorrenti portano con sé anche conseguenze mediche generali, che consistono in un aumento del rischio di insorgenza di malattie autoimmuni e di patologie cardiovascolari.

Le Fasi dell'Elaborazione del Lutto e la Perdita di Speranza

L'elaborazione della perdita, soprattutto dopo un aborto spontaneo, non è un processo lineare, ma si articola in diverse fasi, ognuna con le sue peculiarità emotive e temporali.La prima è la Fase dello shock: può durare tra qualche ora e le due settimane. Inconsciamente la perdita non viene accettata, e si manifesta uno stato di confusione e angoscia profonda. In seguito, si entra nella Fase della ricerca: episodi acuti di dolore, stress, svenimenti, diminuiscono gradualmente, e si cerca ora una spiegazione all’accaduto. Successivamente, vi è la Fase della disorganizzazione: viene ripresa la routine, accompagnata da tristezza, mancanza di autostima ed indifferenza. Questa fase può durare dai 6 ai 12 mesi. Infine, si giunge alla Fase di riorganizzazione: si accetta la perdita del feto. Può subentrare uno stato melanconico nel ricordarlo. In questa fase la donna tende a riorganizzarsi e a ricercare una nuova gravidanza quando abbia ancora la speranza di realizzare la maternità, diversamente inizia ad investire su nuovi progetti che possano permetterle di esprimere la propria creatività. Naturalmente ognuno di questi passaggi è diverso in ogni donna e dipende anche dalla relazione di coppia; infatti, il processo di elaborazione del lutto può essere ostacolato o favorito dalle relazioni affettive e dalla rete relazionale in cui è inserita la donna.

Il processo di elaborazione del lutto

Quando l'aborto si ripete più volte nel tempo, e non è possibile trovare una causa specifica, diventa più complicato per la paziente accettare la situazione, che può essere vissuta in modo irrazionale come un accanimento della vita nei propri confronti. In questi casi, la reazione dei familiari è molto importante perché possono dare supporto e aiutare la donna ad accettare il senso di ingiustizia e l'impotenza della situazione. In altri casi, la mancanza di comprensione delle persone che circondano la paziente può rendere più complicata una ripresa. Talvolta, anche involontariamente, le persone più vicine alla donna possono amplificare il suo senso di colpa irrazionale. La donna può pensare, infatti, che gli aborti dipendano da lei perché è difficile accettare che non ci sia una motivazione plausibile; può sentirsi sbagliata, inadeguata. Spesso emerge come le donne che soffrono della sindrome da aborto abituale possano pensare che i ripetuti insuccessi siano legati al troppo lavoro, alla tensione psicologica, all'alimentazione sbagliata, a difficoltà relazionali con il partner, o a problemi psicologici personali. Al di là che qualcuno di questi aspetti possa o meno concorrere al disturbo, risulta evidente un’affannosa ricerca di causa e profondi sensi di colpa personali. Ci sono donne che non riescono a superare in breve tempo i sentimenti negativi causati dall'aborto e iniziano a presentare vissuti di scarsa stima di sé, rischiando di cadere in uno stato depressivo più grave dove, a causa del lutto, lo sguardo verso il mondo diventa vuoto e il proprio quotidiano viene privato di stimoli vitali.

La Complessa Tela delle Cause: Mediche e Psicosociali della Poliabortività

La poliabortività, o Recurrent Pregnancy Loss (RPL), si riferisce alla perdita di più di una gravidanza. Nonostante non vi sia ancora unanimità sulla definizione, con alcuni studiosi che considerano necessaria la presenza di almeno tre aborti spontanei consecutivi, il termine indica generalmente il verificarsi di due o più aborti spontanei, di solito consecutivi. La difficoltà nella definizione di questo fenomeno è una delle principali problematiche, specialmente quando lo si vuole stimare.

Le cause della poliabortività sono multifattoriali e possono essere sia di natura medica che psicosociale. Tuttavia, in circa il 75% dei casi, non si riescono ad individuare le cause certe, e nel 50% dei casi di aborto ricorrente l’eziologia rimane inspiegata. Questa inspiegabilità aggiunge un ulteriore livello di complessità al già difficile percorso emotivo delle coppie.

Tra le cause mediche identificate, emergono:

  • Fattori genetici: In circa il 3-6% dei casi di aborto ricorrente è evidenziabile un’anomalia cromosomica in uno dei due genitori. Inoltre, indagini sul cariotipo dei feti abortiti spontaneamente hanno rivelato che nel 60% dei casi vi è un assetto cromosomico aneuploide.
  • Disfunzioni immunitarie: Durante le prime settimane gestazionali, la comunicazione immunologica tra madre e feto risulta fondamentale (Li, Zheng, Zhao, Xu & Wang, 2021). Alcune disfunzioni immunitarie sono emerse come responsabili. Alcune donne con aborto ricorrente presentano autoanticorpi anticardiolipina (i più coinvolti nel determinare l'aborto) o altri autoanticorpi come gli anti-nucleo, anti-tiroide, anti-muscolo liscio e anti-mitocondriali (30-40% dei casi). Molto spesso, questi anticorpi più che essere la diretta causa dell’aborto, possono essere la spia di un problema del sistema immunitario che potrebbe promuovere il “rigetto” del prodotto del concepimento. A volte è necessario un trattamento anti-trombotico in caso di malattia idiopatica (ovvero senza causa apparente).
  • Anomalie anatomiche dell'utero: Nel 10-14% dei casi, le donne presentano un’anomalia anatomica dell’utero, incluse malformazioni uterine congenite e acquisite e patologie dell’utero come endometrite cronica e adenomiosi (European Society of Human Reproduction and Embryology, ESHRE, 2022).
  • Fattori endocrinologici: Patologie endocrine come diabete o ipotiroidismo, inclusa la tiroidite di Hashimoto (Barba, 2022), sono state collegate. Si è osservato che le probabilità aumentano quando vi è presenza di una condizione di ipotiroidismo (Ruggeri & Giuffrida, 2021).
  • Deficit vitaminici: Il deficit vitaminico, soprattutto di vitamina D, può essere anch’esso una causa (Centanni & Cellini, 2014). La carenza di quest’ultima è negativamente correlata con i livelli di anticorpi antifosfolipidi, che causano la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, potenzialmente responsabile di trombosi e aborti ricorrenti (Du et al., 2024; Reddel & Krilis, 1999).
  • Altre condizioni: La celiachia non adeguatamente trattata (Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, 2023) può anche contribuire. Le donne con perdite fetali ricorrenti spesso presentano anomalie nei valori ematici del TSH, del livello di prolattina e di glucosio.

Per quanto riguarda i fattori psicosociali, l'avanzare dell'età della donna (Magnus et al., 2019) sembrerebbe essere più impattante. Inoltre, sono stati evidenziati il fumo di sigaretta (Turesheva et al., 2023) e l’utilizzo di alcol e sostanze stupefacenti in gravidanza. Alti livelli di stress, registrati prima o durante la gravidanza, possono incidere sul corretto funzionamento di diverse funzioni corporee (Qu et al., 2017).

Cause mediche e psicosociali della poliabortività

L'Uomo nella Perdita: Un Dolore Spesso Ignorato

Sebbene la maggior parte della ricerca si concentri sul partner che porta avanti la gravidanza, la poliabortività è una condizione che colpisce entrambi i partner. Se già il dolore della donna viene a fatica accettato e legittimato, quello dell’uomo viene spesso del tutto ignorato. In un contesto culturale in cui vi sono alcune aspettative sociali legate alle modalità di espressione della sofferenza maschile, può accadere che un uomo fatichi ad esternare le sue difficoltà psicoemotive collegate a una perdita perinatale (Gandino et al., 2018). Spesso ci si aspetta che il partner non partoriente svolga un ruolo "forte" e di supporto, mentre il genitore che partorisce si riprende fisicamente e mentalmente. Il loro dolore, il trauma e la salute mentale vengono trascurati, insieme allo stigma che gli uomini non dovrebbero mostrare le proprie emozioni.

Eppure, anche l'uomo, che già iniziava a rappresentarsi padre e fantasticava sulla vita futura in tre, può stare male, sentirsi smarrito e perso di fronte ad un evento non controllabile né tanto meno evitabile come un aborto spontaneo (Martin et al., 2004; Puddifoot & Jhonson, 1999; Daly et al., 1996). I principali vissuti riscontrati in letteratura sono tristezza, impotenza, ansia, depressione, rabbia, senso di colpa, solitudine e preoccupazione. Sebbene gli uomini tendano ad avere esperienze meno intense di esiti psicologici negativi, sono più propensi ad adottare comportamenti come un aumento del consumo di alcol.

È importante sottolineare che entrambi i membri della coppia hanno il diritto di stare male in seguito ad una perdita del genere e, nel caso in cui la sofferenza fosse troppa, non fosse gestibile o durasse per troppo tempo, a chiedere aiuto e sostegno. Dolori non condivisi e metabolizzati, altrimenti, possono anche portare a difficoltà all’interno della coppia stessa, a fratture e distanze insormontabili, come a voler cercare un colpevole in un accaduto la cui responsabilità non è imputabile a nessuno o come a volere dall’altro una comprensione magica e totale in momenti in cui forse non c’è proprio nulla di chiaro.

La Coppia e la Fragilità del Legame

La poliabortività può comportare anche il manifestarsi di alcune problematiche sul piano di coppia; infatti, sembrerebbe essere intaccata principalmente la sfera sessuale, la comunicazione e il rapporto di coppia in generale. Le donne, in genere, confermano un minor desiderio e una minor soddisfazione quando il rapporto avviene; mentre gli uomini mostrano meno problemi per quanto riguarda questa sfera e risentono maggiormente del peggioramento dell'attività sessuale di coppia. Per quanto riguarda la comunicazione, invece, sono le donne a risentire di una peggior comunicazione di coppia (Serrano & Lima, 2006).

Nel post-perdita possono insorgere differenze di genere nell’affrontare l’aborto e sorgere incomprensioni. Può emergere una fatica nel comprendere la reazione dell’altro, in quanto differente dalla propria. Ciò condurrebbe successivamente a un aumento dello stress psicologico, che può sfociare in psicopatologia e circolarmente andarsi a riversare sulla relazione (Kagami et al., 2012). A volte, nel tentativo di non dover affrontare ciò che un aborto comporta, la coppia può provare a buttarsi in modo repentino nella ricerca di una nuova gravidanza, ma, per quanto non sembrino esserci controindicazioni a livello fisico, a livello cognitivo ed emotivo potrebbero esserci implicazioni significative, proprio a causa della mancata elaborazione della perdita appena subita.

Il dolore porta così ad una ruminazione continua nel tentativo di elaborare le emozioni e i ricordi connessi all’aborto subito. Per quanto alcuni studi evidenzino come la ruminazione possa portare al superamento del dolore in seguito all’evento (Freedle et al., 2021), alcune donne, in particolar modo, possono arrivare ad esperire una ruminazione intrusiva, analoga a quella del Disturbo Post-Traumatico da Stress così come descritto nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), come a voler riempire quel vuoto incolmabile che sentono dentro di loro.

Il Percorso di Supporto: Oltre il Silenzio e l'Isolamento

Affrontare l'impatto psicologico di uno o più aborti richiede un approccio multifattoriale e un sostegno adeguato, che tenga conto della complessità delle emozioni e delle circostanze individuali. Una delle forme più comuni e ben accettate di trattamento per le conseguenze psicologiche di aborti ricorrenti interni, spontanei, volontari o terapeutici è la terapia cognitivo-comportamentale.

Il primo consiglio riguarda certamente la possibilità di concedervi qualunque tipo di emozione, senza vergogna e senza giudizio. È importante poter riconoscere la tua fatica emotiva come normale reazione a un evento di vita improvviso e molto intenso dal punto di vista psicologico, che interrompe un progetto di coppia oltre che individuale. Il lutto deve avere modo di essere elaborato con i giusti tempi e con i giusti mezzi.

Un aiuto professionale, possibilmente specializzato sul tema della perinatalità, è fondamentale per trovare uno spazio sicuro in cui portare la tua esperienza, riconoscere e dare valore alle tue emozioni e prenderti il tempo adeguato per poterle rielaborare. Il percorso di supporto psicologico o psicoterapia può essere individuale e/o di coppia. È auspicabile che ogni donna che ha vissuto un’interruzione di gravidanza possa avere il giusto supporto psicologico, sia per accettare la sofferenza che per colmare l’immenso senso di vuoto che quell’evento ha prodotto. Prendi in considerazione che potrebbe essere necessario un supporto farmacologico, qualora le emozioni provate siano estremamente dolorose e intense e condizionino in maniera significativa la tua vita, nei vari ambiti. La consulenza psicologica è uno strumento importante, sia prima che dopo un’interruzione di gravidanza, per lavorare sulla consapevolezza delle conseguenze delle varie scelte e per ottenere un miglior esito psicologico.

Quando una donna si presenta da uno psicologo nel momento in cui deve prendere una decisione, deve sentirsi supportata in ognuna delle sue scelte. È importante accompagnare la donna nell'elaborazione del lutto e indagare pensieri disfunzionali relativi a questo evento. Per elaborare la perdita è anche importante accettare l’esperienza vissuta e accogliere la sofferenza che ne consegue.

Mind the Gap | Una realtà da non distruggere: parliamo di aborto

Nel momento in cui si riconosce l’aborto come una qualunque altra perdita di una persona cara, si può più facilmente elaborare il lutto. Spesso anche la partecipazione a dei gruppi di supporto sostiene e dà il giusto supporto per elaborare la perdita. Il gruppo veicola significati ed emozioni importanti per raggiungere questo obiettivo. In questi percorsi, si può lavorare per elaborare il lutto e il trauma, dando "un senso" a quanto si sta vivendo per evitare che diventi qualcosa che possa impattare in maniera eccessivamente negativa sul futuro. Si può imparare come sentirsi più sicuri nell’affrontare il mondo esterno e nel rispondere alle frasi fatte degli altri, senza che questo provochi eccessiva sofferenza.

Per chi sta affrontando la poliabortività, risulta opportuno offrire un supporto psicologico alle coppie. In letteratura è ricorrente il concetto di tender loving care (TLC), ovvero cura tenera e amorevole, un'assistenza che promuove maggior supporto emotivo e monitoraggio per i casi di poliabortività. La Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE, 2022) ha stilato delle linee guida da seguire per il trattamento di coppie con poliabortività, che possono essere un utile riferimento. Queste prevedono: il riconoscimento dell’unicità della persona e della storia, concedere il giusto tempo, offrire un buon ascolto, il rispetto di entrambi i membri della coppia e della gravidanza persa, utilizzare un linguaggio che sia chiaro, spiegare le cose sinceramente ma al tempo stesso mostrare empatia e comprensione, e infine seguire opportunamente la coppia durante la gravidanza successiva. È importante, quindi, ascoltare le coppie per comprendere ciò di cui hanno bisogno e che venga riconosciuto il loro dolore e ogni loro perdita. Koert e colleghi (2019) sottolineano la necessità di un supporto psicologico soprattutto nelle fasi più delicate, quali il periodo seguente l'aborto, il concepimento e la gravidanza successiva. Inoltre, gioverebbe aumentare la formazione degli operatori sanitari coinvolti a saper trattare con le coppie con poliabortività con modalità maggiormente empatiche e accoglienti (Koert et al., 2019; Bilardi & Temple-Smith, 2023). Le coppie richiedevano anche di imparare a sviluppare strategie di coping maggiormente adattive, legate chiaramente a questa situazione.

Un altro aspetto del supporto è l'apprendimento di tecniche di rilassamento per imparare a rilassarsi e a pensare positivamente, imparare tecniche di respirazione o eliminare pensieri negativi ricorrenti e sostituirli con immagini gradevoli e rilassanti. È importante anche imparare a ridurre l’ansia, quando una persona non sa come reagire davanti a una situazione o si chiede se avrà fatto la scelta giusta.

Rappresentazione del supporto di coppia e professionale

Gravidanze Successive: Speranza e Sfide

Il percorso dopo la perdita di una gravidanza è spesso caratterizzato da un forte desiderio di concepimento e dall'ambizione di realizzare il proprio sogno di genitorialità. Tuttavia, questo periodo può essere intriso di speranza e, allo stesso tempo, di nuove ansie e paure.

Secondo alcune ricerche, nelle donne con aborti spontanei consecutivi da cause imprecisate e in quelle con malattia idiopatica, è presente comunque un tasso di natalità del 75% alla gravidanza successiva. Inoltre, alcune indagini epidemiologiche hanno evidenziato come nel caso di due aborti spontanei consecutivi la probabilità di avere una gravidanza regolare a termine sia dell’80%, in caso di tre aborti è circa del 70%, in caso di 4 aborti è del 55% e in caso di 5 aborti è del 20%. Da studi epidemiologici si evidenzia che la casualità di due aborti consecutivi riguarda l’80% di queste donne, mentre quando si verificano tre aborti quelli dovuti al caso sono circa il 50%. La casualità riguarda il 20% in caso di quattro aborti e meno del 5% in caso di cinque o più aborti. Di conseguenza, è chiaro che sussiste una reale patologia solo nel caso di pazienti con 4-5 aborti consecutivi.

L'esperienza di perdere un figlio, però, segna in modo radicale la percezione della realtà. Niente è più lo stesso. L'urgente necessità di fornire un supporto specialistico per la salute mentale a coloro che vivono questa esperienza è sottolineata dall'impatto dell'ansia prenatale sugli esiti del parto, come parto pretermine, basso peso alla nascita e una circonferenza cranica ridotta. Questo supporto per la salute mentale è particolarmente importante nel primo trimestre, poiché depressione e ansia sono più elevate in questo periodo, quando il rischio di perdere la gravidanza è maggiore rispetto ai trimestri successivi.

È possibile che i genitori, quando aspettano un nuovo bambino dopo un aborto, si sentano in colpa, come se stessero dimenticando chi hanno perso. Il dover rimanere in equilibrio tra sentimenti di lutto e perdita da un lato ed emozioni di speranza e gioia dall’altro può essere complesso e confondere ulteriormente. Ad esempio, uno dei rischi potrebbe essere quello di non dare il giusto spazio al bambino in arrivo, non accogliendolo nella sua unicità, ma sostituendolo con quello morto, che viene idealizzato, e attribuendogli tutta una serie di aspettative di perfezione che non consentono di vivere e considerare il bambino per la persona che veramente è. Ogni bambino merita di essere ricordato, anche chi non è mai nato.

L'obiettivo finale è dare alla luce un bambino sano mentre contemporaneamente ci si prende cura della salute mentale di tutti i soggetti coinvolti, e questa non è una questione di scelta. In generale, dopo un aborto si fa vivo un gran desiderio di gravidanza.

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