La percezione della donna, una volta raggiunta una certa età, è stata tradizionalmente connotata da luoghi comuni che la consideravano meno attraente e spesso esclusa da ambiti legati alla bellezza, all'amore e alla sessualità. Questi stereotipi persistono tuttora in molte società. Tuttavia, l'avanzamento della medicina, della chirurgia estetica, della farmacologia, della cosmetologia, della sessuologia, unitamente al femminismo e all'evoluzione sociale, ha profondamente trasformato l'opinione, un tempo peggiorativa, sul corpo e sulla bellezza delle donne "vecchie". Questi progressi hanno dimostrato che le donne mature desiderano ancora amare e avere una vita intima piena e soddisfacente.

Rita El Khayat, con la sua analisi, spinge ancora più in là, presentando argomenti che rivoluzionano la vita delle donne "vecchie", offrendo loro la possibilità di rimanere belle e felici, sebbene l'idea di "felicità" sia intrinsecamente complessa e soggettiva. L'esperienza personale di molte donne testimonia questo cambiamento. Raggiungere i cinquant'anni, ad esempio, può arrivare quasi inavvertitamente. Da un lato, è una fortuna e un privilegio esserci arrivate, dall'altro, le domande esistenziali che hanno sempre accompagnato la vita iniziano a diventare più pressanti e ad acquisire un peso differente.
Affrontare i Pregiudizi e il "Doppio Standard dell'Invecchiamento"
Crescendo, a ognuno è chiesto di confrontarsi con la propria vita, i propri desideri e il proprio corpo. Per le donne, questo passaggio è spesso più impegnativo rispetto agli uomini, in quanto devono affrontare anche pregiudizi legati al sessismo con l'arrivo della maturità. La società patriarcale tende a confinare le donne mature in ruoli molto precisi e ristretti. Inoltre, quanto più una società è maschilista, tanto più i sentimenti di perdita di autostima, legati ai cambiamenti del corpo, si fanno presenti nelle donne mature.
Uno studio del 2016 dell'Università del North Carolina ha evidenziato come le donne mature sperimentino un senso di ingiustizia nella loro esperienza di invecchiamento. La ricerca dimostra che, oltre a vivere i propri cambiamenti fisici, le donne subiscono pressioni sociali esterne che mirano a conformare il loro aspetto a parametri di giovinezza. Susan Sontag, in un articolo del 1972, ha parlato di «doppio standard dell’invecchiamento» per descrivere le differenze di genere nell'affrontare l'età avanzata. Secondo la Sontag, invecchiare è un privilegio concesso agli uomini, che, invecchiando, acquisiscono esperienza, serietà e prestigio, a conferma della loro mascolinità. A parità di destino biologico, le donne sono invece stigmatizzate perché perdono apparentemente la propria femminilità, identificata con la giovinezza, la freschezza e la vulnerabilità.

Questo declino del valore sociale delle donne mature si manifesta principalmente attraverso la mancanza di rappresentazione dei loro corpi nella dimensione pubblica. Le donne sperimentano un senso d’invisibilità e irrilevanza, nonostante siano una parte attiva e fondante della società. Un esempio lampante è il pezzo di Angela Finocchiaro a «La TV delle ragazze», dove interpretava una signora che, soffiando sulle candeline della sua torta del sessantesimo compleanno, diventava improvvisamente invisibile. Nessuno la vedeva più al lavoro, in palestra, al supermercato, a cena con amici, sulla strada, e persino a letto con il proprio compagno.
Nel 2025 è vietato invecchiare (e mor1re)
L'Emergere di un Nuovo Protagonismo Femminile: Oltre l'Invisibilità
I saperi femministi ci hanno insegnato che per uscire dalle strette maglie delle società maschiliste e dall'incantesimo dell'invisibilità è necessario imparare a prendere parola e far sentire la propria voce. È fondamentale trovare modi per raccontare di sé, dei propri corpi e della propria visione del mondo, evitando che le narrazioni confino le donne mature a una dimensione marginale.
A questi spunti si ispira un'interessante iniziativa nata all'interno del festival cinematografico e teatrale «Festival Orlando», a cura dell'Associazione Immaginare Orlando. Questa associazione, attiva a Bergamo, promuove da anni una ricerca sui corpi, i posizionamenti e gli orientamenti affettivi che vanno oltre gli stereotipi. «Orlando», in collaborazione con «Festival Danza Estate», ha dato spazio negli anni a un laboratorio teatrale dedicato all'espressività di donne che hanno superato i sessant'anni.
Il Laboratorio «Over 60»: Un Corpo Collettivo e Politico
Questo laboratorio, che dura cinque mesi all'anno e confluisce in una performance finale all'interno del festival, si chiama «Over 60». Il progetto, nato nel 2010 dall'idea della danzatrice e coreografa Silvia Gribaudi, promuove attraverso la danza la scoperta del corpo, in movimento e mutamento, nelle sue molteplici forme espressive, attraverso un'interessante ricerca sui corpi e sulla performance in Italia e all'estero. A Bergamo esiste all'interno di «Orlando» dal 2017 e ha visto in cinque anni la partecipazione di più di una cinquantina di donne. Le prime due edizioni sono state condotte dalla stessa Silvia Gribaudi, mentre le successive sono state affidate all'organizzazione e al pensiero di Barbara Boiocchi, docente dell'Accademia Carrara ed esperta di improvvisazione della danza, e alla conduzione di Silvia Briozzo, attrice, formatrice e regista, che lavora da sempre sul teatro come forma di autentica espressione e inclusione.

Il laboratorio, come riportato nella sua presentazione, ha l'obiettivo di «promuovere la consapevolezza corporea come strumento di relazione e libertà, per decostruire stereotipi, mostrare la bellezza, la vulnerabilità, la diversità espressiva di un corpo adulto/maturo». Assistere alla performance finale di questo laboratorio è un'esperienza toccante, non solo per la bellezza della composizione scenica, ma anche per la forza e la potenza del gruppo di donne in scena.
Silvia Briozzo descrive il laboratorio «Over 60» come uno spazio di espressione artistica, nato prima con la danza e poi con il teatro, dove si lavora con una ventina di donne «over sessanta» sperimentando e indagando liberamente temi che le interessano. Ad esempio, un'edizione ha previsto quattro incontri monografici su artiste, pittrici, scultrici e fotografe. Le tematiche sono più un pretesto che il vero oggetto della ricerca, che resta principalmente la liberazione del corpo. La maggior parte delle donne che partecipano al laboratorio ha in realtà più di settant'anni.

Quando si pensa a signore di quest'età, si tende a immaginare che non abbiano più un corpo aitante e conforme, e che questo condizioni molto la loro vita. Ma, attraverso il laboratorio, si scopre che non è affatto così. Al contrario, queste signore possiedono una grandissima libertà espressiva e anche una notevole leggerezza nel lavorare con il corpo. È come se avessero superato una soglia e fossero intimamente più libere delle donne e degli uomini giovani. Mostrano una disponibilità, una curiosità, una predisposizione all'incontro e una capacità di mettersi in gioco straordinaria.
Questo spazio performativo collettivo è, quindi, un'occasione per sperimentare insieme con il corpo. Questo spazio teatrale performativo di condivisione è una sorta di zona di comfort, ma anche di rischio, di messa a nudo e di scoperta. È un luogo di ascolto reciproco e solidarietà, dove le donne si raccontano e si sostengono a vicenda. Non si assiste mai a situazioni di competizione o di predominio di una sull'altra. Il laboratorio diventa uno spazio in cui esserci pienamente insieme alle altre, uno spazio di autenticità.
Il viaggio teatrale collettivo si sviluppa con un'attenzione millimetrica alla persona. L'obiettivo nei laboratori è far emergere la bellezza di persone che altrimenti non sarebbero viste, dando visibilità all'invisibile. Si ritiene che sia possibile cancellare l'invisibilità solo attraverso una tensione verso l'autenticità. Bisogna fare in modo che le persone si sentano al centro di un processo dove tutto ciò che culturalmente le estromette sparisca. Il laboratorio si trasforma così in un luogo di svelamento della bellezza. Le signore che si possono vedere al mercato, in scena si trasformano in opere d'arte. Si cerca di metterle a loro agio il più possibile affinché possano sentire e gustare le sfumature di questo divenire, che diventa anche trasformazione dello sguardo su se stesse. La trasformazione avviene nella consapevolezza della differenza tra un gesto e un altro, tra un tempo e un altro, tra una parola detta o un'altra. Infine, questa trasformazione si fa corale e i corpi ne diventano uno solo: un corpo collettivo. Questo corpo collettivo può essere percepito anche come un corpo politico, liberatorio non solo per le partecipanti, ma anche per chi assiste. Rappresenta un manifesto di ciò che si potrebbe fare se si riuscisse a rendere i nostri corpi di donne un corpo politico unico con un peso forte nella dimensione pubblica. Le donne diventano un corpo unico, politico, capace di esprimere leggerezza, ma anche autorevolezza, consapevolezza di affermarsi senza vergogna. Questa libertà è in qualche forma contagiosa. La performance esito del laboratorio «Over 60» viene programmata all'interno delle attività del festival, e il lavoro di questo meraviglioso gruppo di donne offre un modo nuovo e potente di vivere la maturità.
La Maturità Femminile nella Cultura Popolare e nella Società Contemporanea
La serie «Grace and Frankie», creata da Marta Kauffman e Howard J. Morris per Netflix, offre un'interessante prospettiva sull'argomento. Le bravissime Jane Fonda e Lily Tomlin interpretano due donne ottantenni i cui rispettivi mariti, soci in affari da oltre vent'anni, fanno coming out e confessano di amarsi da anni, decidendo poi di sposarsi. La storia racconta in modo ironico come le due donne affrontino il cambiamento della separazione in tarda età, aiutandosi a vicenda e scoprendo una grande amicizia e vicinanza pur nella diversità dei loro caratteri. Jane Fonda, figura iconica dell'attivismo femminista, pacifista ed ecologista internazionale, è diventata anche un esempio di come la fase avanzata della vita possa essere per le donne un momento di assoluta vitalità e libertà. In uno dei suoi ultimi best seller, dal titolo «Prime time», Jane racconta che invecchiare non è decadere, è percorrere una scala ascendente che fa elevare lo spirito e che ci porta alla saggezza, alla completezza e all'autenticità. L'età non è una patologia, è un potenziale.

Nell'epoca attuale, l'età femminile è concepita diversamente rispetto al passato, e le donne, pur crescendo, mantengono il loro indiscusso fascino. Le quarantenni - e oltre - di oggi possiedono seduttività, intelligenza, capacità ironiche raffinate. Sono donne che fanno sorridere, danno sicurezza e rassicurazione. La donna matura è una meravigliosa pennellata di grazia e mistero, dove l'insieme crea un'armonia irresistibile. Non solo quarantenni, ma anche cinquantenni e oltre mostrano questa vitalità. Basta dare una sbirciatina ai social per rendersi conto come il mondo sia popolato da quarantenni e non solo che si mostrano con la loro grazia, il loro fascino e la loro capacità ironica di esserci nonostante l'età, creando scatti di vita vissuta che sembrano usciti da un rotocalco o un romanzo esistenziale.
A quaranta, cinquant'anni, la vita ha insegnato molte cose, così le insicurezze cadono, c'è un ruolo definito, le relazioni sono abbastanza consolidate, le ferite bruciano meno, la competizione scema a favore del dettaglio, quella piccola caratteristica che rende unica ogni donna. Si può sorridere senza pensare alle rughe. Oggi le donne a quaranta, cinquant'anni sono nel fiore della loro esistenza. Le ansie legate all'invecchiamento hanno lasciato spazio a consapevolezze più profonde, c'è una maturità più serena.
Inoltre, la scienza offre ritrovati sempre più all'avanguardia che aiutano a mantenere la freschezza senza creare maschere irriconoscibili con interventi estetici che trasformano, sfigurando, i volti. Agli uomini piace la donna matura. Molte donne non più giovanissime hanno un "baby fidanzato". Gli uomini le trovano sexy ma non superficiali, capaci di ascoltare, partecipi alla loro vita ma non assorbenti. Le donne mature danno al partner quelle sicurezze che una ventenne non offre. E c'è di più: la maturità arriva anche sotto le lenzuola. La donna matura è padrona del suo piacere e sa far vivere un intenso momento al suo partner.
Superare l'Ageismo e le Sue Implicazioni di Genere
Uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi decenni è l'emergere di una donna non solo sempre più libera da vincoli culturali, biologici, sociali e religiosi, ma anche sempre più capace di un incredibile protagonismo. Tuttavia, è importante riflettere su certi modelli di emancipazione femminile. Lorella Zanardo, autrice di «Il corpo delle donne», mette in discussione un modello di emancipazione che potrebbe non portare da nessuna parte: «Molte di noi, e io per prima, hanno creduto di aver coraggio a sufficienza per il fatto di aver sovvertito il sistema che ci voleva fuori dalle regole del gioco degli uomini, quelle sulle quali il mondo si organizzava. Alle leve del potere siamo arrivate pagando prezzi altissimi, che difficilmente si ha la generosità di denunciare. Perché è ora di dire che non era quella l’emancipazione che cercavamo. Non volevamo, per diventare visibili, e in un’ultima analisi per esistere, dover abdicare al femminile profondo, che significasse un figlio o semplicemente un modo di essere. Il modello maschile che abbiamo introiettato e che fa sì che ora ci guardiamo come pensiamo che ci guarderebbe un uomo, quel modello che rende una velina sicura di piacersi di più con un seno sproporzionatamente grande perché risponde a un presunto desiderio maschile che lei confonde con il proprio desiderio, quel modello dicevamo, è lo stesso che ci ha fatto aderire a un sistema di vita impostato su valori maschili, al quale ambivamo perché sembrava prometterci una meta incredibilmente attraente: esistere finalmente.»

Michela Murgia, nel suo effervescente «Ave Mary», invita tutti, ma forse di più le donne stesse, a non lasciarsi irretire troppo dal mondo dell'estetica e della cosmetica, a riconoscerne il salto qualitativo ma assolutamente ingannevole del suo linguaggio e del suo immaginario. «La cosmetica così intesa si rivela non tanto la scienza del bello, quanto quella dell’ordine da cui la bellezza discende: utilizzando il cosmetico la donna non doma le rughe, ma il caos universale. Sottrarsi alla religione della cosmetica significa rifiutarsi di impedire la deriva distruttiva dell’esistente, farsi colpevolmente complici della sua entropia. Ecco perché nell’arco di vent’anni si è passati dall’invito alla manutenzione esteriore per apparire più piacenti (questo preparato rende la pelle più morbida e levigata, piacevole al tatto, e simili) a quello più ambiguo della “cura”, che rimanda direttamente a un immaginario patologico. I preparati per il viso non sono più semplicemente nutrienti, ma rigeneranti, rimpolpanti, ristrutturanti, tensori.»
Don Armando Matteo, sacerdote e docente di Teologia fondamentale, cita Ashton Applewhite, giornalista e attivista americana che si batte contro l'ageismo: «Anche se invecchiamo in modi differenti e in tempi differenti, tutti ci svegliamo ogni giorno più vecchi. Invecchiare è difficile, ma per la maggioranza dei casi il passare del tempo ci porta benefici reali.» L'ageismo rinchiude le persone in categorie in base all'età, creando ingiustizie e ostacolando la solidarietà fra le diverse generazioni. Questo può manifestarsi con l'essere ignorati sul posto di lavoro, trattati con sufficienza dai familiari, insultati, o con il negare trattamenti clinici per via dell'età avanzata.

Gli stereotipi sono idee e conoscenze che condizionano il nostro modo di pensare con semplificazioni o generalizzazioni che annullano la variabilità individuale e le peculiarità dell'individuo. I pregiudizi sono i sentimenti che derivano da opinioni preconcette e, nel caso degli anziani, possono essere la pietà o la simpatia. L'ageismo di genere è doppiamente discriminante poiché alla componente dell'età anagrafica si somma la discriminazione legata al genere. Le donne che invecchiano lo fanno in modo diverso rispetto agli uomini. L'invecchiamento viene spesso considerato un periodo di declino del corpo. La costruzione negativa dell'invecchiamento considera questa età della vita come il tempo della perdita: la perdita della bellezza, dell'identità e del valore sociale.
Per valutare il fenomeno sociale ed esaminare i comportamenti e le difficoltà affrontate dalle donne con l'invecchiamento, può essere utile uno strumento come la mappa sinottica di Eurisko. Questa mappa posiziona diverse categorie di consumatori in 16 caselle. Per "caratteri morbidi o femminili" si intendono quelli legati a cultura, riflessione, affetti, emozioni, aspetto, moderazione, relazione con gli altri, ecc., mentre i "caratteri duri" sono quelli legati all'affermazione, al protagonismo, al successo, all'azione, ecc. La denominazione femminile e maschile non si identifica con il genere ma con tratti e comportamenti che, se associati, evidenziano migliori o peggiori condizioni di vita sociale.
Nel corso della loro esistenza, le donne sopportano il peso di molteplici forme di discriminazioni, e l'accumulo di svantaggi derivanti da sessismo e ageismo porta a situazioni di marginalità e difficoltà. Quando le donne hanno un lavoro, le loro retribuzioni sono inferiori rispetto a quelle degli uomini a parità di mansione. Con l'avanzare dell'età, le donne incontrano sempre maggiore difficoltà a essere occupate. Secondo il Pension Adequacy Report 2018 della Commissione Europea, il divario pensionistico fra donne e uomini si aggira intorno al 38%, esponendo le donne a maggiori rischi di povertà ed esclusione sociale in età avanzata. Con l'ulteriore avanzamento dell'età, nella fascia oltre i 75 anni, la situazione si complica ulteriormente. In Italia, secondo le statistiche Istat del 2020, vi sono oltre 7 milioni di anziani e le donne rappresentano il 60%. Quasi la metà delle donne anziane (49,2%) di oltre 75 anni vive da sola e con una salute più cagionevole.

Come si è visto, le differenze di genere accompagnano le donne per tutta la loro vita con inevitabili ripercussioni sulla salute: sono a rischio di isolamento sociale, vivono per lo più sole e possono essere colpite da povertà in età avanzata. Nonostante abbiano una sopravvivenza maggiore, la qualità della loro vita e l'aspettativa di vita in buona salute (cioè vivere senza disabilità) è minore. Alla base di questo processo dovrebbe esserci anche un patto sociale basato sull'idea che in futuro le nostre vite saranno più lunghe e che dovranno essere vissute meglio. Questi interventi potranno avviare un cambiamento positivo nella vita di molte persone, dagli anziani di oggi ai giovani che saranno gli anziani di domani, affinché tutti possano vivere in modo adeguato le loro età.
Nel 2025 è vietato invecchiare (e mor1re)
Come ha detto Simone de Beauvoir, «La vecchiaia denuncia il fallimento della nostra civiltà. La società non si cura dell’individuo che nella misura in cui esso renda. Quando si sia compreso qual è la condizione dei vecchi, non ci si può accontentare di esigere una politica della vecchiaia più generosa, un aumento delle pensioni, alloggi sani, divertimenti organizzati.» L'obiettivo è diventare liberi, radicali, cambiare vita, lontani da pregiudizi e stereotipi (dentro e fuori di noi) per far sì che in ogni fase della nostra vita, dall'infanzia alla vecchiaia, ogni attimo possa essere vissuto con fierezza e serenità, supportato da scelte sociali e da una rete intergenerazionale da tessere insieme. Il bello dell’età è un manifesto contro l’ageismo. Come affermano Cuddy AJ e Fiske ST in "Doddering but dear: process, content, and function in stereotyping of older persons" e Jyrkinen M in "Women managers, careers and gendered ageism", è fondamentale comprendere e combattere i meccanismi che portano alla discriminazione basata sull'età e sul genere. Allo stesso modo, Krekula C, Nikander P e Wilińska M in "Multiple marginalizations based on age: gendered ageism and beyond" e Cameron E et al. in "The female aging body: A systematic review of female perspectives on aging, health, and body image" evidenziano le molteplici marginalizzazioni e le prospettive femminili sull'invecchiamento e l'immagine corporea.

Un romanzo che trasforma il sesso in educazione sentimentale, come quello che narra la storia di András, cresciuto in un monastero e poi diventato interprete, mediatore e ruffiano in un campo americano, dove riceve la prima lezione in materia d’amore da una bellissima contessa quarantenne, e dopo di lei tante altre donne, tutte rigorosamente più che trentenni, perché l’innocenza è la forma gentile dell’ignoranza e non particolarmente affascinante, suggerisce un approccio alla sessualità e alla relazione che valorizza l'esperienza e la maturità, ribaltando l'idea che solo la giovinezza sia desiderabile.