Violenza sulle donne in gravidanza: impatti, dinamiche e percorsi di tutela

La maternità è universalmente riconosciuta come un momento fondamentale nella vita di una donna, un passaggio che prelude a profondi cambiamenti non solo sul piano pratico, ma anche a livello mentale e psicologico. Ci si prepara ad assumere un nuovo ruolo, arricchendo la propria esistenza con un ventaglio di emozioni inedite. Tuttavia, questa fase di estrema delicatezza può essere oscurata da ombre profonde. È necessario affrontare, con la dovuta serietà, il fenomeno della violenza ostetrica e della violenza domestica in gravidanza: realtà sommerse, ma che incidono pesantemente sul benessere della madre e del nascituro.

rappresentazione simbolica del supporto alla maternità e della protezione della vita

La violenza ostetrica: definizioni e confini

Quando parliamo di violenza ostetrica, facciamo riferimento a un "termine ombrello" che comprende diversi tipi di comportamenti ostetrico-ginecologici messi in atto durante il parto dal personale ospedaliero. Tali azioni possono essere definite come un abuso nei confronti della futura mamma e del bambino. Dal 2019, questi comportamenti vengono classificati come violenza di genere; si tratta di una forma particolare, talvolta meno esplicita, ma percepita dalla vittima come profondamente violenta, capace di generare traumi duraturi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) condanna fermamente questi abusi, considerando la condizione di vulnerabilità estrema in cui versa la donna che si appresta a partorire, affidando il proprio futuro e quello del nascituro alle cure dei medici e del personale infermieristico. Tra le pratiche che possono configurare violenza ostetrica, rientrano:

  • La mancata effettuazione dell’anestesia durante procedure dolorose, frutto di una carente valutazione dello stato di benessere della donna.
  • Manovre eseguite senza il consenso esplicito, come palpazioni vaginali invasive o pressioni sul fondo dell’utero (manovra di Kristeller), quest’ultima sconsigliata dall'OMS.
  • L’episiotomia, un’incisione praticata durante la fase finale del parto, effettuata in più della metà dei casi spesso senza che la donna abbia firmato un consenso informato.

Oltre a questi interventi strettamente clinici, esistono forme più sottili di violenza, come comportamenti sessisti durante le visite, la mancanza di rispetto per la privacy, la negligenza che porta la donna a sentirsi abbandonata, e l’omissione di informazioni necessarie alla consapevolezza della partoriente.

infografica sui diritti delle donne in sala parto e consenso informato

Conseguenze psicologiche e impatto sul vissuto materno

Le ripercussioni di un'esperienza traumatica durante il parto sono molteplici. Molte donne possono sviluppare una vera e propria fobia del parto, o tocofobia, che compromette il benessere in future gravidanze. A ciò si aggiungono emozioni negative e colpevolizzanti, nate dall'idea di non aver saputo proteggere se stesse o il piccolo. Tra le conseguenze psicologiche post-parto più comuni si riscontrano:

  • Aumento della probabilità di insorgenza della depressione post-partum.
  • Disturbi d'ansia e attacchi di panico.
  • Aggravamento di condizioni pregresse, come disturbi del comportamento alimentare o disturbo ossessivo-compulsivo.
  • Disturbo post-traumatico da stress, caratterizzato da flashback e incubi.

In Italia, l'Osservatorio sulla Violenza Ostetrica (OVOItalia) ha evidenziato dati allarmanti: circa il 20% delle donne dichiara di aver subito violenza ostetrica, e quasi il 40% riporta un'esperienza lesiva della propria dignità.

Il quadro normativo e la necessità di tutela

Attualmente, in Italia non esiste una legge specifica che sanzioni penalmente la violenza ostetrica come fattispecie autonoma, sebbene siano state depositate proposte di legge (come quella del Deputato Zaccagnini) volte a tutelare i diritti della partoriente. Guardando all'estero, diversi Paesi hanno già intrapreso strade virtuose: l'Argentina con la "Legge dei Diritti del Paziente", il Venezuela con la "Legge organica sul diritto delle donne a una vita libera da violenza" e la Francia con il diritto all'accompagnamento durante il parto. Il Parlamento europeo, nel 2021, ha approvato un testo sulla salute sessuale e riproduttiva, sottolineando come la mancanza di dati e la discriminazione portino a disparità nell'accesso ai servizi.

24 ore in sala parto USA

Violenza domestica in gravidanza: un fenomeno sommerso

È un errore comune credere che la gravidanza sia un fattore protettivo contro la violenza. I dati forniti dai ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) smentiscono questa visione: la violenza domestica durante la gestazione non è solo possibile, ma è un fenomeno grave e sottostimato. Circa il 10% delle donne in Italia subisce violenze dal partner durante la gravidanza e, per il 6% delle vittime, l'abuso inizia proprio in questo periodo.

Il partner violento, approfittando della vulnerabilità della donna, può attuare un controllo coercitivo, decidendo modalità di parto, assunzione di farmaci o isolando la donna dai propri affetti. Questo potere si estende alla fase del post-partum, dove la donna, intenta a proteggere il neonato, si trova in una posizione di estrema debolezza. Le conseguenze non riguardano solo la madre, ma anche il feto: traumi fisici e psicologici subiti in gravidanza possono portare a nascite premature, basso peso alla nascita e, in casi estremi, influenzare negativamente lo sviluppo emotivo del bambino, aumentando la probabilità di disturbi traumatici nei primi anni di vita.

Strategie di prevenzione e supporto professionale

La prevenzione gioca un ruolo cruciale. I corsi preparto rappresentano un primo step essenziale per promuovere la consapevolezza, offrire uno spazio di ascolto e fornire strumenti per difendere i propri diritti. La rete sociale - che include partner, famiglia e amici - deve essere sensibilizzata a sostenere la donna, ma è altrettanto fondamentale il ruolo del personale sanitario. Le ostetriche, lavorando a stretto contatto con le gravide, sono in una posizione privilegiata per intercettare segni di maltrattamento.

Se le ansie legate al parto o le situazioni di violenza domestica diventano insostenibili, è necessario rivolgersi a professionisti della salute mentale. Un percorso psicologico protetto permette alla donna di elaborare il trauma e rafforzare la propria capacità decisionale. Gli interventi precoci non proteggono solo la salute della madre, ma costituiscono una forma di difesa attiva per il benessere futuro del nascituro.

schema del sistema di supporto alla maternità e dei centri antiviolenza

Verso un'integrazione dei servizi: il ruolo dell'innovazione digitale

Nella prospettiva di una gestione più efficiente delle informazioni e dell'accesso ai servizi di supporto, progetti come MyPortal, sviluppato dalla Regione Veneto, rappresentano un esempio di come l'innovazione digitale possa semplificare l'interazione tra cittadine e Pubblica Amministrazione. Sebbene focalizzato sulla gestione burocratica e sui servizi online, un'architettura modulare e flessibile come quella di MyPortal dimostra come l'integrazione di punti di accesso unici possa migliorare l'accessibilità a informazioni e documenti.

L'adozione di piattaforme digitali permette una maggiore trasparenza e partecipazione, riducendo le barriere che spesso ostacolano le donne nel reperire le risorse necessarie per tutelarsi. In un'ottica di potenziamento del welfare, la digitalizzazione può facilitare la prenotazione di visite, l'accesso a consultori e la messa in rete di servizi di supporto psicologico, rendendo il percorso di maternità non solo più consapevole, ma anche supportato da una struttura pubblica moderna, attenta alla dignità e alle specifiche esigenze di ogni cittadina. La sfida futura risiede nel rendere tali strumenti tecnologici un ponte diretto verso la protezione dei diritti delle donne, trasformando l'accesso ai servizi in un atto di cura e rispetto verso l'integrità della persona.

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