La condizione delle donne in Etiopia rappresenta uno dei temi più complessi e significativi del Corno d’Africa. In un Paese che conta circa 120 milioni di abitanti, di cui 29 milioni vivono sotto la soglia di povertà, la salute materna e riproduttiva si intreccia indissolubilmente con la struttura socio-economica, le tradizioni culturali e le ferite aperte dai conflitti armati. La maternità, intesa non solo come evento biologico ma come pilastro della vita comunitaria, è oggi al centro di un processo di profondo cambiamento, sostenuto da organizzazioni internazionali e dal coraggio delle donne etiopi.

Il potenziamento delle infrastrutture sanitarie: il caso del St. Luke Hospital
Nel cuore della regione del South-West Shoa, si continuano a fare passi avanti decisivi per la salute di mamme e bambini. Il progetto “Maternità sicura: sostegno all’assistenza materna e neonatale” è nato con un obiettivo chiaro: trasformare l’attesa del parto in un momento di gioia e sicurezza, riducendo le barriere che troppo spesso mettono a rischio le vite più fragili. Grazie alla preziosa collaborazione tra Medici con l’Africa Cuamm, Polish Medical Mission e il Ministero degli Esteri polacco, sono stati potenziati i servizi di ostetricia e neonatologia dell’Ospedale cattolico St. Luke.
Il cuore pulsante dell’intervento è stata la ristrutturazione completa della sala parto e del reparto maternità del St. Luke Hospital, che ha reso questi spazi molto più funzionali e anche esteticamente belli. L’inaugurazione del reparto maternità completamente ristrutturato è stata una pietra miliare decisiva, un importante passo avanti per garantire servizi al parto più sicuri, di qualità superiore e più dignitosi. Il nuovo reparto offre ora un ambiente più sicuro, efficiente e rispettoso per le madri e i neonati, migliorando al contempo le condizioni di lavoro per gli operatori sanitari.
L’impatto del progetto si misura soprattutto nei pazienti assistiti che tornano a casa. Grazie al potenziamento della Terapia Intensiva Neonatale (NICU), 600 neonati in condizioni critiche hanno ricevuto cure salvavita, permettendo di raggiungere un tasso di mortalità neonatale compreso tra il 3,6% e il 4%, un dato straordinario se confrontato con le medie nazionali. Consapevoli che non può esserci assistenza senza risorse di base, un’attenzione particolare è stata dedicata all’energia pulita attraverso l’installazione e la riparazione di sistemi a pannelli solari in quattro centri sanitari rurali, assicurando la continuità di elettricità e acqua per le sale parto periferiche. Il cambiamento diventa sostenibile solo attraverso le persone. Per questo, la formazione specialistica del personale sanitario è stata una priorità assoluta, portando a un incremento del 45% nelle competenze cliniche per la gestione delle complicazioni del parto. Infine, per assicurare che nessuna emergenza rimanesse isolata, il supporto alla manutenzione delle ambulanze ha reso possibile il trasferimento sicuro di 633 pazienti critici, di cui la metà donne incinte con complicazioni.
L'impatto dei conflitti sulla salute riproduttiva: la crisi nel Tigray
La situazione sanitaria subisce una drammatica battuta d'arresto quando si scontra con la violenza bellica. Il conflitto nel Tigray, in Etiopia, è iniziato nel novembre 2020 tra il governo dell'Etiopia e il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF), con il coinvolgimento delle forze militari eritree chiamate a sostenere le forze armate etiopi e di numerosi gruppi di milizie etno-regionali. In questo scenario, il corpo delle donne diventa un campo di battaglia.
“Faremo in modo che le donne del Tigray non possano avere figli”. Questo il messaggio scritto a mano su un foglio plastificato trovato nella cervice di una donna. Sopravvissuta a uno stupro nel Tigray orientale, in Etiopia, era andata in un centro sanitario per quei dolori addominali insopportabili e perdite vaginali maleodoranti. Durante il controllo con uno speculum, infatti, il personale medico si è trovato davanti all’incredibile: otto viti, detriti di qualunque tipo e quel pezzo di carta scritto a mano. Questa è una delle testimonianze raccolte nel nuovo rapporto You Will Never Be Able to Give Birth: Conflict-Related Sexual and Reproductive Violence in Ethiopia, pubblicato da Physicians for Human Rights (PHR) e dall’Organizzazione per la Giustizia e la Responsabilità nel Corno d’Africa (OJAH).
La ricerca ha analizzato 515 cartelle cliniche, oltre a fare più di 600 sondaggi con operatori sanitari e interviste approfondite con leader di comunità, infermieri, medici e psichiatri. Abbiamo curato le donne che sono state stuprate davanti alle loro famiglie - dice un operatore sanitario del Tigray che ha partecipato al rapporto. Sono arrivati molto traumatizzati psicologicamente. Le testimonianze raccolte sono di una brutalità disumana. Un coordinatore della salute riproduttiva del Tigray ha raccontato di una donna costretta ad avere rapporti sessuali con il cadavere del marito ucciso. Il messaggio degli autori è chiaro: quando i responsabili non vengono puniti, la violenza diventa normalità, le vittime vengono ridotte al silenzio e la pace resta fragile. La vera giustizia non è solo incarcerare i colpevoli - conclude un operatore sanitario del Tigray - significa riconciliazione, riabilitazione, ricostruzione. Nessuno si sta muovendo in quella direzione.
La sfida tra donne e uomini [Esperimento sulla disuguaglianza]
Empowerment femminile e lotta ai tabù: la testimonianza di Amarech
Al di fuori delle aree di conflitto, la sfida principale rimane quella culturale. Secondo la sede regionale africana dell’Organizzazione Mondiale della Salute, le interruzioni dei servizi sanitari essenziali dovute alla pandemia di COVID-19 hanno avuto un pesante impatto sulla salute delle ragazze e delle donne. Il 40% dei Paesi africani riporta interruzioni dei servizi sanitari sessuali, riproduttivi, materni, neonatali, infantili e adolescenziali.
In questo contesto emerge la figura di Amarech, una donna della zona rurale di Walaita. La sua storia di mamma di sette figli diventa un racconto corale di una battaglia per affermare i diritti e “lo spazio vitale” delle donne etiopi. La donna si è scontrata con leader religiosi che vedono la pianificazione familiare come un atto contrario al volere di Dio. “Al quarto mese di gravidanza, incinta del mio quinto figlio, presi un medicinale senza prescrizione, per abortire”, racconta. “Vidi la morte in faccia. Salvarono me e mio figlio con un intervento d’urgenza. Solo allora scoprii i metodi contraccettivi. Nessuno me ne aveva mai parlato”. Nonostante le intimidazioni, Amarech dedica oggi la sua vita a sensibilizzare le donne della sua comunità, raccontando i rischi delle gravidanze precoci o troppo ravvicinate.
Il documentario “Amarech”, parte del progetto RESET Plus finanziato dall’Unione Europea, mostra quanto oggi le donne siano più attive nell'innescare processi di partecipazione. Dal 2018, un'alleanza composta da Amref Health Africa, CARE, Save the Children e We-Action, sta operando su questi temi in tre Regioni dell’Etiopia: Amara, Oromia, e la Regione delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud.
Donne, lavoro e partecipazione politica
Se è vero che l’80 per cento della popolazione vive in zone rurali e che l’accesso all'istruzione e alla sanità è complicato, nel Paese esistono anche energie femminili propulsive. Il Paese vanta una Presidente donna, Sahle-Uork Zeudé, e il 41 per cento dei membri del parlamento è di sesso femminile. Le responsabilità che le donne hanno nel governo non sono secondarie: parliamo, tra gli altri, del Ministero delle Donne e degli Affari Sociali, della Salute, della Pianificazione e Sviluppo.

Tuttavia, il divario tra le istituzioni e la realtà rurale rimane marcato. Bilen Mengistu Edo, 32 anni, Programme operational officer per Amref, sottolinea come spesso la società non incoraggi le donne, rendendo difficile acquisire fiducia nelle proprie capacità. In molti casi, la mancanza di impiego spinge le etiopi a migrare verso i Paesi del Golfo, dove finiscono spesso in uno stato di semi-schiavitù. Progetti come "Transforming socio-health problems into income opportunities to discourage irregular migration" cercano di invertire questa rotta, promuovendo la formazione professionale anche in settori tradizionalmente maschili, come l'idraulica. Aster Dosha, una delle poche donne in un corso per idraulici, dichiara: "Come mi sento a essere l'unica donna in un gruppo maschile? Contenta di dimostrare che posso fare quello che fanno loro. Perché per fare questo lavoro non serve solo forza fisica, ma abilità specifiche".
La salute sessuale: dai tabù alla consapevolezza
La salute sessuale e riproduttiva è uno dei pilastri principali di intervento di Amref in Etiopia. La prima cosa necessaria da considerare nella valutazione del rapporto tra i giovani e la salute sessuale, è la distinzione tra i giovani che vivono nelle aree urbane e quelli che vivono nelle zone rurali. Il sesso rimane un tema tabù, e questo divieto morale porta a una mancanza di consapevolezza. La parola “preservativo”, fino a poco tempo fa, si sentiva raramente, i giovani chiedevano “un calzino”.
Tuttavia, il cambiamento è in atto. Tramite la trasmissione di messaggi radio volti a sensibilizzare la comunità, sono state raggiunte più di 200.000 persone. Ogni trimestre, 84 centri sanitari vengono riforniti con contraccettivi. Una beneficiaria del progetto ha raccontato: “Dal momento in cui ho iniziato a fare parte di questo progetto, ho iniziato a comprendere molte cose, sono riuscita a trovare una posizione in casa e nella vita, a farla rispettare, e a sensibilizzare mio marito. Ora, se non mi va, gli dico semplicemente di no. Prima non era un’opzione”.
L'approccio manuale e umano: l'esperienza delle ostetriche
Oltre alla tecnologia, c'è un ritorno alle basi dell'assistenza ostetrica. Chiara Spolverato, un'ostetrica che ha operato a Wolisso con Medici con l’Africa Cuamm, descrive l'esperienza in Etiopia come un modo per tornare alle origini, sperimentando una gestione del travaglio meno supportata dalla tecnologia e più manuale. “Non c’era sempre un ginecologo disponibile, eppure il reparto funzionava con efficienza e il team di lavoro era composto da professionisti molto capaci, in un clima di grande armonia e collaborazione”.
La consegna del kit alle neo mamme da parte delle ostetriche locali rappresenta un’ulteriore occasione per fornire alle puerpere indicazioni dell'OMS riguardanti allattamento e igiene neonatale. In Etiopia, il tasso di mortalità perinatale materna e infantile è ancora alto, ma strategie basate sulla vicinanza umana e sulla formazione continua stanno permettendo alle donne di partorire in condizioni di maggiore sicurezza. L’esperienza in Etiopia insegna che la gravidanza e il parto sono fenomeni naturali e che, con il giusto supporto, i corpi della madre e del bambino possono affrontare questo percorso fondamentale nel modo più dignitoso possibile.