Oggi le madri possono scegliere il modo in cui il loro bambino viene al mondo, con varie opzioni di parto disponibili, tra cui parto assistito, parto non assistito e cesareo. A seconda delle condizioni mediche del bambino e della madre, è possibile scegliere una qualsiasi di queste. Tra le tecniche di parto naturale che stanno guadagnando riconoscimento tra le madri per il numero di benefici che offre, vi è il parto in acqua. Questa modalità prevede che la madre trascorra le fasi finali del travaglio o, in alcuni casi, partorisca direttamente in una vasca o vasca da parto, riempita di acqua calda per rendere l'esperienza più rilassata e confortevole. Il percorso di gravidanza di ogni donna è diverso, e il parto in acqua potrebbe non essere una buona opzione per tutte; parlarne con il medico è essenziale per prendere una decisione informata e accurata.

Il Parto in Acqua: Una Pratica in Evoluzione e la Sua Essenza
Con l’espressione “parto in acqua” si fa riferimento alla pratica di affrontare il travaglio e il parto immergendosi in una vasca piena di acqua calda. Questa procedura mira a offrire una transizione più delicata per il neonato, richiamando l’ambiente acquatico e protettivo dell’utero materno. Inoltre, si sfruttano le proprietà rilassanti e antidolorifiche dell’acqua calda per la madre durante il travaglio. Il parto in acqua è ancora considerato una forma alternativa e minoritaria di parto, sia in termini relativi che assoluti, ma ha conquistato una certa popolarità dal suo iniziale sviluppo.
Fin dall’antichità, l’acqua è stato riconosciuto come l’elemento in cui si origina la vita; è simbolo di fertilità e femminilità e, ancora oggi, viene scelto da numerose mamme per compiere il gesto più importante e significativo della loro vita: mettere al mondo il proprio bambino. L’essere umano ha riconosciuto nell’acqua l’origine della vita fin dai tempi antichi. È uno dei quattro elementi primordiali, nonché il supporto alla creazione, dalla Genesi alla mitologia Indù, al Corano, ed è il simbolo della femminilità, madre per eccellenza in quanto generatrice di vita.
Il travaglio e il parto in acqua vedono la loro diffusione nel mondo a partire dal 1980. Le radici di questa pratica risalgono agli anni ’60, quando Igor Charkovsky, ricercatore russo, intuì i benefici di questa pratica per madre e neonato, proponendo un approccio più naturale e meno doloroso per le partorienti. L’uso dell’acqua durante il travaglio e il parto si è diffuso grazie a queste prime esperienze. Negli anni Settanta, Michel Odent utilizzò una vasca con acqua calda per alleviare il dolore delle partorienti nel centro nascita di Pithiviers in Francia. Nello stesso decennio, il parto in acqua è arrivato anche in Italia, precisamente all’ospedale di Poggibonsi di Siena, con l’installazione della prima vasca per il parto naturale in acqua. Successivamente, nel 1996, l’ospedale di Vipiteno (BZ) introdusse la vasca per il parto naturale in acqua, assistendo al maggior numero di nascite in questa modalità in Italia fino alla sua chiusura avvenuta nel 2016. Molte ricerche europee hanno dimostrato che i tassi di mortalità perinatale di parto convenzionale e parto in acqua sono molto simili, rafforzando la fiducia in questa opzione.

Il Legame Profondo tra Acqua e Nascita: La Memoria Acquatica del Neonato
Il legame tra il parto in acqua e l’esperienza prenatale è significativo e si basa sull’ambiente acquatico in cui il bambino si sviluppa durante la gravidanza. Passiamo infatti nell’acqua i nostri primi nove mesi di vita. Il concepimento stesso avviene nel fluido acquoso di una tuba di Falloppio, e un viaggio nell’acqua, della durata di circa una settimana, ci porta dal luogo del concepimento verso l’utero. Qui ci annidiamo nella sua morbida parete che ci nutrirà: siamo circondati dai suoi fluidi e dal sangue materno, che ci sostenta. Passiamo il primo periodo della nostra esistenza fluttuando in un grande oceano senza tempo, all’interno del corpo che ci ha generato.
Durante la gestazione, il feto vive immerso nel liquido amniotico all’interno del corpo materno, circondato dai fluidi materni e dal sangue che lo nutrono. La continua carezza dell’acqua sulla pelle del feto, che è il primo organo di senso a svilupparsi, fornisce le primissime sensazioni tattili. La stimolazione delle terminazioni nervose da parte del caldo liquido amniotico aiuta a formare un primitivo senso dell’Io, definendo i limiti del proprio corpo rispetto a ciò che lo circonda. Di conseguenza, per il neonato, il breve passaggio attraverso l’acqua della vasca è considerato un elemento familiare che rende meno traumatico il primo impatto con la gravità, l’atmosfera, la luce e i rumori esterni. Questo rende il parto più dolce attraverso un elemento familiare come l’acqua, contribuendo a una transizione più graduale dalla vita intrauterina a quella extrauterina. Per il bambino, l’acqua calda rappresenta un ambiente del tutto simile al sacco amniotico, riducendo così lo stress della nascita, che è un vero e proprio trauma.
Come Avviene il Parto in Acqua: La Procedura Dettagliata
Il parto in acqua è una procedura proposta in strutture ospedaliere appositamente attrezzate, generalmente quando la fase attiva del travaglio è in corso. La donna che si sottopone al parto in acqua ha bisogno di un medico esperto o di un professionista autorizzato per monitorare il processo durante tutto il processo.
L’ambiente in cui avviene il parto in acqua è generalmente caldo (tra i 22° e i 24°C) e accogliente, con un numero limitato di persone presenti. Potrebbero essere utilizzati rivestimenti monouso per la vasca. È presente un monitor per rilevare il battito cardiaco fetale, adatto all’uso in acqua, e un termometro per controllare la temperatura della madre e dell’acqua. Le vasche per il parto devono essere sufficientemente larghe per permettere alla neomamma di muoversi liberamente. Le vasche dedicate al parto in acqua sono costruite con precise specifiche tecniche; le dimensioni di questa struttura devono consentire alla futura mamma di muoversi liberamente e di assumere le posizioni che preferisce. La profondità deve permettere di contenere almeno 70-80 centimetri di acqua. È fondamentale che il materiale utilizzato per la sua costruzione sia resistente e consenta una perfetta igienizzazione.
La temperatura dell’acqua viene idealmente scelta dalla partoriente, ma per la nascita è consigliata una temperatura intorno ai 36°-37°C e non è raccomandata una temperatura superiore ai 38°C. La temperatura dell'acqua all'interno della vasca è regolata attentamente: nelle fasi iniziali del travaglio si mantiene tra i 33 e i 37°C, aumentando a 37-37,5°C quando il momento della nascita è prossimo. Mantenere la temperatura al di sotto della temperatura materna è importante per prevenire l’ipertermia fetale. La temperatura della donna e dell’acqua dovrebbe essere monitorata ogni ora per garantire comfort ed evitare la piressia, la quale, secondo le linee guida NICE 2007, non dovrebbe essere superiore a 37.5°C per evitare il rischio di stress fetale. Le ultime raccomandazioni oscillano però tra 33°C e 37°C. L’acqua deve mantenere la stessa temperatura per tutta la durata del travaglio e del parto.
Il momento ideale per immergersi nell’acqua della vasca coincide con l’inizio della fase attiva del travaglio, cioè quando la partoriente presenta una dilatazione del collo dell’utero di almeno 3-5 centimetri, in presenza di contrazioni valide e regolari. Generalmente, si entra in acqua durante la fase di travaglio attivo per evitare un possibile effetto sedante e ritardante dell’acqua calda nella fase iniziale. La gestante ha libertà di posizione all’interno della vasca, consentendo movimenti naturali durante le contrazioni: può sedersi, distendersi, assumere posizioni semi-reclinabili o inginocchiarsi. L’acqua, grazie alla sua galleggiabilità, permette alla donna di muoversi più facilmente rispetto al lettino. Si incoraggiano posizioni semierette che lasciano il bacino libero, come appoggiata al bordo della vasca, a un pallone o a supporti impermeabili, o aggrappata a un telo annodato sopra la vasca (“liana”). La libertà di movimento può favorire la correzione di eventuali malposizioni fetali e facilitare la discesa del feto nel canale del parto.
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Durante l’immersione, il benessere materno e fetale viene monitorato costantemente. La frequenza cardiaca fetale può essere controllata a intervalli regolari o in continuo tramite un sistema senza fili resistente all’acqua. Il benessere del bimbo è monitorato grazie a strumenti senza fili che rilevano il battito fetale e che possono essere immersi nell’acqua senza limitare i movimenti della mamma. Vengono monitorate anche la temperatura dell’acqua (ogni 20 minuti), il colore dell’acqua, la temperatura corporea materna (ogni 2 ore) e la pressione sanguigna materna (ogni 4 ore). Si controlla il battito cardiaco fetale ogni 15 minuti per un minuto dopo la contrazione e si valutano i movimenti attivi fetali e i segni di progressione del travaglio. La donna non viene mai lasciata sola in vasca.
Per quanto riguarda il momento della nascita, durante la nascita, non vengono praticati stimoli tattili al disimpegno della testa del neonato, ovvero non si aiuta il bambino a uscire dall’acqua ma si asseconda la risalita naturale verso la superficie. Non c’è il rischio che possa aspirare dell’acqua, grazie al cosiddetto "diving reflex" del neonato. Una volta che la testa è emersa, non deve essere più immersa. Dopo la nascita, il neonato viene delicatamente portato in superficie e posto sull’addome materno, generalmente con il corpo immerso fino alle spalle per limitare la dispersione di calore, mentre la testa viene asciugata. Il primo respiro del bambino si avvia solo al primo contatto dei recettori facciali posti intorno al naso e alla bocca con l’aria. Fino a quel momento, l’apporto di ossigeno è garantito attraverso il cordone ombelicale.
Dopo la nascita, si favorisce il contatto pelle a pelle tra madre e neonato. Prima della nascita, nell’ambiente verranno predisposti teli caldi, lenzuolini per il neonato e teli stesi sul pavimento. In alcuni casi, se il medico lo ritiene opportuno, può essere somministrata ossitocina (generalmente per via endovenosa). Il cordone ombelicale viene clampato e tagliato, solitamente al minuto, e vengono eseguiti i prelievi necessari. La madre può essere invitata a uscire dalla vasca per l’espulsione della placenta e per il controllo dei genitali. Mamma e neonato vengono asciugati e coperti con panni caldi.
Il ricambio dell’acqua è essenziale affinché la vasca rimanga pulita, in quanto durante il travaglio e il parto possono verificarsi emissioni di liquidi come urine, feci, sangue e liquido amniotico. La vasca viene regolarmente svuotata e disinfettata dopo ogni utilizzo. L'eliminazione dei rifiuti fecali è molto semplice, perché la quantità di materia espulsa al momento del parto è minima e le operazioni igieniche richieste non sono complesse. La quantità di urina è generalmente piccola e si diluisce rapidamente nell’abbondante volume di liquido contenuto nella vasca, senza alcuna conseguenza per il neonato. In ultimo, dopo il parto è molto comune che l’acqua si tinga di rosso: basta infatti la perdita di una piccola quantità di sangue per colorare rapidamente tutto il liquido contenuto nella vasca. Svuotare la vasca se nell’acqua sono presenti liquido amniotico, sangue, urina o feci non è assolutamente necessario, perché il rischio di infezioni è minimo. A tal proposito va ricordato che la pelle e la vagina della madre sono sempre popolate di microrganismi, ospiti permanenti del suo corpo durante tutta la sua vita, che diventano patogeni o dannosi solo in determinate occasioni. Il feto riceve gli anticorpi della madre ed è quindi adattato ai suoi microrganismi.

I Molteplici Benefici del Parto in Acqua per la Madre
Durante il travaglio, l’immersione in acqua offre diversi benefici significativi per la madre. L'acqua ha di per sé un grande valore simbolico e si sposa molto bene con l’ostetricia per il suo grande potere di contenimento del dolore, di rilassamento, per la capacità di ispirare istintualità; il corpo in acqua è libero e leggero.
L'acqua calda riduce il dolore del travaglio, il quale non viene eliminato, ma la sua percezione è significativamente ridotta. L’immersione in acqua calda favorisce la produzione e il rilascio di endorfine, che sono inibitori naturali del dolore, promuovendo un maggiore rilassamento. In primis, l’acqua calda aiuta a rilassarsi e il galleggiamento riduce il peso corporeo, permettendo più libertà di movimento e posizioni più comode. Il calore dell'acqua riduce la secrezione di adrenalina, indotta dal dolore e dalla tensione emotiva associata al particolare evento che la donna si trova a vivere; se rimane a livelli elevati durante il travaglio, quest'ormone "irrigidisce" il collo dell'utero, rendendo necessarie più contrazioni per raggiungere la dilatazione completa. Il parto in acqua ha la capacità di stimolare anche il rilascio di endorfine, che consentono alla donna in travaglio di rilassarsi meglio tra una contrazione e l'altra. Inoltre, il clima caldo-umido dell’acqua riduce il tono catecolaminergico, contribuendo ulteriormente alla riduzione della percezione del dolore. Si sfrutta il fenomeno del gate control, per il controllo del dolore, ovvero: si riduce la sensazione dolorosa quando, insieme al dolore, si percepisce una sensazione tattile o termica. Molte donne testimoniano di sentire un sollievo, con l’acqua che culla, avvolge e protegge, rendendo le contrazioni più governabili. L’uso dell’acqua come metodo antidolorifico naturale può ridurre la richiesta di farmaci analgesici e dell’epidurale.
L’immersione in acqua calda permette il rilassamento della muscolatura della partoriente, soprattutto del pavimento pelvico. I muscoli si distendono, compreso il perineo, riducendo la necessità di ricorrere all’episiotomia e contribuendo a ridurre il rischio di lacerazioni della zona vagino-perineale al momento del parto. L’acqua riduce gli effetti della gravità e sostiene il peso del corpo della donna, rendendo i movimenti più facili e il bacino più mobile. Questa libertà di movimento può favorire la correzione di eventuali malposizioni fetali e facilitare la discesa del feto nel canale del parto. Il galleggiamento sostiene il peso della donna riducendo l’opposizione alla gravità. Tra i benefici del parto in acqua per la mamma c’è il fatto che l’immersione agevola la libertà di movimento.
L’immersione in acqua durante il primo stadio del travaglio può accorciare i tempi della dilatazione e del travaglio, grazie al rilassamento e alla maggiore efficacia delle contrazioni uterine derivante dalla riduzione della pressione addominale. Il collo dell'utero tende a dilatarsi più velocemente, rendendo la discesa del nascituro nel canale del parto più semplice e meno dolorosa. Nella fase prodromica prolungata, l’acqua rilassa e favorisce il recupero dell’energia soprattutto in donne molto tese e stanche; lo stesso avviene in caso di travaglio molto lungo.
L’acqua ha anche importanti effetti emodinamici. Il galleggiamento diminuisce la pressione addominale sulla vena cava e sull’aorta migliorando la circolazione feto-placentare. L’acqua regolarizza la pressione sanguigna, abbassandola durante il travaglio. L’immersione del corpo in acqua favorisce inoltre l’aumento di un ormone secreto dalle cellule cardiache atriali, l’ormone natriuretico, che aiuta a eliminare il sodio attraverso i reni (effetto natriuretico) e aumenta la diuresi, con conseguente abbassamento della pressione arteriosa. Una migliore ossigenazione dei muscoli a livello dell’utero comporta meno dolore per la donna e più ossigeno per il bambino, diminuendo i rischi di sofferenza fetale. Se la mamma è rilassata, l’ossigeno passa più facilmente attraverso la placenta. Inoltre, l'ambiente umido facilita la respirazione profonda e regolare, particolarmente utile per chi soffre di asma.
Infine, l’immersione in acqua può aumentare la soddisfazione materna e il senso di controllo durante il parto. Molti esperti suggeriscono che il calore dell’acqua, la possibilità di muoversi, la scarsa illuminazione e la privacy offrono un’esperienza di parto più sana e confortevole per una donna. L’ambiente intimo e riservato della vasca permette alla partoriente di rilassarsi e abbandonarsi alle contrazioni, riducendo le inibizioni e le paure. Una donna che si sente in controllo durante il parto sperimenta un maggiore benessere emotivo postnatale. Molte donne testimoniano di sentire un sollievo, con l’acqua che culla, avvolge e protegge, rendendo le contrazioni più governabili.

Un Benvenuto Delicato: I Vantaggi del Parto in Acqua per il Neonato
Oltre ai vantaggi per la mamma, vanno segnalati anche diversi benefici per il neonato in caso di parto in acqua. Tutti i benefici del parto in acqua per la madre producono vantaggi ed effetti positivi anche sul bambino.
Come accennato, il passaggio dal liquido amniotico all’acqua della vasca rappresenta un “continuum ideale” dell’ambiente in cui il bambino è cresciuto per nove mesi. Questo rende il primo impatto del bambino con la gravità, l’atmosfera, la luce e i rumori meno traumatico, offrendo una nascita più dolce e meno traumatica. Il neonato che nasce in acqua appare più tranquillo rispetto a quello che nasce in un altro ambiente, e il pianto compare generalmente dopo alcuni minuti. La respirazione spontanea si avvia solo al primo contatto dei recettori facciali, posti intorno al naso e alla bocca, con l’aria. L’umidità dell’ambiente acquatico può facilitare i primi sforzi respiratori del neonato.
Mentre si trova immerso nella vasca, il bambino non respira ancora, quindi non corre il rischio di inalare o ingerire acqua. Questo è possibile grazie al cosiddetto "diving reflex" (o risposta all’immersione), un riflesso fisiologico difensivo che si attiva quando l’acqua entra in contatto con i recettori cutanei del volto. Ciò determina un’apnea in posizione espiratoria con chiusura della laringe, prevenendo così l’inalazione o l’ingestione di acqua. Il riflesso ha la sua massima efficacia alla nascita, per poi scomparire intorno ai 4-5 mesi di vita; è inibito dal contatto con l’aria e ridotto o assente in condizioni di acidosi fetale. Un bambino perfettamente sano, quindi, non rischia di bere l’acqua e, quindi, di annegare. La respirazione si attiva solo a contatto con l’aria, cioè quando il neonato viene posto tra le braccia della mamma.
L’immersione della madre in acqua favorisce una migliore circolazione feto-placentare, il che può contribuire a una migliore ossigenazione del feto durante il travaglio. L’acqua calda aiuta a mantenere la temperatura del neonato e a prevenire l’ipotermia. Dopo la nascita, il corpo del bambino viene generalmente mantenuto immerso nell’acqua fino alle spalle per limitare la dispersione di calore. L’espulsione del feto non richiede nessuna particolare manovra e avviene naturalmente.
Diversi studi e revisioni sistematiche non hanno riscontrato un aumentato rischio di infezione per il feto/neonato in caso di parto in acqua, a condizione che vengano seguite appropriate procedure di pulizia delle vasche e precauzioni universali. Anzi, uno studio ha rilevato che una percentuale inferiore di nati in acqua ha mostrato segni di sospetta infezione rispetto ai nati con parto convenzionale. La letteratura scientifica non ha dimostrato un aumento dei rischi di basso punteggio Apgar a 5 minuti, di ricoveri in TIN (terapia intensiva neonatale) o di mortalità associati al parto in acqua.

Rischi e Svantaggi del Parto in Acqua: Una Valutazione Attenta
Nonostante i numerosi vantaggi, il parto in acqua è una procedura da ritenersi sicura, sia per il bambino che per la madre, ma non è esente da rischi e svantaggi. La perplessità che rimane in letteratura è legata al periodo espulsivo in acqua. Molti studi suggeriscono che non far nascere il bambino in acqua è benefico. La madre può usare la vasca da bagno durante la prima fase del travaglio per facilitare il processo, ma una volta che la cervice è completamente dilatata, dovrebbe uscire dalla vasca da bagno per far nascere il bambino. Infatti, l'American College of Obstetricians and Gynecologists supporta l’immersione nel primo stadio ma raccomanda fortemente l’uscita dalla vasca al momento del periodo espulsivo.
La maggior parte degli studi effettuati dalla sua introduzione negli anni ‘60 si concentra sull’immersione in acqua durante il primo stadio del travaglio. Di conseguenza, le evidenze relative all’immersione in acqua durante la seconda fase del travaglio (il periodo espulsivo) sono limitate e non mostrano chiare differenze per madre e bambino. Alcuni studi osservazionali sulla seconda fase sono condotti su piccoli campioni di popolazione e non sono sufficienti per affermare con certezza l’efficacia e la sicurezza del parto in acqua durante questa fase.
Inoltre, diverse analisi non hanno mostrato differenze significative tra il parto in acqua e il parto tradizionale per alcuni esiti, come il tasso di episiotomia, la necessità di accelerare il travaglio, le lacerazioni perineali, le perdite ematiche durante il travaglio, la distocia di spalla, i ricoveri neonatali in terapia intensiva neonatale, i casi di rianimazione neonatale o distress respiratorio, il successo dell’allattamento al seno, e il tasso di perdite ematiche. Questo non significa che non ci siano benefici, ma che non si evidenziano sempre differenze in queste specifiche metriche rispetto al parto tradizionale.
Sebbene gli studi non abbiano mostrato un aumento significativo, teoricamente esistono possibili complicanze (anche se rare) come ipotermia nel neonato, se non gestita correttamente. È difficile regolare la temperatura corporea del bambino se l'ambiente non è controllato adeguatamente. Vi è anche la possibilità, sebbene remota, di aspirazione di acqua, anche se il "diving reflex" lo previene nella maggior parte dei casi. Sono stati ipotizzati diversi effetti negativi di questa modalità di parto, riassunti essenzialmente in un aumentato rischio di infezioni materne e neonatali, sebbene l'uso dell'acqua sia considerato sicuro e non correlato a maggior rischio di infezione materno-fetale in travaglio fisiologico e con rottura intempestiva delle membrane. Tuttavia, gli studi scientifici in merito ai rischi e alle complicanze dovuti al parto in acqua sono molto scarsi; nel corso del tempo sono stati segnalati episodi di problemi respiratori neonatali, infezioni ed emorragie causati dalla permanenza in acqua sporca. Queste complicazioni sono le stesse previste da un qualsiasi parto naturale. In sintesi, l’analisi della letteratura scientifica ci indica che l’immersione in acqua nel primo stadio del travaglio riduce il dolore e il ricorso all’analgesia epidurale senza prove di rischi per il bambino, ma non si dispone di sufficienti informazioni per stabilire i tempi ottimali di utilizzo dell’acqua.
È importante evidenziare che molti dei potenziali svantaggi o rischi possono essere mitigati con una selezione accurata delle candidate al parto in acqua (rispettando le controindicazioni) e una gestione attenta del travaglio e del parto in acqua da parte di personale qualificato.
Chi Può Scegliere il Parto in Acqua: Indicazioni e Controindicazioni
Il parto in acqua potrebbe non essere una buona opzione per tutte, e parlarne con il medico è essenziale. È raccomandato solo per le donne di età compresa tra 17 e 35 anni che hanno una gravidanza a basso rischio. Solo le gestanti che hanno una gravidanza a decorso regolare con parto fisiologico possono adottare questo tipo di parto, e questa procedura non esclude la possibilità di complicazioni. La presa in carico avviene generalmente intorno alla 37^ settimana. Sia il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists che il Royal College of Midwives supportano il travaglio in acqua per le donne sane con gravidanze senza complicazioni.
Vi sono diverse condizioni che rendono il parto in acqua sconsigliato o controindicato:
- Gravidanza a rischio: è totalmente sconsigliato in caso di gravidanza a rischio, che presenta madri affette da alcune patologie, come diabete, preeclampsia, nefropatia, malattie infettive o di natura cardiaca e/o polmonare.
- Condizioni fetali specifiche: placenta previa, ritmo cardiaco fetale irregolare, grave malformazione fetale, presentazione del bambino anomala (es. feto in posizione podalica), bambino troppo grande. La gestosi, l'ipertensione arteriosa e le sofferenze fetali sono attualmente delle controindicazioni all'uso della vasca.
- Problemi legati alla gravidanza o al travaglio: gravidanza pre-termine o gestazione protratta, caso precedente di emorragia post-partum, sanguinamento vaginale o perdite di sangue anomale, presenza di meconio nel liquido amniotico o liquido amniotico tinto di meconio. Le donne che portano in grembo più bambini sono soggette a molte complicazioni durante il travaglio; in questi casi, necessitano di un monitoraggio medico continuo e il parto in acqua non è raccomandato.
- Condizioni materne acute: infezioni della pelle o del sangue, alta febbre o iperpiressia (innalzamento della temperatura corporea oltre i 40°C), infezioni in corso (HBV, HCV, Herpes, Covid-19), parto-analgesia.
- Progressione del travaglio e stato emotivo: il parto in acqua è controindicato se la fase espulsiva non procede regolarmente, o quando si manifestano segni di sofferenza fetale in travaglio. La procedura non è adatta alla donna che presenta nervosismo e non si sente a proprio agio nella vasca. Il parto in acqua dovrebbe essere sospeso se la futura mamma si mostra eccessivamente stanca durante il travaglio.
- Durata dell'immersione: in ogni caso, la permanenza continua in acqua è generalmente limitata a circa due ore.
Esistono, poi, altre condizioni che non escludono la possibilità del parto in acqua ma richiedono l’approvazione e la valutazione attenta del medico: tampone vaginale positivo per SGB, parto vaginale dopo cesareo (VBAC), gravidanza gemellare, PROM da oltre 24 ore, e induzione con ossitocina. Ci sono inoltre condizioni che richiedono l’uscita dalla vasca sia durante il travaglio che durante il parto, come l'esplicita richiesta della partoriente, difficoltà di comunicazione, tracciato cardiotocografico dubbio, rallentamento del travaglio, difficoltà al disimpegno delle spalle o la comparsa di qualsiasi anomalia.
Il Parto in Acqua a Domicilio: Possibilità e Requisiti
A volte le donne in gravidanza si chiedono se e come è possibile effettuare il parto in acqua in casa. In Italia, l’assistenza al travaglio e al parto a domicilio è una scelta poco diffusa, anche perché sono poche le regioni che offrono un rimborso della spesa sostenuta dalle coppie che decidono di intraprendere questa strada. Tuttavia, esiste una fitta rete di ostetriche libere professioniste sulle quali è possibile fare affidamento per l'assistenza necessaria.
Il parto in acqua può essere eseguito anche in casa. La vasca per il parto può essere acquistata oppure noleggiata attraverso diverse associazioni, o direttamente dai distributori, con un prezzo che oscilla tra i 180 e i 400 euro. Prima di farlo, però, bisogna tenere conto del fatto che, quando totalmente piena, il peso della vasca raggiunge anche i 500 chili da concentrare in circa 2 metri quadri di spazio. Di conseguenza, bisogna scegliere accuratamente il luogo dove posizionarla, perché deve essere strutturalmente stabile e sicuro, soprattutto per gli appartamenti situati ai piani alti.
Insieme alla vasca, poi, devono essere acquistati o noleggiati alcuni accessori essenziali per la gestione del parto a domicilio: una pompa di riempimento/svuotamento, un termometro per monitorare la temperatura dell'acqua, un telo monouso di protezione e un retino per raccogliere l'eventuale materiale organico. Ovviamente, l’ostetrica che assisterà al parto deve essere specializzata e possedere tutta l’esperienza necessaria per intervenire in caso di bisogno, garantendo la sicurezza della madre e del neonato.
La Prospettiva Medica e Scientifica sul Parto in Acqua
Nonostante i potenziali benefici, il parto in acqua rimane un argomento dibattuto nella comunità medica. Come accennato, l'American College of Obstetricians and Gynecologists supporta l’immersione nel primo stadio del travaglio, ma raccomanda fortemente l’uscita dalla vasca al momento del periodo espulsivo, a causa delle limitate evidenze sulla sicurezza e l'efficacia del parto completo in acqua. Il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists e il Royal College of Midwives, tuttavia, supportano il travaglio in acqua per le donne sane con gravidanze senza complicazioni, riconoscendo i benefici del primo stadio.
In sintesi, l’analisi della letteratura scientifica ci indica che l’immersione in acqua nel primo stadio del travaglio riduce il dolore e il ricorso all’analgesia epidurale senza prove di rischi per il bambino. Non si dispone inoltre di sufficienti informazioni per stabilire i tempi ottimali di utilizzo dell’acqua. È importante che una donna che richiede di partorire in acqua sia informata che i benefici materni e perinatali e i rischi di questa scelta non sono stati studiati sufficientemente né per supportare né per scoraggiare la sua richiesta, specialmente per il momento della nascita in acqua. Sono state riportate diverse complicazioni neonatali serie, anche se la reale incidenza non è stata determinata nell’analisi basata sulla popolazione. Ciò sottolinea l'importanza di un'attenta selezione delle candidate e di un monitoraggio scrupoloso da parte di personale esperto, per massimizzare i vantaggi e minimizzare i rischi di questa pratica.