L’opera scultorea di Pablo Picasso rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’arte del XX secolo, un corpus vasto che comprende oltre 650 sculture eseguite tra il 1902 e i primi anni Sessanta. Sperimentatore appassionato, Picasso si è espresso con le tecniche tradizionali, la modellazione e l’intaglio diretto, dimostrando un’inventiva spinta sia da una grande cultura artistica sia da un’abbondante creatività, accompagnata da una libertà illimitata. Tutto ciò che cadeva sotto il suo sguardo poteva far nascere una nuova idea; come riferiva Jacqueline Picasso ad André Malraux, "Non potevamo lasciare un pezzo di spago in giro senza che lui ci facesse qualcosa".

Il valore del segno: La Testa di donna (Fernande) e il Cubismo
Tra le opere che segnano la storia dell’arte, la Testa di donna (Fernande) del 1909 occupa un posto focale nell’opera di Picasso sotto più aspetti. È considerata la prima scultura cubista del maestro spagnolo, che ne realizzò 16 fusioni in bronzo, e illustra la complementarietà e il dialogo tra pittura e scultura nella sua pratica. Picasso si è basato sui ritratti di Fernande dipinti durante l’estate a Horta de Ebro, come Fernande con le pere. Quest'opera è la prima scultura cubista che decostruisce il volume sfaccettato in tre dimensioni.
Il valore storico e artistico di tale pezzo è testimoniato anche dalle recenti dinamiche del mercato dell’arte. Il Metropolitan Museum of Art (MET) di New York ha deciso di mettere all’asta Tête de femme (Fernande), prezioso busto in bronzo entrato nella collezione del museo nel 1995, donato dagli eredi di Florene M. Secondo un portavoce di Christie’s, casa d’aste che si occupa della vendita, le stime parlano di una valutazione di partenza di 30 milioni di dollari. Il ricavato della vendita sarà utilizzato per l’acquisizione di nuove opere per la collezione permanente del museo, allineandosi con una politica stabilita in atto dall’Associazione dei direttori dei musei d’arte (AAMD).
Evoluzione stilistica: Dalle origini alle figure ieratiche
La produzione scultorea di Picasso si distingue per un'eccezionale varietà stilistica. Agli inizi del secolo, le opere riflettevano ancora influenze classiche o simboliste, come dimostra Testa di Donna (Alice Derain) del 1905, in cui i tratti del viso, poco elaborati, sembrano quasi sciolti. Quest'opera riecheggia sia il trattamento incompiuto della scultura di Rodin sia l’opera “sfocata” di Medardo Rosso (Ecce Puer, 1905).
Poco dopo, con Donna che si acconcia i capelli, eseguita nell’autunno del 1906 al ritorno da Gosol in Catalogna, Picasso si avvicina al primitivismo, influenzato dalla scoperta dell’arte iberica e dalla retrospettiva di Gauguin al Salon d’Automne. Questa ricerca di essenzialità prosegue negli anni Trenta con le “Donne di Boisgeloup”, una serie di figure ieratiche e affusolate che mostrano analogie con l’arte africana ed etrusca. Le statuette etrusche riprodotte nella rivista Documents di Georges Bataille (n. 4, 1930) lo hanno probabilmente ispirato a creare le lunghe figure intagliate nel legno.

Il bestiario e l’interferenza dell’oggetto quotidiano
Uno dei contributi più rivoluzionari di Picasso alla scultura del XX secolo è l’assemblaggio, tecnica sviluppata a partire dal collage. L’interferenza dell’oggetto utilitario è una delle grandi rivoluzioni dell’arte del secolo scorso, introdotta da Picasso nella sua Natura morta con sedia di canne del 1912 prima del primo ready-made di Marcel Duchamp.
Il bestiario di Picasso, nato nel periodo di Boisgeloup, è emblematico di questa creatività basata sul recupero del quotidiano. Guenon et son petit (1951) ne è l'esempio lampante: la testa del cercopiteco è costituita da due macchinine per bambini - una Panhard e una Renault - assemblate in modo tale che le ruote formino un cerchio, le orecchie due manici di tazza, il corpo un grande vaso i cui manici evocano le spalle e la coda un ammortizzatore di automobile arrotolato all’estremità. Anche il gallo appartiene a questo mondo, introducendo il movimento con grande eleganza. Picasso viveva circondato da animali: piccioni, colombi, gatti, cani afgani come Kazbec e Kabul, e persino una capra negli anni ‘50 in California.
Guernica di Pablo Picasso | Analisi dell'opera
Metamorfosi biomorfe e scultura monumentale
L’intensità creativa di Picasso ha generato periodi di produzione straordinari, come la fine degli anni Venti e l’inizio del decennio successivo, o la fine degli anni Quaranta nell’atelier Fournas di Vallauris. Il periodo di Boisgeloup, estremamente prolifico, è illustrato dalla Bagnante del 1931 dalle forme biomorfe, le cui metamorfosi trovano echi continui nella pittura dell’artista.
La monumentalità, invece, caratterizza opere come Testa di Donna (Dora Maar) del 1941, realizzata nello studio di 7 rue des Grands-Augustins, luogo di nascita di Guernica nel 1937. Una versione in bronzo di quest'opera si trova dal 1956 nel giardino della chiesa di Saint Germain-des-Prés a Parigi. In questa vena di costante innovazione, Picasso ha saputo spaziare verso forme più astratte, come in Donna incinta del 1949, che dialoga con la sua produzione di ceramiche, arazzi e opere su carta, confermando la natura poliedrica del suo talento.

L’invenzione della lamiera: L’ultima frontiera
Nel 1954, Picasso ha inaugurato una nuova stagione creativa creando un nuovo tipo di scultura: tagliando, piegando e dipingendo la lamiera. Questa tecnica gli permise di superare il limite della materia tradizionale, portando la tridimensionalità verso uno spazio quasi bidimensionale. In una mostra dedicata, il pubblico può scoprire due magistrali teste in lamiera tagliata, piegata e dipinta del 1961: un autoritratto e un ritratto di Jacqueline, che evocano il tema della coppia con una modernità sorprendente. L’artista ha utilizzato temi come l’uccello in materiali e stili diversi, come tante varianti: in bronzo, in lamiera piegata, in legno tagliato e dipinto. Attraverso questo percorso, si evince come la pratica di scultura sia stata per Picasso non un esercizio isolato, ma una parte integrante di un dialogo proficuo tra pittura e oggetto, capace di trasformare il banale in forma d’arte eterna.