La comunità di Vibo Valentia e l'intera Calabria sono sconvolte da una doppia tragedia che ha spezzato la vita di Martina Piserà, una giovane donna di 32 anni originaria di Pizzo, al settimo mese di gravidanza. La donna è deceduta all'alba del 4 maggio, poche ore dopo aver appreso che il bambino che portava in grembo non era più vivo. L'evento ha sollevato interrogativi sulla gestione sanitaria e ha portato la Procura di Vibo Valentia ad aprire un'inchiesta, iscrivendo due operatori sanitari nel registro degli indagati. La vicenda, che ha visto Alberto Lascala, marito di Martina, perdere contemporaneamente moglie e figlio, getta una luce drammatica sulle potenziali falle nei percorsi di cura in gravidanza.

I Sogni di una Famiglia Infranti
La storia di Martina e Alberto era un inno alla gioia e all'attesa. "Sognavamo una famiglia. Il nostro bambino stava arrivando. Poi, improvvisamente, la nostra vita è finita…". Queste le parole strazianti di Alberto Lascala, che per la prima volta rompe il silenzio per raccontare la tragedia che lo ha colpito. Il loro amore, celebrato in un matrimonio pieno di promesse, è stato brutalmente interrotto dalla perdita. Alberto ricorda con commozione il giorno in cui Martina gli comunicò la gravidanza, un dono inaspettato che li proiettò in un futuro pieno di speranze. Fantasticavano sul nome del bambino, che avrebbero chiamato Marino, come il padre di Alberto, e scherzavano sul sesso del nascituro. Martina, descritta come felice e desiderosa di una vita tranquilla, aveva già tutto pronto per accogliere il loro piccolo.
I Primi Sintomi e le Visite in Ospedale
Tutto ebbe inizio il 3 marzo, quando Martina iniziò a manifestare un malessere diffuso, dolore al fianco e difficoltà respiratorie. Da quel momento, iniziò una serie di visite al Pronto Soccorso dell'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Alberto, supportato dalla sorella Letizia e dalla madre, racconta che a Martina venivano ripetutamente diagnosticate "solo ansia" o che i suoi sintomi fossero "normali alla prima gravidanza". Nonostante le visite frequenti, anche in compagnia di familiari, fino al 30 aprile, e l'ultima il 4 maggio, i sintomi non sembravano destare particolare allarme tra il personale sanitario.

La Notte della Tragedia
La notte tra il 3 e il 4 maggio segnò il precipitare degli eventi. I dolori di Martina divennero insostenibili. "Era bianca, non respirava", ricorda Alberto, descrivendo l'angoscia di quel momento. La trasportò nuovamente al Pronto Soccorso, ma il tempo di parcheggiare e lei era già stata portata all'interno, senza di lui. Gli fu impedito di entrare e, dopo circa mezz'ora, ricevette la notizia più devastante: il bambino non ce l'aveva fatta. Ancora 45 minuti dopo, un'altra mazzata: anche Martina era deceduta. La ginecologa le comunicò che non era riuscita a salvarla, ammettendo di non sapere cosa fosse successo. Alberto, con la voce tremante, rievoca le ultime parole di Martina in macchina, parole di dolore puro, di impossibilità di resistere.
L'Indagine della Procura e la Richiesta di Giustizia
Le cause del decesso di Martina e del suo bambino sono ora al centro di un'indagine condotta dalla Procura di Vibo Valentia. Due operatori sanitari sono stati iscritti nel registro degli indagati, anche se i loro nomi non sono stati ancora comunicati alla famiglia. L'esame autoptico è stato eseguito e i risultati sono stati consegnati all'avvocato della famiglia. Alberto, pur non avendo ancora visionato i referti completi, è stato informato che, secondo i medici legali, Martina "si sarebbe potuta salvare se fossero state approfondite le cure". La sua richiesta è chiara: "Chiedo giustizia. Non torneranno, né lei né il bambino. Ma almeno venga fatta giustizia, perché quello che è successo a noi potrebbe succedere ad altri. Non è giusto soffrire così".
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Una Casa Vuota e il Sostegno Familiare
La casa che Alberto condivideva con Martina è ora un luogo di tristezza e vuoto. La stanzetta destinata al piccolo Marino, che avrebbero dovuto sistemare a maggio, rimane incompiuta. Alberto non riesce a tornare in quel nido che li aveva visti felici, scegliendo di alloggiare temporaneamente da sua madre. La sorella Letizia, che ha conosciuto Martina per prima in famiglia, la descrive come solare e sorridente, e ribadisce l'impegno della famiglia ad essere vicina ad Alberto. Il gesto di girare l'anello nuziale intorno al dito è un simbolo tangibile del suo amore e del suo dolore indissolubile.
Casi Simili e Riflessioni sulla Salute Materna
La tragica vicenda di Martina Piserà, purtroppo, non è un caso isolato. A Udine, ad esempio, Alessia Clocchiatti, dirigente regionale di 51 anni, è morta all'età di 51 anni a causa di un'embolia polmonare, anche lei incinta di 7 mesi. Trasportata d'urgenza al Burlo Garofolo di Trieste, nonostante gli sforzi dei medici, non è sopravvissuta. L'equipe medica ha tentato disperatamente di salvare il piccolo Filippo Cesare, che si trovava al settimo mese e mezzo di gestazione. Questi eventi sottolineano la fragilità della gravidanza e la necessità di un'attenzione medica costante e approfondita, soprattutto in presenza di sintomi che potrebbero essere sottovalutati.

L'Importanza degli Approfondimenti Diagnostici
La vicenda di Martina Piserà solleva interrogativi cruciali sull'adeguatezza degli accertamenti diagnostici in contesti di gravidanza complicata. La testimonianza di Alberto Lascala suggerisce una possibile sottovalutazione dei sintomi iniziali, che venivano liquidati come "ansia" o "normalità" della gestazione. L'ipotesi di malasanità, ventilata dall'avvocato della famiglia, si basa sulla presunzione di mancati approfondimenti che avrebbero potuto portare a una diagnosi precoce e a un intervento tempestivo. La richiesta di Alberto di conoscere la verità è un appello a una maggiore trasparenza e responsabilità nel sistema sanitario.
La Gestione dei Casi di Decesso Fetale
Quando un feto muore in utero, la gestione medica della madre diventa estremamente delicata. Martina Piserà si è presentata in ospedale lamentando la scomparsa dei movimenti fetali. Dopo la conferma del decesso del bambino, è stata trasferita in Ginecologia, dove i medici stavano valutando le opzioni terapeutiche: taglio cesareo o induzione del parto. È in questo frangente che la situazione clinica di Martina è precipitata, conducendo all'arresto cardiaco. La cronologia degli eventi e le dichiarazioni raccolte suggeriscono la necessità di un'analisi approfondita dei protocolli seguiti in questi casi critici, per garantire che vengano attuate tutte le misure necessarie a salvaguardare la vita della madre.
La Comunità Vibonese e il Cordoglio
La notizia della doppia tragedia ha scosso profondamente la comunità di Pizzo e del Vibonese. Il sindaco di Pizzo, Sergio Pititto, ha espresso il suo profondo cordoglio, sottolineando il dolore che ha colpito una giovane famiglia. La perdita di Martina e del suo bambino rappresenta un vuoto incolmabile per i loro cari e un monito per l'intera società. L'eco di questa tragedia risuona come un richiamo all'importanza di un sistema sanitario efficiente e attento, capace di rispondere con prontezza ed efficacia alle esigenze delle future madri.

L'Autopsia e le Prospettive Future
L'autopsia disposta dalla Procura rappresenta un passo fondamentale per chiarire le cause precise del decesso di Martina Piserà e del suo bambino. I risultati di questo esame, uniti alle cartelle cliniche sequestrate, saranno cruciali per determinare eventuali responsabilità e per fornire risposte concrete ai familiari. L'esito delle indagini potrebbe portare a importanti riflessioni sulla formazione del personale sanitario, sui protocolli di gestione delle emergenze ostetriche e sulla necessità di investire in tecnologie diagnostiche avanzate. La speranza è che da questa dolorosa vicenda emergano insegnamenti preziosi, capaci di prevenire future tragedie simili e di garantire una maggiore sicurezza per tutte le donne in gravidanza.