La trattazione del presente argomento, che concerne la fecondazione artificiale nell’uomo, è solitamente affrontata in maniera scientifica, con l’interesse rivolto quasi esclusivamente al “successo” e alla “percentuale di successo”. Questa prospettiva, tuttavia, finisce per lasciare in ombra molteplici aspetti critici e implicazioni profonde che meritano un’analisi più approfondita. Spesso, non vengono adeguatamente considerati gli insuccessi, la morte provocata agli embrioni, le complicanze sulla donna, come ad esempio la sindrome da iperstimolazione ovarica, l’effetto selettivo degli embrioni, e il mercato che inevitabilmente si instaura sul corpo umano, coinvolgendo gameti, uteri e altro ancora.
Ma soprattutto, nella presentazione del fatto biotecnologico con tutte le sue varianti tecniche, che sono più di venti, si tralascia di mettere in luce il significato antropologico intrinseco. È proprio questo significato a rivestire la massima importanza, non soltanto per la Chiesa Cattolica, ma per l'intera riflessione sull'essere umano. Un interrogativo fondamentale, che non viene posto in luce sufficientemente, è se la fecondazione artificiale nell’uomo umanizzi o disumanizzi la generazione umana. Analogamente, è doveroso constatare che sul piano giuridico e culturale, il dibattito è incentrato sul desiderio, che presume anche di diventare diritto, della donna o della coppia in ordine ad avere un figlio. In questa impostazione, il figlio generato e quelli sacrificati rimangono in posizione secondaria. È cruciale ricordare che il figlio è lo scopo della generazione e non deve essere considerato come “rimedio” o “mezzo” in funzione dei desideri degli adulti. Perciò, è di fondamentale importanza porsi nell’ottica antropologica, che si riferisce al figlio, alla famiglia e, in particolare, alla natura stessa del generare umano, come si intende fare in questa trattazione.
L'Essere Umano Concepito: Il Cuore del Dibattito Etico
Le ripercussioni sull’essere umano concepito dalle tecniche di fecondazione artificiale rappresentano un punto nevralgico della discussione. Sappiamo che qui entriamo in un argomento che divide il mondo, non meramente dal punto di vista religioso, ma sul piano bioetico più ampio, che interpella la ragione e la scienza.
Quando Inizia la Vita Umana? Due Visioni a Confronto
Vi è chi sostiene il carattere pienamente umano dell’embrione a partire dall’inizio del processo della fecondazione, ovvero dalla penetrazione dello spermatozoo nella membrana dell’ovulo. Questa posizione afferma che l'essere umano si costituisce nella sua individualità come un tutto che possiede in sé gli elementi e il programma del suo sviluppo futuro fin dall’inizio del processo della fecondazione, nel momento in cui si uniscono i due gameti paterno e materno.
D’altra parte, c’è chi pone delle date che posticipano la prima considerazione umana, pienamente umana, dell’embrione. Queste date possono variare, collocando l’inizio di tale considerazione a 15 giorni dopo la fecondazione, oppure prima dell’impianto, o prima della formazione del tessuto cerebrale, o ancora più tardi. Questa è la teoria cosiddetta “gradualista”, che considera l’umanità del nascituro come progressiva a seconda delle tappe di sviluppo. In tale prospettiva, la vita embrionale vera e propria inizierebbe con l’impianto in utero.
La posizione della Chiesa Cattolica coincide fermamente con la prima linea di pensiero. Essa si appella ai dati della genetica e della biologia, nonché a quelli della ragione, al di là di ogni posizione religiosa, per sostenere che un essere umano è tale dal suo concepimento.
Il Principio di Prudenza (Tuziorismo) e la Dignità dell'Embrione
A questo riconoscimento, la Chiesa Cattolica aggiunge anche l’affermazione di un principio eticamente importante, noto come il principio del “tuziorismo”. Secondo questo principio, anche qualora ci fossero dei dubbi sulla esistenza del carattere pienamente umano dell’embrione, di fronte a tale incertezza e alla seria possibilità che si tratti di un essere umano individuale che ha la dignità di figlio e di persona, ci si deve astenere da ogni atto che possa danneggiarlo o sopprimerlo. Questo principio sottolinea la necessità di adottare l'atteggiamento più cauto e rispettoso della vita potenziale.
È opportuno aggiungere che lo stesso rapporto Warnock, ovvero il documento in cui è stata formulata la “teoria gradualista”, confessa chiaramente che la proposta del “pre-embrione” - l’embrione cioè che non supera i 15 giorni di età - è stata frutto non di una considerazione biologica. Piuttosto, è stata il risultato di una ricerca di un “punto d’incontro” con quanti chiedevano di poter condurre la sperimentazione sugli embrioni non impiantati o di poterli esaminare/selezionare con la diagnosi pre-impiantatoria prima di impiantarli in utero. Questa ammissione rivela che la categoria di “pre-embrione” ha una genesi più strumentale che scientificamente fondata nel senso più stretto della biologia dello sviluppo umano.
Confutazione delle Argomentazioni Gradualiste
A supporto della teoria gradualista sono state portate varie ragioni. Tra queste, si è sostenuto che soltanto dopo il 15° giorno non si avrebbe più la possibilità della gemmazione (ovvero la formazione di gemelli identici), e che questa eventualità contrasterebbe con l’individualità dell’embrione. Un’altra ragione addotta è la comparsa della stria primitiva, un precursore del sistema nervoso. Tuttavia, di fronte ad una discussione seria su questi punti, nessuna di queste ragioni presenta un valore costitutivo della realtà embrionale. Esse rappresentano soltanto o una condizione di sviluppo, come l’alimentazione nell’impianto uterino, o il momento in cui da un embrione che prosegue il suo sviluppo e continua a essere se stesso (ad esempio, Pietro) può staccarsi e generarsi per gemmazione un secondo embrione (ad esempio, Giovanni), dando luogo così a due embrioni, ognuno con la sua individualità. L'occorrenza della gemmazione non nega l'individualità iniziale, ma piuttosto dimostra una capacità intrinseca dell'embrione.
Nel caso della comparsa della stria primitiva, si tratta della comparsa del tessuto originante il Sistema Nervoso Centrale (SNC), nell’ambito della differenziazione delle cellule e della formazione dei tessuti, proprio a seguito di un preciso piano di sviluppo coordinato da un progetto interno dell’autopoiesi dell’embrione. Non è il cervello che costituisce l’identità dell’embrione, ma è l’embrione che costruisce il suo sistema nervoso centrale. Questa distinzione è fondamentale: l’identità è precedente e intrinseca all’organismo, il quale poi sviluppa le sue strutture. In realtà, non c’è una fusione dei pronuclei successiva al concepimento in senso dinamico, ma fin dalla penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo i due pronuclei si dispongono in una relazione reciproca che ha un suo significato di novità per il “nuovo” essere umano.
Come si vede, è stata proposta l’atomizzazione di un processo che, invece, è unitario nella “logica biologica” e non consente distacchi o salti di qualità. Ciò è avvenuto dietro la previsione, definita come una “necessità”, di poter sperimentare sugli embrioni, congelarli e utilizzarli come materiale biologico. Bisognerebbe registrare che un particolare stimolo in questa direzione è venuto dalla discussione sulle cellule staminali embrionali, che si possono appunto prelevare allo stadio di blastocisti e perciò implicano la distruzione dell’embrione. Il motivo giustificativo adottato è sempre il solito: a questo stadio si tratterebbe ancora di “pre-embrione”. Lo sforzo, come si vede, per mettere in atto la “riduzione” antropologica ed etica dell’embrione umano rappresenta uno dei punti caldi e acuti del dibattito culturale ed etico e costituisce una autentica frontiera per la difesa della dignità e dell’ontologia dell’uomo.

La Chiesa Cattolica e la Scienza: Un Convergente Riconoscimento
Pertanto, risulta anche razionalmente e scientificamente fondata la posizione della Chiesa Cattolica su questo preciso punto. La Chiesa afferma che “…dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre e della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora.” A questa evidenza di sempre, la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme, avendo mostrato come dal primo istante si trovi fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: una persona, questa persona individua con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire.
Del resto, tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell’obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte ad una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l’embrione umano. Proprio per questo, al di là dei dibattiti scientifici e delle stesse affermazioni filosofiche nelle quali il Magistero non si è espressamente impegnato, la Chiesa ha sempre insegnato, e tuttora insegna, che al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità e unità corporale e spirituale. Di conseguenza, “L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita.”
Le Conseguenze Etiche delle Tecniche di FIVET sull'Embrione
La conclusione relativa alla natura e identità dell’embrione umano è di capitale importanza per valutare le tecniche di procreazione artificiale dal punto di vista etico. Molte tecniche di fecondazione artificiale umana comportano, come è noto, la distruzione, la perdita, la selezione e il congelamento degli embrioni. Di più, tutte le tecniche di fecondazione artificiale offendono la dignità propria dell’embrione umano, perché l’embrione umano è un figlio, e fin dal primo momento della fecondazione merita il rispetto che si deve alla persona umana. Al contrario, il concepimento tecnologico tratta l’embrione come un “prodotto”, come se fosse un oggetto che si costruisce artificialmente, svuotandolo della sua intrinseca dignità.
Per documentare la perdita degli embrioni, ad esempio nelle tecniche di FIVET (la pratica più conosciuta di fecondazione assistita), è stato statisticamente comprovato con ripetute indagini a distanza che su 100 embrioni fecondati in laboratorio con tecniche FIVET soltanto 6-7 giungono bambini in braccio alla madre. Va notato che i dati in letteratura sono forniti con riferimenti diversi: ora si fa riferimento agli embrioni trasferiti, ora a quelli impiantati, ora (più raramente) a quelli sopravvissuti. Questa elevata percentuale di perdita di vite embrionali, definita anche come il notevole “spreco di embrioni” nella procreazione in vitro, è già di per sé un fatto morale di grande rilevanza.
Per quanto riguarda l’eugenismo e la selezione che vengono implicati dalla fecondazione artificiale umana, basti pensare alla possibilità di selezionare gli embrioni nella fase di fecondazione in vitro con la diagnosi preimpiantatoria o anche semplicemente osservazionale. Si deve considerare anche la pratica della “riduzione embrionale” in casi di indesiderate gravidanze plurigemellari, dove si decide quali embrioni eliminare per aumentare le possibilità di sopravvivenza degli altri. Ma la selezione eugenetica comincia già nella scelta dei donatori dei gameti, che vengono reclamizzati nei Centri di fecondazione artificiale, introducendo criteri di “qualità” che poco si addicono alla dignità della procreazione umana. Se alle coppie che chiedono di accedere alla fecondazione artificiale si spiegassero tutte queste perdite e manipolazioni degli embrioni, si può presumere che molte rinuncerebbero a diventare complici di una serie di fatti negativi dal punto di vista semplicemente umano e della retta coscienza.
La Fecondazione Artificiale e le Sue Ripercussioni su Matrimonio e Famiglia
Un secondo livello di problematiche etiche riguarda le ripercussioni della fecondazione artificiale sul matrimonio e la famiglia. Anche in questo campo, il giudizio critico e negativo che la Chiesa Cattolica propone non si basa soltanto sul dato di fede che riconosce la famiglia umana fondata sul matrimonio-sacramento, ma considera anche il fatto che il matrimonio, fondamento della famiglia, è una istituzione naturale che consiste nell’unione stabile di un uomo e di una donna, aperta alla procreazione. Pressoché tutte le Costituzioni democratiche riconoscono il binomio matrimonio-famiglia come cellula della società ed elemento indispensabile del suo equilibrio sul piano della educazione dei figli ed anche sul piano economico e giuridico.
Frantumazione della Genitorialità e Conflittualità Giuridica
Ora, l’impatto della fecondazione artificiale sui concetti base del matrimonio e della famiglia è molteplice e di segno negativo. Il fatto più palese è quello che si verifica nelle situazioni e legislazioni in cui è permessa la fecondazione eterologa, oppure anche la maternità surrogata. Si sa che in questi casi si può arrivare a instaurare situazioni con 2 padri ed anche 2-3 madri. Tutto ciò che va sotto il nome di frantumazione della maternità (genetica, gestazionale e sociale) e paternità (genetica e sociale), si ripercuote sul piano della relazione con i figli e tra i coniugi, ma crea anche situazioni di conflittualità giuridica e identitaria per i figli stessi.
La disposizione giuridica vigente in alcune leggi relative alla fecondazione artificiale umana di mantenere l’anonimato sul padre genetico donatore di sperma o della madre donatrice di ovuli (o “surrogata”) per la gestazione rappresenta la violazione di un altro diritto naturale fondamentale, quello di poter conoscere i propri genitori e le proprie origini. Gli autori che hanno studiato le famiglie che accedono alla procreazione artificiale, oltre a rilevare come esse spesso pongano la ricerca del figlio come oggetto di un loro equilibrio personale, quasi un “bene di consumo”, fanno notare anche come nella fecondazione eterologa si rompa la unità fra coniugalità e parentalità. Tale rottura diviene, inoltre, incontrollabile in termini di ereditarietà nelle generazioni future, il che anche sul piano sanitario e genetico porta delle conseguenze, rendendo sempre più difficile tracciare alberi genealogici e prevenire la trasmissione di malattie genetiche. Assicurare che attraverso la fecondazione eterologa sia possibile evitare la trasmissione di una malattia genetica diventa praticamente impossibile e le cause per il risarcimento del danno a carico dei Centri di fecondazione artificiali potrebbero moltiplicarsi per tali incertezze.
Il Magistero della Chiesa contro la Fecondazione Eterologa
Questa posizione propria della fecondazione eterologa è formalmente respinta come negativa dal Magistero della Chiesa Cattolica nel Documento che è dedicato al tema specifico della fecondazione artificiale umana. Queste sono le parole del Magistero: “La fecondazione artificiale eterologa lede i diritti del figlio, lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali e può ostacolare la maturazione della sua identità personale.” Ma i concetti di paternità e maternità sono alterati non soltanto nel caso della fecondazione artificiale eterologa, ma anche nel caso della omologa perché, mancando l’aspetto di partecipazione personale nel momento della generazione, sono chiaramente depauperate e prive della ricchezza umana e partecipativa che dovrebbe caratterizzare l'atto procreativo, come meglio si potrà comprendere dalle considerazioni che seguono.
Le nozze di Cana: Riflessione di fra Roberto Pasolini sul sacramento del matrimonio
Il "Generare" Umano: Tra Atto Coniugale e Tecnologia
Questo aspetto, che la Chiesa Cattolica considera come prioritario, riguarda tutte le forme di procreazione artificiale laddove l’atto coniugale personale viene sostituito dalla tecnologia.
La Sostituzione dell'Atto Coniugale da Parte della Tecnologia
Nessuna fra le leggi che via via sono pubblicate nel mondo, per quanto si sappia, prende in considerazione come discriminante questo fattore personale proprio del “generare”, che è un atto interpersonale e peculiare dei genitori-coniugi. Eppure, ciò è quanto di più umano, intimo e spiritualmente e psicologicamente arricchente nell’esperienza dei coniugi genitori. Certo, la legge civile non coincide in tutto con la legge morale e il legislatore si limita a finalizzare il suo intervento alle azioni e relazioni esterne delle persone, quelle che possono contribuire al bene comune, non potendo coprire tutta l’interiorità e l’intimità della vita personale. Tuttavia, è un legame naturale e profondo quello che unisce “la dimensione unitiva” e “la dimensione procreativa” dell’atto coniugale.
L'Indissolubile Nesso Unitivo e Procreativo dell'Atto Coniugale
È lo stesso atto di unione sponsale, fisica, affettiva e spirituale, che contiene in sé la capacità (se non ci sono ostacoli naturali) di procreare. E questa duplice dimensione ha per di più la forza della reciprocità, sicché lo sposo diventa padre attraverso l’unione con la sposa e la sposa diventa madre attraverso l’unione con lo sposo. Come ha ricordato recentemente alla Pontificia Accademia per la Vita Giovanni Paolo II: “Sempre di più emerge l’imprescindibile legame della procreazione di una nuova creatura con l’unione sponsale, per la quale lo sposo diventa padre attraverso l’unione coniugale con la sposa…”. La fecondazione medicalmente assistita, secondo la Chiesa, è lecita solo se aiuta il processo della natura e non si sostituisce a essa, rispettando l’unità della coppia e la difesa del nascituro, e mantenendo la non scissione tra atto unitivo e procreativo.
La vita è un valore intangibile e indisponibile, soprattutto quando fragile e indifesa, come nel caso della vita embrionale. L’essere umano porta in sé il diritto di essere rispettato fin dal primo istante della sua vita, cioè dalla procreazione. Non può essere evocato alla vita nell’anonimato freddo di un vetrino, ma nel calore umano di un uomo e di una donna che amandosi fanno scoccare il miracolo della vita e con l’educazione ne continuano la creazione. È quello che la natura insegna e fa.
Punti Chiave del Magistero e Interpretazioni Erronee
Il Magistero ufficiale della Chiesa si è occupato di procreazione assistita da diversi decenni, già a partire da Pio XII. Non sono quindi attendibili le posizioni - anche in seno al cattolicesimo - che la Chiesa è contraria a ogni intervento “artificiale” in materia di procreazione. Lo scopo non è di presentare un’esposizione completa della dottrina, ma fornire alcuni concetti chiave per la corretta interpretazione delle istruzioni, in particolare la “Donum Vitae” pubblicata nel 1987.
L'Istruzione Donum Vitae (1987) e i Concetti Fondamentali
Tra i concetti presentati, vanno sottolineati, sul piano morale, i termini “artificiale”, “razionalità” e “dignità”. A questi si aggiunge la distinzione tra “assistenza” e “sostituzione” per quanto riguarda la funzione procreativa. Condizioni indispensabili per una procreazione medicalmente assistita eticamente corretta sarebbero la salvaguardia del nesso causale della unione coniugale e il riconoscimento della donna come luogo esclusivo degno del concepimento di un nuovo essere umano. Attualmente, queste tre condizioni si verificano solo nella inseminazione artificiale tra marito e moglie, conseguente a un rapporto sessuale, quando la medicina ha semplicemente il compito di “aiutare” un atto fisico sessuale posto dalla coppia ad essere fecondo. L’artificiale nella procreazione è chiamato a rispettare l’unità della coppia e la difesa del nascituro.
La svolta vera e propria, che ha complicato il quadro etico, avviene nel 1978, quando nasce la prima bambina concepita in vitro (Louise Brown). La successiva introduzione e diffusione della fecondazione in vitro ha scatenato la Chiesa cattolica anche su un secondo versante: quello del congelamento e della distruzione degli embrioni prelevati in soprannumero allo scopo di aumentare le possibilità di riuscita della fecondazione. Il notevole “spreco di embrioni” nella procreazione in vitro è già di per sé un fatto morale di rilevanza. I valori morali della famiglia appartengono solo alla coppia o anche al nascituro? È corretto “disporre” del futuro della vita del nascituro? Possiamo parlare di un figlio “ad ogni costo”? Queste sono domande che la Chiesa pone con forza.
Critiche alla "Nuova Corrente" nella Pontificia Accademia per la Vita
Un dibattito interno si è sviluppato riguardo all'interpretazione del Magistero. Ad esempio, il testo base “Etica teologica della vita” edito dalla Libreria Editrice Vaticana, in un seminario della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) - il cosiddetto “Nuovo Corso” - ha avviato un processo che sembra voler “sdoganare” la fecondazione artificiale omologa. Il testo, al § 173 (p. 305 del volume), afferma che: «Nella procreazione assistita omologa nelle sue varie forme, ovviamente evitando di ottenere “embrioni sovrannumerari”, la generazione non viene artificiosamente separata dal rapporto sessuale, perché questo è “di per sé” infecondo.» Dunque, secondo questa interpretazione, “via libera ad ogni forma di PMA omologa”.
L’unico problema moralmente rilevante, secondo questa nuova prospettiva, sembrerebbe essere quello degli embrioni sovrannumerari, mentre invece sparisce l’idea che alcune forme della PMA presentano problemi morali a diversi livelli: la modalità di prelievo del seme, la prossimità con l’atto coniugale, il tipo di tecnica utilizzata per la fecondazione. È ormai evidente che la PAV “Nuovo Corso”, organizzando questo seminario e nascondendosi dietro l’importanza dell’ascolto e del confronto, vuole in realtà sovvertire quanto il Magistero della Chiesa ha già stabilito.
Nel testo dell’Istruzione Donum Vitae, infatti, risultava già ben chiaro il caso di sposi che, legittimamente, desiderano dei figli, ma non possono averli. Era altrettanto chiaro che il problema degli embrioni sovrannumerari è sì reale, ma pur sempre distinto da quello della tecnica di fecondazione artificiale utilizzata. Importante è la sottolineatura che, riprendendo “Humanae Vitae”, 14, ricorda che ogni singolo atto coniugale deve mantenere la connessione tra significato unitivo e procreativo, respingendo così il principio di globalità che alcuni teologi avevano sostenuto - e continuano a sostenere - secondo il quale è sufficiente che nella vita matrimoniale globalmente intesa questa connessione sia mantenuta. È proprio considerando il procedimento «in se stesso» che la FIVET omologa non è mai moralmente accettabile, perché «anche nel caso in cui si mettesse in atto ogni cautela per evitare la morte degli embrioni umani, la FIVET omologa, attua la dissociazione dei gesti che sono destinati alla fecondazione umana dall'atto coniugale». Per quanto riguarda l'inseminazione artificiale omologa, essa non può essere ammessa «salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell'atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale» (II, 6).
Anche in questo caso, l’Istruzione ricorda che questo giudizio «non è soltanto espressione di circostanze storiche particolari, ma si fonda sulla dottrina della Chiesa in tema di connessione fra unione coniugale e procreazione, e sulla considerazione della natura personale dell'atto coniugale e della procreazione umana». Perché è questo livello che l’inseminazione artificiale propriamente detta viene ad intaccare. La contraddizione tra l’insegnamento della Chiesa e il testo base della PAV “Nuovo Corso” è evidente a chiunque abbia un minimo di rettitudine e capacità di intendere. Il primo valutava dal punto di vista morale il procedimento tecnico in se stesso, il secondo invece ritiene che l’unico problema morale della PMA omologa riguardi gli embrioni sovrannumerari.
È semplicemente grottesco che i teologi estensori del testo base sostengano che se una coppia è sterile allora non esistono problemi etici, dal momento che unione e coniugale e procreazione sarebbero già separati. Il punto è che l’unione coniugale di una coppia sterile non è affatto priva del significato procreativo, sebbene questo atto non sia di fatto fecondo. Al contrario, la fecondazione artificiale in sé scinde questi due significati, che la Chiesa considera indissolubili. L’espressione fecondazione medicalmente assistita indica l’intervento del medico che aiuta lo spermatozoo a raggiungere l’ovulo nel corpo della donna, ed è cosa diversa dalla fecondazione in vitro, in cui la congiunzione dei due gameti avviene in laboratorio. La Chiesa rifiuta la fecondazione in vitro. Perché? La vita della persona inizia con la procreazione e continua con l’educazione. Come non esiste l’educazione in vitro, così non può esistere la procreazione in vitro.
Il Contesto Socio-Legale e le Sfide in Italia
Parallelamente alla diffusione delle pratiche di fecondazione assistita cominciarono le critiche, i processi, le proposte di legge per porre un freno alla pratica.
L'Incidenza della Sterilità e la Diffusione delle Pratiche di PMA
La sterilità di coppia in Italia raggiunge ormai cifre significative: oltre una coppia su cinque non è in grado di assicurarsi una discendenza, una percentuale che tende ad aumentare di anno in anno. Con queste premesse, già oggi ben 300 strutture italiane praticano la fecondazione assistita. Si stima che tra le 50.000 e le 70.000 coppie si rivolgano a questi centri, e che oltre 100.000 siano i pre-embrioni custoditi nei criocongelatori, ponendo un'ulteriore questione etica sulla loro sorte.
Contrargomentazioni Comuni e la Loro Replica
Alcune delle obiezioni alle posizioni della Chiesa Cattolica sono state considerate "facilmente smontabili" da chi sostiene la dottrina. Alla stessa stregua vanno considerate le obiezioni secondo cui la fecondazione eterologa minerebbe la stabilità della famiglia. Alcune statistiche USA mostrerebbero dati che vanno nella direzione diametralmente opposta sia per quanto riguarda la solidità della coppia sia per quanto riguarda la cura nei confronti dei bambini, anche se tali interpretazioni sono spesso oggetto di contro-critiche e non sempre accettate universalmente. Quanto alla (eventuale) sofferenza che proverebbe il bambino nel non conoscere il padre biologico, è agevole constatare come tali difficoltà siano riscontrabili, anche in questa circostanza, nel caso dell’adozione, suggerendo che non sia un problema esclusivo della fecondazione eterologa.
Sulle donne sole e/o lesbiche che intenderebbero accedere all’AID (inseminazione artificiale da donatore), alle quali una certa corrente di pensiero (soprattutto cattolica) non vorrebbe concedere tale possibilità, si può rilevare come, nella stragrande maggioranza dei casi, esse potrebbero comunque raggiungere lo scopo anche attraverso una rapporto eterosessuale tradizionale. Questo solleva la domanda retorica se si dovrebbe vietare anche queste gravidanze, o considerare illecito il figlio di una ragazza madre. Per finire, un’osservazione ha riguardato la fecondazione di donne anziane, ponendo interrogativi sulla responsabilità genitoriale in età avanzata. La giurisprudenza si è dovuta interessare anche ad un’ulteriore casistica: quella delle madri su commissione, o maternità surrogata. Sono quelle situazioni in cui la partoriente consegna il neonato alla coppia che lo ha richiesto; la fecondazione può avvenire attraverso la donazione di ovociti o l’intervento diretto del partner maschile della coppia.
La Legge 40 del 2004: Restrizioni e Contenziosi Legali
In Italia, la necessità di non restare privi di una legge ha dato impulso alla discussione sull’argomento. Nella XIII Legislatura, vari progetti di legge sono stati presentati, volti a regolamentare la materia. Dopo notevoli discussioni, il 27 gennaio 1998, la Commissione Affari Sociali della Camera licenziò un testo unificato (l’articolato), con il quale si autorizzava la fecondazione eterologa, riservata anche alle coppie conviventi. Il testo unificato, tuttavia, giunto in discussione nell’aula della Camera, venne incredibilmente sconfessato. Il provvedimento rimase bloccato per oltre nove mesi alla Commissione Sanità del Senato, che finì per rinviare tutto all’aula. Passarono solo quattordici giorni, e ci fu un nuovo ribaltone: vennero approvati alcuni emendamenti agli emendamenti che finirono per rendere inapplicabile la legge. Perché tante capriole? Semplice: il compromesso iniziale non piaceva al Vaticano.
L’inizio della XIV legislatura fu contrassegnato dalla presentazione di un nugolo di proposte di legge, generalmente restrittive. I radicali presentarono una propria proposta di legge di iniziativa popolare. Il 18 giugno 2002, la Camera dei Deputati approvò il disegno di legge con piccoli aggiustamenti. Forti furono le proteste dentro e fuori palazzo Madama contro il provvedimento; anche l’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) scese in piazza per manifestare la propria contrarietà.
La Legge 40 del 2004, così come approvata, è stata definita particolarmente arretrata, una delle più retrograde del pianeta per alcuni aspetti. Essa esclude la fecondazione eterologa, limita la fecondazione assistita alle coppie eterosessuali in età fertile e solo in presenza di accertata sterilità o infertilità. Inoltre, vieta il congelamento degli embrioni, assicura i diritti del concepito ma costringe la madre a subire l’impianto anche degli embrioni malati, vieta la ricerca scientifica sugli embrioni e ammette l’obiezione di coscienza.
Le Sconfitte Giuridiche della Legge 40
L’assurdità di tali norme è stata presto portata alla luce dai casi di cronaca e da numerosi contenziosi legali. Nel maggio 2004, il Tribunale di Catania respinse la richiesta di una coppia di coniugi (portatori sani di betatalassemia) di impiantare solo embrioni sani. Secondo il giudice Felice Lima, «gli ovuli fecondati vanno impiantati, anche se c’è il rischio che possano essere portatori di malattie genetiche». Un’altra coppia preferì quindi recarsi a Istanbul (Turchia) per permettere alla madre di essere fecondata con gli embrioni “sani”, in grado di salvare il figlio talassemico già nato. Il dilemma tra salute della donna e tutela dei “diritti dell’embrione” è emerso chiaramente nel caso di una signora di Cagliari, non disponibile a rischiare di avere un figlio talassemico né a ricorrere all’aborto terapeutico. Il tribunale civile di Cagliari ritenne fondato il problema della legittimità dell’articolo 13 (che negava la possibilità di diagnosi preimpianto) e inviò gli atti alla Corte Costituzionale la quale, con ordinanza n. 369 del 9 novembre 2006, dichiarò inammissibile il quesito.
Nel gennaio 2008 fu il TAR del Lazio ad annullare per eccesso di potere le linee guida della legge 40, con particolare riguardo al divieto di diagnosi preimpianto agli embrioni, chiedendo nuovamente alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge. Una sentenza della Corte Costituzionale dell’aprile 2009 ha infine giudicato illegittima la disposizione della legge 40/2004 che fissava a tre il numero massimo di embrioni impiantabili durante i processi di fecondazione artificiale. La Consulta ha altresì dichiarato illegittimo l’articolo 3, laddove la legge ha omesso di precisare che il trasferimento di embrioni deve essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. Nel 2010, altri tribunali (Catania, Firenze) hanno sottoposto nuovi dubbi di legittimità costituzionale alla Corte.
Nel novembre 2012, il tribunale di Cagliari ha autorizzato una coppia a effettuare la diagnosi preimpianto. Nel 2013, i tribunali di Milano e Catania hanno messo in discussione la costituzionalità delle norme riguardanti la fecondazione eterologa, e quello di Roma ha ordinato la prima diagnosi preimpianto da effettuarsi in un centro pubblico. Nel 2014, la Corte Costituzionale ha bocciato anche il divieto di accesso alla fecondazione eterologa; le Regioni hanno pertanto dovuto mettere a disposizione anche questo servizio, sebbene in alcuni casi con estrema riluttanza. La Lombardia ha incredibilmente deciso di farlo a pagamento, ma nel 2016 il Consiglio di Stato ha bocciato anche questo provvedimento. Sempre nel 2015, la Corte costituzionale ha cancellato anche il divieto alle diagnosi preimpianto per le coppie affette da patologie conclamate, nonché il divieto assoluto alla selezione di embrioni.
Il 18 novembre 2005 si era nel frattempo registrato un ulteriore sviluppo, con la formulazione (non unanime), da parte del Comitato Nazionale di Bioetica, di un parere sull’adozione degli embrioni criocongelati. Il 28 agosto 2012 è stata la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a stabilire che una donna non deve essere costretta a subire l’impianto di embrioni gravemente malati, a tutela della sua integrità fisica e psicologica. La legge 40 ha collezionato sino a oggi un numero tale di sconfitte giuridiche da poter essere considerata la legge più impallinata della storia italiana.

I radicali, subito dopo l’introduzione della nuova legge, avviarono una raccolta di firme per chiedere cinque referendum abrogativi, totalmente o parzialmente, della legge 40. La raccolta di firme fu coronata da successo. Il 5 gennaio 2005, il Governo decise di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il referendum, sollevando un vespaio di polemiche. Il 13 gennaio, la Consulta ammise quattro referendum su cinque, bocciando solo il quesito che richiedeva l’abrogazione totale della legge. La consultazione si svolse nelle giornate del 12 e 13 giugno 2005, alla fine di una campagna referendaria contrassegnata dai reiterati inviti all’astensione da parte delle gerarchie ecclesiastiche, preoccupate di risultare perdenti da un confronto a viso aperto. Il risultato fu purtroppo molto negativo: si recò alle urne solo un quarto della popolazione avente diritto, non raggiungendo il quorum necessario per la validità.
Situazione Legislativa Internazionale a Confronto
La legislazione sulla fecondazione assistita presenta profonde differenze a livello internazionale. In FRANCIA, la fecondazione assistita è ammessa e riservata a coppie sposate o conviventi. In GERMANIA, è ammessa e riservata solo alle coppie sposate. Nel REGNO UNITO, è ammessa e riservata a coppie sposate o conviventi e a donne singole. Anche in SPAGNA, la pratica è ammessa e riservata a coppie sposate o conviventi e a donne singole. Negli USA, le differenze sono profonde tra stato e stato, ma generalmente è ammessa sia la fecondazione omologa che l’eterologa, ed è diffusa anche la gestazione per altri. Queste differenze evidenziano la complessità del tema e la varietà delle risposte legislative e bioetiche a livello globale.