In un panorama tecnologico spesso dominato da figure maschili e da ritmi frenetici, emerge la storia di Diva Tommei, una giovane start-upper che ha saputo trasformare una profonda necessità personale in un'innovazione capace di ridisegnare il nostro rapporto con l'ambiente domestico. Con una storia professionale che dimostra in modo inequivocabile come le donne siano tecnicamente capaci quanto gli uomini, Diva Tommei è stata inclusa dalla rivista online Eu Startups tra le 50 donne della tecnologia più influenti d'Europa, un riconoscimento che sottolinea il suo impatto significativo. Amministratrice delegata di un'azienda innovativa a cavallo tra Europa e Stati Uniti, Solenica, Diva ha dato vita a un dispositivo che non è una semplice lampada, bensì un vero e proprio specchio robotico in grado di portare il sole dove questo naturalmente non arriva: Caia. Questa invenzione, che insegue la luce del sole e la direziona esattamente dove desiderato, incarna una visione pionieristica che fonde alta tecnologia, design intuitivo e un profondo rispetto per il benessere umano e le risorse naturali. La sua figura vulcanica, pur celando una punta di timidezza, è quella di una persona che ha creduto fermamente nella propria strada, perseverando contro ogni scetticismo e dimostrando che le intuizioni più semplici possono generare i risultati più grandi.

La Genesi di un'Idea Luminosa: Dalla Necessità Personale all'Innovazione Globale
La scintilla che ha acceso l'idea di Caia è nata da un'esperienza profondamente personale di Diva Tommei, in un periodo della sua vita caratterizzato da un intenso percorso accademico e da una sfida inattesa legata al benessere. Con una laurea in Biotecnologie genomiche ottenuta alla Sapienza di Roma, Diva si è successivamente trasferita a Cambridge per intraprendere un dottorato in Bioinformatica. Questo percorso di studi, orientato alla biologia computazionale e alla comprensione dei processi biologici a livello profondo, la vedeva proiettata verso una carriera di ricerca, inizialmente con l'obiettivo di studiare il cancro, una promessa fatta al nonno a cui era molto legata e che era prematuramente scomparso per un tumore allo stomaco.
Tuttavia, è stato proprio durante il suo dottorato a Cambridge che la vita di Diva ha subito una trasformazione inaspettata. Si è ammalata di SAD, acronimo di Seasonal Affective Disorder, una patologia depressiva spesso definita "invernale" e strettamente legata alla mancanza di esposizione alla luce naturale. L'ufficio in cui lavorava a Cambridge era esposto malissimo, per la precisione a nord, e di conseguenza era perennemente buio, costringendola a lavorare costantemente con la luce artificiale accesa. Questa condizione le causava un'estrema stanchezza, una sensazione di svuotamento, un'alterazione del ciclo sonno-veglia e una notevole difficoltà nell'affrontare anche le piccole incombenze quotidiane.
Mentre pativa questa situazione, guardava fuori dalla finestra del suo ufficio e vedeva la strada sempre luminosa, il sole che irradiava luce ovunque tranne nel suo spazio di lavoro. Questa dicotomia scatenò in lei una domanda pressante, quasi un'esclamazione di frustrazione: «Porca miseria, possibile che non ci sia un modo per portare il sole anche a chi non lo può avere?!». Questa intuizione, necessaria e urgente, rappresentava il primo germoglio di quella che sarebbe diventata la sua invenzione rivoluzionaria. Non era solo una questione di illuminazione, ma di benessere, di salute, di riconnettere le persone con una risorsa naturale fondamentale che la vita moderna in ambienti chiusi stava sempre più allontanando. L'assenza del sole della Capitale britannica, aggravata dal molto studio in stanze buie, aveva fatto scattare in Diva quella depressione che l'ha spinta a cercare una soluzione che potesse mitigare gli effetti negativi di una prolungata privazione di luce naturale.
Dalla Ricerca Accademica all'Imprenditoria nella Silicon Valley
Il percorso di Diva Tommei, seppur partito da una profonda esigenza personale e accademica, ha trovato una svolta decisiva nel dinamico e stimolante ambiente della Silicon Valley. Mentre era ancora a Cambridge, la sua brillantezza e il suo potenziale innovativo non passarono inosservati: fu infatti scelta dalla NASA per il prestigioso programma sulle tecnologie esponenziali della Singularity University. Questo ateneo-incubatore di idee, che cresce all'interno di un campus della NASA, è noto per selezionare i migliori studenti del Pianeta con competenze e idee tecnologiche capaci di cambiare il mondo. Diva è entrata a far parte della classe di pionieri del 2010 del corso Graduate Studies Program, conosciuta come GSP10.
L'esperienza in California si rivelò un punto di svolta. Oltre a trovarsi esposta alla bellissima luce naturale della California, che di per sé rappresentava un sollievo per la sua condizione di SAD, Diva ebbe l'opportunità di approfondire, in uno dei corsi sull'energia, la tecnologia eliostatica. Questa tecnologia, basata sull'utilizzo di specchi intelligenti che inseguono il sole per riflettere la sua luce, catturò immediatamente la sua attenzione e fornì la base tecnica per la sua intuizione. Fino a quel momento, Diva aveva condotto la vita di una ricercatrice accademica, ma alla NASA sentì che la sua esistenza si stava trasformando. Lì iniziò a intuire ciò che ora le è chiaro: per stare bene, doveva dare una ricaduta socialmente utile ai suoi studi. Questa consapevolezza segnò il passaggio da una mentalità puramente accademica, focalizzata sulla ricerca e sulla conoscenza fine a sé stessa, a una visione più imprenditoriale e orientata all'impatto, dove l'innovazione tecnologica si traduce in soluzioni concrete per migliorare la vita delle persone.
È in California, quindi, che il contatto con il mondo imprenditoriale - la vera funzione svolta dall'istituzione for-profit di Peter Diamandis e Raymond Kurzweil - ha fatto scattare in Diva l'interruttore per creare qualcosa che prima non c'era. Questo ambiente, permeato da un'energia propulsiva e dalla cultura del "fare", le ha fornito gli strumenti e l'ispirazione per passare dall'idea alla realizzazione, trasformando la sua visione in un progetto tangibile e commercializzabile.

Caia (o Lucy): Un Sole Portatile per Ogni Casa
Il frutto di questa combinazione di intuizione personale, ricerca scientifica e spinta imprenditoriale è Caia, inizialmente sviluppata con il nome di Lucy. Non chiamatela semplicemente una lampada; Caia è un robot che, attraverso uno specchio intelligente rotante, trova il sole e ne ridireziona la luce all'interno della casa. L'intelligenza del dispositivo risiede nella sua estrema sensibilità, che gli permette di operare senza la necessità di GPS o di connessione Wi-Fi. Tecnicamente, Caia è un eliostato, ovvero una tecnologia intrinsecamente capace di seguire la luce del sole, ma che Diva Tommei ha sapientemente adattato per uso domestico.
Il funzionamento di Caia è tanto sofisticato quanto intuitivo. Una volta posizionato su un terrazzo o un balcone, o in qualsiasi altro luogo dove riceva la luce solare, l'utente deve semplicemente indirizzare il puntatore contenuto nella sfera verso il punto o l'area specifica che si desidera illuminare all'interno della stanza. Da quel momento in poi, Caia fa tutto da sé. Grazie a uno speciale algoritmo, effettua micro-movimenti costanti per seguire il sole nel suo percorso, misurando con precisione l'intensità della luce e valutando l'angolazione ottimale. In questo modo, il dispositivo si posiziona autonomamente, trovando il punto perfetto per illuminare l'ambiente desiderato. Riflette i raggi solari con uno specchio ad alta efficienza, garantendo che un fascio potente e concentrato di luce naturale venga proiettato all'interno, come avere un raggio di sole sempre puntato.

I benefici di Caia sono molteplici e significativi. Secondo quanto riferito dalla startup Solenica, la lampada sarebbe in grado di generare la stessa illuminazione di cinque lampadine alogene da 100 watt ciascuna, offrendo un'illuminazione potente e naturale senza consumo di elettricità. Questo non solo si traduce in un notevole risparmio energetico, ma contribuisce anche al benessere psicofisico degli occupanti, contrastando gli effetti della mancanza di luce naturale, come quelli sperimentati da Diva stessa. In un'epoca in cui si passa il 90% del tempo in ambienti chiusi, diversamente da un tempo in cui la vita era prevalentemente all'aria aperta, Caia rappresenta una soluzione ingegnosa per rendere le case degli ambienti più confortevoli e sani, partendo proprio dalle risorse offerte dalla natura. È un'invenzione intrinsecamente "green", che promuove la sostenibilità e un approccio più armonico con l'ambiente, il tutto racchiuso in un design squisitamente italiano, con una storia che ha mosso i primi passi a Cambridge per poi prendere forma negli Stati Uniti.

Why should you live your life like an experiment | Adina Deacu | TEDxFuxingPark
Il Percorso di Solenica: Dalla Prototipazione al Successo del Crowdfunding
La trasformazione dell'intuizione di Diva Tommei in un prodotto tangibile e di successo è stata guidata dalla fondazione della startup Solenica, creata insieme a Mattia Di Stasi, allora 24enne. Il percorso iniziale non fu privo di sfide. Rientrata a Roma dopo l'esperienza alla Singularity University, Diva ha comprato una stampante 3D e ha iniziato a stampare i primi pezzi per realizzare i prototipi iniziali. Erano rudimentali, esteticamente bruttini, di scarsa efficienza e presentavano problemi di puntamento. Tuttavia, questi primi tentativi, sebbene imperfetti, furono fondamentali per convalidare progressivamente l'invenzione e affinare la tecnologia. Per verificare la fattibilità, inizialmente furono utilizzati pezzi da ferramenta e le sfere dei lampioni reperibili presso i fornitori di sistemi da giardino, un approccio ingegnoso e pragmatico per le prime fasi di sviluppo.
Per i primi otto mesi, il team ha lavorato autofinanziandosi, un periodo di intensa dedizione e fiducia nel proprio progetto. La vera svolta arrivò quando Solenica partecipò alle classiche gare a cui si iscrivono i ragazzi con progetti innovativi. In una di queste competizioni, Solenica fu selezionata da Techstars-Qualcomm per il suo acceleratore di San Diego, il Qualcomm Robotics Accelerator. Questa selezione non solo diede grande visibilità al progetto, ma garantì anche un finanziamento totale di 120.000 dollari da parte dell'americana Qualcomm/Techstars. L'ingresso nell'acceleratore permise al team di Solenica e a Caia di "farsi le ossa", passando a una prototipazione rapida con stampanti 3D di alto calibro e beneficiando di un ambiente stimolante e di mentorship esperta. La vita da start-upper in America, come racconta Diva, è estremamente impegnativa: si inizia prestissimo la mattina e si finisce che è notte, un ritmo serrato che testimonia l'intensità del lavoro.

Un momento cruciale per Solenica fu l'interazione diretta con il pubblico. Il primo feedback con i sostenitori e i potenziali utenti avvenne alla Maker Faire del 2014 a Roma. Lì, il team si rese effettivamente conto che le persone non solo comprendevano la tecnologia che presentavano, ma ne avevano davvero bisogno. Questa approvazione del pubblico fu fondamentale e spinse la startup a coinvolgerlo attivamente nella creazione del prodotto, chiedendo pareri sul colore, sui supporti da sviluppare e su altri dettagli, creando così un senso di comunità e co-creazione attorno a Caia.
Il passo successivo fu l'avvio di campagne di crowdfunding, che si rivelarono un successo straordinario e un segnale inequivocabile della richiesta di mercato. Un anno dopo la Maker Faire, fu lanciata una campagna sul sito web di Solenica, raccogliendo più di 350 preordini, un ottimo segnale. Nell'autunno del 2016, la campagna su Indiegogo riscosse un successo quasi immediato e clamoroso: 140.000 dollari furono raccolti in sole 24 ore, e la cifra continuò ad aumentare rapidamente. Questa campagna ha raccolto in totale 292.000 dollari, finanziati da oltre 1.400 persone, dimostrando un'enorme fiducia e un vasto interesse per il dispositivo. La volontà della startup è quella di mantenere la produzione in Italia, rafforzando il concetto di un vero "Made in Italy" che si identifica con elementi concreti come oggetti di design e innovazione. I primi dispositivi sono stati pronti e distribuiti nei primi mesi del 2017, segnando l'inizio di una grande avventura per Solenica e Caia.

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Una Visione Imprenditoriale Oltre la Tecnologia: Il Ruolo delle Donne nell'Hi-Tech e il Made in Italy
La storia di Diva Tommei è molto più di una semplice cronaca di innovazione tecnologica; è un manifesto sulla perseveranza, sulla capacità di superare le sfide e sul ruolo cruciale delle donne nel mondo dell'alta tecnologia e dell'imprenditoria. Diva, a 34 anni, è già stata ricercatrice, inventrice e imprenditrice - tre parole al femminile che sfidano le declinazioni di genere spesso incontrate nel linguaggio comune. La sua carriera, che include anche un passato come concertista per pianoforte, dimostra una poliedricità e una determinazione fuori dal comune.
Il contesto degli ambienti hi-tech, come lei stessa conferma, è ancora ampiamente dominato dai maschi. In quanto donna, si fa una gran fatica a rendersi visibili e a vedersi riconosciuto il valore dei propri progetti e delle proprie competenze. Questa è una realtà che molte donne nell'innovazione e nella tecnologia conoscono bene. Tuttavia, Diva ha imparato a non farsi ferire da quel che le accadeva. Ha sviluppato una resilienza che le ha permesso di mettere se stessa e i valori in cui crede avanti a tutto, una lezione preziosa per chiunque si trovi ad affrontare pregiudizi o ostacoli. La sua figura è un esempio vivente che le donne sono tecnicamente capaci quanto gli uomini, e il suo successo con Solenica è una prova concreta di questa parità di talento e competenza. L'Italian Design Day, un'iniziativa che celebra il design italiano nel mondo, ha visto Alessandro Mendini, un maestro della produzione creativa italiana, esercitare un'enorme influenza sulle tendenze estetiche; e la storia di Diva Tommei con Caia si inserisce in questo filone di eccellenza italiana che coniuga innovazione e design.
Diva Tommei porta con sé anche un'eredità familiare significativa. Figlia di un papà a sua volta imprenditore-inventore, si può affermare che "una mela non è caduta lontana dall'albero". Tuttavia, i suoi meriti sono tutti suoi, come si può intuire non solo dal suo eccezionale curriculum di studi ma anche dalla sua visione imprenditoriale.
La teoria imprenditoriale di Diva va oltre il semplice prodotto. Ella evidenzia un cambiamento profondo nello stile di vita moderno: «Passiamo in ambienti chiusi ormai il 90% del nostro tempo, non più come una volta che la vita era per lo più all’aria aperta». Le case, però, sono rimaste quelle di prima, spesso non progettate per accogliere questa nuova realtà. Il progetto di Solenica, che parte da Caia, è proprio quello di rendere gli ambienti domestici più confortevoli, partendo da quelle risorse che la natura propone, in primis la luce solare. Caia, con il suo design tutto italiano, si inserisce perfettamente in questo contesto, offrendo un'invenzione green con un cuore tecnologico avanzato. La volontà di mantenere la produzione in Italia, un obiettivo ambizioso sebbene la produzione del prototipo sia in California e quella finale in Cina, è un chiaro segno dell'impegno di Diva nel promuovere il "Made in Italy" come sinonimo di innovazione, design e qualità autentica. «Il vero Made in Italy si è sempre identificato con qualche elemento concreto: un capo d’abbigliamento, un oggetto di design, un’auto», sottolinea Tommei, riaffermando il valore intrinseco della produzione nazionale.

Alla base di tutto ciò, vi è una filosofia di vita e di lavoro che Diva Tommei abbraccia con fermezza: «A credere in quello che si fa e a perseverare. Non importa quanto le persone intorno a te credano che tu abbia intrapreso una strada sbagliata. L'unica cosa che importa sei tu e quanto tu voglia percorrere quella strada». Questa convinzione incarna lo spirito di un'innovatrice che ha saputo ascoltare la propria intuizione, trasformare la sfida in opportunità e portare un raggio di sole, letteralmente, nelle vite di molte persone.
