Il distacco di placenta, noto in ambito medico come abruptio placentae o "distacco intempestivo di placenta normalmente inserita", rappresenta una delle più serie emergenze ostetriche che possono verificarsi durante la gestazione. Questa condizione avviene quando la placenta - l'organo vitale che funge da interfaccia di scambio tra la circolazione materna e quella fetale - si separa prematuramente dalla parete uterina prima della nascita del bambino.
La placenta è un organo di scambio fondamentale per la gravidanza perché fa da tramite tra la circolazione sanguigna della donna e quella del bambino, dà nutrimento al feto e garantisce il suo benessere nei mesi di gestazione. La funzione primaria della placenta è quella di garantire lo scambio metabolico e gassoso (ossigeno e anidride carbonica) tra il sangue del feto e quello della mamma attraverso il cordone ombelicale. Mentre la placenta normalmente si distacca e viene espulsa subito dopo la nascita del bambino, nel distacco intempestivo di placenta quella che dovrebbe essere una naturale e necessaria separazione avviene invece prematuramente.

La natura del distacco: classificazione e gravità
La gravità dei sintomi dipende dal grado del distacco - che può essere acuto o cronico, di pochi millimetri o completo - e dalla perdita di sangue materno. Si definisce “marginale” se si ha lo scollamento di un lembo laterale, “parziale” quando un’area più o meno grande non aderisce all’utero, o “totale” quando interessa l’intero organo.
Il distacco della placenta viene definito non a caso “distacco intempestivo di placenta normalmente inserita”. La gravità del distacco di placenta dipende, in modo principale, dalla sua classificazione, che rispecchia a sua volta l’entità e la localizzazione del distacco. Se un piccolo distacco di placenta impone il monitoraggio e l’assistenza di madre e bambino, ma in genere non crea grandi problemi, distacchi più ampi rappresentano invece un’emergenza ostetrica in grado di mettere a repentaglio la loro vita.
Il fenomeno nel primo trimestre
Sebbene questa patologia caratterizzi la seconda metà della gravidanza (in genere dopo la 20^ settimana di gestazione), ciò non significa che la placenta non possa subire modificazioni e presentare aree di distacco anche prima. Si parla quindi di “distacco amniocoriale”, lo scollamento dei due tessuti che formano la placenta (ovvero il sacco amniotico e il sacco coriale) o di lieve distacco della placenta che può dare origine a un piccolo ematoma visibile ecograficamente o causare piccole perdite di sangue e piccole contrazioni nelle prime settimane della gravidanza. Questo evento, che può avvenire con una frequenza maggiore, può essere risolto in modo efficace, senza conseguenze per la gravidanza e in tempi relativamente brevi.
Eziologia: cause e fattori di rischio predisponenti
Non sempre è possibile individuare in modo specifico la causa di un distacco di placenta, esistono però dei fattori di rischio e delle condizioni particolari predisponenti. Il distacco prematuro della placenta è quasi sempre dovuto a condizioni patologiche.
Tra i principali fattori di rischio identificati dalla letteratura medica troviamo:
- Preeclampsia (gestosi): È il fattore di rischio principale. È una condizione caratterizzata da una pressione arteriosa troppo elevata che può causare un distacco di placenta a causa di una cattiva placentazione che predispone la placenta a staccarsi sotto l’effetto dell’ipertensione.
- Stile di vita: Fumo e consumo di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e crack, che causano un pericoloso effetto di vasocostrizione (riduzione del lume dei vasi sanguigni). Anche l'elevato consumo di alcol e l'alimentazione inadeguata giocano un ruolo negativo.
- Traumi addominali: Come nel caso di incidenti stradali, cadute o percosse (le donne esposte a colpi e traumi derivanti da violenze domestiche sono più a rischio).
- Condizioni ostetriche: Gravidanze multiple, rottura prematura delle membrane (specialmente se seguita da perdita rapida di liquido), anomalie uterine (fibromi) e precedenti distacchi di placenta (la recidiva varia dall’8,3 al 16,3%, specialmente con l’aumento dell’età materna).
- Altro: Età materna avanzata (sopra i 35 anni), disturbi della coagulazione sanguigna e presenza di cordone ombelicale molto breve.

Quadro clinico: come riconoscere i sintomi
I sintomi nella maggior parte dei casi sono abbastanza caratteristici, ma non sempre avvengono contemporaneamente e sono evidenti fin dall’esordio. Il distacco si manifesta con sanguinamento vaginale, dolore addominale intenso e continuo, utero teso e irritabile alla palpazione, e malessere generale.
Perdite di sangue e emorragia
Il distacco della placenta comporta sempre delle perdite di sangue, anche se non sempre evidenti. Le perdite possono essere nascoste; il sangue, infatti, può rimanere completamente intrappolato nello spazio tra la placenta e l’utero. Quando il sangue fuoriesce, è di colore rosso scuro/marrone e spesso scarso (più scuro e meno abbondante rispetto al sanguinamento da placenta previa). Il distacco di placenta cronico può causare perdite marroni scuro continue o intermittenti.
Dolore e contrattilità uterina
Il dolore può essere acuto o ingravescente, continuo o intermittente, a livello dell’addome o in regione lombare. Le contrazioni uterine sono fisiologiche alla fine della gravidanza, ma quelle dovute a distacco di placenta sono diverse perché non sono coordinate né regolari. Nel distacco di placenta grave, l’utero è contratto, duro e non si rilascia mai; durante la contrazione il passaggio di sangue è impedito, manca ossigeno, il metabolismo diventa anaerobio e porta alla produzione di acido lattico, che genera dolore intenso.
Percorso diagnostico
Il distacco di placenta deve essere differenziato dalla placenta previa. La diagnosi è basata sull'anamnesi, sul quadro clinico e su indagini strumentali. Nei casi gravi, in presenza di instabilità dei parametri vitali, la diagnosi è prettamente clinica, in quanto non c’è il tempo per eseguire un’ecografia.
La valutazione prevede:
- Monitoraggio cardiotocografico: Permette di valutare in tempo reale il battito fetale. In caso di sofferenza, il feto può presentare tachicardia mentre cerca di compensare la mancanza di ossigeno.
- Esami ematochimici: Permettono di valutare emoglobina ed ematocrito, piastrine, funzionalità renale ed epatica e, soprattutto, l’assetto coagulativo (PT, aPTT, fibrinogeno, D-dimero).
- Ecografia: Può mostrare alcuni casi di distacco, ma non tutti. È fondamentale per escludere la placenta previa, poiché un esame pelvico manuale in presenza di quest'ultima potrebbe esacerbare l'emorragia.
Placenta abruption on ultrasound
Strategie di trattamento e gestione clinica
Il trattamento dipende in primo luogo dall’epoca gestazionale e dalla gravità della situazione. Una volta avvenuto, il distacco non può purtroppo essere risolto definitivamente tornando alla condizione precedente.
Condotta in caso di stabilità
Se le condizioni della donna sono stabili e il feto non è sofferente, si cerca di posticipare il parto ad un’epoca gestazionale migliore. La gestante è tenuta in condizioni di assoluto riposo e monitorata continuamente. Per accelerare la maturazione polmonare fetale è possibile ricorrere alla somministrazione di corticosteroidi. Se il sanguinamento si risolve e le condizioni rimangono stabili, sono generalmente permesse la deambulazione e la dimissione dall'ospedale.
Gestione dell'emergenza
Se la situazione fosse quella di una vera e propria emergenza, ad esempio in presenza di una grave sofferenza fetale o massiva emorragia, si interviene subito. La paziente deve essere stabilizzata tramite trasfusioni e somministrazione di liquidi endovena per ripristinare il volume di sangue. Il parto cesareo d’urgenza è solitamente indicato se è presente instabilità emodinamica materna, tracciato fetale poco rassicurante o se la gravidanza è a termine.
Le complicanze più gravi includono shock emorragico, coagulazione intravascolare disseminata (CID), insufficienza renale e, nei casi più estremi, la sindrome di Sheehan o la morte fetale. La tempestività dell'intervento è l'unico strumento efficace per mitigare questi rischi e preservare la salute della madre e del neonato.