Ridurre il Rischio di Aborto Spontaneo: Cause, Prevenzione e Supporto

La maternità rappresenta un momento emozionante e significativo nella vita di una donna, ma può essere anche accompagnata da sfide e preoccupazioni. Tra queste, l'aborto spontaneo è una delle esperienze più dolorose e, purtroppo, più comuni. Si riferisce alla perdita spontanea di un feto prima della 20ª settimana di gravidanza, ma occorrendo maggiormente nel primo trimestre. Gli aborti spontanei sono abbastanza comuni: si stima che colpiscano fino al 15-20% delle gravidanze confermate clinicamente. È importante ricordare che, anche se è un evento emotivamente difficile, non è raro. Un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. Questo articolo si propone di esplorare in profondità le cause sottostanti a questa eventualità, i sintomi da riconoscere, le opzioni di prevenzione e le strategie di supporto per affrontare un momento così delicato.

Cos'è l'Aborto Spontaneo e Quando Si Verifica

L’espressione aborto spontaneo indica un’interruzione spontanea della gravidanza entro la ventesima settimana di gestazione. Tuttavia, in Italia, si fa riferimento generalmente al periodo antecedente alla 22ª settimana, poiché da questa settimana in avanti i neonati possono essere assistiti e possibilmente salvati. Un aborto spontaneo può verificarsi in qualsiasi momento della gravidanza, ma è più comune nelle prime fasi, entro le prime 12 settimane. Circa l’85% degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione. Gli aborti spontanei entro la 13ª settimana costituiscono l’80% di tutti gli aborti spontanei. Avvengono molto frequentemente e rappresentano un’eventualità abbastanza comune, se pensiamo che un terzo dei concepimenti - noti e non noti - esita in aborto spontaneo. Il rimanente 15% avviene fra le 13 e le 20 settimane di gestazione.

È fondamentale distinguere l'aborto spontaneo da altre terminologie. I medici possono utilizzare il termine aborto per indicare un aborto spontaneo. Il termine medico per l’interruzione intenzionale della gravidanza è aborto indotto o interruzione volontaria della gravidanza. Altri termini per indicare l’aborto includono: aborto spontaneo precoce (perdita della gravidanza prima di 12 settimane di gestazione), aborto spontaneo tardivo (perdita della gravidanza tra 12 e 20 settimane di gestazione) e aborto mancato (morte del feto rilevata con un’ecografia prima di 20 settimane di gestazione, senza sintomi che suggerissero un problema della gravidanza). Se l’interruzione spontanea avviene dopo la 20ª settimana di gestazione, si parla di morte in utero, non più di aborto interno. Durante la gravidanza, non si è mai fuori pericolo: la cessazione del battito cardiaco del feto può verificarsi in qualsiasi momento.

Tipi di aborto spontaneo e periodi di gestazione

Sintomi e Segni di un Aborto Spontaneo

L’aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi. Qualora uno di questi segnali si verifichi è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto. Il sintomo più caratteristico, da questo punto di vista, è rappresentato dal sanguinamento vaginale che può manifestarsi in maniera variabile. Sanguinamento vaginale che può essere spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro oppure sanguinamento più intenso. La presenza di tracce ematiche, come abbiamo appena visto, è uno dei principali sintomi di un’interruzione di gravidanza. Il sanguinamento, nell’ipotesi di interruzione di gravidanza, è il segnale dello svuotamento dell’utero.

Va ricordato che le perdite ematiche sono frequenti anche in una gravidanza che va avanti, quindi, il sanguinamento nel primo trimestre non è sempre sinonimo di aborto o minaccia di aborto. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione. Tuttavia, solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo.

Un altro sintomo comune sono i dolori pelvici, molto simili a quelli mestruali, e possono avere un’intensità che va da medio-lieve a severa. L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo provocando crampi, che possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice. L’aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso la perdita di liquidi e tessuti dalla vagina.

A volte il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato. Se l’aborto precoce si verifica nel primo trimestre, i sintomi possono non essere presenti. Il riscontro avviene occasionalmente durante il controllo ecografico, quando viene riscontrata l’assenza di battito cardiaco, senza che la paziente abbia avuto altri sintomi. Questi vengono chiamati anche aborti silenti. In queste manifestazioni, nonostante la diagnosi sia clinica fatta con l’ecografia, non hanno comunque presentato alcuna tipologia sintomatica.

Se il dolore addominale o il sanguinamento vaginale persistono o peggiorano alcuni giorni dopo un aborto spontaneo oppure se insorge febbre, la donna deve consultare un medico. In caso di perdite, se la gravidanza è già stata visualizzata, è necessario un controllo ecografico per vedere se l’attività cardiaca è presente o meno. Dirimente e necessario è sempre il controllo ecografico. Se invece la paziente ha il dubbio di essere incinta, perché ha avuto un ritardo del ciclo mestruale, è consigliato fare il test ematico dell’ormone della gravidanza.

Dolore pelvico acuto: l’aborto spontaneo

Le Cause dell'Aborto Spontaneo: Un Quadro Dettagliato

Nella maggior parte dei casi la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta, ma può verificarsi perché il feto non si sviluppa normalmente o a causa di un problema di salute della donna. Gli aborti spontanei sono spesso il risultato di problemi cromosomici che impediscono il normale sviluppo del bambino.

Cause Fetali: Anomalie Cromosomiche e Genetiche

Le anomalie cromosomiche del feto sono una delle cause più comuni di aborto spontaneo. Rappresentano sicuramente la causa più frequente di abortività spontanea. Queste anomalie possono essere causate da errori durante la divisione cellulare, durante la formazione degli ovuli o degli spermatozoi, o durante la fecondazione stessa. Si distinguono in:

  • Anomalie numeriche: quando il feto ha un numero anormale di cromosomi.
  • Anomalie strutturali: quando ci sono problemi con la struttura fisica dei cromosomi del feto.

Gli aborti spontanei che si verificano nelle prime 10-11 settimane di gestazione sono spesso causati da una malattia cromosomica. L’analisi genetica dei resti abortivi in caso di nuovo aborto spontaneo è importante, poiché in oltre il 75% dei casi la causa è uno sviluppo anomalo dell’embrione. Anche uno studio genetico della coppia è fondamentale per analizzare i cariotipi dei genitori per individuare eventuali alterazioni cromosomiche, anche se queste spiegano solo il 3-5% dei casi di aborti ricorrenti.

Cause Materne e Fattori di Rischio

Oltre alle problematiche fetali, diverse condizioni materne e fattori esterni possono incidere negativamente sul decorso della gravidanza. In genere, le cause materne sono più importanti e frequenti, perché in un mese matura e arriva all’ovulazione un solo ovocita, che può quindi essere portatore di svariate patologie.

Età Materna e Paterna:L’età della donna è la prima responsabile, a maggior ragione se over 40. Una gravidanza iniziata tra i 25 e i 29 anni di età ha il 10 per cento di possibilità di finire con un aborto spontaneo. Il rischio aumenta dopo i 30 anni arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni. Ma anche restare incinta troppo presto aumenta le probabilità di non portare a termine la gravidanza. Anche quella dell’uomo può essere un fattore: con l’invecchiamento aumentano significativamente le anomalie negli spermatozoi. Seppure in misura meno netta rispetto alla donna, i 40 anni sembrano essere un’età critica anche per l’uomo.

Problemi di Annidamento e Placentari:Con il termine annidamento si indica il processo che si verifica nelle prime fasi della gravidanza, durante il quale l’embrione si impianta nella parete dell’utero e inizia a formare la placenta. La placenta si forma durante la gravidanza e fornisce nutrimento e ossigeno al feto. Se si verificano problemi durante la sua formazione o anomalie funzionali, possono determinarsi complicazioni e l’aborto spontaneo.

Infezioni:Le infezioni, se contratte durante la gravidanza, possono interferire con il normale sviluppo del feto o causare danni alla placenta. Alcune infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia, possono causare un aborto spontaneo. Anche le infezioni vaginali possono rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo per gli aborti spontanei.

Malattie Autoimmuni e Trombofiliche:Alcune malattie autoimmuni e trombofiliche possono causare complicazioni durante la gravidanza, compreso l’aborto spontaneo. Malattie come la sindrome antifosfolipidica, che rappresenta il 10-15% dei casi di aborti ricorrenti, possono essere la causa. Se una donna presenta un disturbo che facilita la coagulazione (come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi) può subire aborti spontanei ripetuti consecutivi.

Anomalie Anatomiche dell'Utero:Le anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna (ad esempio un utero con fibromi o, raramente, due camere o cicatrizzazione interna) possono causare la perdita della gravidanza. Vengono valutati anche miomi, polipi, infezioni o infiammazioni e incompetenza cervicale. Gli aborti spontanei nel secondo trimestre possono essere legati a problematiche genetiche, infettive e placentari, ma spesso sono dovuti a problemi di incontinenza del collo uterino. Significa che l’utero si apre prima del naturale momento del travaglio e del parto (incompetenza cervico-istmica). Questa condizione può verificarsi anche in assenza di contrazioni uterine, perdite di sangue o altri sintomi.

Disordini Endocrini:Patologie come il diabete o le malattie autoimmuni possono essere cause di aborto spontaneo. Gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, possono aumentare il rischio.

Stile di Vita e Sostanze Nocive:L’abuso di alcol può aumentare il rischio di aborto nei primi due trimestri, e predispone il piccolo alla sindrome feto-alcolica. Il fumo di sigaretta danneggia l’ovaio e riduce la probabilità di concepimento: e questo - è bene ricordarlo - anche in caso di fecondazione assistita. Smettere di fumare soltanto quando si scopre di essere incinta, ad esempio, è certamente importante, ma non è risolutivo. L'uso di sostanze come la cocaina sono fattori di rischio. È anche fondamentale evitare fattori di rischio e assicurare uno stato di salute ottimale prima del concepimento.

Traumi:Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo.

Complicanze di Gravidanze Precedenti:I ricercatori hanno osservato, dati alla mano, quel che tanti ginecologi sanno per esperienza. Ossia che le complicanze delle gravidanze precedenti hanno un effetto negativo sulle future. Non accade lo stesso per la pre-eclampsia, condizione caratterizzata da pressione alta in gravidanza. Chi ne ha sofferto nel corso dei nove mesi di gestazione non deve preoccuparsi per gli esiti di una nuova gravidanza.

Diagramma delle principali cause di aborto spontaneo

Diagnosi dell'Aborto Spontaneo e Valutazione Medica

Quando una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, il medico la deve visitare per verificare se ci siano minacce di aborto.

  • Esame pelvico: Durante un esame pelvico il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile.
  • Ecografia: Talvolta, il medico utilizza un dispositivo per auscultare il battito cardiaco fetale. L’ecografia viene eseguita anche mediante l’inserimento in vagina di una sonda ecografica (la cosiddetta ecografia transvaginale). Può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente. Talvolta, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine.
  • Esami del sangue: Si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di un ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza, chiamato gonadotropina corionica umana (hCG). I risultati confermano la gravidanza. Il dosaggio plasmatico della frazione beta dell’ormone della gravidanza (HCG) viene prodotto a partire dall’impianto in utero e aumenta costantemente fino al terzo mese di gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo.

Indagini per Aborti Spontanei Ricorrenti

È opportuno che le donne che hanno avuto due o più aborti spontanei consultino un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Si parla di aborto spontaneo ricorrente in caso di anamnesi di almeno tre aborti spontanei consecutivi. La Società Italiana della Riproduzione si parla, invece, di aborto ripetuto quando nella storia ginecologica di una paziente si verificano due episodi simili consecutivi entro la ventesima settimana di gestazione. In questo caso, il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto, in entrambi i partner.

  • Esami di diagnostica per immagini: Un esame di diagnostica per immagini (come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia) per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile (es. malformazioni uterine come i setti o il setto, fibromi, polipi).
  • Esami del sangue specifici: Per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide. Uno studio ematologico, un’analisi speciale, può identificare le alterazioni della coagulazione.
  • Test genetici: Per controllare la presenza di anomalie cromosomiche nei genitori.
  • Disordini autoimmuni: Si stanno studiando possibili disordini immunitari che potrebbero causare un fallimento dell’impianto, anche se attualmente non esiste una terapia immunitaria comprovata che aumenti le probabilità riproduttive in questi casi.

Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro.

Trattamento dell'Aborto Spontaneo e Gestione della Perdita

Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza. Se l’aborto spontaneo è stato eliminato spontaneamente, non è necessario alcun ulteriore trattamento.

Opzioni Terapeutiche

  1. Attesa: In caso di aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane di gestazione), se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione, i medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere di monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente. La donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico.
  2. Farmaci: Assumere farmaci (solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone) per aiutare l’utero a espellere la gravidanza. In alcuni casi si può decidere di facilitare l’espulsione tramite la somministrazione di farmaci che facilitino la contrazione uterina.
  3. Intervento chirurgico: Eseguire un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero. Questo intervento, noto come "raschiamento" mediante isterosuzione o dilatazione ed evacuazione (D&E), comporta l’inserimento nell’utero di un tubo flessibile attraverso la vagina e l’aspirazione. Questo è il cosiddetto “raschiamento”. Negli aborti spontanei tardivi (tra le 12 e le 20 settimane di gestazione), i medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione.

Gestione Aggiuntiva

  • Antidolorifici: Si somministrano analgesici al bisogno per gestire i crampi e il dolore.
  • Immunoglobulina Rho(D): Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale), nel caso in cui il partner sia Rh positivo. Questo disturbo è chiamato incompatibilità Rh.
  • Prevenzione delle infezioni: Se un frammento del feto o della placenta rimane nell’utero dopo un aborto, può svilupparsi un’infezione, detta aborto settico, che può essere molto grave e persino potenzialmente letale.

In caso di minaccia di aborto spontaneo (presenza di sintomi, ma l’ecografia mostra una gravidanza normale), alcuni medici consigliano alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano efficaci. Il riposo è senza dubbio il principale deterrente e il trattamento fondamentale consigliato dal medico quando la gestante è un soggetto a rischio di minaccia d’aborto.

Strumenti e metodi per la diagnosi di aborto spontaneo

Prevenzione del Rischio di Aborto Spontaneo: Strategie e Stili di Vita

La prevenzione degli aborti spontanei è difficile, poiché spesso sono causati da fattori che non possono essere completamente controllati. Tuttavia, ci sono passi che si possono intraprendere per ridurne il rischio.

Gestione delle Condizioni Mediche Preesistenti

  • Patologie autoimmuni e trombofiliche: Quando sono presenti patologie autoimmuni o trombofiliche, come la sindrome da antifosfolipidi o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti acido acetilsalicilico (aspirina) ed eparina.
  • Disordini endocrini: Un adeguato controllo di malattie come il diabete, l’ipertensione arteriosa o gravi disturbi della tiroide è cruciale prima e durante la gravidanza.
  • Anomalie anatomiche dell'utero: Per i soggetti che soffrono di incompetenza cervicale si esegue il cerchiaggio della cervice. Altre malformazioni uterine, come i setti o i miomi, possono essere riparati chirurgicamente.
  • Terapia ormonale: Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo.

Adozione di uno Stile di Vita Sano

Mantenere uno stile di vita sano prima e durante la gravidanza può aiutare a ridurre il rischio di aborto spontaneo.

  • Evitare sostanze nocive: Smettere di fumare, evitare l’abuso di alcol e l’uso di droghe è fondamentale. Smettere di fumare soltanto quando si scopre di essere incinta, ad esempio, è certamente importante, ma non è risolutivo.
  • Alimentazione e peso: Seguire una dieta equilibrata e mantenere un peso sano può influenzare positivamente la fertilità e l'esito della gravidanza.
  • Controllo delle infezioni: Prevenire e trattare tempestivamente le infezioni, incluse quelle vaginali, può ridurre il rischio.

Tecniche di Riproduzione Assistita Avanzate

Per coppie con storia di aborti ricorrenti o difficoltà di concepimento, alcune tecniche possono aumentare le probabilità di successo:

  • Diagnosi genetica preimpianto (PGT): Permette di studiare il patrimonio genetico degli embrioni prima dell’impianto e di selezionare gli embrioni più sani e privi di alterazioni cromosomiche e/o genetiche che saranno trasferiti nell’utero.
  • Ovodonazione: È la tecnica di riproduzione assistita che utilizza gli ovuli provenienti da una donatrice anonima per creare embrioni di qualità ottimale, specialmente quando l'età materna è un fattore di rischio significativo.

Un medico non può che consigliare di condurre una vita sana già da prima del concepimento. È anche fondamentale assicurare uno stato di salute ottimale prima del concepimento. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo. Non è così. E maturano convinzioni ed idee sbagliate sulle sue possibili cause.

Affrontare l'Aborto Spontaneo: Aspetti Emotivi e Supporto

L’aborto spontaneo è un’esperienza dolorosa e, purtroppo, comune a molte donne nel loro cammino verso la maternità. Il momento successivo ad un aborto spontaneo può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Purtroppo, ancora troppo spesso l’aborto spontaneo non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù. “Accogliere il dolore degli altri non è mai facile, soprattutto per chi è cresciuto in una società spaventata, impreparata di fronte a certi argomenti, tanto da renderli dei tabù. Si ha l’impressione di non avere le parole, di non sapere cosa dire."

Le conseguenze emotive dell'aborto spontaneo possono essere devastanti e variano da persona a persona. Dopo un aborto spontaneo la donna e il suo partner possono sentirsi in lutto, tristi, in collera, colpevoli o ansiosi per le successive gravidanze.

  • Lutto: Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi.
  • Senso di colpa: Le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa.
  • Ansia: Le donne che hanno avuto un aborto possono desiderare di confrontarsi con il proprio medico circa l’eventualità di altri aborti nelle gravidanze successive e di sottoporsi a esami se necessario.

È fondamentale che le donne ricevano un sostegno adeguato durante questo periodo difficile. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano. È importante anche che il partner sia sensibile alle esigenze e alle reazioni emotive della donna, offrendo sostegno pratico e affettuoso in base alle necessità.

La paziente è definita poliabortiva in caso di tre aborti consecutivi. Aborti ripetuti dopo primo figlio: cosa fare? Avere un aborto interno dopo aver avuto una gravidanza normale può assolutamente succedere. Esistono delle condizioni di salute per cui la paziente, che prima stava benissimo, diventa una paziente poliabortiva. Tuttavia, la rassicurazione sta nel fatto che, dopo l’aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne (potrebbe essere un caso isolato). Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Di solito non sono necessari ulteriori esami, a meno che la donna non abbia subito due o più aborti spontanei.

Supporto emotivo e tabù sull'aborto spontaneo

Dopo un Aborto Spontaneo: Quando Tentare una Nuova Gravidanza?

La decisione di cercare una gravidanza dopo un aborto spontaneo può essere emotivamente complessa. Molte donne desiderano tentare un nuovo concepimento immediatamente. Aspettare è il consiglio più saggio. Non c'è un momento "giusto" per cercare una gravidanza, dopo un aborto spontaneo. Alcune donne si sentono pronte dopo poche settimane, mentre altre possono aver bisogno di più tempo per elaborare il dolore emotivo e recuperare fisicamente.

Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta dopo un aborto spontaneo. Perché sia più facile portare a termine una gravidanza subito dopo un aborto spontaneo non è ancora chiaro, e lo ammettono i ricercatori. Si tratta di situazioni molto soggettive per le quali occorre tenere conto anche dello stato psicologico della donna interessata.

In ogni caso, è giusto ricordare che dopo un aborto spontaneo il corpo di una donna ritorna alla normale capacità di concepire. Dal punto di vista fisiologico, potrebbe essere necessario affrontare la procedura ginecologica del raschiamento (operazione che procede con la rimozione di una porzione di endometrio o una massa anomala contenuta nell’utero). L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato come, sia che si tratti di una nuova gravidanza dopo aborto che di una gravidanza dopo raschiamento, sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi.

Per chi riesce a elaborare la perdita, nasce, invece, il bisogno di sapere quando tentare di nuovo e quali indagini diagnostiche fare. Fra i test consigliati, innanzitutto, è opportuno eseguire un’analisi del sangue che possa permettere di valutare la presenza di eventuali disturbi ormonali o di deficit del sistema immunitario. Questo è particolarmente vero se si sono verificati aborti spontanei ricorrenti, dove la valutazione specialistica è fortemente raccomandata.

Una coppia si tiene la mano, simbolo di speranza e supporto dopo una perdita

tags: #diminuzione #rischio #aborto