La fecondazione, nell’ambito della dimensione umana, è l’atto che pone in essere un nuovo individuo e dà quindi la vita a una persona unica e irripetibile. Affiancare al termine “fecondazione” l’attributo “assistita”, implica il riferimento all’intervento tecnico del medico che, come vedremo, a seconda del grado di “invasività”, può configurarsi come semplice aiuto all’atto sessuale per il raggiungimento del suo fine naturale, o come sostituzione totale di quell’atto. Parlare in generale di fecondazione o procreazione assistita ha poco senso e può generare facilmente equivoci se non si ha la premura di specificare esattamente a quale tecnica ci si riferisce.

Distinzioni fondamentali tra le tecniche di procreazione
Avvertiamo da subito che le tecniche di fecondazione assistita introdotte nel corso degli anni sono molteplici e vanno ben oltre la stretta classificazione in uso attualmente, parlandosi di una ventina di procedure diverse. È necessario distinguere tra inseminazione artificiale e fecondazione artificiale, basandosi sulla diversa incidenza che l’artificiosità della tecnica ha sull’atto del concepimento.
Nell’inseminazione artificiale, è solo l’introduzione del seme nelle vie genitali femminili ad avvenire “artificialmente”; nella fecondazione artificiale, invece, è il concepimento del nuovo essere umano ad avvenire mediante la tecnica. È possibile dare un giudizio positivo esclusivamente in relazione all’ipotesi di inseminazione artificiale omologa che si ponga in aiuto e non in sostituzione dell’atto di fecondazione naturale. Il comune denominatore delle varie procedure di fecondazione artificiale è dunque rappresentato dall’elevato grado di invasività della tecnica che si spinge ben oltre il semplice aiuto, arrivando fino a sostituire l’atto naturale del concepimento.
La fecondazione eterologa e le sue criticità
Quale che sia la procedura usata, è possibile che la fecondazione avvenga mediante il ricorso a gameti appartenenti a entrambi i membri della coppia richiedente - è questa la fecondazione omologa - oppure provenienti da un terzo soggetto estraneo alla coppia - ed è questa l’eterologa. La fecondazione eterologa presenta una serie di problemi particolarmente gravi che toccano ambiti diversi della vita individuale, familiare e sociale.
Molto importanti e degni di attenzione sono i riferimenti alle risonanze negative che la donazione di gameti può far nascere sia nel padre che nella coppia. Il figlio non ha nessun legame genetico, e quindi biologico, con il padre “legale”. Non è nato da un rapporto tra l’uomo e la donna, da una vera reciprocità, ma da un gesto da cui uno dei due partner è stato escluso. Di fronte a eventuali dissensi tra moglie e marito, non è difficile immaginare che il padre si sentirà in molti momenti “secondario”. L’uomo passa facilmente dal sentirsi umiliato al desiderio di vendetta o all’affermazione della sua irresponsabilità nei confronti del “non-figlio”.
Fecondazione eterologa, tutti i rischi in un documento
Non sono esagerazioni: la maggior parte di questi uomini percepisce il donatore come un rivale nei riguardi del quale possono scatenarsi i sentimenti d’inferiorità, di gelosia, per non parlare di un delirio di persecuzione. Oltre a ciò, la terza e forse più inquietante criticità è quella che investe la dimensione sociale: la mercificazione del seme e degli ovuli. Ogni campione di seme viene rivenduto per una cifra tra i 250 e i 400 dollari, con un margine di guadagno per le banche che può superare il 500%. Il venditore seriale di gameti ha rifornito regolarmente cliniche per anni, portando a casi in cui fratellastri cresciuti nelle vicinanze sono arrivati quasi ad avere una relazione tra loro.
Procedure in vivo e in vitro: un’analisi clinica
A seconda che l’atto della fecondazione avvenga all’interno del corpo della donna o in laboratorio, si parla rispettivamente di procedure in vivo (in utero o intracorporee) e procedure in vitro (extracorporee). L’inseminazione artificiale intrauterina consiste nel ricollocare il seme maschile all’interno della tuba, o nell’introdurlo in essa dopo averlo previamente raccolto e trattato, affinché possa incontrare l’ovulo e fecondarlo in modo naturale.
La GIFT è una tecnica di fecondazione artificiale intracorporea che comporta il trasferimento simultaneo, ma separato, dei gameti maschili e femminili all’interno della tuba di Falloppio. La procedura è inficiata da un’alta incidenza di aborti, probabilmente per la notevole artificiosità della tecnica unita al lasso di tempo che i gameti devono trascorrere fuori del corpo umano. La FIVET è una tecnica di fecondazione artificiale extracorporea che implica, previa raccolta dei gameti, la creazione in laboratorio di più embrioni allo scopo di trasferirli.

Evoluzione tecnologica e successo clinico
Dopo la nascita di Louise Brown, la tecnica veniva considerata troppo complessa, di difficile riproducibilità e costosa. Oggi, nel mondo occidentale, circa il 3% dei bambini viene concepito in laboratorio. I progressi clinici e di laboratorio hanno migliorato l’efficacia e l’efficienza della fecondazione in vitro nel tempo. Un indicatore principale del successo è il tasso cumulativo di bambini nati, aumentato in media dal 32% nel 2010 al 42% nel 2020.
Il trasferimento di un singolo embrione è volto a minimizzare i rischi per la salute della donna e del bambino. Nonostante i rischi siano modesti, i neonati dopo gravidanza singola da fecondazione in vitro rispetto a quelli concepiti spontaneamente hanno maggiori probabilità di avere esiti perinatali sfavorevoli, in particolare di parto pretermine o con basso peso alla nascita. Tuttavia, tali dati vengono desunti, per la maggior parte, da studi retrospettivi ed è pertanto difficile valutare i rapporti causali, poiché molti di questi effetti potrebbero essere dovuti non tanto alle procedure, quanto alle caratteristiche della popolazione che vi accede (età materna avanzata, fattori genetici collegati all’infertilità).
Il quadro normativo italiano: la Legge 40 e le sentenze costituzionali
La legge 40/2004 stabiliva che possono accedere alla procreazione medicalmente assistita le coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi in età potenzialmente fertile. Sulla natura particolarmente restrittiva della legge è intervenuta negli anni la Corte Costituzionale, le cui sentenze hanno permesso un'interpretazione più ampia, aprendo le porte a pratiche prima vietate, quali la crioconservazione degli embrioni e la fecondazione eterologa.
La sentenza n.151/2009 ha rimosso il divieto di crioconservazione e il limite massimo di tre embrioni da impiantare, ponendo al centro l’autonomia del medico nella valutazione del singolo caso, riducendo al minimo il rischio per la salute della donna. Nonostante questi interventi, rimane un dibattito aperto, specialmente riguardo ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e alle condizioni di accesso che rimangono negate ai single e alle coppie dello stesso sesso.

Verso una personalizzazione della cura
L’infertilità colpisce il 10-20% delle coppie nei paesi occidentali. La ricerca attuale si sposta verso una maggiore personalizzazione dei percorsi, considerando l’alimentazione e la composizione corporea come fattori chiave per ottimizzare le chance di concepimento. L’utilizzo della DXA permette una valutazione della massa corporea più oggettiva rispetto al semplice BMI. Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale integrata con il time-lapse sta aprendo nuove strade per la selezione embrionale, cercando di standardizzare valutazioni che un tempo erano puramente soggettive.
Nonostante l’avanzamento delle tecnologie, resta fondamentale monitorare la sicurezza delle procedure. L’istituzione di registri nazionali dettagliati, che includano il tipo di procedura, le caratteristiche dei genitori e gli esiti di salute, rimane una necessità primaria per comprendere i meccanismi che influenzano il benessere del nascituro e della madre, garantendo un approccio che sia al contempo scientificamente avanzato ed eticamente responsabile.
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