Il Deserto Fertile Siciliano: Arte, Crisi e Strategie di Contrasto

La Sicilia, terra di antica bellezza e fertilità, si trova oggi ad affrontare una sfida ambientale di proporzioni drammatiche: la desertificazione. L'arte si fa portavoce di questo problema, un processo complesso che minaccia non solo l’ecosistema ma anche il diritto umano all’acqua, una risorsa essenziale per la vita. Secondo l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, il 70% della regione rischia di trasformarsi in un paesaggio sterile e arido.

Mappa della Sicilia con aree a rischio desertificazione

Le Cause della Desertificazione in Sicilia

La desertificazione è un fenomeno complesso, guidato da una combinazione di fattori naturali e antropici. In Sicilia, le cause principali sono legate all’aumento delle temperature e alla diminuzione delle precipitazioni, fenomeni direttamente collegati ai cambiamenti climatici globali. La situazione è ulteriormente aggravata dall’assenza di infrastrutture moderne e sufficienti per la raccolta e lo stoccaggio dell’acqua. Questo è un fattore determinante per la gestione delle risorse idriche in una regione dove l'acqua è un bene sempre più prezioso.

Un altro fattore determinante è rappresentato dagli incendi, molti dei quali di origine dolosa o causati dall’imprudenza umana. I fuochi distruggono vasti appezzamenti di vegetazione, lasciando il terreno esposto all’erosione e accelerando il processo di desertificazione. L'abbandono delle aree coltivate è un altro colpevole del degrado dei suoli.

La Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Siccità e alla Desertificazione (UNCCD) definisce la desertificazione come “degrado delle terre nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche, causato da vari fattori, incluse le variazioni climatiche e le attività umane”. Questa definizione, condivisa dai 193 Paesi che hanno aderito alla UNCCD, enfatizza il ruolo delle condizioni climatiche ma al tempo stesso sottolinea che le azioni umane possono essere la causa diretta o indiretta della rottura di un fragile equilibrio. Il concetto di degrado, utilizzato dalla Convenzione, comprende i numerosi fenomeni che condizionano la riduzione o la perdita della produttività economica o biologica del territorio. Stralciando e riducendo all'essenziale si tratta quindi di un degrado dei terreni in zone siccitose. E la Sicilia, ma non solo lei, ne sarebbe oggetto.

La DESERTIFICAZIONE mette a rischio la BIODIVERSITÀ (e il nostro CIBO)

Impatti Profondi: Dall'Agricoltura al Turismo

La desertificazione nella bella isola comporta gravi ripercussioni non solo sull’agricoltura, una delle principali risorse economiche della regione, ma anche sull’intero ecosistema. La perdita progressiva di suolo fertile rende difficili le coltivazioni tradizionali come quelle di ulivi, agrumi e mandorli e mette in crisi l’economia agricola. Nell'estate del 2024, i danni economici all’agricoltura siciliana hanno superato la cifra di 2 miliardi di euro.

La siccità compromette non solo l’accesso diretto all’acqua potabile per le famiglie, ma colpisce anche settori vitali come l’agricoltura, che rappresenta una delle principali fonti di sostentamento della regione. Questo problema si ripercuote anche sull’economia siciliana, con effetti significativi anche sul turismo, una risorsa fondamentale per l’isola. Paesaggi che un tempo attiravano visitatori per la loro bellezza e la loro biodiversità stanno progressivamente perdendo il loro fascino naturale a causa della desertificazione e del degrado ambientale.

L'analisi condotta su due serie storiche distinte (1990 e 2000) nel nostro Paese e ricordata dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, evidenzia che circa il 70% della superficie della Sicilia presenta un grado medio-alto di vulnerabilità ambientale; seguono: Molise (58%), Puglia (57%), Basilicata (55%).

Strategie di Contrasto: Dalle Infrastrutture all'Agroforestazione

Esistono diverse strategie che possono essere implementate per contrastare il fenomeno della desertificazione in Sicilia. Innanzitutto, è fondamentale modernizzare e potenziare gli impianti per la raccolta e la gestione dell’acqua. Sistemi di irrigazione efficienti, che riducano al minimo la dispersione idrica, potrebbero fare la differenza, specialmente in una regione dove l’acqua è un bene sempre più prezioso.

Impianto di irrigazione efficiente in un campo agricolo

Un’altra soluzione importante è la riforestazione e la piantumazione di nuove aree verdi. Gli alberi aiutano a prevenire l’erosione del suolo e contribuiscono al mantenimento dell’umidità. L’agricoltura stessa può diventare parte della soluzione, adottando pratiche sostenibili come la creazione di terrazze e l’uso di rivestimenti vegetativi che trattengono l’umidità nel terreno.

Un esempio di innovazione in questo campo è l'idea della startup Sand to Green, con sede in Marocco. Questa iniziativa apre il settore agricolo a nuove frontiere attraverso un mix di tecnologie innovative e agroforestazione, creando un’agricoltura sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici. L’approccio della startup si declina su 4 pilastri: l’agroforestazione, che prevede la coltivazione di alberi da frutto ed erbe aromatiche in un unico spazio, permettendo così di massimizzare la biodiversità e l’efficienza delle risorse; l’intercropping, che consente di coltivare più specie vegetali, ottimizzando spazio e intensificandone la produzione; l’uso di acqua salmastra, risorsa spesso abbondante nei deserti, desalinizzata grazie all’utilizzo di particolari tecnologie così da renderla adatta all’irrigazione; infine, l’ultimo aspetto riguarda la rigenerazione del suolo, attraverso una miscela di compost, biochar e microrganismi che nutrono il terreno stimolandolo. È in corso una sperimentazione che avrà una durata complessiva di 5 anni in un’area a sud del Marocco, dove i ricercatori stanno testando diverse varietà di piante per individuare quelle che si adattano meglio a questo ambiente.

Infine, è necessario un quadro normativo solido che incoraggi la gestione sostenibile delle risorse naturali e protegga l’ambiente. Questo include il controllo degli incendi e l’adozione di misure preventive contro la deforestazione. Le leggi e le regolamentazioni dovrebbero promuovere la responsabilità ambientale e incentivare le comunità locali a partecipare attivamente alla salvaguardia del loro territorio. “È evidente che, in questa situazione e senza un’adeguata infrastrutturazione idrica, l’applicazione dei parametri attualmente previsti dalla normativa europea sul Deflusso Ecologico, sarebbe stata disastrosa per l’economia e l’ambiente di ampie zone del Paese. Da qui la deroga di due anni, decisa dal Parlamento, cui va il nostro grazie” aggiunge il Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi.

Rappresentazione schematica dei pilastri dell'agroforestazione

L'Arte Come Strumento di Sensibilizzazione: Il Caso di Francesco Guadagnuolo

In questo contesto, l’arte può svolgere un ruolo importante come mezzo di sensibilizzazione e veicolo per promuovere la tutela ambientale. L’artista siciliano Francesco Guadagnuolo, attraverso il potere espressivo dei suoi dipinti, ha dedicato una serie di opere per sensibilizzare il pubblico su questa tematica.

Nato nel 1956 a Catania, in Sicilia, e attivo tra Roma e New York, la sua produzione artistica spazia tra pittura, scultura e installazioni e affronta temi contemporanei di grande rilevanza. La sua arte, infatti, non è solo una questione estetica, ma uno strumento di sensibilizzazione su questioni sociali, umanitarie e ambientali. Guadagnuolo può essere definito un “artivista“, termine che combina il concetto di artista e attivista. La sua convinzione è che l’arte non debba essere relegata al solo ambito estetico, ma debba diventare un potente strumento per promuovere cambiamenti sociali e sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche urgenti. Il suo lavoro non si limita quindi a rappresentare la realtà, ma invita a una riflessione più profonda sui problemi del mondo moderno, con un chiaro intento di influenzare positivamente la società.

Un esempio particolarmente significativo del suo impegno è la trilogia che affronta il tema della desertificazione in Sicilia, composta dalle opere “La Sicilia rischio desertificazione”, “L’infinita siccità in Sicilia”, e il Manifesto per il diritto umano all’acqua, “Vogliamo l’acqua dal rubinetto”. Attraverso l’uso di colori intensi come l’ocra, il marrone e il nero, l’artista evoca l’immagine di una terra che sta lentamente perdendo la sua vitalità. Le opere, tuttavia, non vogliono solo denunciare il degrado, ma sollecitare il pubblico a riflettere sul proprio ruolo nella tutela dell’ambiente. Sono un invito all’azione, alla consapevolezza e alla responsabilità collettiva.

Dipinto

Il Manifesto “Vogliamo l’acqua dal rubinetto”, si erge come una potente dichiarazione artistica a favore del diritto umano all’acqua, affrontando la drammatica crisi idrica che affligge Caltanissetta e l’intera Sicilia. Guadagnuolo, utilizza il collage per rappresentare non solo la geografia, ma anche le gravi difficoltà causate dalla penuria d’acqua. Al centro della sua opera, si staglia un paesaggio arido, circondato da una mappa della Sicilia. Qui, il terreno è crivellato da crepe, e gli alberi secchi raccontano una storia di desolazione e abbandono. L’atmosfera dell’opera è intensa e coinvolgente. Guadagnuolo riesce a far risaltare i contrasti luminosi e le ombre di un paesaggio intriso di natura, ma devastato da condizioni climatiche estreme. L’artista, riesce infatti, non solo a documentare ma a interpretare la realtà. Oltre alle questioni ambientali, Francesco Guadagnuolo è noto per il suo costante impegno verso la giustizia sociale. In conclusione, Guadagnuolo è un esempio di come le creazioni artistiche possano trasformarsi in uno strumento di lotta e denuncia sociale.

La Desertificazione nel Contesto Globale: Uno Sguardo Oltre la Sicilia

La Sicilia non è l'unica regione a fronteggiare il problema della desertificazione. In Spagna, la desertificazione interessa ormai il 72% del territorio, in particolare nella zona oggi conosciuta come il “mare di plastica”, cioè l’area delle serre nel Sud del Paese, dove viene praticata un’agricoltura intensiva estrema, con un grande uso dell’acqua di falda.

L’ONU stima che nel mondo sia già compromessa una superficie ampia tra uno e sei miliardi di ettari e che, nel prossimo futuro, circa 200 milioni di persone saranno costrette a lasciare le proprie terre verso regioni più vivibili; tra le cause principali della desertificazione vi è l’estremizzazione dei fenomeni climatici e conseguentemente l’aridità provocata da fenomeni siccitosi prolungati, ma anche da precipitazioni brevi e violente, che non ristorano, ma erodono il primo strato più fertile di suolo sui terreni assetati.

Esemplare è il caso delle tempeste di sabbia, che hanno colpito in mesi recenti Siria, Iraq (da Aprile ve ne sono state già ben 6 con migliaia di ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie) ed altri Paesi confinanti. Tali evenienze non hanno origine, come altresì in passato, dal deserto egiziano e dal Sahara, ma si tratta probabilmente di eventi climatici, favoriti da quanto avvenuto negli ultimi anni nei due Paesi, cioè l’abbandono delle terre coltivate e lo spopolamento dei campi (causa guerra ed eventi siccitosi estremi) con la conseguente mancanza di quel freno naturale alla sabbia, che erano le coltivazioni.

La DESERTIFICAZIONE mette a rischio la BIODIVERSITÀ (e il nostro CIBO)

Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, precisa che "Deserto e desertificazione sono termini che spesso vengono confusi". Secondo una definizione, la desertificazione è un processo lento ed in qualche modo irreversibile di riduzione o distruzione del potenziale biologico del suolo, legato a diversi fattori come il clima, le proprietà del suolo e soprattutto le attività umane. In Italia, siccità straordinarie si stanno ripetendo con intervalli di tempo sempre più ravvicinati e le analisi dimostrano come ci vogliano anni per tornare alla normalizzazione dei regimi idrici. Pur in assenza di importanti interventi di contrasto come la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo od il Piano Laghetti, proposto da ANBI e Coldiretti, si tende tuttavia a non utilizzare più la parola irreversibile.

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