Il parto, momento culminante di un percorso di attesa e speranza, rappresenta per molte donne un'esperienza trasformativa e fondante, un evento personale e unico che ogni donna ha il diritto di vivere secondo il proprio modo di essere e sentire. Tuttavia, dietro l'idealizzazione di questo momento, si celano purtroppo realtà complesse e a volte drammatiche, dove errori medici, negligenze o trattamenti inadeguati possono trasformare la gioia attesa in un dolore profondo e duraturo. La vulnerabilità di madre e neonato in sala parto rende qualsiasi mancanza di cura o rispetto potenzialmente devastante, con conseguenze che vanno ben oltre il momento della nascita, influenzando irreversibilmente vite intere.
Il Caso di Filippo: Una Storia di Dolore e Conseguenze Profonde
La storia di Agata e Luca, due giovani che immaginavano un futuro felice e una famiglia numerosa, incarna drammaticamente le conseguenze degli errori in sala parto. Nel 2020, Agata, nel pieno dei suoi venticinque anni, era raggiante all’idea di diventare presto madre, così come il giovane padre Luca non vedeva l’ora di tenere fra le proprie braccia il piccolo Filippo. La gravidanza procedeva bene e Agata, a febbraio, viene ricoverata in seguito a rottura delle acque. Tuttavia, dopo qualche ora, si rendono evidenti alcuni segnali di allarme: i tracciati della cardiotocografia (CTG), un test che monitora il battito cardiaco fetale e le contrazioni uterine, non sono più come quelli registrati all’ingresso. Passa ancora del tempo e il travaglio non progredisce. I battiti del bambino si fanno sempre più veloci. A un certo punto, la paziente si sposta e la registrazione cardiotocografica cambia focolaio: inizia a registrare il battito cardiaco della madre invece di quello del feto.
In questo contesto di crescente difficoltà, non uno, non due, ma tre tentativi di estrazione con la ventosa falliscono. Alla nascita, il piccolo Filippo è asfittico e cianotico, con assenza del battito cardiaco. Presenta un grosso ematoma cranico, dovuto ai ripetuti tentativi di estrazione con la ventosa ostetrica, concentrato peraltro in zona frontale, a dimostrazione del fatto che la ventosa non fu correttamente applicata sull’occipite, dove avrebbe invece potuto fare presa. Si rendono evidenti i segni di una infezione maturata all’interno del sacco amniotico, che viene efficacemente trattata con antibiotici. Il suo iter clinico è stato pieno di complicazioni e, purtroppo, oggi vive con le conseguenze di una paralisi cerebrale infantile.
Secondo l’analisi tecnica, durante il travaglio emersero diversi segnali preoccupanti, non adeguatamente gestiti dai sanitari. Questa negligenza ha stravolto per sempre le vite e le prospettive di Filippo e dei suoi genitori. La madre, esaurito il congedo parentale, ha dovuto lasciare il lavoro di impiegata amministrativa per potersi dedicare completamente all’assistenza del figlio. Per quanto generoso e giusto, nessun importo potrà mai compensare il dolore e le difficoltà che Filippo e i suoi genitori sono destinati ad affrontare. Il risarcimento di due milioni di euro, ottenuto dall’avvocato, rappresenta un riconoscimento legale del danno subito, ma non può lenire l'impatto profondo sul nucleo familiare.

Lesioni Perinatali al Neonato: Tipologie e Impatto
La lesione da parto è un danno che può verificarsi durante il processo di nascita, di solito nel momento del passaggio attraverso il canale del parto. Molti neonati presentano gonfiore o piccole ecchimosi in seguito al parto. La maggior parte delle lesioni si risolve spontaneamente. Raramente, si verificano lesioni più gravi, come danni ai nervi o una frattura ossea. Le lesioni da parto sono più comuni a causa delle forze naturali del travaglio e del parto. È più probabile che si verifichino lesioni durante un parto difficile, che può essere causato dalle dimensioni del feto, dalla posizione del feto, dal parto assistito con forcipe o ventosa oppure da altri fattori. Un bambino molto grande è a maggior rischio di lesioni da parto. I medici raccomandano il parto cesareo se il peso stimato del bambino supera i 5 chilogrammi (è superiore a 4,5 chilogrammi nel caso delle donne diabetiche). La lesione è più probabile anche quando il feto è disteso in una posizione insolita nell’utero prima della nascita. In alcuni parti, i medici utilizzano un forcipe (uno strumento chirurgico con bordi arrotondati che si inseriscono intorno alla testa del feto) o un dispositivo a ventosa. Se utilizzati in modo appropriato, questi metodi di parto comportano un basso rischio di lesioni. In generale oggi il tasso di lesioni da parto è molto inferiore rispetto al passato, perché un maggior numero di feti viene valutato mediante le ecografie prenatali, perché l’uso del forcipe è inferiore e perché i medici ricorrono spesso al parto cesareo se prevedono un rischio aumentato di lesioni da parto.
Le deformazioni della testa non costituiscono una lesione, ma i genitori potrebbero esserne preoccupati. La deformazione si riferisce al normale cambiamento della forma della testa del bambino che deriva dalla pressione esercitata durante il parto. Nella maggior parte dei casi la testa è la prima parte a entrare nel canale del parto. Dato che le ossa del cranio del feto non sono fissate rigidamente in posizione, la testa si allunga mentre viene spinta attraverso il canale del parto, consentendo al feto di attraversarlo più facilmente. La deformazione non ha effetti sul cervello e non causa problemi né richiede trattamento. La forma della testa diventa gradualmente più tondeggiante nell’arco di diversi giorni.
Lesioni Craniche
Una lesione cranica minore è la lesione correlata al parto più comune. Il gonfiore e le ecchimosi del cuoio capelluto sono comuni ma non gravi e in genere si risolvono in pochi giorni. I graffi del cuoio capelluto possono verificarsi in caso di utilizzo di strumenti (come monitor fetali collegati alla testa, forcipe o ventosa ostetrica) durante un parto vaginale. Il sanguinamento tra il cuoio capelluto e le ossa del cranio può determinare un accumulo di sangue sopra o sotto lo spesso strato fibroso (periostio) che ricopre le ossa craniche e contiene vasi sanguigni. Un cefaloematoma è un accumulo di sangue tra le ossa craniche e il periostio. In questa zona il sangue è confinato a una delle ossa craniche e non attraversa le bande di tessuto che collegano le diverse ossa che formano il cranio (suture). I cefaloematomi sono morbidi al tatto e possono aumentare di dimensioni dopo la nascita, ma scompaiono spontaneamente nel giro di settimane o mesi e non richiedono quasi mai alcun trattamento. Tuttavia, devono essere valutati da un pediatra se diventano rossi o iniziano a drenare liquido. A volte, parte del sangue si indurisce (calcifica) lasciando un nodulo duro nel cuoio capelluto. Raramente, il nodulo calcificato deve essere asportato chirurgicamente.
Un’emorragia subgaleale è un accumulo di sangue tra il periostio e lo strato più profondo del cuoio capelluto. Il sangue in quest’area può diffondersi e non è confinato a un’area come un cefaloematoma. Può causare grave perdita di sangue e shock, che possono richiedere una trasfusione di sangue. Un’emorragia subgaleale può derivare dall’uso del forcipe o della ventosa ostetrica oppure essere il risultato di un problema di coagulazione del sangue. Possono verificarsi fratture delle ossa craniche prima o durante il parto. Le fratture del cranio non sono comuni. A meno che la frattura non formi una rientranza (frattura depressa), la guarigione è rapida e non richiede alcun trattamento.
Emorragie all’interno e attorno al Cervello
Le emorragie all’interno e attorno al cervello (emorragie intracraniche) sono causate dalla rottura di vasi sanguigni e possono essere originate da lesioni da parto, patologie significative del neonato che riducono l’afflusso di sangue o di ossigeno al cervello, o da un problema di coagulazione. La prematurità aumenta il rischio di emorragia intracranica. Talvolta le emorragie intracraniche si verificano dopo un parto normale in un neonato apparentemente sano. In questi casi la causa dell’emorragia è sconosciuta. Le emorragie cerebrali sono molto più comuni nei bambini molto prematuri. Anche i neonati con disturbi emorragici (come l’emofilia) sono a maggior rischio di emorragia cerebrale. La maggior parte dei neonati con emorragia non presenta sintomi. Tuttavia, alcuni possono presentare sintomi gravi e sonnolenza (letargia), nutrirsi poco e/o avere convulsioni.
Le emorragie possono verificarsi in molte sedi all’interno e attorno al cervello:
- Emorragie subaracnoidee: Si verificano sotto la parte più profonda delle due membrane che rivestono il cervello. Sono il tipo più comune di emorragia intracranica neonatale e di solito interessano i neonati a termine. Nei neonati con emorragia subaracnoidea possono occasionalmente insorgere apnea (periodi durante i quali smettono di respirare), convulsioni o letargia durante i primi 2-3 giorni di vita, ma poi tutto si risolve per il meglio.
- Emorragia subdurale: È un sanguinamento fra lo strato esterno ed interno dei tessuti che ricoprono il cervello. Oggi è molto meno comune grazie alle migliori tecniche del parto. Un’emorragia subdurale può incrementare la pressione sulla superficie del cervello. I neonati con emorragie subdurali possono sviluppare problemi come convulsioni.
- Ematomi epidurali: Sono sanguinamenti fra lo strato esterno (dura madre) di tessuto che ricopre il cervello (meningi) e il cranio. Un ematoma epidurale può essere causato da una frattura cranica. Se l’ematoma aumenta la pressione cerebrale, le fontanelle tra le ossa craniche possono protrudere. I neonati con un ematoma epidurale possono presentare apnea o convulsioni.
- Emorragie intraventricolari: Consistono in un sanguinamento negli spazi normalmente pieni di liquido (ventricoli) del cervello.
- Emorragie intraparenchimali: Si verificano nel tessuto cerebrale stesso. Solitamente le emorragie intraventricolari e intraparenchimali si osservano nei neonati molto prematuri e più comunemente come risultato di immaturità cerebrale piuttosto che di una lesione da parto. La maggior parte di queste emorragie è asintomatica, ma quelle più consistenti possono causare apnea o una colorazione grigio-bluastra della pelle, oppure l’intero organismo del neonato può improvvisamente smettere di funzionare normalmente. I neonati con emorragie di grosse dimensioni, soprattutto se si estendono al parenchima, presentano una prognosi infausta, mentre quelli con emorragie piccole di solito sopravvivono bene.
In caso di emorragia i neonati possono essere ricoverati in un’unità di cure intensive neonatali (UTIN) per esami di diagnostica per immagini (come TC o RMI) e monitoraggio, cure di supporto (come riscaldamento), somministrazione di liquidi per via endovenosa e altri trattamenti per mantenere il funzionamento dell’organismo.
Lesioni ai Nervi
Le lesioni ai nervi si possono verificare prima o durante il parto. Tali lesioni di solito provocano debolezza dei muscoli controllati dal nervo interessato. La maggior parte dei bambini guarisce completamente da queste lesioni.
- Lesione del nervo facciale: È evidente quando il neonato presenta asimmetria facciale durante il pianto. È causata dalla pressione contro il nervo a causa della posizione del feto nell’utero prima della nascita, della pressione del nervo contro la pelvi della madre durante il parto o dell’uso di forcipe per facilitare il parto. Non è necessario alcun trattamento e di solito la debolezza muscolare si risolve entro i primi 2-3 mesi di vita. Tuttavia, a volte la debolezza del nervo facciale è causata da un disturbo congenito piuttosto che da una lesione e non si risolve.
- Lesione del plesso brachiale: Il plesso brachiale è un gruppo di grossi nervi situati tra collo e spalla, che arrivano a ciascun braccio. Durante un parto difficile, uno o entrambe le braccia del neonato possono essere tirate provocando danni ai nervi del plesso brachiale che determinano debolezza o paralisi di parte oppure di tutto il braccio e la mano del bambino. La debolezza di spalla e gomito è chiamata paralisi di Erb e la debolezza di mano e polso è detta paralisi di Klumpke. Circa la metà dei casi di lesioni del plesso brachiale è correlata a parti difficili, di solito bambini molto grandi, e circa la metà si verifica in neonati che non hanno avuto difficoltà durante il parto. Le lesioni del plesso brachiale sono meno frequenti nei neonati partoriti mediante taglio cesareo. Per permettere la guarigione dei nervi, devono essere evitati bruschi movimenti delle spalle. Molte lesioni più lievi si risolvono in alcuni giorni. Se la lesione è più grave o dura più di 1 o 2 settimane, sono raccomandate fisioterapia o terapia occupazionale per il corretto posizionamento e il movimento delicato del braccio. Se non si osservano miglioramenti nel corso di 1-2 mesi, i medici solitamente raccomandano la valutazione del neonato da parte di un neurologo pediatrico e/o di un ortopedico presso un ospedale pediatrico specialistico per valutare i benefici di un approccio chirurgico.
- Lesione del nervo frenico: Talvolta è danneggiato il nervo frenico, il nervo che arriva al diaframma, con conseguente paralisi del lato corrispondente del diaframma. In questa lesione, il neonato può presentare difficoltà respiratorie e talvolta necessita di respirazione assistita. Le lesioni del nervo frenico di solito si risolvono completamente entro alcune settimane.
- Lesione del midollo spinale: Le lesioni del midollo spinale dovute a stiramento eccessivo durante il parto sono estremamente rare. Tali lesioni possono causare paralisi dei muscoli sotto la sede della lesione. Le lesioni del midollo spinale spesso sono permanenti. Alcune lesioni del midollo spinale che si verificano nella parte alta del collo sono fatali, perché impediscono al neonato di respirare correttamente.
Lesioni Ossee
Le ossa possono rompersi (fratture) prima o durante il parto, anche il parto normale. La frattura della clavicola è la frattura più comune durante il parto. Talvolta queste fratture sono riconosciute solo qualche giorno dopo la nascita, quando si forma un nodulo di tessuto attorno alla lesione. I neonati con fratture della clavicola sono talvolta irritabili e potrebbero non muovere il braccio sul lato interessato. Per queste fratture non è necessario alcun trattamento, ma se il movimento del braccio sullo stesso lato della clavicola fratturata causa dolore, i medici possono raccomandare di limitare il movimento del braccio con la fasciatura del bambino. La guarigione è completa entro poche settimane. Talvolta si verificano fratture dell’osso della parte superiore del braccio (omero) o della parte superiore della gamba (femore). Nei primi giorni i neonati potrebbero avvertire dolore durante i movimenti. Di solito vengono applicate stecche allentate per limitare il movimento. Queste fratture di solito guariscono bene. Nei neonati con alcune patologie genetiche rare nelle quali le ossa sono molto fragili (ad esempio, osteogenesi imperfetta) possono verificarsi fratture multiple.
Lesioni Cutanee e dei Tessuti Molli
La pelle del neonato può mostrare segni di lievi lesioni dopo il parto, in particolare al cuoio capelluto, ma anche nelle aree sottoposte a pressione durante le contrazioni o emerse per prime dal canale del parto. Gli strumenti necessari per il parto, come il forcipe, possono provocare lesioni cutanee. Durante i parti con presentazione facciale, possono comparire edemi e lividi attorno agli occhi e sul viso, mentre in caso di parto podalico interessano i genitali. Per queste lesioni non è necessario alcun trattamento. L’uso di strumenti durante il parto e lo stress sul neonato (ad esempio a causa di asfissia neonatale) possono provocare lesioni del grasso sottocutaneo (la cosiddetta necrosi del grasso sottocutaneo del neonato). Questa lesione cutanea può apparire come un’area arrossata, solida e sollevata su tronco, braccia, cosce o natiche. Questo tipo di lesione di norma si risolve spontaneamente nel corso di settimane o mesi.
Lacerazioni e altri danni da parto: strategie preventive - Parte 1
Traumi e Lesioni Materne Durante il Parto
Se è vero che la maggior parte dei danni perinatali vengono subiti dal neonato, il cui corpo è di solito molto fragile, non è raro che anche la partoriente possa subire traumi di vario tipo. I danni da parto materni variano in gravità e determinano spesso conseguenze gravi sia sul piano fisico che su quello emotivo. Esistono diversi tipi di traumi o lesioni che la madre può subire durante o dopo il travaglio e che possono essere aggravati da un trattamento medico negligente. Una piccola porzione dei danni perinatali subiti dalla partoriente possono derivare da un comportamento censurabile dei sanitari che prestano assistenza durante il parto.
Lesioni da Strumenti Ostetrici e Complicanze
Quando è necessario, il forcipe viene serrato intorno alla testa del bambino al fine di guidarlo nel canale del parto. Quanto alla madre, il forcipe può provocare lacerazioni genitali, incontinenza fecale o urinaria a lungo termine e danni per all'utero o alla vescica.
Episiotomia e Lacerazioni Perianali
Durante travagli difficili, è possibile che si scelga di effettuare l'episiotomia al fine di evitare alla mamma lacerazioni e/o far partorire in fretta il feto in sofferenza. In alcune rare occasioni, un medico può omettere di eseguire una episiotomia necessaria, con conseguenti lacerazioni di secondo o terzo grado. In altre evenienze, possono anche essere diagnosticate lacerazioni perianali. In tal caso, se il sanitario non riesce a valutare correttamente l'entità del danno o esegue un trattamento per un infortunio di gravità minore rispetto quello effettivamente subito dalla gestante, quest'ultima può subire gravi conseguenze invalidanti. In alcuni casi, dopo un'episiotomia od una lacerazione perianale, il danno viene riparato dai sanitari con un certo numero di punti di sutura. Spesso tale trattamento ha un esito favorevole per la paziente. A volte, tuttavia, la procedura viene eseguita in modo negligente, determinando danni permanenti nella zona interessata. Il danno sopra descritto causa alla madre provoca disagio e dolore oltre alla frequente necessità di sottoporsi ad un intervento chirurgico riparatorio. Errori nella sutura possono anche verificarsi in occasione del taglio cesareo o di lacerazioni interne.
Complicanze Gravidiche Non Gestite Adeguatamente
Il distacco della placenta è una complicanza molto grave che si verifica quando si separa prematuramente dall'utero. Tale evento può essere estremamente pericoloso sia per la madre che per il bambino, perché impedisce alle sostanze nutritive e all'ossigeno contenute nella placenta di raggiungere il bambino. La mamma è soggetta al rischio di gravi emorragie, danni agli organi e al rischio di dover sottoporsi ad intervento di isterectomia. I sintomi di distacco della placenta sono evidenti fin dall'inizio e devono essere seguiti nel tempo per ridurre al minimo il rischio di ulteriori danni.
La Preeclampsia si verifica in circa il 10% delle gravidanze. Può essere adeguatamente diagnosticata attraverso la misurazione della pressione del sangue e ed esame delle urine. Il ginecologo è, infatti, tenuto ad assicurare che tali esami vengano eseguiti regolarmente durante la gravidanza. La pre-eclampsia è una condizione estremamente grave che impedisce al nascituro di ricevere sostanze nutrienti vitali e ossigeno; se i medici non riescono a trattare tale condizione nelle sue fasi iniziali la mamma e il bambino potrebbero subire conseguenze fatali.
La Violenza Ostetrica: Un'Appropriazione del Corpo Femminile
Negli ultimi anni si comincia a parlare di un tema che, fino a poco tempo fa, era quasi tabù: la cosiddetta "violenza ostetrica". Si tratta dell'"appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario, che si esprime in un trattamento disumano, nell'abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione dei processi naturali avendo come conseguenza la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, influenzando negativamente la qualità della vita della donna", secondo una definizione contenuta in una delle prime leggi sul tema, emanata in Venezuela. Insulti, abusi fisici o la separazione dal bambino sono solo alcune delle situazioni che possono vivere le donne durante il parto e che le escludono dalle decisioni sulla propria gravidanza. Le denunce di questi casi, più comuni di quanto si pensi, non arrivano solamente dalle partorienti ma anche dallo stesso personale sanitario.
Si tratta di un'esperienza così tanto diffusa che la campagna dell'anno scorso "Basta tacere: le madri hanno voce" dell'Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia) ha permesso a moltissime donne di raccontare sui social la propria esperienza riguardo la violenza ostetrica. A sottolineare ancora di più la diffusione del fenomeno, a livello italiano, è stata l'indagine di Doxa: secondo i dati, hanno subito maltrattamento verbale o fisico durante il parto circa un milione di madri. Fra le violenze più ricorrenti troviamo interventi medici che avvengono senza necessità o addirittura senza il consenso della donna, ad esempio l'episiotomia, ovvero l'incisione chirurgica del perineo, o il parto cesareo. Purtroppo, siamo anche uno dei Paesi nel mondo con il più alto tasso di tagli cesarei e di medicalizzazione del percorso nascita.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1985, ha pubblicato delle Raccomandazioni basate su prove di efficacia, riguardanti le modalità di assistenza al travaglio, al parto e al post partum. Tutte queste procedure, quando praticate senza un’evidente indicazione medica, sono da considerare una medicalizzazione impropria che non solo risulta inutile, dolorosa o sgradevole per la donna, ma può essere dannosa per la madre e per il neonato, determinando l’effetto paradossale per cui è proprio la cosiddetta cura a produrre la patologia (effetto iatrogeno). Riguardo il taglio precoce del cordone ombelicale, l’OMS tiene a sottolineare che nessun processo di osservazione neonatale giustifica un allontanamento dalla madre, se non in caso di specifiche condizioni cliniche. Il parto è un’esperienza intensa e importante, che molte donne definiscono trasformativa e fondante. Sicuramente è un’esperienza personale, unica, che ogni donna ha il diritto di vivere secondo il proprio modo di essere e sentire.

Le Conseguenze a Lungo Termine: Fisiche, Psicologiche e Socio-Economiche
Le conseguenze degli errori in sala parto e della violenza ostetrica si manifestano su molteplici piani, impattando profondamente la vita del neonato, della madre e dell'intero nucleo familiare.
Impatto sul Neonato
Per neonati come Filippo, le conseguenze di una paralisi cerebrale infantile sono permanenti. Tuttavia, è altamente improbabile che si verifichino miglioramenti significativi; anzi, l’accrescimento fisico potrebbe portare a ulteriori complicazioni, come deformazioni del rachide e difficoltà crescenti nella gestione assistenziale da parte dei genitori. Causa l’accrescimento fisico, si renderanno necessari costosi interventi edilizi di abbattimento delle barriere architettoniche, nelle abitazioni che occuperà, così come numerose dotazioni di tutori ed ausili per il contenimento delle deformazioni vertebrali, per le posture e la movimentazione, supporti informatici per la stimolazione dell’apprendimento, sostegno delle eventuali residue capacità intellettive e per la domotica. Oltre ai danni fisici, anche i neonati possono subire effetti negativi, non solo sul piano fisico ma anche su quello psicologico, emotivo e relazionale. I neonati vengono al mondo con alcune competenze già ben definite e con alcuni bisogni imprescindibili: se posti sulla pancia della mamma sanno orientarsi e trovare da soli il seno per iniziare a poppare, hanno gli occhi aperti, si orientano nello spazio alla ricerca del volto della madre e sanno riconoscere la voce materna. La compromissione di questo legame primario a causa di eventi traumatici può avere ripercussioni a lungo termine.
Impatto sulla Madre
Questa violenza non si traduce solamente in conseguenze fisiche ma anche psicologiche. Nell'indagine di Doxa, infatti, è risultato che sono moltissime le donne ad essere state trascurate durante il parto, rimanendo da sole. Altre, invece, sono state addirittura sottoposte a interventi che hanno messo a rischio la vita della partoriente o del bambino. Un altro esempio di violenza ostetrica possono essere i tagli vaginali senza preavviso e i trattamenti violenti: in questo modo il parto può trasformarsi in trauma. La violenza ostetrica potrebbe essere una delle cause scatenanti della depressione post parto. Spesso, i danni fisici e psicologici, possono anche provocare problemi all’interno della relazione madre-figlio. A causa del trauma vissuto, infatti, si può manifestare un distacco e una minore capacità empatica nei confronti del proprio bambino. Alcune possono arrivare a provare un sentimento di colpa per essere state trattate in questo modo e per non essere state in grado di difendersi. Per quanto riguarda la salute della madre, oltre ai possibili danni fisici, la violenza ostetrica produce anche un danno psicologico, i cui effetti a breve, medio e lungo termine influiscono negativamente nella relazione madre-figlio. Così come il più delle volte accade, in casi analoghi, inizialmente la totale monopolizzazione delle proprie risorse psicofisiche sulle esigenze del figlio svolge paradossalmente una sorta di effetto barriera nei confronti dello stress, ma questo meccanismo di difesa può crollare nel tempo, lasciando spazio a conseguenze psicologiche profonde.
La Tutela Legale e il Risarcimento del Danno
Di fronte a casi di malasanità e lesioni da parto, la tutela legale diventa un pilastro fondamentale per le famiglie colpite. Gli errori in sala parto possono avere gravi conseguenze sia per la madre sia per il bambino. In Italia, il numero di denunce per errori al momento di partorire è notevolmente diminuito nel corso degli ultimi anni, grazie anche a una maggiore concentrazione delle sale parto e all’attuazione di oculate politiche di gestione del rischio clinico. Tuttavia, quando questi errori si verificano, la necessità di giustizia e di un sostegno economico per affrontare le sfide future è impellente.
Nel caso di Filippo, dopo una breve interlocuzione stragiudiziale, considerata la gravità del caso, è stato ritenuto necessario procedere celermente con la richiesta giudiziale di espletamento di una consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. (cd. ATP). L’utilizzo di questo strumento processuale, già considerato ammissibile dalla maggior parte delle corti di merito per questo genere di controversie, è stato reso obbligatorio dall’articolo 8 della legge Gelli (n. 24 del 2017), che mira a favorire la risoluzione extragiudiziale delle controversie e a chiarire le responsabilità mediche. L’importo di due milioni di euro, già integralmente liquidato (per il 62,5%, a carico della compagnia assicuratrice e, per il residuo 37,5%, dall’azienda sanitaria), verrà amministrato dai genitori di Filippo sotto la vigilanza del Giudice Tutelare. I fondi sono destinati anche a coprire le spese mediche e assistenziali future, essenziali per garantire a Filippo la migliore qualità di vita possibile.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. È fondamentale il diritto di chiedere informazioni rispetto a farmaci e procedure: nessuno può imporre la somministrazione di un farmaco o l’imposizione di un trattamento senza il consenso informato (es: infusione di ossitocina, scollamento delle membrane, rottura del sacco). Questo principio di autonomia e autodeterminazione è cruciale per prevenire situazioni che ledano la dignità e la salute delle partorienti. Il collegio di valutazione, composto in questo caso dal medico-legale e dallo specialista in ginecologia-ostetricia, con il supporto esterno dell’infettivologo e del pediatra intensivista neonatale, ha effettuato doverosi approfondimenti tecnici per stabilire le responsabilità e l'entità del danno.
Prevenzione e Diritto a un Parto Rispettoso
Per prevenire queste dolorose eventualità, è cruciale un costante miglioramento delle pratiche mediche e una maggiore consapevolezza dei diritti delle pazienti. Una maggiore concentrazione delle sale parto e l’attuazione di oculate politiche di gestione del rischio clinico hanno già contribuito a una diminuzione del numero di denunce per errori al momento di partorire in Italia. È dimostrato che, se utilizzata correttamente, la ventosa non comporta rischi particolari e non richiede anestesia; l'importanza di una corretta applicazione è stata evidenziata tragicamente nel caso di Filippo.
Il ricorso a strumenti diagnostici come le ecografie prenatali permette di identificare preventivamente fattori di rischio, come le dimensioni del feto o presentazioni anomale, consentendo ai medici di prevedere un rischio aumentato di lesioni da parto e di ricorrere, se necessario, al parto cesareo in modo tempestivo e appropriato. Il minor uso del forcipe, grazie anche all'evoluzione delle tecniche e delle conoscenze, è un altro fattore che contribuisce a ridurre le lesioni.
I casi di violenza ostetrica, raccontati dalle stesse vittime e dalle associazioni, hanno portato alla presentazione di un disegno di legge intitolato "Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico" che avrebbe come obiettivo quello di trasformare questo tipo di violenza in un reato. Questo passo legislativo mira a rafforzare la protezione delle donne in un momento di estrema vulnerabilità, garantendo che l'assistenza al parto sia sempre improntata al rispetto, alla dignità e alla sicurezza, prevenendo l'abuso di medicalizzazione e promuovendo l'autonomia decisionale della donna. Ogni donna ha il diritto di scegliere il luogo del parto e le modalità che ritiene più adatte a sé, dalle opzioni di anestesia alle preferenze sulla posizione, un diritto che deve essere tutelato per fare in modo che il parto sia sempre un'esperienza positiva e sicura.

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