La Madonna Lattante: Iconografia, Significato Teologico e Evoluzione Artistica di un Gesto Universale

Nel vastissimo panorama dell'iconografia cristiana, la Madonna con Bambino spicca per la sua universalità e per la profondità dei suoi significati. Tra le innumerevoli opere, di pittura o di scultura, che popolano l’arte di ogni tempo con l’immagine della Vergine con il Bambino, non ne esiste una più rappresentata, testimoniando un archetipo di maternità che trascende culture e epoche. Le varianti di questa rappresentazione sono molteplici e affascinanti: la Madonna può essere seduta in trono o in piedi, isolata o circondata da angeli o santi, con degli offerenti in preghiera ai suoi piedi. Il Bambino, dal canto suo, può tenere tra le mani un oggetto, un piccolo animale, un fiore o un frutto; talvolta il Piccolo sgambetta, altre volte tende la manina ad accarezzare il volto della Madre. Alcune volte i due si guardano, in altre guardano verso chi osserva. Si tratta di una vera gara per rappresentare nel migliore dei modi possibili la bellezza più pura e luminosa, realizzandola con i limitati mezzi terreni.

In questo contesto, una particolare iconografia merita una speciale attenzione per il suo intrinseco significato e la sua storia millenaria: quella della Madre che allatta il Figlio, conosciuta come Madonna lactans o del latte. Questa non è semplicemente devozionale, ma porta con sé un profondo significato teologico, esplorando la tenerezza indicibile di un gesto amoroso che è terreno e spirituale al tempo stesso. Nel giorno in cui si celebra Maria Madre Santissima di Dio, la mente corre subito a queste immagini che, nello scorrere del tempo, hanno delineato la temperie storica del momento, pur rimanendo in modo assolutamente riconoscibile e sempre presente nelle chiese, nelle edicole, lungo le strade e nelle case. Nei primi secoli dell’arte sacra, si enfatizza una regalità divina di Maria, spesso distante e ieratica, ma nel prosieguo del tempo, le immagini instaurano via via con lo spettatore un rapporto più intimo e familiare.

Origini Antiche e Simbolismi Pre-Cristiani: Il Gesto Universale dell'Allattamento

L'atto di allattare, universale e primario, affonda le sue radici iconografiche ben prima dell'avvento del Cristianesimo. Divinità che allattano sono presenti in ogni tempo, fin dalla preistoria e in ogni luogo, a testimonianza della sua profonda valenza simbolica legata alla vita, alla nutrizione e alla creazione. Notissima è, ad esempio, la dea egiziana Iside che allatta Horus. Questo archetipo, così profondamente radicato nella psiche umana, ha probabilmente influenzato le prime rappresentazioni della Madonna allattante.

Iside che allatta Horus

Sembra che proprio da questa iconografia egiziana prenda forma, in ambito orientale, la Madonna allattante, presente fin dal VI secolo, nell’arte copta e poi bizantina, dove è detta Panaghia Galaktotrophousa, la “tutta santa che dona il latte”. Questa definizione greca, Παναγία Γαλακτοτροφοῦσα, sottolinea la sacralità e la purezza della figura di Maria. Le prime raffigurazioni iconografiche ufficiali della "Madonna del Latte" si ritrovano nell'Egitto ormai cristianizzato del VI o VII secolo dopo Cristo, essa è ritratta mentre allatta Gesù Bambino o in procinto di farlo. Si tratta di immagini molto stilizzate, che soprattutto alludono più che mostrare, caratterizzate da un forte valore simbolico. In questi casi la composizione è una variante dell'iconografia della Madonna col Bambino. Dall'Egitto copto questo modello iconografico si diffuse poi presso le chiese orientali nell'arte bizantina, con il nome greco di Galaktotrophousa. Da qui si estese poi, nei secoli seguenti, anche in Occidente, influenzando anche la spiritualità etiopica, armena e franco-britannica, nonché gli scritti latini composti dal VI al XII secolo in poi, nei quali ella diviene un modello di castità e umiltà.

Madonna Lattante bizantina o copta

In Occidente, nei primi secoli dell’era cristiana, appaiono alcune sante cosiddette “galattofore”, cioè portatrici di latte e per questo invocate dalle puerpere, come sant'Agata, santa Brigida, santa Romana. Tuttavia, l’iconografia della donna che allatta appartiene interamente alla Vergine e si afferma soprattutto all’inizio del Trecento, quando nell’arte si abbandonano gli stilemi orientali delle icone e la rappresentazione diventa meno ieratica, meno distante e più vicina all’umanità.

Il Significato Teologico: La Maternità di Maria e l'Umanità di Cristo

La raffigurazione della Madonna nell’atto di allattare il Bambino, la cosiddetta Madonna del Latte, è un’iconografia cristiana molto particolare e ricorrente nell’arte, che non è semplicemente devozionale ma profondamente teologica. Essa mostra che Dio è veramente quel Neonato che nelle prime fasi della vita ha bisogno di nutrirsi attraverso la madre, come un qualsiasi altro bambino, confermando l'umanità di Gesù, il suo essere vero uomo. Questo tipo di rappresentazione ha origini molto antiche e la sua raffigurazione ha subito numerose variazioni nelle diverse epoche storiche.

Le fonti che esaltano l’allattamento si diffusero già a partire dal V secolo con il Concilio di Efeso (431), durante il quale venne finalmente stabilito il ruolo di Maria come Madre di Dio e non più solamente di Cristo. Noi quindi confessiamo che il nostro signore Gesù figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto uomo, (composto) di anima razionale e di corpo; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, nato, per noi e per la nostra salvezza, alla fine dei tempi dalla vergine Maria secondo l'umanità; che è consostanziale al Padre secondo la divinità, e consostanziale a noi secondo l'umanità, essendo avvenuta l'unione delle due nature. Il Concilio di Efeso, nel 431, decretò la maternità di Maria, Theotokos, portatrice di Dio, riconoscendo che «la Santa Vergine è Madre di Dio, essendosi il verbo di Dio incarnato e fatto uomo e per questo concepimento ha unito a sé il Tempio presso lei». Questa decisiva proclamazione teologica ha fornito la base per l'esplorazione artistica della maternità divina di Maria in tutte le sue sfaccettature.

Nel Vangelo di Luca 11,27, troviamo il primo riferimento esplicito della materna carnalità di Maria: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!". Questo versetto biblico rafforza l'idea della benedizione inerente alla maternità fisica di Maria. E ancora Clemente di Alessandria parla del latte come simbolo del Logos, mentre nella prima Lettera di Pietro è indicato come nutrimento spirituale. Leo Steinberg, critico d'arte, ha notato che l'esposizione del seno e la rappresentazione realistica del bambino "forniva ai credenti l'assicurazione che il Dio attaccato alla mammella di Maria si era fatto uomo, e che colui che sosteneva il Dio-uomo, nella sua pochezza, si era garantito infinito credito in Cielo." Questa interpretazione evidenzia la funzione della Madonna Lattante nel comunicare la piena umanità di Cristo e il ruolo cruciale di Maria nella salvezza.

Il legame naturale che esiste tra Gesù e Maria viene rappresentato plasticamente: essere madre significa non solo generare, ma anche alimentare il proprio nato, creando un rapporto di dipendenza del figlio dalla madre. L’identificazione tra Madonna col Bambino e maternità produsse un forte incremento del culto mariano; la Madonna che allatta divenne, infatti, testimonianza visibile del parto e della maternità, nobilitandoli entrambi. Un altro aspetto che merita la nostra attenzione è costituito dalla striscia di carta sottostante, presente in alcune opere, dove campeggia la scritta in lingua latina: "In gremio matris sedet Sapientia Patris". La traduzione è semplice: sul grembo della Madre siede la Sapienza del Padre. La Sapienza del Padre è il suo Verbo, il suo Figlio. Gesù, quindi, è vero Dio. Questo dipinto, come tanti altri dell'epoca, tenta di esprimere plasticamente la definizione del Concilio di Efeso del 431.

L'Evoluzione Artistica: Dal Rigore Bizantino all'Umanizzazione Gotica e Rinascimentale

L'iconografia della Madonna Lattante ha attraversato un'evoluzione stilistica notevole, riflettendo i cambiamenti culturali e teologici dell'Occidente. Nel Medioevo, la situazione cambiò notevolmente; l’istituzione del sacramento del matrimonio, avvenuta nel XII secolo, che identificò quindi il ruolo della donna con quello di sposa e madre, anche se sempre subordinata al marito, ebbe il merito di risvegliare l’interesse della Chiesa verso la donna e soprattutto verso l’importante ruolo che essa assumeva nell’educazione e gestione della famiglia. Questa visione nobilitò le donne e, tramite la maternità, le riabilitò per la perduta verginità: il gesto di allattare trovò fondamento nella volontà della Chiesa di auspicare un matrimonio fecondo. Alla fine del ‘200, prese corpo la tendenza da parte della Chiesa di comunicare ai fedeli i contenuti dottrinali in una maniera fortemente empatica, per cui fra il ‘300 e il ‘400 si ritroverà vittorioso il culto di Maria come figura umana grazie a una nuova interpretazione della religione cristiana, non più ieratica e inaccessibile ma umanizzata e sentimentale.

Un momento cruciale per l'arte sacra, che preparò il terreno all'umanizzazione della Madonna Lattante, si ebbe alla metà del Duecento, quando si assistette a un’altra rivoluzione artistica che è nel Crocifisso, ovvero nell’affermazione del Christus patiens, Cristo sofferente, su quello triumphans, Cristo trionfante, dei secoli precedenti. Artefici ne furono i francescani, che scelsero un linguaggio artistico più comprensibile, empatico, che avvicinasse i fedeli alla Chiesa in modo diretto, anche emozionale. E cosa c’è di più divino e insieme umano del rapporto tra un figlio appena nato e sua madre? Rappresentano il mistero della vita stessa, e il momento dell’allattamento ne è l’immagine più immediata.

Timelapse allestimento "Madonna con il Bambino, sant’Elisabetta e san Giovannino" del Bronzino

Nel tempo, l’arte fiorisce con gesti e sguardi incantevoli. Proprio in Occidente, la Madonna del Latte ha subito una modifica significativa, abbandonando le rappresentazioni stilizzate per abbracciare una maggiore naturalezza delle figure e delle pose. Le prime raffigurazioni nell'arte occidentale tendevano a mantenere un impianto epifanico, con la Vergine che guarda di fronte a sé, come di lontano, e conserva l’immagine regale della Madre di Dio delle icone bizantine. Un esempio significativo è il mosaico sulla facciata della basilica di Santa Maria in Trastevere, datato al XIII secolo, dove vi è una Madonna seduta sul trono che allatta il Bambino, tra cortei di sante che portano lampade e i due piccoli offerenti ai suoi piedi. Ancora, nella pala d’altare del Maestro della Maddalena, artista di ambito fiorentino, datata alla seconda metà del XIII secolo, la Vergine è seduta su un ricco trono tra san Leonardo del Limosino e san Pietro. Ha la testa appena reclinata ma conserva un impianto rigido e stilizzato, mentre tiene con un braccio il Bambino che sembra un piccolo adulto, vestito come un filosofo, con toga purpurea, il rotolo in una mano e nell’altra il gesto di benedire. Simili a questa ci sono diverse altre opere tra le quali ricordiamo quella dalla cappella del SS. Sacramento in San Martino a Pisa, del XIII secolo, di scuola bizantina, ma che ha già in sé forme più morbide che sembrano presagire il momento dell'incipiente trasformazione dell'espressione artistica.

È nel primo Trecento che la rappresentazione iconografica della "Madonna del latte" perde le proprie caratteristiche stilizzate a favore di una rappresentazione più realistica. Da alcuni critici l'opera di Ambrogio Lorenzetti è considerata ai vertici di questo periodo. La prima versione, priva di rigidità bizantine, è la Madonna del latte di Ambrogio Lorenzetti, databile al 1324-25. La Madre guarda il figlio con l’occhio lungo e dolce, mentre lo tiene tra le braccia in modo del tutto naturalistico. Il bambino biondo fa forza con il piedino contro l’incavo del gomito della Vergine e succhia il latte in un modo che vediamo fare spesso ai bambini, con l’occhio girato a osservare curioso il mondo intorno a sé. È un vero bambino, anche irrequieto, che nell’insieme dell’opera restituisce un’atmosfera familiare e realistica. È stata definita infatti, a ragione, opera dalla sacralità umanizzata. Resta il fatto che questo dipinto segna un discrimine netto, una vera rivoluzione iconografica. Nell'opera di Lorenzetti, la Madonna perde la frontalità tipica delle icone bizantine ed è rappresentata rivolta verso Gesù bambino. Lo stesso avviene con il Bambino che volge lo sguardo anche verso l'osservatore.

Madonna del Latte di Ambrogio Lorenzetti

Un’altra opera straordinaria, più recente di quella del Lorenzetti, datata tra il 1346 e il 1348, è la scultura della Madonna del latte in marmo bianco e decori in oro, opera la cui paternità è controversa, se di Andrea Pisano da solo o con l’aiuto di Nino, suo figlio, che, attualmente conservata nel Museo di San Matteo, si trovava originariamente nella Chiesa di Santa Maria della Spina sul Lungarno di Pisa. È un busto, ma capace di suggerire lo sforzo di tutto il corpo stante della Vergine nel sostenere il Bambino già un po’ cresciuto, non più neonato; dal collo rigido, dal suo viso serio e contratto pare traspaia anche la parte dolorosa che talvolta accompagna l’allattamento. Anche in quest’opera il genio dell’artista è evidente, nella ricerca di linguaggi inediti e naturalistici.

Su un lato dello Stendardo della Flagellazione, dipinto su tavola e datato al 1485, opera di Luca Signorelli, un meraviglioso Bambino dagli occhi chiari non sta poppando ma, rivolto in avanti, guarda con intensità lo spettatore. Celeberrima è la cosiddetta Madonna Litta, la cui attribuzione è discussa anche se l'incanto meraviglioso che suscita la sua visione porta a pensare che sia effettivamente opera di uno dei più grandi artisti di ogni tempo, Leonardo da Vinci. Di recente si propende a considerarlo suo con l'aiuto dell'allievo Antonio Boltraffio, che ne dipinge uno molto simile. La Vergine ha un volto dolcissimo, di ineffabile bellezza e guarda il suo Bambino che ricorda un po' l'archetipo di questa iconografia, ovvero l'opera di Ambrogio Lorenzetti del quale abbiamo parlato prima: il Bambino sgambetta e ha lo stesso occhio girato ma in modo dolce, rilassato, vinto dal sonno.

Madonna Litta di Leonardo da Vinci

Talvolta la Vergine che compie il gesto di allattare appare anche in contesti più ampi, come quello della Natività. In questi giorni, attraverso i canali dei social media o della televisione, un’opera è diventata familiare: il presepio di Greccio, affresco del 1409 attribuito al pittore giottesco Maestro di Narni, che si trova nella lunetta della parete di fondo della Cappella del presepio, nel Convento di Greccio. Lo vediamo anche nella riproduzione che fa da sfondo al presepio di Piazza San Pietro. Ci sarebbe molto da dire su questa iconografia doppia che vede da una parte san Francesco di fronte al Bambino in fasce nella greppia e lo stesso identico Bambino e la stessa identica greppia nella scena accanto, dove ci sono Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Un particolare però non sfugge e si tratta del gesto di Maria che sta allattando, distesa su una stuoia a righe rosse. Il Maestro di Narni dipinge anche un’altra Madonna lactans, sul tipo della variante della Vergine da sola con il Bambino, ma questa della Natività appartiene a una iconografia non così diffusa.

Affresco del presepio di Greccio con Madonna Lattante

La Madonna che allatta appare anche in un episodio di un trittico, opera di un altro artista di scuola giottesca, anzi uno dei più insigni, Taddeo Gaddi. Balza alla mente un’altra insolita rappresentazione natalizia, che è quella ormai famosissima della Vergine che distesa a letto legge la Torah mentre Giuseppe culla il Bambino, tratta dal Libro delle Ore di Besançon, composto verso il 1450. Una Madonna allattante, infatti, si trova proprio nella miniatura di un manoscritto della fine del Trecento, opera del fiorentino don Silvestro dei Gherarducci. Si tratta dello spartito del canto gregoriano Puer natus est nobis, "Un bambino ci è nato", dove l’occhiello del capolettera P è decorato a tempera e oro con raffinata cura calligrafica. Un altro particolare commovente e inedito, tra l’altro, è la figura di Giuseppe che dorme chiuso nel suo mantello poggiato con il capo sul ginocchio della Vergine, mentre lei lo guarda con tenerezza. Queste iconografie originali lasciano pensare che siano state ispirate dalle miniature sui codici, che spesso riportano composizioni inedite ed evidentemente ispirate da una maggiore libertà compositiva.

La raffigurazione della Madonna nell’atto di allattare il Bambino, importantissima per la duplice natura di Maria come procreatrice e vergine, divenne un modello importantissimo poiché elevava la posizione della donna sia nel ruolo civile che religioso. La sua raffigurazione, che fosse in trono, in Umiltà, oppure a terra (da cui Madre Terrena), ebbe fra Trecento e Quattrocento molta diffusione in tutta la Toscana e in particolar modo nelle città di Firenze e Siena. In queste due importanti città, questo modello fu elaborato ampiamente sviluppando esempi di puro lirismo: affettività e tenerezza tra Madre e Figlio si contrapposero ai precedenti modelli bizantini rigidi e stilizzati; lo sfondo del dipinto s’illuminò generalmente d’oro; la Vergine venne spesso rappresentata seduta in trono e rivestita da magnifici drappi, simbolo della sua regalità, accompagnata da angeli e Santi scalati in profondità; il seno venne raffigurato scoperto e il bambino si agita spesso come fosse un vero infante.

Devozione Popolare e la Leggenda del Sacro Latte

La devozione della Madonna del latte fu molto viva in Italia, in particolare in Toscana, terra fertile di arte sacra. Le opere che raffigurano la Madonna del latte si moltiplicano, quindi, tra XIV e XV secolo, incontrando un vasto favore popolare. La grande forza di questo tipo d’iconografia fu proprio quella di suscitare particolare devozione nelle donne, in particolare nelle partorienti; durante l’esperienza cruciale del parto e durante i tristi periodi di povertà, queste si rivolgevano alla Vergine pregando di avere il latte necessario per poter sfamare le loro creature. Il latte materno divenne, dunque, un simbolo potentissimo di vita, nutrimento e intercessione divina.

Reliquie del Sacro Latte in Europa

Questa profonda devozione è legata anche a una leggenda suggestiva. Nel VI secolo si formò una leggenda secondo cui, in una grotta non lontano dalla basilica della Natività di Betlemme, la Vergine avrebbe spillato alcune gocce di latte a terra per la fretta di dare la poppata al Bambino mentre incalzavano i soldati di Erode. La pietra di quel luogo diventò candida. Questa leggenda, carica di misticismo, fu importata in Europa dai crociati insieme alle reliquie della Terra Santa che annoveravano anche fiale con il sacro latte, chiamato anche latte di luna o latte della montagna. Sono stati contati circa settanta luoghi in Italia, Francia e Spagna, dove sono custodite queste reliquie. In Italia particolarmente noto è quello della Collegiata di San Lorenzo a Montevarchi, in provincia di Arezzo.

Tra le opere significative di questa iconografia, merita menzione l'affresco del Miracolo di Re: Maria allatta Gesù. Questa raffigurazione esprime plasticamente la maternità di Maria. Un altro aspetto che merita la nostra attenzione è costituito dalle tre rose sorrette dalla mano della Vergine. Abitualmente questo segno floreale è stato interpretato come un riferimento alla verginità di Maria. Un altro filone interpretativo pone il fiore in parallelo con Gesù che porta la definizione di fiore della radice di Iesse. Questi pochi cenni hanno tentato di esprimere il messaggio che il dipinto veicola, un messaggio ancora valido per l'uomo contemporaneo. L'invito è quello di non fermarsi alla disquisizione teologica, ma come molti sapientemente fanno, di calare queste riflessioni nel nostro cuore. Ci raccogliamo anche noi in preghiera davanti alla Madonna affinchè il mistero rappresentato dalla sacra effigie inondi di bellezza e di grazia i nostri cuori.

Nel ‘400, alla rappresentazione della Madonna del Latte si associarono nuovamente concetti preesistenti quali lo sgorgare del latte come segno di trasmissione della sapienza. San Bernardo da Chiaravalle diffuse il suo culto sostenendo di aver ricevuto il latte di Maria, simbolo di divina conoscenza e cibo dell’immortalità. L’affinità fra la Chiesa e il Divin Bambino fu esaltata dalle maestose pale d’altare che comparvero numerose in questo periodo ritraendo la coppia madre-figlio nella sacra conversazione.

La Controriforma e la "Scomparsa" dell'Iconografia

Il fiorire della Madonna Lattante, tuttavia, subì una brusca interruzione nell'arte ufficiale dopo la Controriforma. La Riforma cattolica tridentina annoverò tra queste immagini sconvenienti, che si riteneva potessero fuorviare il fedele, le rappresentazioni di Maria a seno scoperto poiché accusate di distogliere i fedeli dalla preghiera. Tali rappresentazioni furono reputate non convenienti a causa di qualsiasi genere di nudità che potesse essere interpretata come sensuale.

L’umanesimo influì molto sulla rappresentazione delle Madonne, dando loro un aspetto troppo umano, non a caso il Concilio di Trento (1563) fece un passo indietro proibendo «di dare alle sante immagini attrattive provocanti». Fu demandato ai vescovi il compito di valutare le varie rappresentazioni e di decidere se queste dovessero essere ritoccate, oppure rimosse. Tale divieto non fu solo una questione estetica, ma rifletteva una volontà di ripristinare il decoro e la sacralità delle immagini religiose, distinguendole da rappresentazioni che potevano essere considerate profane o seducenti. Alcune opere furono anche ritoccate e il seno sovra dipinto, un intervento che ha alterato irrimediabilmente molti capolavori dell'epoca. Nella diocesi di Milano fu in particolare Carlo Borromeo a trovare sconvenienti tali immagini molto diffuse in Brianza, facendo provvedere in molti casi a coprirle con ritocchi.

Carlo Borromeo e i ritocchi delle Madonne del Latte

Nel Seicento invece, si assistette al trionfo della carnalità ma la Vergine divenne una pia immagine di castità e purezza, l’iconografia della Madonna del Latte venne proibita, non soltanto perché moralmente pericolosa, dato che poteva attrarre i fedeli per via della nudità, ma anche a causa della sua origine tratta dai vangeli apocrifi, messi all’indice dalla Chiesa. Questo segnò un periodo di declino per la sua rappresentazione nell'arte ufficiale, che si arrestò, almeno nell’arte pubblica e maggiormente visibile.

Nonostante le proibizioni, il tema della Madonna del Latte continuò comunque a essere rappresentato, soprattutto grazie alle committenze private, meno soggette a certi controlli dogmatici. Questo permise all'iconografia di sopravvivere, seppur in ambiti meno esposti e con una minore frequenza rispetto al passato.

Riscoperta e Rilevanza Contemporanea: Il Messaggio di Papa Francesco

L’iconografia della Madonna Lattante riprende in età moderna, anche se non con la stessa frequenza dei secoli d'oro. In questa fase più recente, la donna che allatta può essere una donna qualsiasi, non è più connessa in modo stretto e simbolico alla Madonna. Anzi, spesso il confine tra arte sacra e arte profana diventa impercettibile, basti pensare, ad esempio ad alcune Maternità di Picasso - e non solo - ma l’intensità e la sacralità, quel senso di silenzio che ruota intorno alle figure restano simili, segno del mistero che avvolge il gesto amoroso. Questo dimostra la resilienza e la forza intrinseca dell'immagine della madre che nutre il suo bambino, capace di evocare sentimenti profondi al di là del contesto strettamente religioso.

La rilevanza contemporanea della Madonna Lattante è stata recentemente amplificata dalle parole di Papa Francesco, che più volte ha parlato della naturalezza dell’allattamento, invitando le madri a farlo liberamente ogni qual volta ce ne fosse bisogno. Durante l'Omelia nella Messa e nel Battesimo del 12 gennaio 2020, diede il “permesso” di allattare”: "…se il tuo bambino piange e si lamenta, forse é perché ha troppo caldo: togliete qualcosa; o perché ha fame: allattalo. Qui, sì". Il Papa con queste parole, nel luogo solenne della Cappella Sistina, ha riannodato il legame della maternità con il sacro, rievocando così l'antichissima immagine e il significato della Madonna del latte che nei secoli aveva popolato i luoghi consacrati e che si era perso nel tempo.

Papa Francesco e madri che allattano

Nell’Udienza generale del 21 ottobre 2020, Il Papa disse: "E io vedevo la mamma che coccolava e allattava il bambino e ho pensato: “così fa Dio con noi, come quella mamma”. Con quanta tenerezza cercava di muovere il bambino, di allattare. Sono delle immagini bellissime. E quando in Chiesa succede questo, quando piange un bambino, si sa che lì c’è la tenerezza di una mamma, come oggi, c’è la tenerezza di una mamma che è il simbolo della tenerezza di Dio con noi. Mai far tacere un bambino che piange in Chiesa, mai, perché è la voce che attira la tenerezza di Dio." Le sue parole non solo hanno riabilitato un gesto naturale e vitale, ma hanno anche riaffermato la sua intrinseca sacralità e il suo valore teologico come metafora dell'amore e della cura divina.

Durante la celebrazione dei Primi Vespri del 31 dicembre 2021, Francesco disse che “Lo stupore cristiano non trae origine da effetti speciali, da mondi fantastici, ma dal mistero della realtà: non c’è nulla di più meraviglioso e stupefacente della realtà! …Una mamma che tiene in braccio il suo bambino e lo allatta.” Questo sottolinea come l'ordinario, la realtà più concreta della vita, possa rivelare il sacro e il meraviglioso.Nei giorni del 31 dicembre e del primo gennaio, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, accanto all'altare dove Papa Francesco presiedeva i vari riti, era esposta l’icona della “Madonna Lactans” proveniente da Montevergine, la quale riveste nel suo impianto iconografico precisi echi bizantini. L'abate di Montevergine afferma: "Una madre che allatta al seno la propria creatura è l’immagine stessa della tenerezza: in ogni epoca, in ogni civiltà, ad ogni latitudine." Questa esposizione pubblica e le parole del Pontefice dimostrano la continua riscoperta e valorizzazione di un'iconografia che, nonostante le sue vicissitudini storiche, mantiene intatto il suo potere evocativo e la sua profonda risonanza spirituale per l'umanità.

Icona della Virgo Lactans di Montevergine in San Pietro

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