Davide Astori nasce a San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo, il 7 gennaio 1987 da Renato e Anna Astori. Cresciuto in Val Brembana, tra San Giovanni Bianco e San Pellegrino Terme, è il più piccolo di tre figli maschi; i suoi fratelli maggiori sono Marco, diventato ingegnere, e Bruno, architetto. La sua è stata una figura che ha lasciato un segno indelebile nel calcio italiano, non solo per le doti tecniche dimostrate in campo, ma soprattutto per le qualità umane che lo hanno reso un punto di riferimento universale.

Gli inizi e la formazione calcistica
I primi passi nel mondo del calcio vengono mossi nel Ponte San Pietro, una squadra satellite del Milan. Con i rossoneri percorrerà tutta la trafila delle giovanili, venendo integrato nella primavera milanista fino alla stagione 2005-2006, prima di ottenere il primo contratto da professionista. Nel 2006-2007 viene ceduto in prestito al Pizzighettone, in Serie C1, dove scende in campo 27 volte segnando la sua prima rete tra i professionisti.
Nella stagione 2007-08 passa, sempre in prestito, alla Cremonese in Serie C1: la squadra punta decisamente alla promozione in Serie B, ma fallisce l'obiettivo perdendo la finale dei play-off contro il Cittadella. Gli anni della gavetta sono fondamentali per formare il carattere di un ragazzo descritto da chi lo ha allenato, come il tecnico Roberto Bertuzzo, come "troppo normale" in un mondo dove spesso la normalità viene scambiata per un difetto.
L'approdo in Serie A e il legame con Cagliari
Nell’estate 2008 arriva la grande occasione della carriera con l’approdo al Cagliari in comproprietà dal Milan. In Sardegna Astori rimarrà fino al 2014, collezionando 179 presenze complessive e 3 reti. Il 2009 segna la sua consacrazione come titolare fisso della formazione sarda. Il 3 febbraio 2010 realizza di testa il suo primo gol in Serie A proprio contro la Fiorentina.
Le sue doti di difensore centrale, abile nell'impostazione dell'azione e dotato di grande senso della posizione, lo rendono un pilastro del reparto arretrato. Il Cagliari lo riscatta interamente nell'estate 2011. Tuttavia, non mancano le difficoltà: nella stagione 2011-2012 subisce la frattura del perone a seguito di un intervento di Ezequiel Lavezzi, nella gara Cagliari-Napoli del 23 ottobre 2011; l'incidente gli causa uno stop di circa tre mesi. Nonostante annate altalenanti dal punto di vista collettivo, Astori rimane un punto fermo della compagine isolana.
L'esperienza alla Roma e la maturità
Nell’estate 2014, Astori tenta il grande salto passando alla Roma con la formula del prestito oneroso con diritto di riscatto. Arriva a Trigoria assieme ai compagni di reparto Manolas e Yanga-Mbiwa. Sotto la guida di Rudi Garcia viene schierato spesso titolare, esordendo anche in Champions League il 17 settembre 2014 contro il CSKA Mosca.
L'esperienza in giallorosso si conclude dopo una sola stagione, con 30 presenze e una rete, quella decisiva realizzata contro l'Udinese il 6 gennaio 2015. È l'unica stagione della sua carriera professionistica in cui non ha vestito la maglia numero 13, numero scelto in omaggio al suo idolo Alessandro Nesta.

Il capitano della Fiorentina
Il 4 agosto 2015 viene ufficializzato il suo passaggio alla Fiorentina in prestito oneroso con obbligo di riscatto. Il contratto firmato è quadriennale. Esordisce in maglia viola il 23 agosto nella partita contro il Milan, subentrando a Facundo Roncaglia. Si impone subito come titolare indiscusso.
Nella stagione 2017-2018, in seguito all'addio di Gonzalo Javier Rodríguez, viene nominato capitano. La fascia al braccio è il coronamento di un percorso fatto di serietà e sobrietà. "Non so se sono un leader, di sicuro quando serve dico quello che penso", amava ripetere. Per i compagni era un punto di riferimento, una persona capace di confortare e guidare senza mai alzare la voce.
Il percorso in Nazionale
Il suo esordio in Nazionale avviene il 29 marzo 2011, a 24 anni, nell'amichevole Ucraina-Italia. Partecipa alle qualificazioni ai mondiali 2014 e viene convocato per la Confederations Cup 2013 in Brasile, dove realizza un gol nella finale per il terzo posto contro l'Uruguay. È stato l'ultimo giocatore del Cagliari a segnare con la maglia azzurra dai tempi di Gigi Riva. In totale, Astori collezionerà 14 presenze con la Nazionale maggiore.
L'impegno sociale e la vita privata
Davide Astori si è distinto anche per il suo impegno nel sociale, in particolare a fianco della Fondazione Cure2Children Onlus, attiva nel fornire cure oncologiche pediatriche nei paesi in via di sviluppo. Nel 2021 la fondazione, in collaborazione con il Comune di Firenze, ha promosso la realizzazione di un murale commemorativo nel quartiere Isolotto, raffigurante il calciatore in maglia viola.
Dal 2013 era legato sentimentalmente a Francesca Fioretti. I due si erano conosciuti a una festa e, accomunati dalla passione per i viaggi, avevano costruito una splendida famiglia con la nascita della piccola Vittoria.
La tragica storia di Davide Astori: il Capitano viola | I grandi del calcio
La tragica scomparsa
La mattina del 4 marzo 2018, Davide Astori viene rinvenuto senza vita nella sua stanza d'albergo a Udine, dove la Fiorentina era in ritiro per la gara di campionato contro l'Udinese. Aveva 31 anni. La notizia scuote profondamente non solo il mondo del calcio, ma l'intero Paese. L'autopsia stabilirà che il decesso è avvenuto per un arresto cardiaco.
Il lutto cittadino proclamato a Firenze e la partecipazione ai funerali nella Basilica di Santa Croce hanno testimoniato l'affetto profondo che lo circondava. Le società di Fiorentina e Cagliari, in segno di rispetto, hanno ritirato la maglia numero 13.
L'eredità sportiva e umana
Molti sono stati i gesti in sua memoria: l'intitolazione del centro sportivo della Fiorentina, il ricordo costante dei tifosi e le parole cariche di dolore dei colleghi. La sua figura rimane legata all'immagine di un atleta che interpretava il calcio con purezza, umiltà e lealtà. Come scrisse Riccardo Saponara in una lettera aperta al compagno: "Tu sei il calcio, quello puro dei bambini". La sua assenza ha lasciato un vuoto incolmabile, ma il suo esempio di "capitano gentiluomo" continua a vivere nel ricordo di chi ha incrociato il suo cammino, dentro e fuori dal rettangolo verde.