L'Italia si trova, ancora una volta, alle prese con un nuovo record del calo demografico, un fenomeno che l'ultimo bilancio demografico presentato dall'Istat racconta in ogni sua sfumatura. Sempre meno figli nascono, e sempre più tardi, in un Paese che conta quasi 59 milioni di residenti. Tuttavia, la popolazione si mantiene stabile grazie alle migrazioni. Questo scenario complesso emerge chiaramente dagli indicatori demografici più recenti. Il report sugli indicatori demografici evidenzia come le dinamiche demografiche siano in stretta continuità con quanto osservato negli anni recenti. L’Italia, infatti, rimane un Paese nel quale una dinamica migratoria molto positiva riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo, e nel quale la popolazione continua a invecchiare.

Il Declino della Natalità e della Fecondità: Numeri e Tendenze
Il quadro delle nascite in Italia mostra una contrazione significativa. Nel 2025, si contano, infatti, 355mila nascite. Questo dato rappresenta una diminuzione del 3,9% rispetto al 2024. Le nascite sono diminuite di 15mila unità rispetto all'anno precedente. In base a dati ancora provvisori, i nati residenti in Italia sono 355mila nel 2025, pari a 6 ogni mille abitanti. Questo valore segna un calo rispetto ai 6,3 ogni mille abitanti del 2024, e si confronta con i 9,5 per mille del 2005, indicando un trend di lungo periodo di forte riduzione.
Parallelamente al calo dei nuovi nati, a diminuire è anche la fecondità. Il numero medio di figli per donna è stimato in 1,14. Questo dato, prosegue in Italia il calo della fecondità, scende rispetto all'1,18 dell'anno precedente, il 2024. Un dato, fa sapere l'Istituto, che è "comune a molti Paesi europei", evidenziando una tendenza sovranazionale. L’uniforme diminuzione sul territorio nazionale è tale che le differenze tra le aree geografiche restano invariate, pur con specificità regionali.
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La Posticipazione delle Nascite e le Differenze Regionali nella Fecondità
Il fenomeno della posticipazione delle nascite prosegue. L’età media al parto sale da 32,6 a 32,7 anni, con un incremento omogeneo di un decimo di anno per tutte le ripartizioni geografiche. Il Centro si conferma l’area in cui i figli si fanno più tardi: l'età media al parto raggiunge i 33,1 anni. Nel Nord e nel Mezzogiorno, l’età media al parto è pari, rispettivamente, a 32,8 anni e a 32,4 anni.
Approfondendo le differenze regionali nella fecondità, il Centro ha la fecondità più bassa, con 1,07 figli per donna nel 2025, in calo dall'1,11 del 2024. È seguito dal Nord con 1,15 figli per donna (da 1,19) e dal Mezzogiorno con 1,16 (da 1,20). La regione con la fecondità più bassa continua a essere la Sardegna che, per il sesto anno consecutivo, presenta una fecondità inferiore all’unità, pari a 0,85 e in diminuzione sul 2024 (0,91). Seguono Molise e Lazio, con un numero medio di figli per donna pari, rispettivamente, a 1,02 e 1,05. Al Trentino-Alto Adige spetta, ancora una volta, il primato di regione con la fecondità più elevata, con un numero medio di figli per donna di 1,40. Seguono, su livelli più bassi, Sicilia (1,23) e Campania.

Dinamiche dei Decessi e la Speranza di Vita
Mentre diminuiscono i nuovi nati, in Italia rimangono stabili i decessi. Nel 2025, i decessi sono stati 652mila, in calo dello 0,2% rispetto al 2024, quando se ne registrarono 653mila. In rapporto al numero di residenti si hanno 11,1 decessi ogni mille abitanti, come nell’anno precedente. A favorire questi importanti traguardi concorre naturalmente l’andamento dei decessi che, superata la vicenda pandemica, hanno riacquisito il loro naturale trend storico. Il numero contenuto di decessi favorisce un aumento della speranza di vita alla nascita rispetto al 2024.
Nel panorama europeo, l'Italia è notoriamente uno dei Paesi con la più alta aspettativa di vita. Nel 2025 questa è stimata in 81,7 anni per gli uomini, con 2 decimi di crescita, e in 85,7 anni per le donne, con un decimo in più. In base ai dati Eurostat relativi al 2024, gli ultimi disponibili per un confronto, gli uomini italiani si collocano al secondo posto grazie a una speranza di vita di 81,5 anni, superati dai soli svedesi con 82,6 anni a fronte di una media Ue27 di 79,2 anni. Le italiane, a loro volta, si collocano al terzo posto con 85,6 anni, superate dalle francesi (85,9) e dalle svedesi (86,5), per una media Ue27 di 84,4 anni. Ciò fa sì che nel 2025 la differenza di genere nella speranza di vita sia scesa ad appena 4 anni, un livello che per ritrovarlo indietro nel tempo occorre risalire al 1953.
Il Saldo Naturale e il Ruolo Compensativo delle Migrazioni
Il saldo naturale (ovvero la differenza tra nascite e decessi) è ampiamente negativo, attestandosi a circa -296mila unità. Questo saldo è peggiorato rispetto al 2024, quando risultò pari a -283mila. Di fronte a un saldo naturale così negativo, la popolazione residente al 1° gennaio 2026 è di poco inferiore a 59 milioni, mantenendosi stabile rispetto alla stessa data dell’anno precedente, con una variazione di sole -636 unità. Questa stabilità è un risultato diretto delle migrazioni. L’Italia rimane un Paese nel quale una dinamica migratoria molto positiva riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo e nel quale la popolazione continua a invecchiare. Il saldo migratorio con l’estero resta non solo molto positivo, pari a +296mila unità nel 2025, e tale da compensare pressoché integralmente il deficit dovuto alla dinamica naturale, ma cresce anche di 33mila unità sul 2024.

Composizione della Popolazione: Stranieri e Italiani
Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente è pari a 58 milioni 943mila individui (dati provvisori). La popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,4%. Rispetto all'anno precedente ci sono quasi 190mila stranieri in più. La crescita della popolazione straniera è trainata soprattutto da un forte saldo migratorio con l’estero, che si attesta a +348mila unità, cui si accompagna un saldo naturale di entità inferiore ma positivo, pari a +36mila. L'unica voce in perdita per gli stranieri residenti, ma meramente da un punto di vista definitorio essendo riferita a individui che continuano a risiedere nel Paese, è quella relativa alle acquisizioni della cittadinanza italiana che si attestano a 196mila.
Per quanto riguarda la popolazione di cittadinanza italiana, essa ammonta a 53 milioni 383mila unità al 1° gennaio 2026. Questo rappresenta un calo di 189mila individui rispetto al 1° gennaio 2025, con una diminuzione del -3,5 per mille. Il bilancio negativo dei residenti italiani si deve principalmente a un saldo naturale ampiamente negativo, pari a -333mila unità. A questo si associa anche un saldo migratorio con l’estero che, tra rimpatri ed espatri, si attesta sul valore di -53mila.
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Mobilità Internazionale e Trasferimenti di Residenza Interni
Nel 2025, le immigrazioni dall’estero sono state 440mila. Pur diminuendo di 12mila unità rispetto al 2024 (-2,6%), le immigrazioni si mantengono solide, a conferma del notevole livello di attrattività del Paese. Scendono sensibilmente le emigrazioni per l’estero, che ammontano a 144mila, ben 45mila in meno rispetto all’anno precedente (-23,7%). In questo quadro, il saldo migratorio con l’estero resta non solo molto positivo (+296mila) e tale da compensare pressoché integralmente il deficit dovuto alla dinamica naturale, ma cresce anche di 33mila unità sul 2024.
Risultano, infine, in aumento del 5,1% i trasferimenti di residenza tra Comuni, che globalmente hanno coinvolto un milione e 455mila cittadini nel 2025. La crescita di questi trasferimenti è sostenuta soprattutto dalla mobilità dei cittadini stranieri, con 284mila trasferimenti e un aumento del +14,8%. Gli spostamenti degli italiani, pari a 1 milione 171mila, registrano un incremento più contenuto, del +3,0%.
I movimenti migratori tra le ripartizioni territoriali continuano a evidenziare un saldo positivo per il Centro-Nord, pari a 45mila unità (+1,2 per mille). L’area maggiormente avvantaggiata è quella del Nord-ovest (+20mila, +1,3 per mille), seguita dal Nord-est (+19mila, +1,6 per mille). Il Centro mostra un saldo migratorio interno più contenuto (+6mila, +0,5 per mille). Al contrario, il Mezzogiorno continua a registrare perdite migratorie sul versante interno, mostrando un saldo negativo di 45mila unità (-2,3 per mille). Sul piano territoriale si osservano delle differenze: al Nord la popolazione aumenta del 2,2 per mille, nel Centro rimane costante (0,0 per mille), mentre il Mezzogiorno continua a registrare perdite (-3,1 per mille). La popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+4,2 per mille), in Emilia-Romagna (+3,4 per mille) e in Lombardia (+3,2 per mille). Le regioni in cui si riscontra il maggior calo demografico sono la Basilicata (-9,0 per mille), il Molise (-6,5 per mille) e la Sardegna (-5,1 per mille).
L'Invecchiamento della Popolazione Italiana
L'età media della popolazione italiana è in costante aumento. Al 1° gennaio 2026, l'età media stimata dei residenti è di 47,1 anni, in crescita di mezzo punto decimale (sei mesi) rispetto al 1° gennaio 2025. Il Centro si conferma la ripartizione più anziana, con un'età media di 47,7 anni, oltre sei punti decimali sopra la media nazionale, seguita dal Nord (47,3 anni), mentre il Mezzogiorno rimane la ripartizione più giovane (46,4 anni). Per il peso di questa fascia d'età, l'Italia è il Paese più anziano tra quelli dell'Unione Europea.
La popolazione fino a 14 anni è pari a 6 milioni 852mila individui (11,6% del totale), in calo di 168mila unità rispetto al 2025. La popolazione in età attiva (15-64enni) ammonta a 37 milioni 270mila (63,2% del totale), con una riduzione di 73mila individui sull’anno precedente. Al contrario, aumentano gli over 65: essi sono 14 milioni 821mila (25,1% del totale), oltre 240mila in più rispetto all’anno precedente. Crescono gli ultra-ottantacinquenni che raggiungono i 2 milioni 511mila individui (+101mila) e rappresentano il 4,3% della popolazione totale. La tendenza è confermata: in Italia solo l’arrivo dei migranti riesce a contrastare l’invecchiamento della popolazione dovuto al calo delle nascite.

L'Evoluzione della Struttura Familiare in Italia
Nella fotografia scattata dall'Istat, c'è poi una curiosità: tra calo delle nascite e decessi stabili, cambia l'idea della famiglia italiana. Nel corso degli anni si è, infatti, "semplificata" sempre più fino ad arrivare ai giorni nostri. Nel biennio 2024-2025 le famiglie in Italia sono 26 milioni e 600mila, oltre 4 milioni in più rispetto all’inizio degli anni Duemila. Questa crescita dipende dalla progressiva semplificazione delle strutture familiari, determinata soprattutto dall’aumento delle famiglie unipersonali, attualmente la forma familiare più diffusa.
Oggi oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona, il 37,1%, mentre venti anni fa questa tipologia rappresentava appena un quarto delle famiglie, il 25,9%. Oggi oltre un terzo è formato da una sola persona. Le famiglie unipersonali sono le più diffuse tra le 26,6 milioni di famiglie del biennio 2024-25. Le famiglie composte da almeno un nucleo, in cui cioè è presente almeno una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, sono il 60,4%. Queste famiglie sono principalmente costituite da coppie con figli (28,4%), per molti anni il modello prevalente di famiglia, ma anche quello interessato dalla diminuzione più consistente.
Le coppie con figli costituiscono il 28,4% delle famiglie, mentre quelle che non li hanno sono stabili nel tempo e rappresentano un quinto del totale (poco più del 20%). I nuclei sono anche sempre più piccoli: si passa dai 2,6 componenti di 20 anni fa agli attuali 2,2. Aumentano quelle monogenitore che oggi sono 1 su 10. Si tratta principalmente di madri sole (8,6%), ma sono evidenti anche casi di padri con figli (2,2%). I cambiamenti demografici e sociali e l’evoluzione delle strutture familiari si riflettono nella distribuzione dei ruoli familiari nella popolazione. Nel biennio 2024-25 le persone che vivono sole rappresentano il 16,9% della popolazione e sono in aumento in tutte le classi di età, soprattutto quelle centrali. I genitori in coppia sono il 25,8% della popolazione e sono coloro che hanno sperimentato la contrazione maggiore. I genitori soli con figli registrano un leggero aumento nel corso degli anni (oggi sono il 4,9% della popolazione), come anche le persone che vivono con un partner senza figli (oggi il 18,8%).
Le Nozze in Italia: Uno Sguardo al Diritto e al Rito
Nel 2025, sono stati 165mila i matrimoni, con una diminuzione di 8mila rispetto al 2024. Questo calo è stato maggiore tra i "sì" pronunciati in chiesa: le nozze con rito religioso sono diminuite dell'11,7%.