Giorgio Napolitano, una figura di spicco nella storia politica italiana, è nato a Napoli il 29 giugno 1925. La sua lunga e complessa traiettoria politica e istituzionale, che si è estesa per oltre sessant'anni, lo ha reso uno dei protagonisti indiscussi della scena nazionale e internazionale, culminando in due mandati consecutivi come Presidente della Repubblica Italiana. La sua esistenza ha illuminato l'intera fase della storia nazionale dal Dopoguerra, segnando profondamente le istituzioni e il dibattito pubblico.

Le Radici Napoletane e la Formazione Giovanile sotto il Fascismo
Nato a Napoli da Giovanni (1883-1955), avvocato liberale, poeta e saggista originario di Gallo di Comiziano, e da Carolina Bobbio, figlia di nobili napoletani di origine piemontese, Giorgio Napolitano ha vissuto la sua giovinezza in un'Italia dominata dal regime fascista. Quando nacque, Mussolini era al potere da tre anni e nello stesso anno iniziò la trasformazione del fascismo in un regime a partito unico con la promulgazione delle leggi fascistissime.
Dal 1938 al 1941, il giovane Giorgio studia al prestigioso liceo classico Umberto I di Napoli, frequentando quarta e quinta ginnasio per poi saltare alla seconda liceo, in anni segnati dalla guerra. Successivamente, la famiglia si trasferì a Padova, dove i genitori si erano trasferiti, e qui Napolitano iniziò a frequentare gli ambienti antifascisti. A 17 anni, tornò nel capoluogo partenopeo per studiare legge all'Università Federico II. Come tutti i giovani dell'epoca, strettamente controllati dal sistema totalitario messo in atto dal fascismo, fece parte del Gruppo Universitario Fascista (GUF) della città. Spiccava la sua passione per le arti, in particolare per il teatro, di cui si occupava nella sua rubrica sul settimanale "IX Maggio" del Gruppo.
Laureatosi in giurisprudenza nel dicembre 1947 presso l'Università di Napoli con una tesi in economia politica, la sua formazione intellettuale si basò sulla lettura, sul lavoro marxista sulla situazione del Meridione e sul confronto quotidiano con le realtà economiche, sociali, culturali e umane delle «classi subalterne», per usare l'espressione di Antonio Gramsci. Questo profondo interesse per le problematiche del Mezzogiorno si manifestò anche nella sua tesi sul mancato sviluppo industriale del Sud.
L'Impegno Antifascista e l'Adesione al Partito Comunista Italiano
Fin dal 1942, a Napoli, iscrittosi all’Università, ha fatto parte di un gruppo di giovani antifascisti. Con il crollo del regime, alcuni giovani studenti erano in fermento: speravano nella vittoria degli americani sbarcati in Nordafrica nel novembre 1942, seguivano festanti i progressi dell'Armata Rossa di Stalin e apprendevano il marxismo. Mussolini venne deposto il 25 luglio 1943, Badoglio annunciò l’8 settembre di aver firmato un armistizio con gli Alleati e la Germania invase il Paese, gettandolo in un caos spaventoso. Giorgio Napolitano visse nella sua Napoli, bombardata da mesi e afflitta da povertà e degrado diffuso, fornendo il materiale per l'avvincente romanzo "La pelle" di Curzio Malaparte.
Nel 1944, entra in contatto con il gruppo di comunisti napoletani come Mario Palermo, e italo-tunisini come Maurizio Valenzi, che prepararono l'arrivo a Napoli di Palmiro Togliatti. L'anno dopo, nel 1945, Napolitano aderì al Partito Comunista Italiano (PCI), di cui è stato militante e poi dirigente fino alla costituzione del Partito Democratico della Sinistra.
Nel 1945-46 è stato attivo nel movimento per i Consigli studenteschi di Facoltà e delegato al 1° Congresso nazionale universitario. Il partito aveva bisogno di talenti, soprattutto nel Sud, che ne diffidava. All’età di 22 anni, Giorgio Napolitano divenne «funzionario» del partito, facendo della politica la sua professione. Dall'autunno del 1946 alla primavera del 1948 ha fatto parte della segreteria del Centro Economico Italiano per il Mezzogiorno presieduto dal senatore Paratore. Ha inoltre partecipato attivamente al Movimento per la Rinascita del Mezzogiorno fin dalla sua nascita (dicembre 1947) e per oltre dieci anni.
La Carriera nel PCI: Tra Ortodossia e Riformismo ("Migliorismo")
Leader della federazione di Caserta nel 1951, Napolitano venne eletto alla Camera dei Deputati per la prima volta nel 1953. La sua attività parlamentare si è svolta nella fase iniziale in seno alla Commissione Bilancio e Partecipazioni Statali, concentrandosi - anche nei dibattiti in Assemblea - sui problemi dello sviluppo del Mezzogiorno e sui temi della politica economica nazionale. Rimase in carica come deputato per 43 anni, ad eccezione dell’unica legislatura dal 1963 al 1968.
Nel febbraio 1956, il rapporto segreto di Kruscev al XX Congresso del PCUS denunciò alcuni dei crimini di Stalin. La sua pubblicazione, quattro mesi dopo, scosse il movimento comunista internazionale, compreso il PCI. Palmiro Togliatti, in una posizione difficile e costretto da una disputa interna a riconoscere la veridicità del rapporto, si riprese rilasciando un’intervista nel giugno dello stesso anno alla rivista "Nuovi argomenti". Egli sosteneva la fine del partito guida, quello dell’URSS, e propugnava il policentrismo per il comunismo internazionale senza rompere con Mosca. Tuttavia, nel novembre 1956, in occasione della rivolta di Budapest, Togliatti invocò l’intervento dei carri armati dell’Armata Rossa e ne accolse la spietata repressione. Napolitano lo approvò pienamente, pentendosene in seguito nella sua autobiografia. Criticò duramente anche i comunisti dell’opposizione, che contestavano la leadership del partito. La sua fedeltà e lealtà alla linea del segretario furono premiate. All’ottavo congresso del PCI si unì a molti altri giovani ortodossi del Comitato centrale.
Salì sempre più in alto nella gerarchia del partito e nella vita istituzionale del Paese. Ricoprì vari incarichi nella direzione centrale, dove si costruì una solida reputazione. Entrato, a partire dal X Congresso, nella direzione nazionale del partito, dal 1966 al 1969 divenne coordinatore dell'ufficio di segreteria e dell'ufficio politico del PCI. Tra il 1960 e il 1962 è stato responsabile della sezione lavoro di massa. Dal 1963 al 1966 fu segretario della Federazione comunista di Napoli.
Vita e politica di Giorgio Napolitano
Napolitano è stato uno degli esponenti storici della corrente della "destra" del PCI, nata verso la fine degli anni 1960 e ispirata ai valori del socialismo democratico, nel solco della tradizione segnata da Giorgio Amendola. Da Amendola ereditò l'orientamento riformista di leader dell'ala moderata del PCI, proseguendo nella battaglia per far crescere l'europeismo del PCI fino a candidare al Parlamento europeo Altiero Spinelli; riuscì tuttavia a distanziarsi ulteriormente dall'Unione Sovietica condannando l'invasione dell'Afghanistan (giustificata, invece, da Amendola). Negli anni successivi sarebbe stato definito dai suoi avversari, non senza una certa condiscendenza, «migliorista».
Tra il 1969 e il 1975, si occupò principalmente dei problemi della vita culturale del Paese, come responsabile della politica culturale dei comunisti italiani. Lo stesso accadde alla Camera, dove fu attivo in diverse commissioni: era un esperto di economia politica, di Mezzogiorno, di politica industriale e di sindacati. Nella VIII (dal 1981) e nella IX Legislatura (fino al 1986) è stato Presidente del Gruppo dei deputati comunisti. Il suo libro "Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm, pubblicato nel 1975, ebbe un certo successo, con traduzioni in oltre dieci paesi.
L'Apertura Internazionale e il Ruolo del "Ministro degli Esteri" del PCI
A partire dal 1973, il PCI intraprese una politica di compromesso storico, cercando un accordo di governo con la Democrazia Cristiana, che fallì e fu abbandonato sei anni dopo. Contemporaneamente, soprattutto dopo l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia il 21 agosto 1968, gesto condannato dal partito italiano, il PCI intraprese la strada di quello che venne chiamato Eurocomunismo, a cui aderirono i partiti spagnolo e francese. L’obiettivo era quello di definire una strategia per accedere al potere in Europa occidentale nel rispetto delle regole della democrazia rappresentativa, prendendo le distanze dall’URSS e criticandola anche per le sue politiche interne e persino internazionali, senza però tagliare i ponti con essa. Si riconobbe il ruolo storico della Rivoluzione d’Ottobre e la forza che essa rappresentava di fronte all’imperialismo americano e alle potenze capitaliste. Di conseguenza, il PCI, molto cauto e timido, non sostenne mai i dissidenti dell’Est, a differenza dei socialisti, che lo tagliarono fuori da molti intellettuali. In questo senso, la sua fama si diffuse oltre i confini italiani, ad esempio con la pubblicazione del libro "Intervista sul PCI" che venne tradotto in molte lingue.
Nello stesso periodo, e ancor più in seguito, divenne il "ministro degli Affari esteri" del PCI. Cominciò a discutere con i socialdemocratici, in particolare quelli della SPD, e a familiarizzare con le complessità dell’integrazione europea, che lui e il suo partito avevano inizialmente condannato, ma che gradualmente erano arrivati a sostenere.
Già a partire dagli anni '70, ha svolto una vasta attività di conferenze e dibattiti all'estero: negli istituti di politica internazionale in Gran Bretagna e in Germania, presso numerose Università degli Stati Uniti (Harvard, Princeton, Yale, Chicago, Berkeley, SAIS e CSIS di Washington). Ottenne un visto per una serie di conferenze presso le università americane e visitò anche alcune istituzioni di grande prestigio in Germania e in Gran Bretagna. Negli anni '80 si è impegnato in particolare sui problemi della politica internazionale ed europea, sia nella Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, sia come membro (1984-92 e 1994-96) della delegazione italiana all'Assemblea dell'Atlantico del Nord, sia attraverso molteplici iniziative di carattere politico e culturale.
Dal 1989 al 1992 è stato membro del Parlamento europeo. Vi siede di nuovo dal 1999 al 2004, affermandosi come uno dei parlamentari più ascoltati e rispettati. Rieletto deputato europeo nel 1999, è stato, fino al 2004, Presidente della Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento europeo, una delle più influenti del Parlamento europeo. Dal 1995 al 2006 è stato Presidente del Consiglio Italiano del Movimento europeo. Grazie alla sua conoscenza degli affari internazionali e ai suoi solidi contatti con i decisori di ogni tipo, Giorgio Napolitano ha esercitato un’influenza decisiva sulla politica internazionale del suo partito, che è diventata sempre più europeista e non ha più messo in discussione l’appartenenza dell’Italia alla NATO, che aveva denunciato al momento della sua formazione.
Acquisì così una statura internazionale senza precedenti nel suo partito, ampiamente riconosciuta da tutte le altre forze politiche italiane, compresi i suoi principali avversari.
La Trasformazione del Partito e le Prime Incarichi Governativi
Pur avendo presieduto il gruppo parlamentare comunista alla Camera dal 1981 al 1986 e accumulato molta influenza, Napolitano non succedette a Enrico Berlinguer dopo la morte di quest’ultimo nell’estate del 1984. La sua appartenenza all’ala moderata «migliorista» glielo impedì, poiché la maggioranza dei membri del partito era più a sinistra. Il PCI, che aveva ottenuto guadagni spettacolari durante gli anni Settanta, era ora in declino elettorale, isolato e come una barca in tempesta, privo di una strategia chiara ed efficace. Napolitano, che si stava avvicinando sempre più al socialismo europeo, difendeva un orientamento riformista che avrebbe comportato un’alleanza con il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi, che stava cercando di riequilibrare i rapporti di forza con i comunisti, da lui detestati. Non fu ascoltato.
Tuttavia, dopo la caduta del Muro nel 1989, Napolitano sostenne pienamente il nuovo segretario del PCI, Achille Occhetto, che proponeva di abbandonare l’identità comunista. Nel 1991 nacque il Partito Democratico della Sinistra (PDS), che sette anni dopo divenne Democratici di Sinistra (DS) e poi Partito Democratico (PD) nel 2007. Giorgio Napolitano era il vecchio saggio di questo partito, guidato da giovani che si erano formati con Berlinguer.
Nel Paese si stava avviando una nuova sequenza politica, che ebbe una svolta senza precedenti nel 1994 con il crollo del sistema partitico, Mani Pulite e l’emergere in politica di nuovi attori, tra cui ovviamente Silvio Berlusconi. Ciò ha portato Giorgio Napolitano ad assumere responsabilità istituzionali sempre più importanti.
Nell'XI legislatura, il 3 giugno 1992, è stato eletto Presidente della Camera dei deputati, restando in carica fino alla conclusione della legislatura nell'aprile del 1994. Ricoprì il primo ruolo di prestigio nel 1992 quando venne eletto Presidente della Camera dei deputati (al posto di Oscar Luigi Scalfaro salito al Quirinale), carica conservata fino al 1994. Nel 2 febbraio 1993 all'ingresso posteriore di Palazzo Montecitorio si presentò un ufficiale della Guardia di Finanza con un ordine di esibizione di atti: esso si riferiva agli originali dei bilanci dei partiti politici, utili al magistrato procedente, Gherardo Colombo della procura di Milano. Il segretario generale della Camera, su istruzioni del presidente, oppose all'ufficiale l'immunità di sede. Il secondo episodio ebbe luogo subito dopo la seduta del 29 aprile 1993, in cui alcune delle richieste di autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi furono respinte dalla Camera a voto segreto. Il presidente Napolitano convocò il 6 maggio seguente la Giunta per il Regolamento e dispose che le deliberazioni della Camera sulle autorizzazioni a procedere fossero per l'avvenire votate in maniera palese. Nella gestione del lato politico della vicenda di Tangentopoli si consumò la sua rottura con il leader socialista Craxi: scelse di non dare alcun seguito alle doglianze di questi contro il presidente della Giunta delle Autorizzazioni della Camera, l'onorevole Gaetano Vairo.

Non più parlamentare, è stato Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile nel Governo Prodi, dal maggio 1996 all'ottobre 1998. Due anni dopo ottenne il primo incarico di governo, con la nomina a ministro dell'Interno del governo Prodi I. Come primo ex comunista a occupare la massima carica del Viminale, propose con Livia Turco quella che diverrà nel luglio 1998 la legge Turco-Napolitano, che istituiva i centri di permanenza temporanea per gli immigrati clandestini. Nel 1998, insieme al ministro della Solidarietà sociale Livia Turco, ha fatto approvare una legge che, da un lato, mirava a favorire l’integrazione degli immigrati regolari facilitando l’accesso alla cittadinanza italiana e, dall’altro, cercava di controllare l’immigrazione clandestina aprendo campi di accoglienza ed espellendo gli immigrati.
Mentre ricopriva tale incarico, è stato molto criticato per non aver attuato una tempestiva e adeguata sorveglianza su Licio Gelli, fuggito all'estero il 28 aprile 1998, il giorno stesso della divulgazione della sentenza definitiva di condanna per depistaggio e strage da parte della Cassazione; per questi fatti il direttore di MicroMega, Paolo Flores d'Arcais, ne chiese le dimissioni. Nel 2003 è stato nominato Presidente della Fondazione della Camera dei deputati dal Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini.
Senatore a Vita e la Storica Presidenza della Repubblica
Un anno dopo aver terminato il suo mandato a Strasburgo, il 23 settembre 2005, è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il 10 maggio 2006, al quarto scrutinio, venne eletto undicesimo Presidente della Repubblica Italiana con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto. Ha prestato giuramento il 15 maggio 2006 (dopo le dimissioni anticipate di Ciampi). Questa elezione ha segnato una svolta storica di massima importanza: è la prima volta che un ex comunista accedeva alla Presidenza della Repubblica, oltre alla persona più anziana (81 anni) a ricoprire questa carica. È anche il primo esponente politico proveniente da un gruppo parlamentare (in questo caso, L'Ulivo) dopo la caduta della cosiddetta Prima Repubblica.
Nonostante l’età avanzata, Napolitano è stato un Presidente molto attivo in Italia, in Europa e a livello internazionale. Intendeva garantire il buon funzionamento delle istituzioni. Il suo mandato presidenziale ha coinciso con un periodo di profonda crisi della politica nazionale, incapace di fronteggiare la grave crisi economica e sociale. Durante il governo Berlusconi, dal 2008 al 2011, i rapporti tra Palazzo Chigi e il Quirinale sono stati spesso tesi. Il Presidente della Repubblica si rifiutava di approvare alcuni testi.
L'8 novembre 2011, giorno in cui il governo Berlusconi IV verificò di non avere più una maggioranza parlamentare alla Camera e si verificarono intensi attacchi speculativi ai titoli di Stato, Napolitano si accordò con Berlusconi perché si addivenisse alle dimissioni del suo governo non appena fosse concluso l'iter di approvazione delle leggi di bilancio. Il giorno successivo Napolitano nominò Mario Monti senatore a vita, mossa interpretata dai commentatori e dai mercati finanziari come l'indicazione di un probabile successivo incarico al ruolo di Presidente del Consiglio; infatti il 12 novembre, dopo l'approvazione e la promulgazione della manovra di stabilità, Napolitano accolse le dimissioni di Berlusconi e affidò proprio a Monti l'incarico per la formazione di un nuovo esecutivo.
Nell’autunno dello stesso anno, in una fase tra le più critiche della politica italiana, di fronte alle difficoltà economiche e al discredito del governo Berlusconi, debole nell’affrontare i problemi del Paese, intervenne, innovando rispetto a una prassi consolidata, nel promuovere la formazione di un governo di tecnici, presieduto da Mario Monti e sostenuto da tutti i maggiori partiti. Il successo di questa operazione e il prestigio raggiunto furono fra i motivi della sua rielezione nel 2013, quando i partiti non sembravano in grado di esprimere candidati condivisi.
L'impasse politico prodotto dai risultati delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, spinse una larga maggioranza del Parlamento a chiedergli di accettare una sua rielezione al Quirinale, non riuscendo ad esprimere altri nomi condivisi. Napolitano accettò e il 20 aprile 2013, al sesto scrutinio, venne rieletto Presidente della Repubblica con 738 voti. Ha prestato giuramento il 22 aprile 2013. Per la prima volta nella storia della Repubblica uno stesso presidente rimase in carica per due volte consecutive, creando un precedente unico nella storia repubblicana. La sua reputazione e la sua visibilità in Italia e all’estero ne uscirono rafforzate e il suo prestigio si moltiplicò. Nella fase di formazione del nuovo governo, successiva alle elezioni politiche del 2013, il 22 marzo ha affidato a Pier Luigi Bersani un incarico per «verificare l'esistenza di un sostegno parlamentare certo» nella formazione di un esecutivo nel minor tempo possibile. Nelle settimane seguenti, in una videointervista concessa a Eugenio Scalfari, dichiarò di essere «stato quasi costretto ad accettare la candidatura a una rielezione o a una nuova elezione come presidente della Repubblica, essendo profondamente convinto di dover lasciare». Aggiunse poi che «abbiamo vissuto un momento terribile. Abbiamo assistito a qualcosa a cui non avevamo assistito […] . Ho detto di sì per senso delle istituzioni.» Il 23 aprile aprì le consultazioni di rito volte alla formazione del nuovo governo, e il giorno successivo diede l'incarico a Enrico Letta di formare un suo esecutivo, ritenuto il primo «governo di larghe intese» nella storia repubblicana.
L'8 giugno 2013 compì la prima visita ufficiale all'estero del suo secondo mandato, recandosi in Vaticano da papa Francesco.

Le Dimissioni e il Ritorno al Senato
Alla soglia dei 90 anni, il 14 gennaio 2015 si dimise dalla massima carica del Quirinale, tornando senatore a vita. Con le dimissioni da presidente della Repubblica, in quanto presidente emerito rientrò nuovamente in Senato come senatore di diritto e a vita. Il 19 gennaio successivo si iscrisse al gruppo parlamentare Per le Autonomie - PSI - MAIE. Il 31 gennaio, al quarto scrutinio delle nuove elezioni per il capo dello Stato, ottenne ugualmente due voti. Il 23 e 24 marzo 2018, in qualità di senatore più anziano, svolse le funzioni di presidente provvisorio del Senato della Repubblica. Il 13 ottobre 2022, al debutto della XIX legislatura, rinunciò al ruolo di presidente provvisorio del Senato della Repubblica, già ricoperto nel 2018, che gli sarebbe spettato in qualità di senatore più anziano.
L'Intellettuale e Scrittore: Un Vasto Contributo Culturale
Oltre alla sua carriera politica, Giorgio Napolitano è stato un intellettuale dalla cultura sconfinata, sottile e raffinato, esperto di economia e di questioni istituzionali. Ha sviluppato un’intensa attività pubblicistica e editoriale. Ha collaborato alla rivista “Società” diretta da Ranuccio Bianchi Bandinelli e (dal 1954 al 1960) alla rivista “Cronache meridionali" con numerosi saggi su temi meridionalistici.
Nel 1962 ha pubblicato il suo primo libro "Movimento operaio e industria di Stato", con particolare riferimento alle elaborazioni di Pasquale Saraceno. Nel 1975 ha pubblicato il libro "Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm, tradotto in oltre dieci paesi. Del 1979 è il libro "In mezzo al guado" riferito al periodo della solidarietà democratica (1976-79), durante il quale fu portavoce del PCI - e lo rappresentò nei rapporti con il governo Andreotti - sui temi dell'economia e del sindacato. Il libro "Oltre i vecchi confini" del 1988 ha affrontato le problematiche emerse negli anni del disgelo tra Est e Ovest, durante la presidenza Reagan negli USA e la leadership di Gorbaciov nell'URSS. Nel libro “Al di là del guado: la scelta riformista” sono raccolti gli interventi politici dal 1986 al 1990. Nel libro "Europa e America dopo l'89", del 1992, sono raccolte le conferenze tenute negli Stati Uniti dopo la caduta del muro di Berlino e dei regimi comunisti in Europa centrale e orientale. Nel 1994 ha pubblicato il libro, in parte sotto forma di diario, "Dove va la Repubblica - Una transizione incompiuta" dedicato agli anni della XI legislatura, vissuta come Presidente della Camera dei Deputati. Nel 2002, ha pubblicato il libro “Europa politica”, nel pieno del suo impegno come Presidente della Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento europeo. Il suo libro “Dal PCI al socialismo europeo: un’autobiografia politica” è uscito nel 2005. Nel 2009 ha pubblicato “Il patto che ci lega”, raccolta di discorsi tenuti nella prima metà del mandato presidenziale. Nel 2011 ha pubblicato “Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia”.
In un periodo di crisi permanente del sistema, la presidenza Napolitano rappresentò un fattore di garanzia istituzionale e di credibilità, anche internazionale, dell’Italia. Nel discorso celebrativo pronunciato il 17 marzo 2011 in Parlamento in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Napolitano ripercorse con puntualità i momenti salienti, positivi e negativi, della storia unitaria, indicando anche i valori e gli obiettivi su cui sviluppare il futuro del Paese, a patto che, di fronte alle molte difficoltà del momento, tornasse a operare nuovamente «un forte cemento nazionale unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità».
Riconoscimenti e Premi Internazionali
La sua dedizione alla causa della democrazia parlamentare e il suo contributo al riavvicinamento tra la sinistra italiana e il socialismo europeo, gli sono valsi il conferimento - nel 1997 ad Hannover - del premio internazionale Leibniz-Ring per l’impegno “di tutta una vita”. Egualmente, gli è stato conferito nel campo della “marcia verso la democrazia”, per l’apporto al rafforzamento dei valori e delle istituzioni democratiche in Italia e in Europa, il Premio Dan David 2010 a Tel Aviv.
Gli sono stati conferiti diversi riconoscimenti accademici honoris causa: la nomina a Professore Onorario dell’Università degli Studi di Trento (2008); le lauree dell’Università degli Studi di Bari (2004), dell’Università Complutense di Madrid (2007), dell’Università Ebraica di Gerusalemme (2008), dell'Università degli Studi di Napoli “L'Orientale” (2009), della Sorbona di Parigi (2010), dell’Università di Oxford (2011), della Alma Mater Studiorum di Bologna (2012). Il 14 novembre 2009 gli è stata conferita una laurea honoris causa in politiche e istituzioni dell'Europa dall'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Il 20 settembre successivo ha ricevuto in Campidoglio la prima cittadinanza onoraria di Roma Capitale.
Controversie e Ultimi Anni
Durante il suo mandato presidenziale, Napolitano fu a volte accusato di essere troppo accondiscendente nei confronti di Silvio Berlusconi nei periodi in cui quest'ultimo ricoprì la carica di presidente del Consiglio (2008-2011). Nel 2008, in occasione della promulgazione del lodo Alfano, Beppe Grillo pose sul suo blog cinque domande critiche a Napolitano, colpevole, secondo lui, di aver firmato e quindi legittimato una legge anticostituzionale, per la quale fu richiesto il pronunciamento da parte della Corte costituzionale che il 19 ottobre 2009, con la sentenza nº 262, ritenne effettivamente incostituzionale il lodo Alfano. Il 21 maggio dello stesso anno, sul sito web della Presidenza della Repubblica fu pubblicato un comunicato ufficiale di risposta alle critiche di Grillo.
Un'altra significativa controversia si è accesa riguardo alla distruzione di intercettazioni telefoniche riguardanti conversazioni tra il Presidente della Repubblica e il capo dello Stato maggiore della Guardia di Finanza, Generali Michele Adinolfi, su richiesta della Procura di Palermo. La vicenda ebbe un enorme risalto mediatico e, per mesi, l'opinione pubblica si divise tra chi appoggiava la scelta di Napolitano (ad esempio Valerio Onida e Eugenio Scalfari) e chi invece, come l'ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky e Franco Cordero, la criticò aspramente, quest'ultimo arrivando addirittura ad accusare il presidente della Repubblica di rivendicare dei privilegi da monarca assoluto. Il conflitto di attribuzione tra Quirinale e Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo fu risolto dalla Corte costituzionale.
Giorgio Napolitano è deceduto il 22 settembre 2023. Ha lasciato un'eredità complessa e ricca, simbolo di un'intera epoca della storia italiana. La camera ardente si è tenuta al Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, domenica 24 e lunedì 25 settembre, mentre il governo Meloni ha decretato, in aggiunta ai funerali di Stato (per martedì 26 settembre alla Camera), il lutto nazionale. Anche papa Francesco ha voluto omaggiarlo, recandosi alla camera ardente e soffermandosi in preghiera davanti al feretro: si è trattata della prima volta di un Pontefice. Il funerale, per volontà di Napolitano, è stato celebrato in forma laica, per la prima volta nella storia presso l'aula della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, in diretta su Rai 1. Erano presenti il presidente della Repubblica Mattarella e tutte le cariche istituzionali, anche di altri stati, come il presidente francese Emmanuel Macron e quello tedesco Frank-Walter Steinmeier.
Vita Familiare
Giorgio Napolitano era sposato con Clio Bittoni, e aveva due figli, Giovanni e Giulio. La sua vita personale, sebbene meno sotto i riflettori rispetto a quella pubblica, ha rappresentato un costante sostegno alla sua lunga e intensa carriera.

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