Ugo Foscolo (1778 - 1827), poeta e intellettuale, fu la voce che più incarnò il passaggio dal Neoclassicismo al Romanticismo, attraversando nella sua opera temi e passioni di entrambi. La nascita sull’isola greca di Zante radicò in lui il sentimento dell’esilio e il culto delle patrie perdute. Fu acceso sostenitore degli ideali napoleonici, salvo poi vederli svanire sotto il peso delle ambiguità e del pragmatismo del potere. Ciò produsse in lui un’amara disillusione. Esule anche in vita, visse gli ultimi anni, in povertà, a Londra.

Le origini mediterranee e la formazione a Zante
Foscolo nacque a Zante (nota anche come Zacinto, cui dedicherà uno dei suoi più celebri sonetti), isola dell'arcipelago ionio da diversi secoli possedimento della Repubblica di Venezia, il 6 febbraio 1778, figlio di Andrea Foscolo, medico di vascello di origini veneziane, e della greca Diamantina Spathis, che si erano sposati a Zante il 5 maggio 1777 secondo il rito cattolico. Venne chiamato Niccolò come il nonno paterno, anch'egli medico, ma preferì lui stesso soprannominarsi Ugo sin dalla giovinezza. Certamente la famiglia era tutt'altro che benestante: il padre era un modesto medico, mentre la madre, pur essendo vedova in prime nozze del nobiluomo Giovanni Aquila Serra, era figlia di un sarto zantioto.
La figura di Foscolo si staglia come quella di un uomo diviso tra due mondi. Una duplicità di ascendenza caratterizza la personalità umana ed artistica del poeta, condiziona certe sue scelte dall'apparente antinomia, infonde l'elemento vitale nelle figurazioni del suo Olimpo, radica alla terra e alla storia la sua metafisica poetica. Il giovane Ugo, tuttavia, non troncò mai né l'uno né l'altro ramo in cui avvertiva divisa la sua radice. La sua opzione per la patria degli avi paterni e per la lingua italiana non implicava il distacco dalla patria materna, dalle memorie e dagli affetti che vi si legavano.
Il carattere passionale e avverso alle ingiustizie di Foscolo si ravvisava già in un episodio degli anni di Zante: la popolazione voleva un giorno dare l'assalto al ghetto ebraico della piccola città, ricercando negli ebrei un capro espiatorio. Foscolo riuscì però a impedire l'assalto: mentre le porte stavano per cedere, il giovanissimo Ugo balzò sul muro di cinta e gridò alla folla: "Vigliacchi, indietro, vigliacchi!".
Il trasferimento a Venezia e l'esordio letterario
Nei primi mesi del 1789 la madre si trasferì a Venezia; Ugo e Giovanni rimasero a Zante, Giovanni presso la nonna materna Rubina e Ugo presso una zia materna. Nel 1792 la famiglia era finalmente riunita a Venezia, in una modesta casa in campo delle Gatte. Per quanto avesse indole e vocazione di autodidatta, non fu estraneo alla sua formazione l'insegnamento di alcuni maestri. Di greco antico ebbe a Venezia un valoroso docente in G.B. Gallicciolli; dovette inoltre seguire il corso di eloquenza tenuto da U. Bregolini.
La passione per la letteratura fu convinta e precoce. Il 29 ottobre del 1794 inviava una lettera all'amico bresciano Gaetano Fornasini, allegandogli «due odi ed un sonettuccio» ora perduti. Introdotto dal bibliotecario Morelli nei salotti delle nobildonne veneziane, quello della dotta Giustina Renier Michiel e della sua rivale, la bella Isabella Teotochi Albrizzi, prima grande passione amorosa del poeta, conobbe Ippolito Pindemonte e altri poeti di successo. Foscolo vide subito in Vittorio Alfieri un modello da seguire; egli trasse il suo stile giovanile proprio da lui, e lo decantò in molte opere.

Nel 1796 è anche il Piano di studi, importante documento della sua formazione culturale: nel progetto che fissa le direttrici da seguire nei vari campi del sapere si coglie il segno di una individualità già originalmente delineata. Tra gli autori che vi compaiono sono Cicerone, Montesquieu, Rousseau, Locke, Tucidide, Senofonte, Sallustio e i grandi storici romani. Il motto latino Vitam impendere vero, «sacrificare la vita per la verità», era un chiaro omaggio agli ideali rivoluzionari.
L'impegno politico e l'ombra di Campoformio
Il 1797 si aprì con il successo della tragedia Tieste, andata in scena al teatro veneziano di S. Angelo il 4 gennaio. Pur senza riuscire nell'insieme un carattere artistico veramente nuovo, Tieste ha tratti che ne fanno un eroe preromantico: alla fredda logica del potere e al cupo desiderio di vendetta del tiranno Atreo si contrappone, pur nel fiero spirito di rivalsa, la coscienza di una giustizia violata.
Con la primavera del 1797 inizia per Foscolo un breve ed intenso periodo, in cui la sua passione politica passa dal piano delle battaglie ideologiche a quello dell'azione. Il 16 maggio offriva con una lettera alla Municipalità di Reggio Emilia l'ode A Bonaparte liberatore, dicendo di correre verso Venezia «a spargere le prime lagrime libere». A Venezia il poeta entrò nella Municipalità provvisoria e ricoprì il ruolo di segretario.
Tuttavia, il 17 ottobre di quel 1797, fu firmato il Trattato di Campoformio con il quale Bonaparte cedeva Venezia, fino a quel momento libera repubblica, all'Austria asburgica. Il giovane Ugo, pieno di sdegno, si dimise dagli incarichi pubblici e partì in volontario esilio. Lo sdegno per la ratifica del trattato emerge da una testimonianza coeva del politico austriaco Carl von Humburg, il quale scrive che, nel corso di una pubblica seduta veneziana, Foscolo salì alla tribuna «per vomitare tutte le imprecazioni possibili contro il generale Bonaparte», minacciandolo con un pugnale.
Il travaglio delle Ultime lettere di Jacopo Ortis
A Milano, giunto a metà novembre, cercò di procurarsi un impiego. Senza lavoro e infelice per il travagliato amore per Teresa Pikler Monti, moglie di Vincenzo Monti, nel settembre del 1798 il poeta si trasferì a Bologna. Iniziò le stampe, fino alla lettera XLV, del romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis nel 1798, che però fu costretto a interrompere per l'occupazione di Bologna da parte degli austro-russi nell'aprile del 1799.
Le ultime lettere di Jacopo Ortis – Ugo Foscolo ✉️
Foscolo nel frattempo si arruolò nella Guardia Nazionale della Repubblica Cisalpina e combatté con le truppe francesi fino alla battaglia di Marengo. Jacopo e la sua vicenda, infatti, hanno sì una propria configurazione che li colloca nell'alveo della narrativa sentimentale - fortunato genere settecentesco cui sono da ascriversi celebri modelli quali la Nouvelle Heloïse di J.-J. Rousseau e il Werther di W. Goethe - ma riflettono direttamente il tormento esistenziale dell'autore, diviso tra l'impeto rivoluzionario e la delusione per il tradimento degli ideali libertari.
Tra Neoclassicismo e impegno civile
Dopo la battaglia di Marengo (14 giugno 1800), Foscolo continuò a impegnarsi in operazioni militari. Tra l'estate e l'autunno del 1800 compose l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo. Nel 1802 pubblicò l'Orazione a Bonaparte in occasione dei Comizi di Lione. Nel 1803 pubblicò l’edizione delle Poesie, in cui confluiscono le due odi e i sonetti scritti in questi anni, tra cui anche quelli più celebri: Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni.
La figura di Foscolo emerge come quella di un autore che tracciò attraverso epitaffi e lapidi il cammino di un popolo. Il Carme dei Sepolcri, edito nel 1807, costituisce il vertice della sua poetica: qui, la morte non è la fine, ma un ponte di memoria che unisce i grandi della nazione. Foscolo esplora temi come la morte, la memoria e il desiderio di essere ricordato, in un momento in cui l'identità italiana stava cercando di nascere attraverso il culto delle proprie figure gloriose.
Gli anni del tramonto e l'esilio londinese
Nel 1809 pronuncia, con grande successo, l'orazione inaugurale Dell'origine e dell'ufficio della letteratura presso l'Università di Pavia. La cattedra tuttavia viene soppressa pochi mesi dopo. La situazione precipita con la tragedia Ajace, rappresentata alla Scala nel dicembre del 1811: si scorgono allusioni ingiuriose a Napoleone. La rappresentazione viene proibita e Foscolo è invitato a lasciare Milano.
Nel 1812 ripara a Firenze, vivendo nella suggestiva solitudine della villa di Bellosguardo uno dei momenti più tranquilli della sua vita. Frequenta il salotto della contessa d'Albany e intrattiene una dolce relazione amorosa con Quirina Mocenni, la «Donna gentile». Nell'ottobre del 1813 rientra a Milano per riprendere il suo posto nell'esercito, ma con il crollo definitivo del regime napoleonico e l'arrivo degli austriaci, il poeta rifiuta ogni compromesso.

Nella notte tra il 30 e il 31 marzo 1815 abbandona per sempre l'Italia, riparando prima in Svizzera e poi in Inghilterra, a partire dal settembre del 1816. Gli anni inglesi sono tormentati dalle ristrettezze economiche e dal declino fisico. Nonostante ciò, si dedica all'attività di critico letterario, con un importante saggio sulla poesia di Petrarca e interventi sul Decameron. Foscolo si spegne il 10 settembre 1827 nel sobborgo di Turnham Green, lontano dalla terra madre che tanto aveva amato e per la quale aveva sacrificato ogni stabilità. Le sue spoglie, rientrate in patria, riposano oggi nella basilica di Santa Croce a Firenze, nel tempio dell'Itale Glorie che egli stesso aveva cantato nei Sepolcri.