Vincenzo Salemme: L’arte della scena tra teatro, cinema e identità partenopea

Vincenzo Salemme, figura poliedrica e pilastro della cultura teatrale e cinematografica italiana contemporanea, nasce a Bacoli, in provincia di Napoli, il 24 luglio 1957. Il suo percorso artistico è un intreccio di formazione accademica, rigore teatrale e una naturale propensione verso la commedia, capace di spaziare dal grande schermo alla televisione con una cifra stilistica sempre riconoscibile. Il suo talento si è nutrito fin dagli esordi di una profonda consapevolezza della tradizione partenopea, che egli ha saputo rinnovare e proiettare verso il grande pubblico nazionale con ironia, intelligenza e una spiccata capacità di analisi dei costumi.

Vincenzo Salemme ritratto teatrale

Le origini e il sodalizio con Eduardo De Filippo

Il cammino di Salemme prende avvio tra i banchi del Liceo Classico Umberto I di Napoli, per poi proseguire con l'iscrizione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Federico II. È in questo contesto, nel 1976, che muove i primi passi professionali venendo scritturato dalla Compagnia Teatrale di Tato Russo. Con questo gruppo debutta nella commedia "Ballata e morte di un capitano del popolo", segnando l'inizio di una gavetta che lo porterà presto verso la Capitale.

L’anno successivo, il trasferimento a Roma segna un momento di svolta fondamentale: l'incontro e la collaborazione con il maestro Eduardo De Filippo. Questo sodalizio artistico durerà fino alla scomparsa del grande drammaturgo nel 1984. Sotto la guida di Eduardo, Salemme ha modo di affinare le proprie capacità interpretative, cimentandosi in ruoli eterogenei all'interno di opere pilastro come "Ditegli Sempre di Sì", "Chi è Cchiù Felice 'e me", "Il Sindaco del Rione Sanità" e "Il Cilindro". L'esperienza accanto a De Filippo, che scriveva commedie a volte drammaticissime, gli insegna il valore del silenzio in sala: "Ho lavorato con Eduardo, che scriveva delle commedie a volte drammaticissime, e in sala non volava una mosca". Dopo la morte di Eduardo, il legame con la famiglia De Filippo prosegue con il figlio Luca fino al 1992.

L'evoluzione artistica: dalla recitazione alla scrittura

La fine degli anni '80 segna il passaggio di Salemme da interprete a autore e regista. Consapevole delle proprie potenzialità, si cimenta nella scrittura teatrale con testi come "Golpe" e "Alla memoria". La sua attività di autore culmina in un'opera tutta sua, che recita e dirige: "Sogni, bisogni, incubi e risvegli". Questo periodo è denso di stimoli: nel 1986 collabora con la compagnia di Carlo Cecchi interpretando ruoli tragici, come quello di Stefano nella "Tempesta" di Shakespeare, e successivamente recita la medesima opera con la compagnia di Glauco Mauri al Teatro Romano di Verona.

Il riconoscimento del valore artistico arriva anche dai premi: nel 1988, nel ruolo di Sganarello nel "Don Giovanni" di Moliére, diretto da Luca De Filippo, vince il Premio Sciacca come miglior attore non protagonista. Questo traguardo gli conferisce la spinta necessaria per strutturare una sua realtà artistica: l'Associazione Culturale Emporio Teatro. Attorno a lui si raccolgono talenti come Nando Paone, Antonella Cioli, Daniela Marazita e Gigi Savoia. Il successo di questa iniziativa porta alla nascita della Compagnia Capocomicale "Chi è di scena", che diventerà il veicolo principale per portare la sua visione artistica in tutta Italia.

Il successo televisivo e la consacrazione cinematografica

Il rapporto di Salemme con la televisione e il cinema si sviluppa parallelamente all'attività teatrale. Già negli anni '80 partecipa a film di Nanni Moretti come "Sogni d'oro", "Bianca" e "La messa è finita". Tuttavia, è nel 1998 che avviene il grande salto verso il pubblico di massa. La produttrice Rita Rusic gli affida la regia del film "L'Amico del cuore", tratto dall'omonima commedia teatrale. La pellicola ottiene un successo di botteghino straordinario, incassando circa dieci miliardi di lire e consacrandolo come autore completo.

La televisione gioca un ruolo chiave nella diffusione della sua poetica. Rai 2 trasmette con grande successo commedie come "…E fuori nevica!", replicata più volte per l'alto indice di gradimento. La sua popolarità in TV culmina in trasmissioni come "Famiglia Salemme show" e, più recentemente, con il ciclo "Salemme: il bello… della diretta!", portando il teatro in diretta televisiva nazionale dall'Auditorium Domenico Scarlatti della sede Rai di Napoli.

Vincenzo Salemme sul set cinematografico

Lo stile comico tra "napoletanità" e ironia universale

L'opera di Salemme è intrinsecamente legata a un'idea di Napoli che trascende il folclore. Come hanno detto alcuni critici: «Si sentiva la mancanza, fra i vari idiomi, di un po' di buona napoletanità» della quale Vincenzo Salemme è ovviamente un portatore. Il suo è un umorismo fatto di smorfie, ritmi serrati e una profonda ironia che non scade mai nel banale. La sua capacità di osservare l'animo umano si riflette anche nella produzione letteraria: oltre ai numerosi testi teatrali pubblicati da Sellerio, ha dato alle stampe romanzi come "Sogni e Bisogni" (Mondadori) e "Napoletano? E famme 'na pizza!", una guida ironica per sfuggire ai luoghi comuni partenopei.

Il suo cinema, fatto di titoli come "Amore a prima vista", "A ruota libera", "Volesse il cielo!", "SMS - Sotto mentite spoglie" e "Una festa esagerata", continua a mantenere viva questa cifra stilistica. La collaborazione costante con attori come Carlo Buccirosso, Nando Paone e Maurizio Casagrande ha permesso di creare una sorta di "compagnia stabile" del cinema comico, capace di interpretare le mutazioni della società italiana. Che si tratti di un "cinepanettone" o di una commedia d'autore come "Il contagio", Salemme mantiene sempre un approccio alla recitazione dettato da una passione tipicamente napulitana, confermandosi come uno dei volti più amati e rispettati del panorama artistico italiano.

Vincenzo Salemme in una scena teatrale

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