Corrado Mantoni, nato a Roma il 2 agosto 1924, rimane una figura imprescindibile nel panorama culturale italiano. Conosciuto dal grande pubblico semplicemente come "Corrado", il conduttore avrebbe oggi compiuto 100 anni, un traguardo che invita a riflettere su un’eredità che ha attraversato mezzo secolo di storia nazionale. La sua carriera, iniziata tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale e proseguita fino alle soglie del nuovo millennio, non è stata solo una successione di successi televisivi, ma la costruzione di un rapporto intimo e privilegiato con il pubblico.

Le origini e l'esordio radiofonico
Nato da Primo Mantoni (1885-1969), tipografo e pubblicista, e Olga (1893-1986), maestra elementare, Corrado crebbe in un ambiente che valorizzava la cultura e la comunicazione. Dopo la liberazione di Roma, avvenuta il 4 giugno 1944, il giovane Corrado entrò nell'organico della radio alleata gestita dallo Psychological Warfare Branch (PWB), per poi transitare verso la radio italiana. Fu in quel contesto che la sua voce divenne un punto di riferimento nazionale: il 9 maggio 1945, fu proprio lui a interrompere le trasmissioni per annunciare via radio la resa dell'esercito tedesco agli alleati e la fine della seconda guerra mondiale in Europa.
Questa capacità di gestire momenti storici, unita a un'ottima dizione e a una profonda cultura, lo portò a diffondere altre notizie fondamentali per la nazione, come la nascita della Repubblica e la scomparsa di Trilussa nel 1950. In quegli anni, seguendo le orme del fratello Riccardo, mosse i primi passi anche come attore e doppiatore, adottando su suggerimento di Carlo Romano il suo solo nome di battesimo, una scelta che ne avrebbe sancito l'identità artistica per sempre.
L'affermazione come pioniere televisivo
Nel 1949, grazie alla popolarità acquisita, fu il primo presentatore a comparire in TV, durante la Triennale di Milano, in un momento in cui il mezzo televisivo era ancora in una fase sperimentale. Gli anni cinquanta lo videro protagonista assoluto: per un intero decennio fu l'unico presentatore ufficiale della radio italiana, una categoria professionale che, di fatto, nacque con lui. La sua capacità di misurarsi con linguaggi diversi lo portò a collaborare con menti del calibro di Ettore Scola e a lanciare talenti immensi come Alberto Sordi, oltre a lavorare con Nino Manfredi e definire Claudio Villa il "reuccio della canzone italiana".
La transizione verso la televisione definitiva avvenne negli anni sessanta, dopo aver portato sul piccolo schermo in forma sperimentale i suoi programmi radiofonici di successo, come il celebre Rosso e Nero, che ebbe tra le sue vallette una giovanissima Sophia Loren.

La creatività e la nascita di format immortali
Corrado è stato un autore prolifico, lavorando quasi sempre sotto lo pseudonimo "Corima" (acronimo di Corrado e Riccardo Mantoni). La sua capacità di leggere il Paese reale lo portò a creare trasmissioni che sono diventate veri e propri pilastri dell'intrattenimento.
Uno dei casi di studio più significativi è La Corrida. Ideato per la radio alla fine degli anni sessanta e approdato su Canale 5 nel 1986, il programma rappresenta, ancora oggi, l’essenza del bisogno del pubblico di una televisione "pulita" e vera. Come ha raccontato la moglie Marina Donato, La Corrida non muore mai perché intercetta un bisogno umano autentico: l'ironia bonaria verso la provincia che si mette in gioco. Il successo di questo format è stato tale da aver sfidato con esiti storici, nel 1995 e nel 1997, i varietà della rete ammiraglia Rai abbinati alla Lotteria Italia, inducendo la tv di Stato a correre ai ripari.
Il rapporto con il pubblico e lo "sguardo attonito"
La figura di Corrado è stata definita dall'Enciclopedia Treccani come quella di un "antidivo". Il suo stile si distingueva per una bonaria ironia ed eleganza, elementi che gli permisero di entrare nei cuori di milioni di italiani. Umberto Eco lo definì il "Goffredo Mameli dei nostri tempi", lo showman capace di portare in TV il Paese reale.
La sua cifra stilistica era lo "sguardo attonito", un modo di porsi che comunicava una comprensione profonda delle cose, pur mantenendo una distanza ironica e garbata. Non cercava la rissa, non amava le urla e non ha mai ceduto alla volgarità. Questa sua coerenza lo ha reso un esempio raro nel panorama dei media, un uomo che, pur lavorando nel "carrozzone" televisivo, ha sempre mantenuto una propria integrità morale.
La vita privata e la riservatezza
Sposato con Marina Donato, sua compagna di una vita, Corrado è stato un uomo estremamente riservato. La loro unione, avvenuta dopo 23 anni di convivenza nel giugno 1996 in Campidoglio, fu celebrata in forma strettamente privata, con la presenza di amici intimi come Silvio Berlusconi.
La sua quotidianità, lontana dai riflettori, rifletteva la sua indole mite. La moglie ricorda con nostalgia i loro momenti mattutini, dove Corrado attendeva con pazienza che lei entrasse in sintonia con il mondo prima di iniziare il dialogo quotidiano. Questo lato umano è ciò che manca di più a chi gli è stato vicino: la sua capacità di ascoltare e di rendere speciale la normalità.
Corrado, 93 anni fa nasceva il grande conduttore - La Vita in Diretta 02/08/2017
Verso la conclusione di un'epoca
Nonostante il successo, Corrado visse momenti di grande prova, come il grave incidente automobilistico del 1978 in cui fu coinvolto insieme a Marina Donato e alla soubrette Dora Moroni. Anche dopo quell'evento, la sua professionalità rimase intatta, così come la sua capacità di condurre trasmissioni monumentali come Domenica In, che arrivò a contare punte di 18 milioni di spettatori.
Il congedo definitivo avvenne il 20 dicembre 1997, durante l'ultima puntata della Corrida, quando recitò una poesia di commiato con gli occhi visibilmente lucidi. La sua scomparsa, avvenuta l'8 giugno 1999, segnò la fine di un'era per la televisione italiana. Corrado ha saputo, fino all'ultimo, rimanere fedele a sé stesso, evitando le mode e le ondate che hanno caratterizzato la storia dell'elettrodomestico che Eduardo De Filippo chiamava "elettrodomestico", ma che per Corrado è stato, innanzitutto, un appuntamento con lo svago e con la verità delle persone comuni.

Il suo testamento artistico risiede, oltre che nella varietà delle sue trasmissioni, nella capacità di aver insegnato a intere generazioni di conduttori cosa significa essere "garbati e ironici". Il suo contributo alla televisione, da Domenica In a Il pranzo è servito, rimane scolpito nella memoria collettiva, testimoniando che la normalità, quando è vissuta con coerenza, può diventare eterna.
(Nota: Il presente articolo è stato redatto attingendo alle testimonianze di Marina Donato, agli archivi storici e alla critica televisiva, mantenendo la prospettiva di un uomo che, oltre alle luci della ribalta, ha sempre cercato l'umanità del suo pubblico.)