Il rapporto tra genitori e figli, nelle sue infinite sfumature di tenerezza, responsabilità e conflitto, trova nella musica e nella narrazione i suoi specchi più fedeli. Dalla dolcezza primordiale di una ninnananna alla tragicità di un dramma esistenziale, il passaggio è segnato dalla capacità umana di trasformare le paure e le speranze in arte.
L'infanzia e il legame con la natura: la storia di Kix e Sam
Kix, nove anni, vive in una grande fattoria con sua sorella Emilia, suo padre, sua madre, tre cavalli e due cani. Ma un giorno in fondo alla strada, appare un cane grande, bianco, magnifico. Kix ed Emilia lo chiamano subito Sam. I due bambini hanno sempre desiderato un cane che fosse solo loro! All’inizio Sam si avvicina con fatica, però non scappa, sembra contento di restare, gioca con gli altri cani, sta bene con i cavalli. Lentamente entra sempre di più nella vita e nei pensieri dei due bambini.
Sam in realtà non è un randagio, ma un cane di razza, un pastore da montagna dei Pirenei. Non è un fantasma, come all’inizio credono i bambini, Kix e la sorellina Emilia, benché sia apparso all’improvviso in fondo al vialetto della loro fattoria e altrettanto repentinamente scomparso. È un cane in carne e ossa, maestoso, il bel pelo candido e folto, lo sguardo circospetto e il naso all’insù ad annusare l’aria. Per qualche giorno appare e sparisce, ogni volta avanzando lentamente un po’ di più, scodinzolando piano come per capire se quella possa diventare la sua casa e loro i suoi bambini. Certo, Kix ed Emilia vogliono tenerlo, eppure in realtà è lui silenziosamente ad averli scelti, adottati insieme ai tre cavalli e ai due cani della fattoria, come il suo nuovo gregge da sorvegliare e proteggere.
Quello che ha sempre fatto, e che ora vuol tornare a fare, come uno che desidera voltare pagina e ricominciare da capo la propria vita. I bambini non hanno dubbi, Sam - un nome che gli calza a pennello - è un cane meraviglioso ma triste e trascurato, forse con una storia tormentata alle spalle, visto il piacere con cui accetta coccole e carezze.

La brutta notizia infatti è che Sam, magnifico pastore dei Pirenei, non è un semplice randagio, ma il cane del figlio dei Jones, i vicini rozzi, sprezzanti e aggressivi, pieni di problemi, che per partito preso e a suon di minacce lo reclamano, finendo per portarlo via una sera di nascosto. A un quarto dalla fine, dopo un andamento pressoché pacato - salvo qualche incursione del malvagio proprietario, che pretende una somma esagerata in cambio di Sam- la storia cambia bruscamente ritmo quando in una notte buia, Kix per la prima volta si trova davanti a una scena terribile, molto più grande di lui, che non sa come affrontare: da una parte c’è lui, tremante, solo e infreddolito, dalla parte opposta il vecchio proprietario armato di fucile, al centro Sam. E qui bisogna fermarsi per non svelare troppo di questa storia che tocca le corde del cuore, dove il destino di un incontro incrocia l’accoglienza, la gentilezza e il coraggio, più spesso virtù dei bambini che degli adulti. Basterà dire che a un certo punto nella contesa di Sam, mentre tutto sembra andare strutturalmente storto, brilleranno l’audacia, la civiltà e l’empatia del piccolo Kix.
La ninnananna come atto di resistenza: la prospettiva di Gianna Nannini
Se la storia di Kix esplora il coraggio infantile, la maternità vissuta da figure come Gianna Nannini ci ricorda che la tenerezza può essere una forma di rivoluzione. RINUNCIARE a un po' di rock per cantare una filastrocca è una gioia. D'altronde la ninna nanna era nel suo dna. "Ninna Nera, un testo di De Gregori che misi in musica nel '95, era quasi heavy, ma ai bambini piacque molto", racconta Gianna Nannini. All'epoca la maternità era l'ultimo dei suoi pensieri, era ossessionata da rime e melodie da strapazzare con la voce ruvida della rockeuse che era voluta diventare a ogni costi: Ninna nanna, ninnaò / Questo figlio a chi lo do / Questo amore di una notte / Questo figlio di mille botte.
"Ninna Nein che canto nell'album Inno, pubblicato due anni fa, è invece più dolce e tenera; la tenerezza è rivoluzionaria in un'epoca in cui si cerca sempre di nasconderla". 'Ninna Nein' l'ha scritta per sua figlia Penelope, che ora ha quattro anni. Maternità voluta a ogni costo, esibita anche, per ribadire il diritto a quelle libertà individuali troppo spesso calpestate, soprattutto quando a scegliere sono le donne.
"Rock è solo un cliché", dice serena la Nannini. "Non sono apprensiva, e neanche preoccupata, cerco di prestare attenzione alle sue inclinazioni e alle sue potenzialità. I genitori devono solo incoraggiare le inclinazioni dei figli, non scegliere per loro". Questa consapevolezza nasce da un percorso biografico complesso, segnato dal desiderio di autonomia e dalla rottura con le aspettative paterne. Il padre voleva che lei facesse l'insegnante di lettere o si occupasse dell'azienda, ma lei scelse la musica, la fuga, la vita di chi vuole tracciare il proprio solco. La musica diventa quindi un ponte tra passato e futuro, un modo per ricomporre i vuoti lasciati dalla perdita dei genitori e per costruire una nuova identità, quella di madre.
Oltre il tabù: il cinema e il dramma della maternità
La maternità non è sempre, però, un percorso lineare. Esistono angoli oscuri che il cinema ha il coraggio di esplorare. Anita (Francesca Inaudi) è un’esperta enologa di successo, sposata con Salvo (Fabrizio Ferracane) e in attesa della prima figlia. Ma quando Gioia - questo il nome che le è stato paradossalmente dato - viene al mondo, qualcosa cambia nella protagonista: non più donna ma solo madre, non più amante ma solo moglie, guarda quel fagotto in rosa e non riconosce più lo stesso amore che ha provato in nove mesi di gravidanza.
Parlare di depressione post parto non è affatto facile; farlo al cinema ancora meno. Farlo al cinema e per giunta in Italia è una sfida quasi impossibile. L’incapacità di amare il proprio figlio, il sentirsi inadeguata, sbagliata e condannata non è una malattia: è una bizza. “Cosa potrebbe volere di più una donna? Per cosa altro è fatta una donna? Una donna è Donna quando diventa madre”. Questa, più di tutto il resto, è l’oggettivazione del corpo femminile.

Così la depressione post parto, molto più comune di quanto si possa credere, diventa un fantasma, una leggenda metropolitana, qualcosa che non può esistere perché la Natura non lo ha previsto, è sgradevole, scomoda. È un tabù. Se il tema era stato già trattato nel 2011 in Quando la Notte di Cristina Comencini e nel 2013 in Tutto parla di Te di Alina Marazzi, con Ninna Nanna il cinema italiano si spoglia di quella drammaticità che ormai sembra dover essere l’unico ingrediente per portare a casa un buon film. La semplicità invece si impone sullo script che scorre naturalmente, con pochi intoppi e nessuna ridondanza, riuscendo con delicatezza a disegnare un personaggio, interpretato dalla Inaudi con sicurezza e coraggio, in continua evoluzione e che non si disperde mai nei 112 minuti di durata della pellicola.
Il rito e la memoria: la musica come contenitore di affetti
Il legame profondo tra musica e teatro di prosa ha radici lontane. Lo inventarono, il melodramma, musica più azione teatrale, nella Firenze neoplatonica di fine Cinquecento, cercando di rinnovare la tragedia greca. Da molti anni, proprio per questa natura psichica, rituale, ‘primordiale’, ha invaso anche quello che un tempo si definiva teatro di prosa, provando a scardinarne le tradizionali gabbie.
Tutto brucia ne è un esempio lampante. Uno sfondo notturno, cupo. Rumoreggiare di mare, di risacca. Una cantante tatuata, incappucciata, imbraccia una chitarra come arma e inizia uno speech rock e rap. Musica continua, che scandisce l’orrore, la rabbia, che fa salire l’emotività dello spettatore. La storia arriva a noi, con un elenco di nomi di vittime femminili che sanno dei disastri, delle guerre che oggi ci circondano nel mondo.
Cerchi di senso diversi si intrecciano anche in Have a Good Day!, un'opera lirica contemporanea che trasforma un supermercato in palcoscenico. “Dorme tranquilla la panna / le uova in riga vestono / pigiami di calcio…”. È una dolce ninnananna quella che accoglie il pubblico, quando si è sistemato di fronte a dieci cassiere, in divisa azzurra di ipermercato, che scansionano codici a barre con beep continui.

L'ironia è la prima cifra che colpisce, con l'amore per le merci e con quella cura nella concertazione del canto che in certi momenti ricorda i contrappunti bestiali alla mente di Banchieri. In Have a Good Day! si tratta di alienazione e reificazione per contrasti. Questa opera lirica contemporanea, che suona il supermercato, è stata prodotta da Operamanija e portata a Bologna da Mambo, Museo d’arte moderna di Bologna, in collaborazione con varie istituzioni culturali lituane.
La musica come linguaggio universale dell'anima
Diventare genitori è come varcare la soglia di un mondo incantato, un universo di emozioni pure e sconfinate. È un viaggio che trasforma la quotidianità in una sinfonia di gioia, stupore e amore incondizionato. In questo vortice di sentimenti, la musica emerge come il linguaggio universale dell’anima, un modo per dare voce a ciò che le parole faticano a esprimere. Sin dalla notte dei tempi, le ninne nanne hanno cullato i neonati, creando un legame indissolubile tra genitore e figlio.
Studi scientifici hanno dimostrato come le ninne nanne e le melodie dolci abbiano un effetto calmante e rassicurante sui bambini, contribuendo al loro sviluppo cognitivo ed emotivo. Le vibrazioni sonore e il ritmo della musica possono creare un legame speciale tra genitore e figlio, un dialogo intimo e profondo che va al di là delle parole. Molti cantautori e musicisti, italiani e internazionali, hanno colto questa magia, trasformando l’emozione di diventare genitori in vere e proprie opere d’arte.
- Un giorno mi dirai - Stadio (2016): Vincitrice del Festival di Sanremo, narra di una figlia che soffre per una delusione d’amore e di un padre che cerca di infonderle coraggio.
- Avrai - Claudio Baglioni (1982): Scritta poco dopo la nascita del figlio Giovanni, è un augurio e una promessa.
- Per te - Lorenzo Jovanotti (1999): Dedicata alla figlia Teresa Lucia, è una ninna nanna piena d’amore.
- A modo tuo - Elisa & Luciano Ligabue (2014): Scritto per la figlia Linda, affronta le difficoltà della genitorialità e la bellezza di crescere un figlio.
- Fiore di maggio - Fabio Concato (1984): Un brano senza tempo scritto per la figlia neonata Carlotta.
- Hey Jude - The Beatles (1968): Paul McCartney scrisse questa canzone per confortare Julian, il figlio di John Lennon, durante il divorzio dei suoi genitori, diventando un inno all’ottimismo.
- L’Aurora - Eros Ramazzotti (1996): Dedicata alla figlia Aurora, inno alla gioia e alla felicità.
- Angelo - Francesco Renga (2005): Una preghiera struggente per la figlia Jolanda.
- Forever Young - Bob Dylan (1974): Inno alla vita e alla speranza, scritto per il figlio Jesse.
- Father and Son - Cat Stevens (1970): Un dialogo tra padre e figlio, una riflessione sulla potenza e la complessità di questo rapporto.
- Culodritto - Francesco Guccini (1987): Dedicato alla figlia Teresa, descrive il momento in cui un figlio se ne va.
- Isn’t She Lovely - Stevie Wonder (1976): Scritta per celebrare la nascita della figlia Aisha.
- Ogni tanto - Gianna Nannini: Dedicata alla figlia Penelope, esprime amore materno.
- L’albero delle noci - Brunori Sas: Paragona la crescita della figlia a quella di un albero.
- Da adesso in poi - Ligabue (1999): Dedicata al figlio Lenny, esprime la paura di non essere all’altezza.
- Ti lascerò - Fausto Leali e Anna Oxa (1989): Descrive il distacco tra genitore e figlio adolescente.
- Beautiful Boy (Darling Boy) - John Lennon (1980): Dedicata al figlio Sean, contiene la frase: “La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri piani”.
- Blue - Beyoncé (2012): Ispirata dalla nascita della figlia Blue Ivy, racconta l’amore per la neonata.
Queste canzoni sono molto più di semplici brani musicali. Sono testimonianze di amore profondo, promesse di protezione e guida, e celebrazioni della vita stessa. Sono un promemoria del legame indissolubile tra genitori e figli, un legame che resiste al tempo e alle difficoltà. Per i nuovi genitori, queste canzoni possono essere una fonte di conforto, ispirazione e gioia. La musica ha il potere di connettere le anime, di guarire le ferite, e di celebrare i momenti più preziosi della vita.