Il corpo umano è un complesso ecosistema regolato da una sinfonia delicata: quella degli ormoni. Questi messaggeri chimici, veri e propri “registi” della nostra salute, influenzano ogni aspetto del nostro organismo, dall’equilibrio energetico alla crescita, fino al sistema riproduttivo e all'umore. Nel corpo umano circolano oltre 50 tipi di ormoni, ciascuno con funzioni specifiche, e possiamo immaginare il sistema endocrino come un’orchestra: ogni ormone è uno strumento e anche una piccola variazione nella “melodia” può disarmonizzare l’equilibrio complessivo. Mantenere l’omeostasi ormonale è cruciale per la salute generale. Spesso, quando il sistema endocrino non funziona correttamente, possono emergere una serie di sintomi che, sebbene siano parte integrante della nostra vita quotidiana, vengono spesso sottovalutati. Nonostante lo straordinario impatto sulla salute femminile e maschile, che è spesso ignorato e sottovalutato, pochi conoscono il ruolo cruciale degli ormoni, il quale resta misterioso per la maggior parte delle persone che non sanno come affrontare eventuali squilibri e a chi rivolgersi. Se infatti i sintomi di un infarto o di un ictus sono peculiari e facilmente riconoscibili, gli ormoni agiscono invece in maniera meno chiara ed evidente. Comprendere le possibili cause di uno squilibrio ormonale è importante per impostare una correzione mirata.
Androgeni: I Potenti Alleati Biologici della Sessualità Femminile
Contrariamente a una credenza diffusa, gli androgeni non sono ormoni esclusivamente maschili. Sì, gli androgeni sono gli amici biologici più potenti della sessualità femminile! Questi ormoni, infatti, sono presenti anche nelle donne. E nel sangue raggiungono livelli molto più elevati degli estrogeni, ormoni femminili per eccellenza. Questa risposta è molto importante, perché diversi sintomi sessuali nella donna possono dipendere da condizioni fisiche che causano una riduzione del livello dei suoi ormoni maschili.

Nella donna sono presenti numerosi tipi di androgeno, prodotti dall’ovaio, dal surrene e dal tessuto adiposo. Subito dopo la mestruazione, per esempio, gli estrogeni raggiungono livelli di 100-150 picogrammi/millilitro, il testosterone i 300 pg/ml, con un picco di 400 pg/ml all’ovulazione, e il deidroepiandrosterone solfato (DHEA-S), chiamato anche ormone della giovinezza, addirittura i 3.000.000 pg/ml.
Gli androgeni, e in particolare il testosterone, viaggiano nel corpo legati a una proteina (Sex Hormone Binding Protein, SHBG) che li trasporta in forma inattiva. Essi possono agire, cioè attivarsi, solo quando si staccano da questa proteina e si muovono in forma libera, così da poter interagire con i recettori per gli androgeni, agendo come una chiave nella serratura, o essere trasformati in estrogeni. I livelli della SHBG, prodotta dal fegato, possono variare molto secondo l’alimentazione: una dieta vegetariana, ricca di fitoestrogeni, aumenta nettamente la produzione di SHBG, riducendo così il livello di ormoni maschili liberi di agire. Lo stesso succede se introduciamo estrogeni per bocca: sia la pillola contraccettiva, sia le terapie ormonali sostitutive assunte per via orale aumentano l’SHBG e diminuiscono gli ormoni maschili attivi. Questo spiega perché le donne con un’alimentazione vegetariana o in terapia ormonale per bocca lamentino spesso una caduta di desiderio. Naturalmente, affinché gli androgeni siano davvero amici della sessualità e della salute della donna, occorre che nel sangue siano a livelli fisiologici, ossia normali per la donna.
Quando gli Androgeni Diminuiscono nella Donna: Il Disturbo del Desiderio Sessuale Ipoattivo (HSDD) e Altre Conseguenze
Una diminuzione dei livelli fisiologici di androgeni nelle donne può manifestarsi in diversi modi, il più noto dei quali è il Disturbo del Desiderio Sessuale Ipoattivo (HSDD). L'HSDD è un disturbo sessuale caratterizzato da perdita del desiderio che causa una forte sofferenza (“distress”) personale. Si usa spesso l’acronimo HSDD, dall’espressione inglese Hypoactive Sexual Desire Disorder.
Androgeni: il loro ruolo nel benessere della donna – Parte 1
Le cause più frequenti di riduzione del livello di androgeni sono molteplici e possono influenzare notevolmente la qualità della vita di una donna:
- L’età: Il picco massimo del testosterone è a vent’anni, con una riduzione graduale progressiva. Questo processo naturale porta a cambiamenti significativi: a quarant’anni una donna sana ha la metà degli androgeni che aveva a venti, e a sessanta un quarto di quanti ne avesse nella giovinezza.
- L’asportazione bilaterale delle ovaie (Ovariectomia): Interventi chirurgici per patologie benigne, come l’endometriosi, o maligne, come i tumori, che comportano la rimozione di entrambe le ovaie, riducono gli androgeni totali del 50 per cento. In questi casi si parla di “menopausa chirurgica”. È una raccomandazione importante: spesso, quando le donne devono togliere l’utero per fibromatosi (isterectomia), i medici propongono anche di rimuovere le ovaie (ovariectomia) per prevenire il tumore dell’ovaio. È forse l’unico caso in cui si asporta un organo sano per prevenire un tumore! Anche per le basi biologiche della salute sessuale, dunque, la misura è tutto.
- La menopausa precoce spontanea (Premature Ovarian Failure, POF): Le donne con questo problema hanno meno androgeni e lamentano una caduta significativa di tutti gli indici sessuali.
- Un basso livello spontaneo di androgeni: In alcuni casi, i valori sono inferiori al 25 per cento del livello normale. La causa di questa situazione può essere genetica.
- La chemioterapia: Oltre a distruggere i follicoli ovarici, causando menopausa precoce e sterilità, danneggia anche le cellule di Leydig, che all’interno dell’ovaio producono gli androgeni.
- La radioterapia: Questo trattamento può ledere l’ovaio con quantità diverse di irradiazione. Se nella donna giovane, con meno di 40 anni, sono necessari 20 gray (Gy: 1 gray è pari a un centesimo di rad, che misura la radiazione assorbita) per danneggiare irreversibilmente anche la capacità di produrre androgeni, dopo i 40 anni bastano 6 Gy per causare sia la menopausa precoce sia il blocco della produzione di ormoni maschili dall’ovaio.
- La sindrome di Turner: Questa anomalia genetica è causata dalla mancanza di uno dei due cromosomi sessuali X e determina menopausa precoce o assenza completa di ormoni e flussi (amenorrea primaria).
- Il pan-ipo-pituitarismo: In questa condizione, tutta l’ipofisi non funziona, determinando una drastica riduzione di produzione di ormoni sia surrenalici sia ovarici.
- L’assunzione della pillola monofasica, soprattutto se leggera: Molte donne lamentano in questo caso un notevole abbassamento del desiderio.
Per affrontare la riduzione degli androgeni e i sintomi associati, come la caduta del desiderio, la terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. In alcuni casi, può essere utile passare a una pillola trifasica, che imita il fluttuare degli estrogeni durante il ciclo. In alternativa, dopo una valutazione medica e dopo aver effettuato un dosaggio plasmatico per valutare i livelli basali, si può somministrare sulla vulva del testosterone propionato topico al due per cento: una terapia che aumenta nettamente la risposta fisica all’eccitazione e all’orgasmo, migliorando indirettamente anche il desiderio. Riportare gli ormoni maschili in equilibrio, anche nella donna, con le opportune terapie, può essere la chiave di volta per ridare armonia a una sessualità che sembrava aver perso smalto fisico e mentale.
L'Altro Lato della Medaglia: Iperandrogenismo e Virilizzazione nella Donna
Mentre la carenza di androgeni può causare sintomi spiacevoli, un eccesso di questi ormoni nelle donne porta a un insieme di problematiche diametralmente opposte, spesso associate a quello che comunemente viene inteso come un'eccessiva "mascolinizzazione".
Iperandrogenismo: Un Eccesso di Ormoni Maschili
L’iperandrogenismo o androgenismo è l’eccesso di androgeni od ormoni sessuali maschili nel sangue della donna. Tutte le donne, specialmente in età riproduttiva, producono fisiologicamente una bassa concentrazione di ormoni sessuali maschili o androgeni. Alcune malattie producono un incremento della concentrazione di questi ormoni maschili causando il cosiddetto iperandrogenismo. Tra questi ormoni, i più importanti e ad azione potente, sono il testosterone e la diidrotestosterone. Solitamente è elevata anche la concentrazione di androstenedione. L'iperandrogenismo descrive uno stato di eccesso di androgeni nel corpo, mentre la PCOS è una condizione medica che spesso ne è la causa.
La causa principale dell’iperandrogenismo (70% dei casi) è la Sindrome delle Ovaie Policistiche (PCOS). Queste pazienti presentano cicli mestruali irregolari o assenti a causa di disturbi di ovulazione, spesso associati a acne, irsutismo (eccesso di peluria in zone tipicamente maschili) e alopecia (perdita di capelli).
Nell’iperandrogenismo surrenale, solitamente è elevata la concentrazione di DHEA (deidroepiandrosterone) o SDHEA (deidroepiandrosterone solfato), che è un ormone sessuale androgeno rilasciato dalle ghiandole surrenali. L’iperplasia surrenale congenita è un disturbo genetico che presenta una mutazione in uno degli enzimi che metabolizzano gli ormoni steroidei, portando a un eccesso di androgeni di origine surrenalica. Un'altra condizione è il Morbo di Cushing, una malattia caratterizzata da un eccesso di cortisolo nell'organismo. Nella maggior parte dei casi, questa condizione è dovuta ad un'ipersecrezione dell'ormone adrenocorticotropo (ACTH) secondaria ad un adenoma ipofisario, che innesca un rilascio eccessivo di androgeni e cortisolo (l'ormone dello stress).
Per diagnosticare l'iperandrogenismo, è necessario iniziare sempre con una cartella clinica dettagliata. Conoscere i casi presenti in famiglia, l’evoluzione della sintomatologia e le caratteristiche delle mestruazioni è fondamentale. Segue una visita medica fisica e ginecologica completa, che include la valutazione della localizzazione e quantità di peli, la presenza di acne, l’alopecia, l’altezza e il peso della paziente. Vengono misurati i livelli di androgeni (testosterone e suoi derivati) nel sangue. Anche i test di imaging sono spesso una componente del processo diagnostico per l'iperandrogenismo.
La cura adeguata in caso di iperandrogenismo? Innanzitutto, è necessario diagnosticare la causa dell’iperandrogenismo e, se possibile, curarlo. In caso di pazienti con sindrome delle ovaie policistiche, la causa principale della sterilità è l’assenza di ovulazione costante, che richiede approcci terapeutici specifici. È possibile prevenire l’iperandrogenismo? Le strategie di prevenzione si concentrano spesso sulla gestione dello stile di vita e della dieta, ma il trattamento è sempre individualizzato. Spesso, vengono implementate anche strategie cosmetiche e di stile di vita come la perdita di peso e la depilazione. La rimozione chirurgica può essere necessaria per tumori ovarici, testicolari o surrenali.
Virilizzazione: Caratteristiche Maschili Esagerate
La virilizzazione è lo sviluppo di caratteristiche maschili esagerate, di solito nella donna, spesso in conseguenza della produzione eccessiva di androgeni (ormoni sessuali maschili) da parte delle ghiandole surrenali. I testicoli e le ovaie producono androgeni, con i testicoli che solitamente ne producono molti di più delle ovaie. Questo è il motivo per cui in passato sono definiti "ormoni maschili". La ghiandola pituitaria, che si trova appena sotto il cervello, produce ormoni che influenzano il rilascio di androgeni dagli organi e dalle ghiandole menzionate.

Le cause della virilizzazione sono varie e includono:
- Un aumento del volume delle parti della corteccia surrenale che produce ormoni (adenoma o iperplasia surrenale).
- Un tumore benigno (adenoma) o maligno all’interno della ghiandola surrenale, che produce ormoni.
- Un tumore esterno alla ghiandola surrenale, che produce androgeni surrenalici o testosterone. I tumori maligni all’esterno delle ghiandole surrenali che producono androgeni sono probabilmente dei tumori ovarici.
- Assunzione di pillole o iniezioni a base di androgeni (steroidi anabolizzanti) in grande quantità per aumentare la massa muscolare. Gli integratori o i prodotti per uso topico (come le creme per la pelle), in particolare quelli che affermano di aiutare la funzione sessuale maschile, possono contenere androgeni o sostanze che agiscono come gli androgeni.
- Un’alterazione in un enzima (proteina) nelle ghiandole surrenali, che è presente dalla nascita, come nell'iperplasia surrenale congenita.
- Un ingrossamento delle ovaie dovuto ad alcuni tipi di cisti ovariche (incluse quelle della sindrome dell’ovaio policistico [PCOS]) può causare virilizzazione, che però in questi casi è quasi sempre lieve. Talvolta, l’iperattività della secrezione di androgeni da parte delle ovaie può manifestarsi più avanti nel corso della vita.
I sintomi della virilizzazione dipendono dal sesso e dall’età della persona colpita. Nelle donne, i sintomi comprendono un eccesso di peluria sul viso e sul corpo (irsutismo), calvizie, acne, abbassamento del tono della voce, aumento della massa muscolare e del desiderio sessuale. L’utero diventa più piccolo, il clitoride diventa più grande, i seni si rimpiccioliscono e il normale ciclo mestruale si arresta, portando talvolta a infertilità. Negli uomini, gli ormoni surrenalici in eccesso possono sopprimere la funzionalità dei testicoli e causare infertilità. Nelle neonate con determinate tipologie di iperplasia surrenale congenita, i genitali possono avere un aspetto simile a quelli dei neonati maschi. Nei bambini si può assistere a una crescita più rapida del normale. Se la malattia non viene trattata, le zone di crescita delle ossa (cartilagini di accrescimento) possono chiudersi prematuramente e determinare bassa statura. I bambini maschi colpiti possono riscontrare maturazione sessuale prematura.
La diagnosi della virilizzazione surrenale si basa sulla misurazione dei livelli di androgeni nel sangue. L’associazione di queste modificazioni corporee rende al medico relativamente facile riconoscere una virilizzazione. Gli esami possono stabilire i livelli di androgeni nel sangue e, se questi sono alti, la probabilità che tali alterazioni provengano dagli organi sessuali o dalle ghiandole surrenali. Se il livello di androgeni surrenalici è molto alto, alcuni medici utilizzano un test di soppressione con desametasone per cercare di stabilire se il problema sia dovuto a un adenoma o a un’iperplasia surrenale. Se il problema è l’iperplasia surrenale, la somministrazione del farmaco desametasone inibisce la produzione di androgeni da parte delle ghiandole surrenali. In caso invece di adenoma o di cancro surrenale, il desametasone riduce la produzione di androgeni solo parzialmente o non la riduce affatto. Il medico può anche prescrivere una tomografia computerizzata (TC) o una risonanza magnetica per immagini (RMI) per visualizzare le ghiandole surrenali.
Il trattamento della virilizzazione surrenale implica l'asportazione chirurgica del tumore quando presente. Gli adenomi che producono androgeni e i carcinomi del surrene sono di solito trattati chirurgicamente asportando la ghiandola surrenale che contiene il tumore. Nell’iperplasia surrenale congenita, piccole quantità di steroidi, come l’idrocortisone, generalmente riducono la produzione di androgeni.
La Sindrome di Morris (Sindrome da Insensibilità agli Androgeni): Quando la Biologia "Maschile" Porta a un Fenotipo Femminile
Una condizione che illustra in modo particolarmente suggestivo il tema del passaggio "da maschio alfa a femminuccia" è la Sindrome di Morris, nota anche come Sindrome da Insensibilità agli Androgeni (Androgen Insensitivity Syndrome, AIS). Questa sindrome si verifica quando l’organismo di una persona con cromosomi sessuali XY (tipicamente associati al sesso maschile) è insensibile agli androgeni, gli ormoni responsabili della mascolinizzazione durante lo sviluppo embrionale. In presenza di questa insensibilità, i genitali esterni tendono a svilupparsi con caratteristiche tipicamente femminili, mentre internamente possono essere presenti strutture riproduttive maschili rudimentali. Nonostante i livelli di questi ormoni siano normali o elevati, il corpo non riesce a utilizzarli. Questo blocco si traduce in uno sviluppo fisico atipico per le persone con cromosomi sessuali XY.

Esistono due forme principali della Sindrome di Morris:
Sindrome di Morris Completa (CAIS)
Nella sindrome di Morris completa (CAIS, Complete Androgen Insensitivity Syndrome), l'insensibilità agli androgeni è totale. Le caratteristiche principali includono:
- Genitali femminili esterni: Le persone con CAIS hanno genitali esterni completamente sviluppati come quelli di una donna, inclusi clitoride e grandi labbra.
- Assenza di ciclo mestruale: La diagnosi spesso avviene durante l’adolescenza, quando le mestruazioni non si manifestano (amenorrea primaria), poiché manca l'utero completamente sviluppato.
- Presenza di gonadi maschili interne: Le gonadi (testicoli) si sviluppano normalmente ma non scendono nello scroto e rimangono all’interno dell’addome o dell’inguine.
- Sviluppo femminile secondario: Durante la pubertà, vengono sviluppati tratti femminili come il seno, poiché il testosterone in eccesso, non utilizzato, viene convertito in estrogeni.
Sindrome di Morris Parziale (PAIS)
La sindrome di Morris parziale (PAIS, Partial Androgen Insensitivity Syndrome) è una forma meno severa rispetto alla variante completa. In questa condizione, l’organismo ha una sensibilità parziale agli androgeni, portando a una maggiore variabilità nei sintomi e nello sviluppo.
- Genitali ambigui o atipici: I genitali esterni possono presentare caratteristiche intermedie tra quelle maschili e femminili, come un clitoride ingrossato o un pene sottosviluppato.
- Varietà nello sviluppo: Alcune persone con sindrome di Morris parziale possono avere genitali prevalentemente maschili, ma con alcune anomalie come un’apertura uretrale posta in una posizione non convenzionale (ipospadia).
- Caratteristiche sessuali secondarie atipiche: Durante la pubertà, lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari dipende dal grado di insensibilità agli androgeni.
- Possibile infertilità: A seconda del grado di sviluppo delle strutture riproduttive interne e della funzionalità ormonale, l'infertilità è una complicanza frequente.
Cause e Diagnosi
La sindrome di Morris è causata da mutazioni genetiche che influenzano il gene AR (recettore degli androgeni), situato sul cromosoma X. Più precisamente, quando il gene AR è mutato, i recettori non funzionano correttamente o sono del tutto assenti, impedendo all’organismo di rispondere agli androgeni.
La diagnosi della sindrome di Morris richiede un processo approfondito che coinvolge diverse analisi cliniche, genetiche e ormonali. Il primo passo è un’attenta valutazione clinica, che include l’osservazione dei genitali esterni e la raccolta dell’anamnesi familiare, poiché la sindrome di Morris è legata a mutazioni genetiche trasmesse tramite il cromosoma X. La diagnosi può avvenire anche durante l’infanzia, in presenza di anomalie come la mancata discesa dei testicoli. A seguire, vengono eseguite analisi ormonali per misurare i livelli di androgeni, come il testosterone, che nella sindrome possono risultare normali o elevati, ma inefficaci a causa dell’insensibilità agli ormoni. Vengono, inoltre, misurati i livelli di gonadotropine (LH e FSH) per valutare la funzione delle gonadi. Un elemento cruciale nella diagnosi è l’analisi del cariotipo, che conferma la presenza di cromosomi sessuali XY. Per completare il quadro, vengono utilizzati strumenti di imaging, come ecografie pelviche o risonanze magnetiche, per verificare la presenza o l’assenza di strutture interne, come l’utero, e per localizzare le gonadi ritenute nell’addome o nell’inguine. La diagnosi della sindrome pertanto avviene spesso durante l’adolescenza, quando i caratteri sessuali secondari non si sviluppano come atteso.
Trattamento e Supporto
Non esiste una cura definitiva per la sindrome di Morris, ma il trattamento si concentra sulla gestione dei sintomi e sul supporto psicologico e medico. L’approccio terapeutico varia a seconda che la sindrome sia nella forma completa o parziale e viene personalizzato in base alle esigenze individuali.
Uno degli interventi principali è la rimozione delle gonadi interne, come i testicoli non discesi. Questi tessuti, infatti, se lasciati in sede, presentano un rischio elevato di trasformazione tumorale con l’avanzare dell’età. Questo intervento viene solitamente programmato dopo la pubertà per consentire il corretto sviluppo dei caratteri sessuali secondari, che nella sindrome completa tendono a essere femminili. Nelle persone con sindrome completa che si identificano come donne, la gestione consiste nella somministrazione di estrogeni per mantenere la salute ossea e supportare lo sviluppo fisico e psicologico femminile. Per i casi di sindrome parziale, la terapia ormonale viene adattata per sostenere l’identità di genere dell’individuo. La chirurgia plastica o ricostruttiva può essere un’opzione nei casi in cui sia necessario intervenire sui genitali per conformarli all’identità di genere o migliorare la funzionalità. Tuttavia, questi interventi vengono eseguiti solo su richiesta e con il consenso informato della persona interessata.
Il supporto psicologico gioca un ruolo fondamentale nel trattamento della sindrome di Morris. È essenziale fornire consulenza per affrontare l’impatto emotivo e sociale della condizione, favorendo l’accettazione personale e il benessere psicologico. Questo supporto è particolarmente importante durante l’adolescenza e l’età adulta. La gestione della sindrome di Morris richiede un approccio multidisciplinare, coinvolgendo endocrinologi, chirurghi, psicologi e genetisti.
Il Sistema Endocrino come un'Orchestra: Sintomi Generali e Interconnessioni
Gli ormoni sono i “registi” della nostra salute e regolano tutto quello che accade nel nostro organismo. Dagli estrogeni al testosterone, dall’insulina all’ormone della crescita, nel nostro organismo circolano più di 50 ormoni le cui variazioni possono fare da apripista a moltissime patologie. Il 30% delle malattie croniche e 1 tumore su 4 dipendono infatti da squilibri ormonali. I livelli degli ormoni oscillano non solo in base all’età, ma anche in relazione al tipo di alimentazione e ai cattivi stili di vita. Gli ormoni sessuali influenzano il metabolismo e la composizione corporea: estrogeni e progesterone (nelle donne) e testosterone (negli uomini) modulano la distribuzione del grasso (es. accumulo addominale vs gluteo-femorale), la densità ossea e la sintesi proteica muscolare. Ad esempio, l’insulina, prodotta dal pancreas, permette alle cellule di assimilare il glucosio dal sangue fornendo energia immediata; il suo opposto, il glucagone, stimola la liberazione di glucosio dalle riserve quando la glicemia si abbassa (ad esempio tra un pasto e l’altro).
Androgeni: il loro ruolo nel benessere della donna – Parte 1
Molti credono che gli squilibri ormonali siano legati soltanto al mondo femminile e che gli uomini non sperimentino gli effetti negativi di alterazioni simili nel loro organismo. Ma non è così, perché esistono squilibri ormonali maschili con sintomi equiparabili a quelli femminili. Entrambi gli stati provocano una lunga serie di sintomi sistemici.
I disturbi ormonali tradizionali sono condizioni legate a un’eccessiva o insufficiente produzione di ormoni da parte delle ghiandole endocrine. Ti sei mai chiesto come il tuo corpo reagisce agli squilibri ormonali e quali segnali potrebbero indicare un problema più serio? Un squilibrio ormonale può manifestarsi con una serie di sintomi che spesso si sovrappongono e possono essere attribuiti ad altre cause, rendendo la diagnosi complessa. È opportuno sottolineare come alcuni di questi sintomi possano essere parte integrante degli “squilibri ormonali” ai quali va incontro una donna con il susseguirsi delle fasi del ciclo ormonale (pubertà, ciclo mestruale, gravidanza, menopausa). In queste fasi, i cambiamenti ormonali sono intensi ma naturali, e l’organismo in genere si adatta gradualmente.
Tra i sintomi più comuni degli squilibri ormonali troviamo:
- Cambiamenti nell’umore: irritabilità, ansia o depressione possono essere legati a uno squilibrio ormonale. Questo è spesso associato a disfunzioni della tiroide o degli ormoni riproduttivi (es. estrogeni e progesterone). Rabbia, tristezza, stanchezza e irritabilità sono sintomi frequenti.
- Affaticamento: un sintomo frequente nei disturbi tiroidei (ipotiroidismo) o nelle alterazioni del cortisolo (ipoadrenalismo). La stanchezza e la mancanza di energia sono comuni.
- Aumento di peso inspiegabile: un sintomo comune di ipotiroidismo o di squilibri nei livelli di cortisolo (ad es. nella sindrome di Cushing). Il peso corporeo è fortemente influenzato da disturbi ormonali femminili e carenze metaboliche.
- Insonnia o sonno disturbato: possono essere legati a cortisolo alto la sera o scompensi della melatonina.
- Pelle e capelli: la pelle riflette spesso lo stato ormonale, con acne, secchezza o alterazioni della texture. Anche la caduta dei capelli e l'aumento della peluria sono indicatori frequenti.
- Disregolazione del ciclo mestruale: Alcune donne possono avere un ciclo di 20 giorni, altre di 45 o più. In alcune condizioni ormonali, come la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), le perdite vaginali possono diventare irregolari, abbondanti o scarse, ma anche insolite nel colore o nella consistenza. È fondamentale contattare un medico se si verificano perdite anomale, associate a sintomi come dolore, stanchezza cronica o improvvise variazioni di peso. I dolori mestruali sono spesso più intensi nelle donne con malattie autoimmuni.
- Ritenzione di liquidi e gonfiore: sono sintomi comuni dei disturbi ormonali. Molte donne vedono il proprio corpo cambiare, spesso aggravato dall’uso di cortisone.
- Gonfiore addominale: può essere così intenso da impedire di indossare i vestiti abituali. Un microbiota equilibrato può ridurre significativamente questo disturbo.
- Irregolarità intestinali: Molte pazienti autoimmuni sperimentano irregolarità intestinali legate a disturbi ormonali femminili.
Altre cause di squilibri ormonali includono la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), in cui ovaie micropolicistiche producono androgeni in eccesso alterando il ciclo mestruale; i disturbi surrenalici come la malattia di Addison (cortisolo insufficiente) o la sindrome di Cushing (cortisolo eccessivo); il diabete mellito (insulina insufficiente o resistenza all’insulina); e i disturbi dell’alimentazione (es. anoressia o bulimia, che alterano profondamente l'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi). Anche l’uso di alcuni farmaci (p.es. glucocorticoidi, alcuni antidepressivi, farmaci per la tiroide) può indurre squilibri.
La combinazione tra malattie autoimmuni e disturbi ormonali femminili è molto più comune di quanto si pensi. Molte donne che soffrono di malattie autoimmuni presentano anche sintomi legati a disturbi ormonali. Questo collegamento non è casuale: l’assetto ormonale femminile è influenzato da numerosi cambiamenti nel corso della vita, e ciò le rende più vulnerabili a squilibri ormonali. Le donne con malattie autoimmuni sperimentano frequentemente disturbi ormonali femminili, con sintomi che possono variare da lievi a debilitanti. Purtroppo, molte volte la terapia si concentra solo sul trattamento della malattia autoimmune, trascurando completamente i sintomi legati ai disturbi ormonali, con un impatto negativo sulla qualità di vita della paziente.
Mantenere l'Armonia Ormonale: Approcci Diagnostici e Strategie di Vita
Comprendere la complessità degli ormoni e il loro impatto sulla salute è il primo passo verso il benessere. Come sottolinea Diego Ferone, presidente eletto SIE e Direttore Clinica Endocrinologica presso l’IRCCS Policlinico San Martino, Università di Genova, "Conoscere gli ormoni e la loro importanza, ma soprattutto mettere in atto strategie che possono aiutare a prevenire le tante malattie nelle quali c’è una componente ormonale alterata, significa incidere positivamente sulla salute dei cittadini".

I livelli degli ormoni oscillano non solo in base all’età, ma anche in relazione al tipo di alimentazione e ai cattivi stili di vita. Un approccio olistico è essenziale per prevenire e gestire gli squilibri ormonali:
- Alimentazione consapevole: La dieta gioca un ruolo cruciale. Ad esempio, una dieta vegetariana, ricca di fitoestrogeni, aumenta nettamente la produzione di SHBG, riducendo così il livello di ormoni maschili liberi di agire. È importante bilanciare l'apporto nutrizionale.
- Attività fisica costante e moderata: Lo sport ha un grande impatto sulla modulazione ormonale. Fare attività fisica costante, ma a intensità moderata e non prolungata, da 90 a 150 minuti a settimana, può aiutare l’organismo a produrre meglio gli ormoni. Infatti, ormai si parla anche di "workout ormonale", cioè impostare l’allenamento in modo da equilibrare la produzione degli ormoni e far sì che la sua efficacia sia massima con esercizi aerobici quali la corsa, la camminata intensa e la ginnastica dolce. Appena ci muoviamo, il nostro organismo rilascia ormoni che provocano effetti diversi. Un esempio è quello dell’irisina, il cosiddetto ormone dello sport, ‘brucia-grassi’, che per mezzo di un’attività fisica costante ed equilibrata aumenta del 12% e contrasta le cellule adipose ‘cattive’. Il regolare esercizio a bassa intensità aumenta fino al 500%, rispetto a chi è sedentario, la secrezione di endorfine e serotonina, conosciuti come ormoni della felicità, responsabili di benessere e buonumore, e riduce invece la produzione del cortisolo, l’ormone dello stress, contribuendo così a equilibrare la produzione ormonale e far sì che la sua efficacia sia massima.
- Riduzione dell'esposizione a interferenti endocrini: È fondamentale ridurre il più possibile l’esposizione agli interferenti endocrini contenuti in imballaggi di plastica, cosmetici e giocattoli, che possono alterare il delicato equilibrio ormonale.
- Assunzione adeguata di nutrienti essenziali: Fare in modo che tutti possano avere un adeguato introito di vitamina D, iodio e calcio, come viene richiesto nella Dichiarazione di Milano per esempio, significa far sì che si prevengano malattie come l’osteoporosi, le patologie tiroidee e alcuni disturbi metabolici, che assieme colpiscono, soltanto in Italia, 3 persone su 10.
- Monitoraggio e consultazione medica: La diagnosi e il trattamento degli squilibri ormonali richiedono sempre un approccio personalizzato e la supervisione di un medico specialista esperto nel campo. Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente.
L’equilibrio ormonale è un pilastro fondamentale della nostra salute, influenzando non solo il benessere fisico ma anche quello mentale ed emotivo. Prenderne consapevolezza e agire preventivamente o con interventi mirati può fare una differenza sostanziale nella qualità della vita.