L’Arte Lignea in Valle d’Aosta: Tradizione, Simboli e Sapienza Artigiana

L’artigianato valdostano non rappresenta soltanto una produzione di oggetti, ma è un’espressione profonda dell’anima di una regione montana, specchio di una storia millenaria che si intreccia indissolubilmente con le risorse naturali offerte dal territorio. Dalla produzione di piccoli oggetti di uso quotidiano alle decorazioni artistiche di grande valore e importanza storica, l’arte della lavorazione del legno in Valle d’Aosta ha radici profonde e una tradizione secolare. Nata come attività complementare durante la pausa dei lavori agricoli invernali, la scultura si è gradualmente evoluta e perfezionata, trasformandosi da mera necessità autarchica in una forma d’arte riconosciuta ed apprezzata.

Lavorazione artigianale del legno in una bottega di montagna

Le origini e le tecniche costruttive dell’abitare

Il legame tra il popolo valdostano e il legno trova la sua massima espressione nell’architettura locale. Le tipiche abitazioni di montagna e le case rurali venivano realizzate utilizzando soprattutto pietra e legno, sfruttando ingegnosi metodi di incastro fra le travi, in modo da non dover utilizzare chiodi. Queste strutture, solide e caratterizzate da muri spessi, presentavano spesso un tetto costituito da grosse travi su cui erano poggiate lastre di pietra. All’interno, i mobili erano di solito realizzati in legno di noce, semplici e massicci, spesso decorati con intagli e disegni. Molta cura veniva posta nella produzione artigianale di oggetti di uso domestico; il mobilio era semplice e funzionale, comprendendo elementi come la credenza, la cassapanca e un grande tavolo, che oggi vengono ripresi per attrezzare le "tavernette".

Morgex La Ruine, tipica costruzione valdostana pietra legno, 3 camere, 2 bagni, box, giardinetti

L’universo simbolico degli oggetti in legno: la Grolla e la Coppa dell’Amicizia

Uno dei risultati più elevati dell'intaglio del legno è la produzione di oggetti conviviali. Uno dei più tipici, e tuttora tra i più apprezzati, è la grolla. Il termine grolla deriva da “graal” che in lingua d’oil significa recipiente, coppa. In origine, la grolla era una semplice coppa per bevute conviviali, scavata nella sua forma essenziale in un blocco di legno pregiato utilizzando il tornio, per poi essere decorata a intaglio in varie fogge e infine immersa nel vino bollente in modo che assuma la tipica patina rossastra. Oggi, la grolla è un particolare calice da vino con coperchio, alto e stretto, che ha spesso perso la sua funzione pratica per divenire un oggetto ornamentale, un soprammobile o un portagioie.

Simile alla grolla, ma ben distinta da essa, è la coppa dell’amicizia. Più bassa e rotonda, è munita di beccucci e di un coperchio solitamente scolpito. È l’oggetto utilizzato principalmente per bere il caffè alla valdostana, una bevanda composta da caffè bollente, grappa, zucchero e spezie. La tradizione vuole che con la coppa dell’amicizia si beva à la ronde, ovvero in circolo, con un’unica coppa, a questo fine dotata di tanti beccucci quanti sono i commensali. Il primo a servirsi è il più anziano della compagnia, poi la coppa viene passata di mano in mano in senso antiorario, senza mai essere poggiata, fino a quando il contenuto si esaurisce.

Coppa dell’amicizia in legno intagliato con i tipici beccucci

La culla antica: un pezzo di storia familiare

Tra gli oggetti più cari alle famiglie valdostane, tramandati di generazione in generazione e conservati ancora oggi con grande affetto, occupa un posto di rilievo la culla dei neonati. Queste culle antiche in legno non erano semplici giacigli, ma capolavori di falegnameria destinati a proteggere la vita nascente. Spesso realizzate con legni locali robusti, le culle presentavano strutture essenziali ma studiate per garantire il dondolio necessario al riposo dei piccoli. Le decorazioni lignee che ornavano le testiere o le sponde includevano spesso simboli protettivi, disegni geometrici, rosoni o ruote solari, elementi di antica origine volti a infondere serenità e fortuna. La solidità dell'incastro e la scelta del legno - spesso noce o acero - rendevano questi oggetti estremamente durevoli, testimoni silenziosi del passaggio di molteplici generazioni all'interno del nucleo familiare.

Il soffitto delle teste: l'apice della scultura lignea

Tra i risultati di eccezione prodotti dall’arte della scultura in legno in Valle d’Aosta vi è senz’altro la Sala delle Feste del castello Sarriod de La Tour. Spesso chiamata “Sala delle teste”, questo ambiente deve il suo nome alla straordinaria bellezza delle 171 mensole intagliate che sostengono il soffitto di legno, realizzate intorno al 1435. Le decorazioni rappresentano una singolare commistione tra un “bestiario umano” e un catalogo di creature mitologiche: nobildonne e gentiluomini con vestiti e cappelli alla moda dell’epoca si alternano ad animali domestici e selvatici, unicorni, sirene, draghi e figure grottesche. Alcune di queste rappresentazioni includono anche personaggi fantastici in atteggiamenti osceni e dissacratori, riflettendo la complessità culturale e sociale del XV secolo.

Dettaglio delle mensole intagliate del soffitto del castello Sarriod de La Tour

Il contesto produttivo: dall'inverno alla Fiera di Sant’Orso

L'artigianato valdostano si è sviluppato come un'arte semplice e radicata nel territorio. Durante l'inverno, quando i lavori in campagna erano ridotti, venivano fabbricati in casa strumenti di lavoro - come rastrelli, scale, botti, zangole e gerle - e oggetti per la cucina, come piatti, cucchiai, scodelle e forme per il burro. L'intaglio del legno, nato come esigenza di abbellimento di oggetti di uso comune, ha permesso di elevare questi attrezzi a veri e propri pezzi di design tradizionale.

Oggi, l'eccellenza di questa produzione si rinnova ogni anno in occasione della Fiera di Sant’Orso, che si svolge ad Aosta il 30 e 31 gennaio. Si tratta di un appuntamento imperdibile per ammirare artisti e artigiani che espongono le proprie opere, in una sorta di vetrina dell'anima valdostana. Altre rassegne, come la Fiera del legno di Donnas, permettono di osservare la vitalità di un settore che, pur guardando alla modernità e alle rivisitazioni artistiche, resta fedele ai materiali e agli stilemi della propria terra.

Diversificazione dei materiali e arti correlate

Sebbene il legno sia il protagonista assoluto, l’artigianato valdostano si è espresso anche attraverso altri materiali. La pietra ollare, una roccia tenera di colore grigio-verde diffusa in bassa Valle e nelle valli di Champorcher, Valtournenche e Ayas, è stata utilizzata per secoli per la fabbricazione di stufe, mortai e recipienti. Parallelamente, si è sviluppata una fiorente produzione tessile, come il drap di Valgrisenche, un tessuto di lana grezza lavorato su antichi telai, e il pizzo al tombolo di Cogne, tecnica che, secondo la tradizione, fu importata da monache cluniacensi nel XVI secolo. La lavorazione del cuoio, che risale all'epoca romana, continua ancora oggi con la creazione di zoccoli (socques), collari per il bestiame e finimenti per il cavallo.

Mappa delle zone artigianali tipiche della Valle d'Aosta

Il legame tra paesaggio e leggenda

Il territorio valdostano non è solo fonte di materia prima, ma anche di ispirazione mitica. La maestosità del Monte Bianco e la leggendaria figura del gigante Gargantua, a cui è legato il mito del Dente del Gigante, evocano quell'immaginario fantastico che gli artigiani hanno spesso trasposto nelle loro sculture. Questa profonda connessione tra il mondo naturale - fatto di boschi, anfratti rocciosi e torrenti - e la narrazione mitologica si riflette in ogni oggetto intagliato: dai giocattoli in legno (come il "Tatà", l'animale su ruote) alle suppellettili ornamentali, ogni manufatto racconta la storia di un popolo che ha saputo fare della sopravvivenza in alta quota un’occasione di espressione creativa unica.

Il passaggio dagli oggetti d'uso quotidiano alla scultura artistica contemporanea conferma la resilienza di queste tradizioni. Visitare musei come il MAV (Museo dell’artigianato valdostano di tradizione) a Fénis permette di comprendere come il tempo, pur scorrendo, non abbia cancellato la maestria del coltello che, con pochi colpi, sa trasformare un ramo contorto in una figura viva, custode di un passato ancora capace di parlare al presente.

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