Crioconservazione degli Ovociti: Una Scelta di Libertà e Sicurezza Riproduttiva

La crioconservazione degli ovociti, comunemente nota come "social freezing", rappresenta una frontiera sempre più esplorata nel campo della medicina riproduttiva, offrendo alle donne la possibilità di preservare la propria fertilità per il futuro. Questa tecnica, che consiste nel prelievo e nel congelamento di ovociti maturi a temperature estremamente basse, permette di mantenere la loro qualità e di utilizzarli in un secondo momento per tentare una gravidanza, con probabilità che riflettono quelle del momento dell'aspirazione. Sebbene la crioconservazione sia spesso associata a motivazioni cliniche, come la necessità di preservare la fertilità prima di trattamenti oncologici o interventi chirurgici invasivi, essa sta guadagnando terreno anche come scelta precauzionale e di autodeterminazione da parte delle donne che desiderano posticipare la maternità per ragioni personali, sociali o professionali.

Donne che discutono di crioconservazione

L'Endometriosi e la Fertilità: Un Legame Complesso

L'endometriosi è una patologia che colpisce una donna su dieci, con cifre allarmanti che vedono tre milioni di italiane, quattordici milioni nella comunità europea e ben centasettantasei milioni nel mondo soffrirne. Questa condizione medica si manifesta con l'insediamento e la crescita anomala di tessuto endometriale, la mucosa che riveste la parete interna dell'utero, in sedi extrauterine come ovaie, tube, intestino, vagina e vescica. La presenza di endometriosi è spesso correlata a dolore cronico, con un impatto significativo sulla qualità della vita, e può rappresentare un ostacolo alla fertilità. Come spiega il professor Massimo Candiani, direttore dell'Unità di Ginecologia e Ostetricia dell'IRCCS Ospedale San Raffaele e grande esperto di endometriosi, in circa il 30-50% dei casi questa patologia può determinare sterilità. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che una diagnosi di endometriosi non preclude la possibilità di diventare madre; richiede piuttosto un percorso mirato e personalizzato.

La diagnosi tempestiva è un elemento cruciale. Purtroppo, emerge che spesso si impiegano in media sette o otto anni per giungere a una definizione corretta della malattia, un iter spesso sfiancante fatto di visite, esami e controlli. Questo ritardo è emerso chiaramente anche dalle testimonianze di associazioni come AENDO, ONDA e A.L.I.C.E. ODV.

Prevenire è Possibile: La Crioconservazione come Strumento di Autodeterminazione

In questo contesto, la crioconservazione degli ovociti emerge come uno strumento prezioso. Il professor Candiani evidenzia come questa pratica offra alle giovani pazienti che non cercano una gravidanza a breve termine la possibilità di raccogliere e conservare un proprio "pool" di ovociti congelati in una banca biologica. L'obiettivo primario è quello di ampliare al massimo le chance riproduttive di ogni donna affetta da endometriosi. Ma i benefici si estendono ben oltre. Considerando la tendenza globale a posticipare le gravidanze per ragioni economiche, sociali e di varia natura, la crioconservazione potrebbe trasformarsi in uno strumento utile per l'intero universo femminile.

Diagramma del processo di crioconservazione degli ovociti

Come Avviene la Crioconservazione: Dalla Stimolazione al Congelamento

Il processo di crioconservazione degli ovociti è articolato e richiede un approccio personalizzato. Inizia con una fase di stimolazione ovarica che dura circa 12-14 giorni. Durante questo periodo, vengono eseguiti periodici monitoraggi ecografici e ormonali per valutare la crescita dei follicoli, le piccole sacche all'interno delle ovaie che contengono gli ovociti. La stimolazione avviene tramite iniezioni sottocutanee di farmaci ormonali, identici a quelli naturali, mirati a promuovere la maturazione di più follicoli contemporaneamente, anziché il singolo follicolo che si sviluppa in un ciclo naturale. La dose dei farmaci viene individualizzata in base ai risultati degli esami continui a cui la paziente è sottoposta.

Successivamente, si procede al prelievo ovocitario transvaginale, un intervento chirurgico minimamente invasivo che dura circa dieci minuti e viene eseguito in sedazione, garantendo un rapido recupero post-operatorio. Attraverso una sonda ecografica, si aspirano gli ovociti dalle ovaie. Una volta estratti, gli ovociti vengono sottoposti a un controllo di qualità per selezionare quelli maturi e idonei alla crioconservazione. Per preservare la loro vitalità, si utilizzano enzimi per rimuovere le cellule circostanti e poi crioprotettori per ridurre il contenuto di acqua all'interno delle cellule, minimizzando la formazione di cristalli di ghiaccio. Infine, gli ovociti vengono immediatamente immersi in azoto liquido a -196 gradi Celsius.

Nonostante la procedura sia considerata sicura, come tutti gli atti chirurgici, presenta dei rischi, seppur rari (circa 1 su 1500/2000 operazioni), che possono richiedere ospedalizzazione o interventi chirurgici riparativi. Per quanto riguarda i farmaci ormonali, non sono stati riscontrati rischi a lungo termine di insorgenza di malattie, ma solo possibili conseguenze immediate.

La Crioconservazione per Motivi Clinici e il "Social Freezing"

È fondamentale distinguere due tipologie principali di crioconservazione:

  1. Crioconservazione per motivazioni cliniche o patologiche: Questa procedura è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale in Italia. Avviene in presenza di condizioni mediche che possono compromettere la capacità riproduttiva, come malattie gonado-tossiche che mettono a rischio la funzionalità ovarica, o in previsione di sottoporsi a cicli di chemioterapia o radioterapia. In questi casi, la legge italiana impone di informare i pazienti del possibile danno sulla loro futura fertilità e delle possibilità per preservarla. Un esempio toccante è quello di Marina Ferrante, che scopre un tumore al seno e decide di crioconservare i suoi ovociti per preservare il sogno di diventare madre, nonostante la terapia chemioterapica potesse comprometterne la fertilità.

  2. "Social Freezing" (Crioconservazione per scopi sociali): Questa è una scelta autologa, in cui una donna decide cautelativamente di conservare i propri ovociti per sua volontà, al di fuori di specifiche necessità mediche. Idealmente, questa procedura dovrebbe avvenire tra i 28 e i 33 anni, ma molte donne vi accedono successivamente. Il "social freezing" è diventato uno strumento per garantire una maggiore libertà nelle scelte di vita, permettendo di posticipare la gravidanza senza rinunciare alla possibilità di maternità.

I Centri per la Crioconservazione in Italia e le Sfide Attuali

In Italia, i riferimenti dei Centri deputati alla preservazione della fertilità si trovano sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità. Tuttavia, il sistema sanitario italiano copre economicamente la crioconservazione solo per le motivazioni cliniche. Il "social freezing" è interamente a carico della donna.

Le richieste di "social freezing" sono in aumento sia nel settore pubblico che privato. Al Niguarda di Milano, il servizio è attivo dal 2024 e ha già ricevuto diverse domande. Il costo della procedura si aggira attorno ai 2.900 euro, più 100 euro all'anno per la conservazione. Altri presidi pubblici come il San Paolo registrano una domanda costante, mentre i centri privati accreditati, come l'Humanitas e il San Raffaele, gestiscono un numero maggiore di cicli annuali, che includono anche casi legati a motivi di salute. Al San Raffaele, il costo si aggira sui 3.500 euro, senza limiti d'età per il prelievo, sebbene l'efficacia futura diminuisca significativamente dopo i 35 anni.

Social Freezing, PMA e Fertilità: la scienza può aiutare le donne | Chiara Scibetta | TEDxTreviso

La legge italiana tutela il patrimonio di fertilità della donna, considerando il materiale genetico conservato come sua proprietà esclusiva, a meno di rinuncia volontaria o donazione a terzi o alla ricerca. La legge 40/2004 prevede un consenso firmato e rinnovato annualmente, e i gameti non possono essere utilizzati in caso di decesso della donna, poiché la fecondazione post-mortem è vietata.

Le Prospettive Future e la Necessità di Maggiore Consapevolezza

Nonostante la crescente diffusione della pratica, persiste un divario significativo tra la volontà iniziale di avere una gravidanza e i numeri effettivi di nascite. Il Dottor Gianaroli sottolinea che, sebbene ci sia stato un aumento consistente, non è ancora sufficiente.

La disinformazione gioca un ruolo cruciale nell'età in cui le donne si avvicinano a questa pratica. Molte arrivano a informarsi dopo i 35 anni, compromettendo le possibilità di successo. La dottoressa Valeria Valentino, specialista in fisiopatologia della riproduzione, evidenzia che il momento ideale per la crioconservazione sarebbe tra i 25 e i 32 anni, o comunque prima dei 35. A 37 anni, sono necessari 18-20 ovociti maturi per avere maggiori garanzie, mentre a 25 anni ne bastano molti meno.

La conservazione di dieci ovociti offre una probabilità di nascita del 60,5% per donne sotto i trentacinque anni, ma solo del 29,7% per quelle oltre i trentacinque. La Fondazione Umberto Veronesi riporta che con 24 ovociti si ha un indice di successo superiore al 90%, e dell'85,2% con 10-15 ovociti se prelevati prima dei trentacinque anni.

La scarsa consapevolezza del "social freezing" non riguarda solo la popolazione, ma anche molti professionisti sanitari. Le scuole di specializzazione raramente affrontano questo tema, portando a una carenza di medici sensibili e informati. Il professor Papaleo del San Raffaele sottolinea che si discute molto di infertilità di coppia, ma poco di fertilità, trascurando un aspetto fondamentale per le giovani generazioni.

Una ricerca condotta nel 2021 dall'Università di Milano-Bicocca e dall'Università di Padova ha rivelato che il 37,8% di 608 donne intervistate avrebbe desiderato maggiori informazioni sul "social freezing". I costi elevati rappresentano un ulteriore ostacolo. Per questo motivo, collettivi come "Stiamo Fresche" hanno lanciato petizioni per richiedere che il "social freezing" sia coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.

Le esperienze di donne come Marianna e Beatrice evidenziano come la crioconservazione offra un senso di controllo e libertà nella gestione dell'orizzonte riproduttivo, anche al di là di un percorso di coppia. La demografa Alessandra Minello vede nella crescente diffusione del "social freezing" un segnale di cambiamento culturale nel rapporto delle donne con la maternità, che richiede di superare l'idea di un evento naturale, lineare e necessariamente legato a una traiettoria di coppia e a un'età standardizzata. La crioconservazione, in quest'ottica, rappresenta un investimento nella propria autonomia e nelle proprie scelte future.

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