Gestione del reflusso gastroesofageo nel neonato: il ruolo dei latti addensati e dell'alimentazione

Il reflusso gastroesofageo nel neonato è una condizione che genera spesso preoccupazione e dubbi tra i genitori. Si manifesta attraverso la risalita del contenuto gastrico lungo l'esofago, un fenomeno che può causare fastidio, pianto e inappetenza. È fondamentale distinguere tra il semplice rigurgito e il reflusso patologico che richiede attenzione. Inizialmente il bambino sembra non essere infastidito dalla cosa. Anzi mostra indifferenza e di solito mangia tranquillamente e cresce bene. Tuttavia, il quadro può evolvere: il piccolo diventa sempre più irrequieto, piagnucola in continuazione, ha spessissimo il singhiozzo e mangia con difficoltà.

rappresentazione anatomica dello stomaco del neonato e del cardias

Comprendere il reflusso gastroesofageo

Contrariamente a quanto molti pensano, il reflusso non è un sintomo di allergia al latte e non risponde perciò ai cambiamenti di formula. Esso è legato soltanto al cattivo funzionamento di una valvola, il cardias, che dovrebbe normalmente impedire al contenuto dello stomaco di ritornare verso l’alto. Ecco il perché del nome “reflusso gastro-esofageo” dato a questo disturbo. Durante l’intervallo fra un pasto e l’altro le cose possono andare anche peggio: il bambino infatti spesso smania e rigurgita in continuazione, sussulta per il singhiozzo, piange e non riesce a dormire. Talvolta vomita a getto tutto ciò che ha mangiato, evento che si verifica abbastanza spesso nelle fasi in cui il disturbo è più intenso.

L'esofago, sotto l'attacco continuo dell'acido gastrico, si infiamma sempre di più, portando a quella che viene definita “esofagite da reflusso”, causa principale delle sofferenze del bambino. L'esofagite provoca un bruciore che spiega l'irrequietezza costante e la difficoltà con la quale il piccolo inizia la poppata. Inoltre, l'esofago infiammato va spesso in spasmo, causando un dolore molto intenso che induce spesso all'errore di diagnosi tra reflusso e coliche. Esistono inoltre conseguenze più serie: il disturbo può provocare crisi di soffocamento e, raramente, infezioni polmonari, poiché il latte rigurgitato può andare di traverso ed essere inalato.

L'approccio alimentare: l'uso della crema di riso

L'alimentazione gioca un ruolo cruciale nella gestione dei sintomi. Il vantaggio del latte materno è che, per essere digerito, non richiede la secrezione di una grande quantità di acido da parte dello stomaco; perciò, il liquido che ritorna verso l'esofago non è fortemente irritante. In caso di allattamento al seno, è giusto provare a curare il reflusso solo con la somministrazione di antiacidi, mentre per i casi di alimentazione artificiale si può ricorrere all'addensamento.

Preparazione e addensamento del latte

Quando il bambino soffre molto e non si ottiene miglioramento con le sole terapie di base, l'esperienza suggerisce che un modo per migliorare la situazione è passare al latte artificiale addensato. Se si utilizza un latte in polvere, è necessario prepararlo prima dell'addensamento, usando 35 cc di acqua per ogni misurino di polvere, invece dei 30 cc usualmente raccomandati. Se si usa un latte artificiale già liquido o il latte vaccino (dopo i sei mesi), occorre diluirlo con 20 cc di acqua per ogni 80 cc di latte.

L'addensamento con crema di riso si esegue nel modo seguente: si addensa il latte così preparato in un frullatore per ottenere una consistenza omogenea, aggiungendo un misurino (quello del latte) di crema di riso precotta per ogni 30 cc di latte. È importante sottolineare che, durante la cura, non vanno somministrati liquidi liberi (acqua, camomilla o succhi), poiché tendono a tornare su portandosi dietro il latte addensato, pregiudicando il risultato della terapia.

schema grafico preparazione del latte addensato

Scelta dei prodotti specifici e considerazioni tecniche

Il mercato offre diverse soluzioni, come i latti antireflusso (AR). Questi sono latti artificiali formulati specificamente per i bambini affetti dalla patologia del giunto gastro-esofageo. Tuttavia, il latte antireflusso è spesso molto più pesante, difficile da digerire e denso. In molti casi capita che, seppur il bambino non rigurgiti più, soffra ancora degli stessi dolori o peggiori il mal di pancia. È importante ricordare che tutti i latti artificiali hanno gli stessi valori nutrizionali, ma non tutti vengono digeriti bene da ogni bambino.

La gestione pratica della poppata

Oltre alla composizione, il modo in cui il latte viene somministrato è fondamentale. Molti genitori commettono l'errore di ritenere che il bambino si autoregoli al biberon. Purtroppo, se il biberon anticolica non regola il flusso e la tettarella ha un foro troppo ampio, il latte sgorga rapidamente e il bambino beve passivamente, senza uno sforzo di suzione attiva. Questo porta a mangiare troppo, troppo velocemente, favorendo il rigurgito e il reflusso.

Per scegliere il biberon adatto, è necessario un test semplice: quando si capovolge il biberon pieno di latte, non deve uscire una goccia dal foro. Se il latte zampilla, il flusso è troppo rapido. Un buon sistema deve garantire un flusso lento e controllato, richiedendo al piccolo di compiere una suzione attiva che coinvolga la muscolatura delle guance e la lingua.

Come dare il latte con il biberon al neonato - Consigli dell'ostetrica su posizione di allattamento

Considerazioni sulle variabili soggettive e dubbi comuni

Spesso i genitori si trovano a dover interpretare segnali ambigui. Ad esempio, la presenza di molta saliva o il fatto che il bambino porti le mani in bocca viene spesso associato alla dentizione. Tuttavia, in ambito pediatrico, la salivazione eccessiva può essere talvolta letta come un sintomo di fastidio esofageo legato al reflusso. È essenziale non procedere con aggiunte arbitrarie (come la crema di riso) senza una valutazione clinica, poiché un dosaggio errato potrebbe sovralimentare il piccolo, fornendo troppe calorie, o causare stitichezza.

La distinzione tra "fisiologico" e "patologico" è la chiave: se il bambino cresce bene e non mostra sofferenza, il rigurgito può essere gestito con semplici accortezze posturali (tenere il bambino in posizione verticale dopo la poppata). Se invece subentra il dolore, il pianto inconsolabile e il rifiuto del pasto, l'intervento medico, sia esso pediatrico, gastroenterologico o osteopatico, diventa necessario. La supervisione di un esperto permette di evitare il rischio di sovrappeso o di sovraccarico renale, garantendo che ogni modifica dietetica sia proporzionata alle reali esigenze metaboliche del neonato.

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