La questione della composizione dei pannolini usa e getta, e in particolare dei Pampers, è un tema che periodicamente torna al centro del dibattito pubblico, alimentando interrogativi tra i genitori e generando spesso allarmismi legati alla presunta presenza di derivati del petrolio classificati come cancerogeni. Per comprendere a fondo la situazione, è necessario analizzare l'evoluzione storica di questi prodotti, le normative vigenti e i risultati dei test di laboratorio condotti dalle autorità sanitarie e dalle associazioni di consumatori.

Le origini storiche e l'evoluzione tecnologica
La storia del pannolino moderno inizia ben lontano dai materiali attuali. Nel 1961, il ricercatore della P&G Victor Mills, insoddisfatto della gestione dei tradizionali pannolini di stoffa per il proprio nipotino, incaricò i ricercatori della Exploratory Division della P&G a Miami Valley, in Ohio, di sviluppare un'alternativa usa e getta più efficace. Furono creati dai ricercatori della P&G tra cui Vic Mills e Norma Lueders Baker.
Il design ha subito innovazioni radicali nei decenni successivi. Nel 1982, P&G ha sviluppato dei soffietti elastici singoli e doppi attorno alle zone delle gambe e della vita per facilitare la vestibilità e contenere l'urina o le feci che non erano state assorbite. Infatti, il primo brevetto per l'uso di doppi soffietti in un pannolino risale al 1973 ad opera di P&G. Nel 1986 sono stati lanciati i pannolini sottili realizzati con materiale assorbente gelificante. Negli anni '90, Pampers introdusse un pannolino più sottile noto come Ultra Dry Thins. Nel 1998, Procter & Gamble ha introdotto il suo pannolino più grande all'epoca, Pampers Baby-Dry Taglia 6.
La composizione dei pannolini: componenti e materiali
Comprendere come sono fatti i pannolini significa analizzare la loro stratificazione funzionale. I pannolini usa e getta hanno fatto la loro comparsa dopo la Seconda Guerra Mondiale: nel 1946 Marion Donovan crea il primo pannolino usa e getta ricoprendo un pannolino tradizionale in stoffa con uno strato impermeabile costituito dalla plastica di una tenda per doccia.
I moderni pannolini sono composti da tre strati principali:
- Lo strato interno: va a diretto contatto con la pelle del bambino. Le caratteristiche di questo strato sono la morbidezza e la sensazione di asciutto che deve dare anche dopo che il bambino ha fatto la pipì.
- Lo strato esterno: impermeabile, ha il compito di non lasciare uscire il bagnato ed è costituito da materiale plastico.
- Lo strato centrale: ha la funzione di assorbire il bagnato e trattenerlo anche per molte ore. Tutti i pannolini usa e getta moderni hanno introdotto all’interno di un guscio di cellulosa (o fibre simili come frumento o materiali a base di mais) i gel chimici super assorbenti (SAP) come il Poliacrilato di Sodio, un polimero di un sale che assorbe fino a 200/300 volte il proprio peso in acqua. I SAP sono materiali relativamente nuovi poiché hanno fatto la loro comparsa in Giappone nei primi anni ‘70 e sono stati introdotti all’interno dei pannolini usa e getta negli anni ‘80.
FATER Processo riciclo pannolini
Il dibattito sugli idrocarburi e la sicurezza dei materiali
Le preoccupazioni sollevate periodicamente riguardano la presenza di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), composti chimici prodotti dalla combustione incompleta di materiali organici e considerati potenzialmente tossici. Le fonti spesso citate da chi diffonde questa notizia sono quelle di uno studio dell’Asef (Association santè Environment France), secondo cui i pannolini conterrebbero idrocarburi policiclici aromatici; ma il sito dell’associazione riporta una nota stampa in cui spiega che la notizia non proviene da un test condotto da loro, ma da un produttore.
In ogni caso, il livello di IPA presente nei pannolini è molto basso, al di sotto dei limiti tollerati dall’Unione Europea. Va detto inoltre che il limite fissato dalla normativa europea di 0,5 mg/kg si riferisce a un singolo composto e riguarda solo gli 8 IPA classificati come più pericolosi. È invece di 5 mg/kg sul totale degli IPA che sono una ventina di composti in tutto. Altroconsumo, d’accordo con le altre organizzazioni di consumatori europee, ha scelto di essere anche più severi della legge stessa, penalizzando i prodotti che ne contengono più di 0,75 mg/kg sulla somma di tutti gli IPA: come abbiamo visto, però, da diversi anni nessun prodotto supera tale soglia, anche se più restrittiva della norma.
Petrolati, lozioni e il ruolo delle aziende produttrici
Un'altra informazione che circola in rete e che merita un chiarimento è quella che vede alcuni pannolini Pampers essere addizionati con una lozione con funzione emolliente, il cui primo ingrediente è il "petrolatum", considerato pericoloso. Allo scopo di contribuire a ridurre la possibilità di arrossamenti, derivanti dall’interazione fra urina e feci, i pannolini Pampers vengono arricchiti con una delicata lozione applicata sulla superficie del pannolino. Il petrolato (comunemente conosciuto come vaselina) in essa contenuto è purificato e sicuro per l’uso in prodotti destinati ai bambini.
Il Prof. Daniel Hohl, medico e pediatra dermatologo, ha certificato la sicurezza dei prodotti Pampers per l'uso sulla pelle dei bambini, confermando che si tratta di un ingrediente inerte ampiamente raccomandato da pediatri e dermatologi proprio per proteggere la pelle delicata dei bambini. Inoltre, tutti gli ingredienti della lozione sono conformi al regolamento cosmetico europeo e soggetti a periodiche revisioni da parte delle Autorità Sanitarie europee.
Monitoraggio e nuove direzioni: la linea Pure
La consapevolezza da parte delle aziende produttrici è cresciuta negli anni. Nel 2018 l'azienda ha lanciato la sua nuova linea di pannolini chiamata Pampers Pure che è stata progettata senza sbiancanti al cloro, profumi, lozioni, parabeni, lattice di gomma naturale e 26 allergeni identificati dall'Unione europea. Le salviette lanciate con la nuova collezione contengono il 99% di acqua e cotone di prima qualità.

È importante distinguere tra sostanze aggiunte intenzionalmente e tracce residue. Alcune sostanze chimiche identificate potrebbero provenire da materie prime o processi produttivi contaminati. Per quanto riguarda il glifosato, questa sostanza non è aggiunta volontariamente, ma potrebbe essere presente in tracce nelle parti in cotone perché il terreno su cui è stato coltivato è stato trattato con questo biocida o, nel caso di prodotti biologici, perché era nel suolo o nelle acque sotterranee da inquinamento pregresso.
Le analisi condotte negli anni hanno mostrato che i produttori, inclusa la Fater spa che commercializza il marchio Pampers in Italia, hanno risposto prontamente a tali criticità. In particolare, è emerso che le unità di stoccaggio in materiali riciclati usate nel magazzino potrebbero essere all’origine della presenza di alcune tracce rilevate nei test. Di fronte a queste evidenze, le aziende hanno intrapreso azioni per identificare la provenienza di queste tracce, isolarle e prendere i provvedimenti necessari per garantire la sicurezza del consumatore finale, operando sempre all'interno delle stringenti norme europee dettate dal regolamento Reach.