L’alimentazione del lattante rappresenta uno dei pilastri fondamentali per garantire non solo una crescita armonica nei primi mesi di vita, ma anche per costruire le basi biologiche della salute futura. In un contesto in cui le informazioni corrono veloci, spesso alimentate da mode, consigli non verificati o "fai da te", fare chiarezza sul dosaggio proteico diventa un imperativo categorico per genitori e caregiver. Assodata la loro importanza, è bene chiarire che un eccessivo consumo di proteine può rappresentare un pericolo per l’organismo, soprattutto nei più piccoli, con complicanze a livello renale, modifiche dell’appetito e obesità.

Il ruolo cruciale della nutrizione pediatrica
La scienza della nutrizione investe in pieno l’area pediatrica almeno per tre motivazioni. In primis essa occupa un ruolo primario nella crescita e nello sviluppo del bambino sano, in secondo luogo tantissime patologie pediatriche presentano aspetti nutrizionali di rilievo a partire dalle malattie gastrointestinali a quelle metaboliche, da quelle nefrologiche a quelle epatiche o allergiche solo per citare alcuni esempi. Il termine proteina deriva dal greco πρώτειος (proteios), che significa primo, il che dovrebbe dare un’idea del ruolo fondamentale che queste sostanze svolgono negli organismi viventi. Le proteine sono infatti componenti determinanti di muscoli e tessuti e sono proteine gli enzimi, gli anticorpi e altre molecole di assoluta importanza.
Tuttavia, come avverte la Dott.ssa Lisa Mariotti, Nutrizionista Pediatrica Dipartimento Medicina dell’Infanzia e dell’età Evolutiva ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, consulente nutrizionista SIPPS: “Dai 3 anni in poi, sulla base delle indicazioni del Larn per l’apporto proteico, è bene rimanere nell’intervallo di riferimento 12-18% sulle calorie giornaliere”.
La transizione: lo svezzamento e le sue tempistiche
Lo svezzamento, oppure divezzamento, rappresenta la fase di transizione dall’alimentazione esclusivamente lattea dei primi mesi ad una dieta diversificata, nella quale vengono introdotti cibi complementari. Si tratta di un periodo delicato in cui il bimbo passa da un’alimentazione dipendente ad una indipendente.
Non esiste un’epoca precisa e uguale per tutti i lattanti in cui iniziare lo svezzamento: essa dipende da numerose variabili individuali tra cui le esigenze nutrizionali, lo sviluppo neuro-fisiologico e anatomo funzionale. In termini pratici, il bimbo deve stare seduto con la testa dritta, deve cominciare ad avere interesse per il cibo e avere l’istinto di afferrarlo con le mani per portarlo alla bocca. Inoltre, cosa più importante, tutti i bambini nascono col riflesso di estrusione che fa loro spingere la lingua in fuori quando la bocca viene a contatto con qualcosa di solido. Tale riflesso scompare gradualmente entro il quinto mese di vita.
Come si inizia lo svezzamento? Con il mais e la tapioca, parola di pediatra!
Le diverse società scientifiche internazionali concordano nel raccomandare l’allattamento al seno per i primi sei mesi. La letteratura fornisce inoltre evidenze che un ritardato svezzamento oltre i 6 mesi possa determinare un rallentamento della velocità di crescita, mentre l’introduzione precoce dei cibi solidi possa eccessivamente accelerare la velocità di crescita e soprattutto avere effetti a lungo termine con incrementato rischio di sviluppare obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari in età adulta.
Le proteine: qualità, quantità e miti da sfatare
Le proteine non sono tutte uguali. Spiega il Dott. Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS: “Quelle di origine animale si definiscono complete, in quanto una singola porzione dell’alimento che le veicola è in grado di soddisfare pienamente il fabbisogno dell’organismo in termini proteici. Al contrario, le proteine derivanti da fonti vegetali quali i legumi si definiscono incomplete: in tal caso, una singola porzione non copre i fabbisogni proteici dell’organismo; per raggiungerli, è necessario consumare insieme un’altra fonte alimentare”.
Le categorie alimentari considerate fonte primaria di proteine sono 5: carne, uova, pesce, legumi, latte e derivati. A tal proposito, il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS, chiarisce: “È di estrema importanza prestare attenzione al nostro introito proteico e consumare una sola fonte primaria di proteine ad ogni pasto da scegliere, dunque, tra legumi, carne, pesce, uova o latte e derivati, ma mai combinandole nello stesso pasto”.
Il dosaggio proteico nei primi anni di vita
Spesso i genitori, timorosi che il bimbo non cresca abbastanza, preparano per i bimbi porzioni davvero esagerate. Cautela anche con il dosaggio delle proteine, le quali secondo le linee guida aggiornate dovrebbero essere intorno a 1,3g/kg/die nel periodo che va da 6 a 12 mesi per poi scendere a 1g/kg/die a partire dai 18/24 mesi. Sappiate care mamme, che nel 99% dei casi tali dosi vengono duplicate se non raddoppiate. Basti pensare che un tuorlo d’uovo ha circa 6 gr di proteine, 100 gr di omogeneizzato di pollo ne hanno 6, 10 gr di parmigiano quasi 4 gr di proteine.
Come precisa Claudio Maffeis, direttore della Pediatria a Indirizzo Diabetologico e Malattie del Metabolismo dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona: “Nei primi sei mesi di vita l’unico alimento di cui il piccolo ha bisogno è il latte materno, che è relativamente povero di proteine. Ne contiene circa 1 grammo ogni 100 ml. Quando il latte materno non è disponibile, si utilizza latte in formula che ha una concentrazione di proteine di poco superiore al latte umano”.
Rischi associati all'iperalimentazione proteica
Una problematica attuale correlata ad una globale iperalimentazione è sicuramente la diffusione del consumo di bevande zuccherine (camomilla, tisane al finocchio, succhi di frutta) anche nei bimbi molto piccoli. Ma l’aspetto più allarmante della precoce introduzione delle bevande zuccherine sono alcuni studi scientifici che la correlano ad un successivo maggiore intake calorico nelle epoche successive con conseguente sviluppo di obesità pediatrica, divenuta negli ultimi anni una vera pandemia.
L’eccesso di proteine, con il tempo, fa male per diversi motivi: le carni rosse, e in particolar modo quelle conservate, sono una delle principali cause del tumore all'intestino in seguito alla maggiore quantità di ferro che porta alla formazione di elementi cancerogeni; un eccesso di proteine sottrae calcio alle ossa; i grassi animali, come quelli presenti nei formaggi o nei salumi, con il tempo aumentano i problemi legati al diabete e le malattie circolatorie.
Troppe proteine, infatti, stimolano più insulina del normale che, di conseguenza, porta a produrre più IGF-I, ovvero il cosiddetto fattore di crescita. Ma un eccesso di IGF-I stimola a sua volta una maggiore proliferazione di preadipociti, le cellule deputate a immagazzinare grasso, per cui anche l’organismo adulto avrà più facilità ad immagazzinare grasso.

Linee guida internazionali e approccio scientifico
Il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui prodotti dietetici, l’alimentazione e le allergie ha stabilito PRI (Assunzione di riferimento per la popolazione) di proteine per lattanti e bambini tra 0,83 g e 1,31 g per kg di peso corporeo al giorno, a seconda dell’età. Per fissare questi valori, il gruppo di esperti ha adottato il parametro del bilancio dell’azoto. Il bilancio dell’azoto è la differenza tra l’azoto introdotto attraverso gli alimenti e la quantità di azoto persa dall’organismo con le scorie.
È fondamentale comprendere che il consumo ottimale di proteine per la buona salute è oggi un campo di studi molto attivo e dibattuto. Maurizio Tommasini, Biologo Nutrizionista, sottolinea: "Il consumo di proteine dovrebbe essere stabilito in funzione delle caratteristiche del soggetto, valutandone attentamente la composizione corporea, le condizioni fisiologiche, lo stile di vita e il livello di attività fisica".
Verso una corretta gestione dietetica
In una società sottoposta a numerose pubblicità alimentari e a opinioni sempre più contrastanti sull'argomento "alimentazione nei bambini", la confusione che ne deriva è del tutto naturale. È fortemente sconsigliato il fai da te o l’emulazione di amici o parenti, bensì si invitano i genitori a rispettare i consigli del personale sanitario e le linee guida aggiornate.
Stesse raccomandazioni valgono per il sale, bandito completamente almeno fino ad un anno. Il suo consumo è deleterio: favorisce l’infiammazione, promuove alterazioni a carico delle pareti vasali, oltre ad avere, il bambino, un apparato escretore ancora non debitamente pronto. Secondo i LARN, l’assunzione adeguata di sodio nel secondo semestre di vita è di circa mezzo grammo al giorno, ma tale quantità di sodio è già contenuta nei cibi offerti al bambino, pertanto non è necessario aggiungere sale.
Per quanto riguarda i bambini a rischio allergico non è raccomandato introdurre i cibi potenzialmente allergizzanti come pesce, uovo, frutta secca secondo modalità diverse rispetto ai bambini non a rischio. Anche per quanto riguarda l’allergia al glutine, quindi la malattia celiaca, né il tempo di introduzione, né le quantità di glutine sembrano avere un effetto sul rischio di sviluppare la malattia. Gli alimenti contenenti glutine possono essere introdotti in qualsiasi momento dopo il sesto mese di vita.
La natura funziona perfettamente anche senza il nostro aiuto, e integrare le proteine quando in realtà non sono necessarie significa alterare il reale fabbisogno dell’individuo. Non dovete fare tutti questi calcoli ad ogni pasto: è difficile per la nostra impronta culturale seguire pedissequamente le linee guida, ma proprio per questo chiedete consigli agli esperti e seguite qualche piccolo accorgimento come non riempire la minestrina di parmigiano, non proporre tutti i giorni proteine sia a pranzo che a cena e non esagerare con le porzioni. La futura salute dei bambini è ampiamente influenzata da questi fattori che incideranno, se non corretti in tempo, alla sua futura salute in maniera quasi del tutto irreversibile.