Il panorama della gestione del reclutamento scolastico in Italia è stato, in tempi recenti, caratterizzato da una serie di procedure complesse e spesso oggetto di accesi dibattiti. Al centro di questo scenario si collocano le figure istituzionali chiamate a gestire il sistema di istruzione e, in particolare, l’operato di Max Bruschi, ispettore del ministero e figura di riferimento per le scelte strategiche del dicastero. Le polemiche riguardanti le fasi di assunzione, le modalità di presentazione delle domande e l’interpretazione dei requisiti per il concorso straordinario hanno evidenziato una tensione costante tra l’amministrazione centrale e il mondo della scuola, dai sindacati fino ai singoli docenti precari.

Il quadro delle procedure di assunzione: tra Fasi B, C e incertezze applicative
La chiusura della procedura online per la presentazione delle domande per la fase nazionale ha registrato, secondo un comunicato del Miur, la partecipazione di ben 71.643 docenti iscritti in Gae e Gm. Se confermate queste anticipazioni, giunte per altro nelle ultime ore e neppure in maniera ufficiale dal Miur, ci troveremmo di fronte ad un sistema che palesa una evidente disparità di trattamento per chi sarà costretto ad accettare una proposta in fase B, rispetto a chi invece accederà alla fase C in cui pare sarebbe data priorità alla prima provincia scelta. Questo meccanismo rischia di generare code, già in passato dichiarate incostituzionali, per chi le indicherà come seconda scelta pur avendo punteggio superiore.
Il Ministro ha riportato in maniera trionfalistica i numeri delle domande presentate, affermando inoltre che in fase 0 ed A sono stati assunti 29.000 docenti. Intanto non si conosce però l’esatta distribuzione dei candidati per classe di concorso e quanti dei partecipanti facciano parte dei 29 mila già assunti in fase 0 ed A, visto che era consentita la possibilità di presentare domanda prima che fosse formalizzata la loro assunzione, come aveva consigliato il Miur nelle sue stesse FAQ. Ovviamente tali docenti non potranno partecipare a quella che è stata definita una vera e propria lotteria per la formulazione delle proposte di assunzione nelle fasi B e C.
Inoltre, quasi 10 mila domande, secondo alcune indiscrezioni, sarebbero per docenti di scuola dell’infanzia, settore che non partecipa al potenziamento previsto per la fase C, ma solo a posti in fase B presenti quasi esclusivamente sul sostegno. I posti in fase B dovrebbero essere circa 18.000 se, come afferma il Ministro, in fase 0 e A sono stati assunti circa 29 mila docenti rispetto ai 47.476 posti previsti dal contingente Miur su organico di diritto. Tali posti saranno distribuiti in buona parte sul sostegno, su tutti gli ordini, ma in particolar modo per AD00, alcune classi di concorso della scuola di I grado e su poche classi di concorso delle superiori.
Il ruolo di Max Bruschi e la gestione tecnica delle procedure
La gestione di queste fasi ha visto un ruolo centrale di Max Bruschi, spesso intervenuto a chiarire meccanismi che molti hanno percepito come caotici. Bruschi ha spiegato che si andrà per graduatoria nazionale per la fase B, mentre per la fase C ciò succederà soltanto dalla seconda preferenza espressa in poi. Un meccanismo decisamente macchinoso, ma che sarebbe stato necessario e fondamentale conoscere in anticipo, visto che a questo punto in fase C conterà aver "indovinato" la prima provincia per poter aspirare ad ottenere la proposta di assunzione.
Chiarimenti che comunque non hanno consentito a tanti di rivedere la domanda e l'ordine delle province, data la scadenza e la mancanza di certezze sulle effettive disponibilità per ciascuna classe di concorso. Lo stesso Bruschi ha spiegato il diverso meccanismo utilizzato in fase C rispetto alla fase B come dovuto alla necessità di garantire prima uno scorrimento provinciale anche in fase C, come già avvenuto nella fase A. Tuttavia, quello che questo meccanismo assicura non è lo scorrimento prioritario sulla provincia di attuale inclusione, ma sulla prima provincia scelta. È come se si fosse consentita una riapertura delle Gae per la scelta della prima provincia di inclusione e un inserimento in coda in tutte le altre province. Ciò è ben diverso dallo scorrere prioritariamente sulla provincia di attuale inclusione e non assicura che chi sia già inserito in una determinata provincia veda assegnarsi il ruolo se questa sia scelta da altri come prima provincia con maggior punteggio.
Mobilità 2026/27, compilazione delle sezioni della domanda
Per la poca chiarezza del Miur e le indicazioni contraddittorie date fino all'ultimo momento e viste le tante richieste dei docenti, l'associazione Professionisti Scuola Network ha deciso di riaprire i termini della scadenza dei propri ricorsi, prorogando il termine di adesione. La figura di Bruschi, noto per aver operato a stretto contatto con diverse amministrazioni di colore politico opposto, è tornata in primo piano con il ritorno ai vertici del Dipartimento del sistema educativo di istruzione e formazione. Bruschi è un ispettore del ministero, noto per essere stato ascoltato consigliere di Mariastella Gelmini, per le sue idee radicali e anche per le sue uscite poco diplomatiche nei confronti di insegnanti e presidi. La sua nomina è stata oggetto di attenta analisi da parte della Corte dei Conti.
Requisiti di accesso e il dibattito sul servizio sul sostegno
Uno dei temi più caldi che ha visto il coinvolgimento diretto di Max Bruschi riguarda il concorso straordinario abilitante. Il 5 marzo 2020 si è svolto l'incontro tra sindacati e l'amministrazione, in presenza del Capo Dipartimento per l'Istruzione e Formazione dott. Max Bruschi. In quella sede, lo Snals, insieme alle altre sigle sindacali, ha chiesto di chiarire bene i requisiti di accesso, di consentire la partecipazione alla procedura abilitante sulla materia anche ai docenti con tre annualità di servizio su sostegno, di pubblicare la banca dati dei quesiti e di ridurre la soglia dei 7/10 per l'ammissione.
L'amministrazione ha mantenuto la posizione di non consentire ai docenti in possesso delle tre annualità di servizio di conseguire l'abilitazione senza avere almeno un anno di servizio nella specifica classe di concorso per la quale scelgono di partecipare. In merito alla ripartizione del punteggio dei quesiti, il Capo Dipartimento ha sostenuto che i quesiti disciplinari hanno una predominanza rispetto a quelli metodologici e questo giustifica il maggior peso nel punteggio di 40 rispetto a 20.
Il dibattito si è esteso anche ai forum di settore, dove i docenti si interrogano costantemente sulla validità del servizio su sostegno senza specializzazione. L'emendamento in discussione, che recita: "Il servizio svolto su posto di sostegno in assenza di specializzazione è considerato valido ai fini della partecipazione alla procedura concorsuale per la classe di concorso", è stato definito ambiguo da molti partecipanti. Il problema nasce nella clausola che richiama quanto previsto al periodo precedente, il quale impone l'anno di servizio nella specifica classe di concorso. Si crea così, secondo alcuni commentatori, una situazione in cui il cane si morde la coda, lasciando nel limbo i precari che hanno prestato servizio su sostegno.
Prospettive critiche sulla dirigenza scolastica e la comunicazione ministeriale
La percezione dell'operato ministeriale è spesso filtrata dalle dichiarazioni dei singoli dirigenti e ispettori. Vi è chi si chiede quali sanzioni abbia in mente di minacciare nei confronti del Direttore Generale dell'Ufficio scolastico Sicilia quel solerte ispettore, depositario e custode dell'ortodossia terminologica di stampo ministeriale. Per questa ragione è facile giungere all'amara conclusione che svolgere l'ingrato e sottopagato mestiere di Dirigente scolastico risulta più rischioso in alcune regioni rispetto ad altre, laddove si ha la fortuna di non assistere al triste spettacolo che vede come attori protagonisti ispettori dai modi bruschi, spesso percepiti dai diretti interessati come mossi da un delirio di onnipotenza.

Il confronto con le posizioni espresse da Max Bruschi nelle sue risposte agli utenti sui social media continua a generare ulteriore incertezza. In diversi post, il Capo Dipartimento ha precisato che, per logica di coerenza normativa, chi si sta specializzando sul sostegno ed ha tre anni solo su materia, o viceversa chi ha tre anni solo su sostegno, non può partecipare a determinate procedure concorsuali. Queste interpretazioni, sebbene giustificate dall'ispettore con la stretta aderenza ai testi normativi vigenti, si scontrano con le aspettative di migliaia di docenti che vedono negli anni di servizio un valore professionale univoco, indipendentemente dal fatto che siano stati prestati su cattedra ordinaria o su posto di sostegno.
La complessità di questo sistema, alimentata da una comunicazione spesso frammentata e da decreti che vengono interpretati in modi divergenti dai diversi attori del sistema scolastico, rende difficile per il personale docente avere una visione chiara del proprio futuro professionale. La sensazione diffusa è che la tecnicità delle procedure abbia prevalso sulla chiarezza comunicativa, creando un ambiente di lavoro in cui il rischio burocratico e l'incertezza sui requisiti di accesso diventano ostacoli strutturali alla valorizzazione delle competenze acquisite sul campo.
L'impatto delle scelte di politica scolastica sui precari
La questione del concorso straordinario non è solo tecnica, ma tocca le basi della stabilità professionale di una vasta platea di lavoratori. Il fatto che le indicazioni ministeriali siano mutate nel tempo o siano state oggetto di interpretazioni contrastanti ha contribuito ad aumentare il senso di frustrazione. L'idea di un "potenziamento" legato alla fase C che esclude la scuola dell'infanzia solleva questioni di equità tra i diversi ordini di scuola. Quando il Ministero procede a definire le aliquote dei posti e le modalità di scorrimento delle graduatorie, ogni virgola di un decreto o di una FAQ diventa decisiva per la carriera di un docente.
In questo contesto, la posizione di figure come Bruschi è emblematica di una gestione che predilige il rigore formale, ma che viene percepita dal territorio come lontana dalle esigenze di chi opera quotidianamente nelle aule. La dicotomia tra la visione ministeriale, che vede il sistema come un insieme di numeri e procedure da incastrare, e la realtà vissuta dagli insegnanti, che vedono la propria continuità didattica minacciata da regole mutevoli, resta il punto focale di una crisi di fiducia che le sole nomine dirigenziali o le semplici dichiarazioni di conformità alle norme difficilmente potranno sanare nel breve periodo.
Il dibattito rimane dunque aperto, con una comunità di docenti che continua a cercare risposte nelle pieghe di normative che cambiano, mentre la governance del sistema scolastico cerca di bilanciare le esigenze di bilancio, le richieste dei sindacati e la necessità di completare procedure di reclutamento che si trascinano da tempo. La capacità di mediare tra queste diverse istanze sarà la sfida principale che il Dipartimento, sotto la guida dei suoi attuali direttori, dovrà affrontare nei mesi a venire, cercando di trasformare una serie di norme in un processo coerente che possa finalmente dare certezze al mondo della scuola.